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MUSICA D'AUTUNNO UN PO' STONATA

Post n°1633 pubblicato il 22 Settembre 2019 da atapo
 

 

CONTINUAZIONE

 


 

Domenica piovosa di inizio autunno, sono in casa, sola, lui è in montagna a lavorare, lassù ormai in cucina l'impianto elettrico si avvia al completamento.

Come mi è accaduto spesso nei giorni scorsi, penso a cosa ricorderò di questa estate: poco, un luglio di visite mediche, il fresco e il lavoro delle mie scappate da mattina a sera alla casa in montagna, i molti (per le mie abitudini) libri letti. Non c'è stato stacco, è come se giugno si agganciasse direttamente a ora fine settembre.

Se ci fosse stato un viaggio estivo, anche breve, lo spaesamento e le nuove esperienze riempiono occhi e cervello, creano un PRIMA e un DOPO quando al ritorno mi scopro cambiata, anche di poco, anche solo un piccolo rinnovamento che dà l'energia per affrontare il nuovo anno, quello personale che inizia a settembre.

Tutto questo ora non lo sento affatto. Neppure il 16, qui era il primo giorno di scuola, ho provato emozioni come altri anni, l'ho sentito un giorno normale, appena una punta di curiosità per i nipoti che ora abitano in un altro paese, hanno cambiato le scuole e quel giorno dovevano affrontare un nuovo inizio.

Non sento quella carica che mi spinge a fare progetti, a immaginare i prossimi mesi, per ora mi lascio trascinare dagli eventi giorno dopo giorno, sono ancora stanca, un'estate così non mi ha rigenerata.

Sono già ripresi gli incontri al gruppo teatrale "I ragazzi over 65", ci hanno chiesto una replica a inizio ottobre (poi ne parlerò) e forse perchè era l'ultimo impegno terminato a fine giugno, mi sembra che non sia terminato mai, che prosegua e basta. La settimana prossima ricomincio anche con "Gli Spostati", mi è arrivata voce che tra gli attori ci saranno abbandoni e arrivi, anche qui c'è una replica già fissata e sarà tosta.

E continuo a leggere: mi dedico adesso a libri di autobiografie (Susanna Tamaro, Oriana Fallaci, André Agassi), rifletto come sono impostate e intanto vado avanti a scrivere la mia, anzi l'ho quasi finita.

L'insegnante del corso di scrittura creativa ha mandato la proposta di un altro corso con lei (ottobre-dicembre), ma non lo farò perché voglio concentrarmi sul mio lavoro e terminarlo prima possibile, devo inserirlo fra gli impegni "obbligatori" che stanno riprendendo e non ho tempo per altro, finché non vedrò il mio libro stampato e la strada è ancora lunga.

Però un viaggetto comincia a mancarmi, mi manca un'aria diversa, un panorama diverso, qualche incontro con chi non vedo da tanto o con chi non conosco e mi lascia una piccola traccia di sè in qualche parola o qualche piccola azione.

In certi momenti tutto mi sta stretto, guardo il cielo e vorrei volare via. Ma ormai ha ripreso a piovere e questo non facilità le cose.

 
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ANNIVERSARIO

Post n°1632 pubblicato il 15 Settembre 2019 da atapo
 
Tag: cronaca

LOST

Complice la splendida giornata e la libertà data dal marito in montagna, ieri subito dopo pranzo ho deciso di andare a vedere la mostra su Eleonora Duncan, che finisce la settimana prossima.

E' a villa Bardini, un luogo di Firenze fuori dalle vie turistiche classiche, una chicca immersa in un enorme giardino.

Non è raggiungibile facilmente, alle altre mostre eravamo sempre andati in auto parcheggiando dove era suggerito, stavolta mi sono studiata bene orari e percorsi degli autobus, perché a piedi la strada è molto diversa e da quelle parti io a piedi non ci sono mai stata.

Per sicurezza mi ero presa anche una piccola mappa, di quelle che anni fa davano con gli elenchi telefonici, non è molto precisa, ma insomma è meglio di niente e soprattutto è leggera da tenere in borsa. Che buffo, dal 1981 abito a Firenze, eppure mi succede ancora di andare in giro con la mappa, da turista, perché non conosco tutta la città.

Nel mio giro sono capitata prima all'ingresso del giardino, ho chiesto: - Da qui si arriva alla mostra? -

- Certo, segua il viale e in cima la mostra sarà a destra, nella villa. -

Mi sono avviata fiduciosa. Il viale è in salita, procede a zig-zag, con punti chiusi come in un bosco e altri aperti su vedute mozzafiato sia su altre zone del giardino, sia su panorami della città sempre più vasti man mano che salivo.

 


 

Già, salivo, salivo… Ma dov'era la villa?

Avevo mantenuto il viale principale, anche se certe digressioni laterali mi tentavano, però non si arrivava mai, forse mi ero persa? Il timore un po' viene, ma la passeggiata era bellissima, il “perdermi” mi stava regalando nuovi scorci e belle emozioni, non mi affrettavo, volevo godermi anche questa inaspettata opportunità.

Poi la villa è apparsa, in alto, sono arrivata. Il giro del giardino, così, non l'avevo mai fatto: di solito siamo capitati qui in giornate fredde e ventose, oppure avevamo fretta, a vedere mostre che interessavano anche mio marito, ma coi tempi ritagliati fra tutti i suoi impegni e le sue lungaggini. Ieri però avevo tutto il diritto e tutta la voglia di decidere quanto NON affrettarmi.

Poi la mostra, affascinante, sull'influenza che questa famosa danzatrice ha avuto sull'arte del suo tempo, a cavallo tra 800 e 900, il sinuoso e decorativo mondo del Liberty, del simbolismo…

 


Ora dovevo tornare: non mi andava di riprendere la via del giardino, sono uscita direttamente dalla villa in un'altra strada, da tutta un'altra parte. E mi sono affidata un po' all'intuito, la mappa era un po' confusa, lì c'è un grande intreccio di strade e stradine per scendere sui lungarni, dove avrei trovato l'autobus.

