I due Messia

Giovanni di Gamala e Yeshua ben Panthera

 

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Citazioni nei Blog Amici: 59
 

 

Maria Vergine

Post n°741 pubblicato il 15 Settembre 2013 da paralotti
 

Uno dei maggiori problemi dottrinali era costituito dalla presenza dei fratelli di “Gesù”. Essi dovevano diventare “cugini”; obbligati dalla “verginità” di Maria e soprattutto impedirne la sovrapposizione e conseguente identificazione con i figli di Giuda il Galileo.
Nel Concilio di Nicea del 325 d.C. fu stabilito dai Venerabilissimi e Santi Vescovi, che il “figlio” era della sostanza ed eterno come il “Padre”, cioè Dio, pertanto da quel momento, ne derivò che Sua Madre Vergine era Madre di Dio. Un bell’incesto cosmico direbbe qualcuno!
I Frammenti di Vangeli ritrovati, datati al periodo pre-conciliare
di Nicea e scampati alla distruzione perpetrata successivamente dagli Episcopi falsari, non riportano le molte “Marie” (sei) dei Vangeli canonici, perché non erano state ancora inventate.
Le affermazioni contrarie riferite su documenti manoscritti, le copie dei quali sono state redatte in epoca successiva il 325 d.C., non sono storia, bensì pura dottrina trascritta con lo scopo di far apparire che già da prima esisteva la “Madonna”.
Da allora, “Maria Santissima Vergine Immacolata” si rese obbligatorio “celarla” con alibi maldestri, dietro più Marie, sorelle e cognate con il nome uguale al suo e tutte con figli aventi gli stessi nomi uguali fra loro, uguali a quelli di “alcuni” apostoli e uguali a quelli dei briganti profeti figli di Giuda il Galileo.
Soltanto coloro che credono che gli “asini volano” possono far proprie simili fandonie che offendono l’intelligenza dell’uomo ancora con un minimo di libertà di pensiero!

Giovanni il Nazireo detto "Gesù Cristo" e i suoi fratelli (pag. 71)

Emilio Salsi

 
 
 

Il buco storico

Post n°740 pubblicato il 13 Settembre 2013 da paralotti
 

Il buco storico di Emilio Salsi dal libro “Giovanni il Nazireo detto “Gesù Cristo”e i suoi Fratelli.

Dal periodo del censimento di Quirino 6 d.C. c’è un vero vuoto nella memoria dello storico Giuseppe Flavio sempre ricca di particolari sulle vicende giudaiche.

Dal 15 al 35 d.C. vengono citati personaggi senza gesta. Fra il 15 e il 18 d.C., il Prefetto Valerio Grato, nuovo governatore dei giudei, sostituì in tre anni quattro Sommi Sacerdoti: Anano (Anna dei Vangeli), figlio di Seth, in carica dal 6 d.C., con Ismaele, figlio di Fabi; sostituito a sua volta con Eleazaro, figlio di Anano; sostituito da Simone, figlio di Camitho; sostituito da Giuseppe detto Caifa, ultra conservatore che rimarrà in carica dal 18 al 36d.C. e secondo i Vangeli, sarà l’accusatoredi Gesù. (Ant. XVIII 27,34,35).

Come si può notare l’unico Sommo Sacerdote senza patronimico è proprio di Giuseppe detto Caifa. Dopo il 36 il movimento dei Sommi Sacerdoti riprende proprio come quelli antecedenti al 15 d.C. e tutti con il patronimico.

Che strana cosa direbbe qualcuno ancora non catechizzato e libero di pensiero…

Dunque Giuseppe Flavio tace di quel periodo mentre l’altro storico Tacito riporta soltanto l’azione svolta da Vitellio e le sue legioni al confine con la Parthia, ma non riporta i suoi due interventi nella Giudea, possedimento imperiale, avvenuti nel 36, e nel 37 d.C., mentre perdurava il confronto tra le due grandi potenze.

Infatti il libro VI dei suoi “Annales”- relativo agli anni dal 30 al 37 d.C., durante i quali fra il 35 e il 37, avvenne il conflitto contro i Parti- mentre inizialmente è particolareggiato, poco dopo, si interrompe proprio sugli interventi di Vitellio a Gerusalemme; così come è insufficiente la “Storia Romana” di Dione Cassio sempre riferita a quell’epoca ed allo stesso Legato.(LVIII 19,5 e 26, 1/4; LIX 27, 2/6)

Il vuoto di quel periodo storico è troppo mirato; sembra che gli scrittori di allora si siano trovati d’accordo per non tramandare le cronache politico-militari della Provincia romana di Siria e dei governi giudaici nel tempo in cui operò “Gesù”.

Circa duemila anni ci separano da quegli eventi e dopo la dissoluzione dell’Impero Romano, il patrimonio che potè essere salvato dagli archivi storici imperiali ci proviene da monasteri ove i manoscritti originali furono copiati e la conoscenza storiografica, oggi documentata, è stata sottoposta ad una lenta e progressiva censura ideologica religiosa finalizzata a salvaguardare la dottrina cristiana e i suoi protagonisti ELIMINANDO OGNI POSSIBILE VICENDA O RIFERIMENTO CHE AVESSE PERMESSO DI INDIVIDUARE LA VERA FIGURA STORICA DELL’UOMO CELATO DIETRO IL PERSONAGGIO SOVRANNATURALE CHIAMATO “GESU’”.

