Creato da atapo il 15/09/2007
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BLACKOUT

Post n°1862 pubblicato il 30 Gennaio 2023 da atapo
 
Tag: cronaca

SILENZIO



Come tutti sanno, Libero è andato in tilt e per diversi giorni non funzionava la mail e nemmeno la community: posta e blog irraggiungibili.

Poi qualcosa ha ripreso, a singhiozzo, chi era più fortunato poteva accedere, altri no. Io credo di essere stata tra gli ultimi a riavere tutto funzionante, praticamente una settimana intera tagliata fuori.

Ci si abitua e il fatto che fossimo in tanti ... mal comune mezzo gaudio, si dice, ma un po' di preoccupazione c'era: cos'era successo? I dati, le pagine, la posta, che fine avrebbero fatto?

Perchè c'è sempre in fondo il pensiero che le nuove tecnologie possano avere rischi e fare danni... quanto riparabili? Quanto importanti?

Restavano altri luoghi virtuali in cui rifugiarsi, Facebook ha avuto un'impennata, almeno tra le mie conoscenze, però è inutile, è mancato qualcosa di grosso.

In compenso ho avuto più tempo per altro: riordini casalinghi, cucina, rammendi (udite udite!) e soprattutto lettura: in poco tempo ho "fatto fuori" "Le nostre anime di notte", una bella storia di grande dolcezza e malinconia, una scrittura asciutta e sintetica che lascia tanto all'immaginazione, speri sempre, leggendo, che la serenità e gli affetti dei due protagonisti non vengano guastati dagli altri, dalla sorte, dalla vita...

Non riesco a riprendere a scrivere: formo, nella mente, periodi, pagine e capitoli, ma poi, davanti allo schermo e alla tastiera, non mi decido ad iniziare. Non so perchè, mi sento in un periodo di incertezza, di insicurezza, di attesa... di cosa poi?

E ora sono giornate molto fredde, ventose, è la stagione giusta così, però questo mi ha impedito di uscire salvo per l'indispensabile spesa. Anche rimanere obbligatoriamente chiusa in casa rischia di portarmi a meditazioni e a rimuginii non sempre felici. E questo si univa alla preoccupazione del "come andrà a finire" in rete, dove ormai sta una parte di vita non indifferente.

Da ieri pare tutto ritornato alla normalità, stamattina come piccolo festeggiamento ho fatto una torta per le colazioni dei prossimi giorni, una ricetta nuova con la farina di grano saraceno e la marmellata, assomiglia a un dolce tedesco, la "torta di Linz": è venuta bene, spero che sia di buon auspicio!

 

 
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DAL PASSATO

Post n°1861 pubblicato il 21 Gennaio 2023 da atapo
 

BAMBINO DAGLI OCCHI AZZURRI


dal film "Una gita scolastica"

Era il 1973, i miei primissimi anni da maestra, ebbi l'incarico a tempo indeterminato nel Comune di Bologna, nella scuola elementare come insegnante di doposcuola, che si stava trasformando in quegli anni in tempo pieno.

Avevo un gruppo di bambini di seconda e di terza, la scuola “del mattino” finiva alle 12,30, io raccoglievo dalle classi chi restava al pomeriggio, poi il pranzo, la ricreazione, l’assistenza ai compiti che avevano assegnato le maestre “del mattino”, avevamo anche del tempo per attività insieme, artistiche, di drammatizzazione, letture. Si usciva alle 17, alle 17,30 dalla primavera.

C’era un bambino di seconda che mi colpì dai primi giorni: piccoletto, grassottello, coi capelli a caschetto un po’ lunghi, quasi da femmina, due enormi occhi azzurri sempre spalancati. Si chiamava D. era tranquillo, amava disegnare, ben inseritonella classe, parlava sempre pacatamente, non si arrabbiava mai, argomentava con osservazioni mature, quasi filosofiche, era un po’ diverso dai quei monelli dei suoi compagni, pareva più maturo, autonomo e sicuro di sé. Era portato per le materie linguistiche, non gli mancava la fantasia, la matematica invece gli risultava un po’ ostica. Un giorno (non l’ho più dimenticato) doveva imparare a memoria una poesia; io gli chiesi di dirmela, lui rispose tranquillamente che non era capace di imparare a memoria, però se volevo me la spiegava con le sue parole. Io accettai e rimasi sorpresa di come lui riuscisse a farne una parafrasi esatta, a “raccontarmi” in prosa tutta la poesia e a spiegarmene il significato. Per un bimbo di sette anni mi sembrò notevole, lo lodai, ma dovetti spiegargli anche che forse la maestra del mattino avrebbe gradito la ripetizione a memoria… Non ricordo poi come andò il seguito, comunque lui rimase un personaggio particolare in quel gruppo. Non avevo fatto caso al suo cognome, Celli, fu la sua mamma (una signora molto simpatica) a farmi notare che il papà era l’etologo che in quegli anni stava acquisendo notorietà per i suoi interventi sull’ambiente. Così poi gli chiedemmo consulenza quando tentammo di allevare e fare riprodurre in classe una coppia di criceti… ma questa è un’altra storia.

L’anno successivo non ebbi più quel gruppo, entrai a lavorare in una classe a tempo pieno, persi le tracce di D.Celli. Incontrai per strada una o due volte ancora la mamma, seppi che si era separata dal marito, poi più nulla.

D. lo rividi sullo schermo, diversi anni dopo, già ragazzo, in alcuni films di Pupi Avati, per esempio il bellissimo “Una gita scolastica” e mi dissi: -Ma guarda un po’, vuole fare l’attore nella vita?-

La sua recitazione non mi pareva per niente eccezionale, speravo che non avesse ambizioni in quel campo, non mi pareva il tipo da sopravvivere in quell’ambiente.

Ancora lunghissimi anni di oblio…

Qualche tempo fa facebook, che fa riemergere di tutto nelle nostre vite, me lo ha riproposto: forse a causa delle mie curiosità ambientaliste, perché ora D.Celli, maturo signore oltre la cinquantina, sempre grassoccio e adesso molto somigliante al suo celebre padre, si occupa proprio di natura, di ambiente, di animali, sta ancora a Bologna o almeno nei suoi dintorni, in montagna mi pare, è consigliere comunale, insomma una vita un po’ alternativa che non mi stupisce affatto, anzi lo ammiro.

Digitai SEGUI perché mi incuriosiva saperne di più e sono sempre affezionata ai miei antichi scolari che ogni tanto “ripesco”; qualche giorno fa era il suo compleanno e io gli scrissi AUGURI, poi pensai che forse avrebbe detto: -Ma chi è questa?- allora aggiunsi "sono stata la tua maestra al doposcuola quando eri in seconda elementare, scuola Lunetta Gamberini”

Ecco il seguito:

-Mi ricordo benissimo, peccato non averti avuta fino in quinta, fu una tragedia per me avere il maestro che prese il tuo posto.-

Io: -Mi dispiace, purtroppo nella vita non sempre si può scegliere.-D:- In realtà sarebbe bastato parlarne in casa, ma i miei si stavano separando, ogni questione diventava oggetto di lite da coltello, così mi tenni quel supplizio per 2 lunghissimi interminabili anni. A lui devo il mio odio per la matematica. Quando sbagliavo un'operazione mi prendeva per un orecchio e con la testa puliva la lavagna.-

Piacere e dispiacere nello stesso tempo. Noi insegnanti siamo felici quando i nostri ragazzi mantengono un buon ricordo di noi e del tempo passato insieme, però è molto triste che ci sia chi fa soffrire così gli alunni e li danneggia per tutto il resto del loro percorso di studio e di vita…

    Mi ha chiesto l’amicizia su Facebook e gliel’ho concessa con gioia.

 
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LA PAGHERO'

Post n°1860 pubblicato il 15 Gennaio 2023 da atapo
 

MAI ‘NA GIOIA

 


 

Come ero contenta e leggera venerdì sera, dopo quel pomeriggio di ore piacevoli tra musica, cultura, incontri!

Poi, la sera, la lavapiatti appena avviata ha pian piano rallentato il ritmo fino a spegnersi, inesorabilmente. Tentativi, pulizia filtro, controlli, riavvii… niente da fare. MORTA!

Ipotesi del marito, riflessioni sul fatto che l’abbiamo in funzione da ben prima del 2015, data che ricordiamo a causa del trasloco nell’attuale casa… temiamo che abbia fatto il suo tempo: eh, le cose non durano più come una volta! Forse va cambiata. Però il marito vuole studiarci sopra, guardare le istruzioni e controllare dei pezzi, chissà che si trovi ciò che si è guastato e che lo riesca poi a riparare. Ora ha capovolto la lavapiatti, ne ha sparso pezzi per tutta la cucina.

