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spazio di riflessione e notizie dei DS di Lecco

LIBERO PENSIERO


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PIETROBELLI : COMUNICATO STAMPA  A "LA PROVINCIA"

Post n°90 pubblicato il 10 Aprile 2007 da passaparolads

Apprendo dal Vostro giornale, di oggi 06 aprile, che esperti DSimmagine sono favorevoli al progetto del Porto alle Caviate. Nulla di più falso!!  Ritengo che la notizia, così confezionata, sia lesiva dell’onorabilità e genuinità della posizione chiaramente espressa dal nostro partito nelle sedi istituzionali riguardo, appunto, al problema del cosiddetto “Porticciolo”. Ritengo inoltre che sia stata commessa una gravissima scorrettezza giornalistica oltre che uno squallido tentativo di inquinare il confronto politico che dovrebbe invece essere sempre rispettoso delle varie posizioni espresse senza alludere a chissà quali retro pensieri tipici invece di momenti politici oscuri che spero, per il futuro della nostra democrazia, non debbano più tornare.

E’ vero! l’architetto Giuseppe Conti e l’ingegnere Vittorio Addis sono iscritti al nostro partito e componenti degli organismi direttivi ma sono anche quotati professionisti del nostro territorio e come tali hanno fornito alla società committente un parere tecnico che coinvolge solamente la loro sfera di competenza professionale e non politica. Il loro parere riguarda le loro persone e le società a cui appartengono ( questo è il mercato!) invece la posizione politica sul progetto del porto compete ai nostri consiglieri in Consiglio Comunale e all’indirizzo che la segreteria della città di Lecco esprime.

Nel merito, come consiglieri comunali DS abbiamo sottoscritto, nei primi giorni di gennaio, il documento di osservazioni inviato alla Regione lombardia in cui si manifestava in modo inequivocabile la netta contrarietà al progetto del Porto alle Caviate  e proseguiamo la nostra attività nella raccolta di ulteriore documentazione che ci permetterà, a breve, di porre altri seri ostacoli alla realizzazione di tale progetto; come direzione cittadina, oltre che condividere e sostenere fattivamente le scelte dei nostri consiglieri, non foss’altro per il doppio ruolo che ricopro di segretario cittadino e di consigliere comunale, abbiamo anche aderito al comitato di cittadini  che si oppone a quest’opera edilizia e mettiamo a disposizione,per la raccolta di firme, tutta la nostra capacità organizzativa.

Infine , per onor del vero, devo testimoniare il comportamento di assoluta correttezza politica di Addis e di Conti che non hanno mai, in nessun momento e in nessuna occasione, interferito con la nostra autonoma e libera posizione di netta contrarietà al progetto.

 

Lecco, 6 aprile 2007

Roberto Pietrobelli Segretario cittadino DS – LECCO

 
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Edificazione e porto alle Caviate

Post n°89 pubblicato il 10 Aprile 2007 da passaparolads

Il megaprogetto edificatorio ( su 11.000 mq di superficie sono previsti 51.000 mc di residenze di lusso su 6 piani e albergo su 8 piani) con annesso nuovo porto alle Caviate di Lecco (335 posti barca di cui 220 a motore con una piattaforma nel lago con muro in calcestruzzo e riporto di materiale da monte, lunga circa 350 m. e larga 15 m. ) è attualmente all’esame della Regione Lombardia che dovrà pronunciarsi sullo studio di V.I.A. (Valutazione Impatto Ambientale prescritta dal Piano Regolatore Generale di Lecco) presentato dai proponenti operatori privati.
Il 9 gennaio scorso WWF,Legambiente, Italia Nostra,Verdi e Consiglieri comunali di opposizione a Lecco hanno presentato in Regione  dettagliate e motivate osservazioni in merito.
Successivamente la Provincia di Lecco, il Consorzio del Lario e dei laghi minori per il demanio e la navigazione, la Sovrintendenza per i beni culturali e paesaggistici hanno inviato in Regione i loro pareri molto critici,  in sintonia con le sopraccitate osservazioni. 
Sinteticamente la Sovrintendenza  “ritiene l’intervento proposto insostenibile dal punto di vista paesaggistico in quanto… una così abnorme  concentrazione volumetrica posta proprio in una delicata fascia ancora libera fra l’abitato ed il lago comporta, come peraltro osservato dalla Provincia di Lecco, l’aggravarsi della scissione lago/montagna …per cui  ritiene che la proposta progettuale debba essere radicalmente ripensata .. e per quanto riguarda il porto...l’impatto complessivo della struttura eccessivo e comunque da sottoporre a più approfondite verifiche”. 
Infine la Sovrintendenza, richiamando pronunce della Corte Costituzionale secondo la quale “la tutela paesaggistica è  insuscettiva di subordinazione rispetto agli altri interessi sia pubblici che privati”, conclude dicendo che “ gli elementi presenti nella documentazione inoltrata ( vedi V.I.A.) consentono la formulazione del su esteso parere, senza la necessità di ulteriori integrazioni.”

