dino secondo barili

PAOLA racconto (402) di Dino Secondo Barili


Intrigo … …a Pavia (Queste storie, anche se raccontate come vere, sono frutto di fantasia, pertanto non hanno  nulla a che vedere con persone reali o fatti realmente avvenuti) 402 Paola Era mezzogiorno di un lunedì di un anno fa e la Dott. Paola era già stufa di stare in Ufficio. Il lunedì è già di per sé una giornata poco propizia. Immaginarsi quando incomincia con un’ora di automobile in colonna per entrare in città e una pratica “impazzita” presso un Ufficio Pubblico, dove Paola sembrava parlare un linguaggio diverso da quello degli impiegati con i quali aveva a che fare. Due ore passate tra uno sportello, una salita al secondo piano, ancora una coda ad un altro sportello e una risalita al quarto piano… “Basta”, si era detta dentro di sé, la Dott. Paola. “Non ce la faccio più. Prendo mezza giornata di ferie altrimenti impazzisco.” Così ha fatto… Ma non era stato solo l’incolonnamento di un’ora e la pratica “impazzita”…a mandarla in crisi… C’erano altri motivi. La domenica appena trascorsa era nata sotto un cattivo segno. Paola aveva litigato con il suo Lui (Giancarlo) … e alla sera non si erano riconciliati. Anzi, tra i due erano volate parole “grosse”. Si sa, che (nelle coppie) “certe parole” non bisognerebbe mai pronunciarle. Paola, ha avuto il permesso dal suo Dirigente. Capì che non doveva rimanere a Pavia. Pavia, a volte fa venire i nervi. Città calma, tranquilla… immobile. Ecco è proprio quella “sua immobilità” che fa saltare i nervi alle persone che già, da sole, i nervi li hanno tesi. Paola prese il treno e partì per Milano. Voleva “entrare nella confusione milanese”, nel caotico mondo della metropoli che non lascia spazio ai pensieri, obbliga a correre anche quando si vorrebbe stare tranquilli. Così Paola si trovò in Piazza del Duomo, tra persone che non conosceva… e nessuna conosceva lei. E’ proprio quel “perdersi nella folla”, quel “ubriacarsi” di volti sconosciuti, di parole che non hanno senso, di persone che vanno e vengono…di confusione nella confusione. Era proprio quello che Paola voleva … “annegare nella confusione”. Passeggiava da un’ora in Piazza del Duomo quando si è messo a piovere… piovere a dirotto… In brevissimo tempo tutta la “confusione” di Piazza del Duomo sparì. Paola si vide sola al centro della Piazza con l’ombrello in mano. L’aprì…come se sentisse il bisogno d’acqua. Camminò adagio sotto la pioggia scrosciante. Cambiò direzione varie volte per sentire le gocce d’acqua picchiettare sull’ombrello. Picchiettare come fosse musica… Una musica strana. Senza ritmi particolari, senza armonie conosciute. Musica strana che aiutava Paola a “ragionare”. A prendere coscienza che la vita, a volte, è un gioco…e che i giochi della vita, spesso, non si conoscono, e neppure si immagina dove portano. La pioggia era cessata. Paola, sola, stava ancora in mezzo a Piazza del Duomo con l’ombrello aperto. A volte l’essere soli è un sottile piacere… non perché si è soli, ma perché gli occhi non vedono altri esseri umani, altri uomini e donne che camminano trasportatati dai loro pensieri. Ad un tratto il telefonino di Paola si mise a squillare. Si rese conto che doveva rispondere. Lo fece, ma… solo dopo diversi squilli. Era Giancarlo, il suo Lui. “Paola, ho vinto un’importante somma alla lotteria. Finalmente possiamo fare quel viaggio che abbiamo sognato.” (402)