Creato da ilpoliedroambiente il 07/04/2008

Environment

ambiente e dintorni

 

 

Il vero affare del nucleare? Solo lo smantellamento!

Post n°232 pubblicato il 16 Ottobre 2008 da ilpoliedroambiente
Foto di ilpoliedroambiente

Alex Sorokin, consulente energetico ed ex ingegnere nucleare convertito alla sostenibilità, sostiene la non praticabilità del nucleare e necessità di imboccare la via delle rinnovabili. Con lui abbiamo commentato le recenti scelte del Governo italiano in materia di nucleare.

Cosa pensa dell'apertura sul nucleare del Governo?
«Per un tecnico laureato in ingegneria nucleare 30 anni fa, al momento del massimo sviluppo del settore, è singolare che in Italia, invece di promuovere tecnologie nuove, orientate al futuro, si propone di ritornare a un filone tecnologico vecchio. È un esempio calzante di ciò che afferma Mario Monti: «in Italia serve capacità di leadership e non di followership». È incredibile che la dirigenza italiana continui a non vedere gli enormi potenziali delle rinnovabili italiane e ad insistere su filoni tecnologici vecchi e sviluppati all’estero. Al di fuori delle attività di mantenimento in sicurezza dei vecchi siti nucleari, da parte Sogin ed Enea, in Italia non si sta facendo nulla sul nucleare, e i Paesi che usano quotidianamente l’energia atomica lo sanno. Non è un caso che la Merkel si sia opposta all’ingresso dell’Italia nei negoziati sul nucleare con l’Iran.».

C’è chi sostiene che i costi tra atomo e solare, siano a favore del primo. Qual è la sua opinione?
«Oggi le due tecnologie di centrale hanno lo stesso costo: una centrale nucleare costa 5000 euro per kW che è pari al costo di una centrale solare fotovoltaica. E' vero che, a parita' di potenza, una centrale nucleare produce 4 volte più energia di quella solare, ma richiede enormi impegni ed infrastrutture di gestione e di sicurezza, per il riprocessamento del combustibile nucleare e per il confinamento delle scorie per migliaia di anni. Invece una centrale solare non ha bisogno di nulla. Produce energia e basta, senza inquinare e senza rischi per nessuno. Per di più il costo del nucleare sale, mentre quello del solare si dimezza ogni dieci anni. Con questi trend, fra 15 anni, quando si spera di mettere in servizio la prima centrale nucleare italiana, oramai il nucleare sarà fuori mercato, mentre il solare avrà raggiunto la piena convenienza economica.

È credibile che il nucleare abbassi il prezzo dell’elettricità?
«Né dubito. - I quattro reattori annunciati in Italia non saranno sufficienti. Sono necessari almeno dieci reattori affinché si realizzino le economie di scala necessarie per abbattere i costi. Bisogna considerare che sia per una sola centrale, sia per dieci è necessario realizzare comunque le infrastrutture che servono per assicurare l’affidabilità e sicurezza degli impianti, per la gestione del combustibile e delle scorie nucleari. Sono costi fissi che si ammortizzano solamente aumentando la quantità di centrali.

Oggi si parla “bene” del nucleare di terza generazione. Quali sono le sue caratteristiche?
«Il nucleare di terza generazione presenta i stessi grandi problemi delle generazioni precedenti. Non sono stati risolti né i problemi legati alla radioattività e allo smaltimento delle scorie, né è stata raggiunta la sicurezza passiva. Pertanto in caso di incidente o, peggio ancora, attacco terroristico o di guerra, tutti gli impianti nucleari sono, per la sicurezza nazionale, un punto di estrema pericolosità e vulnerabilità. La terza generazione mira principalmente a contenere i costi delle nuove centrali attraverso la razionalizzazione dell’impiantistica».

Come potrebbe inserirsi l’Italia sulla terza generazione del nucleare?
«L’Italia dovrebbe ripartire praticamente da zero poiché le competenze per la costruzione di nuovi reattori nucleari si sono disperse. Inutile sperare di competere in questo settore sul mercato internazionale. In realtà per l’Italia si apre un’altra opportunità per fare business nel nucleare: quello dello smantellamento. Si tratta di un settore dove potremmo raggiungere un vantaggio di competitività tecnologica, visto che di recente abbiamo iniziato lo smantellamento delle nostre vecchie centrali nucleari. Però per cogliere questa opportunità occorre affrontarla non “a risparmio” come un problema da nascondere, bensì come un investimento, alla luce del sole, in sicurezza e con tecnologie e procedure adeguate, affidabili e trasparenti. E il mercato di sicuro non mancherà: nei prossimi vent’anni, infatti, nel Mondo si dovranno smantellare oltre 400 centrali nucleari».

