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Quando il kolossal parlava italiano


Alessia Mazzenga
EVENTI. Alla centrale Montemartini a Roma va in scena il primo lungometraggio della storia del cinema muto nostrano. Un lavoro mastodontico che oggi ritrova il suo originario splendore Continua la sperimentazione di esposizioni inedite nel suggestivo spazio della ex centrale termoelettrica Giovanni Montemartini. Primo impianto pubblico di produzione di energia elettrica della Capitale, già nel 1997 ospitò la mostra dal titolo Le macchine e gli dei, che accostò "l'archeologia delle macchine all'archeologia antica", trasportando nell'originale spazio della sala macchine gli splendidi capolavori della scultura classica.   Ora di nuovo l'ex fabbrica, ormai sede permanente delle esposizioni dei musei Capitolini, è stata riproposta, da domenica scorsa fino a questa sera, come spazio di forte impatto scenografico attraverso la proiezione del primo lungometraggio della storia del cinema muto italiano, Inferno di Adolfo Padovan, Francesco Bertolini e Giuseppe de Liguoro (nella doppia veste di regista e interprete dei personaggi di Farinata degli Uberti, Pier Della Vigna e del Conte Ugolino). Il film, un lavoro per l'epoca mastodontico, diviso in tre parti con 54 scene e una durata di 71 minuti, proiettato per la prima volta il 10 marzo del 1911 al teatro Mercadante di Napoli, traspone in una serie di quadri, ispirati alle incisioni di Gustav Dorè, gli episodi più significativi della Divina Commedia.   Un vero e proprio kolossal ante litteram, prodotto dalla Milano films con un budget di 100mila lire, 3 anni di riprese e 150 tra comparse e attori, la pellicola ebbe un successo tale in diverse nazioni da riuscire a ricavare oltre 2 milioni di dollari d'incasso nei soli Stati Uniti. Tra anime dannate e apparizioni demoniache il film dispiega l'intero apparato di effetti speciali conosciuto all'epoca, creando l'ambiente fantastico congeniale ai personaggi danteschi e un effetto probabilmente terrificante nei primi spettatori del cinematografo. Restaurato dalla Cineteca di Bologna e, come tradizione impone, musicato dal vivo dal gruppo degli Edison Studio, che ci aveva già affascinato musicando altri due capolavori del muto come Gli ultimi giorni di Pompei e il Gabinetto del Dottor Caligaris, la partitura originale di suoni elettronici riesce a trasportarci in quei paesaggi onirici e surreali, in cui il film ancora oggi cerca di coinvolgerci con tutta la sua potenza orrorifica e fiabesca.(www.terranews.it)