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CURATO AGITATO (4 RISATE)

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Il nuovo curato della parrocchia era molto nervoso per la sua prima messa e quasi non riusciva a parlare. Domandò quindi all'arcivescovo come poteva fare per rilassarsi e questi gli suggerì di mettere alcune gocce di vodka nell'acqua della messa. Così fece. Si sentì così bene che avrebbe potuto fare la predica in mezzo ad una tempesta.Però quando tornò trovò la seguente lettera dell'arcivescovo:                                                                                                                                                        

"Caro Don Angelo, qualche appunto spicciolo: 1) Per la prossima volta, metta gocce di vodka nell'acqua e non gocce d'acqua nella vodka e non metta limone e zucchero sul bordo del calice. 2) La prossima volta sorseggi, invece di scolare. 3) La manica della tonaca non deve essere usata come tovagliolo. 4) L'altare non e' un mobile-bar e il messale non e' un sottobicchiere. 5) Ci sono 10 comandamenti e non 12.6. Ci sono 12 discepoli e non 10.7 e i vizi capitali non sono i peccati degli abitanti di Roma. 8) Non ci si riferisce alla croce come "quella grande T di legno". 9) Non ci si riferisce a Gesù Cristo e i suoi discepoli come "GC e la sua band". 10) Non ci si riferisce a Giuda come "quel figlio di puttana", e sua madre e suo padre non erano rispettivamente una zoccola e un ricchione. 11) Davide ha sconfitto Golia, non ha cercato di inchiappettarlo. 12) Non si riferisca a Giuda come al "fetentone". 13) Il Papa è sacro, non castrato, e non si usa chiamarlo “Il Padrino”. 14) Giuda ha venduto Gesù nel Sinedrio, non in un "localaccio malfamato" o nel bazar persiano. 15) E il prezzo erano 30 monete d'oro, non "30 sacchi".

 

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16) Il  Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non sono il Vecchio, Junior e il Fantasmino. 17) Quella "casetta" era il confessionale e non la toilette. La toilette dove ha orinato a metà messa in realtà era il confessionale... e non è bello bestemmiare perché non hanno messo lo sciacquone .18) L'iniziativa di chiamare il pubblico a battere le mani è stata lodevole, però ballare la macarena dopo aver fatto la selezione delle devote ed aver scelto la più giovane e poppona e poi, come se non bastasse, fare il trenino, mi sembra esagerato. 19) L'acqua santa serve per benedire e non per rinfrescarsi la nuca sudata. 20) Le Ostie vanno distribuite ai fedeli che si comunicano, non devono essere offerte come una specie di patatine e come antipastini e accompagnate dal vin santo. 21) Quello sulla croce, anche se con la barba assomiglia a Che Guevara, non era lui ma Nostro Signore Gesù Cristo. 22) Berlusconi è proprietario di Mediaset e del Governo italiano, ma non ancora il Boss della Chiesa Cattolica. 23) Cerchi di indossare le mutande e quando ha caldo eviti di rinfrescarsi tirando su la tonaca. 24) I peccatori quando muoiono vanno all'inferno, non “a farsi fottere”. 25) Ricordo ancora che la messa deve durare un'ora circa e non due tempi da 45 minuti e che quello che girava vestito di nero e' il sagrestano, non "quel cornuto dell'arbitro". 26) Quello che le stava seduto di fianco a lei ero io, il suo Arcivescovo, non "...una vecchia checca in gonna rossa" 27) La formula finale corretta e' "La Messa e' finita, andate in pace" e non "Va beh,basta che adesso ho mal di testa, andatevene tutti fuori dai coglioni".

Per il resto, mi pare andasse tutto bene.

L'Arcivescovo.

 

 

