MARCO PICCOLO

TESTI E PRETESTI, L'OPINIONE,BESAME MUCHO DA TASSO A GOETHE, UN BACIO È UN MODO DIVERSO PER CONOSCERE TANTE LINGUE


IL BACIO NELLA LETTERATURA? MA  SI USANO SEMPRE LE STESSE PAROLE !! E DAVANTI ALLE LABBRA, IL POETA DIVENTA BANALE 
Bisogna ammetterlo. I nostri poeti non sono mica tanto bravi a inventare immagini sul bacio. Sanno descrivere tramonti impareggiabili, paesaggi che eccitano la fantasia, sentimenti che toccano l'intelligenza. E poi, come arrivano al bacio, usano tutti le stesse dieci parole, quando non s'impantanano nella melassa. ”O bocca fanciullesca, bocca cara, / che dicevi parole ardite, ed eri / così dolce a baciare”, scrive Saba. Ariosto non era stato più originale: ”Ruggier si va volgendo, e mille baci / finge nel petto e negli occhi vivaci”. Perfino Pirandello, su questo tema, non pirandelleggia: ”Io su le labbra tue volto a succhiare / coi lunghi baci il pieno oblio dei mali”. Tasso si salva nella musicalità: ”Datemi un bacio ancor / labbra amorose!”. Leopardi nella disperazione: ”Pria / di lasciarmi in eterno, Elvira, un bacio / non vorrai tu donarmi? Un bacio solo / in tutto il viver mio?”. Sibilla Aleramo nel capriccio: ”Perchè non ho baciato le tue ginocchia?” (a Dino Campana). I veri inventori di baci letterari sono altri, quelli che stravolgono il gesto in spettacolo, ne fanno oggetto di fantasia. Sulla scia del celebre ”Dammi mille baci, e poi cento / e poi altri mille e ancora altri cento” di Catullo, c'è chi spinge in su il gioco dei numeri, come l'inglese Robert Herrick, che ricomincia da un milione: ”Triplica quel milione, / e quando hai terminato / baciamoci di nuovo, / come abbiamo cominciato”. Senza riuscire a battere il record di Properzio: ”Se mi darai tutti i baci / saranno sempre pochi”. Non si vince solo con il numero. Ci sono i baci grandiosi, come quelli di Shakespeare: ”Ci siamo persi in un bacio / regni e province”. I baci brucianti, di Louise Labè :”Bacia e ribacia ancora, ancora un poco: / uno ne vo' dei tuoi più saporosi, / uno ne voglio di quelli amorosi: / e te ne renderò quattro di fuoco”. I baci maledetti, di Swinburne: ”E' la cosa più bella e la peggiore / che abbiam peccato di un ugual errore, / visto che tu i miei baci li hai scordati / ed il tuo nome io l'ho dimenticato”. I baci ribaldi, che Napoleone manda per lettera a Giuseppina:”Un bacio sul cuore, un altro un po' più in basso, un altro ancora più giù, molto più in basso”. Si vince soprattutto con la fantasia. Per Maupassant, che nella sua vita aveva baciato senza risparmio: ”il bacio colpisce come la folgore, l'amore passa come un temporale”. Per Mistinguett, che non si era esercitata di meno:”un bacio può essere una virgola, un punto esclamativo o interrogativo. Sono nozioni basilari, che ogni donna dovrebbe conoscere”. E lei doveva essere fortissima nella punteggiatura. Nessuno probabilmente le aveva riferito il detto: ”A una ragazza occorre molta esperienza per saper dare un bacio come una principiante”. Ma c'è chi, principiante o esperta, sa fare molto di più: ”Credevo di dover rimanere per sempre appesa alle tue labbra”, scrive Bettina Brentano, nel fuoco del romanticismo. Le labbra sono quelle di Goethe, naturalmente: che riuscì a risolvere la situazione solo partendo.