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Sciopero a Comdata!

Post n°9 pubblicato il 18 Luglio 2008 da pclcanavese

L'avevano promesso e l'hanno mantenuto: i lavoratori e le lavoratrici di Comdata, la più grande azienda italiana di call center in outsourcing, hanno incrociato le braccia per tutta la giornata contro l'accordo firmato da direzione aziendale, Cgil e Cisl, che lega il premio di risultato agli incrementi dei ricavi annuali, istituisce maggiore flessibilità oraria, aumenta il controllo a distanza degli operatori ed infine cerca di mettere le mani nelle tasche già semi-vuote dei lavoratori attraverso l'istituzione di una polizza sanitaria integrativa.
Nonostante il boicottaggio di Cgil e Cisl, nonostante le aperte intimidazioni di capi e capetti, la maggioranza dei lavoratori e delle lavoratrici hanno risposto all'appello di FLMU-CUB, COBAS e UIL per la disdetta dell'accordo e la riapertura di un tavolo di trattativa che punti all'ottenimento dei buoni pasto, allo scatto automatico di livello dopo 36 mesi e ad un vero premio di risultato non vincolato al tasso di incremento, ma al totale dei (tanti) profitti fatti dall'azienda.
In particolare, a Torino ed Ivrea, i due presidi organizzati dai Collettivi Lavoratori Comdata (CUB e COBAS) e dalle RSU della UIL hanno visto una massiccia partecipazione. Nella commessa ENI è andato in tilt il numero verde, in quella Vodafone di Ivrea su 400 lavoratori sono entrati in 20, in quella Wind-Infostrada i tempi di attesa sono biblici. In attesa di avere dati più precisi anche dalle altre sedi, la certezza di aver centrato il risultato è stata resa evidente dall'atteggiamento dell'amministratore delegato di Comdata, Lorenzo Codognotto. Presente a Torino, il numero uno dell'azienda ha dato in escandescenza apostrofando i lavoratori con un bel "fuori dai c.....!". Ma gli scioperanti, per niente intimiditi si sono a quel punto posizionati fuori dalla porta aziendale, occupando tutto il marciapiede antistante, ricordando al sig. Codognotto che quello è suolo pubblico e non proprietà di Comdata. A quel punto è stato dato l'ordine di chiudere le porte, impedendo quindi a tutti (anche ai crumiri!) di entrare per lavorare. Il presidio è continuato partecipato e rumoroso, dando un segnale inequivocabile all'azienda e ai sindacati compiacenti: quell'accordo va ritirato subito!

 
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Presentazione del manuale di autodifesa dal lavoro precario    

Post n°8 pubblicato il 06 Giugno 2008 da pclcanavese
 
Foto di pclcanavese

Giovedì 12 giugno presso la sal cupola della serra ad Ivrea.
Parteciperanno Diego Margon dei Cobas, Cosimo Scarinzi dei CUB, Pietro Passarino della rete 28 aprile, presiederà Alessandro Turco, portavoce del PCL in CAnavese.

 
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Post N° 6

Post n°6 pubblicato il 02 Giugno 2008 da pclcanavese
Foto di pclcanavese

DICIAMO NO AL  DOCUMENTO CGIL CISL UIL SULLA RIFORMA DEL MODELLO CONTRATTUALE

PREPARARSI ALLO SCONTRO, NON A NUOVE CONCESSIONI !

In questi giorni in tutte le fabbriche si convocano assemblee per illustrare l’ennesima truffa ai danni dei lavoratori,infatti nelle prossime assemblee CGIL,CISL e UIL presenteranno ai lavoratori il documento redatto dalle burocrazie sindacali  sulla riforma della contrattazione.

Dopo 15 anni di sacrifici , di fronte alla catastrofica situazione dei bassi  salari dei lavoratori, invece di mettere in discussione la causa e cioè una politica di concertazione e moderazione salariale si ripropone l’ennesima minestra riscaldata ,l’ennesima richiesta di sacrificio.