Sulle gesta dei briganti sobillatori zeloti, che operarono durante il governo di Pilato, una testimonianza ci viene da Filone Alessandrino che bolla sino alla calunnia il comportamento del crudele Prefetto di Giudea e su quanto avveniva in quell’epoca:

“Un tiranno corrotto, avido e insensibile alle ragioni della giustizia. Orgoglio,prepotenza e insolenza erano la sua regola. Il Paese sotto di lui fu lasciato al saccheggio di bande di ribelli che incendiavano le case dei ricchi e lagente veniva uccisa senza il rispetto di alcuna legge” (Filone D’Alessandria, “Legatio ad Gaium”).

Risulta evidente il richiamo ai “Boanerghes” ribelli zeloti, figli di Giuda il Galileo, a partire da Giovanni il Nazireo detto “Gesù Cristo” e da Simone detto Kefatz ,seguiti da Giacomo e da Giuda detto Theudas, tutti capi del movimento alla cui guida, l’ultimo di loro e fratello, Giuseppe, dopo aver scacciato i romani da Gerusalemme, nel 66 d.C. riuscirà a conquistare il trono dei Giudei.

Il VUOTO DI MEMORIA di Giuseppe Flavio, compreso fra la morte di Germanico nel 19 d.C. e l’arrivo di Vitellio per la Pasqua del 36 d.C., viene colmato da Pilato citato già in azione.

La sequenza storica degli eventi – Pilato, Testimonium Flavianum (“ Allo stesso tempo, circa, visse Gesù…”), scandalo della signora Paolina, vittima di sacerdoti di Iside e un’altra matrona d’alto rango che circuita e truffata da alcuni Giudei a Roma, provoca le ire di Tiberio- è una sequenza sballata che dimostra il “TAGLIA E INCOLLA MA SOPRATTUTTO TAGLIA” effettuato dai mistici copisti falsari quando compresero la vera natura dei “fratelli” a capo del movimento ribelle degli Zeloti, nella prima metà del I secolo.

Questo“vuoto di memoria ”questo “buco storico” gli esegeti spiritualisti lo “giustificano”con il venir meno della “fonte” di notizie di Giuseppe Flavio costituita dallo storico Nicola di Damasco. Balle! E’ il consueto, ipocrita, alibi per celare la verità. Su questi temi la fonte di notizie numero uno era proprio la famiglia di Giuseppe Flavio.

Fra il 15 e il 36 d.C. lo storico giudeo si “zittisce”sulle malefatte dei ciarlatani, profeti, sobillatori, sicari, zeloti… e questo “vuoto”, riempito con “taglia e incolla” meschino ma ingenuo dai mistici copisti, ci permette di evidenziare il grave errore anacronistico commesso nell’introduzione del falso… “Testimonium Flavianum” e conseguentemente ricostruire cosa avvenne in quel periodo… e per adesso qui mi fermo!

 

 
 
 

San Luca l'impostore e la carestia del 35-36 d.C.

