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Napolitano gela Bossi


Il Quirinale non crede ai fucili caldi
Il Capo dello Stato smorza e quasi ridicolizza la polemica scoppiata nel giorno d'insediamento delle nuove Camere sui "fucili caldi di Bossi". Il Presidente della Repubblica si lancia in una specie di scioglingua tra l'ironico e il sarcastico che gioca con i "trecentomila uomini sempre a disposizione" e i fucili "sempre caldi" evocati da Bossi. "Ho visto - ha affermato Napolitano - che Berlusconi li ha definiti di carta. Questa disputa se siano di carta, se siano caldi o se possano essere di carta e anche caldi - non mi appassiona". Umberto Bossi perennemente all'attacco mentre l'eterogenea coalizione che ha vinto le elezioni cerca faticosamente di trovare la tanto agognata “quadra” sulla formazione di governo.Sconcertanti, come del resto spiacevole abitudine, le parole pronunciate dal leader della Lega Nord, che dapprima definisce Roberto Maroni “l'uomo giusto per il ministero dell'Interno” e poi assicura che “malgrado la presenza di Gianni Letta, Berlusconi darà gli ordini giusti per approvare da subito il decreto sulla sicurezza”. Criticando apertamente la parte più moderata della coalizione, il senatùr rivela inoltre che gli ordini a cui fa riferimento, il Cavaliere li riceverà direttamente dalla Lega.“Berlusconi ha sposato la Lega – racconta Bossi ai cronisti – e ora deve eseguire gli ordini. Noi non temiamo niente perchè siamo una forza popolare grandissima, che vuole solo fare democraticamente le riforme. Siamo l'unica garanzia per la libertà e la democrazia dell'Italia”. E come farà valere questa forza? Bossi, a questo punto, tira fuori dal cilindro uno dei pezzi più celebri del suo repertorio: “I fucili sono sempre caldi, abbiamo trecentomila uomini pronti a combattere, trecentomila martiri”. Alla faccia della democrazia...Lo show del senatore leghista, destinato a ricoprire un ruolo di governo nel prossimo esecutivo, continua. “Se tutti i ministri fossero della Lega, i problemi del paese sarebbero risolti in due mesi”. Poi un appello al diaologo con l'opposizione, con il solito stile istituzionalmente impensabile: “Non so cosa vuole la sinistra, noi siamo pronti, se vogliono fare gli scontri io ho trecentomila uomini sempre a disposizione, se vogliono accomodarsi. Mi auguro che la sinistra scelga la via delle riforme”. Tenere a bada la foga leghista per Silvio Berlusconi non sarà semplice. Il cavaliere, dal canto suo, minimizza le esternazioni di Bossi. Continua a definire “fucili di carta” quelli evocati dal senatùr e mostra spavalderia nel respingere al mittente le richieste avanzate dal partito padano. Ai giornalisti che gli chiedono se la squadra di governo possa essere rivista a favore della Lega, risponde: “Ma siete usciti di testa? Cos'è questa storia di Rosi Mauro?”.Insomma, passata la sbornia per il trionfo a Roma, il nuovo premier si trova già ad affrontare difficoltà che, non è difficile prevederlo, saranno un leit motiv della XVI legislatura