Il documento dichiara che per migliorare le condizioni di reddito, di sicurezza e qualità del lavoro è necessaria la crescita della qualità,della competitività e della produttività : prima la produttività poi i soldi.

Non si parla mai di redistribuzione della ricchezza prodotta, che va sempre di più tutta a vantaggio del profitto. In altri termini il concetto è: se vuoi guadagnare di più devi lavorare di più.

Il documento limita l’aumento salariale da contrattare nazionalmente all’inflazione “realisticamente prevedibile”, che verrà misurata con un nuovo paniere. Nei fatti le richieste dei contratti nazionali verranno preventivamente vincolate a quanto concordato a livello centrale tra confederazioni e controparti. Il riferimento al “sostegno e alla valorizzazione del potere d’acquisto”o meglio il “realisticamente prevedibile “ significa : chiamare con un altro nome quell’inflazione programmata che ha distrutto nei contratti il potere d’acquisto dei salari. Infine, si allunga di tre anni la durata dei contratti, diluendo ancor di più nel tempo gli scarsi aumenti salariali degli accordi nazionali.

Si sostiene che per “accrescere” i salari la sede è la contrattazione di secondo livello ( quella fatta all’interno delle aziende ). Tutte le regole della contrattazione di secondo livello verranno di nuovo ridefinite con i rinnovi dei contratti nazionali. In sintesi, quando si concorderanno gli aumenti dei contratti nazionali si definirà anche lo spazio per la contrattazione aziendale o territoriale.

Bisogna invece rafforzare il contratto nazionale per tutelare i salari, pensioni e ridistribuire la ricchezza, spostare il prelievo fiscale su profitti e rendite riducendo la tassazione di salario e pensione, va ripristinato il controllo effettivo dei prezzi e vanno migliorate le prestazioni dei servizi pubblici. Cioè si deve tassare la ricchezza accumulata in questi anni, per superare la frantumazione delle aziende e la precarizzazione, il ricatto del posto di lavoro e l’attacco continuo ai diritti. Il documento Cgil, Cisl, Uil va esattamente nella direzione opposta e indebolisce proprio il principale strumento di forza dei lavoratori: il contratto nazionale. Lo fa sulla base di un’idea : quella che le retribuzioni in questi anni non sarebbero aumentate per troppo contratto nazionale. In realtà è proprio l’esatto contrario . L’accordo del luglio del 1993,la concertazione, già poneva dei vincoli al contratto nazionale, legandolo all’inflazione programmata con il chiaro risultato dell'abbattimento del costo del lavoro e la eliminazione di qualsiasi rapporto diretto fra salario e suo effettivo potere d'acquisto, e produceva in azienda  con il contratto di secondo livello un rapporto tra salario e produttività a svantaggio dei lavoratori.

La Confindustria vuole smantellare il contratto nazionale per poter distribuire soldi in maniera discriminatoria tra le lavoratrici e i lavoratori l’esempio della detassazione degli straordinari ne è l’esempio lampante .

Basta con la concertazione il cui unico risultato sono stati la diminuzione di salari e pensioni, la precarietà di lavoro per milioni di giovani, il peggioramento delle condizioni di lavoro attraverso la diminuzione degli organici e l’aumento dei ritmi.

È necessaria una consultazione tra tutti i lavoratori per definire una piattaforma rivendicativa che apra una vertenza generale per il recupero salariale dell'inflazione (vedi ripristino della scala mobile), abolire la legge 30 e la legge Treu, ci servono forti aumenti salariali uguali per tutti, bisogna batterci per eliminare il supersfruttamento definendo un salario minimo intercategoriale di almeno 1300 euro netti al mese.

Su questo terreno il Partito Comunista dei Lavoratori,  è pronto a costruire, nella chiarezza delle differenti prospettive strategiche,  un'alleanza politico-sociale comune, con le altre forze della sinistra politica e sindacale.

Indipendentemente da ciò noi continueremo comunque la nostra battaglia politica in difesa degli interessi immediati e generali del mondo del lavoro  per lo sviluppo da ora e dal basso dei diritti e del potere della classe lavoratrice.

