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Missione Apollo 20, l’astronave aliena sulla Luna e l’entità biologica extraterrestre trovata

Post n°48 pubblicato il 21 Giugno 2010 da mysterydgl1

Di recente su YouTube, il portale di condivisione e diffusione di video, un anonimo utente, che si firma con lo pseudonimo “RetiredAFB”, ha postato diversi video a suo dire assolutamente autentici. Nei video in questione, basilarmente tre anche se divisi in più tranches, si vedono rispettivamente queste scene:
A - Il decollo di una missione lunare segreta.
B - Il volo radente della navetta NASA sopra la superficie del nostro satellite, nel corso del quale viene inquadrato un UFO apparentemente precipitato all’interno di un cratere.
C - Una EVA (Extra Vehicular Activity, missione fuori dal LEM sulla superficie della Luna) nel corso della quale gli astronauti trovano - e filmano - le rovine di una città aliena abbandonata.
Ovviamente nel corso di poco tempo su Internet è esplosa la diatriba, e nei forum di mezzo mondo tra detrattori e sostenitori della veridicità dei filmati e degli eventi in essi descritti si è arrivati spesso a scontri infuocati. Ma cosa mostrano esattamente i video, e quanto sono credibili le informazioni di RetiredAFB?

Ecco 2 filmati sulla EBE:

VIDEO1
VIDEO2

 

A quanto emerge dall’articolo, intitolato “Intervista con W. Rutledge”, il diffusore dei video, RetiredAfb, sarebbe in realtà addirittura uno dei tre astronauti che compirono la rodigiosa impresa dell’Apollo 20, William Rutledge. Oggi 76enne, ex pilota civile di prototipi e in seguito esperto USAF, Rutledge sarebbe stato assoldato per la
missione per via delle sue notevoli competenze. Nato in Belgio a (Grembergen), ma residente in Rwanda (Africa) dal 1990, non parla inglese da anni (solo francese e Kinyarwanda), motivo per cui ogni tanto ci sono delle imprecisioni nei suoi scritti. Ma di cose da dirne, ne ha, così come tanta voglia di rivelare il proprio passato.
Certo, essere stato il protagonista di eventi straordinari e non poterlo dire a nessuno pesa, sappiamo che fu così per Philip Corso e per Michael Wolf. Ma andiamo con ordine. Arruolato dall’USAF e diventato esperto in tecnologie avioniche straniere (specie russe) ed esperto di aerei AJAX e di Mig Foxbat 25, venne scelto per la missione Apollo 20 a suo dire perché ateo. Rutledge avrebbe deciso di rivelare quanto sa e di diffondere i suoi video perché «il 2012 arriverà in fretta, e si vedranno molti UFO in giro già dal Settembre 2007». Dopo aver fornito un impressionante numero di dettagli tecnici sulla missione, nomenclature, acronimi, dettagli sull’attrezzatura o altro, Rutledge spiega la genesi della missione. In effetti è vero che il rendez-vous russo-americano Apollo-Soyuz del 1975 da alcuni viene considerato il volo “Apollo 18”, anche se curiosamente in quell’occasione la NASA non numerò la missione. Però, nel corso di una precedente missione Apollo, sembra la 15, gli astronauti NASA avevano già notato la presenza di un’astronave aliena nel cratere Izsak, e di conseguenza venne approntata la missione di recupero, assegnata al volo dell’Apollo 19, il cui modulo spaziale venne chiamato Endymion e il modulo lunare Artemis. La missione Apollo 19 però non ebbe fortuna: apparentemente per un guasto al sistema telemetrico, sbagliarono rotta e si schiantarono contro un piccolo asteroide. La missione dell’Apollo 19 venne dunque ereditata dall’Apollo 20: scoprire e riportare sulla Terra notizie, materiale e tecnologia aliena. La navetta NASA dell’Apollo 20 venne battezzata “Vandenberg Constellation” mentre il modulo LEM “Vandenberg Phoenix”. In questa missione segreta che vide coinvolte 300 persone circa, tutte alla Vandenberg AFB, collaborarono i russi. Collaborazione obbligata, dato che anche i russi erano a conoscenza della presenza della nave aliena sul lato oscuro della Luna, da quando nel ‘69 una loro sonda precipitò molto vicino alla zona dell’astronave. La decisione di intraprendere una missione di recupero per i russi nacque dal loro centro operativo di Sverdlovsk (noto per un altro video UFO, N.d.A.). Il capo programma era il professore Valentin Alekseiev, che in seguito divenne presidente dell’Accademia delle scienze degli Urali. Il cosmonauta Leonov fu scelto per via della sua popolarità, e perchè aveva già collaborato con gli americani nel programma Apollo-Soyuz. Nel 1994 Rutledge sostiene di aver rivisto, a Yekaterinburg, Valentin Alekseiev, che aveva sulla sua scrivania un modellino dell’astronave della Luna in malachite con incrostazioni d’oro (la malachite e l’oro erano sacri per molte antiche civiltà che ritenevano avessero poteri particolari, N.d.A.).
Una volta atterrati, la visita alla città non fu così ricca di scoperte come speravano: vista da vicino, la struttura che venne chiamata “La Città” era in realtà un cumulo di macerie, afferma Rutledge, di cui solo una costruzione rimaneva intatta, quella che battezzarono col nome di “cattedrale”. La città sembrava antica quanto l’astronave, ma era ridotta malissimo.