Post n°737 pubblicato il 05 Settembre 2013 da paralotti
 

Ecco come fece san Luca l’impostore a far slittare in avanti di oltre dieci anni la notizia riguardante la carestia sotto Claudio anziché sotto Tiberio di Emilio Salsi.
L’evangelista, leggendo il lungo racconto di Giuseppe Flavio (Ant. XX, 17/96) scrisse sull’intera vita di Elena e suo figlio Izate, rispettivamente Regina e Re, ebrei, dell’Adiabene (regione a sud dell’Armenia e ad est dell’alto corso del fiume Eufrate), scoprì che essi intervennero generosamente con aiuti alimentari a Gerusalemme quando la Giudea fu colpita dalla carestia avvenuta in Giudea nel 35 e 36 d.C. anno della morte di “Gesù Cristo”. (ib. 51/53)
La stessa carestia che costrinse Lucio Vitellio, legato di Siria di Tiberio, a recarsi nella città santa, nel periodo della Pasqua del 36 d.C., per domare la rivolta e detassare “in perpetuo” i prodotti alimentari, riducendone i costi e venendo così incontro al popolo, stremato dagli stenti. (Ant. XVIII, 90-95).
Prima di questo episodio, nella vita di Elena e Izate, leggiamo che appena nominato Re…
“Quando Izate giuse ad Adiabene per prendersi il regno e vide i suoi fratelli, giudicando cosa empia ucciderli, tenendo presente gli affronti ricevuti, ne mandò alcuni a Roma da Claudio Cesare, con i loro figli come ostaggi; e con la stessa scusa altri fratelli li mandò da Artabano Re dei Parti” (Ant. XX 36/37).
L’accostamento cronologico dei due “Grandi” nella vicenda è un ERRORE STORICO GRAVISSIMO che Giuseppe Flavio non ha potuto commettere: lui sapeva benissimo che Artabano sarebbe morto nel 38 d.C. (lo riferisce più avanti), e che Claudio fu proclamato Imperatore nel 41 d.C.
Essendo Artabano vivo e subito dopo lo storico ne racconta le gesta unitamente a Izate, gesta che coinvolsero Giovanni di Gamala)- l’unico Imperatore avente causa con lui fu Tiberio e non altri.
La storia lo conferma, infatti in (Ant.XX, 92) Giuseppe Flavio scrive: “… Izate morì avendo l’età di cinquantadue anni e ventiquattro di regno”. Sapendo da Tacito (Ann. XII, 13-14) che nel 49 d.C. Izate era sempre vivo, ne ricaviamo che fu nominato Re Prima del 30 d.C., ma avendo letto che appena insediato nel regno, mandò i suoi fratelli come ostaggi all’imperatore di Roma, questi non poteva essere che Tiberio, proprio perché Claudio fu nominato Imperatore nel 41 d.C.
La sostituzione del nome di Tiberio con Claudio la effettuò l’evangelista impostore per farci credere che l’episodio della carestia avvenne sotto Claudio, esattamente come lo riporta negli “Atti degli Apostoli” (XI 28-29), condendo “l’eschetta storica” con il solito trucchetto ipocrita della profezia: “E un profeta di nome Agabo, alzatosi in piedi, annunziò per impulso dello Spirito Santo che sarebbe scoppiata una grave carestia su tutta la Terra. Ciò che di fatto avvenne sotto l’impero di Claudio. Allora i discepoli si accordarono per mandare soccorso ai fratelli abitanti nella Giudea, indirizzandolo agli anziani per mezzo di Bàrnaba e Saulo”.
Il riferimento a Claudio non fu casuale, ma mirato. Infatti luca, spulciando fra la storia alla ricerca di un alibi per sviare la ricerca, dopo aver scartato una carestia avvenuta sotto Tiberio nel 32 d.C. (Ann. VI,13) poiché troppo vicina all’epoca di “Gesù”, lo trovò in un’altra carestia che afflisse Roma durante l’Impero di Claudio, riportata da Svetonio e da Tacito: …” l’Addebito avanzato contro uno dei due fu di aver visto in sogno Claudio coronato di una corona di spighe rivolte all’indietro, con conseguente predizione di una carestia” (Ann. XI, 4).
Questo “sogno apocalittico” servì all’impostore falsario Luca per farsi “dettare da Dio” il vaticinio del Profeta Agabo e depistare cronologicamente la vera carestia, molto più grave, anzi gravissima, avvenuta in Giudea nel 35-36 d.C. ma essendo i due territori quello di Roma e quello della Giudea troppo lontani fra loro, per contenerli entrambi, il furbacchione falsario Luca, fece dichiarare al Profeta Agabo che “ una grave carestia sarebbe scoppiata su tutta la terra”, evento di una drammaticità tale da dover essere riferito da tutti gli scritti e da tutti gli storici dell’epoca, FATTO CHE NON SI E’ VERIFICATO, OVVIAMENTE. Infatti la carestia di Roma, più che di una grave carestia si trattò di una carenza di cibo, risolta senza che nessuno morisse di fame!
E mi fermo qui per adesso…
Stralcio dal libro di Emilio Salsi. Giovanni il Nazireo detto “Gesù Cristo” e i suoi Fratelli. (pag. 191-192)

 
 
 

La Carestia del 35-36 d.C.

Post n°736 pubblicato il 31 Agosto 2013 da paralotti
 

Secondo gli studi del “Biblista” Emilio Salsi una GRAVE CARESTIA si verificò in Giudea nel 35 e 36 d.C. e tale evento fu una delle cause scatenanti che alla testa degli Zeloti, spinsero l’ebreo rivoluzionario Giovanni il Nazireo detto “Gesù Cristo” nato a Gamala, figlio di Giuda il Galileo, alcuni giorni prima della festa delle Capanne del 35, a prendere il potere in Gerusalemme facendosi proclamare Re dei Giudei. A tale obiettivo concorsero i pellegrini dell’ecumene ebraica, soprattutto Galilei, Idumei, Giudei e gli abitanti di Gerusalemme, già esasperati dagli stenti legati alla carestia, in rivolta contro il potere imperiale e l’aristocrazia religiosa filo romana.
Alla fine di impedire che tale calamità, unitamente ad altri eventi accaduti fra il 34 e il 36 d.C., tipo l’intervento della Regina Elena che inviò i suoi attendenti ad Alessandria per acquistare ingenti quantità di grano, ed altri a Cipro per carichi di fichi secchi o anche l’intervento di suo figlio Izate che a sua volta mandò ai capi di Gerusalemme una grande somma di denaro, richiamasse l’attenzione degli storici curiosi inducendoli a indagare e scoprire che il 36 d.C. fu la data della morte di “Gesù Cristo”, o peggio ancora, individuare che l’uomo veramente esistito non corrispondeva ideologicamente, all’essere soprannaturale creato su di lui da una setta religiosa molto tempo dopo… consapevole di ciò, San Luca, l’impostore, decise di far slittare in avanti di oltre dieci anni la notizia riguardante la carestia: sotto CLAUDIO anziché sotto TIBERIO!
E’ utile precisare che Giovanni di Gamala, lo Zelota, detto “Gesù-Cristo”, Proclamato Re dei Giudei e Sommo Sacerdote alla suddetta festa delle Capanne nel 35 d.C. come nuovo Signore dei Giudei e loro Salvatore sentiva su di sé una responsabilità enorme nei confronti del popolo che lo aveva osannato: infatti l’attendeva l’onere di fronteggiare la carestia costringendolo insieme ai suoi gruppi armati di Zeloti a continue incursioni nelle zone rurali, attaccando i poderi dei ricchi aristocratici filo romani, incendiandoli e uccidendo chi opponeva resistenza dopo averli depredati delle misere scorte ancora rimaste. Con la stessa efferatezza venivano presi di mira i villaggi agresti dei Samaritani, saccheggiati e poi anch’essi dati alle fiamme. Le razzie si protrassero per tutta la durata dell’inverno, sin quando giunsero dei pellegrini al Tempio, per purificarsi prima della Pasqua, e portarono la notizia che Artabano, Re dei Parti, era stato sconfitto e le legioni romane, già entrate nel distretto della città, stavano marciando su Gerusalemme.
Giovanni di Gamala detto “Gesù Cristo” resosi conto di non poter combattere contro lo strapotere delle truppe di Roma comandate da Vitellio , che avevano circondato la città, si consegnò ai romani per scongiurare una mattanza; e mentre Giuda, Simone e Giacomo, suoi fratelli , si dileguano nella notte fra i vicoli della città, lui il giorno successivo, dopo un lungo, inutile interrogatorio, sotto tortura per far confessare i nomi dei complici e i particolari sull’organizzazione rivoluzionaria, viene crocefisso pubblicamente, come monito per gli Ebrei, fuori dalle mura di Gerusalemme, per rimarcarne la sottomissione all’Impero Romano.
Gli Esseni, gli Zeloti, i Farisei, i Sadducei e il popolo tutto, assitono impotenti alla sua morte
“fra i più atroci tormenti d’ogni sorta fino all’ultimo istante di vita”…
in silenzio consapevoli del suo significato.

