IL POST-MORTEM NEI VEDATradizione Universale e Scienza-III PARTE-Sankaracharya a sua madre quando volle farsi monaco rinunciante (samnyasin).Il Bardo Thötröl è soprattutto un insegnamento per trascendere l’individualità e integrarsi con il Sé Assoluto e trascendente, la Chiara Luce del Dharma, così chiamato nel testo. Sotto questa prospettiva non è per i morti ma per i vivi, anche se alcune credenze tibetane, con “Il libro ti-betano dei morti”, tendono a collegare i vantaggi dei vivi, che ritrovano con queste pratiche i loro personali doveri dharmici, con i vantaggi dei morti perché verrebbe suscitata una specie di “accelerazione” verso l’Energia Assoluta Cosmica nelle anime dei trapassati istruite con il giusto Bardo. Comunque sia, la via diretta per la stabile consapevolezza sperimentale della Pura Co-scienza Cosmica certamente è quella dell’amore verso tutti gli esseri viventi. “Amore” è la pa-rola che indica il tentativo di comprendere la falsità della diversità e la Verità-Realtà dell’Uno-senza-secondo. Prima di proseguire è necessaria una piccola premessa tecnico-scientifica per ben chiarire i concetti della Lunghezza d’Onda e della Frequenza. Un’onda è una struttura ripetitiva (perio-dica) tanto nello spazio che nel tempo. Considerando la sua periodicità spaziale, si può intro-durre la distanza che intercorre tra due suoi massimi (o minimi) consecutivi, che viene chiama-ta appunto Lunghezza d’Onda, solitamente indicata con la lettera greca λ (lambda) e misurata, per esempio, in metri. La Frequenza è invece una misura della ripetitività temporale (periodici-tà) di un’onda: quante volte nell’unità di tempo, per esempio in un secondo, si ripetono in una posizione fissa i punti di massimo (o minimo) dell’onda. La Frequenza, che rappresenta quindi quanti cicli al secondo fa un’onda, si indica in genere con la lettera greca ν (nu), e si misura in Hertz (HZ): 1 HZ = 1 ciclo al secondo. Lunghezza d’Onda e Frequenza sono tra loro legate tramite la Velocità di Propagazione dell’Onda, che viene indicata con VP attraverso la semplice relazione: VP = ν * λ (Frequenza per Lunghezza).Questa premessa è necessaria per introdurre i Cinque Involucri di cui si riveste il Sé incarnato o Atman. I Cinque Involucri (kosha), dal più esterno e denso al più interno e sottile fino al Sé che trascende tutti i rivestimenti perché è l’Assoluta e Pura Coscienza Cosmica in noi, sono i seguenti:Annamayakosha (involucro fisico denso, il più grossolano ed esterno);Pranomayakosha (involucro fisico sottile energetico; è la copia vitale del fisico denso);Manomayakosha (involucro fisico più sottile del Pranomaya; è il Corpo Mentale detto anche Spazio Mentale o Tessuto Mentale, perché come un tessuto la sua trama è formata dall’intreccio dei Pensieri con i Desideri);Vijnanamayakosha (involucro fisico più sottile del Manomaya; è sostanziato d’Intelletto chiamato anche Buddhi, qualcuno lo aggrega anche all’Anima; se rivolto all’esterno si confonde col Manomaya, in tal caso prende il nome di Buddhi Inferiore);Anandamayakosha (è l’involucro più sottile di tutti, sostanziato di beatitudine (ananda) perché Corpo Causale: il più vicino al Sé-Atman; è la nostra Anima detta anche Jiva). Tutti e Cinque Involucri sono differenti Piani Esistenziali e quindi corrispondo a Cinque Stati di Coscienza, più che essere particolari espressioni spaziali. Si può dire che nasce da queste Sfere Coscienziali l’ordinaria comune dimensione spaziotemporale, perciò possono essere considerate condizioni vibratorie con particolari scale di valori o Lunghezze d’Onda. Laddove una Sfera Coscienziale o Stato Vibratorio ha termine inizia la Sfera superiore o più interna e sottile, con vibrazioni sempre più intense, così fino alla sfera beatifica o Anima.Per meglio far capire il meccanismo è necessario specificare bene due Princìpi Metafisici: Primo: anche la struttura umana è sottoposta al Princìpio di Pervasività