Intervista integrale di Sergio Ferraris, pubblicata sul numero di Ottobre de La Nuova Ecologia, insieme all'intervista a Carlo Stagnaro, direttore Energia e Ambiente dell' Istituto Bruno Leoni, per un confronto di due differenti opinioni sul tema del ritorno dell'atomo in Italia.

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CASA CLIMA

Post n°231 pubblicato il 13 Ottobre 2008 da ilpoliedroambiente

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Scuola di rifiuti

Post n°230 pubblicato il 13 Ottobre 2008 da ilpoliedroambiente
Foto di ilpoliedroambiente

Forse le brutture che fanno più male sono quelle che colpiscono dove meno te l'aspetti, e chi meno può difendersi. In una scuola di bambini, ad esempio, come a Crotone dove migliaia di tonnellate (350 mila) di scorie pericolose (arsenico, zinco, piombo, indio, germanio, mercurio) sarebbero state utilizzate per realizzare i piazzali di due istituti di Crotone e uno di Cutro, i parcheggi di attività commerciali e la pavimentazione di una delle banchine del porto. Sette persone sono indagate per smaltimento illegale di rifiuti pericolosi e disastro ambientale.

Il disastro ambientale riguarda innanzitutto decine di bambini. Per anni hanno frequentato scuole costruite con cemento e scorie avvelenate. Difficile da mandar giù una verità del genere, fa rabbia. Come fa rabbia sapere che nel 2004 Legambiente e Wwf avevano rilevato una presenza di arsenico di quasi tre volte superiore al limite nel mare di Crotone che non è un mare poco frequentato dai bagnanti: se Capo Rizzuto vi fa risuonare qualcosa da un punto di vista turistico, sappiate che sotto l'isola sono stoccate 350 mila tonnellate di scorie altamente tossiche.

Secondo l'elaborazione di Legambiente e Wwf, nel mare di Crotone, nel primo e nel secondo semestre del 2002, erano stati rilevati, rispettivamente, 33.360 e 29.704 microgrammi per chilo di arsenico, mentre nel secondo semestre 2003 il dato era di 39.557. Il valore limite e' 12.000.

Ora i bambini delle scuole dalle mura piene di materiale tossico sono stati trasferiti in altri istituti. I bagnanti ci penseranno da soli a trasferirsi altrove.E a questo punto il Parlamento ha dato via libera a un'indagine conoscituva per capire che cosa è accaduto realmente a Crotone ma la verità non sarà facile da scoprire. 

C'era anche un filmato a descrivere come avveniva lo smaltimento delle scorie tossiche della Pertusola utilizzate per costruire anche scuole pubbliche. Peccato che poi sia scomparso, probabilmente cancellato. Qualcuno tra gli inquirenti del Nisa (Nucleo investigativo sanità e ambiente) sostiene, infatti, che le videocassette fossero addirittura due, ma di una non si è trovata traccia negli archivi della procura. Di quella invece in mano al pm Pierpaolo Bruni, scorrendo le immagini si vede solo un quadro bianco. Tutto cancellato. «Ho aperto un fascicolo sulla sparizione» dice Pierpaolo Bruni, titolare dell'inchiesta sullo smaltimento illegale delle scorie tossiche. In quel filmato realizzato nel 1999 dal Nisa (nucleo investigativo sanità e ambiente) c'era la prova di come gli operai delle imprese Crotonscavi e Ciampà miscelavano i rifiuti tossici che poi sotterravano nei cantieri. L'attenzione degli uomini del Nisa si era soffermata su quel materiale scuro e granuloso, che nulla aveva a che fare con la malta cementizia. 