Di nuovo quest'impressione di essere turista, una lunga strada antica, silenziosa, poco frequentata, in discesa ripida, in una zona della città dove non sono mai stata. Prima o poi sarei arrivata da qualche parte!

E pensieri correvano in testa: questi sono i miei viaggi, ora, ma anche nella propria città ci sono posti nuovi da scoprire… Però mi piacerebbe condividere queste scoperte con qualcuno, possibile che sia sempre così difficile…

Accontentiamoci. Ultimi passi sotto un voltone, ecco i lungarni, il Ponte Vecchio, il “muro” dei turisti. Fine del pomeriggio magico.

E ve lo regalo, anche per abbellire un anniversario: cominciai a scrivere questo blog il 15 settembre del 2007.

 

 
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LETTURE

Post n°1631 pubblicato il 13 Settembre 2019 da atapo
 
Tag: cronaca

LA  LISTA

 

Jean-Etienne Liotard, Donna che legge

 

In questa estate senza viaggi, i miei viaggi sono state le letture. Non avevo mai letto tanto, ho moltissimi libri in casa che reclamano la mia attenzione, ne ho portati con me nell'attesa alle fermate dell'autobus, sugli autobus dove, poco affollati, ho sempre trovato posto a sedere, nelle sale d'attesa degli ambulatori, in montagna ad abbellirmi il riposo tra un lavoro e l'altro, li ho tenuti sul comodino per un relax del pomeriggio e ogni sera, prima di dormire, ne ho letto alcune pagine (anche di più, e fino a tardi, se il punto era trascinante).
Con un piccolo orgoglio scrivo qui la lista dei libri letti in luglio e agosto, l'estate sta finendo, dalla settimana prossima ricominciano gli incontri per il teatro, le mie letture libere e disordinate rallenteranno.

Però, non c'è male... Difficilmente avrò un'altra estate così.

Lettera d'amore a una ragazza di una volta (Enzo Biagi)
Camera con vista (E.M.Forster)
Di che giardino sei? (Duccio Demetrio)
Il bene ostinato (Paolo Rumiz)
Sognando Jane Austen a Baghdad (Bee Rowlatt)
Balzac e la piccola sarta cinese (Dai Sijie)
Dopo il buio. Storia di un amore malato (Merilia Ciconte)
Manicomio primavera (Clara Sereni)
Tu, mio (Erri De Luca)

 
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LUI ED IO

Post n°1630 pubblicato il 07 Settembre 2019 da atapo
 

PASSEGGIATA

 


 

Camminiamo lenti, io e il mio nipotino Riccardo, lungo la strada nel paese di montagna. Il suo papà (mio figlio) e mio marito sono nella casa a lavorare insieme, noi due facciamo una passeggiata.
E' la prima volta che lui viene alla nostra casa di montagna, gli piace tutto nonostante non ci sia ancora niente di sistemato: forse è proprio per questo, c'è un'aria di indefinito in ogni stanza, che potrà diventare qualsiasi cosa. Allora lui mi ha sussurrato progetti, immaginava dove poter dormire o giocare, sorrideva alla proposta del suo papà di venire lì con noi l'estate prossima.
La strada che abbiamo preso è secondaria, non porta da nessuna parte, finirà a un piccolissimo nucleo di case e a una fabbrica dismessa, la costeggiano da un lato il torrente che scorre molto più in basso, dall'altro il pendio della montagna, e bosco da entrambe le parti, gli alberi a tratti formano un tunnel sopra le nostre teste e dai rami mossi dal vento cadono le gocce della pioggia del mattino: “la pioggia finta” diciamo, perché oltre il verde si intravede il sole.
Guarda tutto, si interessa alle piante, raccoglie le pigne cadute, ma solo le più belle, conversiamo tranquillamente, è un piacere stare con lui, un piacere che capita così di rado e per questo ancora più prezioso. A volte mi viene il pensiero che sia lui il mio nipote preferito, ma non credo, è certamente l'avere poche occasioni di stare insieme che mi fa sentire così intensi i tempi dei nostri incontri.
Le erbe alte che fino a poco tempo fa rendevano impenetrabile il bosco ora sono abbattute dalle piogge e ricoperte da molte foglie già cadute, si scoprono dalla strada sentieri prima nascosti. Allora è bello e un po' avventuroso tentare di salire per il versante, finché si può, perché il terreno è spesso bagnato, non abbiamo scarpe adatte, le ortiche sono dappertutto e lui indossa i pantaloni corti.
Io mi fermo prima, lui sale ancora un po' a esplorare e io lo guardo dal basso, risale lungo letti di torrenti ora in secca, dice che l'estate prossima quando verrà ripulirà per bene dove si intravedono sentieri, è contento della passeggiata, del posto, della casa…

Anche mio figlio è soddisfatto del nostro acquisto, vede delle potenzialità in quelle stanze, magari l'estate prossima verrà anche lui a darci una mano per completarne la sistemazione…
Ma è già ora che loro due riprendano la strada della pianura, altri appuntamenti li aspettano. Arriva sempre troppo presto questo momento, l'ultimo saluto è per lui già sistemato in auto ben assicurato dalla cintura, con gli occhioni azzurri spalancati mi guarda nell'ultimo sorriso. Sono andati, io sono felice e malinconica insieme.
Resto a lavorare con mio marito, fino al tramonto. Nel viaggio di ritorno, pochi chilometri dopo la partenza, per la prima volta sul ciglio della strada, che corre tra i boschi, vediamo un bellissimo capriolo che attraversa subito dopo il nostro passaggio: è quella l'ora in cui più facilmente gli animali si fanno arditi, è un po' pericoloso per chi guida, ma sono incontri affascinanti.
Una bella conclusione di giornata,  prendo questa visione improvvisa come buon auspicio.