Intanto io lavo i piatti a mano. Siamo in due in famiglia, non è una gran fatica e non è un lavoro che mi stia troppo antipatico, però… ne faccio volentieri a meno, quel tempo preferirei usarlo in altri modi. E per quanto durerà?

Ecco che arriva un messaggio dalla figlia: il nipote più piccolo ha la febbre, lei domani al lavoro è incasinata, le baby sitter non sono disponibili per tutte le ore che servono: potremmo magari noi nonni, nonna soprattutto…?

Telefonata per studiare gli incastri degli orari, quelli delle corriere e quelli di figlia e babysitter: ce la possiamo fare, bisogna anche riprendere gli altri nipoti dalle rispettive scuole, dovrà correre anche il nonno. Consideriamo che abitano a Poggio a Caiano e due vanno a scuola a Prato.

Io, alle 15,30 del pomeriggio, ho infine una “bella” seduta dal dentista, dovrò essere rientrata a Firenze, su e giù di corriere.

Che giornatina si prospetta domani!

E’ così che devo scontare la bellezza di venerdì scorso? Non credevo di dover essere punita per un pomeriggio piacevole...

 

 
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POMERIGGIO CULTURALE

Post n°1859 pubblicato il 13 Gennaio 2023 da atapo
 

PAROLE e MUSICA

 

Muhammed al Idrisi - Tabula Rogeriana

 

Oggi avevo il pomeriggio completamente libero. Di solito il venerdì c'è il teatro dei ragazzi over 65, ma oggi ci siamo presi una sosta, dopo il doppio spettacolo della Befana (si sa, i vecchietti hanno bisogno di recuperare le forze...).

Un regalo di ore tutte per me, non erano da disperdere... ma volevo qualcosa degno di nota, non relax e basta: rimpiango un poco quando il venerdì non avevo il gruppo di teatro e così a fine settimana mi prendevo a volte una "libera uscita". Ecco, cercavo qualcosa di simile.

Il caso mi ha aiutato perchè ho saputo che all'Università, dipartimento di storia, ci sarebbe stata una tavola rotonda interculturale: "Il Mediterraneo nel Medioevo", per scoprire uno scienziato cartografo mussulmano che lavorò poco dopo il Mille a Palermo, alla corte di Ruggero II. Si chiamava Muhammed al Idrisi, io ne avevo sentito vagamente parlare e mi incuriosiva molto saperne di più, scoprire punti di vista differenti da quelli diffusi nel nostro mondo occidentale.

Di seguito a ciò era previsto un concerto del gruppo musicale interculturale che ci aveva accompagnato allo spettacolo sulle donne nel mese di ottobre.

Tutto capitava oggi, al momento giusto, non me lo sarei lasciata sfuggire!

E così è stato un bellissimo pomeriggio, interessante e coinvolgente. Ho rivisto con tanto piacere alcune delle donne che parteciparono con me in ottobre, grandi saluti affettuosi, ho ritrovato due antiche colleghe di scuola, che non vedevo da anni e questi incontri mi hanno proprio rallegrato.

Ascoltavo affascinata le parole sulle diverse cartografie di quel medioevo e riflettevo che di tutto questo mai si è parlato nelle scuole, la geografia è sempre stata una cenerentola di materia, mentre invece ci fa conoscere il mondo e il vedere i cambiamenti di rappresentazioni nel tempo e nelle diverse civiltà ci ragguaglia sulle diverse idee relative alle realtà. Credo che ciò che è stato detto oggi pomeriggio potrebbe affascinare qualsiasi classe, durante l'ora di geografia. E' lo storicizzare le materie scientifiche, le renderebbe meno ostiche e più vicine.

Poi il concerto, le musiche di vari paesi del Mediterraneo erano coinvolgenti e a tutti veniva da seguire i ritmi, con le mani, coi piedi, con leggeri movimenti del corpo, anche se da seduti.

Io mi guardavo attorno, notavo le provenienze e le età del pubblico. Era normale vedere persone... di tutti i colori in un incontro così e Firenze è sempre di più... colorata!

Le età... c'erano persone di ogni età; la maggior parte erano giovani, penso studenti universitari perchè, come ho detto, l'iniziativa è nata nell'Università. Bellissimi ragazzi e ragazze, che io invidiavo un poco per la loro possibilità di studiare e partecipare a un pomeriggio così, ricordavo i miei affannosi studi universitari, tra il lavoro e la famiglia, possibilità culturali di cui non ho mai potuto godere. Anche professori dell'ateneo erano presenti, altri insegnanti come le mie ex colleghe. Io mi sono scoperta tra pochissimi anziani, come me più o meno: saremmo stati due o tre. E, come spesso mi accade, parte la fantasia: perchè sono lì, che vita fanno? E la domanda si allarga a tutti gli altri presenti: cosa spinge a passare un pomeriggio a sentir parlare di geografia, poi a battere il tempo su musiche mediterranee? Amore per la cultura, curiosità, è così bello scoprire qualcosa di nuovo...

 
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BEFANA A TEATRO

Post n°1858 pubblicato il 08 Gennaio 2023 da atapo
 
Tag: teatro

PROVA DIFFICILE


 

Gli attori lavorano quando il pubblico fa festa, lavorano per allietare la festa del pubblico. Per l’Epifania il pubblico privilegiato sono i bambini e tanti teatri organizzano spettacoli per loro, alla fine dei quali c’è immancabilmente l’arrivo della Befana e la distribuzione delle calze piene di dolciumi.

E non crediate che uno spettacolo teatrale per bambini sia cosa semplice: loro sono il pubblico più esigente e impietoso; se però si riesce a coinvolgerli è bellissimo, una grande soddisfazione! Bisogna divertirci noi attori per primi, per riuscire a far divertire loro.

La giovane regista del nostro gruppo “I ragazzi over ‘65” ci ha fatto superare anche questa prova: abbiamo preparato uno spettacolo per bambini e l’abbiamo recitato il 6 gennaio due volte in due teatri diversi, al mattino e al pomeriggio.

Storie pazze nella calza” era il titolo, otto scenette tratte da altrettante “Favole al telefono” di Gianni Rodari, storie moderne e surreali, tra le più celebri del grande autore. Tutte un po’ strane, alcune molto buffe, tutte coinvolgenti nella messa in scena, dove mi sono impegnata anch’io a suggerire movimenti e trovate varie: essere stata maestra e aver fatto teatro tanti anni coi bambini mi dà il vantaggio di immaginarmi facilmente cosa li possa interessare e divertire di più.

Alcuni miei colleghi teatranti, da poco inseriti nel gruppo, avevano molta paura di sbagliare, poi hanno capito che, soprattutto in recite simili, non è tanto importante ricordare la parola esatta, quanto trasmettere anche con parole nostre il susseguirsi delle azioni e delle battute e soprattutto è importante divertirci noi per primi, cosa che ci mette subito in sintonia coi i piccoli spettatori. E alla fine è andata proprio così: anche gli attori più impauriti hanno confessato di essersi divertiti molto sul palcoscenico. Abbiamo “catturato” l’attenzione del pubblico (bimbi e familiari accompagnatori) entrambe le volte e di conseguenza… grandi applausi!

A me sembrava di essere ritornata giovane, quando a scuola raccontavo storie ai bambini drammatizzandole, e qualcuno di loro ascoltava a bocca aperta… oppure ancora adesso, quando leggo o racconto storie ai miei nipotini… ma li vedo così raramente…

Il 6 gennaio però i più piccoli sono venuti a vedere recitare la nonna!

Insomma, la prova più difficile per un attore, riuscire ad avere successo con i bambini, i “ragazzi over 65” l’hanno superata bene! E alla fine di ogni spettacolo la Befana aveva una calza piena di dolcetti anche per ognuno di noi! Dolcetti che passerò per la maggior parte ai miei nipoti, appena ci vedremo, li metteranno insieme a quelli delle loro calze: per me tengo soltanto cioccolate e cioccolatini.

 
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FINE e INIZIO

Post n°1857 pubblicato il 31 Dicembre 2022 da atapo
 

  IN ANTICIPO



 

Ecco arrivata un’altra fine d’anno, con gli inevitabili pensieri su ciò che è passato, che corrono per la testa di più quando non si hanno molte altre cose da fare.

Come è stato quest’anno?

Così così? Mediocre?

Si dice “quando c’è la salute c’è tutto”, nel 2022 nemmeno la salute c’è stata, il covid ha colpito e mi ha indebolito parecchio.

Sono andata a ripercorrerli, qui sopra, i dodici mesi: ho ritrovato cose carine, ma anche tanta fatica; la fine del mio gruppo teatrale mi ha destabilizzato, ho un bel da rispondere, a chi mi chiede “ora che farai”, che sto in attesa fiduciosa di come si evolverà nel nuovo gruppo, che avrò più tempo per me e per altri miei interessi ecc ecc.