 
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Post N° 5

Post n°5 pubblicato il 28 Maggio 2008 da pclcanavese
Foto di pclcanavese

Un parlamento dei lavoratori per i lavoratori

Le Sinistre fuori dal Parlamento? Costituiamo allora, a partire dalle lotte, un parlamento delle sinistre, a base operaia e popolare, da contrapporre al governo Berlusconi e al «suo» parlamento addomesticato, che sia espressione unificante delle mobilitazioni, luogo pubblico di confronto tra posizioni e proposte diverse oggi presenti nel movimento operaio, e al tempo stesso sede democratica di organizzazione e unificazione dell'iniziativa di massa. Peraltro: se la Lega Nord inventò il Parlamento della Padania come simulazione di un contropotere secessionista, per quale ragione il movimento operaio non potrebbe dar vita a un proprio Parlamento come espressione reale di un'alternativa istituzionale di classe?
Partiamo da un principio di realtà. Due anni di subordinazione clamorosa al governo Prodi da parte degli stati maggiori della sinistra italiana - in una maggioranza di governo che per oltre un anno andava da Mastella a Turigliatto - hanno spinto alcuni milioni di lavoratori all'astensione e altri milioni, a parità di condizione, verso il «voto utile» al Pd contro Berlusconi. Così i dirigenti Arcobaleno non solo hanno regalato l'Italia a Berlusconi dopo aver votato per due anni le stesse politiche di Berlusconi (il peggio del peggio); non solo hanno regalato a Bossi settori operai e popolari facile preda di suggestioni xenofobe proprio perché privati di ogni difesa sociale (e anzi colpiti dal centrosinistra per conto della grande industria e delle banche); ma hanno regalato a industria e banche la totale rappresentanza dell'attuale Parlamento. O vogliamo ignorare la precisa documentazione disponibile circa il regolare finanziamento dei principali partiti di governo, di centrodestra e centrosinistra, da parte dei potentati della finanza, dei grandi petrolieri, dell'industria farmaceutica, ecc.?
Basterebbe citare il libro di Stella «La casta» nell'unica parte omessa (non a caso), dai media.
L'attuale Parlamento, occupato all'80% da Pdl e Pd, spartito cioè tra Berlusconi-Fininvest e Veltroni-Colaninno-Banca Intesa (con un 5% a Casini-Caltagirone) è persino nella sua rappresentanza politica, l'espressione diretta e/o indiretta del grande capitale. Di una piccola minoranza privilegiata che grazie ai propri partiti, distinti ma complementari, riesce a assoggettare a sé la maggioranza della società, nel finto gioco di un'alternanza tra élite che si spaccia spudoratamente per «democrazia». Ecco, l'attuale Parlamento è la più clamorosa confessione della democrazia borghese: di quell'«inganno per i poveri» di cui parlava Lenin un secolo fa e che oggi è persino più ipocrita e volgare di un tempo.
Ma allora perché non contrapporre al governo Berlusconi e all'attuale Parlamento l'embrione di una democrazia vera, di una democrazia dei lavoratori per i lavoratori? La logica che accompagnava la proposta di Gramsci dell' «Antiparlamento» , o la grande tradizione del consiliarismo italiano, non sono proprio oggi spunti preziosi da rielaborare e riattualizzare? Questo è il senso della nostra proposta.
Come Pcl siamo impegnati più che mai nella costruzione del nostro partito, l'unico che non si è compromesso, né in tutto né in parte, col centrosinistra e il suo disastro. Ma non contrapponiamo la costruzione del Pcl all'esigenza di un vasto fronte unico di lotta contro il governo Berlusconi e l'aggressione confindustriale. Un Parlamento popolare eletto direttamente dal popolo della sinistra a partire dalle fabbriche, dai luoghi di lavoro, dal territorio, con delegati permanentemente revocabili e privi di ogni privilegio sociale, con un criterio di rappresentanza integralmente proporzionale tra le diverse posizioni, organizzazioni, partiti, sarebbe una grande espressione democratica di unità e di forza. E al tempo stesso uno straordinario laboratorio di autorganizzazione di massa. Sarebbe la sede pubblica di organizzazione della mobilitazione popolare contro il governo, di controinformazione e denuncia delle sue politiche, di confronto libero e aperto tra i lavoratori, in una grande casa di vetro, sulla costruzione di un'alternativa di società e di potere, fuori da un puro dibattito accademico separato dalle lotte.
Insomma, di fronte al volto corrotto e lontano della politica dominante e del suo parlamentarismo, un Parlamento popolare sotto il controllo dei lavoratori potrebbe divenire il riferimento di vasti settori di classe, un fattore di coinvolgimento progressivo di strati popolari oggi sfiduciati e passivi, di settori popolari antiberlusconiani oggi immobilizzati dal Pd, e persino di strati operai che hanno ripiegato a destra ma che presto saranno sotto i colpi del governo che hanno votato e potranno cercare nuove strade.
Questa proposta ha una sola implicazione, non sufficiente ma necessaria: la prospettiva di un'opposizione radicale, di sistema, al governo delle destre e alle classi dirigenti del paese, fuori da ogni ipotesi di ricomposizione, per l'oggi e per il domani, col Partito democratico di Veltroni e con la vecchia logica dell'alternanza.
Per questo dubitiamo, realisticamente, che la proposta del «Parlamento popolare» possa interessare gli stati maggiori delle sinistre Arcobaleno, tanto più nel momento in cui sono avvitati in una guerra intestina senza ritorno. Ci auguriamo invece possa interessare dal basso tutte le forze e energie disponibili a ricostruire unitariamente, dalle attuali macerie, una prospettiva di riscatto per i lavoratori. Che faccia finalmente piazza pulita di ogni vecchio trasformismo.

