In questo momento sono due i personaggi mediatici italiani che attirano tutta la mia ammirazione:Luciano Moggi e Vittorio Emanuele di Savoia Il primo, noto perseguitato dalla giustizia sportiva (e non solo), apparso in tv domenica, a “Quelli che il calcio”, una delle poche trasmissioni sportive che di tanto in tanto mi capitava di vedere.Approfittando del palcoscenico che gli veniva offerto, Big Luciano ha finalmente potuto dichiarare la sua innocenza. Accolto dagli applausi del pubblico (pagante o pagato?), l’ex Dg della Juventus, alias San Sebastiano, ha iniziato la sua arringa. Il preludio è stato che nel processo a calciopoli “è intervenuto qualcosa che ha impedito al sottoscritto di difendersi”.Verissimo, lo stesso Moggi si è sottratto al processo dichiarando di non dovervi partecipare non essendo più tesserato della Figc (da cui si era qualche giorno prima che iniziasse il giudizio). Una vera anomalia, come se Provenzano rifiutasse di essere indagato dalla DIA, perché non fa più parte di Cosa Nostra. Ma tant’è. L’intervista (monologo) è proseguita, con i giornalisti zittiti dalla verve di Luciano, che dopo aver incolpato Massimo Moratti di essere il leader occulto di Al qaeda, nonché il burattinaio del calcio italiano, ha chiosato "Io ero stato assunto dal dottor Agnelli e purtroppo lui non c'è più. Se ci fosse stato lui, questa cosa non sarebbe successa". Vittorio Emanuele, invece, rappresenta il mio idolo personale. Se fossi per Giorgio Gori lo inviterei a partecipare alla nuova edizione del Grande Fratello, spiegandogli però di essere “intercettato” 24 ore su 24. Di particolare pregio, nell’ultimo exploit di sua maestà si annoverano le seguenti affermazioni: «Anche se avevo torto, devo dire che li ho fregati». Parla dei giudici francesi: «Eccezionale... Venti testimoni, e si sono affacciate tante di quelle personalità pubbliche. Il procuratore aveva chiesto cinque anni e sei mesi. Ma ero sicuro di vincere. Ero più che sicuro» (riferito all’omicidio di un giovane sull’isola di Cavallo). «Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era steso, passando attraverso la carlinga. Pallottola trenta zero tre». Che dire un vero principe. Ma con un gran senso delle istituzioni infatti dei giudici ha una gran opinione: «Pensa a quei coglioni che ci stanno ascoltando... Sono dei morti di fame, non hanno un soldo, devono rimanere tutta la giornata ad ascoltare, mentre probabilmente la moglie gli fa le corna». Luciano e Vittorio Emanuele: Due simboli di un paese di furbetti, al centro dell’attenzione di milioni di furbetti che non vedono l’ora di emularli.
Moggi e Savoia.. i personaggi mediatici..
In questo momento sono due i personaggi mediatici italiani che attirano tutta la mia ammirazione:Luciano Moggi e Vittorio Emanuele di Savoia Il primo, noto perseguitato dalla giustizia sportiva (e non solo), apparso in tv domenica, a “Quelli che il calcio”, una delle poche trasmissioni sportive che di tanto in tanto mi capitava di vedere.Approfittando del palcoscenico che gli veniva offerto, Big Luciano ha finalmente potuto dichiarare la sua innocenza. Accolto dagli applausi del pubblico (pagante o pagato?), l’ex Dg della Juventus, alias San Sebastiano, ha iniziato la sua arringa. Il preludio è stato che nel processo a calciopoli “è intervenuto qualcosa che ha impedito al sottoscritto di difendersi”.Verissimo, lo stesso Moggi si è sottratto al processo dichiarando di non dovervi partecipare non essendo più tesserato della Figc (da cui si era qualche giorno prima che iniziasse il giudizio). Una vera anomalia, come se Provenzano rifiutasse di essere indagato dalla DIA, perché non fa più parte di Cosa Nostra. Ma tant’è. L’intervista (monologo) è proseguita, con i giornalisti zittiti dalla verve di Luciano, che dopo aver incolpato Massimo Moratti di essere il leader occulto di Al qaeda, nonché il burattinaio del calcio italiano, ha chiosato "Io ero stato assunto dal dottor Agnelli e purtroppo lui non c'è più. Se ci fosse stato lui, questa cosa non sarebbe successa". Vittorio Emanuele, invece, rappresenta il mio idolo personale. Se fossi per Giorgio Gori lo inviterei a partecipare alla nuova edizione del Grande Fratello, spiegandogli però di essere “intercettato” 24 ore su 24. Di particolare pregio, nell’ultimo exploit di sua maestà si annoverano le seguenti affermazioni: «Anche se avevo torto, devo dire che li ho fregati». Parla dei giudici francesi: «Eccezionale... Venti testimoni, e si sono affacciate tante di quelle personalità pubbliche. Il procuratore aveva chiesto cinque anni e sei mesi. Ma ero sicuro di vincere. Ero più che sicuro» (riferito all’omicidio di un giovane sull’isola di Cavallo). «Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era steso, passando attraverso la carlinga. Pallottola trenta zero tre». Che dire un vero principe. Ma con un gran senso delle istituzioni infatti dei giudici ha una gran opinione: «Pensa a quei coglioni che ci stanno ascoltando... Sono dei morti di fame, non hanno un soldo, devono rimanere tutta la giornata ad ascoltare, mentre probabilmente la moglie gli fa le corna». Luciano e Vittorio Emanuele: Due simboli di un paese di furbetti, al centro dell’attenzione di milioni di furbetti che non vedono l’ora di emularli.