Miti e leggende rendono i Monti Sibillini, tra
Marche e Umbria, misteriosissimi. Il nome stesso della catena montuosa deriva dal più suggestivo di questi racconti popolari che, ambientato nella Grotta della Sibilla, in provincia di Ascoli Piceno, irradia mistero sul paesino di Montemonaco. Varco roccioso a 2173 m slm, la grotta della Sibilla si apre in prossimità della cima di un'atipica scogliera di basalto che, alta 10 m, fa da corona al monte omonimo. Abitata sin dalla preistoria, questa vetta dell'Appennino marchigiano avrebbe nascosto nelle sue viscere il regno della maga Sibilla, condannata a vivere, per essersi ribellata a Dio, nelle profondità della montagna. Bella e buona per alcuni, tanto da meritarsi l'appellativo di fata, era orribile e tremenda per altri, tanto che in alcuni racconti popolari si incarna nella malvagia maga Alcina dell'Orlando furioso. Altri non sarebbe che la Sibilla Cumana, esiliata qui dalla Campania, secondo altri. Con le sue profezie e le più profane armi della seduzione, la profetessa avrebbe attirato a sé tanti cavalieri erranti, per poi condannarli alla dannazione eterna. Di certo Sibilla affascinò il trovatore toscano Andrea da Barberino che, nel 1410, portava la leggenda sulle pagine del suo romanzo cavalleresco Il Guerrin Meschino, poi imitato dal cavaliere errante francese Antoine De la Sale nel suo Le Paradis de la Reine Sibille (Il Paradiso della Regina Sibilla). Tutti descrissero la grotta come un enorme salone quadrato da cui uno stretto tunnel partiva per sfrondare nelle viscere della terra. In tanti ne avrebbero tentato la discesa e, spaventati, ne sarebbero fuggiti, inseguiti forse da negromanti, maghi, demoni... Nel 1953 l'ultima spedizione. Poi una frana, provocata dal tentativo di allargare la cavità con degli esplosivi, ostruì l'ingresso alla grotta e tiene per sempre chiuso dentro di sé l'enigma della Sibilla... Resta invariato il fascino dei Monti Sibillini che, dal 1993 ospitano un Parco Nazionale, e continuano a irradiare quella luce particolare che, in inverno, portò Giacomo Leopardi a definirli i "Monti Azzurri".