CONCLUDENDO

Post n°24 pubblicato il 03 Settembre 2012 da carmarry

Nel caso della "sindrome di Munchausen" presa in considerazione nella sua natura pura e cruda, senza correlazioni con altre specifiche patologie psichiatriche, le persone dichiarano (e talvolta falsificando documenti o facendosi del male fino a correre rischi seri) malattie di solito vaghe ed indeterminate, arrivando anche a farsi operare o intossicare da medicinali non necessari, il tutto per assumere un ruolo di malato incompreso e sofferente, oltre che massima autorità sulla propria malattia, quasi in competizione ed in contrapposizione con i medici a cui si rivolge. Per curiosità, ma anche per completezza di informazione, e soprattutto perché a mio parere è un elemento MOLTO interessante che penso, come dicevo, dovrebbe avere maggiore divulgazione, cerchiamo di spiegare perché a tale sindrome è stato dato questo nome. Può essere un esercizio anche divertente, ma è soprattutto lo spunto per capire come essa possa assumere connotati di gravità che di divertente non hanno proprio nulla. Vediamo anche come si manifesta e...attenzione alle varianti!!! Il nome della sindrome deriva dal Barone di Münchhausen (Freiherr Karl Friedrich Hieronymus von Münchhausen, 1720-1797), un nobile tedesco, che era noto per raccontare molte storie fantastiche ed inverosimili su se stesso. Rudolf Raspe pubblicò queste storie nel romanzo:"Le avventure del barone di Münchhausen". Nel 1951, Richard Asher fu il primo a descrivere un tipo di autolesionismo, in cui il soggetto si inventava storie, segni e sintomi di malattia. Ricordando il barone di Münchhausen, Asher chiamò questo disturbo sindrome di Münchausen nel suo articolo su The Lancet nel febbraio del 1951, citato nel suo necrologio sul British Medical Journal: «Qui è descritta una sindrome comune che la maggior parte dei medici ha già avuto modo di vedere, ma di cui poco è stato scritto. Come il famoso Barone von Münchhausen, le persone colpite hanno sempre viaggiato molto. E le loro storie, come quelle attribuite al barone, sono sia drammatiche che inverosimili e menzognere. Di conseguenza, la sindrome è rispettosamente dedicata al Barone, e porta il suo nome». Accanto a questa, che già di suo non è certamente una problematica di facile individuazione né soluzione, ve ne è un'altra molto più grave e soprattutto più pericolosa in quanto più difficilmente identificabile e dove chi viene colpito, non ha la possibilità di ribellarsi né di difendersi perché è un bambino, un figlio di solito. Qualche volta,seppur meno frequentemente, si tratta di un anziato o un disabile affidato ad un parente. Si chiama: sindrome di Münchausen per procura (Münchausen Syndrome by Proxy - MSP) e purtroppo la sua caratteristica fondamentale è il coinvolgimento di un genitore, solitamente la madre, che provoca i sintomi di una malattia nel figlio. Il primo ad introdurre la dicitura di MSP fu il pediatra inglese Roy Meadow, in una pubblicazione del 1977. Il DSM-IV definisce la MSP come "Disturbo Fittizio con Segni e Sintomi Fisici Predominanti (300.19)" e nel DSM-IV-TR è cosi descritto: "La caratteristica essenziale è la produzione deliberata o simulazione di segni e sintomi fisici o psichici in un'altra persona che è affidata alle cure del soggetto". Giusto per capirci, perché la cosa è molto semplice, il DSM-IV che sembra chissà cosa, non è altro che il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quarta edizione (DSM-IV) e per MSP non si intende altro che Münchausen Syndrome by Proxy,cioè la dicitura internazionale, in Inglese, della Sindrome di Münchausen per procura. Tutto qui. La caratteristica principale della MSP è il coinvolgimento di un genitore, come dicevo, solitamente la madre, che di fatto provoca i sintomi nel figlio. In genere i sintomi non sono caratteristici di malattie conosciute e questo confonde i pediatri e gli altri clinici e li induce ad ulteriori accertamenti. E' frequente che passi parecchio tempo prima che i medici inizino a prendere in considerazione l'idea che il malessere del piccolo paziente sia procurato dalla madre.I metodi usati per creare sintomi nei figli sono eterogenei e spesso crudeli. Ad alcuni bambini sono state iniettate segretamente feci, urine o saliva, oppure flora fecale e microbi vaginali. Altri sono stati avvelenati con veleno per topi, purganti, arsenico, olio minerale, lassativi, insulina, sale o pepe da tavola, zucchero, tranquillanti e sedativi e in un caso persino con massicce quantità di acqua. Tra gli attacchi fisici si sono verificati tra gli altri: punture di spillo sul viso e sul corpo, lesioni facciali da strumento o con unghie, e soffocamento premendo una mano o un cuscino sul volto. Altri attacchi fisici ugualmente pericolosi sono stati: la volontaria sottonutrizione e un ambiente domestico sporco e trascurato, l'induzione di attacchi epilettici o perdita di coscienza. Una tecnica indiretta usata da queste madri è di falsificare le analisi di laboratorio, introducendo elementi estranei nei campioni, alterando i veri risultati delle analisi, o sostituendoli con altri di pazienti realmente malati.
