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Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher
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MAHATMA GANDHI
"Vorrei che tutte le culture del mondo
potessero circolare liberamente intorno alla mia casa.
"Ma rifiuto che una sola di queste possa travolgere la mia esistenza."
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Etŕ: 74 Prov: FI |
NATALE CON GIULIA - prima parte

Nazca, Perù
(NOTA: libero dice che la storia è troppo lunga, allora l'ho divisa in tre parti)
Una decina di giorni prima di Natale mi trovavo in un altro quartiere della città per un appuntamento, poiché ero in anticipo sono entrata in un grande magazzino e mi aggiravo ammirando gli abiti per le feste e l’inverno, le decorazioni natalizie e tutto quel clima scintillante di preparazione e di attesa.
Mi sono sentita chiamare da dietro: - Renata!-
Una signora più giovane di me, abbastanza elegante, mi aveva raggiunta. Nella frazione di secondo in cui stavo decifrando il suo viso, conosciuto ma non abbastanza, ha detto: -Sono la mamma di Giulia. -
Ci siamo salutate con un abbraccio, come le altre volte, poche, in cui ci eravamo incontrate.
Giulia… (segue)
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NATALE CON GIULIA - seconda parte
Era la mattina del 31 agosto 1997, al giornale radio annunciavano la morte della principessa Diana, lunghi discorsi su questa notizia che scuoteva il mondo, poi in coda a tutti i servizi un breve comunicato: “Incidente aereo in Perù, due piccoli velivoli da turismo si sono scontrati nella zona di Nazca, tra le vittime cinque Italiani.” Non ci feci molto caso, come tutti avevo in mente Diana.
Circa un’ora dopo mi telefonò una collega insegnante: -Hai sentito degli aerei in Perù? C’era Giulia su uno di quelli… -
Rimasi impietrita.
Giulia era una dolcissima bambina che aveva appena finito la quinta, mi ricordai quando alla consegna della pagella (ottima) con i genitori era raggiante: ogni estate andavano a fare un viaggio all’estero e stavolta, per festeggiare la fine della scuola elementare, mi dissero che la meta era il Perù.
Nei giorni successivi pian piano da conoscenti comuni arrivarono altri particolari, sulla cronaca locale ci fu solo un breve servizio con la foto della famiglia e degli amici partiti con loro.
Erano insieme a due altre coppie, una con una figlia di poco maggiore di Giulia, avevano visitato vari luoghi famosi del Perù e ora volevano fare un giro aereo per ammirare i disegni enormi di Nazca. Nel piccolo aeroplano non ci stavano tutti così decisero che sarebbero saliti i tre uomini e le bambine, avrebbero scattato tante foto che al ritorno le mogli avrebbero ammirato.
Poi accadde la tragedia, lassù l’aereo si scontrò (manovre azzardate?) con un altro che faceva lo stesso servizio, su cui stavano turisti tedeschi, lo schianto a terra, nessun superstite.
Dissero che Giulia fu la prima ad essere riconosciuta, perché era la più piccola.
Provai un grande dolore, per molto tempo, ogni scolaro è quasi un figlio...
Al rientro delle salme in Italia ci fu a casa loro una veglia a cui partecipammo anche noi che eravamo state le insegnanti di Giulia e in quell’occasione la mamma ci raccontò i particolari: la disperazione, la vicinanza delle donne peruviane, gli aiuti, e quanto di più doloroso si può immaginare. Per lei era uno sfogo parlare con noi, una cosa aggiungeva più dolore al suo strazio, diceva: - Nessuno ha parlato di questo incidente, tutti i media erano impegnati con la morte della principessa Diana.-
Io le portai la copia della videocassetta registrata a uno spettacolo che avevo preparato l’anno precedente con la classe, era “La bella addormentata nel bosco” e Giulia, che non era molto alta, interpretava la fatina che attenua la maledizione, c’erano dei deliziosi primi piani della bimba. I suoi ex compagni di classe ottennero di collocare sulla tomba una coppa che avevano vinto tutti insieme alle gare sportive. Nella scuola tra adulti facemmo una raccolta di soldi, la mamma non sapeva a cosa destinarli, io a quei tempi ero vice direttrice, le proposi di fare una targa col nome e le date e di collocarla nell’atrio della scuola. A lei sembrò un’idea molto bella, in questo modo Giulia rimaneva con noi.
La signora tornò a vivere con la sua mamma, cambiarono casa e negli anni successivi stette male, esaurimento nervoso, depressione, quando la incontravamo sembrava una pazza, quasi una barbona, ci abbracciava dicendo che noi maestre eravamo le sue amiche, la SUA Giulia era stata anche la NOSTRA. Ogni tanto da qualche collega mi arrivavano notizie non buone; poi molto lentamente ha costruito un certo equilibrio, una seconda vita… (segue)
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NATALE CON GIULIA - terza parte

Da tanto non la vedevo, mi pareva serena, mi ha raccontato che un compagno di scuola di Giulia ha avuto una figlia e le ha messo lo stesso nome, ora la bimba va alla materna nella nostra scuola e …
-… Sai, mi ha detto che nell’atrio ha visto la targa di Giulia, con le date, e l’ha spiegata a sua figlia. E io speravo di vederti perché volevo chiederti: ma quando l’avete messa quella targa?-
-Non ricordi? Avevamo deciso insieme, a te era piaciuta l’idea, e avevi detto “ Sono contenta, in fondo una parte importante della vita di Giulia è stata qui, nella sua scuola." Avevi ragione, io non ho più dimenticato questa tua frase. Ora sono in pensione, quando a scuola vedevo quella targa provavo tanta dolcezza... Tu allora eri così sconvolta che è normale aver dimenticato cose di quei giorni. -
Mentre le raccontavo questo il viso della signora si è illuminato di un bel sorriso: - Ecco, sono proprio contenta di aver ritrovato questo ricordo e di sapere che Giulia è ancora là. Mi hai fatto un bellissimo regalo per questo Natale-
Ci siamo scambiate gli auguri e un nuovo forte abbraccio di saluto.
Così il rinnovare la storia di Giulia mi ha accompagnato in questo Natale e nel dolore del Capodanno, davanti a tutte quelle morti terribili e ingiuste dei ragazzi in Svizzera.
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SILENZIO

Stavo organizzando mentalmente cosa avrei potuto scrivere qui per questo passaggio di anno, poi quello che è accaduto a Crans-Montana mi ha sconvolta. Un tragico capodanno e ne sono state dette tante...
Le cause, le colpe...
La sicurezza trascurata per il profitto...
Ragazzini allo sbaraglio, genitori non all'altezza del loro compito...
E ora solo dolore, fisico, psicologico, conseguenze che dureranno una vita...
Io, come tutti, ho visto, ho letto, ho ascoltato e sento il bisogno di non dire nulla, le mie parole non aggiungono nulla di nuovo.
Guardando le foto di quei ragazzi ho subito pensato ai miei nipoti, quelli che hanno circa la stessa età.
Ho mandato ai miei figli uno degli articoli letti, quello che mi era sembrato più equilibrato, pregandoli di passarlo anche ai nipoti e di parlare con loro.Avevo un forte desiderio di vederli, soprattutto Martino, il maggiore, di 17 anni, col suo ciuffo così somigliante a tanti di quelli coinvolti nella tragedia.
Perchè ho saputo che Martino a festeggiare il Capodanno era a Cattolica con degli amici, da soli, prima in casa di questi (dove va anche d'estate), poi in discoteca. Mi sono venuti i brividi...
Mi sono ricordata di un fatto accaduto molti anni fa, nel giugno 1981: ci fu la tragedia di Alfredino Rampi, che tutti abbiamo seguito in televisione, fu la prima tragedia diventata spettacolo, in diretta.
In uno di quei giorni la mia mamma venne all'improvviso a casa mia, disse che sentiva un gran desiderio di vedere e abbracciare mio figlio Marco, che aveva circa l'età di Alfredino e gli somigliava anche, così biondo e così gioioso.
Ho ritrovato ora la stessa ansia e lo stesso desiderio, da nonna.
Per parlare del mio passaggio di anno ci sarà tempo, più in là.
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DOPONATALE

