GATTO NERO RANDAGIO

Post N° 1865


Non sento niente. Io non sento più niente.Questo è l'incipit del mio libro. Quel libro cominciato, maltrattato, trascurato, agognato, riveduto e abbandonato. Nel limbo del sentire c'è sempre un intervallo, una fine e poi una ripartenza che nasce dal fluttuare di invisibili onde cosmiche, troppo scintillanti -certi momenti- per essere ascoltate.L'antenna si è ripiegata, sta oscillando nell'etere alla ricerca del sentire vicino e lontano, si è come assopita, sterilizzata, mi sta difendendo da me.Ne sarà fiera mia madre, minuta donna iperattiva dai capelli rossicci, sempre stati rossicci da che io possa ricordarli. Mio padre, lui, sarà indifferente come suo solito, celando ogni forma di emozione non terricola mentre mia sorella, come ogni altra volta, mi chiederà dove ho parcheggiato la macchina.Qui, in una posa assolutamente non statica, attendo i vostri abbracci, mettetevi pure in fila, disordinatamente perché sarete più credibili. Vi aspetto, starnutisco e la mia debolezza fisica mi dà da pensare. Ma non siate in vena di pietà o di comprensione, tantomeno di salvezza. No, non lo siate, non è così. Sono semplicemente una fettina di pane imburrato che sta cercando la sua spalmabilità. Cercando? Nessuna ricerca, no. Siate famelici, ingozzatevi cannibali, strofinatevi di quelle 'cose' buone che avete dentro, e fuori. Rivestitevi di burro e ditemi ancora: qui si scivola ma non ho paura.Ecco l'incipit del mio libro. La certezza che il sentire si trasforma, pigiando pausa, poi play e rec. Le onde cosmiche spaziano, le belle energie in continua emanazione vanno bussando sulla superficie delle cariche opposte, cercando spiragli, pertugi, cuscini. Toc, toc? Siete in casa? Fatemi entrare, facciamoci entrare, penetriamoci senza gentilezze di sorta.Non mi farò più domande, per un certo limite di tempo, canticchierò quelle litanie fanciullesche adesso impiantate nel mio inconscio, adoperandole per sconfiggere paranoie & lacché.Da sotto il pelo dell'acqua mi giungono i suoni, le vostre voci, ovattati ma, un piccolo sasso fa cerchi enormi. Cammino sotto il sole che mi cuoce, mangiando un kebab strapieno e non piccante, osservo attentamente la forma deformata dei palazzi, anche loro sonnecchiando quasi a non volermi disturbare. Vorrei semplicemente che in questo preciso momento si mettessero a urlare, ridendo a crepapelle di me.Facciamoci del male baby. yeah-yeah. facciamoci del male.