Creato da whiterose_m il 18/04/2006
Se la volontà è più forte del fato La speranza è solo attesa

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La passione in uno sguardo

Post n°4 pubblicato il 23 Aprile 2006 da whiterose_m

Poteva essere alto un metro e novanta. Capelli corti e neri come la notte, occhi verdi tendenti all'azzurro. La camicia semisbottonata lasciava intravedere una virile peluria sul petto, mentre i jeans ne delineavano le perfette forme più in basso, e ne risaltavano il corpo statuario. 
Entrò nel locale come se avesse un alone intorno. Sicuramente forestiero, le ragazze sedute ai tavoli lo seguivano con lo sguardo incuriosite. Da dove poteva venir fuori un simile tipo?
Appena il tempo di sedersi, con movimenti dolci e duri allo stesso tempo, mentre il suo sguardo seguiva la ragazza al banco. Dal suo ingresso era cambiato qualcosa nel locale: uno strano silenzio tuonava nell'aria, mentre il busto possente si torceva verso il banco a prendere quanto ordinato.
Non disse una sola parola.
Andò via dopo aver pagato mentre la graziosa ragazza non smetteva di seguirlo con lo sguardo. Chissà quando avrebbe rivisto quel sogno diventato carne.
Lo rivide il giorno dopo. Questa volta lui entrò senza guardarsi intorno. La sua attenzione era tutta per la ragazza al banco del bar. Ordinò e bevve molto lentamente, mentre gli occhi sembravano perforare il corpo della giovane. Occhi chiarissimi, che formavano un contrasto incredibile col buio dei capelli. La ragazza non riusciva a parlare. Avrebbe voluto chiedergli il nome, l'età, qualsiasi informazione su di lui. Ma non ne trovava il coraggio.
E così anche il terzo giorno. Rimase in silenzio fino a che il gigante di ghiaccio non fosse andato via, trascinandosi gli sguardi di tutti, non smettendo mai di fissare la ragazza.
Il quarto giorno era decisa a parlargli. Ormai era chiaro: il diavolo tentatore andava lì a bere per lei.
Prese il coraggio a due mani e vincendo la timidezza comunicò.
Era una ragazza semplice, e l'invito ad uscire cambiò la sua vita. Non poteva crederci. Aveva invitato proprio lei.
Alla chiusura del bar lui la fece salire in auto. Andarono in un posto tranquillo, frequentato, per nulla appartato. Entrambi volevano conoscersi meglio.
Fu d'improvviso che salirono in macchina gli altri tre. In pochi secondi l'auto era fuggita in un isolato parcheggio. In due la spogliavano tenendola stretta. A turno la violentarono.
Lui non partecipò. Aspettò la fine di tutto per riaccompagnarla in centro. E prima di farla scendere le sussurrò con una dolcezza infinita parole delicate, come nulla fosse accaduto, poi le diede un bacio sulla fronte.
Si rividero attraverso le sbarre della prigione. Lei restò a guardarlo a lungo, poi andò via, senza capire.

1990

 
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E' dura. Tu hai ragione, ma è dura.
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