 
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MA GUARDA CHI SI VEDE

Post n°1629 pubblicato il 01 Settembre 2019 da atapo
 

IERI… CHI  VIENE,  CHI  VA

 

 

Di mattina, abbastanza presto, esco per una commissione nel quartiere. Finalmente è un po' meno caldo, dopo l'impegno faccio volentieri una passeggiata per le strade della mia periferia: palazzi sì, ma attorno giardini ben alberati, privati e pubblici, e prati aperti verso la ferrovia e l'Arno.
Si sta proprio bene, arrivo alla zona in cui abitavo prima, al centro commerciale dove ora vado più raramente, mi è più scomodo, ho un altro supermercato vicino a casa per le spese correnti.
Ne approfitto per comperare alcune cose in lista acquisti, non c'è nemmeno affollamento nonostante sia sabato, molti saranno ancora in ferie.
Su una panchina, appena fuori, incontro un amico che recita in teatro con me, in entrambi i gruppi. Aspetta la moglie che sta facendo la spesa. E' tutto abbronzato, avevo visto da poco le loro foto su facebook, erano al mare.
- Come è andata? Siete stati bene al mare? -
- Bene… sì… abbastanza… però mai più così! -

E racconta: erano in campeggio, con figli e nipoti. I figli avevano tanto insistito: - Quest'anno venite al mare in campeggio con noi, ci sono le roulottes, si sta bene! -
Però: - Certo, si sta bene, si sta insieme… però era tutto un chiedermi: potresti fare questo… e quest'altro… c'è da sistemare… Ma che vacanze sono! No no, meglio da soli in pensione, dove è tutto pronto e non c'è da pensare a nulla! Quello sì che è riposo! -
Ridiamo insieme di questa esperienza di “tuttofare”: del resto lui è così, sempre affaccendato e capace di fare tutto (quasi peggio di mio marito), però dei giorni riposanti se li meritava!

Poi salgo in autobus per tornare a casa. Alla fermata successiva, insieme ai suoi genitori e a un po' di bagagli, sale S., la ragazza di origini dello Sri Lanka, mia ex scolara, con cui facevo conversazione di francese due anni fa, per prepararsi all'esame di maturità, ne raccontai anche qui. Poi andò all'università in Inghilterra, ogni tanto ci siamo scambiate notizie attraverso facebook, talvolta mi era venuta a far visita nei suoi rientri per le vacanze.
Saluti affettuosi, baci e abbracci.
- Stai tornando in Inghilterra? - le chiedo.
- No, vado a Parigi. -

Enorme stupore mio: - In vacanza? O cambi Università?-
Lei mi informa, in fretta perché dopo poco devo scendere.
La sua università manda gli studenti del terzo anno a fare periodi di stage e di studio in altri paesi europei: lei starà quattro mesi in Francia, ora a Parigi, poi a Tolosa.
La sommergo di auguri, mi emoziono per questa sua ricca possibilità di esperienze, la invidio anche un po'. Ai miei tempi… noi anziani diciamo sempre così, però queste bellissime opportunità non c'erano, o meglio, erano solo alla portata dei più ricchi, io non avrei potuto nemmeno sognarmele, inoltre in famiglia mia andare all'estero da sola era considerato poco serio per una ragazza.
Come è più bello adesso! Quanta apertura e possibilità di crescita e di esperienza!
Però… un piccolo pensiero mi mette una punta di tristezza: non è che anche lei diventerà un ennesimo “cervello in fuga”?

 
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VIAGGIO PICCOLO

Post n°1628 pubblicato il 30 Agosto 2019 da atapo
 

LA  MIA  AFRICA  (e non solo)


 

La mia Africa stavolta è a Bologna.
In questi giorni c'è una grande mostra di arte africana, inserita nella storia e nelle culture dell'Africa, circa dall'anno 1000 alla contemporaneità, compresi i rapporti con l'Europa.
Dico culture, perchè in quel continente ci sono stati regni e storie complessi, culture ricche  e fenomeni artistici notevoli che solo da poco sono studiati e riconosciuti di grande valore per la storia generale dell'umanità.
Questa esposizione, durata tutta l'estate, chiude la settimana prossima.
Da tanto ci volevamo andare, l'argomento interessa molto sia me che mio marito, ma non si riusciva ad organizzarci per fare la gita insieme.
Gli ho dato l'ultimatum, come succede spesso in casi simili: - O trovi un giorno per lasciare il lavoro in montagna e andare, o ci vado da sola.-
E, finalmente, deciso pochi giorni prima, minacciato che non lo dimenticasse e non prendesse impegni, finalmente ieri siamo andati, gli ho fatto il tour operator, ho organizzato tutta la giornata, lui doveva solo guidare la macchina, poi seguirmi per Bologna senza preoccuparsi di niente.
La mostra  è stata molto bella, superiore alle mie aspettative: c'è veramente una rappresentanza di sculture e oggetti provenienti da varie culture dell'Africa sub sahariana ed equatoriale, molti di una raffinatezza incredibile, reperti di antichi regni e antiche popolazioni oggi perduti, da studiare a fondo e rivalutare. Lavorazione dei metalli, lavorazione dell'avorio... ho scoperto che provenivano da artisti africani certi corni e certe saliere d'avorio lavorate in modo incredibile che avevo già visto nei tesori dei Medici: c'era un vivace commercio di questi capolavori fra Africa ed Europa.
Poi, tra l'elenco dei ristoranti che gli avevo preparato, abbiamo preferito un veloce quasi self-service, perchè la mostra ci aveva trattenuto con le sue meraviglie ben oltre l'orario canonico di pranzo.
Per sfruttare la giornata a Bologna, abbiamo fatto ciò che da anni mi ripromettevo: col trenino turistico siamo saliti alla basilica di San Luca, collegata alla città dal famoso portico lungo quasi 4 chilometri.
Una volta, in gioventù, il percorso, un po' per devozione e un po' per divertimento, si faceva a piedi: i ragazzi bolognesi spesso in maggio o giugno salgono a gruppi per ... supplicare la promozione e anch'io l'avevo fatto varie volte, con le amiche.
Ora gli anni sono moltiplicati e le forze quasi azzerate, allora questo trenino è molto simpatico, ti fa rimescolare le sensazioni della giovinezza a quelle del turista, perchè l'audioguida dà molte informazioni su ciò che si vede lungo il percorso, notizie che in gran parte non sapevo, visto che da Bologna me ne sono allontanata a 30 anni.
Lassù il caldo era ... africano, tanto da rimanere in tema con la giornata, per fortuna la basilica barocca nelle sue sinuosità architettoniche all'aperto forma diverse zone piacevoli di ombra, dove fare sosta.
Davanti a una certa scalinata, mentre mio marito diceva: - Io non credo di esserci mai stato qui.-, gli ho ricordato che una volta, c'eravamo conosciuti da poco, invece eravamo saliti e proprio in cima a quella scalinata mi aveva scattato alcune foto, in un album le conserviamo ancora. E gli ho proposto di farmi una foto nello stesso punto...
Mentre lui scattava è arrivata una coppia di sposi col fotografo, per qualche foto di rito in quel luogo che per i Bolognesi è molto importante. Hanno aspettato che noi finissimo, per salire la stessa scalinata. Io ne scendevo e ci siamo incrociati.
Gli ho fatto un augurio e, mentre loro già mi stavano ringraziando, gli ho aggiunto: - Aspettate, vi faccio un augurio più importante: che voi possiate tornare qui insieme a rifare le foto fra cinquant'anni, come stiamo facendo noi due adesso.-
Commozione generale, anche del fotografo e della mamma della sposa, che li accompagnava.

