Post N° 19

Post n°19 pubblicato il 07 Settembre 2005 da a4mani

Baby.kiss (scrittrice del blog City of sighs) onora il nostro blog scrivendo per noi questo post e proseguendo il racconto

- Adesso tu ti siedi… - cominciò Paolo.
Passava una mano stanca fra i capelli, e intanto si chiedeva cosa ci facesse tutta quella gente lì, e la marea di pensieri che si affollavano, e avrebbe voluto scappare lui, adesso, e lasciarli soli.
‘Ma sì, che usino pure il mio letto, purchè la finascano’ pensava.
Alessandro l’interruppe con un gesto brusco della mano.

- Tu non t’immischiare, ti prego. Risolveremo tutto….Sì, tutto passerà – e lo diceva come a convincersene.
‘Quelle pareti giallo senape, Paolo quanto ti odio’ si ritrovò a pensare. Perché, poi... Lo guardò, un po’ vacuo, un po’ sovrappensiero.
Qualcosa nel suo sguardo forse diceva più di quanto avesse voluto, perché l’altro fece un passo indietro.

- Siedi.

La sua voce era calma, gli occhi arrossati. Poggiò le mani sulle ginocchia. Era pronto ad ascoltarlo.
Ma Alessandro aveva esaurito le parole.
Quei giorni ventosi, e la fiera degli equivoci ad aggiungere ridicolo a tutta quella storia.
- Voglio vedere Silvia – disse.

Ma lei non vuol vedere te. Pensa a tutto quello che avete avuto. La maggior parte delle persone vive una vita intera senza conoscere una parte di ciò che siete stati e, nascosta nella mediocrità, si trascina aspettando che qualcosa cambi.
O resti immutato, perenne come ghiacci, e sterile.

 
- Forse so cosa è successo – mormorò Paolo. Non aveva il coraggio di guardarlo negli occhi.
Non avrei mai voluto questo… Credevo d’aver dimenticato.
Una rosa sbocciò sul collo di Alessandro.
Queste luci, troppo calde, troppo stretta questa stanza…
- Usciamo in terrazzo, vuoi?
- E Silvia…
- Silvia starà dormendo, o più probabilmente piangendo e maledicendoti perché non riesce a smettere d’amarti. Non sta troppo male. Vieni fuori.

Notte senza luna, quella. E il cielo nero, e quella stanza troppo gialla che avevano appena lasciato. Quella stanza…

- Non ci lasceremo mai nulla alle spalle, vero? – mormorò Alessandro.
Tormentava un geranio rosso lacca, poi lo lasciò andare.

Paolo non rispondeva, e guardava le stelle.
Ricordi?
- Ti scongiuro, fammi andare da lei.
I suoi occhi liquidi, e le sue mani...
- No. Dobbiamo parlarne, una volta per tutte – senza guardarlo, senza intonazione alcuna.
Una statua di marmo. Bellissima, immortale.
Il tempo era una foglia. E in quel momento era lì, fra le sue mani.
- Non è una buona idea, dimentichiamo – mormorò.
Fruscio di foglie, scheletri verdi.
Paolo sorrise.
Era terribile.
Quella stanza gialla, e quel sorriso.
- Voglio solo parlare con te. Su… – il sorriso si distese – non preoccuparti per Silvia. Non sentirà nulla di ciò che diremo.
Alessandro fece per alzarsi.
- No.
La mano forte di Paolo sul braccio.
- Non t’ho cercato io, siete venuti voi. Non avrei voluto aprire ancora vecchie ferite. Tu credi nel destino?
- Che cosa stai dicendo! – quasi urlò Alessandro – Il mio matrimonio si sfalda e devo star qui a sentirti vaneggiare come un santone?
- Non ti conviene farti sopraffare dalla collera – disse piano Paolo.
Una lama fredda alla base del collo. Alessandro sedette nuovamente, molle.
- Cosa vuoi.
- Nulla, solo parlare, te l’ho detto… Ne abbiamo di ricordi, io e te…
- Eravamo giovani, basta – un tremito.
- No… Tu eri giovane – appena un sussurro, un alito di vento.
- Voglio parlare con Silvia – tagliò corto Alessandro, alzandosi.
Voglio sparire, voglio sparire.
- …Di cosa? Di voi, del vostro matrimonio debole come una conchiglia? O di lei, nevrotica, fragile… O di te… Oh, su te quante cose direi… Su noi.
Rosso.
- E’ successo una volta sola… Forse due.

