Ti ricordi di Zorro?Provate a immaginare un carnevale di tanti anni fa, con due genitori senza un soldo, ubriaca la madre, sordo il padre. Senza un tetto, senza un letto, senza un giardino di proprietà. Schiavi della vita, senza pranzì né cene o costumi di carnevale.Beh, non era il caso di G.G. era un figlio piccolo-borghese, di quei piccolo-borghesi che fino al giorno prima lavavano i panni in ginocchio sul fiume e pascolavano pecore o qualunque cosa pascolasse, e a natale la gioia di una fetta di prosciutto.Ma poi son diventati piccolo-borghesi, né carne ma nemmeno pesce, con la paura del futuro e la nota spese sempre in mano. Questo era proprio il caso di G. e quel carnevale G. voleva vestirsi da Zorro. Nero mascherato, lo Zorro coraggioso che ai più vili fa le zeta sul petto.Che dramma. L'inutilità di un costume nuovo fiammante non ci entrava no, nella nota delle spese, non un mi o un fa tantomeno un sol.La mamma rossa di G. per pomeriggi cucì quel mantello di raso, con la maschera più o meno improvvisata, il cappello di raccatto. Le braghe? Nere, più o meno.Cosa accadde il dì della festa? Un segreto, più probabilmente un mistero, ma la maggioranza dei presenti concorda nel dire che G. non se lo ricordi affatto, anzi, che mai si sia vestito da Zorro. Faceva Cabà Cabààà?E allora perché, se pensa a Zorro, G. prova ancora oggi un senso di velata inadeguatezza? Forse la risposta è semplice assai: G. non è mai stato un coraggioso e di Zorro non può essere degno successore. Né allora, né mai.Dopo tanti anni, dopo tanta acqua e tanti fiumi, chilometri di raso, il sogno di G. è vestirsi a carnevale da Nonno Vigile. Basta solo la paletta e il giubbotto che conserva nel cruscotto della brummm.
Post N° 2376
Ti ricordi di Zorro?Provate a immaginare un carnevale di tanti anni fa, con due genitori senza un soldo, ubriaca la madre, sordo il padre. Senza un tetto, senza un letto, senza un giardino di proprietà. Schiavi della vita, senza pranzì né cene o costumi di carnevale.Beh, non era il caso di G.G. era un figlio piccolo-borghese, di quei piccolo-borghesi che fino al giorno prima lavavano i panni in ginocchio sul fiume e pascolavano pecore o qualunque cosa pascolasse, e a natale la gioia di una fetta di prosciutto.Ma poi son diventati piccolo-borghesi, né carne ma nemmeno pesce, con la paura del futuro e la nota spese sempre in mano. Questo era proprio il caso di G. e quel carnevale G. voleva vestirsi da Zorro. Nero mascherato, lo Zorro coraggioso che ai più vili fa le zeta sul petto.Che dramma. L'inutilità di un costume nuovo fiammante non ci entrava no, nella nota delle spese, non un mi o un fa tantomeno un sol.La mamma rossa di G. per pomeriggi cucì quel mantello di raso, con la maschera più o meno improvvisata, il cappello di raccatto. Le braghe? Nere, più o meno.Cosa accadde il dì della festa? Un segreto, più probabilmente un mistero, ma la maggioranza dei presenti concorda nel dire che G. non se lo ricordi affatto, anzi, che mai si sia vestito da Zorro. Faceva Cabà Cabààà?E allora perché, se pensa a Zorro, G. prova ancora oggi un senso di velata inadeguatezza? Forse la risposta è semplice assai: G. non è mai stato un coraggioso e di Zorro non può essere degno successore. Né allora, né mai.Dopo tanti anni, dopo tanta acqua e tanti fiumi, chilometri di raso, il sogno di G. è vestirsi a carnevale da Nonno Vigile. Basta solo la paletta e il giubbotto che conserva nel cruscotto della brummm.