quia.non

di (em)pietàracconto breve in due parti


Ne aveva uccisi molti, il signor D. E tutti allo stesso modo.E questo doveva pur essergli valso il titolo di migliore amico del Diavolo, col suo impegno a non lasciarlo indaffarato troppo tempo, messere Satanasso.Forse.Poi era finito tutto, un po’ perché l’età era quella che era, un po’ perché i guadagni non erano più quelli di un tempo. Un po’ – più di tutto, chissà? – perché le visite iniziavano davvero ad essere troppe. All’inizio solo di notte, magari dopo un bicchiere di troppo. Come fosse una scusa, delle peggiori peraltro. Poi, ad ogni ora. Come fosse una prescrizione medica, delle migliori – vista la puntualità – peraltro. La prima – il signor D. se la ricordava bene – era stata l’anziana del quinto piano, con quegli occhiali bizzarri ancora macchiati di sangue. Troppi colpi di mannaia gli aveva dato, è evidente. Poi fu la volta del giovane cuoco, quello che il menu era a base di cristiani e che prima di spegnere gli occhi aveva sorriso. Come se dall’altra parte ci fosse un ristorante, ad aspettarlo. O, peggio ancora, una cucina.Invece la signora che veniva dal paesino di campagna era più discreta. O forse solo più onesta, almeno con se stessa. E poi la morte l’aveva lasciata bella com’era e di certo la decomposizione era affare che non l’avrebbe mai riguardata.Tutti si fermavano qualche minuto, qualcuno anche per ore, ognuno col suo carico di ricordi da mostrare al signor D. lentamente, tempi dilatati e punti di vista sconosciuti. E allora i risparmi di un’onorata carriera di killer non erano più nulla a confronto di quel supplizio, di quella attenta regia prodiga di particolari, di primi piani e di sguardi feroci, di dissolvenze in nero che duravano quanto l’eternità. Giorno più, giorno meno.(fine prima parte)