La dottoressa Donna Rosemberg dell'Health Sciences Center dell'Università del Colorado indica quattro principali caratteristiche della MSP:
1. la malattia del bambino viene simulata e/o provocata da un genitore o da chi ne fa le veci;
2. il bambino viene ripetutamente sottoposto ad esami e trattamenti medici;
3. il responsabile dei maltrattamenti nega di sapere la causa della malattia del bambino;
4. la sintomatologia acuta si riduce quando il bambino viene allontanato dal responsabile.
Judith Libow e Herbert Schreirer del Children's Hospital Medical Centre di Oakland hanno anche classificato la MSP secondo le tipologie dei genitori, creando, a vantaggio dei Medici, un ulteriore strumento di riferimento. Hanno stilato in pratica,una sorta di ulteriore categoria. Chiamiamola:                                        Sottotipi:
1
. cercatori di aiuto. Sono casi solo apparentemente simili a quelli della MSP. Normalmente si ha un unico episodio di malattia immaginaria piuttosto che una lunga serie di esperienze mediche. Posta di fronte all'evidenza, la madre reagisce con sollievo, è disposta a collaborare e non tradisce alcun segno di ostilità o rifiuto. L'inganno le consente di cercare le cure mediche per sé, legittimando attraverso il figlio ‘malato' il bisogno di aiuto psicologico;
2. responsabili attivi. Sono i casi da manuale della MSP, in cui un genitore direttamente ed attivamente provoca i sintomi nel bambino tramite soffocamento, iniezioni o avvelenamento. Quello che stupisce è che queste madri sono straordinariamente cooperative e grate verso i medici, tanto da sembrare le madri ideali;
3. medico-dipendenti. In questi casi di MSP l'inganno si limita ad un falso resoconto dei precedenti clinici del bambino. Non c'è alcun intervento diretto sulla sintomatologia. Naturalmente, a causa di questi falsi sintomi, il bambino subisce molti esami inutili e dolorosi. Le madri sono convinte che i figli siano realmente malati e si risentono se medici e personale ospedaliero non confermano le loro convinzioni. I bambini di questo gruppo sono in genere più grandi. Le madri sono tendenzialmente più ostili, paranoiche ed esigenti verso i medici da cui sono ‘dipendenti'.
Un altro sottotipo di MSP è stato individuato nella sindrome di Münchausen "seriale", vale a dire che si ripete con più figli della stessa famiglia. In una rassegna di 117 casi riportati in letteratura la percentuale di episodi che si ripetono all'interno della stessa famiglia è del 9% (Rosemberg, 1987). Spesso nei casi di MSP seriale i figli "si ammalano" uno per volta, di solito intorno alla stessa età del fratello precedente, ma sono riportati casi in cui tutti i figli venivano ricoverati nello stesso momento. Originariamente, questo termine è stato usato per indicare tutti i disturbi fittizi. Attualmente la diagnosi di "sindrome Münchausen" prima usata con una certa "leggerezza", è riservata per la forma più grave di disturbo, dove la simulazione della malattia è l'attività centrale di tutta la vita del soggetto che ne è affetto. E concludo davvero chiarendo in pochissime parole, il motivo per cui, a mio parere, la conoscenza di questa Sindrome dovrebbe avere maggiore diffusione in termini di "conoscenza". Mi riferisco in particolare a quella "per procura". Talvolta la maggiore frequentazione di un ambiente familiare da parte di un parente, di un'amica ecc, e ovviamente la collaborazione degli insegnanti, soprattutto delle scuole materne, potrebbe fornire delle indicazioni utili al pediatra rispetto ad un comportamento "alterato" del genitore. Ovvio: questo esclusivamente nel caso in cui il pediatra vedesse la necessità di chiarire condizioni che nel momento in cui sembrano risolversi, poi sfuggono improvvisamente al controllo. Insomma, l'approfondire o meno certi aspetti, attraverso interviste a terzi, rimarrebbe in ogni caso una decisione assolutamente autonoma spettante allo specialista.