 
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Post N° 4

Post n°4 pubblicato il 26 Maggio 2008 da pclcanavese
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Emergenza rifiuti a Napoli: dopo il danno la beffa

 Dopo giorni di roghi e proteste si è tenuta oggi a Napoli, la manifestazione indetta dalla Rete campana salute e ambiente e dai comitati territoriali da mesi in lotta contro discariche e siti di stoccaggio dei rifiuti più o meno "provvisori". Sotto una pioggia battente i manifestanti - oltre un migliaio - hanno ribadito le loro ragioni:

- no alle discariche e agli inceneritori, dannosi alla salute e utili solo a garantire profitti agli speculatori di turno;

- per una vera raccolta differenziata - tuttora ignorata dalle istituzioni locali, e la lavorazione a freddo del residuo;

- no alle strutture commissariali;

- per un piano generale della gestione dei rifiuti costruito dal basso, dalle comunità in lotta.

Al corteo ha preso parte il compagno Marco Ferrando, insieme con i compagni della sezione napoletana del PCL, che hanno ribadito le ragioni del controllo popolare del ciclo dei rifiuti.

A manifestazione conclusa sono state tuttavia rese note le misure prese dal governo sulla questione: individuazione di dieci nuovi siti per discariche secretati (!), nomina di Bertolaso a supercommissario, militarizzazione dei siti, arresto per chi si opporrà alla loro realizzazione, aumento del numero degli inceneritori. Si tratta di una vera provocazione, che calpesta ogni garanzia democratica, e consegna definitivamente il ciclo rifiuti a boiardi di stato e malavita organizzata!

È ormai chiaro che l'ennesima emergenza, quella degli ultimi giorni, causata dal blocco della raccolta, è stata costruita ad arte, per poter riproporre, in una versione ancora più autoritaria, le vecchie ricette tanto care a politici di entrambi gli schieramenti e padroni.

Il Partito Comunista dei Lavoratori denuncia le ennesime misure emergenzialistiche (che non a caso hanno già riscosso l'appoggio del Partito Democratico), rivendicando il diritto dei lavoratori e delle masse popolari di decidere sulle condizioni più elementari della loro salute e della qualità della loro vita.

 
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