Ciao Mamma. Ti ricordi quando................. Giugno 1970 .... ( TRATTO DALLA MIA AUTOBIOGRAFIA) “Mamma, all'oratorio hanno organizzato un corso di pallavolo e i miei amici ci vanno tutti.Posso andarci anch'io? E' solo due pomeriggi alla settimana, dalle quindici alle diciassette.Posso?” “Neanche per sogno! E se ti bocciano, cosa più che probabile visti i voti, l'estate lo passi a fare il manovale con Maurizio e suo padre, così vedi com'è bello!!”Beh ! La prospettiva di passare un estate a stretto contatto con Maurizio non mi dispiaceva affatto anche se dovevo lavorare ma in quel momento la cosa che più mi disturbava era l'ennesimo rifiuto, da parte di mia madre, a farmi partecipare ad una iniziativa più che piacevole che, in quegli anni, era pressoché all'avanguardia in materia di socializzazione e intrattenimento giovanile. Qualcosa di alternativo alle solite e ormai patetiche (dal mio punto di vista ovviamente) organizzazioni calcistiche. Non riusciva a capire che un ragazzo che aveva vissuto per anni in mezzo alla natura non poteva di punto in bianco essere relegato in tre locali più servizi per il tempo che intercorreva tra un inizio dell'orario scolastico e l'altro, indipendentemente dal rendimento e dai voti in pagella.Purtroppo nemmeno le pacate -intromissioni- nella gestione della mia educazione, da parte di mio padre, riuscirono a farla desistere dall'eroico quanto inconsulto tentativo di fare del sottoscritto un modello di virtù. Nella sua mente il battipanni o i suoi surrogati e la privazione del divertimento erano la miglior ricetta per ottenere ciò che si desiderava da un figlio scapestrato e assolutamente recalcitrante ad ogni tipo di disciplina. Capirà più avanti che non è così. Almeno non nel mio caso.A quel punto, vista la assoluta necessità di -aria aperta- e l'altrettanta assoluta mancanza di dialogo con la depositaria dei segreti della perfetta educatrice, decisi che fosse arrivato il momento di riprendere in mano la mia esistenza, attuando quello che, con altri due compagni di scuola nelle analoghe condizioni di relazione con i rispettivi genitori, avevamo definito il piano di fuga del secolo. Da casa ovviamente.Tutto era stato preso in considerazione fin nel più piccolo dettaglio. Ogni particolare vagliato più e più volte e, come nei film dove vengono effettuate magistrali rapine, ripetuto fino alla nausea.Purtroppo anche nel nostro caso, come appunto succedeva nella maggior parte o quasi dei casi cinematografici di cui sopra, qualcosa andò storto..........anzi più di ....qualcosa.Innanzitutto la partita dei mondiali di calcio, che disputava quella notte la nazionale azzurra, si protrasse più del previsto, credo per i tempi supplementari.Cosa centra questo? Centra perché: Per prima cosa i vari padri appassionati di calcio si attardarono davanti al televisore dovendo così far slittare l'orario stabilito per il -rendez vous-Secondo imprevisto fu la mancanza di uno dei tre temerari che avevano progettato la fuga da casa.Successe infatti che, aspettando che il padre prendesse sonno per poter agevolmente sgattaiolare fuori dalla porta, il terzo componente del gruppo si addormentò.Si potrebbe pensare che, tutto sommato, spostarsi in due o in tre cambiava poco se si fosse stati determinati. Vero dirò io, ma il tizio in questione, avendo un garage poco distante da casa, doveva occuparsi di custodire i viveri di sostentamento e quel poco denaro che eravamo riusciti a mettere da parte. A quel punto non potevamo più tornare indietro. Se ci avessero scoperto apriti cielo. Quindi, dopo aver invano atteso per una buona mezz'ora, passammo senza indugio al punto due e cioè: Corsa nel luogo stabilito, appena fuori della stazione ferroviaria dove, per via di un' ampia 56curva, i treni in transito avrebbero dovuto rallentare, specialmente i vagoni merci, dando così a noi la possibilità di salirvi anche se in corsa.E' chiaro che a nessuno sfiorò la mente la vaga