Renato d'Andria

Renato d'Andria e la rubrica del sito Genesi journal

 

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Riportiamo un articolo di Franco Abruzzo, ex presidente dell’Ordine dei giornalisti

Post n°25 pubblicato il 18 Ottobre 2011 da renatodandria2


Tito Boeri, nell’articolo “CIÒ CHE VORREMMO POTER SCRIVERE SUL DOPO GERONZI” pubblicato l’8 aprile in www.lavoce.info e che riportiano qui sotto, scrive: “Oggi che tutti tracciano profili biografici del personaggio - omettendo, ad eccezione del Financial Times, trascorsi giudiziari e procedimenti pendenti - vogliamo invece guardare avanti, occuparci del dopo Geronzi”. Boeri accusa i giornali italiani di sudditanza verso un ex-potente tanto da omettere “trascorsi giudiziari e procedimenti pendenti”. L’eccezione è il Financial Times. Boeri scrive che “a voltare le spalle a Geronzi sono stati gli stessi che gli avevano permesso per anni di concentrare su di sé un potere immenso, guidando banche nonostante avesse subito un’interdizione giudiziaria temporanea dall’attività bancaria a opera del Gip di Bologna in relazione all’inchiesta sul crac Parmalat, fosse indagato per il crac della Cirio, per il caso Parmalat-Ciappazzi e per la vicenda Eurolat, con un rinvio a giudizio con l’accusa di concorso in bancarotta e usura, avesse già subito una condanna in primo grado per concorso in bancarotta nel caso Italcase Bagaglino a un anno e otto mesi di reclusione e fosse stato dichiarato temporaneamente inabile all’impresa commerciale e agli uffici direttivi”.

La vicenda Geronzi dimostra che la presenza delle banche nel capitale delle imprese editoriali è una minaccia reale all’autonomia dei mass media. Se si passerà a un sostanziale regime liberalizzato, il ruolo delle banche nell’editoria rischia di diventare ancor più invasivo soprattutto in caso di crisi delle imprese, quando le banche prendono in mano le redini delle aziende in difficoltà. Un primo passo potrebbe esser quello di recepire nella legge in cantiere di riforma dell’editoria alcuni princìpi elaborati dalla dottrina e in sede sindacale. La nuova legge dovrebbe affermare l’indipendenza delle pubblicazioni e dei giornalisti dal potere politico; l’indipendenza delle pubblicazioni e dei giornalisti da ogni gruppo di pressione; la separazione dell’informazione - larga e indipendente - dal commento. Una delle regole più importanti deve riguardare il direttore. L’editore non può legittimamente nominare un direttore se non sono stati prima consultati i giornalisti. Si tratta di un parere, quindi, preventivo e obbligatorio ancorché non vincolante. Contenere le anomalie editoriali italiane e l’influenza delle proprietà sui giornali deve figurare negli impegni del Parlamento, stante il valore fondamentale del giornalismo, che non sopporta censure o autorizzazioni, e il diritto dei cittadini a una informazione onesta e completa. La scommessa è il giornalismo indipendente: può ritrovare cittadinanza in Italia? L’alternativa pessima è il giornalismo schierato con i poteri della politica e dell’economia. In sostanza la libertà di informazione non è una variabile dipendente del mercato, ma è un principio e un diritto fondamentale della Costituzione repubblicana, che va sopraordinata alla proprietà dei giornali.
Franco Abruzzo

(articolo preso da www.fondazionegaetanosalvemini.org di Renato d'Andria)

 
 
 

FINI, I GIUDICI E LA CASA

Post n°24 pubblicato il 18 Ottobre 2011 da renatodandria2


Come sempre Silvio Berlusconi ha avuto il coraggio di proclamare ad alta voce quello che la gente in cuor suo pensa: esiste un patto che unisce Gianfranco Fini e Bocchino, da una parte, e alcune componenti della magistratura, dall’altra. Altrimenti non si spiegherebbe come mai le Procure, che sono così sollecite in altri casi, sulla questione della casa di Montecarlo hanno archiviato tutto. Ci sono persone e comitati truffati da costruttori che, dopo avere incassato l’anticipo, li hanno lasciati senza casa. Ecco perché tutto il lusso di una abitazione a Montecarlo a molti dà francamente fastidio. Noi non abbiamo votato per Berlusconi la volta scorsa e nemmeno per Fini. E abbiamo sempre avuto fiducia nella magistratura. Solo che certe vicende sembrano veramente sconcertanti. E’ una ”barbarie” anche questa, secondo voi?

