GATTO NERO RANDAGIO

Post N° 1878


Prese di coscienza e prese d'aria. A volte coincidono.A volte sono l'una la causa dell'altra, a volte l'effetto.Era il matrimonio di mia cugina. Cerimonia all'uscio della chiesa, mai dentro, giusto per presenza dovuta a mio padre. Rinfresco fuori, se ben ricordo, quattro chiacchiare e otto foto di rito, via alla macchina. In accelerazione verso un paesino sull'altra sponda della valle, giù e poi su, un po' in alto, molto deserto, curvone, parcheggio. Vino bianco, a fiumi per reggere la situazione ipernoica, pronti al pranzo gazebato. Tavoli tondi, in centro, assegnati, lontano dai miei vi prego, un parente vale l'altro. Troppi parenti, non si sfugge. Cibarie anonime con grigliata self-service, non male come idea. Ma alla fine hai sempre fame. Come dimenticare poi il contorno di balli idioti, musiche idiote, scherzi idioti in dialetto organizzati da cugini che si credono novelli Woody Allen? Insopportabile, fuggo in giro, fumo, cammino e inizio a cercare il primo passaggio per il ritorno. Ritorno dove? Difficile capire cosa fosse peggio.Ben pochi ricordi di quella giornata, a parte i vetri lucidi del ristorante di fronte al me-ga-zebo, i volti ossequiosi dei giovani camerieri che costretti a dar del lei, versavano bicchieri su bicchieri ovviamente lontano dagli occhi di mia madre - inutile, mi sentirò giudicato anche tra duemila anni. Butta la sigaretta che ti vede!D'improvviso, uno dei miei zii vecchi ma non troppo, alticcio decisamente troppo, prende a ridere sguaiatamente tra la meraviglia del pubblico scroccante. Ride, ruttando fiero dei suoi rutti, e giù tre - quattro - cinque saracche che una mezza dozzina di santi precipita dalle volte bianchicce e cade giù di faccia. Silenzio tombale, e non è la domenica di Pasqua al momento dell'offerta.I suoi fratelli si avvicinano, allo zio saraccante non ai santi, tentano di zittirlo, lo placano rossi in volto nascondendolo dalle grinfie del prete, scuro come un temporale di agosto perché gli era andato di traverso l'angus beef. Quel genio di mio zio, così insospettabilmente molesto, si divincola come un consumato giocatore di American Football, scivola, ricade, va a sbattere contro il tavolo del selservice, si rovescia addosso il vassoio dei peperoni sott'olio ma non domo e sgusciante (più che altro unto) riparte di slancio. Verso la meta, ovvero la mia cuginetta-illibato fior di sposa che tubante d'amore intratteneva gli ospiti con quella sua parlantina gracchiante. Ma taaaanto dolce.Ormai la preda è avvistata, puntata, pronta a essere immolata sull'altare di Dio Alcol, un dio che non aveva un cazzo da fare a parte creare un lussurreggiante paradiso di ottime vigne da Muller Turgau. Dieresi più dieresi meno. Dicevo. Mio zio la centra nel mirino alcolico e con tre balzi le è addosso, la travolge, la sua bella nipotina avvolta in uno sgangherato snuvolìo di tulle. Il suo visino e il suo vestitino candido si tuffano in un'aiula di fiorellini di campo bagnati di fresco. Un risultato sorpendente, l'abito da sposa sembrava l'ultima creazione di Pollock.Non contento, mio zio si abbassa la zip dei pantaloni, estrae il suo pipetto fiero di mille battaglie, lo sventola a mò di tricolore dopo la vittoria ai mondiali e canta davanti al nasino un po' francese di lei, unica star dell'Imbriaghi&Friends. Canta in piedi davanti a mia cugina in lacrime, gracchianti lagrime di dolore et disperazione. E lui canta, felice, nel silenzio e nell'immobilità generale, canta Tapum-Tapum-Tapuuum, La bella la va al fosso, Tutti la chiamano bionda e non so che altro. Una compilation biascicata di almeno 3 minuti in onore di quel giorni di festa, mille felicitazioni, e giù un rutto, vai subito a trombare, facci il pupo, sputazzi e destra e sinistra, lo sa usare bene 'questo' il Giorgio? Dice ammiccando trionfante alla sua proboscidina. Quando improvvisamente lo zio si blocca, di scatto, ingessato, rigido come un morto - oddio una paresi - pensavano tutti i presenti. E invece no. Un altro balzo in avanti, scosta la sposa-pollockiana con un calcio si abbassa e vomita. Senza tante cerimonie e senza bisogno di chierichetti. Tre gittate semidense, rossicce, quasi una sangria ecco, a spruzzo, accompagnante da una sonora e strombettante scorreggia. Il delirio di Pollock è davvero completo e adesso anche i boccoli permanentati di mia cugina fanno parte del capolavoro. Un bijou, ma soprattutto, un fetore...Bene.Molto bene.Potrei continuare e raccontare i fatti susseguenti, con procace dovizia di particolari. Dirò solamente che dentro di me ridevo forte, invasato di una felicità tanto pura che nemmeno avessi avuto una sventolona attaccata ai calzoni. Ridevo e pensavo "Ficcatevela in culo", molto spassoso, molto, per una volta ne era valsa la pena. Avrei fatto meno il difficile la prossima volta ad aderire a queste bucoliche riunioni familiari.Molto bene, dicevo. Potrei continuare ma non continuerò.Non è importante la storia ma la morale. Già la morale. Bene.Morale? Scintillante fuck, ho fatto proprio bene a non sposarmi, io.