dino secondo barili

VERONICA racconto (389) di Dino Secondo Barili


Intrigo … …a Pavia (Queste storie, anche se raccontate come vere, sono frutto di fantasia, pertanto non hanno  nulla a che vedere con persone reali o fatti realmente avvenuti) 389  Veronica Si dice che… “si fa presto a dare consigli… difficile metterli in pratica”. La Dott. Veronica, aveva studiato medicina e si era laureata a pieni voti. A quarant’anni aveva ormai la strada spianata come medico di famiglia… con una sfilza di assistiti. Gli assistiti avevano scelto lei perché (oltre ad essere un bravo medico) era una bella donna (anche la bellezza ha il suo valore). Inoltre, aveva una grande disponibilità ad ascoltare le persone. Andare nel suo Ambulatorio (di paese) era come andare dallo psicanalista… una persona usciva “sollevata”. Un problema, invece, era il tempo di attesa.. Sapevi quando entravi (in Ambulatorio)…e non sapevi quando uscivi. Tutti, hanno bisogno di una spalla su cui “piangere”. “Piangere”… non nel vero senso delle lacrime… ma come sfogo. La Dottoressa aveva, per ogni assistito una parola buona e molti consigli. A quarant’anni, Veronica, aveva una famiglia… con marito e bambino di dieci anni. Un anno fa, la Dottoressa cominciò a cambiare umore. Capiva che “le cose” con suo marito non andavano più come avrebbe voluto e desiderato. Specialmente sul piano sentimentale (diciamo: “sessuale”… che facciamo prima). L’abitudine (atto ripetitivo sempre uguale) e la noia uccidono l’appetito sessuale. L’intesa tra i due offriva molte discrepanze. Veronica e suo marito davano la colpa allo stress da lavoro… ma non era vero. Capivano benissimo che c’era qualcos’altro… Nessuno dei due, però, voleva “ammettere” come stavano realmente le cose. Anche, l’Ambulatorio di Veronica non era più quello di prima. L’attesa per le visite era diventata … quasi normale. Solo con una persona, la Dottoressa si intratteneva volentieri (a lungo)…Con il Signor Amilcare, un sessantenne, single, che aveva fama di essere un ineguagliabile “latin lover”. La fama era giustificata. Amilcare era appena tornato da Parigi dove soggiornava a lungo come intrattenitore in “Caffè-Concerto”. Come “artista” era richiestissimo…Aveva una parlantina che incantava… scioglieva anche i sassi. Immaginarsi, una donna… anche se Medico. Amilcare si era preso una vacanza dal lavoro… ed era tornato al paese natio in Provincia di Pavia. Aveva bisogno della Dottoressa per degli esami clinici. Veronica aveva captato in Amilcare qualcosa di eccezionale, di unico, di indefinito… E quel che più contava ... “l’intrattenitore” aveva “il fascino del perverso”, qualcosa che andava… oltre le regole alle quali era abituata. Quando Amilcare entrava nell’Ambulatorio, Veronica “perdeva completamente il senso del tempo”. Quegli occhi azzurri attraevano come calamita. Mentre Amilcare parlava (parlava sempre)… la mente di Veronica “viaggiava per ogni dove”. Inoltre, il “latin lover” stava sempre in piedi. Non si sedeva mai. Si muoveva come fosse sulla scena. Movimenti lenti, calcolati … specialmente le mani. Le mani erano la parte “visiva” di Amilcare. Quelle mani si muovevano sempre… come se volessero sostituirsi alle parole. Veronica era affascinata da quel corpo sinuoso, quegli occhi azzurri, quelle mani che sembravano “pensieri in libertà”. Da quelle mani, la Dottoressa, avrebbe voluto farsi accarezzare. Non lo fece. Si limitò ad ascoltare “l’incantatore di serpenti”. Dei suoi problemi personali non disse nulla. E venne il termine degli esami clinici (tutti regolari). Amilcare, il bel sessantenne, ritornò a Parigi… e (con la fantasia) partì pure la Dottoressa Veronica.(389) -