A sera, a casa, abbiamo riaperto l'album e riguardato quelle foto di cinquanta anni fa, in bianco e nero: mi ricordavo bene, dietro ad ognuna c'è scritto "agosto 1969": un altro po' di commozione...

 
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CHE POSSO DIRVI ?

Post n°1627 pubblicato il 26 Agosto 2019 da atapo
 

SEMPRE  UGUALE

 

 

Che volete che scriva? Ormai le mie settimane estive sono tutte uguali. Qualche giorno vado in montagna con mio marito, dove faccio l'operaia a pulire mobiletti o a togliere l'intonaco vecchio dalle pareti, non posso fare altro perchè lui è tutto un trapanare per fare buchi nei muri, passare fili e fare polvere.

Così mi ritaglio anche diverse ore seduta fuori nello spazio dietro casa, in quelle zone intermedie tra sole e ombra, sotto i primi alberi del pendio che è a ridosso della casa… e leggo: lì si sta benissimo. Non ho letto da anni tanti libri come questa estate, è un aspetto positivo, direi.
Altri giorni resto a Firenze. Fa un po' meno caldo, tra poco potrò riprendere qualche giro in centro, gli autobus sono più frequenti. Intanto apprezzo queste giornate di solitudine, quando lui è su:
il silenzio in casa senza continui e ossessivi telefilm polizieschi alla televisione,
il non avere questioni da discutere su come aprire o chiudere le finestre per non fare entrare il caldo, o su quanta roba, sempre troppa, c'è nel frigo o nel congelatore;
il fare ciò che voglio del mio tempo, nella stanza che voglio, senza che ci siano improvvise interruzioni per cambiamenti di programma o occupazioni ingombranti di spazi con attrezzature di bricolage,
il lavorare tranquilla al computer, così che riesco a continuare l'autobiografia,
il poter decidere a pranzo cosa mangiare, anche pochissimo, uno yogurt e via, o certi intrugli sperimentali a base di insalate o legumi, che lui non sopporta.
Devo confessarlo: è vacanza anche questo.
Ma ormai siamo alla fine:
sono tornati i nipoti, che sono già venuti in visita a far fuori la provvista di succo di frutta e a raccontare con entusiasmo le avventure siciliane,
nell'agenda si avvicinano i giorni di impegni programmati da prima dell'estate,
sono già arrivate telefonate da chi è rientrato e getta le basi di nuovi progetti.
Non ho nulla di rilevante da scrivere qui, per ora, invece avrei da scrivere molto ancora nell'autobiografia, sarebbe il caso che la concludessi, prima che spuntino impegni come funghi.
Ci si avvia all'autunno.

 
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TORNATA

Post n°1626 pubblicato il 21 Agosto 2019 da atapo
 
Tag: viaggi

SONO  TORNATA  DALL' AMERICA

 

cascate del Niagara

 

Elasti, quella che scrive su D di Repubblica e che lavora in radio a Caterpillar AM, ha terminato il viaggio negli Stati Uniti d'America, è rientrata in Italia e anch'io con lei.
Metteva quotidianamente dei post-video su Facebook in cui raccontava le sue giornate laggiù con la sua famiglia, mostrava ciò che vedevano intorno a loro; io ogni mattina (complice il fuso orario) non vedevo l'ora di accendere il computer per guardare quello che aveva pubblicato da poche ore e illudermi di stare anch'io in America. Mi ha fatto una buona compagnia in queste ultime settimane.
Ho vissuto nella tranquilla città di A. nel Massachussetts scoprendone le case, i centri commerciali, i boschi, le serate di festa e fuochi artificiali, poi sono partita per l'Ohio e ho conosciuto la cultura degli Amish, con gli abiti severi, le grandi fattorie, i carri trainati da cavalli al posto delle auto: una vita lontana nel tempo e quasi fuori dal mondo. Grandi praterie da attraversare, intervallate da cittadine sonnolente viste solo nei films e invece esistono davvero, fino alle cascate del Niagara, sul lato degli Stati Uniti.
Dicono sia meno bello di quello canadese, ma io sono rimasta a bocca aperta: illuminate da sequenze colorate in notturna, possenti di giorno quando ci sono andata (cioè lei ecc…) con la guida in un incontro ravvicinato. Avevo avuto l'esperienza delle cascate delle Marmore, ecco, da moltiplicare un migliaio di volte!
Di nuovo in viaggio, a Chicago, ultima tappa. Quartieri contrastanti: grattacieli enormi, case graziosissime circondate dal verde nelle zone residenziali “storiche”, poi l'acquario, il museo delle scienze, il museo delle arti con moltissimi quadri degli impressionisti e di tanti altri artisti moderni, un lago infinito che pare il mare… E' una città giovane, nata nell'ottocento, e pare molto gradevole e vivibile. Elasti dice che lei e famiglia l'hanno apprezzata più di New York.
Io l'ho apprezzata e basta, anche se solo visitata per interposta persona. Ci andrò mai nella realtà? Non credo, ho smesso di crogiolarmi in certi sogni, mi accontento così, in questa torrida estate squallida mi accontento di viaggiare in questo modo. Se mi impegno a crederci, posso anche convincermi ed esserne soddisfatta.