dal volantino del "comitato dei cittadini"

 
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EMARGINATO E DERISO: "SEI GAY" STUDENTE SI UCCIDE

Post n°88 pubblicato il 06 Aprile 2007 da passaparolads

TORINO   :   Un sedicenne torinese si è ucciso gettandosi dal quarto piano, in un biglietto le motivazioni del gesto

Emarginato e deriso dai compagni di classe, un sedicenne immaginestudente di Torino si è tolto la vita lanciandosi dalla sua abitazione al quarto piano. Gli altri ragazzi, per prenderlo in giro, in passato lo apostrofavano con il nome di un personaggio della trasmissione tv «Il Grande Fratello» indicato come omosessuale, «Jonathan».
Della vicenda si sono occupati i carabinieri. Lo studente, M.P., è figlio di una donna di origine filippina e di un agricoltore dell’astigiano, sposati nel 1989 e separati dal 1999. Prima di gettarsi nel vuoto ha lasciato due biglietti ora in mano ai carabinieri dai quali si è appreso che in uno chiede scusa ai genitori, nell’altro traccia le motivazioni del suo gesto. «A scuola - è il senso del messaggio - non mi accettano perchè mi vedono come uno diverso da loro. Non mi sento integrato».
M.P. è il secondo dei tre figli della coppia. Frequentava l’istituto tecnico Sommellier, considerato uno dei più prestigiosi di Torino, e, come ora spiega la preside, Catterina Cogno, «era il migliore della classe». «Aveva manifestato del disagio - spiega - all’inizio del precedente anno scolastico, nel 2005. Vedendolo in lacrime, un insegnante lo avvicinò. E dopo qualche titubanza disse che gli altri lo prendevano in giro perchè studiava troppo e aveva dei bei voti. Lo chiamavano «Jonathan». Intervenimmo subito, sgridammo i suoi compagni, e da allora non è più stato notato nulla di insolito. Era bravo, garbato, sensibile. Per noi è stato un fulmine a ciel sereno».
dal sito del quotidiano LA STAMPA :

 
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REPORT :ENRON: L'ECONOMIA DELLA TRUFFA

Post n°87 pubblicato il 06 Aprile 2007 da passaparolads

Domenica  8 Aprile alle 21.00 su RAI TRE.

Il film racconta la storia di uno dei maggiori scandali finanziari di
immagine tutti i tempi, quello che ha travolto il colosso americano dell?energia: Enron. 32 dirigenti sono stati accusati di aver rubato più di un miliardo di dollari mentre investitori e impiegati hanno perso tutto. Da quello scandalo è nata la più rigorosa riforma del diritto societario dagli anni 30. Tratto dal bestseller ?The Smartest Guys in the Room,? scritto dai giornalisti di ?Fortune? Bethany McLean e Peter Elkind, e basato su testimonianze incendiarie e registrazioni audio e video, il film di Gibney porta allo scoperto gli eccessi e la cupidigia - al limite dell?immaginabile - delle alte cariche della Enron e il totale vuoto morale che era alla base della cosiddetta ?filosofia aziendale?. Il film raggiunge uno sconvolgente climax quando ascoltiamo le voci degli operatori finanziari della Enron che spiegano come sono riusciti a guadagnare centinaia di milioni di dollari attraverso la creazione artificiale di blackout in California.
Qualche mese fa gli alti dirigenti Enron sono stati condannati fino a 24 anni di carcere.
Le modalità che hanno portato alla bancarotta della grande azienda americana sono del tutto simili a quelle della Parmalat.