possibilità che la cosa comportasse qualche rischio.E meno ancora ci venne in mente che uno potesse avere qualche difficoltà a salire sul vagone mentre questo passava.Mi pare ovvio, dopo queste premesse, che anche in quel frangente qualcosa non funzionò.Il mio compagno di fuga inciampò in una stringa mal allacciata finendo sull'acciottolato mentre io, che per primo ero salito sul predellino della porta scorrevole del vagone merci, lo incitavo a rialzarsi e correre. Intanto, superata la curva, il treno prendeva velocità.Vittorio era un buon corridore ma, dopo un centinaio di metri, dovette desistere, costringendo anche il sottoscritto a saltare dal vagone per ricongiungermi all'amico sfortunato.Il prossimo treno merci sarebbe passato solo dopo due ore per cui, visto che eravamo stanchi, decidemmo di fumarci una delle poche sigarette rimaste e sdraiarci in un angolo poco distante dalla massicciata per riprendere le forze.Come era prevedibile, dopo aver fumato, ci addormentammo come sassi.Il fischio di un treno che sfrecciava accanto a noi ci fece ritornare alla realtà, facendoci anche scoprire che ormai era giorno fatto e che non potevamo più approfittare della complicità del buio per attuare quello che era rimasto del piano di fuga.Nel frattempo, a casa mia almeno, già da ore era scattato l'allarme. Mia sorella si era alzata per andare in bagno verso le tre di notte e, non avendomi visto nel letto, dopo una breve ricerca nei paraggi aveva logicamente svegliato mio padre prima e successivamente anche mia madre.Una breve consultazione con un amico poliziotto lo fecero desistere dall'idea di un'immediata denuncia alle autorità, optando per una meno compromettente, anche se più estenuante, attesa.Devo convenire che in quel caso l'attesa fu la migliore delle soluzioni poiché, dopo avere valutato attentamente le opzioni che ci rimanevano e le possibilità di farla franca, tra l'altro privi dell'effetto -sorpresa- che per ovvie ragioni era venuto a mancare, nonché di ogni tipo di sostentamento, decidemmo di fare ritorno alle rispettive case.Appena arrivati in una zona abitata, approfittando della presenza di una cabina telefonica, chiamai mio padre affinché venisse a prenderci e, nel contempo, valutare l'entità del danno psicologico causato ai miei genitori dalla mia ennesima cavolata. Onestamente il pensiero più grande era relativo alla punizione che mia madre mi avrebbe inferto, quindi dalla telefonata avrei anche potuto calcolare così a spanne quello che sarebbe stato il successivo mio danno, però fisico. Rimasi a dir poco stupefatto dall'assoluta mancanza di ogni tipo di ripercussione nei mie confronti anche se, per un certo periodo, l'aria in casa rimase piuttosto pesante.Mi resi chiaramente conto di aver fatto una grandissima fesseria, con tutti gli effetti negativi che un tale sconsideratezza avrebbe potuto causare, però.........................Da quel giorno i rapporti con mia madre presero una piega un po' più........come dire......elastica.Certo, non ero libero di fare quello che volevo ma, quanto meno, ero riuscito nel mio intento e cioè attirare la sua attenzione sulle mie necessità.Altri tempi. Altri modi di vedere e di pensare. Altri valori. Te ne ho fatte passare tante vero?????.......Lo so, non sono stato il figlio che desideravi ma ti ho sempreamato e oggi, dopo undici anni che te ne sei andata,.......mi manchi. Oggi è la festa della mamma e spero che tu, da lassù,possa guardarmi e darmi una mano in questo momento un po difficile per tutti, ma, soprattutto, spero che tu miabbia perdonato.AUGURI MAMMA. TI VOGLIO BENE e vorrei per l'ultima voltarecitarti la poesia che ci avevano insegnato all'asilo, in occasione della festa della mamma. O MAMMA, VO' DIRTI UNA COSACHE FORSE TI PIACERA' TANTO.STANOTTE PASSANDOMI ACCANTOMI HA DETTO IL BAMBINO GESU':FELICE E' QUEL BIMBO CHE VIVEPROTETTO DA UN ANGELO PIO.O MAMMA QUEL BIMBO SON IO,QUELL' ANGELO O MAMMA SEI TU!!!