- Ma non ti è dispiaciuto.
Il sapore del ferro fra le labbra.
- Non avrei voluto… - balbettò Alessandro.
Paolo sorrideva.
Finalmente una reazione.
Un singhiozzo strozzato alle spalle di Alessandro. Si voltò.
Avevano lasciato la porta socchiusa.
- Tu… che ci fai qui?
- Volevo aiutarti con Silvia… - mormorò Claude.
- Come se non li avessi già aiutati abbastanza – sogghignò Paolo.
- Ti prego Paolo…
Stanco. Stanco. Lasciar perdere tutto, voglio andarmene.
- Perché dovrei lasciar perdere, finalmente siamo tutti insieme.
Sei crudele, Paolo. Come ho potuto desiderarti…
- Come hai potuto, Alessandro… - riuscì a dire Claude.
Perché sono sporco, mon ami, sono sporco.
- Già. Chiedigli perché veniva da me quando tu non c’eri.
Claude non rispondeva più. Aveva nascosto il viso fra le mani.
- Ma che bella riunione.
Eccoti. Solo tu mancavi.
- Silvia…
- Zitto Alessandro. Voglio sapere che ci fa lui a casa mia.
Claude corse fuori. Lo sentirono fare i gradini due a due.
In pochi attimi fu in strada.



 

 
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Post N° 18

Post n°18 pubblicato il 05 Settembre 2005 da a4mani

Lei non sentiva altro che il rimbombo dei suoi singhiozzi, Paolo assisteva ad una scena che aveva del filmico.

La cugina tra le braccia, tremante e in lacrime, e alle sue spalle l'eco di richiami e passi per le scale... in un solo istante il caos aveva invaso il palazzo, e due uomini di corsa avevano raggiunto il suo pianerottolo, trincea inconsapevole di una battaglia ancora sconosciuta. Uno di loro era il marito della cugina. Pochi istanti  per razionalizzare. Primo: Silvia. Secondo: Alessandro. Terzo: chi è quell'altro? Quarto:          . Il silenzio.

- Alessandro! Che cosa cazzo state facendo? -  

La cugina rannicchiata sul suo petto lo aveva veramente scosso, e il modo in cui lei premeva il viso contro la sua spalla nel disperato tentativo di essere protetta da qualcosa, qualcuno - possibile fosse proprio Alessandro? - lo rendeva seriamente preoccupato su tutto quello che stava succedendo.

- Niente, Paolo, devo solo parlare con Silvia...

Alessandro allungò un braccio verso la moglie, ma Paolo rinsaldò la stretta con cui proteggeva la cugina, che aveva avuto un fremito all'affermazione del marito...

- Non se ne parla, Ale... è chiaro che se è qui è perchè non ne ha nessuna intenzione adesso, e meno che mai in questa condizione. Forse è il caso che vi calmiate un po' tutti quanti, e aspettiate che siate tutti in grado di ragionare... e l'inseguimento non mi sembra proprio una gran manifestazione di persone che siano in sè.

Gli occhi di Alessandro, da scintillanti che erano, quasi infuocati, persero ogni luminosità. La maschera dell'accanimento era caduta, ed era rimasta solo la veste della sua desolazione. Quell'espressione colpì al cuore Paolo, forse ancor più del cuore della cugina che sentiva impazzito pulsare sul suo petto, e spinto dalla compassione invitò tutti ad entrare in casa.

- Silvia, stai calma... adesso vai in bagno, datti una rinfrescata... se non te la senti, vai pure nella mia camera a riposarti, se invece stai bene, raggiungici in sala... io devo parlare un po' con Ale e il suo amico...

Una volta lasciata la cugina Paolo si recò verso il salone. Non aveva idea di cosa fosse successo. Ma una cosa era certa, la sua cena con Manuela era saltata.   

 
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Post N° 17

Post n°17 pubblicato il 01 Settembre 2005 da a4mani

Si rialza quando i singhiozzi lasciano il posto alle lacrime asciutte sulle guance. si strofina gli occhi con le mani, cerca di far tornare almeno un pochino di quel contegno che ha perso negli ultimi minuti. Camminando come un automa nel soggiorno si dirige verso la cucina, con le braccia conserte, quasi come ad abbracciarsi per proteggersi. Attraversando il salotto intravede con la coda dell'occhio una foto sul tavolino di fronte al divano, una foto con due volti sorridenti, il suo e quello di Alessandro, quella volta in settimana bianca, quanti bei momenti, quanta passione in quei primi tempi ...i ricordi si fanno strada nella sua mente, una lacrima gli riga di nuovo il volto, la rabbia riaffiora e, preso il portafoto in mano, lo scaglia urlando contro il muro, quasi ad accusarlo di avergli ricordato quanto stesse bene con lui...
In un istante decide che non può rimanere in quella casa, andrà a mangiarsi qualcosa in un chioschetto lungo la strada o si farà un paio di pezzi di pizza da qualche parte. Meglio uscire da lì.