Anche lo scrivere qui è rallentato, non sono riuscita a continuare la rubrica mensile “dove vorrei tornare”, a volte vorrei scrivere, ma non riesco a cominciare. Lo stesso mi accade per i racconti, le poesie, il nuovo libro del quale, tempo fa, avevo iniziato a preparare la traccia (e dire che è un argomento molto d’attualità, altri ne arriveranno a scrivere prima di me)

In realtà sono stanca, molto stanca, non ritrovo entusiasmo per fare anche ciò che potrei o vorrei, mi sembra che i giorni passino arrancando da una mattina all’altra, dispersi tra le incombenze della quotidianità.

Anche il marito è stanco, i suoi problemi fisici si fanno sentire, è spesso esasperato, passa ore e ore sul divano a guardare telefilm o a leggere sul cellulare, ora poi che ha fatto l’abbonamento on line a un quotidiano…

Non ci sono più proposte di nessun genere: passeggiate, musei, ristoranti…

Non incontriamo nessuno, se non i nipoti quando facciamo i baby sitter.

Se gli chiedo io, spesso non risponde nemmeno.

Di solito andavamo a teatro l’ultimo dell’anno: stavolta c’era uno spettacolo sul romanzo “Le ragazze di San Frediano”, due repliche, ieri sera e stasera. Ha voluto andarci ieri sera, così si spendeva meno, pagare più del doppio per una fetta di panettone e un bicchiere di spumante mediocre non ne valeva la pena. Lo spettacolo è stato divertente, almeno quello...

Gli avevo proposto: - Il 31 potremmo andare a mangiare la pizza, poi al cinema.-

Oppure, se volevamo uno sballo, il ristorante-agriturismo Casamatta proponeva, a un prezzo ragionevole, una cena abbastanza normale (ormai il cenone è superiore alle nostre capacità digestive) e dopo avremmo potuto dormire lì, tra i boschi. Un’esperienza che era stata in programma qualche mese fa, ma poi saltò per un’urgenza medica del cuoco.

Nessuna risposta e ora siamo qui a casa, io al computer, lui alla tele, dice che non ha ancora deciso se stare su fino a mezzanotte o andare a dormire prima.

Come è stato Natale in anticipo, così è stato in anticipo il Capodanno, visto che qualcosa di carino l’abbiamo fatto ieri sera.

Vorrei che il 2023 fosse migliore. Lo si spera sempre, sono poco originale. L’oroscopo dice che i transiti astrali per me saranno positivi, c’è di mezzo Giove che arriva, Saturno non è più in aspetto difficile… crediamoci, ma senz’altro ci dovrò mettere impegno e volontà personali, come al solito, e ora sento che scarseggiano.

Non è un bel momento a livello generale e questo non aiuta l’ottimismo; ripeto “basta che ci sia la salute”, penso davvero che questo possa aiutare ad affrontare tutto il resto.

C’è una cosa che provo dentro di me in questo periodo: vorrei riuscire a lasciare, a mettere ordine, a seguire l’essenziale senza disperdermi, senza sentirmi così spesso inadeguata e in affanno…

E’ un’idea ancora un po’ confusa, non saprei neppure dettagliarla meglio, forse è uno dei soliti buoni propositi?

Insomma, passerà la mezzanotte come tutte le altre, solo coi petardi che esplodono tra le vie del quartiere, ci sono molti abitanti cinesi e non badano al risparmio tra botti e luci.

Poi sarà il nuovo giorno, il nuovo anno e… sì, speriamo ancora nel meglio...

BUON ANNO !

 

 
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TRADIZIONI DI FAMIGLIA

Post n°1856 pubblicato il 26 Dicembre 2022 da atapo
 

NATALE IN ANTICIPO

 


 

Per far combinare gli impegni di tutti e i turni di affidamento di Riccardo (quest'anno il giorno di Natale lo passa con la mamma) l'incontro natalizio di famiglia, quello che da anni è chiamato "i Bimbi Natale", è stato per il pranzo del 24, trattato come se fosse il vero giorno di Natale, con tutti i suoi rituali.

La suddivisione delle portate ha visto mio marito proporsi per fare l'anatra laccata alla pechinese (che ha cucinato solo un'altra volta, molti anni fa), con tutti i carismi della ricetta autentica, così nei giorni precedenti abbiamo fatto una puntata ad uno dei negozi cinesi più forniti della zona, dove ha trovato ciò che gli serviva: salse, spezie varie, crepes speciali di riso in una confezione sufficiente per un reggimento (era l'unica!). Gli acquisti non sono stati facili, a causa delle scritte incomprensibili non sempre con traduzioni adeguate in inglese, così ha dovuto chiedere più di un consiglio ai commessi cinesi del negozio.

- Speriamo che si siano capiti bene! - pensavo io.

Non sarebbe prudente fare un piatto nuovo (o quasi) in un pranzo con ospiti, ma mio marito ha una grande fiducia nelle sue capacità. In effetti l'anatra è venuta bene, forse leggermente troppo cotta e abbrustolita, le salse erano mangiabili, ma quelle crepes di riso! Carta, semplicemente carta scricchiolante!

Pare che non abbia ricordato bene le istruzioni del commesso, forse andavano bagnate prima di cuocerle... Comunque erano immangiabili, ne abbiamo riportate a casa una quantità sufficiente a fare molti altri tentativi... ma solo tra noi due, finchè non troviamo il modo giusto!

Io, per prudenza, avevo preparato anche un tegame di costolette in salsa all'arancia, quindi c'era abbondanza. Insieme ai tortellini tradizionali, comprati in negozio, e tutto è stato apprezzato.

La novità di ora è che la nuova compagna di mio figlio da circa un mese è venuta a convivere con lui e sembrano felici. Riccardo va d'accordo con lei, pare abbia accettato con tranquillità la situazione. Lei ha portato in eredità le sue due gatte, che in questa occasione erano molto frastornate da tutto quell'affollamento, si sono fatte vedere a stento.

Abbiamo guardato foto di viaggi, poi i bambini a giocare, noi grandi a parlare soprattutto di questi figli che crescono così velocemente e si affrontano problemi nuovi. Riccardo è in seconda media, comincia a porsi la scelta delle superiori: lui ama la natura e gli animali, pare abbia detto ultimamente che farà la scuola d'Agraria, ma per i professori è molto bravo e creativo anche nelle materie artistiche, in generale però lo studio non gli piace tanto. Martino al primo anno di geometra avrà in pagella una sola insufficienza, che non è riuscito a rimediare per tempo; ieri l'altro ha stupito tutti interessandosi all'Art Nouveau che vedeva nelle foto di Barcellona e dicendo che la storia dell'arte gli piace, perchè si vede come cambia la storia degli uomini. E' la prima volta che fa apprezzamenti su qualcosa di culturale!

Anche il rito dei regali è stato quello tradizionale: pacchetti posti sotto l'albero e distribuiti con grande confusione, poi altri sarebbero stati trovati il mattino di Natale nelle rispettive case.

E finalmente, dopo gli anni del Covid, abbiamo potuto riprendere anche un altro rito: la foto di tutti i nipoti insieme per illustrare il calendario del 2023, che io gli preparerò nei prossimi giorni.

Nei anni scorsi avevo fatto lo stesso i calendari, ma dovevo montare a collage qualche foto che loro mi avevano mandato nei mesi precedenti, soprattutto durante le vacanze estive.

Ora sono più grandi, stanno abbastanza fermi, non ho dovuto scattare molte foto per averne almeno una degna di essere scelta! Quando erano più piccoli era una fatica improba trovarli tutti senza smorfie o sufficientemente fermi!

Stamattina le ho scaricate, sono andata a riguardare quelle degli anni precedenti, fino alla prima volta in cui mi venne quest'idea, quando Diletta non aveva ancora due anni e Cesare non era nato: una bella carrellata di crescita e cambiamenti! Mi commuoveva guardarli un anno dopo l'altro, so che loro li conservano tutti questi calendari, ma l'emozione del tempo che passa, e troppo veloce, credo che la provi così forte solo la nonna...

Per me Natale è stato alla vigilia, col nostro incontro di famiglia.

Dopo la messa di mezzanotte, la parte religiosa, per me la festa era completata, ieri l'ho sentito come un giorno normale e oggi... come un giorno in più, a finire gli ultimi avanzi e ad aspettare di riprendere la solita vita. Mi sono dedicata a riordini casalinghi, Firenze in questi giorni è una bolgia di turisti.

 
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PREMIO

Post n°1855 pubblicato il 22 Dicembre 2022 da atapo
 
Tag: cronaca

SODDISFAZIONE

 

"De quoi écrire?" (Di cosa scrivere?), di Hermann Fenner-Behmer

 

Finalmente ci sono riuscita, mi sono classificata quinta in un concorso di racconti e ho potuto partecipare alla premiazione, non c’erano impedimenti o impegni teatrali stavolta!

