Dopo Gordon Brown, anche il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, non parteciperà alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino, in calendario l´8 agosto. E contemporaneamente il Parlamento Europeo chiede ai singoli governi di boicottare la cerimonia. Sempre più incrinata l´immagine di Pechino 2008. E quello che doveva essere il momento della presentazione della Cina, nuova potenza mondiale al mondo, la cerimonia d´apertura delle olimpiadi, rischia di essere un clamoroso schiaffo. Con una fiaccola olimpica, ormai costretta a nascondersi, si fanno sempre più insistenti le voci di dissidenti e minoranze discriminate, dal Tibet al Xinjiang. E la conseguenza è che anche le cancellerie occidentali iniziano a tenerne conto. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, non andrà alla cerimonia. Lo ha indicato una portavoce del segretario generale, Marie Okabe, precisando che Ban non potrà partecipare per «problemi di calendario». «Il governo di Pechino è già stato avvisato diverso tempo fa», ha precisato la Okabe. Da Bruxelles arriva un duro monito: boicottare la cerimonia «a meno che non riprenda il dialogo con il Dalai Lama». Il parlamento europeo, in una risoluzione sul Tibet approvata con 280 voti a favore, 24 contrari e 45 astensioni, ha condannato la repressione da parte delle forze di sicurezza cinesi, ha chiesto un'inchiesta indipendente sotto la vigilanza dell'Onu e ha chiesto una presa di posizione comune dell´Europa sulla presenza dei leader dell´Ue alla cerimonia d'apertura dell'8 agosto. Il parlamento ha chiesto formalmente che la presidenza dell'unione si adoperi per trovare una posizione comune sulla presenza dei capi di Stato dell'Ue alla cerimonia inaugurale, con l'opzione che essi non partecipino nel caso non ci sia una ripresa del dialogo tra le autorità cinesi e il Dalai Lama. Il parlamento ha condannato la repressione da parte cinese delle minoranze di etnia non han, e ha sottolineato che la Cina deve rispettare gli impegni presi con il Cio al momento dell'assegnazione dei giochi, nel 2001. Inoltre l'assemblea ha espresso la sua solidarietà al Dalai Lama e ai tibetani e ha sottolineato che la cina è invitata «a non fare abuso delle olimpiadi arrestando dissidenti, giornalisti e attivisti per i diritti umani, allo scopo di prevenire manifestazioni o la diffusione di notizie che le autorità considerino imbarazzanti». «È una decisione molto importante- ha dichiarato il ministro per le politiche giovanili e le attività sportive, Giovanna Melandri -. Ora mi auguro che i leader europei, non singolarmente, ma tutti insieme, accolgano le indicazioni del parlamento europeo». Nel mezzo delle critiche che da tutto il mondo le piovono addosso sulla repressione nell'altra provincia nera del Tibet, la Cina cerca di allentare l'attenzione con la rimonta di un problema, quello del terrorismo, che spaventa anche l'occidente. L'accusa di terrorismo, che Pechino non risparmia all'indirizzo di avversari, dissidenti o gruppi etnici minoritari, è stata lanciata anche questa volta con buona tempistica dal governo cinese. A distanza di quasi un mese dalla prima rivelazione, la Cina ha annunciato di aver smantellato altre due organizzazioni terroristiche a matrice islamica nella regione occidentale dello Xinjiang. dal sito de l'Unità
Olimpiadi, Ban Ki-moon non andrà all'apertura
Dopo Gordon Brown, anche il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, non parteciperà alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino, in calendario l´8 agosto. E contemporaneamente il Parlamento Europeo chiede ai singoli governi di boicottare la cerimonia. Sempre più incrinata l´immagine di Pechino 2008. E quello che doveva essere il momento della presentazione della Cina, nuova potenza mondiale al mondo, la cerimonia d´apertura delle olimpiadi, rischia di essere un clamoroso schiaffo. Con una fiaccola olimpica, ormai costretta a nascondersi, si fanno sempre più insistenti le voci di dissidenti e minoranze discriminate, dal Tibet al Xinjiang. E la conseguenza è che anche le cancellerie occidentali iniziano a tenerne conto. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, non andrà alla cerimonia. Lo ha indicato una portavoce del segretario generale, Marie Okabe, precisando che Ban non potrà partecipare per «problemi di calendario». «Il governo di Pechino è già stato avvisato diverso tempo fa», ha precisato la Okabe. Da Bruxelles arriva un duro monito: boicottare la cerimonia «a meno che non riprenda il dialogo con il Dalai Lama». Il parlamento europeo, in una risoluzione sul Tibet approvata con 280 voti a favore, 24 contrari e 45 astensioni, ha condannato la repressione da parte delle forze di sicurezza cinesi, ha chiesto un'inchiesta indipendente sotto la vigilanza dell'Onu e ha chiesto una presa di posizione comune dell´Europa sulla presenza dei leader dell´Ue alla cerimonia d'apertura dell'8 agosto. Il parlamento ha chiesto formalmente che la presidenza dell'unione si adoperi per trovare una posizione comune sulla presenza dei capi di Stato dell'Ue alla cerimonia inaugurale, con l'opzione che essi non partecipino nel caso non ci sia una ripresa del dialogo tra le autorità cinesi e il Dalai Lama. Il parlamento ha condannato la repressione da parte cinese delle minoranze di etnia non han, e ha sottolineato che la Cina deve rispettare gli impegni presi con il Cio al momento dell'assegnazione dei giochi, nel 2001. Inoltre l'assemblea ha espresso la sua solidarietà al Dalai Lama e ai tibetani e ha sottolineato che la cina è invitata «a non fare abuso delle olimpiadi arrestando dissidenti, giornalisti e attivisti per i diritti umani, allo scopo di prevenire manifestazioni o la diffusione di notizie che le autorità considerino imbarazzanti». «È una decisione molto importante- ha dichiarato il ministro per le politiche giovanili e le attività sportive, Giovanna Melandri -. Ora mi auguro che i leader europei, non singolarmente, ma tutti insieme, accolgano le indicazioni del parlamento europeo». Nel mezzo delle critiche che da tutto il mondo le piovono addosso sulla repressione nell'altra provincia nera del Tibet, la Cina cerca di allentare l'attenzione con la rimonta di un problema, quello del terrorismo, che spaventa anche l'occidente. L'accusa di terrorismo, che Pechino non risparmia all'indirizzo di avversari, dissidenti o gruppi etnici minoritari, è stata lanciata anche questa volta con buona tempistica dal governo cinese. A distanza di quasi un mese dalla prima rivelazione, la Cina ha annunciato di aver smantellato altre due organizzazioni terroristiche a matrice islamica nella regione occidentale dello Xinjiang. dal sito de l'Unità