 
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VITA D'AGOSTO

Post n°1625 pubblicato il 16 Agosto 2019 da atapo
 
Tag: cronaca

SILENZIO E VUOTO

 

Ferragosto nella periferia fiorentina


Gli aspetti cittadini positivi della (mia) settimana di Ferragosto sono i seguenti:

le strade sono vuote, pochi veicoli passano, i pedoni riescono ad attraversare senza attese interminabili davanti alle strisce pedonali, anzi, ci si può arrischiare all'attraversamento anche fuori dalle strisce;

gli autobus sono pochi, è vero, ma se si conoscono gli orari si può stare certi della puntualità, il traffico è scarso, inoltre non sono mai affollati, c'è l'aria condizionata, i pochi passeggeri che salgono scambiano un BUONGIORNO con l'autista... è quasi piacevole e ci si può fingere turisti ad attraversare la città sul bus;

nel centro di Firenze i percorsi classici sono affollati dai turisti accaldati, ma un "indigeno" sa come evitarli il più possibile, sfrutta stradine alternative e, cosa importante, ombreggiate: per godersi musei e monumenti l'indigeno usa i mesi invernali;

molti negozi sono chiusi per ferie, è vero, ma per la sopravvivenza quotidiana i supermercati sono sempre aperti e anche belli freschi di aria condizionata, invitano a prolungarvi la sosta, non c'è neppure tanto intreccio di carrelli, i tempi si distendono, si scoprono prodotti a cui non avevamo fatto caso, si riescono a leggere con calma le etichette.

Nella mia periferia in più c'è il silenzio: le palazzine e le casette unifamiliari si sono svuotate, passano poche auto, insistono a cantare i piccoli uccelli nascosti tra i rami frondosi, i piccioni, le cornacchie e i gabbiani.

Abito vicino all'aeroporto, ci sono le ore di punta in cui passano gli aerei e il corridoio d'atterraggio è spesso su casa nostra: si susseguono rombi che durano meno di un minuto, si sentono ora con le finestre aperte (ma spesso stanno chiuse per il caldo), ma non mi disturbano, l'aereo mi dà la sensazione emozionante dei viaggi, dei nuovi territori, delle avventure...

Quest'anno per me nessuna avventura estiva: è sufficiente l'avventura di sistemare quella casa in montagna, che tocca più mio marito in pratica, e che mi lascia sola per parecchie ore durante le giornate, quando lui va su. Questo non è affatto un male, è un tipo di libertà da apprezzare: disporre di spazi e tempi tutti miei, non accadeva da tanto.

Lui non ha mai voluto andare in giro per Ferragosto, troppa confusione, finiva che si restava a boccheggiare tappati in casa, nemmeno un ristorante o una gelateria. Quest'anno la casa è quella in montagna, almeno è al fresco.

Così ieri sono andata con lui, tanto per stare in compagnia, aveva detto che doveva fare lavori in cui avrei potuto aiutarlo. Il viaggio è stato un po'... incolonnato, ma temevamo di peggio, lassù la trattoria preferita aveva posto per noi anche senza prenotazione: c'erano tante feste e sagre nei paesi attorno e i ristoranti "seri" erano quasi vuoti.

Prima dei lavori in cui l'avrei aiutato doveva però fare altro, così ho sistemato una delle poche seggiole già pulite nello spiazzo dietro alla casa, tra sole e ombra, sul limitare del bosco e mi sono immersa nella lettura di un libro. Si stava benissimo, il silenzio era rotto solo dal fruscio del vento, dai canti sommessi degli uccelli, da musiche lontane provenienti da una festa organizzata su un prato da un gruppo di famiglie con tanti bambini. Non mi disturbava quella musica insieme alle voci dei bimbi, anzi mettevano allegria, dava un'impronta di gioia alla giornata festiva.

Il libro l'ho quasi finito di leggere, il tempo è volato, mio marito non ha avuto bisogno di me perchè il lavoro precedente gli è durato più del previsto: come al solito, non riesce a valutare i tempi necessari. Ci ho guadagnato io, che ho goduto di un vero relax. Lavorerò ad aiutarlo la prossima volta, forse domani.

Intanto, osservando e valutando le misure di pareti e mobili e l'ingombro delle porte, ieri mi sono accorta che una credenza e un divanetto andrebbero meglio sistemati esattamente dalle parti opposte a come sono stati collocati per ora. L'ho fatto notare a mio marito con misurazioni esatte e molta cautela: è molto suscettibile quando propongo modifiche in corso d'opera!

L'ha presa abbastanza bene e ci toccherà fare un "girotondo" di mobili... quando avrà finito l'impianto elettrico, perchè ora il pavimento è tutto pieno di fili e aggeggi vari.

Non è stato affatto un brutto Ferragosto quest'anno, per me.

Oggi sbrigo faccende qui in casa a Firenze, approfitto della tranquillità per scrivere, dato che sono sola. Domani ripartirò per la montagna: alla sera da quelle parti ci sarà anche una sagra interessante, si potrà cenare...

