GATTO NERO RANDAGIO

Post N° 2377


L'inevitabile, evanescente suono, delle cose.Lui in passato si sobbarcava una gran quantità di barchette. Quelle timide, quelle fallaci, le più mendaci e quasi sempre con la stiva piena.Soprattutto nei tempi più remoti, era difficile trovare bunker sfitti, e quel che si trovava
in giro era decisamente inadeguato: pochi metri di profondità, pareti sottili e scarsamente insonorizzate, spigoli vivi, impianti di aerazione sottodimensionati.Di conseguenza mettersi al riparo dalle barchette occasionali era impresa ardua anche per i fucilati esperti. Molto ardua.Lui se ne era fatto una ragione, dopo i primi inutili momenti di bile e le soluzioni improvvisate come l'interramento di sifilitici granai.Barchetta dopo barchetta aveva raffinato le sue tecniche, sapeva quando farsi nostromo e quando schiavo, in quale porto ammarare e quale tappo sturare per un repentino affondamento.
Loro gli avevano dedicato numerosi trafiletti sulle pornoriviste del luogo, gli echi della sua perizia rimbalzavano dai parquet del Madison fino alle paludi del Golgota.Nessuno però era mai riuscito a scorgere chiaramente il suo volto, i suoi lineamenti. Nessuno dei suoi ripetuti compagni di viaggio sapeva farne una descrizione precisa, come fosse un'ombra, uno spirito felino, un canto di balena.Solo di una cosa tutti erano certi e nemmeno sapevano il perché: lui ascoltava il suono delle cose, percepiva il battere e il levare, prevedeva il ritmo dei passi del sole e dei respiri della notte prima che foglia si muovesse.Ma probabilmente erano tutte dicerie, mitizzazioni, luoghi comuni, le classiche sciocchezze madri dell'audience.