E il tutto si è svolto in un paese confinante con Firenze, a Sesto Fiorentino, non c’è stato bisogno di un lungo viaggio.

- Finalmente un posto vicino! - è stato il commento di mio marito che mi ha accompagnato.

Era organizzato dall’Avis locale, insieme all’associazione Fratres, era un concorso a “parole imposte”: quattro parole che ricordavano la donazione del sangue e dovevano comparire nella storia, ma il tema era completamente libero. Una sfida simpatica.

Così sabato scorso ci siamo ritrovati in una biblioteca pubblica situata in una bella villa sulle colline, dieci erano i premiati, stavolta con somme di denaro, discrete per i primi tre, giusto un piccolo riconoscimento per gli altri, ma vuoi mettere la soddisfazione!

Ancora più bello, per me, il fatto che fosse prevista la lettura di una prima parte di ogni racconto, fatta dagli autori stessi. In questo c’è sempre un rischio: chi scrive bene non è detto che sia altrettanto bravo nella lettura, però è carino conoscere in questo modo ciò che hanno scritto gli altri, anche se viene letto così così.

Io mi diverto in queste occasioni a fare sfoggio delle mie capacità teatrali e di lettura e così ho avuto poi elogi in più, anzi mi è stato chiesto di leggere anche il lavoro di un autore che non era presente. Confesso che mi sono inorgoglita un po’…

Nella breve biografia che avevamo mandato, e che è stata letta, avevo scritto dei miei interessi teatrali, così mi hanno detto: -Eh, si sente! Complimenti!-

Bene, stavolta ce l’ho fatta! Continuo a mandare racconti e poesie in giro per l’Italia, non mi arrendo...

Ma ormai in questi giorni fervono soprattutto i preparativi natalizi.

 
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GIUNGLA

Post n°1854 pubblicato il 16 Dicembre 2022 da atapo
 

IL GIARDINO BRUTTO

 


 

Dalla porta finestra guardo la pioggia che cade nel mio giardino.

-Voglio una casa col giardino!- diceva mio marito in quei mesi della ricerca di una casa nuova. Anche a me faceva gola, però mi sarei accontentata pure di una terrazza, magari grande, giusto uno spazio per mettere fuori il naso e sistemarci qualche pianta.

Abbiamo avuto il giardino, 200 metri quadrati, uno spazio dignitoso; chi volesse saperne di più, qui dal 2015 ne ho parlato diverse volte: le sorprese, le soddisfazioni, i tentativi non sempre riusciti di sfumare al verde quel pollice che ho sempre avuto nero.

Però il giardino principalmente doveva essere campo d’azione di mio marito, anche perché lui ha maggiori forze fisiche di me. Sembrava non vedesse l’ora di dedicarsi a questi lavori manuali nella natura, che non faceva da quando abitavamo a Bologna e lui gestiva con cura qualche vaso di fiori, soprattutto geranei, sulla nostra piccola terrazza.

Ma un terrazzino è cosa ben diversa da un terreno di 200 metri quadrati, così la sua buona volontà è andata via via calando. Invece è aumentata considerevolmente la sua pigrizia, mia suocera mi aveva svelato che era così anche da piccolo e, aggiungo io, invecchiando non si migliora…

Ci sono stati aiuto e consigli del mio amico giardiniere, ma mio marito li ha ben poco seguiti. Sostiene che le piante vanno annaffiate poco, altrimenti affogano, che l’erba non va tagliata troppo bassa, così mantiene il fresco e l’umido nel terreno.

Ma le piante sono esseri viventi, fanno un po’ come gli pare, invece LUI vorrebbe avere tutto sotto controllo, ma senza doversi impegnare… insomma, a lavorare nel giardino ci va quando gli torna comodo, quando ne ha voglia, quando non ha impegni parrocchiali, quando non sopporta più le mie sollecitazioni e i miei brontolamenti.

-Fa troppo caldo, fa troppo freddo, il terreno è troppo bagnato… - ogni scusa è buona. Ma ci sarebbero periodi giusti per potare i cespugli, l’erba andrebbe tagliata regolarmente altrimenti soffoca le piantine officinali, bisognerebbe controllare il meteo e approfittare delle sequenze di giornate di bel tempo. Niente di tutto questo e il giardino sta diventando un caos. Addirittura quando a fine estate dovevano venire in visita i nipoti, gli feci notare che non avrebbero potuto giocare nel prato e nemmeno andare sulle altalene (che amano molto) perché l’erba era troppo alta. Lui che ha fatto? Appena prima che arrivassero ha tagliato l’erba… ma solo attorno e sotto le altalene!

Potrei mettermi io a fare tutto, ma di proposito non voglio. Se lo facessi, dopo sì che non alzerebbe nemmeno un dito, come è già successo per altre incombenze casalinghe. Allora aspetto che la situazione esploda e lui si muova.

Ogni tanto dalla disperazione taglio un po’ i cespugli, sistemo qualche vaso, ma per il resto lascio stare…

...e lascio che, come in questo periodo, il giardino diventi una giungla: l’erba è altissima, addirittura supera i vasi con le piante grasse che sono quasi sepolte, i cespugli di nandine e corbezzoli dilagano, tranne i primi due che LUI potò un pomeriggio e poi basta, l’oleandro è enorme, la piccola vite striscia a terra perché sono caduti i paletti di sostegno.

Da settimane avrebbe dovuto montare la serra e mettere al riparo i vasi: si è deciso negli ultimissimi giorni, ora che il tempo è peggiorato, è tutto un acquitrino, è freddo, LUI si mette a lavorare nel pomeriggio e alle cinque fa buio. Infatti si è già preso un bel raffreddore.

Mi mette tristezza, mi fa anche rabbia, adesso, guardare la “giungla”: il mio giardino è proprio brutto.

 

 

 
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COMPLEANNI

Post n°1853 pubblicato il 08 Dicembre 2022 da atapo
 

SEI e QUATTORDICI


 

Come avevo anticipato nell'ultimo scritto, l'inizio di dicembre porta due compleanni, del nipote più piccolo e del più grande. Nella loro famiglia non sono soliti fare grandi feste con obbligo di partecipazione per i nonni, ma non ci dispiace sfuggire la confusione dei compleanni tra bambini. Ci mandano una foto o un video del soffio sulle candeline a colazione, tra i fratelli e i genitori, poi durante la giornata facciamo una videochiamata per gli auguri. Alla prima occasione di visita da loro, di solito il pomeriggio in cui li ritiriamo da scuola e facciamo i babysitter, gli portiamo il regalo.

Quest'anno li ho sentiti un po' "importanti" questi due compleanni.

Il primo dicembre Cesare ha compiuto sei anni. Il cucciolo di casa è arrivato all'età della scuola, penso che ormai in famiglia non abbiamo più bebè, ho po' di dispiacere per il tempo che inevitabilmente corre.

E' un bimbo allegro e arguto, osserva e si interessa a tutto, spesso fa considerazioni buffe, mi chiama "nonnina", ascolta ancora incantato quando gli leggo le fiabe, ma segue suo fratello Damiano nella passione per le astronavi e i robot mostruosi. Ha sei anni, ma non va a scuola: i genitori hanno deciso che fa "l'anno del re" nella scuola steineriana, inizierà la prima l'anno prossimo. E' una possibilità che viene dal mondo anglosassone, fattibile perchè frequenta una scuola parentale, è in pratica un anno ulteriore di scuola materna, più libera e senza proposte di letto-scrittura, in attesa che ci sia una maturazione più adeguata e solida. In effetti Cesare, nato il primo dicembre, ha un carattere ancora insicuro, poco propositivo e gregario (a rimorchio dei fratelli), spesso si sente incapace di fare da solo: ora comincia a superare tutto questo, se fosse andato in prima sarebbe stato frustrante e difficoltoso. Non ha ancora nessun interesse per lettura e scrittura, nemmeno il suo nome scrive completo, invece ama i numeri e la logica, per esempio ha quasi imparato a leggere l'orologio con le lancette. Gli ho regalato una specie di calendario perpetuo: un tabellone di legno in cui, con pezzi magnetici e frecce scorrevoli, può sistemare i giorni, i mesi, lo stato metereologico, le caratteristiche delle stagioni. C'è anche un orologio finto in cui può divertirsi a girare le lancette seguendo quello vero sulla parete. Si farà aiutare da qualche fratello dove ancora non riesce a leggere, magari tra un po' di tempo riconoscerà qualche parola dei giorni e dei mesi.

Martino, nato il 4 dicembre, all'età di Cesare era molto diverso, più sicuro di sè, andò a scuola regolarmente e non ebbe problemi, cioè si notò subito che l'unico problema era l'estrema vivacità, ma quella non gli è mai passata.

