RUNA DELLE STREGHE

Post N° 2504


IL POST-MORTEM NEI VEDATradizione Universale e Scienza-II PARTE-Nel testo vedantico, il Vedantasutra o Brahmasutra, si dichiara apertamente che NON c’è pos-sibilità di scoprire la Verità Metafisica per mezzo della sola “riflessione”, ma è necessaria una percezione diretta e intuitiva che può essere raggiunta anche grazie allo studio e all’inferenza delle Sacre Scritture. Secondo il Vedanta, Purusa e Prakrti NON sono sostanze indipendenti (due assoluti sono assurdi e si autoidentificano a vicenda!), ma modificazioni di una sola ed unica Realtà. La pluralità, quindi, può essere solo un’espressione relativa dell’Infinito Brahman Nirguna. La Prakrti Vedantica è quindi l’espressione dello stesso Brahman Nirguna o, se voglia-mo, dello stesso Purusa, e i Guna, consustanziali a Prakrti allorché viene in esistenza, appar-tengono allo stesso Assoluto.In effetti, il Brahman si dispiega per Suo stesso diletto, per “gioco” (līlā), nell’Universo, senza per questo modificarsi minimamente o cessare d’Essere Sé-Stesso.        L’Advaita Vedanta insiste sulla realizzazione del Sé, ponendo il ritualismo in una fase d’avvici-namento a tale unico fine. Il Non-Dualismo di Sankara è una filosofia di gran sottigliezza logica e arditezza speculativa, alle cui altezze nessuna filosofia ha mai osato avventurarsi. La sua ini-ziale austera intellettività, la sua logica implacabile, la sua relativa libertà dai condizionamenti teologici, ne fanno un grande esempio di dottrina puramente filosofica, elevandosi fino alle alte sfere della purissima Metafisica; tuttavia è importante capire che questa “solo apparente fred-dezza” di sentimenti è il dispiegarsi del non attaccamento egoistico che sottende il Puro Amore. Non deve quindi trarre in inganno l’apparenza, e pensare che la Metafisica non implichi la Bellezza, l’Amore per Dio, per l’uomo e per il mondo. L’Advaita Vedanta è svelarsi Essenza di tutto e di tutti, è Amore dispiegato in tutti i sensi contemporaneamente, perché è la piena consape-volezza di Essere l’Amore Puro stesso e l’Eterna Beatitudine, perché tutto è il Sé, tutto è sola-mente l’Infinito, Assoluto Immortale Sat-Cit-Ananda (Esistenza-Consapevolezza-Beatitudine).In tale stabile stato assoluto di Coscienza non può sussistere opinione (doxa), ma solo certezza in espressione, che è la caratteristica principale della Verità che si disvela nei Pensieri creando, nelle Parole educando, e nelle Azioni amando. Così si comprende chiaramente il significato del-la frase della Maitrey Upanisad (VI, 34):“Bisogna invero con ogni sforzo purificare il pensiero, che è il Samsara medesimo, perché si diventa ciò che si pensa, questo è l’eterno mistero”.        Tutto ciò è in potenza ed in latenza nella vera Tradizione Spirituale incarnata nei Realizzati in vita. È solo in latenza nell’unica Tradizione Iniziatica, filosofica e realizzativa, perché riguarda la Verità-Realtà Suprema, da cui tutto trae origine e sostentamento.Deve essere ben chiaro che il pensiero che veicola i valori spirituali costruisce Unità e Pace, mentre quello che veicola desiderio appropriativo egoico costruisce solo Dolore e Conflitto.Nel suo svelamento, tale Verità-Realtà può essere rivestita con parole, concetti e idiomi secon-do le diverse epoche e i diversi popoli; ciò è ovvio perché il linguaggio è soggetto a modifiche e spesso a trasformazioni anche notevoli; quindi anche da ciò sono nati i vari rami o correnti dell’unica Tradizione, che sono appunto ADATTAMENTI per favorire la comprensione di un determinato popolo, in una determinata situazione spazio-temporale, della Verità-Realtà e quindi le varie religioni. Così abbiamo la Verità Una che si palesa in molteplici forme espressive. Le stesse religioni sono rami-correnti della Tradizione Spirituale Esoterica, originatasi con i Veda, fino al punto d’ASSOLUTIZZARE le singole verità, combattendo persino le altre forme religiose per-ché reputate false e bugiarde, per quanto possano condurre tutte alla stessa mèta.        