 

Dentro l’astronave
Oltre l’astronave aliena vista dall’alto, Rutledge e Leonov ne trovarono anche un’altra, triangolare. Ma la maggior parte delle ricerche le fecero all’interno della grande astronave vista dall’alto: le analisi confermarono che si trattava di un’astronave madre molto grande, che aveva attraversato gran parte dell’universo e, a suo dire, era antica un miliardo e mezzo di anni. All’interno, nella sezione motori, c’erano resti di vegetazione e rocce triangolari che emettevano gocce di liquido giallo dalle proprietà apparentemente guaritive, e tracce di vita extrasolare. Trovarono
anche dei piccolissimi corpi alieni, circa 10 centimetri l’uno, in capsule di vetro, presumibilmente embrioni, ma la scoperta maggiore furono due corpi, di cui uno intatto.
La chiamarono “Monna Lisa” dato che si trattava di una femmina umanoide, 1 metro e 65 di altezza, mani a sei dita (come gli esseri del Santilli Footage, N.d.R.). Era una pilota, pilotava con le dita e gli occhi, senza timone o cloche. I due astronauti per smuoverla dalla sedia del cockpit dovettero tagliare via due cavi collegati al suo naso, che però non possedevano narici visibili. Leonov rimosse il visore elettronico dagli occhi della donna e, nel farlo, dei liquidi biologici, forse sangue, le fuoriuscirono dalla bocca, naso, occhi, per congelarsi all’istante nell’atmosfera zero lunare. Alcune parti, come i capelli, sembravano invece in condizioni insolitamente buone, mentre la pelle sembrava protetta da una sorta di sottile pellicola trasparente. A quanto videro, la donna non sembrava né morta né viva, ma come in uno stato di sospensione vitale.
Apparentemente, Rutledge ha i video anche di questa parte della missione ed è intenzionato a diffonderli tra breve. Avrebbe avuto modo di ottenerli 15 anni fa, quando venne contattato da un ex collega che era a guardia di un container NASA pieno di vecchie foto e video da bruciare con una torcia al plasma. Ci furono dei ritardi nell’arrivo di queste torce, gli uomini di guardia ebbero qualche giorno per curiosare e decisero
che alcune cose erano tanto interessanti da poter essere vendute, così contattarono Rutledge, che acquistò parte del materiale.
I due astronauti trovarono anche un secondo corpo, distrutto, di cui riuscirono a portare a bordo dell’Apollo 20 solo la testa. Il colore della pelle di questo essere era blu grigiastro e, al di sopra degli occhi aveva degli strani simboli incisi, e una fascia attorno alla fronte. L’intero cockpit era formato da lunghe strutture tubolari semiesagonali e pieno di iscrizioni incomprensibili. Più di questo, l’affermazione davvero incredibile di Rutledge è che la donna pilota non era morta e, a quanto sembra, una volta riportata sulla Terra, i dottori della NASA riuscirono a rianimarla.

 

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