L’autonomia del mondo3 Il nome mondo3 è una metafora. Il mondo3 pur nascendo con noi, è largamente autonomo. Possono esserci molti problemi, argomentazioni e teoremi autonomi dei quali non sappiamo ancora niente – e potrebbero non essere mai scoperti da noi[1].Il linguaggio svolge un ruolo molto importante nel terzo mondo della conoscenza oggettiva, ma il linguaggio svolge anche un ruolo importante nelle arti. Ma il mondo3 può agire anche sul mondo2. Per es.: un pittore, sulla sua tela, getta del colore e fa una macchia di vernice commettendo un errore: questo improvvisamente apre nuove possibilità. Il mondo3 ha agito sul pittore e quindi sul mondo2 (e anche sul mondo1). In altri termini, dopo aver iniziato a produrre qualcosa – poniamo, una casa – non siamo liberi di continuare come ci pare se non vogliamo essere uccisi dal crollo del tetto. Piuttosto ci saranno leggi strutturali che dobbiamo scoprire, leggi che non possiamo cambiare e che sono autonome[2]. Il mondo3 e l’evoluzione emergente Mondo3: prodotti della mente umana (teorie)Mondo2: esperienze mentali (coscienti)Mondo1: oggetti fisici, organismi compresi P. considerare reali i prodotti della mente umana: non soltanto quelli che sono essi stessi fisici – come un grattacielo o un’auto – ma anche un libro o una teoria. Considera reale la teoria in sé, la cosa astratta in sé, poiché si può interagire con essa – possiamo produrre una teoria – e poiché la teoria può interagire con noi.La teoria del mondo3 ha una lunga preistoria. Ricordiamo Platone e Bolzano.Platone credeva nell’esistenza di tre mondi. Il suo primo mondo, il mondo che egli diceva fosse l’unico mondo completamente reale – e certo divino – corrisponde al terzo mondo di P. Ma esso non conteneva né problemi né argomenti né teorie. Il secondo mondo di Platone era il mondo delle anime o delle menti, che era vicino al mondo delle forme o idee: la nascita è una sorta di caduta dalla grazia, una caduta in seguito alla quale si entra nel terzo mondo dei corpi fisici. Una differenza è che la teoria di Platone è una teoria della discesa o della degenerazione – una teoria della caduta – mentre quella di P. è una teoria dell’ascesa evoluzionistica verso il mondo3.Inoltre il primo mondo platonico è fatto di concetti o parole deificati, il mondo3 invece è fatto per ciò che concerne la conoscenza oggettiva di teorie, problemi e argomentazioni.Bolzano ha popolato quello che corrisponde al mondo3 con ‘proposizioni in sé’. Sosteneva che questo mondo fosse reale, ma non con lo stesso tipo di realtà del mondo fisico e non diede spiegazione della relazione tra questi due mondi. P., invece, realizzò che il mondo3, sebbene autonomo, era fatto dall’uomo; era del tutto reale, poiché si può agire su di esso ed esso agisce su di noi: c’è interazione. Inoltre l’intuizione che qualcosa di molto simile al mondo3 esisteva già nel regno animale e che l’intero problema poteva essere esaminato nel suo complesso alla luce della teoria dell’evoluzione, conduce P. a muoversi su questa linea. Partendo dallo schema tetradico (P1 à TT à EE à P2) P. afferma che tutti gli organismi affrontano problemi e sono sempre problem-solving. (Con tale teoria si può spiegare anche la selezione naturale)[3].Per una spiegazione dell’evoluzione, il punto principale è realmente l’arma comportamentale. Poi se un tratto comportamentale o una specificazione comportamentale durano a lungo – diventano una tradizione – allora ci può essere quello che è chiamato «trinceramento ereditario». Quest’ultimo si può rivelare una trappola mortale qualora cambino le condizioni. Differenze Popper – Darwin Darwin parla di sopravvivenza in generale, P. si riferisce al cibo specificamente. Il metodo di eliminazione degli errori non è semplicemente la lotta per la sopravvivenza tra individui, che si conclude con la morte prematura. Comprende anche evitare comportamenti che inficiano il raggiungimento di un obiettivo.La novità di P2 deve emergere nell’ambito di evoluzione.Centralità del comportamento: reale strumento dell’evoluzione.Ruolo svolto dallo sviluppo di nuovi obiettivi, preferenze e tecniche comportamentali.Rischio del trinceramento genetico.[1] (Es.: anche se abbiamo avviato noi stessi la geometria i problemi e i teoremi possono essere esistiti prima di essere scoperti da qualcuno. Perciò non è possibile che appartengano al mondo2). In modo simile, Einstein disse una volta: «La mia matita è più intelligente di me». Ciò che intendeva, naturalmente, era che scrivendo le cose ed eseguendo i calcoli su carta, spesso riusciva ad ottenere risultati che andavano al di là delle sue anticipazioni. Possiamo dire che usando carta e matita egli si collegava col mondo3 della conoscenza oggettiva. Egli rendeva così oggettive le sue idee soggettive. E, dopo che queste idee erano state rese oggettive, egli poteva collegarle con altre idee oggettive e raggiungere così conseguenze lontane e non intenzionali che superavano di gran lunga il suo punto di partenza.[2] Es.: la geometria e i numeri primi sono fuori dal nostro controllo.[3] Es.: radici dell’albero, picchio, colibrì.
