GATTO NERO RANDAGIO

Post N° 1790


Non aveva voglia di guardare lontano, solo di fissare i piedi al terreno melmoso. Camminava senza tregua in linea retta, testa bassa, andando pur di andare. Raccogliendo le poche idee e quel rimasuglio di sensazioni ancora vive. Saltellando sulle mattonelle dispari.Cosa cazzo č rimasto? Ti ricordi un anno fa? Quelle attese protese?Con le unghie mangiucchiate si accarezzava il braccio, dal polso al gomito e il palmo della mano, fin dietro il collo. Piccoli brividi autoindotti per simulare una carezza, un'attenzione. Non c'era fuoco ma calore, calore sempre, come un modo di essere o il simulacro di una virtų.Mi scappa da pisciare ma non mi posso fermare, proprio adesso.Si concentrava su un colore ma un colore non c'era. Niente di nuovamente colorato, qualche macchia fulminante, tessuti a trame grezze, non molto di pių. E si sentiva inquieto e triste ma di una diversa inquieta tristezza, innominabile, paura del vuoto. Non mi vergogno della mia solitudine, non sopporto di non accendermi.Strade strette soffocate da palazzi bassi, ordinati, con giardini dalle ringhiere curate, alberi verdeggianti a tingere e rinfrescare un po' la notte. Volti anonimi di passanti, nessun contatto con il mondo esterno, solo camminare in linea retta. In attesa di un meteorite, di un odore pungente, del miagolio perduto e acre di un animale in amore.