 
 
 

2 parole..ma proprio 2 sul nostro cervello

Post n°11 pubblicato il 22 Luglio 2012 da carmarry

L'ipotalamo è forse la parte più importante del sistema limbico. E' la singola parte più complessa e stupefacente del cervello stesso, per questo è anche detta "il cervello nel cervello".
Ha la grandezza di un pisello e pesa circa 4 grammi.
Regola funzioni fondamentali come fame, sete, sonno, veglia, temperatura corporea, equilibri chimici, ritmo circadiano, ormoni, sesso, emozioni, mantenendo l'omeostasi (equilibrio mantenuti costante,attraverso una serie di meccanismi autoregolatori) di tutte queste funzioni.
L'ipotalamo controlla i meccanismi omeostatici del corpo per mezzo della retroazione. In questa zona iniziano a svilupparsi i sentimenti. Chiamiamo sentimento l'esperienza cosciente di una emozione, o il suo aspetto mentale.
La capacità di provare sentimenti è direttamente legata alla capacità di avere una coscienza di sé e della relazione tra il sé e il resto del mondo. Direttamente collegati all'ipotalamo, in maniera complessa, che che sarebbe inutile e fuori luogo, riportare in questa sede, vi sono altri 2 fondamentali elementi che sono l'amigdala e l'ippocampo. Ma sono veramente elementi fondamentali. Importantissimi. Per esempio,giusto per dare un'idea seppur vaga, nelle persone con lesioni del circuito che collega i lobi prefrontali all'amigdala, la capacità di prendere decisioni è spaventosamente compromessa e tuttavia essi non presentano alcun deterioramento del loro quoziente di intelligenza o di qualunque abilità cognitiva. Ma nonostante la loro intelligenza sia intatta, essi compiono scelte disastrose negli affari e nella vita privata. Possono addirittura non essere in grado di prendere una decisione semplicissima come quella di fissare un appuntamento. Le scelte di queste persone sono così problematiche perché essi hanno perso la possibilità di accedere alla propria memoria emozionale.
Infatti, il circuito che collega i lobi prefrontali con amigdala è una via di accesso fondamentale all'archivio contenente tutte quelle preferenze e quelle avversioni che andiamo accumulando nel corso della vita e che sono fotografate dall'ippocampo. Uno stimolo esterno non suscita in queste persone attrazione o avversione: essi hanno "dimenticato" tutti gli insegnamenti emozionali precedentemente appresi, perché non hanno più accesso all'amigdala, il luogo dove li hanno archiviati dopo la fotografia. Tutto assume i toni di una grigia neutralità. La complementarietà del sistema limbico e della neocorteccia dell'amigdala e dei lobi prefrontali significa che ciascuno di essi è, come dicevo, una componente essenziale, e lo è a pieno diritto,della vita mentale di ciascun individuo. Quando questi partner interagiscono bene, l'intelligenza emotiva si sviluppa correttamente e altrettanto fanno le capacità intellettuali.
Dobbiamo trovare il giusto equilibrio tra emozione e ragione o, con un'espressione che utilizziamo spesso nel quotidiano, l'armonia tra mente e cuore. La corteccia prefrontale ha la capacità di inibire l'espressione delle risposte di paura condizionata, ma non cancella i ricordi inconsci sottostanti. Cioè l'ESTINZIONE coinvolge il controllo corticale dell'amigdala, ma non ne cancella la memoria. Quindi l'estinzione non cancella i ricordi emotivi registrati nell'amigdala. Ne impedisce solo l'espressione, o meglio, li "tiene a bada". I ricordi inconsci di paura, stabiliti attraverso l'amigdala, sembrano impressi a fuoco nel cervello: è probabile che ci accompagnino per tutta la vita.
Non siamo quindi in grado di eliminare i ricordi impliciti collegati ai disturbi ansiosi, possiamo solo sperare di riuscire a controllarli. Questo si può fare potenziando i circuiti cerebrali che controllano l'amigdala, in modo che la corteccia prefrontale abbia a sua volta l'opportunità di tenerla sotto controllo. La terapia comportamentale e la psicanalisi mirano proprio ad aiutare il paziente rinforzando il lavoro della corteccia attraverso due percorsi neurali distinti.
Nella terapia comportamentale avviene una forma di apprendimento inconscio in cui interviene il circuito corteccia prefrontale-amigdala, arrivando all'estinzione.
Nella psicanalisi si pone l'accento sulla introspezione cosciente e sulla valutazione. La conoscenza consapevole potrebbe controllare l'amigdala attraverso il sistema della memoria del lobo temporale e altre aree corticali legate alla coscienza. Ad esempio un'unica esperienza traumatica, tipo un incidente stradale, può innalzare il livello degli steroidi (ormoni) abbastanza da agire negativamente sull'ippocampo (altro elemento a cui accennavo precedentemente) e da provocare una perdita di memoria riguardo all'incidente stesso. Ma se un trauma temporaneo produce un'amnesia dell'episodio, è poi possibile recuperarne il ricordo? Se l'ippocampo ha un collasso da stress e non è in grado di formare un ricordo durante l'episodio, non avremo nessuna possibilità di ripescare un ricordo cosciente, per il semplice fatto che non c'è stata una "foto" e dunque non se ne è formato alcuno. Se l'ippocampo invece è stato solo parzialmente affetto dal trauma, può partecipare alla formazione di un ricordo debole e frammentario. In tal caso sarebbe possibile ricostruire mentalmente solo alcuni aspetti dell'esperienza. Invece lo stress non interferisce con le funzioni dell'amigdala, anzi potrebbe addirittura potenziarne le funzioni