Ora ha compiuto quattordici anni, è in prima superiore, è entrato nell'adolescenza. Ormai gioca raramente coi fratelli minori, anche se è sempre molto responsabile nei loro confronti, li controlla e li aiuta. Il suo papà dice: - L'abbiamo perso.- perchè sta fuori spesso con gli amici, esce poco coi genitori e i fratelli. Le scuole medie fatte in epoca Covid sono state un disastro, sia per il comportamento che per l'impegno, si salvava alla fine, agli estremi, avrebbe un'intelligenza brillante e pronta, ma si impegna poco. Ora ha scelto l'istituto per geometri, pare che l'inizio sia tranquillo, i primi voti discreti, note ancora non ne ha portate, anche se a sua madre sembra che studi davvero poco... Speriamo che funzioni!

Come vorrei che capisse l'importanza dello studio, che fosse più riflessivo, si sapesse gestire meglio il tempo, ma c'è poco da fare, l'adolescenza è questa, lo scontrarsi con la realtà e cominciare a prendere le misure della vita. Gli ho regalato un libro per ragazzi appena uscito, dove vengono spiegati i primi dodici articoli della Costituzione anche attraverso storie di ragazzi, alcune di fantasia, altre tratte da vicende realmente accadute. Martino ha commentato : - La stiamo studiando proprio adesso.-

Chissà se il libro è capitato al momento giusto.

Io e il nonno gli abbiamo ricordato che a quattordici anni si comincia ad avere qualche responsabilità nella vita sociale, è il primo scalino per essere adulti...

Ringrazia per il libro, dice che lo sa di questo passaggio. Poi corre nella sua stanza, al piano di sopra: studierà? Starà al cellulare? Non scende a vedere i cartoni animati, ma quando prendiamo dal congelatore le vaschette di gelato per fare merenda ecco che si precipita e discute con i fratelli che non gli portino via tutta la cioccolata...

La nonna rivede nel cuore le fotografie di quando aveva un anno, rideva sempre e girava per la casa con la scatola del panettone in testa come cappello... di nuovo nostalgia del tempo che scappa!

 

 
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FINE MESE

Post n°1852 pubblicato il 30 Novembre 2022 da atapo
 

VALUTAZIONI

 


 

Oggi è l’ultimo giorno di novembre e mi viene da pensare a come è andato…

In diversi anni novembre non è affatto stato un buon mese per me: episodi tristi o negativi, il buio anticipato rattrista, il freddo e il maltempo a cui non si è ancora abituati portano malanni, gli impegni già ben definiti per questo periodo e i prossimi mesi si cominciano ad accavallare… insomma, novembre spesso non è stato un mese facile.

Stavolta invece è passato “liscio”, tranquillo. Sì, anche quest’anno è stato il mese di vari controlli di salute, ma li ho affrontati e superati senza particolari inquietudini, in fondo sto bene, mi sento meglio di altre volte, forse il merito va alla stagione che è stata calda fino a pochi giorni fa. L’impegno col teatro non è stato eccessivo: poche le prove e due spettacoli col Camerino Volante, poi fino a gennaio repliche non si faranno con la commedia a cui partecipo anch’io, gli altri lavorano su storie in vernacolo…

Chissà se e quando ci saranno ancora ruoli per me, non in vernacolo… Ma non mi interessa più di tanto, anche se un po’ mi dispiace: ho concluso che mi godrò più tempo per me, riuscirò ad andare in giro di più, mi dedicherò di più alla scrittura. Vorrei cominciare un altro libro, ho già preparato un po’ di traccia, ma ultimamente non trovavo più la concentrazione, mi restava sempre poco tempo, tra un’incombenza e l’altra, per sedermi il minimo necessario a concludere qualcosa. A fatica ho scritto due racconti che ho mandato a due concorsi.

Dopo la premiazione di luglio nel Lazio con Dacia Maraini, e l’altra a Pavia, mi è capitato in due concorsi di essermi piazzata bene, ma i giorni delle premiazioni sono stati messi quando dovevo recitare in uno spettacolo, così ho dovuto rinunciare al viaggio e al premio, perché in questi concorsi se non ci si presenta, o non si manda qualche delegato, si decade. Mio marito non accetta di girare per l’Italia al posto mio, così il mio impegno di scrittrice è andato a farsi benedire. Peccato perché almeno in uno le ditte sponsor davano ai vincitori omaggi di prodotti tipici locali…

E’ che si sa solo all’ultimo momento se si vince e le date delle premiazioni: un impegno col teatro, per serietà, non si può annullare. Invece in altri concorsi, con date “giuste”, non ho vinto nulla.

Tutto questo mi aveva un po’ demoralizzata, è la mia solita sfortuna che mi fa passare tempi “morti” e momenti in cui si accavalla di tutto e bisogna rinunciare a qualcosa a cui si tiene.

Vorrà dire che se farò meno teatro… mi auguro di vincere di più con la scrittura, anche se non è per niente facile, i concorrenti sono sempre tanti, tanti illusi come me che aspirano a un momento di gloria!

Per il resto le giornate scorrono tranquille e cerco di far tesoro di questo periodo buono, che non sempre capita nella vita.

Da domani si guarda al Natale: il mese esordisce coi compleanni di Cesare (6 anni l’1 dicembre) e di Martino (14 anni il 4), poi ci sarà la ricerca dei regali natalizi e stavolta non ho ancora idee, ci saranno le decisioni su come passare le festività, dove e con chi: vorrei incontrare figli e nipoti, ma vorrei anche muovermi un po’ da casa, fare qualche esperienza nuova, che ravvivano la vita e ringiovaniscono… sono ancora fiduciosa che qualcosa di bello si riuscirà a inventare e spero di non ritrovarmi con le ennesime delusioni e troppe giornate passate rintanata in casa.

E mi accorgo all’improvviso che la fine dell’anno è vicina, ogni anno arriva sempre più velocemente, il tempo che resta diminuisce mentre le idee e i desideri sono ancora tanti...

 
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REGISTA

Post n°1851 pubblicato il 21 Novembre 2022 da atapo

NOSTALGIA

 

Sivio Orlando in "La vita davanti a sé"

Ultimamente sono andata due volte a teatro, stavolta come spettatrice.

I due spettacoli avevano qualcosa in comune, entrambi erano tratti da romanzi contemporanei che in passato avevo letto, dunque ne conoscevo l’argomento e la storia.

Ho visto “Accabadora”, un monologo in cui l’attrice pian piano conduce gli spettatori a scoprire il crudele mestiere della donna che lei ama e chiama “zia”, che l’ha presa con sé da piccola togliendola a una famiglia povera e a una madre poco accudente; la scenografia è molto evocativa, giocando sulle luci colorate e i cambi d’abito che diventano sempre più cupi. Un lavoro notevole.

Ancora di più mi ha emozionato Silvio Orlando in “La vita davanti a sé”. Il libro l’avevo amato tantissimo e nello spettacolo ho ritrovato le identiche sensazioni della lettura, alla fine mi sono ritrovata commossa ad asciugarmi le lacrime, uguale a quando finii la lettura del romanzo. Anche questo è un monologo: l’attore interpreta tutti i personaggi, ci sono intermezzi di musica etnica, le vicende del piccolo Momo sono quanto mai attuali, tra le problematiche della diversità e dell’accoglienza, smuovono compassione e coinvolgimento, suscitano riflessioni… per chi lo vuole.

Al di là della bellezza delle due serate, mi sono sorpresa a pensare quanto sia affascinante costruire uno spettacolo teatrale da un romanzo o un racconto. L’ho fatto tante volte quando insegnavo, spesso nelle classi gli spettacoli in cui ero regista nascevano così, lavorando su un testo per decidere le parti da mettere in scena, scegliere le battute, poi organizzare la scenografia, sempre con mezzi tecnici scarsissimi. Eppure venivano rappresentazioni suggestive, era importante riuscire a trasmettere il nostro messaggio al pubblico di compagni, di familiari, di amici.

E ho provato nostalgia di quei tempi, di quei lavori, delle fatiche e delle soddisfazioni. I messaggi che si possono diffondere attraverso il teatro sono forti, spesso quando incontro qualche antico scolaro mi rievoca le parti che aveva recitato, gli aneddoti del palco e dei “fuori scena” che abbiamo vissuto insieme.

Mettermi a organizzare ora gruppi teatrali di ragazzi o bambini nelle scuole, nelle associazioni? So che ce n’è richiesta e ce ne sarebbe anche tanto bisogno, con i problemi di autocontrollo e socializzazione che hanno i giovani, ma… so che non avrei più le forze fisiche per portare avanti un impegno simile, che implica una fatica fisica non indifferente.

Strana coincidenza, in quelle ore di preparazione e attesa prima di andare in scena venerdì scorso, chiacchierando col regista, mi ha chiesto: - Perchè non scrivi testi teatrali? -

Gli ho raccontato che nello spettacolo sulle trecciaiole una scena l’avevo completamente scritta io e che quando insegnavo scrivevo molte sceneggiature, praticamente una ogni anno, più o meno ricca e impegnativa: era una delle attività che preferivo e che considero importantissima per lo sviluppo completo dei ragazzi.

