vecchie glorie

opera lirica: euridice


 musica  DI JACOPO PERI      
 (1561-1633 Nato probabilmente a Roma da una famiglia fiorentina  studiò a Firenze . Lavorò in parecchie chiese fiorentine come organista e come cantante. In seguito, cominciò a lavorare alla corte dei Medici, prima come cantante tenore e tastierista, poi come compositore.)libretto  di OTTAVIO RINUCCINI((Firenze, 20 gennaio 1562 – Firenze, 28 marzo 1621) è stato un librettista e poeta italiano)Prima: Firenze, Palazzo Pitti, 6 ottobre 1600 PERSONAGGI : la Tragedia (Soprano), Euridice (Soprano), Orfeo (Tenore), Arcetro (Contralto), Tirsi (Tenore), Aminta (Tenore), Dafne (Soprano), Venere (Soprano), Plutone (Basso), Proserpina (Soprano), Radamanto (Tenore), Caronte (Basso) ; ninfe, pastori, ombre e deità d'inferno
IL  SOGGETTO:                                                                                                                                                      La scena si svolge in Tracia, l’ambientazione è bucolica, tutti i personaggi sono pastori o ninfe: Orfeo - pastore di origine semidivina il cui canto è tanto dolce e bello da incantare anche belve, alberi e sassi - ed Euridice vengono festeggiati dagli amici nel giorno delle loro nozze: canti e balli accompagnano la gioia di tutti. Euridice si apparta con le compagne, mentre gli amici più vicini ad Orfeo, Arcetro e Tirsi, lo prendono scherzosamente in giro rallegrandosi con lui per essere finalmente riuscito a far innamorare di sé Euridice, finora sorda ai suoi lamenti. Improvvisamente entra in scena Dafne, ninfa amica di Euridice, che con spavento e dolore racconta come, mentre danzava sul prato, Euridice sia stata morsa da un serpente e sia morta. Orfeo è annichilito dalla notizia, poi il suo dolore esplode: esce correndo verso il luogo dove Euridice è morta. Arcetro lo segue temendo che possa uccidersi.Intanto tornano pastori e ninfe che hanno assistito all’evento e tutti, insieme, lamentano il triste destino. Entra però Arcetro che invita tutti a non piangere e racconta come Orfeo sia ancora vivo e sia stato soccorso da una Divinità: Pastori e ninfe intonano allora un canto di speranza e si dirigono al tempio per ringraziare gli Dei.La bocca dell’Inferno. Venere, discesa dal Cielo per soccorrere Orfeo, profondamente commossa dal suo canto, lo guida alla porta degli Inferi: se Orfeo riuscirà col suo canto a commuovere Plutone, Dio degli Inferi, come ha commosso lei, potrà riavere Euridice. Venere parte e Orfeo inizia il suo canto, in cui profonde tutta la sua sapienza e la profondità delle sue emozioni. Plutone appare, contornato da anime infernali: inizia un dialogo nel quale Orfeo lentamente riesce a convincere lo scettico e sprezzante Plutone, aiutato da Proserpina, sposa di Plutone, e da Caronte, traghettatore delle anime all’Inferno. Orfeo prorompe in un canto di gioia, mentre le anime infernali commentano con un coro moraleggiante che invita gli altri mortali a non tentare di imitare l’audacia di Orfeo, poiché a non tutti è concesso quello che un semideo può ottenere.Ancora i campi di Tracia: gli amici di Orfeo attendono ansiosamente il suo ritorno. Entra Aminta raggiante che racconta come, mentre era andato a consolare i genitori di Euridice, sia rimasto sbigottito vedendo apparire Orfeo ed Eudirice insieme. Arcetro canta la suo gioia e, poco dopo, fa il suo ingresso la coppia. Tutti si fanno intorno a loro stupiti e quasi impressionati, riempiendoli di domande che culminano nella celebrazione finale di Aminta e nel coro di gioia intonato da tutti.L' Euridice è considerata la prima opera lirica, nel puro senso del termine, messa in scena; ad essa viene riferito l'inizio dell'era del moderno melodramma. I primi melodrammi, appunto, venivano chiamati "recitar cantando" con l'accompagnamento costante di uno strumento: il basso continuo.È la prima opera di cui sopravvivono complete le musiche. Quando venne rappresentata come omaggio privato di Jacopo Corsi per il matrimonio di Maria de’ Medici con Enrico IV di Francia, con Jacopo Peri come Orfeo, Francesco Rasi come Aminta, lo stesso Corsi al «gravicembalo», nella partitura di Peri erano state sostituite alcune sezioni con altre musicate da Caccini: la parte di Euridice, alcune arie delle ninfe e dei pastori, i cori che concludono le scene prima, seconda e quarta. Caccini si preoccupò di completare in fretta la sua versione integrale della partitura, sempre su libretto di Rinuccini, e la diede alle stampe prima di quella di Peri.  Per non turbare la gioia del matrimonio reale festeggiato a Firenze, la vicenda volge a un lieto fine antitetico alla versione del mito greco, nella quale, perduta per sempre Euridice.  Orfeo ripudia l’amore e le donne, inferocite, si vendicano e lo fanno letteralmente a pezzi. a Orfeo. Il ritorno del cantore è anticipato nella scena quinta dal racconto di Aminta, che narra agli increduli pastori di aver visto Euridice viva. Questa versione è l'unica ad essere giunta in maniera quasi del tutto integrale ai nostri giorni. Per le celebrazioni dell’ottobre 1600, Giulio Caccini compose anche parte delle musiche per Il rapimento di Cefalo , su testo di Gabriello Chiabrera, che fu eseguito tre giorni dopo l’ Euridice nella sala grande delle Commedie nel Palazzo degli Uffizi, come spettacolo principale dei festeggiamenti. L’ Euridice di Peri, omaggio privato dell’intellettuale Jacopo Corsi alla nuova regina, passò in secondo piano nelle relazioni dei diplomatici o non venne neanche ricordata. La sua fama crebbe in seguito, anche grazie alle stampe, quella fiorentina (1601) e quella veneziana (1608).
   Jacopo da Empoli Le nozze di Maria de Medici e Enrico IV di Francia. Galleria degli Uffizi, Firenze