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Creato da ossimora il 20/10/2004
Juliet Berto: "Bisogna tenere a mente il colore della propria ferita per farlo risplendere al sole"
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Messaggi di Febbraio 2015
"La debolezza è sublime, la forza spregevole.
Quando un uomo nasce, è debole ed elastico.
Quando muore è forte e rigido.
Quando un albero cresce, è flessibile e tenero;
quando diviene secco e duro, esso muore.
La durezza e la forza sono le compagne della morte.
La flessibilità e la debolezza esprimono la freschezza della vita.
Perciò chi è indurito non vincerà." Lao-Tze.

Più che elogio del debolismo, un elogio dell'adesione al
divenire, come direbbe il filosofo.
Si sa che ogni età ha i suoi dilemmi, si tratta solo di seguire la
via della rigidità o quella dell'adattamento.
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LA RANA E LO SCORPIONE
"Una rana stava serenamente sguazzando in un fiume quando ad una sponda si avvicinò uno scorpione. "Devo passare dall'altra parte" disse"ma non so come fare, io non so nuotare e se provo affogherò. Tu potresti aiutarmi trasportandomi sul tuo dorso, te ne sarei molto grato". La rana perplessa rispose: "Ma se io ti lascio salire sul mio dorso tu potresti pungermi ed uccidermi!". Lo scorpione rassicurò la rana: "Non ti preoccupare, perchè dovrei farlo, se ti pungessi morirei anch'io perchè affogheremmo entrambi nel fondo". La rana si sentì rassicurata dalle spiegazioni dello scorpione e lo fece salire. Quando furono a metà del fiume,lo scorpione punse la rana. La rana stupita dal gesto dello scorpione mentre stava affondando insieme a lui trovò la forza di chiedergli: "Ma perchè l'hai fatto adesso moriremo entrambi?" Lo scorpione rispose
"Non ho potuto farne a meno, questa è la mia natura".
Sono giorni che un po’ mi diverto ,( con i bambini) un po’ mi interrogo sui significati che si possono attribuire a questa favola e su quanto di questa possa essere utilizzato , per discutere di noi,di umanità.
Esiste la”natura” o il carattere e se si , in quale misura e che peso ha sulla nostra storia , sulle scelte , sui sentimenti e le reazioni , sulla nostra propensione alla felicità , al rimuginamento ,all’allegria ed a tutto il resto?
Penso a due film che mi hanno affascinato : “l’enigma di Kaspar Hauser “di Herzog e “L’enfant sauvage “di Truffault ; nel primo Kaspar segregato dalla nascita , ed abbastanza incapace di evolvere così come i suoi maestri avrebbero voluto , quando muore viene “analizzato “ e la società rassicurata inquanto sembra che lui soffrisse di una qualche malattia mentale .
Invece il ragazzo selvaggio che scappa per andare ad omaggiare alla luna infine accetta l’educazione soprattutto perché il suo educatore procede con piedi di piombo e sensibilità. (Rousseau docet)
Davvero lo scorpione è così scemo da lasciarsi morire perché quella è la sua natura ?
Questa cosa si registra anche fra le persone , son fatto così, infondo è la mia natura , il carattere non si cambia , ho imparato a convivere con la mia essenza, tutte frasi che si sentono spessissimo .
Continuiamo a farci del male per l’incapacità di cambiare , tutto qui, è semplice e la natura c’entra poco , siamo noi che disabituati e scoordinati nel fare esercizio di conoscenza , crescita , meditazione e volontà siamo esattamente come lo scorpione.
Un maestro indiano definiva "doppio idiota "colui che non lavora costantemente sulle proprie nevrosi (la natura!), dal se stesso già raggiunto a quello in evoluzione permanente , per di più facendone un vanto...io sono così !
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Oggi guardando le foto di una festa di Carnevale , molto”stilosa” svoltasi ieri sera, ripensavo .
Quando ero piccina ; diciamo alle elementari ,il Carnevale era : una festa a scuola , una in parrocchia e magari una al “CircolinoTifernate” che già da allora aveva la sala degli specchi , ovviamente più fatiscente di oggi , adibita alle feste .