 
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GUANTANAMO: UN NUOVO RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL 

Post n°86 pubblicato il 06 Aprile 2007 da passaparolads

Amnesty International ha diffuso oggi un nuovo rapporto in cuiimmagine denuncia che la grande maggioranza di coloro che si trovano ancora a Guantánamo è detenuta in condizioni d’isolamento crudeli, che violano gli standard internazionali. La maggior parte dei prigionieri è stata sottoposta a un trattamento duro per tutta la durata della detenzione, trascorsa in gabbie metalliche o celle di massima sicurezza. Per di più, una nuova struttura aperta lo scorso dicembre, conosciuta come Campo 6, ha determinato condizioni ancora più rigide e durature d’isolamento estremo e deprivazione sensoriale. I prigionieri sono reclusi per 22 ore al giorno in celle
d’acciaio isolate e recintate, tagliati quasi completamente fuori da ogni contatto umano. Le celle non hanno aperture sull’esterno o accesso a luce e aria naturale. I detenuti non possono svolgere alcuna attività, sono sottoposti a illuminazione costante, 24 ore su 24, e sorvegliati regolarmente dal
personale del centro, attraverso spioncini collocati sulla porta della cella. Possono svolgere esercizio fisico uno per volta, in un cortile circondato da alte mura perimetrali che lasciano filtrare poca luce naturale. Poiché spesso vengono portati fuori dalle celle di notte, essi rischiano di non vedere la luce del sole per giorni e giorni. Le autorità statunitensi hanno descritto il Campo 6 come una ‘struttura moderna e all’avanguardia’, più sicura per il personale e più confortevole per i detenuti. Tuttavia, Amnesty International ritiene che le condizioni, come rilevato da immagini fotografiche e dalle testimonianze dei prigionieri e dei loro avvocati, violino gli standard internazionali sul trattamento umano. Per certi aspetti, queste condizioni appaiono maggiormente severe anche dei più restrittivi livelli di custodia in ‘supermassima sicurezza’ applicati in territorio statunitense, criticati da organi internazionali come incompatibili con gli standard e i trattati internazionali sui diritti umani. Avvocati che hanno recentemente visitato i prigionieri del Campo 6, hanno espresso preoccupazione per l’impatto delle condizioni detentive sulla salute mentale di diversi dei loro clienti. L’organizzazione per i diritti umani chiede che Guantánamo sia chiusa e che i detenuti siano incriminati e processati secondo gli standard internazionali sui processi equi oppure rilasciati. Nel frattempo, gli Usa dovranno prendere immediate misure per alleviare le condizioni detentive e assicurare che tutti i prigionieri siano trattati secondo gli standard e i trattati internazionali. Le misure sollecitate da Amnesty International comprendono la fine dell’isolamento prolungato e in condizioni di limitata stimolazione sensoriale, un aumento delle attività e delle opportunità di associazione tra i detenuti, contatti regolari con le proprie famiglie e possibilità di fare telefonate e ricevere visite. Amnesty International, infine, chiede al governo statunitense di consentire l’ingresso a Guantánamo di organizzazioni indipendenti e di esperti Onu sui diritti umani, nonché di un team indipendente di medici che possa visitare i detenuti in privato e accertarne le condizioni di salute.

Da: Il sito internet  di LATINOAMERICA e tutti i sud del mondo:
http://www.giannimina-latinoamerica.it

 
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CONCLUSO IL CONGRESSO DS DI LECCO

