Angelo Quaranta

Joseph Tusiani poeta delle quattro lingue inglese, latino, italiano e dialetto garganico


 HOMPAGE  TO JOSEPH  TUSIANI di Francesco LenociDocente Università Cattolica del Sacro Cuore - MilanoVicepresidente Associazione Regionale Pugliesi - Milanoalcuni passi della relazione .... presso il palazzo che ospita l’Istituto dei Ciechi di Milano, ho avuto il privilegio di presentare il progetto “Dodici tessere per un mosaico: Il Rinascimento di San Marco in Lamis”, nonché il libro di Raffaele Cera “Incontri e Maestri”, Edizioni del Rosone, 2009.SHo menzionato mia nonna; non posso non menzionare mia madre, che di nome fa Maria e di mestiere faceva la sarta. Lo faccio estrapolando alcune meravigliose espressioni da una  poesia “Mother’s Last Dress” che Joseph  Tusiani ha dedicato a sua madre:Più che sarta eri allora. . . .ed anche più che madre. . .  .Erano ali le tue dita,le tue dita erano canti. . . .Potrei continuare a lungo, citando altri meravigliosi passi delle “Short Stories”, ma non posso farlo . . . .perché devo parlarvi di una cosa che accomuna me e Joseph Tusiani.Che cos’è?È la lontananza dalla terra natia.Ma  cos’è la lontananza?La lontananza, come cantava Domenico Modugno,  “è come il vento: spegne i fuochi piccoli….accende quelli grandi”.È strano a dirsi. La lontananza ci ha permesso di apprezzare meglio luoghi e personaggi che, altrimenti, non avremmo neppure notato e di provare sentimenti, che altrimenti ci sarebbero stati sconosciuti.Vi leggo la frase di Joseph Tusiani che ho collocato nella bacheca del mio  gruppo su Facebook “Viaggi . . . .in terra di Puglia”. “Chi non ha mai messo piede fuori d’Italia non sa cosa sia udire all’improvviso un canto del paesello natio in terra straniera. Ti si inumidiscono gli occhi; ti passano davanti, come su uno schermo magico, tutti i volti dei vecchi amici, rivedi ogni pendio erboso, ogni vicoletto ripido, senti e distingui le campane delle chiese e passi il dito sull’occhio per asciugare una lacrima senza vergognartene” (Cfr. Raffaele Cera, “Incontri e Maestri”, pagg. 47 e 48). Mi avvio alle conclusioni.C’è un’altra cosa che sta particolarmente a cuore a Joseph Tusiani e a me: è l’amore per il dialetto. . .  . per tutti i dialetti.È un bene o un male parlare in dialetto e insegnare il dialetto ai nostri figli?È un atto dovuto! Per dimostrarlo, faccio ancora una volta ricorso all’incipit  di una poesia, quella di Ignazio Buttitta. La versione originale è in dialetto siciliano; leggerò la traduzione in lingua italiana  (Cfr. Teresa Gentile, “Iridescenze 2008”, Edizioni Pugliesi, 2008, pag. 37).Un popolomettetelo in catenetappategli la bocca è ancora libero.Toglietegli il lavoroil passaportola tavola dove mangia il letto dove dormeè ancora libero.Un popolo diventa povero e servo quando gli rubano la lingua avuta in dono dai padri.È perso per sempre . . . . Chi è un maestro di cultura? Come dimostra da par suo, Joseph Tusiani , anche con “Short Stories”, è colui che ha la capacità di viaggiare nel tempo e nello spazio, discernendo le cose positive nella letteratura, nella pittura, nella scultura, nella poesia, nella musica, nella storia. . . . nella vita quotidiana.JOSEPH TUSIANI il poeta delle quattro lingue italiano, inglese, latino e dialetto garganico