AUGURI MAMMA
Ciao Mamma. Ti ricordi quando................. Giugno 1970 .... ( TRATTO DALLA MIA AUTOBIOGRAFIA) “Mamma, all'oratorio hanno organizzato un corso di pallavolo e i miei amici ci vanno tutti.Posso andarci anch'io? E' solo due pomeriggi alla settimana, dalle quindici alle diciassette.Posso?” “Neanche per sogno! E se ti bocciano, cosa più che probabile visti i voti, l'estate lo passi a fare il manovale con Maurizio e suo padre, così vedi com'è bello!!”Beh ! La prospettiva di passare un estate a stretto contatto con Maurizio non mi dispiaceva affatto anche se dovevo lavorare ma in quel momento la cosa che più mi disturbava era l'ennesimo rifiuto, da parte di mia madre, a farmi partecipare ad una iniziativa più che piacevole che, in quegli anni, era pressoché all'avanguardia in materia di socializzazione e intrattenimento giovanile. Qualcosa di alternativo alle solite e ormai patetiche (dal mio punto di vista ovviamente) organizzazioni calcistiche. Non riusciva a capire che un ragazzo che aveva vissuto per anni in mezzo alla natura non poteva di punto in bianco essere relegato in tre locali più servizi per il tempo che intercorreva tra un inizio dell'orario scolastico e l'altro, indipendentemente dal rendimento e dai voti in pagella.Purtroppo nemmeno le pacate -intromissioni- nella gestione della mia educazione, da parte di mio padre, riuscirono a farla desistere dall'eroico quanto inconsulto tentativo di fare del sottoscritto un modello di virtù. Nella sua mente il battipanni o i suoi surrogati e la privazione del divertimento erano la miglior ricetta per ottenere ciò che si desiderava da un figlio scapestrato e assolutamente recalcitrante ad ogni tipo di disciplina. Capirà più avanti che non è così. Almeno non nel mio caso.A quel punto, vista la assoluta necessità di -aria aperta- e l'altrettanta assoluta mancanza di dialogo con la depositaria dei segreti della perfetta educatrice, decisi che fosse arrivato il momento di riprendere in mano la mia esistenza, attuando quello che, con altri due compagni di scuola nelle analoghe condizioni di relazione con i rispettivi genitori, avevamo definito il piano di fuga del secolo. Da casa ovviamente.Tutto era stato preso in considerazione fin nel più piccolo dettaglio. Ogni particolare vagliato più e più volte e, come nei film dove vengono effettuate magistrali rapine, ripetuto fino alla nausea.Purtroppo anche nel nostro caso, come appunto succedeva nella maggior parte o quasi dei casi cinematografici di cui sopra, qualcosa andò storto..........anzi più di ....qualcosa.Innanzitutto la partita dei mondiali di calcio, che disputava quella notte la nazionale azzurra, si protrasse più del previsto, credo per i tempi supplementari.Cosa centra questo? Centra perché: Per prima cosa i vari padri appassionati di calcio si attardarono davanti al televisore dovendo così far slittare l'orario stabilito per il -rendez vous-Secondo imprevisto fu la mancanza di uno dei tre temerari che avevano progettato la fuga da casa.Successe infatti che, aspettando che il padre prendesse sonno per poter agevolmente sgattaiolare fuori dalla porta, il terzo componente del gruppo si addormentò.Si potrebbe pensare che, tutto sommato, spostarsi in due o in tre cambiava poco se si fosse stati determinati. Vero dirò io, ma il tizio in questione, avendo un garage poco distante da casa, doveva occuparsi di custodire i viveri di sostentamento e quel poco denaro che eravamo riusciti a mettere da parte. A quel punto non potevamo più tornare indietro. Se ci avessero scoperto apriti cielo. Quindi, dopo aver invano atteso per una buona mezz'ora, passammo senza indugio al punto due e cioè: Corsa nel luogo stabilito, appena fuori della stazione ferroviaria dove, per via di un' ampia 56curva, i treni in transito avrebbero dovuto rallentare, specialmente i vagoni merci, dando così a noi la possibilità di salirvi anche se in corsa.E' chiaro che a nessuno sfiorò la mente la