Ricordo trombette , lingue delle donne , urla , grida e corse sguaiate e senza molto senso se non quello di correre ed estenuarsi felici di essere in compagnia , manciate di coriandoli in bocca , cumuli di stelle filanti da appallottolare e mescolare all’aranciata ,qualche castagnola , il tutto condito di miele e musica , quella sempre uguale, la samba e tutto lo stock adatto ai trenini. Quando tornavo a casa e mi cambiavo , una scia di coriandoli riempiva la casa lasciando per giorni quegli effimeri pezzetti di bolgia. Ho in mente netto il profumo di quei pomeriggi , polvere / sudore /dolciastro.
Poi i “veglioni” quelli veri ,quasi da grandi , al Teatro comunale pure lui mezzo distrutto ( allora) , un vero scempio. Nei palchi si accalcavano comitive festanti che si rimpinzavano di qualsiasi cosa e coppiette ben appartate , ( se aprivo una porta e mi trovavo scene osè mi mortificavo tanto ! ) quattro ordini di palchetti come gironi danteschi
…faticavo ad avere il permesso dai miei ma dato che insubordinati si nasce…
In questa fase le prime cotte monotematiche. Vere fissazioni; una per volta a periodi anche abbastanza lunghi e se non vedevo l’oggetto del mio acerbo desiderio ero di cattivo umore, di più lo ero se l’oggetto in questione era con altre ed invece che trionfo , che gioia elettrizzante se avevo ballato con lui , un enorme senso di appagamento proporzionato soltanto alla insignificanza assoluta della cosa !
Poi il Carnevale è diventato soprattutto quello da vivere con i bambini ; sia nell’ambito della scuola sia con mia figlia . Ciccicocco in giro per il quartiere, mascherate da animatrice …e sempre i girotondi e le sambe , più fastido per i coriandoli ( sopratutto in bocca …) e la gioia dolceamara di rivedersi negli occhi dei piccini , negli stessi gesti e comportamenti immutati.
Adesso…il distacco è quasi totale , a scuola automatismi rodati si ripetono come per le altre feste comandate ; un lieve senso di liberazione nello strafottersene bellamente senza un’ombra di rimpianto.
Però…oggi , in tutta pace da relax ho letto “Carnevale in giallo “ , così quasi per "devozione" ; brevi racconti ambientati tutti proprio a Carnevale di alcuni dei miei giallisti preferiti ( su tutti il Malvaldi e i suoi esilaranti vecchietti del "Bar Lume") ( neofita lettrice di gialli me li divoro con gustino…).
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Una delle canzoni che amo di più , di Jacques Brel
ma amata anche in questa italianissima versione/ cover di Battiato ,
qui con le immagini di Wyeth
mancano pochi minuti alla mezzanotte ,
faccio il conto alla rovescia ...per te
Cin Cin
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Mi è ripresa la voglia di cinema . E’ un po’ laborioso per me ma in queste ultime settimane sto riuscendo a vincere una certa pigrizia ed andare spesso. Ieri l’altro ho visto una “commedia brillante “ ; francese . (Quella italiana, celebratissima , è sempre sul punto di rinascere ma dato che si basava in primis su mostri di bravura quali Gasmann , Tognazzi , Manfredi e Comencini e Steno , aspetta eredi che da tempo si auto dissolvono da soli in modo naturale …)
I francesi , con “ Al nord “ e “quasi amici” hanno ultimamente sbancato in mezza Europa ed oltre ; ed anche l’ultimo film che ho visto (Non sposate le mie figlie ,titolo italiano , titolo originale “Que'est-ce on a fait au Bon Dieu?” … meglio non commentare la traduzione e/o libera interpretazione !) sta collezionando un buon successo di pubblico .
Voglia di relax (?!) forse.
Sembra che affrontare temi attuali , lievemente , sia la cifra di questa nuova commedia tutta francese ; direi che non si tratta tanto di parlare di razzismi , handicap ; il tema di fondo di tutte queste commedie è comunque “ giocare e sorridere o ridere apertamente del luogo comune , non mi sembra possibile parlare d'altro .” Tutto qui il positivo di questo film e di questo approccio , acclarare che il luogo comune tanto diffuso ed obsoleto , la facile generalizzazione, risponde sempre meno e sempre peggio alle complessità .
La trama comica/ paradossale spiazza e con una certa delicatezza prova a far riflettere ; niente di speciale certo , leggerino e nemmeno troppo coraggioso , un fuoco di fila di battute al limite del corretto politicamente , si ride e sorride , lieto fine e bon.
