antonia nella notte

Post N° 101


Chi si emoziona o si indigna , per Rockpolitik deve sapere che programmi così o ancor più forti di così vanno in onda tutte le sere in Francia, Inghilterra, Stati Uniti. Satira, musica, poesia, informazione, trasgressione, riflessione sul potere e dunque contro il potere sono una novità soltanto al di qua della frontiera di Chiasso. Al di là, sono la norma. In Francia – chi ha visto “Viva Zapatero!” di Sabina Guzzanti lo sa – i terribili “Guignoles de l’info” massacrano ogni sera Chirac, come prima facevano con Mitterrand. Un altro satiro, Karl Zero, ha inscenato una parodia di Pulp Fiction in cui il killer va a trovare il Presidente, gli rinfaccia le sue promesse elettorali tradite, poi lo crivella a raffiche di mitra. Negli Usa David Letterman e Jay Leno fanno quel che ha fatto l’altra sera il Clan Celentano, alternando rock, satira e informazione (una sera Letterman chiese a Bush, lì presente, se fosse cocainomane). Nessuno si sognerebbe di chiuderli. Da noi l’effetto è devastante perché si sa che certe cose magari si scrivono da qualche parte, si sussurrano a mezza bocca, ma in tv non si possono dire. Così l’altra sera gli insonni gerarchetti nostrani inserivano il pilota automatico delle dichiarazioni indignate contro la “tv di sinistra” (quella di Celentano), sulla “mancanza di par condicio” e di “contraddittorio”, sull’esigenza di una “puntata riparatrice”, (magari a cura di Casotti) e persino contro il noto tupamaro Meocci, reo di non aver ancora censurato un programma Rai che fa ascolti, dunque danneggia Mediaset. La qual cosa ha fatto subito dire a Curzi che Meocci  è “un grande direttore”: basta non chiudere un programma di successo alla prima puntata, per essere grandi.  Intanto, mentre i critici da salotto spaccavano il capello in quattro su un congiuntivo sbagliato da Santoro, una discreta folla di 11,6 milioni di persone ha detto la sua: il 47,1% degli italiani che guardavano la tv – pubblico nazionalpopolare, famiglie, gente normale – restavano incollati a Rockpolitik, per tre ore, picco massimo di ascolto (15 milioni, 49,8%) quand’è arrivato Santoro. Saranno per caso i suoi elettori che si sentono traditi perché lascia l’Europa, o magari i suoi elettori che gioiscono perché torna, almeno per una sera, in tv?Per questo i gerarchi (SERVI di AN in primis)in fuga smitragliano all’impazzata su Celentano  e Santoro, ma soprattutto sulla logica e la decenza. Perché il bulgaro controllo politico sulla tv è saltato una sera d’ottobre grazie a un vecchio cantante cattolico apostolico romano che ama Gesù e il Papa almeno quanto la libertà: anche, perché no, quella di dire “125 milioni di cazzate”. Ecco perché quelli mitragliano: speravano che il duo eversivo sbracasse tra comizi e insulti da querela, impersonando la parte in commedia che la pubblicistica di regime ha assegnato ai “demonizzatori”. Invece non possono contestare nemmeno una parola, spiazzati dall’inversione di ruoli: il cantante che passava per “destro” nei panni di piromane e il giornalista che passava per “sinistro” nei panni di pompiere. E’ bastato mostrare il diktat bulgaro, le foto degli epurati, la classifica di Freedom House (Casa delle libertà, ma americana) con l’Italietta al 79° posto, passare il microfono a Santoro fra i tre banchetti vuoti, per mandare in tilt il regimetto della censura. Se Santoro non avesse parlato, sarebbe cambiato poco. Bastava la presenza. Ma ha fatto bene a ricordare che quello era il microfono di Adriano, non il suo. Il suo non c’è ancora. Una rondine non fa primavera, specie in autunno. Meocci prova a dire che, siccome si critica Rai1 su Rai1, la tv è libera. Ci rivediamo quando sarà Santoro (con Biagi, Luttazzi, Sabina, Fini, Beha & C.) a porgere il microfono a Celentano. Ma, visto che tutto è relativo, il vecchio democristiano Meocci giganteggia dinanzi al giovin forzista Del Noce, autosospeso dalla nascita, che ammassava sacchi di sabbia e i cavalli di frisia asserragliato in una camera d’albergo, ripetendo a se stesso: “La libertà concessa a Celentano è un’anomalia assoluta”. Poi c’è il suo pendant “de sinistra”, Lucia Annunziata, che teme comici e cantanti, perché “spaventano la classe media” (15 milioni di terrorizzati, l’altra sera). Anche lei, davanti allo specchio, informava se stessa che “resto sulla mia posizione: ognuno fa il suo mestiere, la politica non deve prendere scorciatoie”. In attesa dei sottotitoli per i non-Annunziata, resta da capire chi no fa il suo mestiere. E quali scorciatoie non deve prendere la politica. A parte nominarla presidente di garanzia della Rai, si capisce.