Si rimette in sesto velocemente e dopo 5 minuti (se volessero le donne sarebbero ugualmente belle in un decimo del tempo) si mette il giubbino di jeans ed esce. Sceglie di andare a piedi, che male di sicuro non fa. Mentre passeggia per le vie del centro butta un occhio sulle vetrine dei negozi oramai chiusi, mentre altri negozianti chiudono le serrande dei loro esercizi. Si ferma davanti ad un completino molto carino, nota il prezzo e decide (a malincuore ma sorridendo) che un mutuo solo (quello della casa) per adesso può essere più che sufficiente. Continua a camminare e, passando davanti ad un ristorante, getta distrattamente un occhio sulle persone che stanno mangiando. Una vampata parte dallo stomaco e arriva al viso. I suoi cinque minuti di serenità si frantumano come il vetro di una finestra colpito da un martello

- È lui. E l'altro con lui chi è? e se fosse...o mio dio...

si rende conto di essersi appoggiata al vetro quando Alessandro si gira per caso e la nota, appena la vede si alza e la chiama, sente il suo nome che viene gridato e rimane un suono ovattato a causa del vetro. Lui fa per uscire dal ristorante ma lei si gira da dove era venuta e scappa via piangendo. Alessandro esce per strada.

- Silvia!!! Silviaaa!!! Non è come credi...torna indietro!!

Niente da fare...la sua snella ed atletica figura se ne va correndo a più non posso, inutile anche solo tentare di raggiungerla.
Silvia corre per i marciapiedi finchè ne ha fiato, verso direzioni casuali, fino a che non si accorge di trovarsi sotto casa di un suo cugino. Gli suona al citofono, per fortuna c'è ed è solo, è contenta di non disturbare, ma ha disperato bisogno di braccia amiche e conosciute. Quando suo cugino Paolo aprendo la porta di casa se la trova davanti, stremata dalla fatica e con le lacrime agli occhi, non può che porgerle la più scontata delle domande

- Silvia...ma che cosa ti è successo!?!?

Lei, in tutta rispsta, gli si butta tra le braccia piangendo.

 
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Post N° 16

Post n°16 pubblicato il 13 Agosto 2005 da a4mani

Nascoste tra le pieghe della rabbia, ormai, le lacrime dell'amore.

L'orgoglio fagocita ogni cosa, anche sè stessi. Non era più alcun motivo, se non quello stupido sentimento che disgrega la ragione e la follia distribuendole uniformemente nel sangue, a innalzare muri su muri su quel sentiero comune che era il rapporto tra Silvia e Alessandro.

Stringeva in pugno le chiavi della macchina, Alessandro, mentre scendeva le scale, ormai convinto a togliersi dalla scena per un bel po' - almeno finchè non gli fosse sbollita la rabbia - e, una volta varcato il portone del palazzo, sentì il suo telefono squillare.

- Eccola - pensò - questa stupida. Ci ha già ripensato. Si è accorta magari che ha esagerato? -

Invece no. Il display lampeggiava ignoto un numero privato, e così, senza prospettive, Alessandro rispose all'insistere della chiamata.

- Pronto? -

- Alessandro??? -

- ... Claude! -

- Ma, Alessandro! Mi spieghi cosa succede? Oggi che mi sei sembrato così strano, poi mi chiami e riappendi il telefono! Tutto bene, mon ami? -

"Mon ami"... quante volte glielo aveva sentito dire, durante le loro chiacchierate... quell'intonazione così gioviale, a volte con quelle sfumature così dolci, voce che accarezzava l'animo, voce che gli aveva svelato fili di vita - la sua - sconosciuti eppure che non avrebbe mai dimenticato ...

- Claude, mi dispiace, ma mi hai preso in un brutto momento... sono in un po' di guai... -

- Oh, mi dispiace Alessandro, ma... vuoi che ne parliamo? Io stavo andando a cena e, tu.. hai già mangiato? -

La domanda raggiunse il suo stomaco prima del suo cervello, e Alessandro realizzò che, quel giorno, non aveva messo nulla sotto i denti, tra uno strepito e un pianto..