Successiva.Secondo: il Princìpio di Pervasività Successiva opera in un senso durante la Creazione e nel senso esattamente opposto durante la Dissoluzione. Il Ciclo Ceazione-Dissoluzione è riferito a tutti i Piani Esistenziali: particellare e cosmico. Il Ciclo completo Creativo-Dissolutivo, che si ripete continuamente con una Frequenza che varia in funzione del Piano Esistenziale (nanosecondi per le particelle subatomiche, eoni per gli universi), rispecchia sempre, su tutti i Piani, una struttura oloarchica (i Piani Esistenziali sono Unità auto-organizzate e sono parte dell’organizzazione del livello superiore, secondo il Principio di Pervasività Successiva) si ripete in modo alternativo “Creazione>Dissoluzione>Creazione>Dissoluzione ecc.” con le seguenti fasi:CREAZIONE:RADIAZIONE >VIBRAZIONE >MATERIALIZZAZIONE(Verità) (Vita)(Materia)X >>DISSOLUZIONE:MATERIALIZZAZIONE > VIBRAZIONE > RADIAZIONE(Materia) (Vita)(Verità) Tenendo in giusta considerazione il Primo Princìpio, la Pervasività Successiva, si capisce che i Cinque suddetti Involucri sussistono tutti contemporaneamente nel Corpo Causale Anandamaya, dal quale promanano in sequenza secondo l’ordine di Pervasività Successiva: dal più sottile al meno sottile fino al corpo fisico denso, seguendo il senso del Secondo Principio: Creativo o Dissolutivo. Ricordando la premessa tecnico-scientifica, torna utile ripassare i concetti indicati di Frequenza e Lunghezza d’Onda. L’involucro fisico denso è un particolare stato vibratorio che, per essere recepito, ha bisogno di un Corpo di Contatto correlato alla sua stessa Lunghezza d’Onda. La Coscienza Egoica del fisico denso e quella di ogni Involucro, ha bisogno di uno strumento sintonizzato sulla Lunghezza d’Onda del rispettivo Piano, nella fattispecie: del Piano materiale grossolano oggettivo, in modo che la Coscienza Egoica del fisico denso possa sintonizzarsi su tale Lunghezza e sviluppare così tutti gli organi di senso idonei alle funzioni del suo DNA legate al Piano Esistenziale in esame. E’ come quando vogliamo sintonizzarci con una certa stazione radio: cerchiamo la Banda o Lunghezza d’Onda, poi ci sintonizziamo esattamente sulla giusta Frequenza della stazione. La stessa cosa fa l’Ente Jivaico o Anima (riflesso dell’Assoluto Sé) quando s’incarna ed entra nel feto materno: dopo ben quattro mesi e nove giorni dalla gravidanza! Il karma che l’Ente si porta dietro dalle vite passate sarà quello che gli permetterà di fare le cose giuste, già “registrate” nel DNA prenatale per quanto attiene le fasi necessarie al feto, fino alla nascita vera e propria con relativa espulsione dall’utero materno. In seguito ci saranno gli “aggiustamenti” del DNA, sempre nel rispetto del proprio “libro karmico” (chiamato Luminoso), che permetteranno la germinazione e lo sviluppo dei semi karmici, quindi la massificazione dei relativi desideri, principali cause del reiterato ciclo samsarico.Quando l’Anima-Jiva, lascia il corpo fisico denso può anche abbandonarlo definitivamente senza avere più alcuna possibilità di ricongiungimento. Ciò avviene solo se il Jiva stacca il noto doppio filo di luce d’oro che lo àncora al corpo pranico e denso tramite una fitta rete di fili di luce energetici, che si intrecciano e attraversano come un solo doppio filo i due canali: Ida e Pingala, che affiancano la colonna vertebrale a sinistra e a destra, lasciando che si disintegri. Il doppio filo di luce d’oro proviene dal Centro Vitale (nostra “batteria”) sito tra la dodicesima e la tredicesima vertebra, probabilmente collegato anche con l’energia Kundalini posta alla base della colonna vertebrale. Sicuramente il doppio filo di luce d’oro è collegato anche con il chakra del Plesso Solare, che riunisce le funzioni vitali dei polmoni e del cuore fisico.Nel caso di Post Mortem inizia l’abbandono definitivo del corpo denso e tutti i fili energetici si staccano definitivamente, nel senso che tutta l’Energia