È quindi del tutto possibile avere pochi ricordi coscienti di un'esperienza traumatica e al contempo formare dei ricordi emotivi inconsci potentissimi attraverso il condizionamento alla paura mediato dall'amigdala. Queste paure inconsce e potenti possono diventare molto resistenti alla cosiddetta "estinzione" ed essere quindi delle fonti inconsce di ansia intensa. La loro influenza permane per tutta la vita. Non sempre quindi è valido il concetto freudiano di "rimozione", in base al quale certi aspetti delle esperienze traumatiche sono talvolta immagazzinati in sistemi della memoria non direttamente accessibili alla coscienza. Riassumendo, gli effetti debilitanti dello stress intenso sulla memoria cosciente esplicita di un trauma possono portare all'amnesia del trauma stesso.
Dall'altro lato lo stesso stress intenso può amplificare i ricordi inconsci che si formano durante il trauma, amplificando dunque le risposte di paura condizionata.
Questo ci permette di capire meglio i disturbi ansiosi e soprattutto come a volte compaiano o peggiorino dopo eventi stressanti non direttamente correlati ad essi.E qui noi ci fermiamo 

 
 
 

PSICOLOGIA DELL'INFANZIA

Post n°7 pubblicato il 22 Luglio 2012 da carmarry

PERCHE' IL BAMBINO DISEGNA?

Le attività espressive ed in particolare quelle grafico-pittoriche sono nei bambini strettamente collegate non solo alle loro esperienze emotive, ma anche alle loro prime relazioni con il mondo esterno. In queste attività il bambino riflette sia i propri stati d'animo ed ansie sia le proprie conoscenze. Durante il periodo dell'infanzia, disegna, per esprimere ciò che lo domina, anche senza essere stimolato. I bambini se si trovano inseriti in un ambiente, ricco di stimoli, vivono situazioni di profonde motivazioni e di "ampie possibilità di sviluppo" nell'insieme delle attività espressive. Le agenzie educative (famiglie, asili nido, mass media e così via) devono, pertanto, motivare ed organizzare didatticamente queste attività, tenendo presente sia che quelle espressive s'inseriscono organicamente nell'insieme dello sviluppo della personalità infantile sia che quelle grafico-pittoriche si riferiscono al mondo dell'interiorità. Il disegno è, secondo alcuni studiosi, lo specchio dello sviluppo integrale del bambino. Esso ha una chiara evoluzione psicologica e in questo senso esiste un vero e proprio schema evolutivo, che progressivamente, partendo dallo "scarabocchio" arriva fino alla comparsa della prospettiva, del volume e della plasticità. Nell'evoluzione del disegno si possono distinguere almeno 5 stadi:

1.       Scarabocchio e ideazione (2 - 4 anni): stadio nel quale il bambino, ancora incapace di coordinazione motoria, traccia linee senza forma su di un foglio (scarabocchio appunto), alle quali attribuisce intorno ai tre anni forme di rappresentazione, configuranti precise immagini (ideazione).

2.       Stadio schematico (4 - 5 anni): in questo stadio, il disegno, giacché il bambino confonde le proprie emozioni con la rappresentazione mentale, si manifesta come una "deformazione della realtà" (animismo, simbolismo, magismo, egocentrismo, artificialismo e sincretismo).