Stralcio del libro di Emilio Salsi: Giovanni il Nazireo detto “Gesù Cristo” e i suoi Fratelli.

 
 
 

Il Gesù_Cristo dei catto-cristiani è un'invenzione!

Post n°735 pubblicato il 12 Agosto 2013 da paralotti
 

Gesù e Cristo: due attributi divini del Nazireo e non Nazareno
di Emilio Salsi

 


“L’angelo Gabriele fu mandato da Dio a una vergine che si chiamava Maria. Entrato da lei disse: «Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù” (Lc 1,26-31).
"Maria partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù, poiché Egli salverà il suo popolo dai suoi peccati" (Mt 1,21).

“Gesù”: tale nome - giunto sino a noi attraverso il latino “Iesus”, traslitterato dal greco “Iesoùs”, a sua volta dall’aramaico “Jeshùa”, forma contratta dell’ebraico “Jehoshùa” - è il nome biblico di Giosuè, l’eroe dell’Antico Testamento e significa “Colui che salva” o “Salvatore”.
“Gesù” e “Giosuè” sono due nomi resi dissimili, volutamente, nelle traduzioni da una lingua all’altra ma, inizialmente, il vocabolo era uguale.
I manoscritti originali in greco di “Antichità Giudaiche” e “La Guerra Giudaica” dello storico ebreo Giuseppe Flavio, ricopiati dagli amanuensi cristiani secoli dopo, chiamano “Gesù” anche il condottiero biblico che conquistò la terra di Canaan. Ciò vuol dire che, in prima stesura, a partire dall’Antico Testamento, in tutte le opere di Giuseppe Flavio era presente un solo identico nome: Giosuè.

“Mosè, ormai vecchio, designò Gesù a succedergli sia nella funzione profetica sia come comandante in capo per qualsiasi occorrenza: e a lui, per ordine di Dio, affidò la direzione di tutti gli affari” (Ant. IV 165).

“Jehoshùa” o “Jeshùa” (contratto), come per noi “Salvatore”, aveva un doppio significato: semplice nome proprio di persona, oppure in qualità di "titolo divino"; a seconda dell'argomento contestuale in cui veniva usato. Il titolo, attribuito a chi si rese protagonista di gesta “per ordine di Dio” , fu “Colui che salva”, “Jehoshùa”, proprio come “Giosuè”.
Le molte persone di nome “Gesù”, che incontriamo nelle opere dello scrittore ebreo, si riferiscono tutte a “Giosuè”, un appellativo modificato appositamente dagli scribi ecclesiastici per distinguere i due protagonisti. Gli Ebrei che adottavano quel nome lo facevano per onorare la memoria del conquistatore della Terra Promessa a loro da Dio e questo spiega perché ci imbattiamo in tanti “Gesù” nelle opere di Giuseppe Flavio.
I Giudei, quando citavano "Gesù", si riferivano al successore di Mosé, che “salvò” i loro padri dando ad essi una Patria, non alla nuova divinità “Gesù il Messia”. Due titoli famosi concretizzati in un personaggio che, con l'aiuto di Dio, avrebbe consegnato al popolo d'Israele il Nuovo Regno dopo aver fatto strage dei kittim invasori.

 

Messia Salvatore” o “Mashiah Jehoshùa” in ebraico, “Mashiah Jeshùa” in aramaico o “Christòs Iesoùs” in greco e “Iesus Christus” in latino, erano titoli divini per i redattori "evangelisti" cristiani, i quali, a loro volta, si celarono dietro pseudonimi.