Vitale, concentrata nella batteria e nella kundalini, si ritira attraverso il doppio filo, trascinando dietro tutte le funzioni vitali nel senso inverso della nascita-incarnazione, lasciando che il denso si disintegri e ritorni al suo serbatoio naturale. Il ritiro dal corpo fisico denso del Jiva viene chiamato “morte”, mentre la sua incarnazione “nascita”. Invero non esiste morte o nascita alcuna, ma solo abbandono di Piani Vibrazionali. Possiamo assimilare ad un’Esteriorizzazione la nascita o incarnazione del Jiva su questo Piano Esistenziale, ad un’Interiorizzazione la morte o abbandono di questo Piano. Tecnicamente, quindi, non si potrebbe parlare né di morte né di nascita. La Fase Interiorizzante (abbandono graduale del fisico denso) avviene, per una morte naturale e non violenta, attraverso tre principali stacchi del doppio filo di luce d’oro dai centri nevralgici del corpo denso: dalle estremità degli arti fino ad arrivare al cakra del cuore, con definitivo e completo abbandono del denso e con il riposizionamento della Coscienza del fisico dall’ombelico, dov’era situata sul denso, al centro della massa pranica distaccantesi.Oggi alcuni scienziati americani hanno riscoperto un secondo cervello situato all’incirca nell’ombelico del fisico denso. Nei Veda la scoperta del “secondo cervello” fu fatta circa trentamila anni fa; penso che corrisponda alla massificazione dello Spin Egoico della Coscienza del Fisico denso, l’identificazione con il corpo fisico denso, anch’essa connessa, ovviamente, al Cervello Centrale posto nella scatola cranica, il quale a sua volta corrisponde alla massificazione dello Spin Egoico della Coscienza Mentale, l’identificazione con ciò che “pensiamo di essere” e ciò che pensiamo siano gli altri, che è parte del corpo sottile Manomaya posto sulla sommità del cranio. Per una buona salute è necessario che fra i due “Io”, fisico e mentale, vi sia armonia. -SEGUE-http://www.croponline.org/postmortemveda.htm
Post N° 2505
IL POST-MORTEM NEI VEDATradizione Universale e Scienza-III PARTE-Sankaracharya a sua madre quando volle farsi monaco rinunciante (samnyasin).Il Bardo Thötröl è soprattutto un insegnamento per trascendere l’individualità e integrarsi con il Sé Assoluto e trascendente, la Chiara Luce del Dharma, così chiamato nel testo. Sotto questa prospettiva non è per i morti ma per i vivi, anche se alcune credenze tibetane, con “Il libro ti-betano dei morti”, tendono a collegare i vantaggi dei vivi, che ritrovano con queste pratiche i loro personali doveri dharmici, con i vantaggi dei morti perché verrebbe suscitata una specie di “accelerazione” verso l’Energia Assoluta Cosmica nelle anime dei trapassati istruite con il giusto Bardo. Comunque sia, la via diretta per la stabile consapevolezza sperimentale della Pura Co-scienza Cosmica certamente è quella dell’amore verso tutti gli esseri viventi. “Amore” è la pa-rola che indica il tentativo di comprendere la falsità della diversità e la Verità-Realtà dell’Uno-senza-secondo. Prima di proseguire è necessaria una piccola premessa tecnico-scientifica per ben chiarire i concetti della Lunghezza d’Onda e della Frequenza. Un’onda è una struttura ripetitiva (perio-dica) tanto nello spazio che nel tempo. Considerando la sua periodicità spaziale, si può intro-durre la distanza che intercorre tra due suoi massimi (o minimi) consecutivi, che viene chiama-ta appunto Lunghezza d’Onda, solitamente indicata con la lettera greca λ (lambda) e misurata, per esempio, in metri. La Frequenza è invece una misura della ripetitività temporale (periodici-tà) di un’onda: quante volte nell’unità di tempo, per esempio in un secondo, si ripetono in una posizione fissa i punti di massimo (o minimo) dell’onda. La Frequenza, che rappresenta quindi quanti cicli al secondo fa un’onda, si indica in genere con la lettera greca ν (nu), e si misura in Hertz (HZ): 1 HZ = 1 ciclo al secondo. Lunghezza d’Onda e Frequenza sono tra