3.       Schematismo mentale (6 - 8 anni): in tale stadio la rappresentazione della realtà, attraverso il disegno, diventa realistica ed il bambino comincia a raffigurare quello che conosce, seguendo lo schema del pensiero operazionale (realismo descrittivo e pensiero reversibile). Ovviamente ognuno lo fa con le proprie capacità pittoriche. Non tutti hanno inclinazioni di tipo michelangiolesco ed è buona norma non andarle a ricercare a tutti i costi. Insomma se un bambino fa dei brutti disegni, al massimo avremo un uomo che non sarà il nuovo Giotto ma non per questo è giusto mortificarlo quando disegna(ho visto spesso accadere cose del genere)

4.       Realismo visivo (9 - 11 anni): in questo stadio il bambino, osservando la realtà circostante, cerca di aggiungere, iniziando la ricerca della "prospettiva", nuovi dettagli a quello che sta raffigurando.

5.       Stadio del volume e della plasticità (12 - 13 anni): è lo stadio del volume e della plasticità che rappresenta una fase, per un ragazzo, di piena consapevolezza per quello che intende esprimere attraverso il disegno.

Il disegno costituisce, poi, nell'infanzia, un mezzo espressivo, idoneo a far comprendere, attraverso indagini psicologiche, tutte le parti che caratterizzano la complessa personalità dei bambini. Esso è, infatti, un ottimo strumento diagnostico per i bambini, che non sanno padroneggiare il linguaggio verbale: disadattati, emarginati ed handicappati. L'attività grafico-pittorica favorisce e facilita l'interazione tra l'individuo e l'ambiente circostante; costituisce anche un valido contributo per risolvere i traumi di adattamento a situazioni nuove. Il bambino è motivato a disegnare soprattutto a causa di esperienze inconsuete. I genitori e gli educatori, se riscontrano, pertanto, una scarsa reazione dei figli e dei bambini nei confronti degli stimoli esterni, devono anzitutto comprendere le cause di tali atteggiamenti ed intervenire. Già lo scarabocchio, che, a volte, è ingiustamente sottovalutato, permette di individuare gli atteggiamenti e le tendenze fondamentali nell'infanzia. In seguito, il bambino comincia a rappresentare, mediante tratti e segni variamente composti, eventi e situazioni che lo hanno particolarmente impressionato. Sarebbe un errore, se, in questa fase, si volessero imporre modelli grafico-pittorici del mondo adulto. Il bambino disegna spesso non per rappresentare una realtà, ma per il piacere stesso che questa attività,in quanto espressiva, gli procura. Poi, acquisisce, da un lato, il "linguaggio iconico" lentamente ed in modo graduale e, dall'altro, il senso estetico, attraverso sia l'interazione di suggestioni interiori e di stimoli esterni sia l'uso progressivo dei colori (prima un solo colore e successivamente più colori).  Dopo il gioco ed il disegno, l'attività rappresentativa più importante è la drammatizzazione. Questa è una tipica forma del gioco simbolico. I bambini, quando fanno drammatizzazione, diventano, attraverso la loro fantasia, attori e protagonisti, perché il dramma, che si rappresentano, è fondato su un'azione compiuta da loro stessi. Spesso utilizzano bambole e pupazzi, con cui s'identificano immediatamente, per rivivere esperienze, sperimentate positivamente o negativamente, oppure anticiparne simbolicamente alcune non ancora sperimentate e vissute. Ciò detto voglio anche precisare che nel caso specifico, parliamo però di un'età ancora insufficiente per far riferimento ad certi aspetti della personalità. Ma è anche un'età adeguata per cogliere -con il giusto senso del limite-  alcuni elementi comportamentali. E' peraltro corretto limitarsi a questi concetti lasciando l'interpretazione di eventuali altri aspetti, allo specialista laddove ve ne fosse bisogno ed evitare, in ogni caso, di dare peso eccessivo a disegni che "sembrano" inopportuni( a chi e secondo quali parametri conoscitivi?). Lasciamo che il bambino si esprima...se vediamo una ripetitività eccessiva nell'esprimere compulsivamente determinate figure, con la giusta serenità, rivolgiamoci a chi ne sa più di noi. E' sempre buona norma evitare diagnosi personali ed è espressione di maturità, delegare questa incombenza a chi ne ha la competenza.

 
 
 
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