(Avviso: questo post era pronto da un po', ma non riuscivo a entrare nel blog, chissà perchè?)
Sono i giorni di tregua, tra una festa e l’altra: passato Natale, passato Natalino, ora un po’ di giorni per prepararsi a Capodanno. Poca tregua comunque, perché un sabato e una domenica proprio in mezzo spezzettano tutto, almeno per me che “lotto” con gli autobus più rari di una pepita d’oro durante il fine settimana e se voglio andare da qualche parte devo organizzare a tavolino percorsi e orari quasi da tour operator. Risolvo rimandando tutto il rimandabile, rassegnata a restare in casa il più possibile, che tanto anche in casa non mi annoio, c’è da fare lo stesso e le mie energie un po’ invecchiate spesso chiedono relax.
Ma torno al Natale, a come è passato. Tranquillamente, riuniti a casa da mia figlia, quest’anno Riccardo toccava al padre il giorno di Natale, così abbiamo potuto pranzare tutti insieme. E a me hanno chiesto poco impegno, ormai si organizzano i figli per la maggior parte delle cibarie, io ho fatto i soliti biscotti di pastafrolla e una insalata mista, molto mista, con tante verdure crude, così da “alleggerire” un po’ lasagne, arrosti e panettoni. A mio marito tocca la scelta dei vini, poi lui vuole fare il baccalà alla vicentina, a cui io devo aggiungere la polenta: nessuno gli chiede questo impegno, visto che il baccalà non è molto ambito, un assaggio basta e avanza, ma lui prosegue imperterrito ogni anno.
-Tanto, dice, quello che resta lo congeliamo a porzioni per noi.-
E ne resta sempre molto, che dura a noi due molti mesi, dopo che la preparazione e la cottura hanno impestato la casa per tre giorni e incrostato per bene il tegame. Ma a Natale siamo buoni e perdoniamo…
La giornata è filata liscia, i nipoti ormai sono grandi, si sono intrattenuti nei montaggi di vari robot e mostri di Lego complicatissimi ricevuti in dono; Diletta, che ha avuto il tablet, doveva scoprirne tutti i segreti. E noi adulti a chiacchierare per aggiornarci sul presente, passato e futuro.
I nipoti a scuola sono bravi, quelli che hanno iniziato un nuovo corso di studi stanno prendendo ottimi voti.
Ci sono novità in famiglia: mio genero in primavera dovrà operarsi per la protesi a un’anca, distrutta dall’artrosi. Ha cinquanta anni, è giovane, ma da quando ho fatto io questo intervento le tecniche sono molto avanzate, ora pare tutto molto più semplice, con una ripresa velocissima. Speriamo proprio!
Poi c’è anche un’altra novità, di cui però non voglio parlare ora, per scaramanzia… No, non è un altro nipotino in arrivo, penso che questo argomento sia ormai chiuso…
Dunque, è andato anche il Natale 2025, stavolta mi sono ricordata di fare la foto a tutti i nipoti insieme, poi finirà sul calendario 2026 che gli preparerò nei prossimi giorni. Nel primo calendario che feci Cesare non c’era ancora, nemmeno nei pensieri… gliel’ho raccontato, io credo di averli ancora tutti qui nel computer, ho pensato che l’anno prossimo forse sarà l’ultimo, quando Martino, il più grande, avrà già diciotto anni...
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IL CAMPER D’INVERNO

Alvignano, basilica paleocristiana
E’ passata quasi una settimana, come al solito travolta da ciò che era rimasto indietro a causa dei giorni fuori casa, ma l’esperienza va senz’altro fissata qui per ricordarla.
Dunque, sabato 29 novembre avevo una premiazione per un racconto a Caiazzo, il paese in provincia di Caserta dove siamo andati già diverse volte per altri concorsi e dove ritorniamo volentieri, è carino e ci troviamo bene laggiù, ormai siamo di casa. Ma finora gli eventi erano stati in estate o al più tardi in ottobre, col camper non avevamo problemi, anzi ne abbiamo sempre approfittato per aggiungere qualche giorno da turisti nei territori circostanti, ma a fine novembre… mai avremmo pensato di azzardarci, con gli scherzi che talvolta ci ha fatto il riscaldamento.
Stavolta c’era un problema in più: la sera precedente, il 28, dovevo recitare nello spettacolo “Alfabeto al femminile” in un paese vicino ad Arezzo. Così ho pensato e ripensato…
L’unico modo per poter fare entrambe le cose era di usare il camper: andare per lo spettacolo col camper, dormire in quel paese e partire da lì per Caiazzo presto sabato mattina, avremmo già macinato un’ora di strada, c’era la speranza di arrivare in tempo alle 15,30 per la premiazione.
E il riscaldamento? Da confidare nella buona sorte e nelle prove fatte dal marito qualche giorno precedente: funzionava!
Arrivati a Caiazzo giusto alle 15,30, è andato tutto liscio e abbiamo passato un bel fine settimana: il tempo è stato soleggiato, anche se abbatanza freddo, piacevole la serata della premiazione e l’incontro con gli organizzatori, con cui ormai sono in confidenza, soprattutto una gentilissima ragazza, insegnante per ora precaria, che da tempo ho avuto modo di conoscere meglio anche attraverso facebook. Oltre a farmi parlare del mio racconto, mi è stato chiesto di raccontare anche dello spettacolo, perché li avevo preavvisati che un mio probabile ritardo sarebbe stato per quello. Io ho spiegato la struttura e lo scopo dell’ Alfabeto, cioè una proposta di riflessione sul mondo femminile e sulla violenza contro le donne. Ho destato molto interesse e ne sono fiera.
Ho gradito il premio assegnatomi per il terzo posto: oltre al solito diploma, un libro di narrativa e un piatto rivestito di seta e passamaneria del famoo e storico setificio di San Leucio (dell’epoca borbonica!), che non dista molto da Caiazzo e che una volta o l’altra voglio proprio riuscire a visitare.
Questa volta non potevamo restare molto, lunedì sera dovevamo essere di ritorno perché martedì avevamo l’impegno coi nipoti, quindi ci siamo accontentati di vedere Ruviano, un grazioso paese vicino già illuminato per Natale; nei dintorni c’è un monastero con una quercia rovere immensa, catalogata fra gli alberi secolari d’Italia. La strada per arrivarci, un po’ in salita, è stretta per il camper, così abbiamo fatto la passeggiata a piedi nella campagna, nel crepuscolo all’andata e nel buio al ritorno, ma c’era una bellisima e luminosissima mezza luna, che ha reso più suggetiva l’escursione.
Lunedì mattina in un altro luogo abbiamo visitato la basilica paleocristiana nel paese di Alvignano, la custode del vicino cimitero su mia richiesta ce l’ha aperta così abbiamo potuto ammirare anche l’interno: tutto semplice ed essenziale, pure nei restauri non ha avuto modifiche o aggiunte durante i secoli. Peccato che venga usata solo per eventi particolari.
Ecco, questi due suggerimenti di visita me li ha dati la ragazza di cui ho parlato prima.
Esperienza invernale in camper superata quindi?
Sì e no. Siamo sopravvissuti col riscaldamento, ma il tempo è stato molto favorevole e soleggiato, se avesse piovuto credo che l’umidità si sarebbe fatta sentire ugualmente ed è quella che ci fa stare male. Poi si è evidenziato un altro problema: alle 17 fa già buio, guidare col camper diventa rischioso in luoghi sconosciuti, molto faticoso per mio marito, ora ha provato, ma non lo vuole rifare, bisognerebbe già essere sistemati da qualche parte fino alla mattina successiva. Insomma si dovrebbero rivedere le abitudini e i piani di viaggio.
Quindi credo che resterà un’eperienza isolata, anche se è stata molto bella.
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UNA PIZZA IN COMPAGNIA