Chissà se nel mio futuro ci sarà ancora qualcosa del genere… o se ci sarà soltanto nostalgia?

 
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DEBUTTO

Post n°1850 pubblicato il 13 Novembre 2022 da atapo
 
Tag: teatro

"ANTICO CAFFE' GEMMA"

 


 

Ho debuttato venerdì nella nuova compagnia teatrale "Il Camerino Volante", in cui sono confluiti gli "Spostati" dopo lo scioglimento e il "pensionamento" della regista.

Il nuovo regista (che lavorava anche negli Spostati) è un caro ragazzo cinquantenne che avrebbe molte idee e vorrebbe ampliare il repertorio attuale del Camerino, in cui finora hanno messo in scena quasi esclusivamente spettacoli in vernacolo; io, che non sono fiorentina e col vernacolo non ho nulla a che fare, non avrei nessuno spazio, rimarrei "disoccupata". Il regista stavolta ha rielaborato e arricchito una storia, "Antico Caffè Gemma" che aveva scritto e già rappresentato l'anno scorso, inserendo alcune scene e alcuni nuovi personaggi per chi è arrivato dal vecchio gruppo. In particolare io sono una donna proprio bolognese (con l'accento e i modi di intercalare), arrivo a un certo punto e provoco una specie di... unione delle donne contro i mariti pieni di difetti, avviando la commedia ad una conclusione di solidarietà fra noi donne.

Mi sono piaciuti questo ruolo e questa invenzione del regista, ciò mi ha aiutato ad inserirmi tra i colleghi di palcoscenico, quasi tutti ancora sconosciuti. E' un gruppo molto affiatato, io, timida come sempre, sto ancora spesso in silenzio, ma le ore di prove e di attese tra le entrate in scena aiutano scambi di esperienze e chiacchiere che pian piano mi fanno sentire più a mio agio.

Così sono rimasta soddisfatta di tutto il lavoro. Abbiamo debuttato nella rassegna teatrale di un circolo Arci in un paese vicino a Firenze, c'era un po' di preoccupazione perchè era arrivata notizia che la settimana prima, allo spettacolo precedente al nostro, si era presentato UN SOLO SPETTATORE!

Invece... la sala era piena: alla biglietteria la coda non finiva più e la custode a un certo punto è entrata nel camerome-spogliatoio a chiederci se potevamo darle qualche sedia perchè in sala le sedie che avevano messo non erano sufficienti!

Un bel successo e tanti applausi e finalmente in quel finale mi sono sentita davvero inserita nella nuova compagnia. Avremo una replica, in un'altra sala della città, a fine novembre.

E poi? Gli altri porteranno in giro nella provincia alcuni loro spettacoli già collaudati e questi non mi riguardano, mi riposerò un poco; da gennaio il regista vuole iniziare a buttar giù qualcosa di nuovo e allora forse ci sarà qualcosa di nuovo anche per me, almeno lo spero... ma che non sia in vernacolo!

 
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AL RITORNO

Post n°1849 pubblicato il 05 Novembre 2022 da atapo
 
Tag: viaggi

VERDE


 

E’ il colore del Friuli, che mi aveva così colpito già nei viaggi precedenti: campagna, prati, boschi… Anche stavolta l’ho ritrovato: il verde, colore riposante, è stato sfondo alle mie giornate. E dire che, in pieno autunno come siamo, c’era da aspettarsi un “foliage” più variopinto, invece la stagione calda offre ancora aspetti da fine estate. Era proprio caldo e soleggiato, da stare in maniche corte per la maggior parte della giornata, con la necessità di una giacchetta solo la mattina presto e alla sera, ma soprattutto a causa dell’umidità, più che del freddo.

E’ stato un viaggio piacevole, anche se un po’ lungo all’andata: la deviazione a Bassano per una visita al cimitero, ai miei suoceri (alla fine mio marito ha voluto passare anche da suo padre), ha comportato parecchi chilometri in più, non ce ne eravamo resi conto, in pratica abbiamo attraversato la pianura veneta per arrivare ai piedi dei monti friulani, dove abita ora mio fratello.

L’albergo a Budoia era modesto, ma pulito e tranquillo, col personale allegro e solerte, alla periferia del paese con intorno i boschi e la vista sul monte; i ristoranti dove abbiamo mangiato durante i giri di quei giorni sono stati tutti strepitosi e io mi sono presa i loro biglietti da visita, per i nostri viaggi futuri e da dare ai figli, per eventuali loro vacanze da quelle parti.

Abbiamo passato tante ore tranquille con mio fratello e sua moglie. Ora che la figlia vive da sola e il figlio frequenta l’università a Padova, per non sentirsi soli hanno preso un gattino grigio scuro, di circa tre-quattro mesi: si chiama Pinot Grigio, abbreviato in solo Pinot ed è uno spasso, con la vivacità dell’età, ma anche molto socievole e coccolone. Ora mia cognata sta aprendo un negozio-studio come fotografa, poiché ha scoperto che in quel paese questo mancava, il trasferimento da Ferrara aveva questo rischio, di perdere clienti, invece ne ha già dei nuovi e continua ad essere richiesta anche nella città precedente, per fortuna il lavoro pare abbia ingranato.

Mio cognato ci ha voluto portare in gita a Cividale, praticamente abbiamo attraversato tutta la regione, ma ne è valsa la pena perché questa cittadina è molto graziosa: ci vorrei tornare per vedere nel museo la parte longobarda, un pezzo di storia importante. Pensavo in quei giorni che il Friuli è molto vario, meriterebbe un viaggio in camper passando per tanti luoghi interessanti, dalle Alpi, alle zone carsiche, fino alle spiagge e alla laguna. Nelle mezze stagioni naturalmente, d’estate là fa un caldo afoso e d’inverno un freddo umido terribile. Finora non è nemmeno stato troppo affollato di turisti, ma ora sembra che gli Italiani riscoprano un po’ tutto e magari si riempie anche questa regione. L’impressione che mi hanno fatto la maggior parte di quei paesi (e mio fratello confermava) è stato di vuoto, di spopolamento, molti, troppi, vecchietti seduti alle osterie, pochi giovani in proporzione. In effetti c’è vita e movimento solo nei centri maggiori.

Il marito ed io abbiamo fatto anche passeggiate da soli: ad una festa delle castagne in un paese sulla montagna e lungo un percorso segnato che attraversa il bosco, qualche chilometro di aria pura.

E’ stata una fortuna che il bel tempo ci abbia accompagnato dall’inizio alla fine, così, finalmente, sono ritornata a Firenze senza nemmeno un raffreddore! Posso dire di essermi riconciliata con questa regione, se sono arrivata anche a immaginare una futura vacanza in camper da quelle parti...

 

 
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UN PONTE LUNGO

Post n°1848 pubblicato il 28 Ottobre 2022 da atapo
 
Tag: viaggi

AL NORD

 

Ponte di Bassano

Si riparte. Di solito non amo i viaggi quando viaggiano tutti e le previsioni dicono che nei prossimi giorni tantissima gente si sposterà, però stavolta ci proviamo. Il “ponte” di più giorni ci ha lasciati liberi di impegni e il bel tempo assicurato almeno fino al primo novembre mi hanno sedotto e andremo dove sono sempre andata malvolentieri: in Friuli.

Lì abitano due fratelli di mio marito: uno è il “cognataccio” che ha chiuso i rapporti con tutti dopo i tira e molla per l’eredità, quindi non lo cerchiamo di certo; resta l’altro, inoltre da circa un anno anche mio fratello, con la famiglia, è andato ad abitare in un paese del Friuli, quello dove è nata sua moglie e dove resta ancora il suocero, molto anziano. A Ferrara ormai non li legava più niente, lassù c’è aria migliore. Sono due anni che non ci incontriamo, ho molta voglia di incontrarli e di vedere come sono sistemati.

E stavolta saremo in albergo, non in camper: è da revisionare ancora, il riscaldamento non dà sicurezza, i sacchi a pelo sono stati portati al lavasecco. Stavolta ho vinto io per la sistemazione.

Dunque, perché vado malvolentieri in Friuli? Perchè lassù ho sempre trovato o troppo caldo, d’estate, o troppo freddo e umido nelle altre stagioni; quando andavamo con i figli piccoli per festeggiare insieme ai parenti Natale o Pasqua, tornavo sempre raffreddata, se non malata.

I paesaggi bellissimi, i paesi graziosi, la cucina ottima, ma il clima… un disastro! I prossimi giorni, che paiono asciutti dopo l’estate calda, spero mi siano favorevoli! Mi dispiace per i disastri climatici e la siccità, ma stavolta li sfrutto a mio vantaggio.