loro legate tramite la Velocità di Propagazione dell’Onda, che viene indicata con VP attraverso la semplice relazione: VP = ν * λ (Frequenza per Lunghezza).Questa premessa è necessaria per introdurre i Cinque Involucri di cui si riveste il Sé incarnato o Atman. I Cinque Involucri (kosha), dal più esterno e denso al più interno e sottile fino al Sé che trascende tutti i rivestimenti perché è l’Assoluta e Pura Coscienza Cosmica in noi, sono i seguenti:Annamayakosha (involucro fisico denso, il più grossolano ed esterno);Pranomayakosha (involucro fisico sottile energetico; è la copia vitale del fisico denso);Manomayakosha (involucro fisico più sottile del Pranomaya; è il Corpo Mentale detto anche Spazio Mentale o Tessuto Mentale, perché come un tessuto la sua trama è formata dall’intreccio dei Pensieri con i Desideri);Vijnanamayakosha (involucro fisico più sottile del Manomaya; è sostanziato d’Intelletto chiamato anche Buddhi, qualcuno lo aggrega anche all’Anima; se rivolto all’esterno si confonde col Manomaya, in tal caso prende il nome di Buddhi Inferiore);Anandamayakosha (è l’involucro più sottile di tutti, sostanziato di beatitudine (ananda) perché Corpo Causale: il più vicino al Sé-Atman; è la nostra Anima detta anche Jiva). Tutti e Cinque Involucri sono differenti Piani Esistenziali e quindi corrispondo a Cinque Stati di Coscienza, più che essere particolari espressioni spaziali. Si può dire che nasce da queste Sfere Coscienziali l’ordinaria comune dimensione spaziotemporale, perciò possono essere considerate condizioni vibratorie con particolari scale di valori o Lunghezze d’Onda. Laddove una Sfera Coscienziale o Stato Vibratorio ha termine inizia la Sfera superiore o più interna e sottile, con vibrazioni sempre più intense, così fino alla sfera beatifica o Anima.Per meglio far capire il meccanismo è necessario specificare bene due Princìpi Metafisici: Primo: anche la struttura umana è sottoposta al Princìpio di Pervasività Successiva.Secondo: il Princìpio di Pervasività Successiva opera in un senso durante la Creazione e nel senso esattamente opposto durante la Dissoluzione. Il Ciclo Ceazione-Dissoluzione è riferito a tutti i Piani Esistenziali: particellare e cosmico. Il Ciclo completo Creativo-Dissolutivo, che si ripete continuamente con una Frequenza che varia in funzione del Piano Esistenziale (nanosecondi per le particelle subatomiche, eoni per gli universi), rispecchia sempre, su tutti i Piani, una struttura oloarchica (i Piani Esistenziali sono Unità auto-organizzate e sono parte dell’organizzazione del livello superiore, secondo il Principio di Pervasività Successiva) si ripete in modo alternativo “Creazione>Dissoluzione>Creazione>Dissoluzione ecc.” con le seguenti fasi:CREAZIONE:RADIAZIONE >VIBRAZIONE >MATERIALIZZAZIONE(Verità) (Vita)(Materia)X >>DISSOLUZIONE:MATERIALIZZAZIONE > VIBRAZIONE > RADIAZIONE(Materia) (Vita)(Verità) Tenendo in giusta considerazione il Primo Princìpio, la Pervasività Successiva, si capisce che i Cinque suddetti Involucri sussistono tutti contemporaneamente nel Corpo Causale Anandamaya, dal quale promanano in sequenza secondo l’ordine di Pervasività Successiva: dal più sottile al meno sottile fino al corpo fisico denso, seguendo il senso del Secondo Principio: Creativo o Dissolutivo. Ricordando la premessa tecnico-scientifica, torna utile ripassare i concetti indicati di Frequenza e Lunghezza d’Onda. L’involucro fisico denso è un particolare stato vibratorio che, per essere recepito, ha bisogno di un Corpo di Contatto correlato alla sua stessa Lunghezza d’Onda. La Coscienza Egoica del fisico denso e quella di ogni Involucro, ha bisogno di uno strumento sintonizzato sulla Lunghezza d’Onda del rispettivo Piano, nella fattispecie: del Piano materiale grossolano oggettivo, in modo che la Coscienza Egoica del fisico denso possa sintonizzarsi su tale Lunghezza e sviluppare così tutti gli organi di senso idonei alle funzioni