In ogni gruppo di persone che hanno qualcosa in comune, amici, studenti e famiglie, soci, società sportive, membri di associazioni e congreghe varie, prima o poi viene il momento della "serata pizza" , un'occasione per ritrovarsi tutti insieme, tranne gli ammalati o gli impossibilitati di turno.
Così succede al Camerino Volante, il mio gruppo teatrale: da poco ha debuttato felicemente un nuovo spettacolo, nel quale io non sono coinvolta, in più avevamo da festeggiare anche il trionfo e le numerose repliche di "Rose e Crisantemi": l'ultima recita era stata a ridosso dell'estate e tutti gli attori, ormai esausti, erano scappati subito in ferie. Unite le due circostanze ecco organizzata la serata, in un locale già collaudato, dove fanno pizze squisite e leggerissime, che ci consentono poi di passare la notte di sonno tranquillo.
Infatti la serata è trascorsa molto piacevolmente, con gli aggiornamenti tra di noi e i progetti per il futuro prossimo; ormai mi trovo a mio agio con loro, direi che il lavoro di ricerca letteraria e di scrittura che abbiamo svolto nei mesi scorsi in un gruppo ristretto (ma forse non ne ho mai parlato qui...) mi hanno aiutato a inserirmi e a prendere confidenza, superando la timidezza.
Alla "pizzata" qualcuno è venuto col coniuge o compagno, succede; io avevo chiesto a mio marito se voleva venire anche lui. Nel gruppo precedente, "Gli Spostati", la regista aveva coinvolto mio marito come tecnico dei suoni e luci, quando c'erano queste serate era naturale che anche lui partecipasse, come membro dello staff.
Ora nel "Camerino" non ha più questo impegno, nè lo avrà mai perchè il regista attuale è più esperto alla consolle e non ha bisogno di aiuti, quindi si sente estraneo al nuovo gruppo, non gli interessa venire a questi incontri, rispunta la sua parte di carattere "orso". Nonostante le mie insistenze a stare un po' in compagnia, la risposta è stata NO: avrebbe cenato e passato la serata da solo a casa.
A me questo dispiace molto, non abbiamo quasi mai occasioni di socializzazione, lui è sempre restio a esplorare situazioni nuove, soprattutto se sono di... divertimento e non seri convegni o impegnativi incontri parrocchiali. Io quella sera mi sono divertita, ogni tanto lo pensavo, poi mi dicevo "Ma peggio per lui".
Però quando sono rientrata e l'ho visto, come tutte le sere, in sala sul divano nella penombra davanti a uno dei soliti polizieschi in televisione... l'allegria è sparita, mi sono sentita triste.
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TORINO

Da quanti anni non facevo un vero e proprio viaggio senza il marito! Non ho viaggiato proprio sola, c’era un’amica con me, ma è senz’altro un’esperienza diversa da quelle in famiglia. E l’amica A., in fondo, mica la conoscevo molto finora, questi due giorni insieme ci hanno avvicinato.
A Torino, alla presentazione dell’antologia esito di un concorso , nella quale è stato inserito un nostro racconto, scritto a quattro mani. Il concorso si chiama “Lingua Madre”, l’anno scorso avevo partecipato solo io, è rivolto soprattutto alle donne emigrate in Italia che, se vogliono, possono essere affiancate nelle loro scritture da donne italiane. La mia amica è egiziana, ha raccontato la sua storia, io l’ho aiutata a esprimersi e a scrivere il meglio possibile e così… il gioco è fatto!
Quindi siamo partite in treno e nelle tre ore del viaggio di andata abbiamo chiacchierato incessantemente, conoscendoci meglio: è una donna molto impegnata nel volontariato come interprete in tanta situazioni di immigrati che arrivano in Italia, ora soprattutto con le famiglie dei bambini di Gaza feriti o ammalati, curati all’ospedale Meyer di Firenze.
A Torino abita suo figlio, ingegnere, che insieme alla fidanzata ci ha accompagnato per buona parte del soggiorno. E’ un giovane uomo colto e appassionato della città che lo ospita, per cui è stato per noi una vera e propria guida turistica: abbiamo percorso in autobus e a piedi non so quanti chilometri in due belle giornate calde e soleggiate, lui ci faceva notare i punti interessanti, ci raccontava informazioni e aneddoti. Ecco, così mi piace viaggiare, con un abitante del luogo che mi fa capire e apprezzare la città.
La presentazione dell’antologia si è svolta in un bellissimo palazzo antico, sede di un centro culturale, non tutte le autrici inserite nel libro erano presenti, tutte erano invitate sul palco e potevano parlare di loro e del loro lavoro. Lì io e A. eravamo le uniche ad aver lavorato in coppia e ci è sembrato importante intervenire per far conoscere la nostra amicizia e la nostra collaborazione.
Abbiamo passeggiato per il centro di Torino anche di sera, i punti principali erano illuminati, c’era un clima festoso, tra musiche e giochi di luce: tutto per l’inizio del torneo di tennis. E all’improvviso per strada abbiamo incrociato addirittura Sinner, inseguito da giornalisti e fotografi!
Come sempre quando mi avvio a qualcosa di nuovo, alla partenza da Firenze ero un po’ in ansia, ma presto è passata del tutto, mi sono sentita libera, serena, addirittura entusiasta per la nuova esperienza, per le nuove amicizie, per tutte le cose belle che vedevo e che stavo vivendo.
Torino, conosciuta in questo modo, mi è proprio piaciuta, avrei voglia di tornarci qualche giorno di più per conoscere altro, magari quei luoghi che il nostro cicerone ci ha solo raccontato, entrare nei musei, godere dei suoi parchi, assaggiare altre specialità locali. Al ritorno a casa il mio entusiasmo spero sia stata una pubblicità che possa invogliare il marito a farci un viaggio, anche se so che, in ogni caso, non sarebbe così libero e ricco di esperienze come nelle ore dei giorni scorsi in cui abbiamo macinato chilometri per vivere la città il più possibile.
Dice la mia amica che ci siamo proprio divertite in quei due giorni ed io sono assolutamente d’accordo.
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LIBERA o SOLA

Anche quest’anno ho avuto il mio piccolo angolo di libertà: il marito è andato da solo in montagna a fare ancora qualche lavoretto prima della chiusura invernale. Rimanda rimanda… gli impegni, l’influenza… è salito adesso che la stagione ormai è avanzata, lassù fa più freddo, ma lui lo sopporta ancora, meglio di me. Però stavolta è rimasto meno, non la solita settimana, ma cinque giorni, poi ha detto che scendeva perché era troppo umido anche per lui ed è appena rientrato, con un mucchio di biancheria da lavare che si asciugherà lentissimamente viste le piogge previste ancora nei prossimi giorni.
Così la mia libertà, o solitudine, è stata più breve degli anni scorsi.
E’ l’epoca in cui il melograno del nostro giardino produce frutti in quantità industriale, li dobbiamo smaltire fra parenti e amici, ma non è sufficiente, così metto l’annuncio su facebook nei gruppi di scambio e alcune signore da qualche anno sono clienti fedeli, mi danno in cambio farina, zucchero, saponette, o qualcosa che trovano facilmente in casa, mi va bene tutto, non voglio mettere in difficoltà o che debbano fare la spesa apposta per me.
Organizzo gli appuntamenti, quasi sempre al capolinea del mio autobus, e vado con le mie borse pesanti di frutti, ma tanto si tratta solo di salire sul bus, sedersi e scendere al capolinea. In quasi tutti questi miei giorni liberi ho dovuto fare un viaggetto per le melagrane, il resto della giornata si organizza di conseguenza. In fondo è rilassante gestire ogni tanto il proprio tempo come si vuole…
Sabato sono andata all’inaugurazione della mostra fotografica di un collega attore del Camerino Volante: un pomeriggio “mondano” in cui ho avuto il piacere di incontrare vari conoscenti, tutti dei gruppi teatrali in cui ho recitato dall’inizio di questa mia “carriera” e mi ha fatto molto piacere rivederli e parlare insieme delle nostre vite e dei nostri progetti. Ero proprio contenta in quell’occasione, la serenità mi ha fatto sopportare meglio anche le lunghe attese degli autobus per il ritorno, così rari all’ora di cena del sabato...
Però le malinconie esistenziali non se ne vanno, sotto sotto restano, anche se cerco di compensarle concentrandomi momento per momento nelle incombenze quotidiane e a farle meglio possibile, così da sentirmi soddisfatta, almeno per un po’. E’ un disagio che non riesco a definire o a capire, lo tengo dentro, non saprei nemmeno trovarne parole adeguate. In questi giorni ho telefonato a una persona amica, ma lontana, per aggiornarci un po’, dopo i racconti del più e del meno quasi senza volerlo le ho parlato un poco di questo stato d’animo, ma durante il discorso entravo in ansia, come se mi vergognassi, così sono passata ai saluti e all’arrisentirci tra un po’ di tempo, chiudendo la conversazione e la telefonata. Dopo mi sono resa conto di come mi ero comportata e che non ero riuscita a continuare.
Forse l’influenza e la tosse che non guarisce sono conseguenze sul corpo delle fatiche della mente e del cuore...
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NON ERA MAI SUCCESSO