E poi, diciamo tutta la verità, gli incontri col fratello di mio marito li sopporto… a piccole dosi: ha i difetti della famiglia e invecchiando non migliora, dopo un po’ i suoi discorsi li sopporto a fatica. D’altro canto, a mio marito non sta molto simpatica la moglie di mio fratello, la sua originalità e la sua passione per le verdure, e anche lui, dopo un po’, è “affaticato”. Vuol dire che ognuno di noi avrà la sua croce, in questo viaggio!

Ne approfitteremo per passare da Bassano e fare una visita alla tomba di mia suocera: in dieci anni mio marito non c’è mai andato, rimanda rimanda, tanto dice che a lui le tombe e i morti non interessano. Ha accettato questa sosta, gliel’ho chiesto io, però alla tomba di suo padre non si fermerà, non ha superato i vecchi sentimenti...

 

 
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DONNE IN SCENA

Post n°1847 pubblicato il 26 Ottobre 2022 da atapo
 
Tag: teatro

INSHALLAH


 

Abituata dai tanti anni di teatro e forgiata dalla pignoleria dei registi che ho incontrato, per me preparare uno spettacolo vuol dire pensare a ogni minimo dettaglio, prevedere tutto il prevedibile, organizzare ogni momento e la sequenza dei discorsi e delle azioni, immaginando come affascinare il pubblico e tenerne desto l'interesse senza cadere nella noia, o peggio.

Tutto il contrario di ciò che è avvenuto per "Luci nell'ombra", di cui ho parlato la volta scorsa e che è andato in scena domenica 23.

Un unico incontro di prova dal vivo, e qualcuno era assente, in una stanza per niente teatrale offerta da una ARCI, il sopralluogo del giovedì precedente, ed eravamo solo in tre, all'auditorium soprattutto per accertarci che la tecnologia del sonoro e delle proiezioni funzionasse regolarmente e poi via!

Ci siamo trovati tutti insieme, lettrici e musicisti, domenica alle 14,30 (solo a quell'ora potevano aprirci l'auditorium), un po' di conversazione tra noi: - Le sedie così, entriamo così, tu ci presenti uno per uno...- gli accordi tra i musicisti e una piccola prova dei brani musicali concordati, nei restanti avrebbero improvvisato... e alle 16,30 è iniziato lo spettacolo.

Che non è andato affatto male, anzi.

Certo aveva una atmosfera tutta familiare, semplice, alcune lettrici non erano affatto perfette, c'è chi ha un po' improvvisato i discorsi, alcune parti, soprattutto le proiezioni, non si erano viste prima e incuriosivano anche noi "attori", oltre che il pubblico, per cui in quei momenti eravamo "pubblico" tutti quanti.

Alla fine chi è venuto pareva soddisfatto, le tematiche della resilienza femminile erano importanti e hanno preso tutti, la musica di flauto, sassofono e alcuni strumenti etnici, africani e australiani, era seducente e creava una bella atmosfera, la ragazza che ha danzato nel finale ha affascinato.

Diverse persone ci hanno fatto i complimenti, qualcuno mi ha detto che aveva gradito molto la mia lettura, un altro che lo avevo molto divertito. In effetti nei miei brani c'erano anche momenti lievi.

Le offerte libere per l'associazione di sostegno alle donne immigrate hanno riempito la cassettina messa all'ingresso... quindi tutto positivo.

E io sono rimasta contenta, dopo che ero stata perplessa e avevo temuto per questa organizzazione così... disinvolta, forse un po'... araba, un po'... inshallah!

 
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TEATRO, ATTRICI E REGISTE

Post n°1846 pubblicato il 16 Ottobre 2022 da atapo
 
Tag: teatro

AVVENTURA MULTICULTURALE

 

 

Quando ci fu l’iniziativa del mio quartiere “Il libro del vicino”, sia l’anno scorso sia quest’anno, nel corso delle presentazioni dei nostri libri conobbi una signora egiziana, venuta in Italia per studiare molti anni fa e ora impegnata in varie iniziative e associazioni per diffondere la conoscenza delle comunità straniere. Mi chiese se mi avrebbe fatto piacere partecipare a qualche iniziativa, culturale o letteraria, e io risposi di sì… è sempre troppa la curiosità verso il nuovo… poi mi caccio nei “guai”…

Ci vedemmo un giorno in un giardino pubblico, insieme ad altre “scrittrici” che avevano partecipato alla stessa iniziativa del quartiere, poi a lei venne l’idea di buttar giù uno spettacolo e partecipare all’evento fiorentino “L’Eredità delle Donne”. Insomma, incontrandoci qualche volta soltanto on line il progetto si è concretizzato, anche con la collaborazione di un’associazione culturale a cui appartengono alcune di queste signore. Il tutto si è pian piano arricchito: ci saranno letture tratte dai nostri libri, una canzone dal vivo, brani musicali suonati da un trio di fiati e percussioni, un’esibizione di danza come suggestione sulla libertà delle donne, siamo diventate registe di noi stesse.

L’argomento generale è la resilienza femminile: le altre scrittrici, una italiana e le altre straniere, hanno storie di donne emigrate, di situazioni familiari difficili che vengono da esperienze vissute o ascoltate, poi scritte nei loro libri… e io? Nella mia autobiografia “L’aria buona del giardino” ci sono passi in cui una bambina (io) si è dovuta “corazzare” e trovare una sua strada per superare momenti difficili o per sentirsi libera, eravamo alla metà del secolo scorso, quando la famiglia era molto impositiva e coercitiva. Ho scelto due brani: “L’angolino del castigo” e “Cosa farò da grande”.

Venerdì pomeriggio siamo riusciti per la prima volta a incontrarci di persona in un circolo di Firenze e a fare la prima prova: misurare i tempi delle letture, inserire le musiche di accompagnamento. Mi pare che stia venendo un lavoro interessante e sono piacevolmente sorpresa di come siamo riuscite a fare tanto senza esperienze né competenze specifiche precedenti. Ora ci rivedremo giovedì nell’auditorium dello spettacolo, per decidere gli spazi, i microfoni ecc, poi domenica prossima per l’ultima prova appena prima dello spettacolo.

Per me non è un impegno difficile, sono abituata al teatro e mi piace leggere, spero davvero che tutto sia bello e piacevole per il pubblico, che poi faccia riflettere e pensare e che alla fine lasci un segno…

Certo che aggiungo pure questo alle prove del “Camerino” e a quelle della regista giovane, che ci fa riportare nella rassegna L’Eredità delle Donne anche quest’anno il nostro “Alfabeto al femminile” (per fortuna me lo ricordo bene) e la prossima settimana sarà di fuoco…

 
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AL NORD

Post n°1845 pubblicato il 11 Ottobre 2022 da atapo
 
Tag: viaggi

PICCOLO VIAGGIO, PICCOLO PREMIO

 

Pavia, ponte coperto

Piccolo” non in senso negativo, o sminuente: è stata ugualmente una esperienza positiva, come lo è sempre uscire dal quotidiano tran-tran per qualcosa di nuovo. E’ durato il tempo di un fine settimana lungo, dal venerdì al lunedì, in questo sta principalmente il significato dell’aggettivo “piccolo”.

Il premio era, se vogliamo, piccolo: un concorso a cui avevo mandato un breve (ecco, piccolo anche questo) racconto ed ero entrata nel gruppo dei finalisti, sabato da questi sarebbero usciti i tre vincitori, i restanti tutti a pari merito. Non ho vinto, stavolta, non si può raggiungere sempre il massimo, ma io e mio marito col camper eravamo partiti venerdì per partecipare alla cerimonia di premiazione coi vincitori proclamati a sorpresa; partiti da Firenze, cena e sosta notturna a Bologna, prosecuzione del viaggio sabato mattina fino alla meta, un piccolo paese di campagna in provincia di Pavia.

Nel pomeriggio la cerimonia, i finalisti non premiati hanno ricevuto ugualmente un omaggio: una serie di cartoline con immagini del paese a inizio ‘900 e due segnalibri magnetici, che ho molto apprezzato perché mi fanno proprio comodo. Dopo ci è stato offerto un ricco aperitivo, praticamente la cena.

Io non ero mai stata in quelle zone, così domenica e lunedì siamo andati alla Certosa di Pavia e a visitare Pavia. Abbiamo avuto cielo grigio e anche un po’ di pioggia, ma non ha rovinato il viaggio, anzi ha reso l’ambiente più suggestivo.

Ho osservato il paesaggio padano, i campi immensi, ora che tutto è stato raccolto, sembrano un deserto, in cui spuntano ogni tanto enormi cascine: alcune sono ancora attive, altre sono state trasformate in alberghi, residence, anche condomini, altre purtroppo stanno cadendo in rovina. Nei piccoli paesi, come quello in cui c’è stata la premiazione, lungo la strada principale si affacciano per lo più case basse, ci sono spesso grandi portoni dietro cui si intravedono ancora le aie e oltre le stalle trasformate in appartamenti. Mi tornava in mente il film “L’albero degli zoccoli”, quel mondo ormai scomparso.