I vangeli primitivi gnostici, concepiti da una corrente giudaica essena alessandrina, non furono scritti “da Giovanni” ma parlavano “di Giovanni”: un Messia ebreo Salvatore del Mondo. Non più il Dominatore del Mondo atteso dai Giudei, come riferito dal sacerdote ebreo Giuseppe Flavio, dopo che questi, in qualità di Comandante delle armate giudaiche della Galilea, fu sconfitto e imprigionato dal condottiero romano Vespasiano, futuro Imperatore di Roma.

La dottrina "salvatrice dell'umanità" non doveva far risultare che il vero nome di "Gesù Cristo" era Giovanni perché i Padri fondatori del cristianesimo sapevano che si trattava del figlio primogenito di Giuda il Galileo: il fondatore del Movimento di Liberazione Nazionale ebraico.
Giovanni, a capo degli Zeloti, il 35 d.C., riuscì a prendere il potere in Gerusalemme mentre Roma era impegnata nella guerra contro i Parti e la Giudea afflitta da una gravissima carestia. Come discendente di sangue reale asmoneo venne proclamato Re dei Giudei e Messia loro Salvatore. N
el 36 d.C., il Luogotenete di Tiberio su tutto l'Oriente, Lucio Vitellio, dopo aver sconfitto i Parti, risottomise la Città Santa al dominio di Roma e crocefisse il Re illegittimo DOPO ESSERE STATO ARRESTATO NELL'ORTO DEGLI ULIVI DA 600 SOLDATI COMANDATI DA UN TRIBUNO. (DICASI SEICENTO SOLDATI PER UN PRESUNTO UOMO PACIFICO SIC!) Per gli Ebrei, un Messia, sconfitto dai pagani, non poteva essere il "prescelto" di Jahwè, pertanto fu disconosciuto e dimenticato.

Il titolo divino di “Salvatore” venne conferito a Giovanni, in epoca successiva all’olocausto di Gerusalemme del 70 d.C., e riconosciuto come tale, oltre due generazioni dopo, dalla corrente religiosa ebraica degli Esseni i quali avevano già in precedenza profetato l’avvento del "Messia" e "Figlio di Dio" in soccorso del popolo d'Israele. Così risulta dai rotoli del Mar Morto che tratteremo in un prossimo studio.
Nei vangeli l'appellativo "Gesù" è inteso come "Salvatore", quindi non corrispondente ad un semplice nome proprio di persona, e la prova consiste nel fatto che, in “Atti degli Apostoli”, i Sadducei e i Farisei del Sinedrio, sempre, lo chiamano “costui”, mai “Gesù”. Lo scriba cristiano di "Atti" con lo pseudonimo "Luca" identificava in "Gesù" un "salvatore divino" ma era consapevole che gli Ebrei non potevano riconoscerlo in quanto essi erano (e sono) sempre in attesa dell'avvento messianico.
Per l'identico motivo, coloro che trascrissero i vangeli sapevano che “Gesù” era un attributo divino e quando ravvisarono in Giovanni un “Salvatore” scelto da Dio erano consapevoli che soltanto chi lo riconosceva come tale poteva chiamarlo “Gesù”, pertanto ne conseguì che gli Ebrei, seguaci di una fede diversa, non potevano ammettere né quel titolo, tanto meno la divinità.

 


Se “Gesù” fosse stato un semplice nome di persona, e ve n’erano molti fra i Giudei che lo adottavano in memoria del conquistatore della terra di Canaan, nelle riunioni del Sinedrio e all’interno delle Sinagoghe, come riportato in "Atti" e nei Vangeli, i sacerdoti, anziché indicarlo con “costui”, non avrebbero avuto alcun problema a chiamarlo “Gesù”, col patronimico, obbligatorio per gli Ebrei, ma sempre mancante per “Gesù”. Soprattutto, dalla lettura dei vangeli è determinante la constatazione che Lui stesso non si è mai chiamato o presentato a terzi con tale nome, limitandosi a definirsi con un generico quanto insignificante "figlio dell'uomo", addirittura offensivo per il comune buon senso di coloro che si aspettavano di sapere autentici dati identificabili di riconoscimento.
A controprova, come sopra riportato nel III studio, in quell’unico Atto del Sinedrio autentico (tranne per l’aggiunta di “detto Cristo”) riguardante Giacomo, fratello di Gesù (figlio di Damneo), pervenutoci nelle opere di Giuseppe Flavio, i Giudei lo chiamarono per nome: Gesù. Non lo indicarono con “costui” sconfessando gli "Atti degli Apostoli" e dimostrando, al contempo, di non essere il “Gesù” che la Chiesa ha voluto farci credere, ad iniziare dal falsario Vescovo Eusebio di Cesarea, autore dell'interpolazione spuria "detto Cristo" affibbiata ad un comune ebreo di nome Gesù, protagonista di questa cronaca.
Inoltre, quando idearono la farsa del "processo a Gesù", gli scribi evangelisti hanno fatto molta attenzione onde evitare al Prefetto di Giudea Ponzio Pilato, il magistrato romano cui spettava decidere la sorte dell'imputato, di chiedergli il nome ed il patronimico; dati anagrafici che, ovviamente, non dovevano essere pronunciati dallo stesso Salvatore ebreo.