Dirck Hals, Un banchetto, 1628
E' sempre stato sacro il giorno del nostro anniversario di matrimonio, col pranzo o la cena al ristorante, una giornata che restava solo per noi due, banditi gli impegni e non c'eravamo per nessuno. Beh, in realtà non sempre ci siamo riusciti completamente, magari saltava fuori un impegno serale in parrocchia e per il marito è sacro, ma comunque sempre abbiamo fatto il possibile.
Quest'anno c'è stata una novità e per niente piacevole.
Nel fine settimana precedente abbiamo partecipato a un raduno familiare, con i fratelli e alcuni cugini di mio marito, insieme a una zia che porta i suoi 89 anni in maniera molto arzilla. L'incontro, col pranzo e tanta conversazione per raccontare anni di lontananza, si è svolto vicino a Padova, in una antica villa veneta diventata ristorante, albergo, luogo per convegni ecc, come funziona ora in molti luoghi d'Italia. Attorno ha un bel parco con alberi maestosi, un laghetto e... tanta, ma tanta umidità. Che nelle ultime chiacchiere all'aperto, una buona mezz'ora prima dei saluti finali che nessuno si decideva a fare, l'abbiamo sentita tutta, ma proprio tutta.
Immaginavo che il clima sarebbe stato più fresco rispetto a Firenze e avevo indossato abiti più pesanti del solito, ma evidentemente non è stato abbastanza, o forse non eravamo abbastanza abituati a quel clima, accentuato da una giornata proprio grigia e uggiosa. Tutto questo, insieme al viaggio di andata che è stato eterno a causa di incidenti e code in autostrada, ha fatto sì che già dalla sera stessa, appena rientrati, mio marito ha cominciato a sentirsi male ed io l'ho seguito due giorni dopo.
Così il giorno del nostro anniversario eravamo entrambi in piena forma influenzale, con tosse, raffreddore e febbre alta. E a me capita molto raramente di avere la febbre così.
Tutto annullato, rinviato a tempi migliori, nemmeno la forza di incartare un regalo.
E ancora non ci siamo ripresi completamente.
Insomma, quest'anno il nostro 7 ottobre non c'è stato. Ho detto al marito che quella data non è proprio esistita, sarà da ricordare come il giorno 6+1.
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FINE STAGIONE

Ala, Palazzo Pizzini, sede della premiazione
Penso che ormai sia proprio finita la stagione estiva ed è finita bene, con un ultimo viaggio. Non potevo mancare: a un concorso di poesia ho vinto il primo premio! Era doveroso esserci, così ne abbiamo approfittato per stare fuori quai una settimana. E siamo andati in camper, sfidando l’eventuale maltempo, date le previsioni non molto ottimiste, e il dover salire verso nord, poiché la premiazione era ad Ala, una città lungo la A22 del Brennero, giusto all’inizio del Trentino.
Prima di arrivarci abbiamo messo in programma una sosta sul lago di Garda, dove non siamo mai stati.
L’inizio non era invitante: rallentamenti in autostrada per una forte grandinata, il navigatore ci ha cacciato nel traffico folle degli svincoli attorno a Verona, mentre a me, guardando l’atlante, pareva più saggio e più scorrevole un altro percorso, come poi abbiamo appurato nei giorni successivi. La prima tappa sarebbe stata Lazise, ma non ci ha accolto: il campeggio era tutto pieno, non c’erano altri punti ufficiali di sosta, abbiamo dormito in periferia e ci saremmo anche fermati lì, ma i carabinieri il mattino dopo ci hanno fatto sloggiare dicendo che non potevamo parcheggiare perché occupavamo due spazi. Lazise non ci vuoi? E noi andiamo a Peschiera!
Lì il posto c’era nell’area di sosta e ci siamo fermati due giorni; solo due o tre camper di Italiani, gli altri tutti stranieri, Europei del Nord e dell’Est. Il tempo è stato discreto, si alternava il sole ai nuvoloni e a qualche goccia di pioggia, attrezzati con giacche e cappelli impermeabili ci siamo trovati bene, non mi è nemmeno venuto il raffreddore. Il primo giorno lo abbiamo dedicato all’esplorazione, a piedi nel centro storico e con un giro in battello: la parte più antica di Peschiera è all’interno di una fortezza, con torri, mura e terrapieni, è circondata da canali e dal Mincio che esce dal lago. E’ una struttura edilizia molto particolare, unica nel suo genere e col giro in battello la si scopre in tutta la sua imponenza. Non avrei immaginato una costruzione simile! Infatti Peschiera è stata nei secoli una città militare, come un’enorme caserma di eserciti degli stati che ne erano i padroni. Si visita anche un emozionante e triste museo sulla prima guerra mondiale.
Il secondo giorno c’era la rievocazione storica di una battaglia svoltasi lì nel 1814, tra i Napoleonici e gli eserciti europei. Non una battaglia importante, ma è giusto un motivo per ricostruire gli accampamenti, le sfilate e gli assalti. Non era completo e immersivo come l’evento a Montegridolfo, però era interessante girare per gli accampamenti, osservare la ricchezza e varietà delle uniformi, degli armamenti e delle attrezzature. C’era perfino Napoleone: un tizio basso e abbastanza somigliante, col cappello tipico e l’imponenza del suo ruolo, che comandava e veniva ossequiato a destra e a manca.
Poi siamo andati verso Nord, ad Ala ci sono spazi per fermarsi abbastanza vicini al centro. E’ una bella cittadina con tanti palazzi e chiese in stile barocco, nella vallata dell’Adige sui cui versanti è tutto un vigneto. Dall’altra parte del fiume, poco lontano c’è la cittadina di Avio, con un maestoso castello arroccato in alto. Non siamo riusciti a visitarlo, perché gli orari di apertura non ci favorivano: avevano la premiazione, poi abbiamo scelto di vedere una mostra temporanea che chiudeva il giorno dopo, sull’industria della seta e del velluto per la quale Ala era famosa soprattutto nel XVIII secolo.
La premiazione si è volta in uno di questi palazzi, dai bei soffitti decorati: sono sempre emozionanti questi momenti, soprattutto quando, come stavolta, ricevi il primo premio e il pubblico, la giuria, le autorità del paese applaudono e si complimentano. Si tratta anche un premio in denaro abbastanza consistente…
La cerimonia si è conclusa con un buffet di dolci tipici, strudel, crostate ecc. e una simpatica dose di chiacchiere con alcuni dei presenti, persone molto piacevoli, compreso colui che ogni due anni organizza il premio in onore di suo padre che era poeta. Mi davano tutti appuntamento alla prossima edizione del premio, chissà!
Sarei stata là volentieri ancora qualche altro giorno… ma ormai qui a Firenze è ora di riprendere la vita normale...
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DI SCUOLA E D’ALTRO

