Creato da Frittarella il 13/08/2006

Quello che non c'è

l'odio è un carburante nobile

 

 

sociologia del viaggiatore

Post n°155 pubblicato il 06 Giugno 2007 da Frittarella
 

I viaggi in pullman a lunga percorrenza sono fastidiosi, è risaputo.
Otto ore rinchiusi in un minuscolo spazio vitale con solo tre soste concesse può portare all’alienazione, soprattutto se manca il poggia braccio centrale e passi tutto il viaggio con il gomito del tuo vicino di posto conficcato nel fianco sinistro.
Ma per fortuna a riportati nel mondo reale ci sono le conversazioni degli altri viaggiatori: una bella sequela di luoghi comuni snocciolati come grandi verità.

Su un pullman si possono ritrovare varie tipologie di esseri umani e stavolta ho trovato:

la ragazza dell’entroterra in cerca di sistemazione
la madre di famiglia ma anche donna di mondo
il giovane rampante futuro selfmademan

La ragazza-dell’antroterra-in-cerca-di-sistemazione

La ragazza-dell’antroterra-in-cerca-di-sistemazione si riconosce dagli occhi rossi gonfi di lacrime per il distacco dal fidanzato-che-vive-lontano appena avvenuto.
Il piagnisteo dura dalle 2 alle 4 ore, per tutto il viaggio, perché il soggetto in questione alterna fasi di pianto e veglia a fasi di sonno e quiete.
Inoltre le fasi di pianto e veglia sono scandite da telefonate regolari in cui la ragazza dell’entroterra in cerca di sistemazione col fidanzato-che-vive-lontano si scambia parole di tenerezza e dolore, tipo:
«Amò, mi manchi, sto malissimo…» e poi parte un’interminabile discorso che ha per tema centrale la casa da trovare per poter finalmente convolare a giuste nozze: meta che si sono prefissati da 6 anni a questa parte e forse realizzabile nel 2008 «…se tutto va bene…».
Sfinita dai mille problemi che saltano fuori quando si cerca di trovare una casa, «piccina ma dignitosa», e dilaniata dal dilemma che le attanaglia la mente - “ma l’autri comu fanu?” - la poverina si rimette a dormire in attesa della prossima telefonata, ansiosa di sapere dove, come, perché, con chi, cosa fa il suo fidanzato-che-vive-lontano.

La madre di famiglia ma anche donna di mondo e il giovane rampante futuro selfmademan

La madre di famiglia e il giovane rampante si svelano a vicenda.
La madre di famiglia comincia ad attaccare bottone col giovane rampante perché rivede in lui il figlio lasciato a casa e così comincia a fargli domande sulla sua vita, dov’è nato, dove vive ma soprattutto cosa fa e cosa studia.
A tutte queste domande il giovane rampante comincia a raccontare la storia della sua vita e salta fuori che lui al momento studia, ma senza convinzione, cinema indirizzo regia, alla scuola di Mauriziocostanzosciò a cinecittà, al quale versa 500 € ogni tre mesi ma senza aver il privilegio di frequentare gli stage che hanno avuto la possbilità di frequentare i vecchi studenti: «…sfteig con gente importante come Dario Argento e quello che ha fatto la fiscion sful papa… il papà di Angiolina Jolie… come sfi chiama? Ah, sì! John Malcovick!», però tiene a precisare che lui studia e lavora.
Ha lavorato come magazziniere, pizzaiolo, cameriere in ristoranti e pizzerie, ma nella vita ha fatto molto altro.
Ha lavorato con la protezione civile e distribuiva bottigliette d’acqua ai funerali del papa,
ha lavorato con la croce rossa come volontario di pronto soccorso,
ha lavorato con i pompieri e ha spento piccoli incendi,
sa dirigere il traffico,
ha preso l’attestato di bagnino,
è un ultrà del Lecce,
ama viaggiare, soprattutto in Italia «…ma quesfto natale sfono sftato in Normandia… vicino la Lapponia»,
sarà istruttore di canoa o qualcosa del genere in un villaggio turistico,
ma soprattutto è critico cinematografico.
Ha confessato alla madre di famiglia che gli piacerebbe tanto andare in pellegrinaggio cinematografico a Corleone per poter vedere dal vivo l’ambientazione del Padrino perché il Padrino è uno dei suoi film preferiti e – incredibile, incredibile, oseri dire assurdo e allucinante – per una strana coincidenza della vita è film preferito di molti suoi nuovi amici (probabilmente conosciuti alla scuola di cinema): è il Padrino di Francis Ford Coppola, mica è Fucking Amal di Lukas Moodysson.
Questo elogio del Padrino deve aver richiamato alla mente della madre di famiglia ma anche donna di mondo i Cento passi e chiede un parare al giovane ramapante selfmademan cinematografico cosa ne pensa:

G.: bello sfi, molto bello…
M.: secondo me è più bello del padrino perché più vero…
G.: già, certo, in fondo il Padrino è più un’americanata…
M: …si si, è un film da cassetta…

Povero Francis…
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Alla scuola di cinema di mauriziocostanzosciò come li reclutano i loro studenti? Da Blockbuster?