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Una maestra, dopo aver consegnato le schede di valutazione ai genitori, scrive queste riflessioni sul voto nella sua bacheca:
“Non sono stata capace di dire no. No ai voti. Alla separazione dei bambini in base a quello che riescono a fare. A chiudere i bambini in un numero. Ad insegnare loro una matematica dell’essere, secondo la quale più il voto è alto più un bambino vale.
Il voto corrompe.
Il voto divide.
Il voto classifica.
Il voto separa.
Il voto è il più subdolo disintegratore di una comunità.
Il voto cancella le storie, il cammino, lo sforzo e l’impegno del fare insieme.
Il voto è brutale, premia e punisce, esalta ed umilia.
Il voto sbaglia, nel momento che sancisce, inciampa nel variabile umano.
Il voto dimentica da dove si viene.
Il voto non è il volto.
I voti fanno star male chi li mette e chi li riceve.
Creano ansia, confronti,successi e fallimenti.
I voti distruggono il piacere di scoprire e di imparare,ognuno con i propri tempi facendo quel che può.
I voti disturbano la crescita,l’autostima e la considerazione degli altri.
I voti mietono vittime e creano presunzioni.
I voti non si danno ai bambini.
In particolare a quelli che non ce la fanno.
La maestra lo sa bene, perciò è colpevole. Per non aver fatto obiezione di coscienza.”
Il“maestro” Manzi riportava nella scheda di valutazione di tutti gli studenti la stessa formula:
“Ha fatto quel che può, quel che non può non fa”.
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I puntini di sospensione si usano sempre nel numero di tre, per indicare la sospensione del discorso, quindi una pausa più lunga del punto. In filologia, i puntini, posti fra parentesi quadre, servono a segnalare l'omissione di lettere, parole o frasi di un testo riportato (Malagoli 1912 scriveva: «se indicano un'omissione di lettere in una parola, sono tanti i puntini quante le lettere che mancano»).
E questa qui è la definizione dell’Accademia della crusca , ovviamente non ci offre che una lettura formale, più che formale dell’uso dei puntini di sospensione.
Una mia amica un giorno mi disse, convintissima :”diffida di chi usa troppi puntini di sospensione”, non fidarti, eh addirittura… lì per lì ho malapena ascoltato questa battuta .
Evidentemente Simo aveva dato un senso “esistenziale /esperienziale/ personale alla cosa , posso capire ma io sono più interessata al senso estetico , alla “scrittura” ed al suo esercizio.
Mi è tornata però in mente sta frase , svolazzando fra i blog ( per non parlare di FB).
C’è proprio un sacco di gente che li usa , anzi in qualche caso sono l’unica cifra stilistica , lanciando frasi come dardi , semiconduttori di tesi senza conclusioni , non assertive quindi , si direbbe “testi aperti " , un’alluvione di …puntini di sospensione .
La cosa può apparire strana: tutto sommato i puntini sono un po' la cenerentola tra i segni di punteggiatura. Si dovrebbe far ricorso ad essi assai di rado e ciò per un ottimo motivo: la scrittura è espressione, mentre i puntini sono un'elusione dell'espressione;uno si mette a scrivere per dire qualcosa, i puntini sono invece lo strumento del non dire, o peggio della sciatteria.
Si usano quando vogliamo dire che, oltre alla cosa della quale abbiamo appena parlato, ce ne sarebbero altre che non vogliamo perdere tempo ad enumerare; in questo caso i puntini sono un sostituto assai più elegante del sincopato e cacofonico "etc", o dell'arcaico e banale "e via discorrendo".
Oppure i puntini ci servono proprio per far intendere qualcosa che preferiamo tacere ma che il contesto del discorso, peraltro, rende evidente. O, ancora, questo segno è usato quando vuole mettere in luce una condizione di disagio, di imbarazzo o timore da parte di un personaggio, che vorrebbe parlare ma, ad un cero punto,preferisce tacere e allora. . .
Dunque i nostri puntini sono uno strumento utile ma quando abusato diventano davvero fastidiosi e spesso , sopratutto nei blog un ottimo motivo per interrompere la lettura stessa, il profluvio di puntini è quasi sempre preludio al nulla .
Si tratta forse di una sorta di scorciatoia o fuga dalla difficoltà di esprimere uno stato d'animo, descrivere una situazione, analizzare una personalità?
Una rinuncia a misurarsi con la fatica di scrivere?
Si scarta l’ostacolo?
Un pò come i bambini quando non sanno ancora andare a capo bene e scrivono fino infondo infondo alla riga per non sbagliare?
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