Un’ultima settimana in montagna sono riuscita a farla, la seconda di settembre, prima dell’inizio della scuola perché subito siamo stati “precettati” dalla figlia per il ritiro e la gestione dei nipoti nel primo martedì scolastico. Stavolta lassù ho proprio chiuso, non che fosse freddo, anche se qualche giorno piovoso ho dovuto sopportarlo, però ormai è tempo di riprendere le abitudini cittadine, innanzitutto la piscina, i contatti coi gruppi di teatro e prepararsi alle nuove avventure della vita autunnale.
Ho raccolto nell’orto e portato a Firenze tutti i pomodori che ho potuto, anche quelli verdi: quest’anno non si sono ammalati e sono buonissimi, matureranno pian piano e mi lasceranno ancora per un po’ il sapore e l’atmosfera dell’estate.
Le ortensie sono rigogliose, i fiori sono ormai appassiti, ma ho imparato che vanno lasciati e non tolti, perché proteggono le gemme di crescita che stanno sotto, bisognerà tagliarli circa in marzo, finite le gelate, sarà l’occasione per una gita in montagna. Anzi, ci vorrei tornare anche a fine ottobre, perché il giovane castagno che abbiamo nell’orto è pieno di ricci abbastanza grossi: chissà che non avremo anche un po’ di castagne, oltre alle mele selvatiche che quest’anno sono venute belle grosse e nemmeno troppo bacate e siamo riusciti a raccoglierne prima che cadessero e finissero in pasto agli animali selvatici..
Vivo la scuola solo da nonna, adesso: ero maestra, lo sono stata e non lo sono più da tanto, la dolce nostalgia di quei tempi non mi fa più male, neppure il primo giorno di scuola. E’ una vita che è stata bella, ma è passata, forse ormai posso ripensarla così serenamente perché mi sono “riciclata” con altrettanta soddisfazione nel teatro e nella scrittura.
Quest’anno due dei miei nipoti iniziano un nuovo ciclo scolastico: Diletta è in prima media, Damiano in prima superiore e ha scelto l’istituto Agrario. Ecco, questo mi emoziona, mi ha fatto sentire in modo particolare la riapertura della scuola: è l’adolescenza che avanza, la bambina ha già modi diversi, più da grande, rispetto a prima dell’estate, il ragazzo è sempre molto chiuso, ha terminato la scuola steineriana ed ora entra in quella pubblica, sarà un cambiamento enorme e potrebbe essere anche molto duro per un tipo come lui… Ho questo timore.
Comunque, entrambi in estate hanno fatto un’esperienza interessante, sono stati a un soggiorno UISP in Sardegna, viaggiando per la prima volta in aereo; credo che sia stato un buon allenamento all’autonomia, utile per la loro crescita.
Non raccontano molto, vederli una volta alla settimana, o anche meno, rende più difficile la confidenza, mi devo accontentare e sperare che il nuovo inserimento non sia troppo ostico…
Così scivolano verso l'autunno queste giornate ancora calde, in cui fuori si sta benissimo ed io cerco di essere tranquilla e di pensare a cose positive.
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GIORNI 3 E 4

La mattina del 9 agosto lasciamo presto la tranquilla area di sosta di Sant'Arcangelo per andare a Montegridolfo. Non credo che molti conoscano questo piccolo paese sul cocuzzolo di uno dei colli romagnoli, proprio al confine con le Marche.
Tutti gli anni, in un fine settimana d'agosto, lì fanno la rievocazione storica della liberazione del paese avvenuta nell'agosto 1944. Conoscevo e tenevo d'occhio questa manifestazione e finalmente quest'anno l'organizzazione familiare estiva ci ha consentito di partecipare; un solo dubbio avevo, in un paese antico, su per una collina, con un evento che avrebbe attirato turisti, saremmo riusciti a parcheggiare il camper? Mi ero informata, avevo pure telefonato, mi avevano risposto che di spazi ce n'erano, bastava arrivare PRESTO. Ecco quindi il motivo della nostra partenza solerte, contrariamente alle abitudini consuete. Infatti, appena sotto le mura del paese, il parcheggio era grande e comodo, si affollava ogni giorno soltanto dal primo pomeriggio fino a notte fonda, perchè la manifestazione iniziava alle ore 16.
Sono stati due giorni incredibili, catapultati in un altro tempo. Tutto il paese torna negli anni '40 del secolo scorso: ricostruzioni di antichi mestieri, angoli trasformati, perfino stesa sui fili la biancheria dell'epoca. Allestiscono stands con lavorazioni artigianali locali (cesterie, ricami a tombolo...), un'osteria e un bar offrono bevande e piatti contadini. Di sera ci sono spettacoli di musiche e canzoni dell'epoca, quelle che ricordavo anch'io da quando ero piccolissima, perchè nei primi anni '50 ancora erano di moda. Nelle locandine già da tempo comparse sui social si invitava a partecipare con abiti dell'epoca, infatti molti si erano adeguati, anche intere famiglie.
Una proposta simile aveva stuzzicato la mia parte "teatrale", avevo "studiato" la moda anni '40 e a Campo Tizzoro, in un mercatino dell'usato, aiutata dalle volontarie avevo scovato qualcosa di adatto: mi sono presentata con gonna svasata color caki e camicetta bianca aderente, poi in casa avevo trovato un paio di espadrillas con la zeppa di corda e un foulard a pois, in camper un cappello di paglia, che tengo lì per le emergenze. Mi sentivo proprio adeguata al tempo e alla situazione, tanto che una fotografa del Comune mi ha immortalata, il mio look finirà tra la documentazione del 2025! Non è tutto: c'era la possibilità di scegliere tra abiti e accessori d'epoca e ottenere un servizio fotografico. Ho fatto anche questo, lì ho trovato un abito sul blu quasi da cerimonia, un cappello più ricco del mio e ora ho le foto di me in cui sembro ... la mia mamma in quell'epoca!
Ma ciò che era più impressionante era la ricostruzione della parte militare: gli accampamenti e gli uffici dell'esercito tedesco dentro la cittadina, l'accampamento degli inglesi appena fuori dalle mura, con tende, mezzi, tanti soldati, provenienti da vari gruppi di rievocazioni storiche. C'è anche un ricco museo storico su quegli anni e avvenimenti locali, visitabile gratuitamente, accompagnati da giovani guide entusiaste e coinvolgenti.
Nei pomeriggi di sabato e domenica sono stati rappresentati due momenti eroici della liberazione di Montegridolfo: sabato la battaglia sul versante della collina, domenica l'entrata in città degli Inglesi e la cattura dei Tedeschi. Il pubblico numeroso assisteva negli spazi appositi, io ero riuscita a occupare buone posizioni e a fare foto e video.
Era un'atmofera strana, così piena e avvolgente che pareva davvero di essere tornata indietro nel tempo, oppure di partecipare ad un film, tanto che il soldato tedesco un po' accigliato che stava alla porta della città mi faceva venire un piccolo brivido e l'idea che... mi avrebbe chiesto i documenti per poter proseguire...
Insomma, sono stati due giorni incredibili, anche a mio marito è piaciuta molto questa esperienza, pure se così dura sotto l'aspetto di certe rievocazioni...
La sera della domenica, ascoltando le ultime musiche di Glenn Miller, dall'alto delle mura sul panorama notturno delle colline e della costa sorgeva una enorme luna rossa: ultima immagine bellissima di un'esperienza indimenticabile.
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GIORNI 1 E 2

