Sulle tracce di Unabomber28/8/2006
Nuovo capitolo nell'inchiesta. Per la Scientifica un paio di forbici incastrano come bombarolo del Nordest un ingegnere di 49 anni: "Le lame potrebbero essere quelle usate per fabbricare gli ordigni". Ma il professionista indagato si chiama fuori. Anzi si dichiara vittima di una persecuzione: "Sono due anni che stanno battendo casa mia e dei miei familiari con un'assiduità che, oserei dire, ha dell'incredibile" > "Non c'è nulla di nuovo, nulla. Il fatto stesso che comunichino alla stampa questo genere di notizia è significativo e si commenta da solo".Parla deciso l'avvocato Paolo Dell' Agnolo, interpellato da vari giornali sulla compatibilità di un paio di forbici sequestrate nell'abitazione di un ingegnere di Azzano Decimo, da lui difeso, con un pezzo di microlamiera utilizzato per la costruzione di uno degli ordigni attribuiti a Unabomber."L'ingegnere non c'entra nulla - ha aggiunto Dell'Agnolo - ed è la prima vittima di Unabomber, con tutto il rispetto per quelle persone che hanno subito lesioni".INDIZIO O PROVA?Insomma: un indizio, come tanti altri raccolti finora, o la svolta che da anni si aspettava nelle indagini su Unabomber?La risposta al quesito e l'auspicata soluzione del caso Unabomber ruotano intorno a un paio di forbici, sequestrate nei mesi scorsi a un ingegnere friulano, l'ennesimo giallo della storia infinita del misterioso bombarolo che, da 12 anni ormai, semina trappole esplosive e panico in una vasta zona del nord-est, fra Veneto e Friuli.Quelle forbici - hanno stabilito le analisi del Ris di Parma - sono compatibili con i segni lasciati su una piccola cassetta, caduta dal sellino della bicicletta della trentanovenne bibliotecaria della Facoltà di Ingegneria dell'Università di Padova.La notizia è riportata da diversi quotidiani, tra cui il Corriere del Veneto, che riferisce come la forbice fosse stata sequestrata a casa di un ingegnere di Azzano Decimo (Pordenone), nei confronti del quale non vi è peraltro alcun provvedimento.Esperto di armi e di elettronica, il professionista era stato interessato dalle indagini sul bombarolo del Nordest a partire dal 2004.POOL DI INDAGINILa forbice è stata esaminata, per incarico del pool anti Unabomber, da un esperto di balistica che aveva rilevato la compatibilità tra le lame della stessa forbice e le tracce lasciate su un pezzo di microlamierino utilizzato per la costruzione dell'ordigno che venne trovato inesploso sotto il sellino di una bicicletta a Portogruaro nel luglio dello scorso anno.Successivamente, per disposizione della procura distrettuale di Trieste, la forbice venne riesaminata appunto dai carabinieri del Ris di Parma, i quali sono giunti alla stessa conclusione, che hanno comunicato alla stessa procura nei giorni scorsi.Era il 30 giugno 2005 e quell'ordigno non esplose: la bicicletta - si disse - era stata lasciata per diversi giorni inutilizzata, all'aperto, e l'umidità aveva, presumibilmente, ossidato i contatti fino a rendere inefficace il meccanismo d'innesco.Una volta a terra, la donna notò subito che quella microcassetta aveva qualcosa che non andava: c'erano dei fili elettrici. Un particolare che, in questa parte di Nordest, fa scattare subito il pensiero di Unabomber.Polizia e Carabinieri recuperarono subito la scatoletta e, così, gli investigatori del pool anti-Unabomber si ritrovano fra le mani un autentico regalo per le loro indagini: un ordigno, intatto, del misterioso bombarolo.Dalle approfondite analisi che seguirono si scoprì che i segni su una microlamiera della bomba sono compatibili con le forbici sequestrate a un ingegnere friulano, E.Z. di 49 anni, originario di Belluno e da anni residente ad Azzano Decimo (Pordenone), la cui abitazione, in Friuli, così come la sua villetta nel Bellunese, pare siano state perquisite tre volte dagli investigatori anti-Unabomber.L'INGEGNERE SI DIFENDEA gettare acqua sul fuoco ci pensa lo stesso professionista: "Ho un alibi a tutta prova. Ero con la famiglia al mare in quel periodo - aggiunge l'ingegnere - e non mi sono mai staccato da mia moglie e mia figlia". "Ritengo - aggiunge in un'intervista al Tg3 - di essere vittima, da due anni a questa parte, di una specie di persecuzione che, ovviamente, non è diretta verso di me, ma è diretta esclusivamente a far vedere all'opinione pubblica che il pool anti-Unabomber sta lavorando alacremente al caso, anche in momenti come questo in cui - conclude con amarezza - non c'è nulla di nuovo da dare".Studi al Politecnico di Torino e una brillante carriera alla Oto Melara, l'ingegnere friulano è sposato e ha una figlia di dieci anni. E' nato a Belluno, ma da molti anni vive in provincia di Pordenone, a Corva, una piccola frazione di Azzano Decimo.Ha una grande passione per il "fai da te", con decine di attrezzi da lavoro, da taglio e da giardinaggio, oltre a pinze e forbici che gli inquirenti gli hanno anche sequestrato ("ma servono solo alle riparazioni in casa e i lavori in giardino", spiega E.Z.) e una piccola mansarda trasformata in una sorta di laboratorio per il suo hobby, nella frazione di Cavarzano di Belluno.Non ha porto d'armi, ma - spiega lui stesso - un permesso di detenzione di una replica di un fucile, l'unica "arma" che possiede insieme - precisa - a un fucile ad aria compressa."Non vado a sparare da quando avevo 20 anni", riferisce all' Ansa precisando di aver lasciato da tempo la Oto Melara e di lavorare ora in una societa' d' ingegneria con mansioni dirigenziali.