del suo DNA legate al Piano Esistenziale in esame. E’ come quando vogliamo sintonizzarci con una certa stazione radio: cerchiamo la Banda o Lunghezza d’Onda, poi ci sintonizziamo esattamente sulla giusta Frequenza della stazione. La stessa cosa fa l’Ente Jivaico o Anima (riflesso dell’Assoluto Sé) quando s’incarna ed entra nel feto materno: dopo ben quattro mesi e nove giorni dalla gravidanza! Il karma che l’Ente si porta dietro dalle vite passate sarà quello che gli permetterà di fare le cose giuste, già “registrate” nel DNA prenatale per quanto attiene le fasi necessarie al feto, fino alla nascita vera e propria con relativa espulsione dall’utero materno. In seguito ci saranno gli “aggiustamenti” del DNA, sempre nel rispetto del proprio “libro karmico” (chiamato Luminoso), che permetteranno la germinazione e lo sviluppo dei semi karmici, quindi la massificazione dei relativi desideri, principali cause del reiterato ciclo samsarico.Quando l’Anima-Jiva, lascia il corpo fisico denso può anche abbandonarlo definitivamente senza avere più alcuna possibilità di ricongiungimento. Ciò avviene solo se il Jiva stacca il noto doppio filo di luce d’oro che lo àncora al corpo pranico e denso tramite una fitta rete di fili di luce energetici, che si intrecciano e attraversano come un solo doppio filo i due canali: Ida e Pingala, che affiancano la colonna vertebrale a sinistra e a destra, lasciando che si disintegri. Il doppio filo di luce d’oro proviene dal Centro Vitale (nostra “batteria”) sito tra la dodicesima e la tredicesima vertebra, probabilmente collegato anche con l’energia Kundalini posta alla base della colonna vertebrale. Sicuramente il doppio filo di luce d’oro è collegato anche con il chakra del Plesso Solare, che riunisce le funzioni vitali dei polmoni e del cuore fisico.Nel caso di Post Mortem inizia l’abbandono definitivo del corpo denso e tutti i fili energetici si staccano definitivamente, nel senso che tutta l’Energia Vitale, concentrata nella batteria e nella kundalini, si ritira attraverso il doppio filo, trascinando dietro tutte le funzioni vitali nel senso inverso della nascita-incarnazione, lasciando che il denso si disintegri e ritorni al suo serbatoio naturale. Il ritiro dal corpo fisico denso del Jiva viene chiamato “morte”, mentre la sua incarnazione “nascita”. Invero non esiste morte o nascita alcuna, ma solo abbandono di Piani Vibrazionali. Possiamo assimilare ad un’Esteriorizzazione la nascita o incarnazione del Jiva su questo Piano Esistenziale, ad un’Interiorizzazione la morte o abbandono di questo Piano. Tecnicamente, quindi, non si potrebbe parlare né di morte né di nascita. La Fase Interiorizzante (abbandono graduale del fisico denso) avviene, per una morte naturale e non violenta, attraverso tre principali stacchi del doppio filo di luce d’oro dai centri nevralgici del corpo denso: dalle estremità degli arti fino ad arrivare al cakra del cuore, con definitivo e completo abbandono del denso e con il riposizionamento della Coscienza del fisico dall’ombelico, dov’era situata sul denso, al centro della massa pranica distaccantesi.Oggi alcuni scienziati americani hanno riscoperto un secondo cervello situato all’incirca nell’ombelico del fisico denso. Nei Veda la scoperta del “secondo cervello” fu fatta circa trentamila anni fa; penso che corrisponda alla massificazione dello Spin Egoico della Coscienza del Fisico denso, l’identificazione con il corpo fisico denso, anch’essa connessa, ovviamente, al Cervello Centrale posto nella scatola cranica, il quale a sua volta corrisponde alla massificazione dello Spin Egoico della Coscienza Mentale, l’identificazione con ciò che “pensiamo di essere” e ciò che pensiamo siano gli altri, che è parte del corpo sottile Manomaya posto sulla sommità del cranio. Per una buona salute è necessario che fra i due “Io”, fisico e mentale, vi sia armonia. -SEGUE-http://www.croponline.org/postmortemveda.htm