Post n°85 pubblicato il 06 Aprile 2007 da passaparolads

Si è concluso sabato 31 marzo all’ aula Magna dell’ Ospedale “A.immagine Manzoni” di Lecco il IV Congresso provinciale dei Democratici di Sinistra di Lecco.
Il tema centrale di discussione è stata la prospettiva del Partito Democratico. Venerdì sera, dopo la relazione del Segretario uscente Gian Mario Fragomeli, hanno preso la parola le associazioni, i partiti e i rappresentanti istituzioni, tra cui il Presidente della Provincia Virginio Brivio.
Sabato mattina si è aperto il dibattito degli iscritti che ha visto al centro il progetto del Partito Democratico. Gli interventi dei delegati della mozione Fassino, pur sostenendo con convinzione la costituzione del Partito Democratico, hanno posto alcune condizioni irrinunciabili per fare del nuovo soggetto politico la nuova casa di tutti i riformismi italiani. Contrarietà assoluta al Partito Democratico è arrivata dagli esponenti della mozione Mussi che, nei loro interventi, hanno denunciato la fragilità del progetto.
A conclusione dei lavori è stato proclamato il nuovo Segretario provinciale: il riconfermato Gian Mario Fragomeli, è stata eletta la nuova Direzione provinciale, il Collegio dei garanti, i Revisori dei conti, i Delegati al Congresso Regionale e la metà dei componenti lecchesi della Direzione regionale (l’altra metà verrà eletta al Congresso regionale).
Il Segretario provinciale Gian Mario Fragomeli, appena rieletto, ha dichiarato: “Ringrazio tutte le delegate e i delegati che hanno reso vivo e partecipato il nostro congresso. Dopo i congressi di sezione anche il Congresso Provinciale ha dimostrato che, nei momenti importanti, le donne e gli uomini dei Democratici di Sinistra sanno mettersi in gioco fino in fondo con passione e spirito di rinnovamento, consapevoli che la sfida oggi è più ampia, per andare oltre la politica attuale, con un nuovo linguaggio più vicino ai cittadini, in risposta all’esigenza di modernità che la società ci richiede. L’ampio consenso ottenuto è sicuramente una grande soddisfazione e mi rende più fiducioso nell’affrontare l’impegnativo cammino che attende me e il nuovo gruppo dirigente per l’avvio della fase costituente del Partito Democratico”.

 
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APPELLO DI EMERGENCY

Post n°84 pubblicato il 29 Marzo 2007 da passaparolads

Siamo angosciati per la sorte di Rahmatullah Hanefi. Il immagineresponsabile afgano dell'ospedale di Emergency a Lashkargah è stato prelevato all'alba  di martedì 20 dai servizi di sicurezza afgani. Da allora nessuno ha potuto vederlo o parlargli, nemmeno i suoi  famigliari. Non è stata formulata nessuna accusa, non esiste alcun documento che comprovi la sua detenzione. Alcuni afgani, che lavorano nel posto in cui Rahmatullah Hanefi è rinchiuso, ci hanno detto però che lo stanno interrogando e torturando "con i cavi elettrici".
Rahmatullah Hanefi è stato determinante nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo, semplicemente facendo tutto e solo ciò che il governo italiano, attraverso Emergency, gli chiedeva di fare. Il suo aiuto potrebbe essere determinante anche per la sorte di Adjmal Nashkbandi, l'interprete di Mastrogiacomo, che non è ancora tornato dalla sua famiglia.
Oggi, domenica 25, il Ministro della sanità afgano ci ha informato che in un "alto meeting sulla sicurezza nazionale" presieduto da Hamid Karzai, è stato deciso di non rilasciare Rahmatullah Hanefi. Ci hanno fatto capire che non ci sono accuse contro di lui, ma che sono pronti a fabbricare false prove.Non è accettabile che il prezzo della liberazione del cittadino italiano Daniele Mastrogiacomo venga pagato da un coraggioso cittadino afgano e da Emergency. Abbiamo ripetutamente chiesto al Governo italiano, negli ultimi cinque giorni, di impegnarsi per l'immediato rilascio di Rahmatullah Hanefi e il governo ci ha assicurato che l'avrebbe fatto. Chiediamo con forza al Governo italiano di rispettare le parola data.