Mi è piaciuto moltissimo, intorno a Pavia, l’enorme parco del Ticino, un bosco di pianura a tratti molto fitto, a tratti con radure e prati ad uso della gente; ma Pavia è tutta piena di alberi, lungo i viali e nelle piazze, ha un bel parco pubblico attorno al castello. E’ un aspetto apprezzabile della città, molto meno apprezzabile è il sudicio che abbiamo trovato in giro: rifiuti lasciati lungo le strade, in molti angoli sacchi neri stracolmi e a volte rotti per il troppo tempo di abbandono. Non capisco il perché di questa trascuratezza e inciviltà, che fa a pugni con la cura del verde. A parte questo, Pavia mi è sembrata gradevole, ha belle chiese romaniche, palazzi antichi ben tenuti e il quartiere Ticino dalle colorate casette dei pescatori di un tempo, affacciate sul fiume. E ha la vivacità dei giovani, dato che c’è l’università e di giovani in giro ce n’erano tanti, anche molte piccole famiglie coi bimbi nei passeggini.

Spettacolare è stata la Certosa di Pavia, costruita e abbellita durante vari secoli; un frate ci ha guidato nella visita, io ero colpita dall’opulenza e dalla grandezza dell’edificio, pensavo alla ricchezza smisurata di Gian Galeazzo Visconti che la fece costruire, all’interno dei suoi immensi possedimenti di campagna: il santuario e accanto la villa per sé e famiglia, dove passare le estati, nell’aria buona della campagna. Anche allora ricchi straricchi… e poveracci a lottare per la sopravvivenza e… per arricchire ancora di più i padroni!

Là è zona di risaie, ho voluto gustarmi un buon risotto, l’ho trovato a Pavia, in una piccola trattoria sul fiume, appartenente alla “Confraternita del risotto”: una garanzia! Infatti era squisito: ai funghi porcini, piselli e formaggio, tenterò di rifarlo a casa mia!

Bei giorni di viaggio tranquillo, di stacco dalla normalità, ritorno a Firenze rilassata, pronta a ributtarmi nel caos e nell’affollamento… con la speranza di vincere altri premi e di ripartire presto!


 

 
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RIPRESA

Post n°1844 pubblicato il 30 Settembre 2022 da atapo
 

AL LAVORO !

 


Domani è il primo ottobre: una volta era il giorno di inizio della scuola, fine assoluta delle vacanza!

Sorrido, perchè quest'anno, casualmente, il primo ottobre per me segna proprio la fine delle vacanze: dalla settimana prossima riprende tutto, ma proprio TUTTO.

Principalmente i teatri; rivedere i miei coetanei anziani dei "Ragazzi over 65" mi dà gioia, anche se purtroppo una di noi ha perso da poco il marito, che conoscevo bene anch'io, e questa è un'ombra molto triste, speriamo che lo stare insieme la aiuti, almeno per quelle poche ore, a non sentirsi troppo sola.

Un po' di ansia mi dà invece l'avvio nel "Camerino Volante": non tanto per i compagni, alcuni dei quali già conosco dagli Spostati, ma per la loro organizzazione, che dalle loro conversazioni su whatsapp sto scoprendo essere molto... disorganizzata. Mah, speriamo non sia una ulteriore causa di stress, già mi bastano le sorprese e i cambi repentini a livello familiare!

Poi dovremo fissare incontri con un gruppo di donne per preparare uno spettacolo che sta nascendo tra noi, per ora solo attraverso conversazioni on line, ma presto si concretizzerà e parteciperemo a una rassegna del Comune di Firenze. Tutto nuovo, da zero, e mi emoziona parecchio.

E c'è dell'altro: mia figlia ha chiesto se ce la sentiamo, noi nonni, di riprendere l'abitudine ante-Covid del martedì pomeriggio dedicato ai nipoti: organizzare il riprenderli dalle scuole, la merenda, restare con loro finchè non ritorna un genitore (per lei è il giorno in cui ha le riunioni dopo le ore di servizio).

Più di una volta avevo detto qui quanto mi dispiacesse la mancanza di questi appuntamenti, che, anche se faticosi, ci permettevano di mantenere un rapporto continuativo coi nipoti, di seguirli nei cambiamenti e nella crescita. Era molto bello e i due anni di precauzioni per la pandemia ce li facevano sentire meno in confidenza quando, raramente, si riusciva a incontrarli. Così riprenderemo, sperando in bene per la nostra salute. D'altra parte, con tutti i rincari presenti e futuri, nonostante siano cresciuti e talvolta restino a casa da soli, sollevare un po' dalle spese delle babysitter non è una cattiva idea.

La ciliegina sulla torta è... il dentista! L'estate mi ha regalato una carie, quindi bisogna trovare il tempo.

E tutto questo comincia da lunedì prossimo! Sperando che non piova troppo. BUON ANNO!

 
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RITORNO DEFINITIVO

Post n°1843 pubblicato il 26 Settembre 2022 da atapo
 
Tag: cronaca

UN MESE COSI’

 


 

Ci sono stata, sì, in montagna. Anche col brutto tempo, un’umidità che non ricordavo da un pezzo, che mi ha fatto vestire a strati con quasi tutto ciò che avevo messo in valigia. Allora siamo tornati a Firenze due giorni, per “asciugarci” e passare una domenica da mio figlio, poi siamo tornati lassù, visto che il tempo sarebbe migliorato, quindi ci siamo goduti un’altra bella settimana. E lassù si sta proprio bene: per me è un tempo e un luogo di stacco completo, di vita diversa. In realtà faccio cose che farei anche in città, anzi di qualcosa devo per forza farne a meno, ma chissà, forse è l’ambiente, forse lo stato d’animo, riesco ad essere in generale più rilassata. Tra l’insalata, le cipolle, le ultime zucchine, la quantità enorme di mele che l’albero ha prodotto quest’anno, passo molto tempo da ortolana nell’orto, poi in casa a pulire e sistemare ciò che raccolgo e intanto elaboro ricette ed esperimenti culinari, da fare soprattutto al ritorno a Firenze: ci saranno parecchie marmellate nel prossimo futuro e torte di mele che proverò a congelare.

Ma anche col sole la temperatura a 800 metri si è infine abbassata troppo, siamo scappati e ho deciso che per quest’anno i miei soggiorni lassù sono finiti; mio marito resiste di più e forse tornerà là a lavorare ancora qualche giorno. Io, che cerco di non prendere freddo e umido durante l’inverno per non cadere nei miei malanni, figuriamoci se me li vado proprio a cercare già in autunno!

Ora sono definitivamente a organizzarmi in città: sto facendo il cambio degli armadi, un po’ repentino quest’anno, dalle canottiere e sandali si è passati velocemente a magliette con le maniche lunghe e a scarpe chiuse, insieme a giacchette pesanti e impermeabili, perché il tempo volge al brutto. Peccato perché avrei passato volentieri qualche pomeriggio in giro per Firenze, a vedere qualche mostra, e i martedì mattina alla lunga passeggiata nel parco sull’Arno, con la scusa del mercato settimanale.

Devo organizzarmi anche su questa pagina blog: i mesi passati, dai cambi repentini di programmi, mi hanno fatto trascurare qui gli aggiornamenti, vedremo se d’ora in poi sarò più ordinata, o se sarò, come capita, sopraffatta dagli eventi.

Settembre si chiude “col botto”: mi sono arrivate le comunicazioni che ho avuto classificazioni importanti in ben tre concorsi letterari a cui avevo mandato racconti durante i mesi scorsi, con i relativi inviti alle premiazioni.

In uno sono addirittura arrivata prima, era a Bologna e la premiazione si è svolta sabato scorso, naturalmente è stata l’occasione anche per un bel pranzo in un ristorante che fa tortellini strepitosi, non ricordo di averne mai mangiati così buoni. All’evento c’erano anche amici bolognesi che non vedevo da tempo e ciò mi ha raddoppiato il piacere della bella giornata. Le altre due premiazioni saranno in ottobre, per una stiamo già organizzando il viaggio, dice mio marito che per due o tre giorni si può andare anche col camper, dato che il problema più grosso, il water che restava aperto, è riuscito ad aggiustarlo, l’aria condizionata e il frigorifero se non funzionano non è più un guaio in questa stagione.

L’ultima… non so, in quella data avrei già un impegno… si vedrà.

Parlo, parlo, divago, per non soffermarmi sulla realtà di oggi 26 settembre, del dopo elezioni, si apre una nuova era che mi preoccupa non poco: mi dico che sono nata libera… e come finirò?

 
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