Un particolare, questo, non sfuggito allo studioso Afanasij Ivanovic Bulgakov, docente di storia delle religioni durante l'epoca zarista, e padre di Michail Bulgakov, l'autore del romanzo fantastico "Il Maestro e Margherita", in cui viene riportato il famoso interrogatorio di Pilato a "Gesù", durante il quale il Prefetto chiede subito le generalità con nome e patronimico e l'accusato ammette di chiamarsi "Gesù", originario della città di Gàmala e figlio di un siriano (Gàmala era nell'estremo sud della Siria).

In conseguenza alla contrazione subita dal vocabolo originario "Jehoshùa", riferito al personaggio oggi chiamato "Giosuè", in aramaico "Jeshùa", essendo quest'ultimo corrispondente al famoso Gesù, “coerentemente”, fu riportato dai copisti cristiani delle opere di Giuseppe il nome greco “Iesoùs”.

Messia Salvatore” o “Mashiah Jehoshùa” in ebraico, “Mashiah Jeshùa” in aramaico o “Christòs Iesous” in greco e “Iesus Christus” in latino, erano entrambi titoli divini. La dottrina salvatrice dell'umanità non doveva far risultare che il vero nome di "Gesù Cristo" era Giovanni, il capo degli Zeloti, perché i veri Padri fondatori del cristianesimo (messianismo), riformato da quello giudaico, sapevano che si trattava di uno dei figli di Giuda il Galileo. Di conseguenza tutti i nomi degli evangelisti "testimoni oculari dei fatti" non sono reali ma pseudonimi: come già dimostrato.
I vangeli primitivi gnostici, concepiti da una corrente giudaica essena egiziana, non furono scritti “da Giovanni” ma parlavano “di Giovanni”: un Messia ebreo “Salvatore del Mondo”; non più “Dominatore del Mondo”, da essi stessi profetato.
Il “Mashiah Jeshùa” Giovanni, per gli Esseni, era ancora giudaico, senza "Immacolata Concezione" e tantomeno "Sacrificio Eucaristico": inconcepibili per la Legge degli ancestrali Padri "rivelata" ai Profeti da Jahwè.

In realtà, “Gesù Cristo”, l’essere soprannaturale descritto nei Vangeli, non è mai esistito. E' un involucro teologico costruito sul nuovo mito del Messia "Salvatore del Mondo" riformato dagli Esseni per sostituire il pericoloso "Dominatore del Mondo" carico di odio contro Roma e, successivamente, evolutosi ulteriormente nel tempo con l'innesto del rito pagano teofagico dell'eucaristia ... ed infine con la "Natività", anch'essa pagana, attraverso la "Immacolata Concezione" di un Figlio di Dio partorito dalla "Madre Vergine" e fatto "della stessa sostanza del Padre dall'inizio dei secoli".
Le testimonianze "storiche" sulla Sua nascita sono talmente contraddittorie da rappresentare solo una delle molteplici prove che evidenziano il percorso di questo mito arricchito dagli scribi teologi neotestamentari nel corso di tre secoli

http://www.vangeliestoria.eu/approfondimento.asp?ID=18

 
 
 

Il cammino lungo la via...

Post n°734 pubblicato il 25 Luglio 2013 da paralotti
 

In una delle sue conferenze, dal titolo “Io chi sono?” Gurdjieff il divino maestro parla:

“Dell’incamminarsi verso la via”.

Ecco il brano finale in cui sono presenti elementi ricongiungibili per molti versi alla confraternita dei rosacroce. Leggetela attentamente e fatela vostra, essa parla di te, di me, di voi…

“Uomo ti attende un viaggio lungo e difficile; ti stai dirigendo verso un paese strano e sconosciuto. La strada è infinitamente lunga. Non sai se ti potrai riposare, né dove ciò sarà possibile. Devi prevedere il peggio. Devi prendere con te tutto ciò che è necessario per il viaggio.
Cerca di non dimenticarti nulla, perché poi sarà troppo tardi per rimediare l’errore, non avrai tempo di ritornare a cercare ciò che hai dimenticato. Valuta le tue forze. Sono sufficienti per tutto il viaggio? Quando sarai in grado di partire?
Non contare sulla possibilità di tornare. Questa esperienza potrebbe costarti carissima. La guida si è impegnata soltanto a condurti alla meta, non è obbligata a riaccompagnarti indietro. Sarai abbandonato a te stesso, e guai a te se t’infiacchisci o perdi la strada, potresti non tornare più. E anche se la trovi, resta il problema: tornerai sano e salvo?
Ogni sorta di disavventure attendono il viaggiatore solitario che non conosce bene la via, né le regole di condotta che essa comporta. Tieni a mente che la tua vista ha la proprietà di presentarti gli oggetti lontani come se fossero vicini. Ingannato dalla prossimità della meta verso cui tendi, abbagliato dalla sua bellezza e non avendo misurato le tue forze, non noterai gli ostacoli sulla via; non vedrai numerosi fossati che tagliano il sentiero. In mezzo a prati verdi cosparsi di splendidi fiori, l’erba nasconde un profondo precipizio. E’ molto facile inciampare e cadervi dentro, se gli occhi non sono attenti a ogni passo che stai per fare.
Non dimenticare di concentrare tutta la tua attenzione su ciò che ti sta immediatamente intorno. Non occuparti di mete lontane, se non vuoi cadere nel precipizio.
Però non dimenticare il tuo scopo. Ricordatene continuamente e mantieni vivo il desiderio di raggiungerlo, per non perdere la direzione giusta. E una volta partito, stai attento; ciò che hai oltrepassato, resta indietro e non si ripresenterà più: ciò che non osservi sul momento, non lo osserverai mai più.
Non essere troppo curioso, e non perdere tempo con ciò che attira la tua attenzione, non ne vale la pena. Il tempo è prezioso, e non deve essere sprecato per cose che non sono direttamente in relazione con la tua meta.
Ricordati dove sei e perché sei lì.
Non aver troppa cura di te, e rammenta che nessuno sforzo viene fatto invano”.