Secondo me le lotte religiose, anche con notevole spargimento di sangue, sono state e sono tuttora la conseguenza di quest’esclusività, portata ad un’extrema ratio. Le cosiddette ragioni economiche delle guerre di religioni ne sono solo la conseguenza chiaramente strumentalizzata, non la causa principale, voluta dagli stessi capi religiosi il più delle volte o da persone occulte molto potenti in termini di “dio denaro”. Perciò, la religiosità che si ferma all’emozionabilità può essere solo pericolosa, perché assai volubile e spiritualmente inconcludente. Purtroppo si deve riconoscere che moltissimi rami religiosi hanno accostamenti più emotivi, direi passionali, che altro, proprio perché facilmente direzionabili e strumentalizzabili dai vari “capi”, quindi più facilmente esclusivisti e considerati superiori agli altri rami, con conseguenze fondamentaliste. Se però i vari rami religiosi indirizzano i fedeli sulla giusta strada originaria delle stesse religioni, allora la religiosità può trasformarsi, come un frutto che matura, in spiritualità, con conse-guenze metafisiche dall’approccio spirituale, ma soprattutto con benefìci notevoli per le dimi-nuite conseguenze pratiche sull’influenzabilità dei “capi religiosi” da parte di altri “poteri forti”. Per tutte queste ragioni, ritengo che oggi ci sia una grandissima necessità di scoprire l’origine occulta di tutte le fedi, la Sorgente che fertilizza i Riti e le differenti cerimonie solo esteriori, quindi la vera Unità Essenziale di tutte, e non il loro sincretismo.        Sicuramente alla Verità-Realtà Suprema possiamo accostarci direttamente in termini metafisi-ci, intendendo per Metafisica ciò che è di là dalle dimensioni particolari, generali, universali e princìpiali. Il Nirguna Vedantico, l’Uno-Bene di Platone, l’Uno-Uno di Plotino, l’Essere di Parme-nide, l’Ain-Soph della Qabbalah, ecc. son solo Nomi diversi dell’Assoluto Uno-senza-secondo. Una Via Metafisica di Realizzazione è diventata ormai improrogabile secondo me, se si vuole ri-salire dal bàratro in cui l’uomo sta sprofondando senza nemmeno accorgersene: è la Via della Conoscenza-Sperimentazione noetica della Buddhi = Intelletto = Anima, ed è prettamente ed esclusivamente Tradizionale, perché è l’unica Conoscenza catartica. La Via Religiosa di Sintesi è invece Via di Fede, di Ritualità e aderenza a certe dinamiche psicologiche non fanatiche e a sentimenti che, appunto, sono denominati religiosi. La mentalità piuttosto critica-scientifica che è andata sviluppandosi tra tanta parte della popolazione mondiale, mi fa pensare che la Via Mistica sia meno attecchibile di quella Metafisica, anche se è mia convinzione che le due Vie pos-sano tranquillamente andare a braccetto e, anzi, che quella Mistica porti poi, spontaneamente, alla Metafisica. La Via della Devozione può anche non passare dal misticismo, la conseguente tecnica di Japam e Dhyanam, alla fine, può portare direttamente alla Via Metafisica. La Via della Devozione, abbinata alla tecnica vedantica di Japam e Dhyanam, è certamente la Via più semplice e la più diffondibile tra le masse poco acculturate e non solo, che sono ancora tante oggi nel mondo, purtroppo. La Via Metafisica è chiamata nel Vedanta Via Solare, la Religiosa di Sintesi è chiamata Via Lunare. La Via Devozionale con Japam, Dhyanam e la Metafisica insieme, è certamente Via Solare. La Via Solare include e trascende quella Lunare, quest’ulti-ma, spesso, esclude la prima con conseguente facilitazione della sadhana ma con un allungamento del tempo da dedicare a quest’ultima. Per tutte le suddette ragioni, si può tranquilla-mente affermare che l’origine della Tradizione Universale è Metafisica ed è sicuramente di ca-rattere non umano, pur essendo indirizzata solo all’essere umano, perché è da escludere qualsiasi tipo di tradizione storicistica, antropologica o altro. Non si può parlare neanche di “Rivelazione” da parte di qualcuno che afferma d’averla ricevuta in esclusiva. Tutte le cosiddette “Rivelazioni” sono solo illusioni proiettate dalla Mente grazie alla Luce energetica della Fede, e perciò possono apparire anche come “Visioni”. La Verità è dentro di noi, è Immanente e Trascendente l’Individuo; quando si ha l’esperienza di questa Verità Assoluta, del Sé, tutto si sve-la essere nient’altro che Verità Ultima in Essere!        È importante comprendere la differenza tra i termini Unità, Sintesi e Sincretismo. Quest’ultimo si può definire come il voler conciliare in forma arbitraria e acritica, dottrine tra loro inconcilia-bili. L’Unità è invece convivenza pacifica tra religioni diverse, nella consapevolezza del Dio Uni-co, pur praticando ognuna i rituali e le forme espressive della propria fede. La Sintesi infine è raccogliere le Prassi di tutte le teoretiche filosofiche e ritualistiche che uniscono le differenti religioni, in una sola Prassi per tutte, senza tener conto di tutte quelle Prassi che invece non uniscono ma dividono le religioni e gli uomini, trasformandoli addirittura in “nemici mortali”.