- No, veramente no...

- Dai, ceniamo insieme. Abbiamo tante cose da raccontarci...

Ci pensò su. Pensò a Silvia. Che avrebbe detto nel sapere che lo stesso giorno della crisi che sembrava una delle più forti dall'inizio della loro relazione, era andato a cena con quello che era stata la causa del loro litigio?

- Poco male - pensò - ho sopportato abbastanza oggi, e se non mangio svengo. Tanto meglio mangiare in compagnia. -

- Ok Claude. Ti passo a prendere all'hotel tra un quarto d'ora.

 
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Post N° 15

Post n°15 pubblicato il 26 Luglio 2005 da a4mani

"Silvia!"

vedendola si alzò in piedi e si asciugò goffamente le lacrime che, oramai quasi asciutte, gli avevano rigato il viso come il trucco colato nella maschera di un triste clown.

"..che ci faccio qui?..che vuoi che ci faccia..sono venuto a vedere come stai..se stai male quanto me.."

Lei gli passava a fianco senza guardarlo negli occhi, la sua corazza di ghiaccio, appena indossata per l'occasione, scintillava al sole rosso di un tramonto qualsiasi di settembre.

"Mi era sembrato di essere stata chiara. Non ti voglio qui"

La frase le sembrava stonata tanto quanto in cuor suo sapeva non fosse verità.
Alessandro non cedeva.

"Dai Silvia, per favore..sai che è una storia passata, morta e sepolta..sono mortificato del fatto di non avertene mai parlato..ma se ti ho ferito ti chiedo perdono..fammi almeno rientrare in casa.."

Mentre lui parlava lei armeggiava nella borsa e, dopo trivellazioni varie nel substrato di cianfrusaglie che permeava il fondo della borsa stessa, trovava le chiavi di casa ed apriva il portoncino di ingresso. Appena varcata la soglia, si girò verso Alessandro. I suoi occhi verdi annaspavano e chiedevano aiuto tra le lacrime, mentre le stesse scivolavano copiose sul volto trasportando il proprio fardello di tristezza, rabbia e disperazione.

"Io...io te ne ho perdonate tante Alessandro...troppe...tu non cambi mai...quando per un po' di tempo non succede niente di particolare e si crea un po' di equilibrio tra noi...arriva la scossa di un terremoto e ributta giù tutto quello che avevamo pazientemente rimesso in piedi...e questa scossa è grossa, caro mio...ce ne vorrà di tempo per riaggiustare tutto..."

Detto questo gli chiuse la porta in faccia, appoggiò la schiena alla porta e si lasciò scivolare fino a sedersi a terra, piangendo a dirotto. Alessandro fece lo stesso dall'altra parte del portoncino.

"Silvia...so che mi senti...so che adesso sei tanto arrabbiata con me perchè ti ho mentito...o perlomeno non ti ho parlato di questa parte della mia vita...ma cerca di capirmi.."

Lei non lo fece finire

"NO TU CERCA DI CAPIRMI!!NON SO PIU' CHI HO SPOSATO, TE NE RENDI CONTO??!? non so più chi ho sposato..."

E ricominciò a piangere a dirotto. In quel momento era come se le parole dette con l'amica non fossero servite a niente, come se avessero tentato di prosciugare un lago con un secchio.

Alessandro capì che non era il caso di continuare a stressarla
"Va bene, io vado a cercare un posto per dormire, forse dai miei, ho il cellulare con me, quindi se ne senti il bisogno chiamami"

Nell'uomo che ha combinato qualcosa di brutto alla sua donna a volte si crea una sorta di muro del suono, prima del quale è indicibile il dispiacere di aver arrecato tanta sofferenza alla persona che si ama e si è ansiosi di voler riparare. Ma passato quel punto (ci si avvicina tentando appunto di recuperare trovando però un muro di gomma dall'altra parte) subentra una sorta di autodifesa emotiva, scatta una rabbia che può far diventare molto cinici verso chi ci fa sentire così maledettamente in colpa, e spesso in quei casi volano parolone. Alessandro non disse nulla, ma nella mente i "vaff" si sprecarono.

Guardò in giro, il sole era quasi calato del tutto, tinteggiando di rosso i palazzi più alti. Decise che era il caso di mettere qualcosa sotto i denti e di chiamare a casa per trovare dove dormire la notte.

Intanto Silvia piangeva.

 
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