Villa Torlonia, San Mauro Pascoli
Non sto a spiegare la combinazione fortunata (come raramente capita) che ci ha permesso di vivere quattro giorni davvero speciali tra il 7 e il 10 agosto, da non credere come le proposte e le opportunità si siano incastrate così bene ed è accaduto tutto ciò che volevo accadesse… chissà per quale favorevole aspetto astrologico!
Racconterò solo i fatti, per lasciarli a futura memoria.
Tutto è iniziato il giorno prima, il 6, con la partenza in camper, tarda mattinata come al solito; falsa partenza perché ci siamo accorti di aver lasciato a casa il navigatore! Non sia mai! Memore delle difficoltà passate, soprattutto mie che dovevo trovare le strade tra cellulare e atlante stradale, siamo tornati a casa a riprenderlo. Era arrivata già l’ora di pranzo, ci siamo consolati al Road House con buoni piatti di carne poi il viaggio è effettivamente iniziato, con l’orecchio ben rivolto alle indicazioni della radio sul traffico, sperando non ci fossero rallentamenti sulle autostrade per Bologna e per Rimini. E’ andata bene, nel tardo pomeriggio eravamo a San Mauro Mare.
Ma l’area parcheggio che avevamo individuato vietava la sosta ai camper ora in alta stagione, prima di entrare in uno dei due campeggi e di pagare a peso d’oro solo la sosta senza alcuna necessità di altri servizi abbiamo fatto un giro nei dintorni, casomai trovassimo una stradina di periferia in cui fermarci. Abbiamo trovato proprio una buona posizione: una stradina che finiva in un parco pubblico, accanto a un vivaio, solo che avevamo… sconfinato, eravamo a Bellaria. Pazienza, era già sera, abbiamo pensato di fare una passeggiata a piedi nel centro, prima di dormire.
Due chilometri all’andata e due al ritorno! Mio marito aveva voglia di una birra, ma non trovava un locale dove ce ne fosse una buona varietà, inoltre ci ricordavamo di un ristorante in cui avevamo mangiato molti anni fa e girando per la zona pedonale cercavamo di ritrovarlo (non ci siamo riusciti). Era una bellissima serata, si stava bene nel clima vacanziero della riviera romagnola, pareva di non stancarsi… siamo tornati al camper a mezzanotte passata.
Il mattino dopo dovevamo trovarci alle 9 davanti all’ufficio turistico di San Mauro Mare, a mezz’ora a piedi dal camper che non abbiamo spostato. Ci eravamo iscritti a una giornata di esperienze pascoliane organizzate dal Comune, col pullman ci hanno portato a Villa Torlonia, dove abitava la famiglia Pascoli, per una rievocazione della poetica pascoliana attraverso uno spettacolo suggestivo di letture delle sue poesie con proiezioni di immagini. Ho ritrovato echi dei miei studi di tantissimo tempo fa, scuole e università, è stata un’immersione emozionante nei ricordi e nella mia giovinezza.
Dopo ci siamo spostati a San Mauro Pascoli per la visita guidata alla casa e al giardino del poeta. A me piace molto immergermi in queste visite, passare negli ambienti pieni di vita lontana, vedere oggetti e foto, immaginare ciò che la guida racconta. L’esperienza si è conclusa con una merenda: è stata offerta la ciambella romagnola, così squisita non ricordo di averla mai mangiata.
All’uscita ci aspettava la coppia di nostri amici bolognesi che passano l’estate nella loro casa a Torriana; esperti dei luoghi, ci hanno portato a pranzo in un agriturismo sperduto sulle colline dell’entroterra, con i piatti tipici e una bellissima zona attorno a prato e bosco, ottima per la siesta sulle amache e per tante chiacchiere al fresco, da non volersi decidere a ripartire. Avevamo il secondo appuntamento pascoliano, serale, e col camper ci siamo spostati nel parcheggio di villa Torlonia (dove però non si può passare la notte), aspettando le 21.
Ho ammirato un tramonto bellissimo, tra i pioppi del filare che anche Pascoli ricorda in una poesia, pareva una delle sue sere, col vento leggero che li faceva “sussurrare”.
Alle 21 dentro la villa c’è stato uno spettacolo itinerante col coinvolgimento del pubblico, che ha ripercorso la tragedia dell’assassinio del padre di Pascoli e le ipotesi su assassini e mandanti. E’ stato proprio simpatico, a me piace molto questo tipo di teatro, insieme istruttivo e divertente.
All’uscita ci siamo spostati col camper a Sant’Arcangelo, all’area di sosta che, inaspettatamente vista la stagione, era quasi vuota.
La mattina successiva sono venuti a prenderci di nuovo i nostri amici e in auto siamo andati a Cesenatico. Ancora lunga passeggiata per il paese e sul bellissimo porto canale con l’esposizione delle barche da pesca. Abbiamo trovato per il pranzo un ristorante sul mare, tipo quelli dei pescatori delle isole Canarie, poco più di self service, molto alla buona, ma con tanti piatti di pesce, curati e a prezzi decenti. Per fortuna siamo arrivati presto, perché dopo si era formata una fila che non finiva più! Poi con molta calma abbiamo attraversato il paese per tornare all’auto, ci hanno riaccompagnato a Sant’Arcangelo e ci siamo salutati, chissà quando riusciremo a incontrarci di nuovo.
Ora ci aspettava la serata, stavolta tutta per mio marito: la manifestazione “Sant’Arcangelo DiVino”, comperavi dei tagliandi che permettevano di fare assaggi tra un mucchio di stands di produttori vinicoli, disseminati per le strade del paese. Naturalmente, negozi e locali aperti, cibi di strada, musiche… Una sbornia, in ogni senso, fino a notte fonda, una marea di gente che aumentava sempre più tanto da non riuscire a passare in alcuni punti di strade e piazze. Ci siamo intruppati anche noi, io assaggiavo appena un sorso dai calici che prendeva il marito e ne avevo abbastanza! E per cena, naturalmente, piadina, bombolone alla crema e gelato, alla faccia di ogni dieta! Alla fine di tutto questo ero distrutta, avevo macinato troppi chilometri e, volendo fare seratona, mi ero vestita un po’ elegante con i sandali che non erano per niente adatti ai selciati e ai sanpietrini delle strade in pendenza di Sant’Arcangelo.
Avevo una crema defatigante per piedi e gambe, la notte per riposarmi, eravamo solo a metà del viaggio e dell’impresa!
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RITORNO

