Abreazione (3) EsterLa luna era al primo quarto,la notte che scardinò per sempre i consueti “ordinati”sentimenti di Ester .Luna lieve ,che si faceva beffe di lei;attorno il cielo era in realtà così nero che c’era da chiedersi perché da subito non abbia pensato di sfuggire a quella malia .Ormai Ester condivideva con la luna la responsabilità della sua rovina ;era sotto la sua luce e con la sua luce dentro che era cominciata la pena che le attanagliava il corpo e la rendeva smemorata.Un dolore che come quasi sempre succede, l’aveva sorpresa spacciandosi per l’origine primigenia della felicità.Quella notte, quell’uomo azzurro, le diede un bacio sulla nuca come chi beve un sorso d’acqua,la strinse a sé come un ragazzo,in complici angoli bui di vicoli amici. Notte flautata e ben lontana dal dolore Inimmaginabile. La sua partenza fu un rincorrersi di ansanti precognizioni .Prima di accadere,tutto era già chiarissimo. Ester diventò smemorata e distratta;chiedeva aiuto per ritrovare la matita che aveva in mano,gli occhiali fra i capelli,i libri appena poggiati.Dal modo in cui camminava si sarebbe detto che non andasse da nessuna parte.Si scordava i nomi delle cose. Scriveva furiosamente ogni tipo di storia ma non poteva rileggere perché scordava gli alfabeti. Incastonata nel suo sogno azzurro-amaranto trovava la gente attorno fatta di assenza.A.
Post N° 239
Abreazione (3) EsterLa luna era al primo quarto,la notte che scardinò per sempre i consueti “ordinati”sentimenti di Ester .Luna lieve ,che si faceva beffe di lei;attorno il cielo era in realtà così nero che c’era da chiedersi perché da subito non abbia pensato di sfuggire a quella malia .Ormai Ester condivideva con la luna la responsabilità della sua rovina ;era sotto la sua luce e con la sua luce dentro che era cominciata la pena che le attanagliava il corpo e la rendeva smemorata.Un dolore che come quasi sempre succede, l’aveva sorpresa spacciandosi per l’origine primigenia della felicità.Quella notte, quell’uomo azzurro, le diede un bacio sulla nuca come chi beve un sorso d’acqua,la strinse a sé come un ragazzo,in complici angoli bui di vicoli amici. Notte flautata e ben lontana dal dolore Inimmaginabile. La sua partenza fu un rincorrersi di ansanti precognizioni .Prima di accadere,tutto era già chiarissimo. Ester diventò smemorata e distratta;chiedeva aiuto per ritrovare la matita che aveva in mano,gli occhiali fra i capelli,i libri appena poggiati.Dal modo in cui camminava si sarebbe detto che non andasse da nessuna parte.Si scordava i nomi delle cose. Scriveva furiosamente ogni tipo di storia ma non poteva rileggere perché scordava gli alfabeti. Incastonata nel suo sogno azzurro-amaranto trovava la gente attorno fatta di assenza.A.