Anche tu puoi aderire su http://www.emergency.it/appello/index.php?ln=It

 
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PARTITO DEMOCRATICO TRA PERDITA E CONSOLIDAMENTO DELL' IDENTITA'

Post n°83 pubblicato il 25 Marzo 2007 da passaparolads
 

In questa fase della nostra vita politica si sta “celebrando”, in tutti i territori del paese, il congresso “straordinario” dei Democratici di Sinistra; si tratta di un avvenimento di grande rilevanza che interessa prima di tutto i militanti e i simpatizzanti del partito, ma il cui respiro politico va decisamente oltre.
Ho come l’impressione che la sensazione di essere ad un crocevia sia vagamente presente in tutti noi, ma questo fatto anziché promuovere la consapevolezza del significato e dei contenuti della “svolta”, stia aumentando in molti compagni il senso di smarrimento, di rifiuto, addirittura di nervosismo.
Proverò in queste poche righe a dire quale è, a mio parere, il senso profondo di questo passaggio e perché, dopo lunghe riflessioni personali e con altri compagni, ritengo oggi che il Partito Democratico possa (sottolineo “possa”, perché nessuno ha certezze in questa fase) costituire una opportunità di rilancio della nostra identità.
Si sta discutendo, nei circoli e nelle sezioni del partito, della opportunità o meno di dar vita ad un  nuovo soggetto politico, il Partito Democratico, che dovrebbe rappresentare il nuovo corso del riformismo democratico e il naturale epilogo dell’esperienza dell’Ulivo; ma in realtà il suo significato è più ampio, arrivando a marcare un punto netto di discontinuità con la vicenda storica dei DS.

E’ chiaro infatti che il disorientamento di molti di noi è legato principalmente alla questione dell’identità, e si esprime come premura e preoccupazione per il destino di un patrimonio di storia, tradizione e azione che ha penetrato di sé il senso della vita di molti.
Con la nozione politica di “sinistra” ci si riferisce, attualmente, a due diversi ordini di significati: un insieme di valori etico - sociali fondamentali per la costruzione del ben-essere delle persone, un sistema ideologico più o meno preciso di pensiero e di prassi capace di praticare storicamente quello stesso insieme di valori etico – sociali.
Da una parte c’è il sistema dei valori, dall’altra il sistema dell’ideologia; il primo rappresenta la finalità capace di realizzare il ben-essere dell’umanità, il secondo rappresenta il mezzo, lo strumento storico adottato per realizzare la finalità.
La confusione tra i due piani ha generato, a mio parere, buona parte dei grandi malintesi che hanno lacerato, nel corso degli ultimi 15 anni, l’unità stessa della sinistra.
Storicamente l’origine dell’impianto ideologico (il mezzo) si fa risalire al sistema di pensiero e alla proposta di prassi elaborata, a metà dell’800, dai filosofi tedeschi Marx ed Engels, con tutti gli sviluppi e le articolazioni che ne seguirono. Ma per risalire alle origini del sistema di valori (la finalità) che l’ideologia marxista intendeva realizzare, occorre andare leggermente più indietro nel tempo, alla fine del ‘700, con l’evento sovversivo della Rivoluzione Francese con tutto il suo portato di trasformazione sociale ben sintetizzato dal motto “libertè, egalitè, fraternitè”. Se la Restaurazione dell’ordine costituito sancita dal Congresso di Vienna (1815) apparentemente neutralizzò gli effetti della rivoluzione dal punto di vista istituzionale, sul piano culturale e sociale gli ideali rivoluzionari furono assimilati definitivamente come la strada maestra per l’emancipazione degli uomini, per il ben-essere dell’umanità tutta. Non a caso l’uso politico del termine “sinistra”, per opposizione a “destra”, nacque proprio in Francia all’indomani della Rivoluzione, quando gli oppositori al diritto di veto reale si raggrupparono alla sinistra dell’emiciclo dell’Assemblea Nazionale, mentre coloro che parteggiavano per il potere regale formarono l’ala destra.