Sono a Firenze da due giorni, non so se in settembre torneremo in montagna. A me piacerebbe fare ancora qualche giorno lassù, ma sul futuro prossimo ci sono vari interrogativi. Innanzitutto il tempo: ultimamente non è stato un granché, in pratica tutti i giorni nel primo pomeriggio veniva un forte acquazzone a rovinare le giornate, una passeggiata per sicurezza era da fare solo di mattina e in questo io mi impegnavo a fondo…
La pioggia rendeva il clima molto più umido e cominciavo a sentirne le conseguenze nella schiena; il terreno dell’orto restava fangoso e scivoloso, quasi impraticabile per chi, come me, non ha scarpe adatte a far la contadina in quel terreno, così non tutti i giorni riuscivo a raccogliere zucchine o insalata o fagiolini per i pasti.
Nelle prossime settimane abbiamo qualche impegno qui a Firenze già stabilito e qualche… punto interrogativo, così dobbiamo decidere man mano.
Abbiamo riportato a Firenze tutto, vestiario e provviste, con l’auto carica all’inverosimile, tanto anche se torneremo sarà per pochi giorni, ci vorranno poche cose e senz’altro abiti più pesanti di quelli che portavamo finora.
Siamo stati lassù quasi due mesi, naturalmente intervallati da alcune “evasioni” in camper: bene, la casa in montagna assolve egregiamente il suo compito di salvarci dal caldo eccessivo, la sua tranquillità mi permette di riposarmi, di godere una vita calma, il verde e il silenzio, vedo le lucciole nel bosco nelle sere di luglio, le stelle cadenti nelle notti di agosto, scopro un mondo di farfalle dai colori sconosciuti, ho tanto tempo per leggere libri e per continuare il lavoro di scrittura storica per l’associazione del quartiere.
Ma col procedere di questa vita estiva lassù saltano fuori anche le negatività della situazione. L’isolamento: internet è a singhiozzo, spesso anche per telefonare bisogna uscire di casa e cercare punti in cui “prende”, fatico così a tenere i contatti con le mie amicizie, proprio d’estate in cui sarei più libera. Ho già parlato la volta scorsa della pigrizia del marito e della casa-cantiere: la scusa che deve “fare i lavori” salta fuori quasi tutte le volte che gli propongo una passeggiata o di partecipare a sagre o manifestazioni ed io mi innervosisco quando invece lo vedo ore sdraiato sul divano a guardare il cellulare e la televisione, poi quando finalmente si mette a far qualcosa va spesso a finire che si sforano le ore dei pasti perché è a un punto che “non si può lasciare, ma aspetta un poco...”
E i materiali da lavoro continuano ad essere seminati dappertutto. Per Ferragosto sono stati alcuni giorni con noi mio figlio, la sua compagna e mio nipote, io ne ero felicissima, abbiamo fatto tutti insieme alcune belle gite. Però la grande confusione che c’è in quella casa comincia a dar fastidio a mio figlio: quando viene si impegna a dare una mano a suo padre, ma si lamenta della situazione e ha minacciato di non venire più; questo lo dice con me, con suo padre non ne fa cenno, io lo riferisco e la risposta di mio marito è stata: -Non so cosa farci.-
Insomma, questa faccenda mi sta parecchio amareggiando, la serenità va a farsi benedire, mi frullano in testa certi pensieri e certe amarezze, mi accorgo che sempre di più non so come prenderlo, fa orecchie da mercante o si offende. Temo che perderemo anche il figlio, come abbiamo già perso (anzi in montagna non abbiamo mai avuto) mia figlia e famiglia.
Penso se ci siano soluzioni ed entro in ansia. E mi fermo qui, per oggi.
Però in agosto c’è stata anche un’esperienza molto bella, che voglio assolutamente raccontare e merita una storia tutta sua, la prossima volta.
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VA E VIENI
lago di Bracciano
A Firenze prendi il camper e vai in montagna, al fresco.
Dopo qualche giorno, parti dalla montagna col camper e vai a Campagnano di Roma, per la premiazione di un concorso letterario.
Approfitta dell'occasione per fare un giretto al lago di Bracciano.
Torna a Firenze, lascia il camper, prendi l'auto e torna in montagna.
Ritorna a Firenze dopo qualche giorno per una visita medica.
Visita fatta, ora si sale in montagna e si dovrebbe stare almeno quindici giorni.
Ecco, finora, il mio luglio ballerino, con allegati i bagagli da controllare e aggiornare ad ogni spostamento.
Per ora ha funzionato tutto. Piacevole è stato il viaggio nel Lazio, eravamo già stati a Campagnano l'anno scorso e anche stavolta ci siamo trovati bene. Alla premiazione ho conosciuto una simpatica poetessa di Ferrara, siamo diventate amiche su facebook, speriamo di avere altre occasioni di incontrarci. E finalmente ci siamo fermati sul lago di Bracciano, in un bel campeggio (l'anno scorso erano tutti strapieni) sulla riva in un bosco di platani, sembrava di essere in Provenza: da lì coi bus si possono visitare i paesini sul lago ed anche arrivare a Roma: utile per organizzare un futuro viaggio magari in una stagione dal clima più mite.
In montagna è tutto a posto: di sera è pieno di lucciole, le mie giovani ortensie crescono lentamente, hanno diversi fiori nonostante siano piccole, mio nipote Riccardo ha progettato di fare attorno un piccolo recinto, ha trovato il legno, lo monterà il primo fine settimana in cui tornerà su. Riccardo e mio figlio sono stati qualche giorno con noi: hanno fatto, insieme a mio marito, alcuni lavori di sgombero e sistemazioni, in casa, hanno potato il bosco dietro e sfoltito i cespugli. Loro sono giovani, hanno forze, mio marito ogni anno è sempre più acciaccato, oltre che pigro: il problema è che lui inizia un sacco di lavori tutti insieme, lascia attrezzi e materiali sparsi dappertutto, prima che ne termini uno ce ne vuole! Così la casa in montagna è ancora un mezzo cantiere e non invoglia certo i figli e i nipoti a venirci.
Il sogno di avere lassù tutti quanti per qualche giorno d'estate, o qualche nipote a stare con noi nonni va svanendo.
Mia figlia ha detto che non le interessa, la montagna la annoia, non verranno nemmeno i suoi ragazzi che stanno crescendo, poi non sono pronte neppure le stanze che avevamo destinato a loro nelle nostre intenzioni iniziali e coi ritmi di mio marito chissà se e quando lo saranno. Mio figlio con la sua compagna e Riccardo vengono come base per andare a fare escursioni, Riccardo sta con noi, ma non so ancora per quanto, si annoia, visto che non ci sono molte attrattive da proporgli, io e il nonno ci stanchiamo presto e mio marito è restio ad organizzare giri nei dintorni.
Di tutto questo mi sono resa conto ultimamente, un altro sogno a cui rinunciare, quello che immaginavo potesse diventare la casa di montagna per la nostra famiglia non si realizzerà mai. E questo mi ha messo molta tristezza, vorrei poter farci qualcosa, ma temo di dovermi solo rassegnare.
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DOPO IL MARE

Siamo tornati dalla vacanza al mare, a soffrire il caldo nella nostra bollente Firenze.
Due settimane come… fuori dal tempo, tutto (o quasi) era prevedibile, conoscevamo i luoghi, le persone, le opportunità, ho cercato di godermi il più possibile quei giorni che dovevano essere di totale relax. Non so perché, la riviera romagnola, così bistrattata per certi versi, su di me ha sempre un effetto positivo; sarà forse l’imprinting che viene dalle innumerevoli estati trascorse lì in villeggiatura per tutta l’infanzia e l’adolescenza, la sento far parte della mia vita, come se si fosse depositata nel mio animo e lì sia sempre rimasta, a mandarmi effetti benefici ogni volta che torna a farsi presente.
Mi piace la tranquillità dell’hotel, la camera fresca sistemata quotidianamente dalle inservienti, il rinnovo generoso dei saponcini e delle bustine di doccia-sciampo, gli orari stabiliti dei pasti e le scelte di menù estremamente varie, in due settimane pochissime volte i piatti sono stati ripetuti e poi vuoi mettere il non dover cucinare, ma essere serviti a tavola o scegliere da un buffet ben assortito? Sto invecchiando, amo ancora le avventure, ma mi fa bene potermi abbandonare ogni tanto a una tranquilla routine…
E nel pacchetto è compreso l’ombrellone in spiaggia con due lettini: possiamo andare, non andare, stare a rosolarci delle ore o farci solo una sosta a respirare lo iodio dalle onde. Questo averlo così “a portata di mare” convince a scendere in spiaggia anche mio marito, che non mette mai i piedi in acqua, ma sta volentieri all’ombra a leggere. Io lo lascio, vado a fare il bagno, cammino a lungo per la spiaggia sul bagnasciuga o nell’acqua bassa perché mi fa bene alle gambe, poi torno sotto l’ombrellone e leggo romanzi: ne ho fatti fuori due “mattoni”, cioè due libri molto grossi, che nella vita normale impiegherei mesi a finire.
Il mal di schiena mi è passato dopo due giorni, il vento non mi ha fatto venire nessuna nevralgia, sono stata bene e continuo anche ora al ritorno, vedremo quanto durerà. Anche mio marito là era più tranquillo, ha accettato di buon grado uscire tutte le sere nel fine settimana della Notte Rosa: abbiamo passeggiato al buio sulla spiaggia godendo delle varie attrazioni, musiche, giocolieri; abbiamo aspettato la mezzanotte per vedere i fuochi artificiali; abbiamo assistito ad un bellissimo spettacolo di danze popolari presentato da gruppi folcloristici provenienti dai paesi dell’est Europa. In un pomeriggio troppo ventoso per la spiaggia siamo andati a San Marino, che non vedevo dagli anni d’infanzia, in un pomeriggio piovoso abbiamo esplorato un grande centro commerciale, come facciamo quando andiamo in Francia
Quest’anno anche un’occasione importante ci ha portato sulla riviera romagnola: la coppia dei nostri amici bolognesi ha festeggiato le nozze d’oro e poiché hanno una casa sulle colline dietro Rimini hanno organizzato il pranzo da quelle parti. Una bella riunione con amici e familiari, serena e piena di affetti come fu la nostra due anni fa. Insieme a loro abbiamo passato anche un’altra giornata, stavolta solo noi quattro, come usiamo fare ogni tanto. La nostra amicizia è lunga come le nostre coppie e possiamo considerarci fortunati della lunga vita che abbiamo trascorso, superando le tante inevitabili vicende…
Prendo atto del bene che ho ricevuto da queste due settimane al mare, certi pensieri e certe malinconie sono stati come addolciti dai luoghi, dai ritmi, dai modi dello stare insieme, adesso si tratta di mantenerne gli effetti positivi il più a lungo possibile… e questo caldo infernale non aiuta di certo.
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MARE MARE MARE…