È interessante vedere come la Tradizione Universale, nei testi Vedici, tratti il post mortem, che quella Occidentale ha integrato con le credenze pre-cristiane del culto dei padri e dei morti in genere, travisando il concetto di reincarnazione che è alla base dei Veda e dello stesso post mortem, inventandosi una specie di “resurrezione dei corpi” per cercare di valorizzare al mas-simo l’esclusività ed unicità storica dell’incarnazione del “Figlio di Dio” in Gesù Cristo. Ma anche queste verità ormai vengono a galla e si diffondono tra i ricercatori senza pregiudizi religiosi, anche solo per rendere giustizia alla stessa verità storica tanto conclamata eppur tanto travisa-ta che, per queste ragioni, farà parlare le “pietre” se gli uomini non avranno il coraggio di farlo apertamente loro stessi, nel senso che l’essere umano deve prendere il coraggio a due mani e “valicare l’abisso” della Mente per sperimentare finalmente l’Assoluto, la Verità-Realtà della sua Essenza Trascendentale: il Sé! Perché se non lo fa “Parleranno le pietre” conclamando la Verità Assoluta che è la loro stessa Essenza Trascendentale. Dice, infatti, il Saggio nelle Upanisad:“La Verità non ha bisogno di banditori, non poggia sulla curiosità egoica, non si concede a chi non ha amore di ricerca e cuore puro.” … a chi non è Filosofo direbbe Platone.Ai più interessa la cronaca mondana, non la Verità, purtroppo. Un collegato con la Tradizione Universale della Reincarnazione che mi fa piacere ricordare è il famoso libro tibetano dei morti. Ricordo che è un testo buddista che parla dell’antica credenza religiosa tibetana di aiutare le anime dei morenti ad evitare nuove incarnazioni. E’ un testo rivolto ai vivi, che invita a rispet-tare e superare la ruota del karma attraverso le azioni virtuose, per consentire anche alle ani-me dei morti di abbandonare la strada della reincarnazione e liberarsi nel definitivo ricongiun-gimento con l’Assoluto Cosmico. Proprio con quest’ultima credenza il testo si avvicina moltissi-mo a certe concezioni sull’aldilà di aiutare i morti con le “preghiere dei morti” e con le buone azioni dei vivi, che però in oriente son viste in ogni caso in un contesto di reincarnazione che non c’è in occidente. E’ notevole però l’idea religiosa di unione con l’Assoluto Cosmico dopo un periodo, non specificato, di purificazione, riportando alla mente una specie di Purgatorio cristiano-cattolico, che si ridurrebbe notevolmente con le preghiere e le buone azioni dei vivi.Questa credenza è più antica di quella cattolica cristiana, che si lega più che altro ad una ipote-tica “Resurrezione dei corpi” che la chiesa vuol far credere provenga da alcune parole di Gesù Cristo. I versetti che dovrebbero indicare la dottrina della Resurrezione dei corpi, pur trovando-si nei Vangeli canonici, indipendentemente dalla loro veridicità storica, hanno però tuttaltro si-gnificato che quello voluto dall’istituzione religiosa romana, secondo il mio modesto parere.Si potrà leggere la mia interpretazione sulla “resurrezione dei corpi”, nel capitolo dedicato al Vangelo di Giovanni del mio manoscritto “Parleranno le pietre”, disponibile per chi volesse leggerlo ed approfondire molte altre questioni collegate.“Il libro tibetano dei morti” è legato alla tradizione post mortem del Bardo Thötröl. Il contesto del Bardo è legato all’atteggiamento pratico da assumere quando particolari eventi si verificano sia durante la vita incarnata sia dopo la dipartita dell’Anima dal fisico denso. Tali rituali servono per aiutare il morente a “morire” definitivamente, senza il dramma di una nuova incarnazione. Il rituale serve soprattutto alla persona viva che, aiutando il morente, vedrà accresciuti i meriti che lo metteranno, in questa stessa vita, in situazioni favorevoli per “uccidere il suo Ego”, cau-sa prima degli attaccamenti e dei desideri mondani, che sospingono l’Anima a continue incar-nazioni. Dalla lettura di questo testo credo sia molto importante capire che la vera morte è quella dell’Egoità. Solo con la soluzione del suo Ego, l’Ente incarnato potrà veramente e defini-tivamente “morire”, e quando ciò avverrà, la successiva morte fisica sarà l’ultima e non ci sarà più incarnazione ma fusione nell’Assoluto Cosmico: sarà il ritorno a casa del “figlio prodigo”.I filosofi e in particolare i teosofi, chiamavano la soluzione dell’Ego la “morte seconda”: colui che in questa vita è capace di morire, pur vivendo in un sanissimo fisico denso, non avrà più paura di niente e di nulla, perché avrà vinto la morte e sarà veramente libero da qualsiasi kar-ma e quindi dal Samsara. A quel punto sarà una sua scelta rivestirsi ancora di un misero corpo denso, se lo farà sarà solo per amore e compassione verso chi è atrocemente dibattuto tra le fauci fameliche del “coccodrillo samsarico”, come disse il grande                                                     -segue-http://www.croponline.org/postmortemveda.htm