Ho voluto dilungarmi in questo excursus proprio per radicare nel passato la differenza tra il piano dei valori e quello delle forme concrete di pensiero e di azione tese a realizzare quei valori; e per evidenziare come, da un certo punto in poi, i due piani si siano intrecciati così strettamente da farci perdere di vista persino la differente importanza che essi rivestono: il piano dei valori è l’essenza della sinistra, rimane inalterato, è indisponibile a qualunque negoziazione; a mio parere invece il livello delle forme e dei sistemi attuativi è per sua natura rivedibile, trasformabile, superabile.
Oggi è tempo di rimettere in gioco la vera natura della nostra identità, saldamente legata ai valori del primo livello, ma obbligata a ripensarsi e ridefinirsi quanto ai contenuti propri del secondo livello. 
Affermare che il sistema ideologico non appartiene al cuore valoriale della sinistra, mi rendo conto, può apparire “blasfemo” per qualche compagno.
Ma la elaborazione concettuale e pragmatica tipica del socialismo rivoluzionario e del suo approdo comunista rappresentò, fin dalle sue origini, la sintesi di pensiero e di azione, basata sulle condizioni di realtà (della realtà storica) e dunque di possibilità, capace di realizzare, dentro un percorso dialettico, il grande obiettivo della liberazione dell’uomo (il Valore), ossia “…la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e l’emancipazione totale”.
Si trattò quindi di un sistema strumentale ad un fine, costruito secondo le condizioni di adeguatezza e praticabilità in relazione alla realtà storica; e la realtà storica che favorì la sintesi ideologica comunista era profondamente diversa dalla realtà con cui oggi ci rapportiamo: quella era la nascente società industriale, questa di oggi è la nascente (per molti è già nata da tempo) società post-industriale.
L’armamentario concettuale dell’ideologia, con le sue pratiche, il suo linguaggio, le sue forme e i suoi simboli, rappresentava la “ricetta” più capace di assemblare gli ingredienti del contesto sociale, economico e culturale che la fece emergere: urbanizzazione, produzioni manifatturiere di grandi dimensioni, nette ripartizioni di classe, sfruttamento generalizzato del lavoro, alienazione dalle comunità originarie. Su queste criticità di cento anni fa si dispiegò tutta la  grande narrazione socialista, con le sue parole d’ordine: lotta di classe, abolizione della proprietà privata, collettivizzazione dei mezzi di produzione, e via dicendo.
Oggi è necessario rilanciare quel corpo insostituibile di valori e di tensioni essenziali che si chiamano uguaglianza, democrazia, libertà, equità sociale, partecipazione, pace, solidarietà, crescita culturale e “umanistica”, in un’unica parola “ben-essere”, attraverso una sintesi di praticabilità nuova, capace di segnare una discontinuità coraggiosa rispetto alla tradizione ideologica, capace di rinnovare le categorie concettuali con cui “pensare” la politica. E tale discontinuità è necessaria non perché l’impianto dell’ideologia sia stato confutato in sé, ma perché, come disse Moretti, “…se ne è andato il mondo da sotto i nostri piedi !”; così quella sintesi magistrale non può più costituire il modo migliore per realizzare quel mondo migliore cui mirava.
Il decorso storico ha affermato ormai una nuova articolazione di punti di riferimento: globalizzazione, nuove tecnologie, multiculturalità, autorealizzazione, accesso ai saperi, identità individuale. C’è tutto un vocabolario del nuovo millennio che rappresenta in maniera chiara la portata delle trasformazioni sociali e culturali che si sono determinate.
E’ chiaro allora che i nostri valori di sempre si possono perseguire solo attraverso  un rinnovato sistema di concetti, forme, termini e pratiche irriducibili ai contenuti della costruzione ideologica tradizionale, che rischia invece di rivelarsi sterile; le priorità che stanno dentro questa nuova sintesi ruotano attorno a tematiche di questo tenore: europa, multilateralismo, regolazione internazionale, ambiente e sostenibilità dello sviluppo, distribuzione della ricchezza, democrazia delle opportunità, laicità, dignità di ogni diversità; queste e altre “parole nuove” della sinistra italiana ed europea stanno dentro la “narrazione” del riformismo democratico, l’unica capace, a mio parere, di proporsi credibilmente ed efficacemente per attuare l’identità valoriale della Sinistra nel confronto con la contemporaneità.