Come si evince dallo scritto, il cammino proposto non è per tutti, ma anche quei pochi cui è consentito non giungeranno tutti inevitabilmente alla meta. Chi vuole iniziare il cammino deve “morire a se stesso”, per poter divenire uno strumento adeguato alla missione particolare che dovrà compiere nel mondo, lungo la via. Infine morire a se stessi vuol dire spegnere i sensi esteriori e abbandonarsi all’autorità della propria natura essenziale, la vera Realtà.

 
 
 

I Falsari

Post n°733 pubblicato il 25 Luglio 2013 da paralotti
 

"..noi dobbiamo sempre essere pronti a credere che quello che a noi appare bianco, sia in realtà nero, se a deciderlo è la gerarchia della chiesa cattolica.»

- Ignazio da Loyola -

 
 
 

Morire a se stessi

Post n°732 pubblicato il 19 Luglio 2013 da paralotti
 


Il dramma, a cui la coscienza umana ( per chi ce l'ha...) è quotidianamente sottoposta, nasce dall'urto delle proprie aspirazioni con la continua repressione che deve subire dalla società cui appartiene.
Questo confli
tto, se affrontato con la consapevole volontà di seguire le linee dello sviluppo della propria coscienza personale, ci può far comprendere che tutti i fenomeni coscienziali, le idee, le credenze, le opinioni, i ragionamenti, i punti di vista, le preferenze, l'appartenenza a una condizione sociale, a una chiesa, a un gruppo, a una nazione e così via, sono contenuti della coscienza, ma non sono la coscienza!
Come voi non sono soddisfatto dell'odierna civiltà, fondata sull'egoismo e sul potere delle autorità costituite, che guarda caso, ho contribuito a costruire con la mia partecipazione e con la mia indifferenza, tanto da poter dire che il mondo è ciò che siamo noi e noi siamo ciò che è il mondo; di conseguenza soltanto io posso iniziare a cambiarlo senza aspettare che lo faccia qualcun'altro al posto mio.
Ovunque esiste un esercizio di potere psicologico sugli altri, questo potere, comunque venga esercitato sia con le ideologie, sia con le forti personalità di una maestro o di un capo, costringe l'uomo in uno stampo e ciò porta quasi sempre alla corruzione. Ovunque esista imitazione non c'è libertà, ma corruzione perché Il potere psicologico conduce alla paura, all'imitazione, alla creazione di religioni e di istituzioni per poter a nostra volta esercitare quel potere sugli altri che tanto odiamo.
Noi siamo umani in costruzione, non una nazione o un'istituzione e come umani dobbiamo combattere il potere in noi stessi. Cominciamo dunque da noi stessi, diventando responsabili delle nostre azioni, cerchiamo di scoprire se stiamo usando un potere psicologico con le nostre idee e istituzioni. Ciò costituirebbe uno sfruttamento psicologico, uguale allo sfruttamento economico. Interroghiamoci per sapere se economicamente il nostro operato è basato su interessi egoistici, se siamo possessivi e schiavi del denaro.
Domandatevi anche se vi sentite legati ad una patria, a un certo colore sulle carte geografiche. Tutte queste cose sono disumane, e se sono in voi, non raggiungerete mai la libertà e la verità che per l’uomo ordinario quali voi siete non esiste!
La libertà richiede la forza di morire alla struttura psicologica con la quale ci identifichiamo, è un morire e se stessi come sosteneva il divino maestro Gurdjieff e questo morire a se stessi ha un nome ben preciso.”Sofferenza Volontaria”.
Questa libertà colma di verità è un morire ogni giorno, ogni minuto, è morire all’immediatezza del piacere e del desiderio e soprattutto alla durata del dolore.
Questa morte continua è un perenne rinnovamento, una freschezza che non appartiene al mondo della continuità nella durata. Questo morire è creazione, creazione che è morte e amore, è Realtà nell’Essenza!

Pensieri in libertà

 
 
 

Simone mago e Gesù

Post n°731 pubblicato il 14 Luglio 2013 da paralotti
 

Come si faceva chiamare Simone Mago? Perché Simone Mago poté sostituirsi a Gesù?

Tra i trucchi utilizzati da Simone, si annoverava la capacità di attraversare le montagne e di cambiare la sua faccia. Questi atti ricordano o no le seguenti parole del Gesù evangelico (tra l'altro riportate solo da Matteo)?

