"San Gregorio Armeno è la "via dei pastori", che si anima per Natale con centinaia di bottegucce e bancarelle specializzate nella più fantasiosa rappresentazione partenopea, ’o Presebbio. Il presepe napoletano è una meraviglia di arte popolare; uno spettacolo immobile con interpreti vivissimi; un corteo di pastori, pescivendoli, acquaioli, comari, guaglioni, nobili, plebei, senza limiti di fantasia; fissi eppure in marcia verso la grotta in ordinata confusione di statuine e scenette. È un portento che nei secoli ha affascinato collezionisti, antiquari, musei di tutto il mondo.E così ho camminato lungo San Gregorio Armeno, in qualche modo lievitando sulla folla fino in cima grazie al sostegno del mio amico Nino. Era il 9 dicembre, il giorno dopo l’Immacolata dedicato all’inaugurazione dei presepi, e tutta Napoli stava lì. Come Luca, il protagonista della commedia di Eduardo De Filippo, Natale in casa Cupiello, che s’è lasciato dietro i rimbrotti della moglie Concetta: «Nun capisco che ’o fai a ffa’ stu Presebbio. ’Na casa ’nguaiata, denare ca se ne vanno, colla, puzza ’e pittura...», ed è corso a San Gregorio Armeno per comperare altri pastori e nuovi re Magi.La specialità degli artigiani del presepe napoletano è riprodurre personaggi tradizionali e aggiungerne altri pescati dalle cronache recenti. Sono statuette anacronistiche, che non hanno niente a che spartire con Betlemme, però trovano incredibilmente posto nella calca pittoresca che si spinge verso la capanna. Tra le nuove entrate di quest’anno, spiccano Mario Merola, il re della sceneggiata scomparso un mese fa, il calciatore Cannavaro che alza la coppa dei campioni del mondo, e un Pulcinella non più vestito di bianco, ma col nero del lutto: «Per piangere su una Napoli che non vuole morire. E anche per scaramanzia, perché a da finì ’a nuttata» spiega Salvatore Scuotto, uno dei maestri artigiani. La vivacità partenopea tiene insieme tradizione e attualità, il sacro e il profano."Da Famiglia Cristiana di questa settimana