Sì, mare!
Domattina partiamo: abbiamo fissato nello stesso hotel dell’anno scorso a Rimini, è tranquillo, pulito, si mangia bene, c’è l’essenziale senza fronzoli, la spiaggia è compresa, il prezzo è rimasto abbordabile. Appena deciso che saremmo andati al mare non ho cercato altro: contattato e fissato!
Staremo fino al 24, visto che si prevedono i prossimi giorni caldissimi almeno qualche bagno mi rinfrescherà, anche se mi dovrò accontentare del mare Adriatico, meglio di niente!
Oggi i miei nipoti hanno finito la scuola e due hanno finito un ciclo: Diletta la scuola primaria e Damiano la scuola media. Mi sono arrivate le foto dell’ultimo giorno di entrambi: la festa, ma una leggera malinconia e apprensione per il prossimo tuffo in una realtà nuova, il diventare più grandi…
E ora i lunghi giorni dell’estate e delle vacanze per tutti… Ancora non c’è molta organizzazione in famiglia per i prossimi mesi, io guardo solo al futuro molto prossimo… e corro subito a finire di preparare le valigie!
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LE PEPOLINE

A Bologna c'è una scuola secondaria di primo grado intitolata a Carlo Pepoli. Quando ancora si diceva "scuola media", all'inizio degli anni sessanta, era stata appena costruita in un quartiere residenziale di periferia, ma era già insufficiente alla numerosa schiera di figli del dopoguerra e, in attesa di ampliamento, costringeva a fare i doppi turni. C'ero anch'io e frequentavo la sezione D, tutta femminile, allora le classi miste erano rarissime.
Ora, dopo più di sessanta anni, con un piccolo gruppo di compagne di quella classe ci siamo ritrovate. Naturalmente è stato facebook l'artefice: all'inizio un nome digitato, poi una foto di classe pubblicata, rintracciati nomi e cognomi, chi aveva ancora notizie di chi... richieste di amicizia... infine la voglia di rivedersi!
Non è stato facile organizzare l'incontro: ho scoperto che alcune, che abitano sempre a Bologna, da alcuni anni sono solite ritrovarsi ogni tanto per un pranzo e qualche chiacchiera insieme. Proprio da questo gruppetto, e da una in particolare molto attiva su Facebook, mi arrivava insistente l'invito a passare una giornata con loro. Districandomi tra impegni, scioperi delle ferrovie e maltempo, finalmente poco tempo fa sono riuscita ad andare a Bologna e a rivederne quattro, altre tre purtroppo quel giorno avevano già altri impegni.
Le compagne incontrate ora, ai tempi della scuola media non erano proprio nel gruppo delle mie amiche preferite, ma ormai sessant'anni dopo i ricordi si colorano tutti di rosa e un gruppetto di anziane signore è come se si riscoprisse e creasse una conoscenza nuova ed è stato molto piacevole. Ci siamo raccontate vite diversissime, ho scoperto un'affinità "a pelle" (pelle adulta di oltre 70 anni) con una che in quei tempi lontani mi lasciava quasi indifferente, ho avuto notizie di altre che invece da ragazzine erano state le mie migliori amiche: notizie piacevoli e, purtroppo, notizie molto tristi, ma la vita è così, di tutto può capitare in oltre sessant'anni...
Un bellissimo sole ci ha accompagnato per tutta la giornata, nella periferia bolognese dove ci siamo ritrovate abbiamo pranzato in un circolo Arci ben quotato per la sua cucina tradizionale, immerso in un enorme parco dove abbiamo trascorso all'ombra dei tigli le nostre ore di chiacchiere e aggiornamenti. Una delle assenti ha telefonato per salutarmi, altre due hanno mandato i saluti per messaggi, raccomandando che ci sia un altro incontro a cui vogliono senz'altro partecipare.
E perchè no? Sono stata bene con loro, sarà un altro buon motivo per andare a Bologna ogni tanto.
Dimenticavo: il gruppo wathsapp per tenerci in contatto (è doveroso crearne uno per occasioni simili) è stato chiamato LE PEPOLINE, dal nome della nostra antica scuola.
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UN VIAGGIO MOLTO BREVE

Castiglion Fiorentino, la torre del Cassero
Per la fine di maggio e l’inizio di giugno il tempo sembra abbia messo la testa a posto: previsti sole e caldo, anche troppo magari…
Così con l’occasione del premio letterario a Castiglion Fiorentino il marito aveva acconsentito alla mia proposta di fare, finalmente, un viaggetto in camper di qualche giorno: dopo l’evento saremmo andati ad Arezzo, che proprio in questo fine settimana ha il mensile mercato dell’antiquariato, famosissimo, a cui non sono mai stata ed anche ad Arezzo non ci vado da quando avevo i figli piccoli! Poi saremmo rientrati a Firenze lentamente attraverso il Casentino, dove c’è una serie di luoghi che non abbiamo mai visitato o non vediamo da decenni, c’è solo l’imbarazzo della scelta dove fermarsi.
Il marito era stato così bravo e solerte che dal giorno prima aveva controllato il camper e fatto il pieno di benzina e di acqua, bastava salire, appoggiare i bagagli e partire.
Ma i buoni auspici della vigilia non sono continuati: arrivati a Castiglion Fiorentino ci siamo accorti che il camper perdeva acqua da un tubicino, forse una guarnizione da sistemare e dopo poco che eravamo fermi al parcheggio già c’era la chiazza bagnata sotto il mezzo e una goccia scendeva circa ogni secondo. Mio marito non era preoccupato: ha sempre tanti attrezzi con sé, avrebbe riparato in serata, dopo la premiazione.
Così non ci abbiamo più pensato, ci siamo goduti la cerimonia, ho ricevuto la “menzione d’onore”, diploma, targa e un bel libro sulle opere d’arte dei cammini di San Giacomo. Poi ci siamo goduti anche la festa medievale nella parte alta del paese, con i giochi, i travestimenti, i giullari, i banchetti coi cibi tipici, dove ho scoperto una squisita “schiacciata” cotta in forno e ripiena di prosciutto e formaggio.
Castiglion Fiorentino è un paese molto gradevole: la parte medievale è ben tenuta, il Cassero, in alto, sotto la torre ha un bel prato da cui si gode un panorama immenso, ci sono due musei, buoni ristoranti e tante iniziative culturali. E’ la terza volta che ci andiamo e ci tornerò ancora volentieri.
Ma poi la faccenda si è complicata perché fra tutti gli aggeggi che ci sono in camper non si è trovato nulla che servisse a riparare la perdita: che fare? C’era la domenica di mezzo, poi il 2 giugno, dove cercare laggiù il necessario?
Così invece che andare ad Arezzo siamo tristemente tornati a Firenze, fine del sospirato viaggio di qualche giorno. Inutile dire che ci sono rimasta molto male: una volta tanto che l’avevo convinto, che eravamo riusciti a spostare tutti gli impegni…
Poi, come al solito, mi sono rassegnata, farò qui a casa in questi giorni qualcosa che mi piace, che mi “consoli” un pochino.
Però, una bella sfortuna!
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