Marta e Giulia dalla provincia di Ancona - La Redazione
La questione giustizia, nel nostro Paese, è al centro di un dibattito rovente e la questione casa rappresenta solo un punto di questo dibattito, tutt’altro che secondario.

 
 
 

Europa: restare sì o no?

Post n°23 pubblicato il 18 Ottobre 2011 da renatodandria2


Salve, in un Editoriale lei scrive che restare in Europa, come stanno le cose, è un errore, che l’Europa non favorisce i nostri interessi e anzi li danneggia. Ma uscire dall’Europa e dall’Euro non potrebbe essere pericoloso per il nostro Paese? Il rischio secondo me è che si possa arrivare a una fase di destabilizzazione molto pericolosa, soprattutto considerando le aspirazioni separatiste della Lega di Bossi.
Gerardo Bizzi - La Redazione
Si tratta di processi che dobbono essere graduati nei modi e nel tempo e richiedono una guida sicura. Naturalmente in poche righe di Editoriale non è possibile far altro che riassumerli, ma esistono documenti ed elaborazioni approfondite su questi temi, non solo da parte nostra, ma anche con firme di politologi autorevoli.

 
 
 

E’ guerra vera ai Casalesi?

Post n°22 pubblicato il 18 Ottobre 2011 da renatodandria2


Mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla crisi internazionale in Libia, due notizia di agenzia degli ultimi giorni riaccendono i riflettori su un conflitto interno tutto italiano. E’ di ieri la notizia delle pene esemplari richieste per il boss Giuseppe Setola nel processo sulla strage di extracomunitari a Castelvolturno. Oggi, 25 marzo, arresto di un esponente di punta del clan Bidognetti e di numerosi affiliati. Sembra insomma che il nostro Governo stia andando avanti in questa operazione di ”bonifica” del territorio dai gruppi mafiosi. Come si concilia, questo, con i processi in corso per esponenti dello stesso nostro governo, accusati di collusioni con le mafie? Giovanni Paglia - La Redazione
La guerra alle mafie, assai intensa negli ultimi mesi e con grossi successi dello Stato, la conducono i magistrati e le forze dell’ordine, ma il merito va anche ad un Viminale particolarmente efficiente e determinato. per quanto riguarda la presenza di esponenti governativi del centrodestra nei cui confronti si ipotizzano reati di camorra o mafia, sarà bene aspettare l’esito dei processi per poter dire una parola definitiva. (Responsabile blog del sito ”La Barbarie”, di Renato D’Andria)

 
 
 

Una volta si chiamava ”Terra di Lavoro”

Post n°21 pubblicato il 18 Ottobre 2011 da renatodandria2


Sono una ex lavoratrice di un piccolo comune del casertano, poco distante da San Marco Evangelista. Ho letto nel libro quello che è accaduto al progetto del nuovo Polo industriale e voglio dire la mia. Ho tre figli, mio marito e io abbiamo perso il lavoro nelle fabbriche della zona, lui tre anni fa, io quest’anno. Ero andata al Nord ma ha chiuso anche l’impresa dove avevo un contratto a tempo limitato. Possiamo dannarci per la crisi economica, ma quello che ci sembra assurdo è che proprio nei tempi di crisi i tribunali abbiano il diritto di far chiudere le fabbriche che danno lavoro alla gente e la pace alle famiglie. Ma come dorme, di notte, questa gente? Nina T. - La Redazione
(Responsabile blog del sito ”La Barbarie”, di Renato D’Andria)

 
 
 
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Un blog di: renatodandria2
Data di creazione: 27/08/2011
 

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