Pietro Mennea, personaggio simbolo dell'atletica azzurra, ha criticato duramente il CIO a proposito dell'assegnazione a Pechino dei Giochi Olimpici, aggiungendo però che il boicottaggio non è la strada per risolvere il problema dopo la crisi tibetana"L'errore è stato a monte, assegnando i Giochi a Pechino. Il CIO si rifiuta ora di prendere posizione sul Tibet, contravvenendo allo spirito olimpico, e non fa altro che associare le Olimpiadi di Pechino alla parola genocidio". E' un affondo contro il Comitato Olimpico Internazionale quello di Pietro Mennea circa il dibattito sull'opportunità di boicottare i Giochi per la violazione dei diritti umani in Cina: l'ex campione di atletica ribadisce che quanto sta avvenendo ora in Tibet si sapeva da tempo. E quindi ha sbagliato il CIO a dare l'ok per le Olimpiadi nella capitale cinese."Tutti sappiamo che dal 1959, da quando il Dalai Lama è stato costretto ad andare in esilio - continua Mennea - in Tibet ci sono stati un milione di morti". Per questo "è stato un errore del CIO aver assegnato i Giochi". Quanto alla possibilità di boicottare Mennea da ex atleta non è favorevole: "Il boicottaggio può produrre effetti solo se è totale. Se tutti i Paesi decidono di non andare ai Giochi. Il boicottaggio parziale - spiega - come quello che si è verificato nel '76 a Montreal, o nell'80 e '84, non produrrà alcun effetto perché i Giochi si terranno e apriranno una finestra del mondo sulla Cina. Il CIO non ha fatto altro che legittimare quello stato, quegli uomini che oggi stanno causando dei morti in Tibet. Io non credo al boicottaggio perché tutto il mondo ha rapporti commerciali con Pechino. La stessa Unione Europea non prende una posizione chiara e netta".E' il CIO che "deve cambiare, non può dire all'opinione pubblica che non fa politica, se poi va a stipulare grandi contratti con la Cina".Eurosport
Pechino 2008 - Mennea attacca il Comitato Olimpico
Pietro Mennea, personaggio simbolo dell'atletica azzurra, ha criticato duramente il CIO a proposito dell'assegnazione a Pechino dei Giochi Olimpici, aggiungendo però che il boicottaggio non è la strada per risolvere il problema dopo la crisi tibetana"L'errore è stato a monte, assegnando i Giochi a Pechino. Il CIO si rifiuta ora di prendere posizione sul Tibet, contravvenendo allo spirito olimpico, e non fa altro che associare le Olimpiadi di Pechino alla parola genocidio". E' un affondo contro il Comitato Olimpico Internazionale quello di Pietro Mennea circa il dibattito sull'opportunità di boicottare i Giochi per la violazione dei diritti umani in Cina: l'ex campione di atletica ribadisce che quanto sta avvenendo ora in Tibet si sapeva da tempo. E quindi ha sbagliato il CIO a dare l'ok per le Olimpiadi nella capitale cinese."Tutti sappiamo che dal 1959, da quando il Dalai Lama è stato costretto ad andare in esilio - continua Mennea - in Tibet ci sono stati un milione di morti". Per questo "è stato un errore del CIO aver assegnato i Giochi". Quanto alla possibilità di boicottare Mennea da ex atleta non è favorevole: "Il boicottaggio può produrre effetti solo se è totale. Se tutti i Paesi decidono di non andare ai Giochi. Il boicottaggio parziale - spiega - come quello che si è verificato nel '76 a Montreal, o nell'80 e '84, non produrrà alcun effetto perché i Giochi si terranno e apriranno una finestra del mondo sulla Cina. Il CIO non ha fatto altro che legittimare quello stato, quegli uomini che oggi stanno causando dei morti in Tibet. Io non credo al boicottaggio perché tutto il mondo ha rapporti commerciali con Pechino. La stessa Unione Europea non prende una posizione chiara e netta".E' il CIO che "deve cambiare, non può dire all'opinione pubblica che non fa politica, se poi va a stipulare grandi contratti con la Cina".Eurosport