Renato d'Andria

Riportiamo un articolo di Franco Abruzzo, ex presidente dell’Ordine dei giornalisti


Tito Boeri, nell’articolo “CIÒ CHE VORREMMO POTER SCRIVERE SUL DOPO GERONZI” pubblicato l’8 aprile in www.lavoce.info e che riportiano qui sotto, scrive: “Oggi che tutti tracciano profili biografici del personaggio - omettendo, ad eccezione del Financial Times, trascorsi giudiziari e procedimenti pendenti - vogliamo invece guardare avanti, occuparci del dopo Geronzi”. Boeri accusa i giornali italiani di sudditanza verso un ex-potente tanto da omettere “trascorsi giudiziari e procedimenti pendenti”. L’eccezione è il Financial Times. Boeri scrive che “a voltare le spalle a Geronzi sono stati gli stessi che gli avevano permesso per anni di concentrare su di sé un potere immenso, guidando banche nonostante avesse subito un’interdizione giudiziaria temporanea dall’attività bancaria a opera del Gip di Bologna in relazione all’inchiesta sul crac Parmalat, fosse indagato per il crac della Cirio, per il caso Parmalat-Ciappazzi e per la vicenda Eurolat, con un rinvio a giudizio con l’accusa di concorso in bancarotta e usura, avesse già subito una condanna in primo grado per concorso in bancarotta nel caso Italcase Bagaglino a un anno e otto mesi di reclusione e fosse stato dichiarato temporaneamente inabile all’impresa commerciale e agli uffici direttivi”. La vicenda Geronzi dimostra che la presenza delle banche nel capitale delle imprese editoriali è una minaccia reale all’autonomia dei mass media. Se si passerà a un sostanziale regime liberalizzato, il ruolo delle banche nell’editoria rischia di diventare ancor più invasivo soprattutto in caso di crisi delle imprese, quando le banche prendono in mano le redini delle aziende in difficoltà. Un primo passo potrebbe esser quello di recepire nella legge in cantiere di riforma dell’editoria alcuni princìpi elaborati dalla dottrina e in sede sindacale. La nuova legge dovrebbe affermare l’indipendenza delle pubblicazioni e dei giornalisti dal potere politico; l’indipendenza delle pubblicazioni e dei giornalisti da ogni gruppo di pressione; la separazione dell’informazione - larga e indipendente - dal commento. Una delle regole più importanti deve riguardare il direttore. L’editore non può legittimamente nominare un direttore se non sono stati prima consultati i giornalisti. Si tratta di un parere, quindi, preventivo e obbligatorio ancorché non vincolante. Contenere le anomalie editoriali italiane e l’influenza delle proprietà sui giornali deve figurare negli impegni del Parlamento, stante il valore fondamentale del giornalismo, che non sopporta censure o autorizzazioni, e il diritto dei cittadini a una informazione onesta e completa. La scommessa è il giornalismo indipendente: può ritrovare cittadinanza in Italia? L’alternativa pessima è il giornalismo schierato con i poteri della politica e dell’economia. In sostanza la libertà di informazione non è una variabile dipendente del mercato, ma è un principio e un diritto fondamentale della Costituzione repubblicana, che va sopraordinata alla proprietà dei giornali. Franco Abruzzo(articolo preso da www.fondazionegaetanosalvemini.org di Renato d'Andria)