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Quando l'energia nasce dalle onde

Post n°229 pubblicato il 10 Ottobre 2008 da ilpoliedroambiente
Foto di ilpoliedroambiente

È UN GIACIMENTO sterminato, che occupa oltre il 70% della superficie del pianeta e ora lo stanno scoprendo le grandi compagnie mondiali dell'energia. Onde, correnti, maree sono le nuove fonti rinnovabili sulle quali hanno messo gli occhi, e ora cercano di mettere le mani, colossi come la Chevron. La possibilità di ricavare energia dai movimenti del mare è studiata da ormai cento anni e negli anni '70, in concomitanza con la prima crisi petrolifera, le ricerche si intensificarono. Quando il prezzo del petrolio calò, intorno al 1980, l'idea di sfruttare l'energia marina fu messa da parte, ma ora le istanze ambientaliste e il nuovo aumento del petrolio danno impulso al settore. Il World Energy Council (WEC) di Londra ha stimato nel 2007 che il 15 per cento del fabbisogno elettrico mondiale potrebbe essere coperto da impianti di sfruttamento del moto ondoso dei mari. Questa quantità sarebbe il doppio di quella attualmente prodotta dalle centrali nucleari. E in più ci sarebbero le correnti e le maree.

Colossi all'attacco. La prima azienda a scommettere sull'energia marina è stata la Enersis, che nel 2005 ha siglato un accordo per costruire un impianto nel Nord del Portogallo. Quando l'intesa fu annunciata sembrò un passo rivoluzionario. A due anni di distanza a scommettere sull'energia marina sono sempre di più e tra questi aziende votate da sempre all'energia tradizionale. "Chevron sta studiando le tecnologie sull'energia oceanica - ha dichiarato il portavoce di una compagnia consociata al colosso petrolifero statunitense al quotidiano economico Wall Street Journal - e sta valutando la possibilità di cooperare con noi". La cooperazione in questione riguarda l'ottenimento di un permesso dalla commissione statunitense per l'energia, necessario per avviare un progetto di sfruttamento dell'energia marina in Alaska. È un segnale non da poco, soprattutto se si considera che proprio in Alaska gli Usa continuano a estrarre petrolio e recentemente il presidente Bush ha avviato un piano per nuove trivellazioni.


Oltre alla Chevron ci sono la Verdant Power Inc. di New York e la Ocean Power del New Jersey a percorrere la strada dell'energia che viene dal mare e le somme investite finora, per quanto non note nei dettagli, indicano secondo gli osservatori un interesse in ascesa.

Tecnologia da mettere a punto. Gli esperti parlano di una tecnologia ancora agli albori, anche perché l'energia marina non fuga tutti i dubbi sull'impatto ambientale. Per ora gli impianti come quello portoghese o alcuni in Scozia sono di piccole dimensioni e non sembrano creare grossi problemi all'ecosistema. Per produrre energia su larga scala, però, si devono usare tecnologie con un maggiore impatto ambientale. E le scelte sono diverse: la Ocean Power, per esempio, usa un sistema di boe collegate tra di loro. La spinta delle onde, che fa muovere le boe su e giù è convertita in pressione idraulica da pistoni e cilindri all'interno dei galleggianti. La pressione fa girare una turbina che a sua volta alimenta un generatore. L'elettricità è mandata a riva attraverso cavi sottomarini. Per ora ci sono quattro impianti di questo tipo in via di progettazione, in attesa solo dell'approvazione federale e parte dell'energia potrebbe servire per un'installazione militare.

La Verdant Power, invece, produce già energia per un centro commerciale e un parcheggio usando sei turbine sottomarine nell'East River di New York. Il movimento dell'acqua quando ci sono le maree fa girare le pale delle turbine, creando un movimento rotatorio che alimenta un generatore. La Verdant ha detto che ha un lungo elenco di clienti in attesa delle necessarie autorizzazioni per usufruire dell'energia.

Dopo le onde, le maree. Un interesse particolare, dicono all'Istituto per la ricerca dell'energia elettrica, merita in questo momento il potenziale delle maree. Sebbene si tratti di un fenomeno intermittente, la marea è più prevedibile del vento, del sole o delle onde e quindi più affidabile come fonte di energia. È proprio sull'energia delle maree che stati come quello di New York, Maine e Alaska, insieme ad altri che si affacciano sulle coste, hanno già investito 7 milioni e mezzo di dollari nel 2008 e previsto investimenti fino a 35 milioni per il 2009.

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Emas

Post n°228 pubblicato il 10 Ottobre 2008 da ilpoliedroambiente
Foto di ilpoliedroambiente

La Provincia di Bergamo apre le porte alla Fiera forum della registrazione ambientale Emas: dal 23 al 25 ottobre, nel Palazzo di Via Tasso 8, sono in programma workshop, convegni e stand espositivi. La seconda edizione dell’iniziativa è intitolata “Pensare globale, agire locale” e trasformerà la sede della Provincia di Bergamo in luogo di discussione e di confronto sulle tematiche ambientali.