Ferragosto tra i boschi

 
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DOVE VAI IN VACANZA ?

Post n°1624 pubblicato il 12 Agosto 2019 da atapo
 

VENTIDUE

 

 

Erano 22 i gradi ieri sera quando verso le nove siamo ripartiti dal paese di montagna confinante con quello in cui abbiamo la casa, dopo aver cenato coi cibi di strada alla sagra delle specialità locali. Buoni!
Per arrivare dopo meno di un'ora a Firenze e immergerci nei trenta gradi.
Insomma, sarebbe da scappare lassù tutti i giorni, o meglio, andare là e ritornare in città all'arrivo dell'autunno. Ma non si può, perché la casa è ancora perfettamente INAGIBILE.
Io posso fare poco ora per aiutare mio marito a sveltire i lavori: dell'impianto elettrico non ci capisco nulla, i mobili non si possono sistemare finché non c'è pronto questo impianto; in cucina ha montato qualche pezzo, lì l'ho aiutato, ma ho danneggiato ulteriormente l'artrosi che ho a un braccio. Non è nemmeno il caso di mettersi a pulire perché tanto ci saranno altri lavori che provocheranno polvere e calcinacci.
L'estate si consuma così. Quando io salgo con lui è quasi solo per fargli compagnia e stare qualche ora al fresco, poco più. Non ci saranno interruzioni, ha decretato, non andremo qualche giorno al mare dagli amici che ci avevano invitato, si è reso conto che ha ancora tanto da fare. Al massimo, se nei dintorni c'è qualche sagra nei fine settimana, al sabato e domenica sera ceniamo lì, almeno ci risparmiamo di dover preparare poi la cena a casa, sempre ad orari molto attardati.
Ogni tanto c'è un giorno in cui resta a Firenze, se deve fare ricerche o ordini al computer, oppure dobbiamo andare a scegliere qualcosa che serve, negli immensi centri di bricolage (Bricoman, Leroy Merlin), allora è tutto un lamentarsi per il caldo, perché come è sua abitudine non esce presto al mattino, ma verso le 11 e alle 13 siamo ancora in giro. Così non vede l'ora di fuggire il giorno dopo a lavorare in montagna.

Io, a Firenze da sola per buona parte delle giornate, potrei approfittare per andare a vedere qualche museo, anche per fare un salto al mare, SE NON FOSSE COSI' TORRIDO e dappertutto si invitano gli anziani a restare in casa. Il caldo mi sta esaurendo, avevo fatto il buon proposito di finire l'autobiografia, ma non riesco nemmeno a concentrarmi su questo lavoro. Lo confesso, sento parecchio disagio, anche se circondata dai ventilatori nelle stanze al buio, uscendo per la spesa indispensabile e, piccola distrazione, la passeggiata settimanale al mercato nel parco lungo il fiume.

Sopporto, sopporto, passerà. A volte mi chiedo se abbiamo fatto bene a fare questo passo, mi rispondo che è senz'altro un investimento per il futuro, già ora il fresco che possiamo prendere lassù, nonostante tutto, ci fa bene. Abbiamo cercato di essere lungimiranti, le alternative sarebbero state, a mio parere, meno efficaci… e mi fermo qui per non rivangare pesanti situazioni di famiglia. Però in questo momento è dura!
Guardo i video di Elasti alle cascate del Niagara, su Facebook: mi diverto e mi rinfresco.
Oggi un mio amico è partito da Bologna e percorre una parte della Via degli Dei, sull'Appennino, arriverà tra qualche giorno alla Futa: dice che mi terrà informata. Gli sono vicina col pensiero e… con un po' di invidia, so che lui ha le gambe buone, lo immagino in quei posti che ho intravisto in auto e di cui ho letto sul libro di viaggi “Il cammino degli Dei” di Wu Ming 2. Se avesse completato il viaggio, sarei andata ad accoglierlo in piazza della Signoria a Firenze, che è il punto d'arrivo di tutto il percorso.
Ecco, diciamo che questo mezzo cammino degli Dei sarà un altro dei miei viaggi VIRTUALI e IMMAGINATI di questa estate così minimale.

 
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L' INQUILINO

Post n°1623 pubblicato il 07 Agosto 2019 da atapo
 

ANDREA

 

Il mio giardino è terra di passaggio (e a volte di lotte notturne) per molti gatti più o meno randagi e per nulla socializzanti con noi umani.
Nella prima estate dietro ai detriti si rintanava una gatta nera col suo gattino, a cui ha insegnato a cacciare tra gli arbusti e la “foresta” che c'era allora. In seguito un gatto nero con la coda spezzata si fa vedere ogni tanto e ho l'idea che sia quel gattino, poi cresciuto e “incidentato” che torna nel luogo della sua infanzia.
C'è stato fra gli altri un enorme gattone rosso, poi tre micini neri che parevano fratelli, poi una grossa gatta tricolore che esaminava accuratamente gli angoli più riservati, tanto che noi pensavamo volesse trovarne uno adatto per partorire ed esaminavamo accuratamente poi questi posticini per assicurarci che non ci fossero “neonati”.
Ma tutti questi ospiti di passaggio schizzavano via non appena uno di noi umani usciva nel giardino.
Da alcune settimane ecco un nuovo personaggio felino: è giovane, ha la pelliccia abbastanza folta e di media lunghezza, è tigrato sul grigio ma con la base di un particolare marrone rosato, ha i “calzini” bianchi e una buffa mascherina bianca attorno alla bocca e al nasino rosa. Insomma, è proprio bellino.
Ai nostri primi incontri non era diverso dagli altri gatti: fuga precipitosa!
Tutte le sere arrivava e pian piano, invece di restare rintanato nell'erba più alta, ha cominciato a sdraiarsi e rotolarsi nelle zone aperte, sulle pietre dei sentieri. Io lo guardavo da dietro la porta finestra della cucina: pareva che si divertisse un mondo.
Pian piano, quando uscivo e lui c'era, non è più scappato subito: io mi fermavo distante, ci guardavamo. Talvolta si alzava e si allontanava in modo dignitoso, quasi scocciato, tipo: “uno di noi è di troppo”; talvolta restava a fissarmi.
Poi, uscendo di mattina presto a stendere, lo vedevo in un angolo appartato in fondo al giardino, a sonnecchiare all'ombra; non è più fuggito, restiamo a guardarci per un po'… ho cominciato a salutarlo, lui mi strizza gli occhi, lo faccio anch'io: ho saputo che per i gatti è un segnale di accoglienza, di pace. Durante il giorno se ne va, ma a volte se esco lo rivedo in fondo al giardino o appena al di là della rete di recinzione.

