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Il Cavaliere pensa di sostenere la candidatura: "Abbiamo segnali che il presidente del Senato sarebbe disponibile"Ma è pronta anche la contromossaCasini e il Cavaliere vogliono MariniDalla quarta votazione, l'ex presidente della Camera è pronto a votare il dottor Sottile. No di Berlusconi e Maronidi CLAUDIO TITO  Marini con Letta ROMA - "Io proporre la seconda carica dello Stato: il presidente del Senato, Franco Marini". Dopo il "no" di Carlo Azeglio Ciampi al bis, il centrodestra ha ripreso a sfogliare i petali di una rosa virtuale di candidati. E ieri, la mano di Pier Ferdinando Casini si è fermata proprio sull'esponente della Margherita. Lo ha annunciato ad alcuni parlamentari dell'Udc. Ne ha parlato con Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Sul nome del neo presidente del Senato non si è levato l'altolà del centrodestra. "Da parte non c'è nessun no di principio", ha fatto sapere il premier uscente. Ecco la contromossa della Casa delle libertà: buttare nella mischia la seconda carica dello Stato. Un ex democristriano da contrapporre ad un ex comunista, ossia a Massimo D'Alema. Per ufficializzare questo orientamento lo stato maggiore della Cdl potrebbe riunirsi già oggi. Berlusconi è scettico, non tanto per la figura del nuovo inquilino di Palazzo Madama quanto per la decisione con cui l'Unione sta puntando sul presidente Ds. "Marini - ha riferito ai forzisti riuniti ieri a Villa Miani - ci ha fatto sapere di essere disponibile". I sondaggi con l'ex segretario della Cisl e del Ppi erano scattati già alcuni giorni fa. E fino ad ora il centrodestra non ha spinto sull'acceleratore per verificare la sorte della prima scelta, ossia Ciampi. E in più ci sono i dubbi del capo di Forza Italia, convinto che la coalizione prodiana non rinuncerà a D'Alema. Sta di fatto che per la Cdl il nome di Marini è in campo. E in queste ore, il presidente del consiglio sta passando sopra tutte le perplessità relative al comportamento degli alleati. "Io di quelli non mi fido. Stanno facendo di tutto per mettersi d'accordo con il centrosinistra. No, non mi fido", si è sfogato dopo il responso di Ciampi. In questi giorni è stato messo il silenziatore alla battaglia che dal 10 aprile striscia tra le fila del centrodestra. Ma l'oggetto degli strali berlusconiani restano Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini. Nella Casa delle libertà, del resto, ormai da settimane si scontrano due prospettive diverse. Quella "trattativista", guidata appunto dai leader di An e dell'Udc; e quella "frontista", capeggiata da Berlusconi e dalla Lega, decisa a tenere alto il livello dello scontro mettendo nel conto l'approdo di Massimo D'Alema sul Colle. Non per niente è stato per primo Casini a giocare la "second choice" per "imbarazzare" la coalizione prodiana: "per il Quirinale potremmo pensare a Franco Marini". Il Cavaliere ha già subito malvolentieri l'idea di rilanciare il bis ciampiano e ci va con i piedi di piombo: "Quelli sono pronti al tradimento. Appena possono cercheranno di trovare un'intesa con la sinistra contro di me. Anche dentro il mio partito c'è qualcuno che si muove nello stesso modo. Anche qualche importante ministro che durante lo spoglio delle schede non si è battuto come avrebbe dovuto. E poi creano delle cose sconclusionate: basta pensare a cosa hanno combinato con la riforma elettorale. È stato intelligente mettere il premio di maggioranza? È stato intelligente lanciare Ciampi in quel modo?". Già da martedì l'inquilino di Palazzo Chigi sapeva che il capo dello Stato avrebbe respinto al mittente l'offerta della Cdl. "Gli avevo parlato al telefono - racconta Berlusconi prima di partecipare alla riunione del gruppo forzista a Montecitorio - e avevo avuto la netta sensazione che avrebbe rifiutato". Che il quadro fosse questo, lo si è capito subito dopo il "no" ufficiale del Colle. Casini e Fini hanno subito iniziato a parlare di Giuliano Amato. Il ministro degli Esteri lo aveva già fatto al vertice del centrodestra. "Dobbiamo partecipare alla scelta del nuovo capo dello Stato e possiamo farlo con Amato". Ma ieri l'ex inquilino di Montecitorio ha "svoltato" ancora: "Letta significa solo spianare la strada a D'Alema". Insomma, è pronto a votare il braccio destro del Cavaliere ai primi scrutini, ma non dal quarto in poi. A quel punto anche per lui c'è "Marini, la seconda carica dello Stato". Il capo di Forza Italia ha messo nel conto l'elezione del presidente Ds per il Quirinale. Ha bisogno di stressare la situazione per tenere compatta la Cdl e sfidare il futuro governo soprattutto nell'aula del Senato. Eppoi, ripete da giorni, "se qualcuno nel centrodestra deve imbastire un dialogo con l'Unione, lo faccio io in prima persona". Non è un caso che - nonostante gli altolà gridati in pubblico contro i "comunisti" - abbia spedito emissari "lumbard" a sondare i dalemiani: "Sono contento che Bossi mi abbia chiamato al telefono", ha detto ad esempio ieri Pierluigi Bersani salutando Maroni in un corridoio della Camera.