Mi rendo conto che per molti compagni questa rielaborazione possa risultare meno affascinante della precedente; ma ad ognuno di loro chiedo di confrontarsi per un attimo con le istanze emergenti dalle giovani generazioni, e soprattutto di pensare, tra sé e sé, a quanta parte del proprio attaccamento alle “modalità” del passato sia intriso di aspetti affettivi e di nostalgie personali, più che di analisi sulla sostenibilità attuale di quei percorsi.Perché ciò che per me conta, e che mi fa stare dentro un partito in modo fiero credendo ancora che la politica sia una cosa seria e importante, è la possibilità di costruire davvero le condizioni per un mondo migliore, in cui le persone si rispettino, si confrontino, si realizzino e siano il più felici possibile; tutto questo nella convinzione che solo in un contesto di ben-essere generale si possa trovare anche il ben-essere individuale, per noi oggi e per i nostri figli domani. E’ per me secondario che tutto questo si faccia attraverso il contributo di un soggetto politico che sceglie di lasciare sullo sfondo le forme tipiche della sua tradizione, per ridare centralità al suo nucleo valoriale attraverso l’assunzione di una diversa veste concettuale. Ecco allora che anche le classiche dicotomie della tradizione, del cui destino tanti compagni sono preoccupati, come quelle tra  collettivismo e capitalismo, tra lavoro e capitale, tra operai e padroni, vengono di fatto superate nella sintesi riformista attraverso un salto paradigmatico che le rende inessenziali al processo di emancipazione. Per intenderci: che vi sia una struttura collettivista o una struttura capitalista, senza, per esempio, la certezza di un meccanismo di regole capace di generare, dal centro alla periferia, una ripartizione equa delle risorse e delle opportunità, è cosa che risulta indifferente rispetto al ben-essere delle persone; così pure senza meccanismi di tutela contro le concentrazioni di potere di ogni genere; oppure ancora senza la libera circolazione dei saperi; senza la governance delle urgenze ambientali planetarie, e così via.

Io credo che la sfida rappresentata dal Partito Democratico, con la sua elaborazione riformista, metta in campo proprio l’opportunità di rilanciare, rinnovare, consolidare la nostra identità di sinistra attraverso l’assunzione di un corpus nuovo, capace di parlare alle giovani generazioni e di intercettare le nuove priorità.   
Accanto a questa ragione principale di portata teorica, ve ne sono altre minori, legate più ad un aspetto di “tattica” della politica che non ad una riflessione di strategia. Ne voglio citare brevemente solo due:

  1. E’ viva da alcuni anni, nei palazzi della politica e in larghi strati dell’elettorato, la voglia di ricostruire un grande centro che sappia sostituirsi ad un sistema bipolare che molti reputano (complice il meccanismo elettorale) quantomeno imperfetto e incapace di dare stabilità istituzionale alla guida del paese. Tale ipotesi centrista, fortemente sollecitata dalle gerarchie della CEI, andrebbe a ricostituire un grande contenitore “democristiano” capace di aggregare Formigoni e i “forzisti” post-berlusconiani con Casini, Mastella, Rutelli e tutti quei tanti che ancora ci starebbero. E’ chiaro allora che rispetto alla prospettiva di uno scacchiere così riorganizzato, l’avvento di un Partito Democratico a forte componente diessina risulterebbe talmente ingombrante da far naufragare quel progetto, riuscendo in tal modo a mantenere predominante la cultura della sinistra all’interno del nuovo soggetto politico riformista. 

  2. Nessun sindacalista può permettersi di non intuire quali prospettive il Partito Democratico  potrebbero aprire sul piano delle relazioni confederali. Verrebbe rimosso uno dei principali ostacoli che hanno impedito, fino ad oggi, il processo dell’unità sindacale, ritenuta da tanti di noi (e soprattutto da tantissimi lavoratori) un valore da perseguire con ostinazione, per i benefici che può apportare sul piano generale della rappresentanza e su quello ancor più importante dell’efficacia dell’azione negoziale.   

 Per concludere questa mia riflessione, voglio esprimere anche i dubbi e le perplessità che questo snodo della sinistra mi comporta, legati principalmente alla scelta della tempistica per approdare al nuovo partito (è un po’ la preoccupazione di Angius), e alle possibilità reali di comporre in una sintesi condivisa le istanze più specifiche della cultura laica e di quella cattolica, soprattutto da quando le gerarchie ecclesiastiche hanno scelto, di fatto, di impartire indicazioni dirette ai parlamentari cattolici, agendo come una lobby che approfitta della debolezza della politica.

