PAROLE IN LIBERTA'

Dibattito editoriale


Settimana scorsa (21-03-2008), su “Il Sole 24 ore”, è apparso un editoriale del Dott. Alberto Alesina dal titolo “Le barriere non sono una risposta alla recessione”, in cui venivano decantate le lodi del liberismo economico sfrenato. Incuriosito dal titolo mi misi a leggere il pezzo ma ben presto mi trovai in disaccordo con il Professore in quanto sosteneva che porre dei dazi doganali fosse dannoso per l’economia mondiale e, che secondo la teoria dei vantaggi comparati, è comunque sempre vantaggioso il commercio tra 2 paesi. Alesina proseguiva aggiungendo che l’Italia avrebbe dovuto riassettare la sua struttura produttiva, per adeguarsi al resto del mondo, con l’ausilio degli ammortizzatori sociali (es. cassa integrazione) e concludeva il suo pezzo accusando gli USA di aver causato un grave danno al mondo con la loro politica protezionistica del 1914-1940.Trovandomi totalmente in disaccordo con Alesina mi armai di buona volontà e gli scrissi questa mail.“Mi scuso per il disturbo ma, dopo aver letto il Suo editoriale pubblicato sul Sole 24 ore di oggi, non posso esimermi da alcune puntualizzazioni che spero risultino costruttive. Le teorie economiche liberali, da me sostenute, trovano oggi dei dubbi applicativi. I paesi emergenti, che corrono verso lo sviluppo, sono delle indubbie opportunità per i paesi sviluppati ma, i costi della manodopera ed il buon livello tecnologico raggiunto, sfavoriscono gli scambi economici. La teoria dei vantaggi comparati Riccardiana, sulla carta, pone dei vantaggi a tutti i paesi coinvolti nel commercio ma, il paradigma dello studio nasce da un modello non corrispondente alla realtà e che non tiene in considerazione molti parametri indispensabili ad una analisi veritiera del sistema economico. I costi di produzione, ad esempio in Cina, sono molto più bassi dei nostri ed anche qualitativamente il livello dei loro prodotti non è paragonabile ai nostri. Da tenere in considerazione è anche la mancanza di diritti dei lavoratori ed a volte lo sfruttamento di bambini. Orbene, porre dei "paletti" o tasse sulle importazioni servirebbe a tali paesi per compiere il passo finale verso lo sviluppo raggiungendo le economie occidentali (assumendo da esse anche costi di produzione e standard qualitativi). La Sua proposta di utilizzare gli ammortizzatori sociali per consentire il nostro adeguamento pare inappropriata giacché i soldi per gli ammortizzatori arrivano dallo stato.......quindi dalle nostre tasse o da un incremento del debito pubblico e l'Italia ora non se lo può permettere. Qualche manovra protezionistica non getterebbe il sistema mondiale in crisi ma anzi protegerrebbe il mondo occidentale da prodotti di qualità scadente a prezzi stracciati ed a volte creati dal lavoro di mani innocenti. Dopo la crisi del 29' l'isolazionismo americano non gettò nel baratro il mondo ma permise agli Stati Uniti di diventare la più grande potenza economica mai vista, garantendo libertà ai propri cittadini e posti di lavoro. In ultima analisi, ancora vive nella memoria sono le politiche protezionistiche Italiane sulle autovetture Giapponesi che permisero alla Fiat di non fallire e di garantire il posto di lavoro a migliaia di lavoratori”.La risposta del Dott. Alesina fu la seguente:”Non sono d’accordo ma grazie per aver letto con cura il mio pezzo”. Sinceramente mi aspettavo una risposta più esaustiva……. A. ClementiTrovate l’articolo integrale di Alberto Alesina su: http://www.decidere.net/home/2008/3/21/alberto-alesina-le-barriere-non-sono-una-risposta-alla-reces.html