Matteo 17:20 Ed egli rispose: «Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede
pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile.

Oppure il seguente racconto?

Matteo 17:1-2 Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.

Come Paolo, anche Simone predicava che gli uomini sarebbero stati salvati per mezzo della sua grazia e non per le opere giuste fatte. Egli era portatore delle nuove promesse che il mondo si sarebbe dissolto ma per quelli che avessero confidato in lui vi sarebbe stata libertà dai domini di questo mondo. Simone predicava di essere venuto per portare la salvezza agli uomini con la sua "conoscenza".

Ma gli elementi più stupefacenti che rendono conto della mistificazione che questo Simone riuscì a "vendere" sono i seguenti:

- Simone si considerava e veniva considerato a tutti gli effetti un Dio, che si era incarnato apparendo agli uomini come uomo anche se non lo era

- si definiva come il "Padre sopra tutto".

Ed ancora, in un crescendo di coincidenze che sempre più svelano la fosca trama tessuta alle spalle dei creduloni:

- si presentò pubblicamente sotto il nome di Cristo

- disse che aveva sofferto in Giudea, ma in verità questo era solo quello che gli altri pensavano: lui in effetti non soffrì

- Simone disse che se fosse stato sepolto vivo sarebbe risorto il terzo giorno

- Simone si spacciava tra i Giudei come il "Figlio", tra i Samaritani come il "Padre", e nelle rimanenti province come lo "Spirito Santo".

In poche parole, a portarci le prove cercate per asserire che siamo di fronte all'impostore che si sostituì al vero Cristo propagandato da Giovanni sono proprio i primi Padri della Chiesa.

Dei Ricchi Mac Volume III

 
 
 

Trinità e battesimo per i cristiani

Post n°730 pubblicato il 14 Luglio 2013 da paralotti
 

Perché i cristiani adorano nella Trinità una sola persona? Come mai il battesimo che pratica la Chiesa non è 'di fuoco' ma 'con acqua'?

La Chiesa s'è data molto da fare per sostenere la divinità dell'iniziatore della sua religione. Ciò si legge benissimo nelle formulazioni teologiche del suo catechismo, di cui ne citiamo due come esempio:

Seguendo i santi Padri, all'unanimità noi insegniamo a
confessare un solo e medesimo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, perfetto nella sua divinità e perfetto nella sua umanità, vero Dio e vero uomo, [composto] di anima razionale e di corpo, consostanziale al Padre per la divinità, e consostanziale a noi per l'umanità, "simile in tutto a noi, fuorché nel peccato" ( Eb 4,15 ), generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, e in questi ultimi tempi, per noi e per la nostra salvezza, nato da Maria Vergine e Madre di Dio, secondo l'umanità.

Un solo e medesimo Cristo, Signore, Figlio unigenito, che noi dobbiamo riconoscere in due nature, senza confusione, senza mutamento, senza divisione, senza separazione. La differenza delle nature non è affatto negata dalla loro unione, ma piuttosto le proprietà di ciascuna sono salvaguardate e riunite in una sola persona e una sola ipostasi [Concilio di Calcedonia: Denz. -Schönm., 301-302]. [1]

La figura della Trinità puzza di invenzione contorta, che il teologo fideista sa però tramutare in qualcosa di misterioso con le sue raffinate formulazioni, tanto intrise delle bieche argomentazioni già presenti nella lettera di Barnaba 684.

Ma da dove proviene questa trovata? La domanda è pertinente perché, citando proprio i Vangeli:

Matteo 10:26 [...] non v'è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato.

Dopo aver letto la storia di Simone Mago, abbiamo visto che non servirebbe più scervellarci troppo: egli da solo si era dichiarato, tutti insieme, Padre, Figlio e Spirito Santo. Non ci saremmo mai aspettati tanta megalomania ma fu proprio questa che, celata nei secoli dai paroloni utilizzati dai ministri della Chiesa, servì a saziare le speranze di ingenui creduloni.

Ma anche questa spiegazione non ci soddisfa completamente, perché non include l’altra figura che Giovanni indicava come "la bestia che sale dalla terra". Questa figura diabolica era un personaggio in carne ed ossa che noi abbiamo identificato in Giuseppe Flavio 669 ovvero Paolo 388, l’apostolo per eccellenza. In pratica la persona che Giovanni chiamava Satana, che in teoria dovrebbe essere una figura odiata dai Cristiani, fu invece proprio l'iniziatore di questa incredibile religione i cui fondamenti poggiano sulla più efferata e spregiudicata falsificazione della verità. La stessa verità che l’Apocalisse divulgava ma che gli schiavisti come Giuseppe Flavio soffocavano tramite "il battesimo di fuoco", cioè torture e supplizi cui erano sottoposti quelli che non accettavano supinamente il giogo imposto 615.

Non ci sembrerebbe dunque così strano che, per dimenticare questi supplizi, la Chiesa abbia alla fine deciso di ripristinare il vecchio battesimo "in acqua" facendo perdere la memoria di quello "di fuoco" partorito dalla mente perversa del "falso profeta".

Dei Ricchi Volume III

 
 
 
 
 

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