POPPER 2
L’autonomia del mondo3 Il nome mondo3 è una metafora. Il mondo3 pur nascendo con noi, è largamente autonomo. Possono esserci molti problemi, argomentazioni e teoremi autonomi dei quali non sappiamo ancora niente – e potrebbero non essere mai scoperti da noi[1].Il linguaggio svolge un ruolo molto importante nel terzo mondo della conoscenza oggettiva, ma il linguaggio svolge anche un ruolo importante nelle arti. Ma il mondo3 può agire anche sul mondo2. Per es.: un pittore, sulla sua tela, getta del colore e fa una macchia di vernice commettendo un errore: questo improvvisamente apre nuove possibilità. Il mondo3 ha agito sul pittore e quindi sul mondo2 (e anche sul mondo1). In altri termini, dopo aver iniziato a produrre qualcosa – poniamo, una casa – non siamo liberi di continuare come ci pare se non vogliamo essere uccisi dal crollo del tetto. Piuttosto ci saranno leggi strutturali che dobbiamo scoprire, leggi che non possiamo cambiare e che sono autonome[2]. Il mondo3 e l’evoluzione emergente Mondo3: prodotti della mente umana (teorie)Mondo2: esperienze mentali (coscienti)Mondo1: oggetti fisici, organismi compresi P. considerare reali i prodotti della mente umana: non soltanto quelli che sono essi stessi fisici – come un grattacielo o un’auto – ma anche un libro o una teoria. Considera reale la teoria in sé, la cosa astratta in sé, poiché si può interagire con essa – possiamo produrre una teoria – e poiché la teoria può interagire con noi.La teoria del mondo3 ha una lunga preistoria. Ricordiamo Platone e Bolzano.Platone credeva nell’esistenza di tre mondi. Il suo primo mondo, il mondo che egli diceva fosse l’unico mondo completamente reale – e certo divino – corrisponde al terzo mondo di P. Ma esso non conteneva né problemi né argomenti né teorie. Il secondo mondo di Platone era il mondo delle anime o delle menti, che era vicino al mondo delle forme o idee: la nascita è una sorta di caduta dalla grazia, una caduta in seguito alla quale si entra nel terzo mondo dei corpi fisici. Una differenza è che la teoria di Platone è una teoria della discesa o della degenerazione – una teoria della caduta – mentre quella di P. è una teoria dell’ascesa evoluzionistica verso il mondo3.Inoltre il primo mondo platonico è fatto di concetti o parole deificati, il mondo3 invece è fatto per ciò che concerne la conoscenza oggettiva di teorie, problemi e argomentazioni.Bolzano ha popolato quello che corrisponde al mondo3 con ‘proposizioni in sé’. Sosteneva che questo mondo fosse reale, ma non con lo stesso tipo di realtà del mondo fisico e non diede spiegazione della relazione tra questi due mondi. P., invece, realizzò che il mondo3, sebbene autonomo, era fatto dall’uomo; era del tutto reale, poiché si può agire su di esso ed esso agisce su di noi: c’è interazione. Inoltre l’intuizione che qualcosa di molto simile al mondo3 esisteva già nel regno animale e che l’intero problema poteva essere esaminato nel suo complesso alla luce della teoria dell’evoluzione, conduce P. a muoversi su questa linea. Partendo dallo schema tetradico (P1 à TT à EE à P2) P. afferma che tutti gli organismi affrontano problemi e sono sempre problem-solving. (Con tale teoria si può spiegare anche la selezione naturale)[3].Per una spiegazione dell’evoluzione, il punto principale è realmente l’arma comportamentale. Poi se un tratto comportamentale o una specificazione comportamentale durano a lungo – diventano una tradizione – allora ci può essere quello che è chiamato «trinceramento ereditario». Quest’ultimo si può rivelare una trappola mortale qualora cambino le condizioni. Differenze Popper – Darwin Darwin parla di sopravvivenza in generale, P. si riferisce al cibo specificamente. Il metodo di eliminazione degli errori non è semplicemente la lotta per la sopravvivenza tra individui, che si conclude con la morte prematura. Comprende anche evitare comportamenti che inficiano il raggiungimento di un obiettivo.La novità di P2 deve emergere nell’ambito di evoluzione.Centralità del comportamento: reale strumento dell’evoluzione.Ruolo svolto dallo sviluppo di nuovi obiettivi, preferenze e tecniche comportamentali.Rischio del trinceramento genetico.[1] (Es.: anche se abbiamo avviato noi stessi la geometria i problemi e i teoremi possono essere esistiti prima di essere scoperti da qualcuno. Perciò non è possibile che appartengano al mondo2). In modo simile, Einstein disse una volta: «La mia matita è più intelligente di me». Ciò che intendeva, naturalmente, era che scrivendo le cose ed eseguendo i calcoli su carta, spesso riusciva ad ottenere risultati che andavano al di là delle sue anticipazioni. Possiamo dire che usando carta e matita egli si collegava col mondo3 della conoscenza oggettiva. Egli rendeva così oggettive le sue idee soggettive. E, dopo che queste idee erano state rese oggettive, egli poteva collegarle con altre idee oggettive e raggiungere così conseguenze lontane e non intenzionali che superavano di gran lunga il suo punto di partenza.[2] Es.: la geometria e i numeri primi sono fuori dal nostro controllo.[3] Es.: radici dell’albero, picchio, colibrì.