Auspico infine (ma a questo credo davvero poco) che, appena fatto il Partito Democratico, gli attuali dirigenti dei partiti che si apprestano a farlo nascere, sappiano “cedere il testimone” ad un gruppo dirigente davvero nuovo, nelle facce, nei nomi, nel linguaggio e nel coraggio. 

                                                            MARCO BRIGATTI

 
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DOMENICA 25 MARZO RITORNA REPORT SU RAI3

Post n°82 pubblicato il 22 Marzo 2007 da passaparolads

Segnaliamo l'atteso, e sempre interessante, ritorno di una immaginedelle trasmissioni più interessanti del palinsesto di rai 3, Report di Michela Gabanelli. La puntata tratterà questi interessanti argomenti:

Pensionati e politici, giovani in cerca di lavoro e uomini della finanza italiana e straniera, calciatori ed extracomunitari, veline: tutti spiati. Migliaia di dossier, decine di società d’investigazione, milioni di euro su conti esteri bruciati per attività illegali.
E Telecom? E’ accusata di aver pagato le fatture agli spioni con i soldi delle bollette telefoniche degli spiati. Il settore security della Telecom era stato trasformato in una struttura d’intelligence all’ombra del suo capo Giuliano Tavaroli.
Complici gli amici d’infanzia Emanuele Cipriani, fiorentino, investigatore privato della Polis D’Istinto e Marco Mancini, il numero due del Sismi. Due ex brigadieri dei carabinieri dalla carriera velocissima arrivati ai vertici di Telecom e del Sismi. Con loro un ragioniere che si trasforma in un investigatore privato capace di archiviare in un cd notizie e informazioni riservate su 5.000 persone e 600 aziende.
La rete degli spioni era in grado di avere informazioni riservate da tutto il mondo, aveva rapporti con ex uomini della Cia e di altri servizi segreti, riusciva ad intrufolarsi nei conti correnti italiani e esteri, fino a raccogliere dossier sulle società con sede nei paradisi fiscali.
Perché tutti quei dossier? A chi servivano e come sono stati utilizzati? Le incursioni informatiche dentro le grandi aziende partono dagli uffici Telecom. Un momento difficile per la più grande azienda di telecomunicazioni italiana, sommersa anche dai debiti.

vedi sito:    http://www.report.rai.it/R2_HPprogramma/0,,243,00.html

 
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LUNEDI 26 MARZO 2007 CONSIGLIO COMUNALE

Post n°81 pubblicato il 22 Marzo 2007 da passaparolads

ORDINE DEL GIORNO


1. Gestione degli impianti del Centro Sportivo del Bione. immagineAffidamento in concessione.

2. Proroga della validita’ biennale del piano per la localizzazione dei punti di vendita esclusivi e per il rilascio delle autorizzazioni dei punti di vendita non esclusivi della stampa quotidiana e periodica.

3. Regolamento comunale sugli interessi per la riscossione e il rimborso dei tributi locali. integrazioni e modifiche.

4. Regolamento comunale per l’accertamento e la riscossione delle entrate tributarie. integrazioni e modifiche.

5. Regolamento comunale per l’applicazione della tassa rifiuti solidi urbani. integrazioni e modifiche.

6. Regolamento comunale per l’applicazione dell’imposta comunale sugli immobili (ici). integrazioni e modifiche.

7. Piano di lottizzazione denominato “Esselunga” nel comparto Corso Carlo Alberto – Via Bruno Buozzi – in variante al PRG con procedura semplificata ai sensi del combinato disposto dalle LL.RR. 12/05 e 23/97. Controdeduzioni parere Arpa e approvazione definitiva.

8. Aggiornamento degli oneri di urbanizzazione e del costo di costruzione ai fini del calcolo del contributo di costruzione.

9. Approvazione tariffe massime per la rimozione, il deposito e la custodia dei veicoli nel territorio del comune di Lecco.

10. Determinazione delle aliquote per l’anno 2007 e delle detrazioni ed agevolazioni ai fini dell’applicazione dell’imposta comunale sugli immobili (ici).

11. Approvazione modifiche dello statuto di Linee Lecco spa.
 

 
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