Verso sera, quando fa più fresco, girella tranquillamente, caccia qualcosa, poi si dirige verso il fondo e forse dorme sempre nello stesso posto, perché nell'erba c'è ormai la nicchia del suo piccolo corpo.
Ormai posso arrivargli abbastanza vicina, lui non dà più segni di paura o insofferenza, mi guarda oppure continua tranquillo a pulirsi o a sonnecchiare.
Mi ci sto affezionando, non mi azzardo a tentare una carezza, temo sia troppo presto, però… vorrei che accadesse. Vorrei anche lasciargli qualche crocchetta, così da “legarlo” al mio giardino, mi piacerebbe averlo come piccolo amico, anche senza tenerlo del tutto “domestico”. Penso al Piccolo Principe e alla Volpe che vuole essere addomesticata "Ogni giorno verrai un po' più vicino..."
Con mio marito, guai a parlarne! Non ne vuole assolutamente sapere di instaurare legami felini più stretti… Del resto, se è un randagio, è un valore per lui la libertà, non è giusto levargliela.
Sarà maschio o femmina? Dalla criniera che ha attorno alla testa direi maschio, ma non si riesce ad accertarsene, quel colore così strano qualcuno mi ha detto che è soprattutto delle femmine…
La nostra tenue amicizia necessita che questo micio abbia un nome: ho deciso di chiamarlo ANDREA, che in varie lingue è nome sia maschile che femminile…
E vedremo gli sviluppi della nostra storia.


 
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SPESSO RITORNANO

Post n°1622 pubblicato il 31 Luglio 2019 da atapo
 

LA  TRIBU'

 


 

Il fatto che i miei nipotini (tutti meno uno) si siano trasferiti da vicino casa mia a un paese fuori Firenze mi faceva temere che li avrei visti più di rado.
Almeno per ora non è stato così.
I loro genitori hanno ancora diverse faccende burocratiche e organizzative da sistemare, inoltre vorrebbero completare l'arredamento spendendo meno possibile, cioè rincorrono le occasioni a poco prezzo o in dono nei vari siti on-line e lì bisogna davvero afferrarle al volo! E queste occasioni quasi sempre sono fuori Firenze, anche parecchio lontane...
Così ultimamente i genitori partono e i quattro bambini vengono "appoggiati" a casa nostra per molte ore, pasti compresi. A volte era deciso già da qualche giorno, in modo che io potessi organizzarmi per fare la spesa e altro, a volte è arrivata la telefonata poche ore prima e allora è stato un arrampicarsi sugli specchi per rivedere i piani della giornata e fare il punto sulle provviste: sfamare quattro pargoli non è una passeggiata. Inoltre Cesare è nella fase "proviamo a lasciare il pannolino", ma ancora con frequenti incidenti a cui occorre far fronte e bisogna ricordarsi ogni mezz'ora di invitarlo ad un preventivo passaggio in bagno...
In più sono sempre sola, perchè mio marito adesso lavora in montagna intensivamente, sale tutti i giorni, si è accorto che va più a rilento di quanto pensasse quindi la casa ancora non è godibile, si è innervosito per questo... e forse è meglio averlo intorno meno possibile.
I quattro pargoli arrivano baldanzosi e felici, cerco di "dirigerli" ai giochi vari per non farli parcheggiare troppo davanti alla televisione, annaffiano tutti i vasi con le piante (e anche quelli senza piante), giocano con l'acqua in giardino, riempiono album da colorare o con adesivi da incollare, i maschi hanno a disposizione una marea di macchinine e costruzioni, tutti fanno giochi di società, fanno giochi di logica in un piccolo computer a pila per bambini che si litigano spesso, tanto che abbiamo deciso di mettere il contaminuti per decidere quando va passato da un bambino all'altro. Peccato che non amino disegnare... I cartoni animati sono riservati al primo pomeriggio, quando il piccolo Cesare dorme, almeno stanno quieti e non lo svegliano.
All'ora del pasto apparecchiano la tavola, ognuno si sceglie le proprie posate e bicchieri: ne ho di diversi tipi, più o meno colorati, più o meno infrangibili, ognuno ha i preferiti, oppure trova qualcosa di nuovo frugando nei cassetti. Ultimamente amano tagliare a pezzetti la baguette, mi pare che il permesso di maneggiare il lungo coltello da pane li gratifichi molto...
Si stupiscono ancora che "questo piatto è diverso da come lo fa la mamma", ma dovranno farci l'abitudine. Del resto, è quello che passa il convento ed è già estenuante cercare di evitare tutto ciò che a loro non piace, per non passare da nonni troppo cattivi!
Finora siamo tutti sopravvissuti... la nonna in fondo si diverte, anche se quando se ne vanno si ritrova avanzi da finire, montagne di pentole e piatti da lavare (benedetta sia la lavapiatti) e si accorge di essere molto stanca.