È proprio questo passato a contatto con gli esplosivi che - a suo parere - lo ha fatto entrare nell'inchiesta su Unabomber.Indagato dal settembre 2004, è sempre risultato completamente estraneo a tutte le ipotesi di accusa formulate nei suoi riguardi, proprio come il fratello, che ha 53 anni, vive a Belluno, ed è un funzionario di banca.TERMINI IN SCADENZAStando così le cose, pare che l'indizio delle forbici non abbia quindi un valore superiore a quello di tutti gli altri (e sono decine e decine) raccolti finora: la saliva su un pezzo di nastro adesivo, il tipo di innesco di alcuni ordigni, la natura dell'esplosivo, l'impronta digitale su un ovetto inesploso, solo per citarne alcuni.Tante tessere di un puzzle che stenta ancora a ricomporsi; particolari che, qualora mai dovessero giungere in un'aula di Tribunale, farebbero una fatica enorme a trasformarsi da indizi in prove.Con una complicazione in più: i termini dell'indagine a carico di E.Z. dovrebbero scadere fra qualche settimana e, da quel momento, indagare su di lui potrebbe essere molto più complicato. Forse per questo tra gli inquirenti c'è tanta fretta di chiudere? MASSIMA CAUTELAChe il cerchio non sia ancora chiuso e che, per farlo, occorra usare la massima cautela, lo dichiara in una lunga intervista esclusiva a Il Gazzettino, il procuratore generale di Venezia, Ennio Fortuna, il magistrato che ha coordinato le indagini sull'attentatore tra Venezia e Trieste.Il complicarsi delle indagini, secondo Fortuna, deriverebbe dal fatto che l'ingegnere bellunese risulta essere "un personaggio noto agli inquirenti da molto tempo - spiega il procuratore generale - è stato interrogato e perquisito tante volte. Proprio per la sua notorietà è stato tenuto sott'occhio, ma gli attentati sono continuati".Il procuratore generale di Venezia avrebbe preferito che questa notizia non fosse uscita dall'ambito delle indagini, una notizia che definisce un "disastro" per il lavoro degli inquirenti."Io predico la cautela - scandisce Fortuna a Il Gazzettino:" L'ingegnere potrebbe essere del tutto estraneo alla faccenda". Proprio per questa ragione Fortuna, spiega nell'intervista, "occorre mettere insieme questa notizia e controllarne l'evoluzione in rapporto agli attentati successivi eventualmente commessi dalla stessa mano, se siano compatibili per lui".Infatti la compatibilità riscontrata sulle forbici trovate nell'abitazione dell'ingegnere risulterebbe ascrivibile esclusivamente alla vicenda dell'attentato a Portogruaro del 30 giugno 2005, mentre per l'ultimo caso, quello di Caorle non ci sarebbe collegamento.E proprio su questo punto il procuratore Fortuna vuole essere preciso: "La prova della forbice sarebbe legata a Portogruaro. Bisogna - conclude il procuratore generale di Venezia - controllare tutti gli altri involucri che abbiamo, credo siano 4-5 per vedere se la stessa firma della forbice o della pinza ci sia in altri attentati".Anche per evitare il rischio di fare di un innocente un mostro, da dare in pasto all'opinione pubblica. E SPUNTA UN SECONDO INDAGATOAl centro dell'indagine sul bombarolo del Nordest ci sarebbe una seconda persona. Si parla di un insegnante di PordenoneE' un insegnante, ha 48 anni, celibe, e vive a pochi chilometri da Pordedone. E' il sospettato numero due di Unabomber. Almeno a quanto si apprende nell'ambiente della direzione distrettuale di Trieste, che con quella di Venezia indaga sul bombarolo del Nordest. Friuliano come l'ingegnere aeronautico che possiede un paio di forbici simili a quelle usate per preparare un ordigno di Unabomber.I pm triestini gli contestano l'articolo 280 del codice penale, "attentato per finalità terroristiche o di eversione".A casa sua i carabinieri hanno sequestrato alcune confezioni di ovetti Kinder e due penne a sfera identiche a quelle usate per un paio di attentati attribuiti a Unabomber. Hanno trovato pure un sacchetto di un supermercato di Portogruaro dove ci furono due attentati. L'ultima perquisizione avvenne la scorsa primavera alla ricerca di tracce di nitroglicerina. L'esito non è stato ancora reso noto.La fotografia dell'insegnante friulano corrisponderebbe al ritratto psicologico stilato dal pool anti-Unabomber: maschio; di età compresa tra i 30 e i 60 anni; single; esperto di esplosivi.Trapela anche che il professore di Pordenone è molto severo a scuola; non partecipa alle gite scolastiche; è un solitatio senza vita sociale; legge molto.Un quadro compatibile con le azioni di Unabomber. Ma i profili psicologici non bastano per condannare una persona. Servono prove. Il procuratore distrettuale antimafia di Trieste, Nicola Maria Pace, non intende fare commenti e dichiarazioni, se non prima di aver parlato con gli altri componenti del team che da 12 anni indagano su Unabomber.