vaga possibilità che la cosa comportasse qualche rischio.E meno ancora ci venne in mente che uno potesse avere qualche difficoltà a salire sul vagone mentre questo passava.Mi pare ovvio, dopo queste premesse, che anche in quel frangente qualcosa non funzionò.Il mio compagno di fuga inciampò in una stringa mal allacciata finendo sull'acciottolato mentre io, che per primo ero salito sul predellino della porta scorrevole del vagone merci, lo incitavo a rialzarsi e correre. Intanto, superata la curva, il treno prendeva velocità.Vittorio era un buon corridore ma, dopo un centinaio di metri, dovette desistere, costringendo anche il sottoscritto a saltare dal vagone per ricongiungermi all'amico sfortunato.Il prossimo treno merci sarebbe passato solo dopo due ore per cui, visto che eravamo stanchi, decidemmo di fumarci una delle poche sigarette rimaste e sdraiarci in un angolo poco distante dalla massicciata per riprendere le forze.Come era prevedibile, dopo aver fumato, ci addormentammo come sassi.Il fischio di un treno che sfrecciava accanto a noi ci fece ritornare alla realtà, facendoci anche scoprire che ormai era giorno fatto e che non potevamo più approfittare della complicità del buio per attuare quello che era rimasto del piano di fuga.Nel frattempo, a casa mia almeno, già da ore era scattato l'allarme. Mia sorella si era alzata per andare in bagno verso le tre di notte e, non avendomi visto nel letto, dopo una breve ricerca nei paraggi aveva logicamente svegliato mio padre prima e successivamente anche mia madre.Una breve consultazione con un amico poliziotto lo fecero desistere dall'idea di un'immediata denuncia alle autorità, optando per una meno compromettente, anche se più estenuante, attesa.Devo convenire che in quel caso l'attesa fu la migliore delle soluzioni poiché, dopo avere valutato attentamente le opzioni che ci rimanevano e le possibilità di farla franca, tra l'altro privi dell'effetto -sorpresa- che per ovvie ragioni era venuto a mancare, nonché di ogni tipo di sostentamento, decidemmo di fare ritorno alle rispettive case.Appena arrivati in una zona abitata, approfittando della presenza di una cabina telefonica, chiamai mio padre affinché venisse a prenderci e, nel contempo, valutare l'entità del danno psicologico causato ai miei genitori dalla mia ennesima cavolata. Onestamente il pensiero più grande era relativo alla punizione che mia madre mi avrebbe inferto, quindi dalla telefonata avrei anche potuto calcolare così a spanne quello che sarebbe stato il successivo mio danno, però fisico. Rimasi a dir poco stupefatto dall'assoluta mancanza di ogni tipo di ripercussione nei mie confronti anche se, per un certo periodo, l'aria in casa rimase piuttosto pesante.Mi resi chiaramente conto di aver fatto una grandissima fesseria, con tutti gli effetti negativi che un tale sconsideratezza avrebbe potuto causare, però.........................Da quel giorno i rapporti con mia madre presero una piega un po' più........come dire......elastica.Certo, non ero libero di fare quello che volevo ma, quanto meno, ero riuscito nel mio intento e cioè attirare la sua attenzione sulle mie necessità.Altri tempi. Altri modi di vedere e di pensare. Altri valori. Te ne ho fatte passare tante vero?????.......Lo so, non sono stato il figlio che desideravi ma ti ho sempreamato e oggi, dopo undici anni che te ne sei andata,.......mi manchi. Oggi è la festa della mamma e spero che tu, da lassù,possa guardarmi e darmi una mano in questo momento un po difficile per tutti, ma, soprattutto, spero che tu miabbia perdonato.AUGURI MAMMA. TI VOGLIO BENE e vorrei per l'ultima voltarecitarti la poesia che ci avevano insegnato all'asilo, in occasione della festa della mamma. O MAMMA, VO' DIRTI UNA COSACHE FORSE TI PIACERA' TANTO.STANOTTE PASSANDOMI ACCANTOMI HA DETTO IL BAMBINO GESU':FELICE E' QUEL BIMBO CHE VIVEPROTETTO DA UN ANGELO PIO.O MAMMA QUEL BIMBO SON IO,QUELL' ANGELO O MAMMA SEI TU!!!