In programma tre giorni di workshop, convegni e esposizioni per avvicinare il pubblico al mondo della registrazione ambientale, ma anche per suscitare dialogo e confronto tra le istituzioni e i soggetti già in possesso del certificato. Prestando particolare attenzione alle innovazioni apportate dal regolamento Emas III.

Dopo l’esperienza di Bienno (Brescia), la Fiera Forum nel 2008 è pronta a fare il bis, per iniziativa della Provincia di Bergamo, che ha ottenuto, nell’ottobre 2007, la registrazione Emas.

Organizzata con il contributo della Regione Lombardia, oltre che con il patrocinio della Commissione Europea, di Arpa Lombardia e di Confindustria Bergamo, l’appuntamento vuole essere uno strumento tramite il quale sensibilizzare enti, aziende e cittadini sul rispetto dell’ambiente.

Sono numerosi i Comuni, gli enti pubblici e le aziende del territorio di Bergamo e provincia che hanno intrapreso i processi di registrazione ambientale. Due i tipi di certificazione più diffusi: Iso 14001 ed Emas. Registrarsi significa dotarsi di un sistema di gestione ambientale, basato sul rispetto normativo. Perseguendo la finalità di migliorare la gestione del territorio, incidendo sulla qualità della vita dei cittadini. Obiettivi che, nel caso degli enti pubblici, passano attraverso un’ottimizzazione dei servizi erogati, tra cui acquedotto, fognature e rifiuti.

IL PROGRAMMA
Si inizia giovedì 23 ottobre con l’apertura dei lavori e il saluto di benvenuto del presidente della Provincia di Bergamo, Valerio Bettoni, e dell’assessore all’Ambiente e alla Tutela delle risorse naturali, Alessandra Salvi. Nella giornata formativa rivolta agli enti pubblici, verrà posto sotto esame il ruolo della conformità normativa, considerata la base di un sistema di gestione ambientale. A essere affrontati, argomenti quali la raccolta differenziata dei rifiuti e la gestione energetica del patrimonio immobiliare. Verrà esposta anche l’esperienza condotta dalla Provincia di Bergamo nel percorso di certificazione.

Venerdì 24 ottobre gli interventi saranno aperti dall’assessore Alessandra Salvi: sotto esame, argomenti quali l’analisi dei cambiamenti apportati dal nuovo regolamento Emas III; i contributi, le agevolazioni e gli strumenti di semplificazione previsti per le organizzazioni certificate Iso 14001 e Emas; i limiti e lo sviluppo insiti nella dichiarazione ambientale. Durante la giornata, esibizione musicale del Gruppo Ottoni dell’Istituto superiore di Studi musicali G. Donizzetti di Bergamo e piccolo rinfresco.

Sabato 25 ottobre il convegno conclusivo, dedicato alla presentazione, da parte della Commissione Europea, del nuovo regolamento Emas III ed introdotto dal Presidente dell’ente provinciale, Valerio Bettoni. A prendere la parola, esponenti del Ministero dell’Ambiente, dell’Unione Europea D.G. Enviromental Industry, dell’Help Desk Emas e della Regione Lombardia e della Provincia di Bergamo. Tra le novità di Emas III, la possibilità di “certificare il territorio”, creando un unico sistema di gestione, strategico nelle zone turistiche. Trasformando la registrazione in strumento di comunicazione e di marketing. Nel corso della giornata sono previsti momenti di degustazione di prodotti tipici e di vini locali.

GLI STAND
Stand espositivi, allestiti nel cortile interno del Palazzo della Provincia di Bergamo, consentiranno ad organizzazioni, aziende ed amministrazioni certificate di presentare al pubblico la loro esperienza, dando una dimostrazione concreta di quanto affrontato nei dibattiti. Si tratta di un’opportunità rivolta anche ai cittadini, con la quale conoscere da vicino il lavoro e l’impegno che si celano dietro al logo della registrazione ambientale. Un’occasione, in altre parole, per capire il valore e l’utilità di azioni che, seppur non immediatamente visibili, hanno effetti positivi sulla qualità della vita di ciascuno.

APPROFONDIMENTI
Per approfondire il programma ed i contenuti della Fiera è possibile visitare il sito www.fieraemas.it. Per chiarimenti sull’aspetto organizzativo dell’evento è sufficiente contattare la Segreteria organizzativa di Sigeambiente: info@sigeambiente.it

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