 
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VITA MONTANARA

Post n°1621 pubblicato il 26 Luglio 2019 da atapo
 

 LAMPONI

 


 

Due o tre volte la settimana salgo con mio marito alla casa in montagna. Se qui a Firenze si arriva a 38-40 gradi, lassù si sta un po' meglio, anche se negli ultimi giorni si sono superati i 30° nelle ore centrali della giornata.
Mio marito è affaccendato all'impianto elettrico e agli spostamenti dei pezzi di mobili, a seconda delle esigenze del suddetto impianto, io raschio via l'intonaco dalle pareti che dobbiamo imbiancare e lo aiuto un po' negli spostamenti necessari. Però mi sono dovuta arrendere: ora mi fa male il braccio destro, il polso che ha postumi di una frattura giovanile e il gomito, potrebbe essere il gomito del tennista, ma io non ho mai giocato a tennis.
Così ultimamente lavoro poco e faccio piccole passeggiate per il paese, per ambientarmi: ho scoperto che in certi giorni ci sono una pesca di beneficenza e un mercatino dell'usato, gestito da alcune signore anziane con cui ho fatto conoscenza e qualche chiacchiera.
Mi fanno tornare in mente mia suocera, che gestiva con altre la pesca parrocchiale estiva nel paese della montagna modenese dove avevano la casa. Quando eravamo là in estate, mia figlia si divertiva molto ad “aiutare” la nonna alla pesca, poi la nonna “pilotava” un po' i biglietti che la bimba prendeva e, ma che fortuna, riusciva a farle vincere i giocattolini che le piacevano di più! Quanto tempo è passato… Ecco, quando gli anni prossimi andremo in montagna, potrei aiutare queste signore, in fondo di mercatini sono esperta!
La nostra casa è come “abbracciata” dal pendio del monte, tutto boscoso. A fianco della casa la discesa ripida arriva fin sulla strada. Anche una parte di questa zona, dietro e di lato, fa parte della nostra proprietà, pur senza recinzioni particolari. Avevo già notato dalla strada che stavano maturando molti lamponi e, più acerbi però, i frutti del sambuco.
La settimana scorsa avevo cominciato la raccolta dei lamponi, con grande difficoltà, perché portavo i sandali quindi non potevo salire nemmeno un po' lungo il versante, ma soprattutto perché davanti alle piante di lamponi c'era un muro di ortiche, alte anche più di un metro. Le avevo sfidate e la raccolta di un pugnetto di lamponi mi era costata una bruciatura da ortica sul braccio che mi ha tormentato poi fino alla mattina dopo.
Allora mi sono attrezzata meglio e ieri, nel tardo pomeriggio se no sarei morta di caldo, ho messo pantaloni lunghi, scarpe chiuse e una giacchetta impermeabile che mi faceva sentire dentro un sudario. Ho portato con me le forbici da giardiniere: avrei tagliato le ortiche per aprirmi il passaggio.
Ma qualcuno aveva già provveduto: le ortiche erano abbattute per la larghezza di un metro, i fusti dei lamponi, dietro e più in alto, anche loro erano stati tirati tutti verso il basso e la strada. Di lamponi… ce n'erano sui rami meno di quanti me ne aspettavo. Se da un lato ho risparmiato il lavoro con le forbici, dall'altro pensavo che qualcuno, magari di sera, era passato sulla strada, aveva fatto spazio e raccolto i lamponi prima di me e questo un po' mi scocciava soprattutto perché aveva sciupato molte piante, piegandole verso il basso. Però, con qualche sforzo e attaccandomi ai rami più robusti, sono riuscita a salire qualche metro lungo il pendio ripido e a mettere un po' di lamponi nella ciotola che avevo portato con me. Sono piccoli, selvatici, ma saporiti; vedo che molti sono secchi, ho paura sia per il caldo, anche nel giardino di Firenze quest'anno ne abbiamo avuti pochi, per il troppo caldo seccavano subito senza maturare.
Mentre ero impegnata nella raccolta è passata una signora col cane al guinzaglio. Come si usa in montagna, ci siamo salutate, mi ha chiesto: - Ce ne sono?-
Io: - Qualcuno…-
Lei ha aggiunto, allontanandosi: - Eh, un bel disastro le hanno fatto i cinghiali!-
Cinghiali! Ecco chi ha abbattuto tutto! In effetti, se guardavo nel bosco sopra la zona a lamponi, c'era traccia di un passaggio che aveva spostato foglie e tracciato come una pista terrosa. Non mi sono meravigliata, lo so che dobbiamo convivere con questi ed altri inquilini del bosco, in fondo non è stato un grosso danno.
Dato che avevo le forbici, ho tagliato ortiche per aprire un passaggio in un altro punto che si era salvato dai cinghiali, per raggiungere qualche altro lampone, ma soprattutto in previsione della raccolta dei frutti del sambuco, che stavano proprio sopra la mia testa. Sperimenterò la preparazione della marmellata di sambuco, che adoro.
E per fare pratica stamattina i lamponi che ho raccolto li ho trasformati in marmellata, pochissima ne è venuta, basterà per una o due colazioni, però mi pare buona e intanto mi alleno.

 
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DOV' ERO ?

Post n°1620 pubblicato il 20 Luglio 2019 da atapo
 
Tag: memoria

SULLA  LUNA

 


 

Il mondo era incollato agli schermi della televisione (ancora in bianco e nero) oppure alle parole della radio, io ero incollata ai libri su cui stavo ripassando forsennatamente, cinquanta anni fa.
Ora si celebra questo anniversario importante per la storia e per la scienza, io continuo a restare scettica: con tutti i problemi da risolvere sulla Terra per assicurare ai popoli una vita dignitosa e “umana”, la conquista della Luna e dello spazio non mi pare ancora di primaria importanza.
Cinquanta anni fa non era affatto il mio interesse principale in quel momento: tre giorni dopo era fissata la mia prova orale all'esame di maturità, erano le ultime ore disponibili per gli ultimi sforzi… e dopo?
Dopo c'erano il buio e l'angoscia, mio padre stava morendo, sapevo che appena finito l'esame avrei dovuto intensificare i miei turni di assistenza al capezzale di papà, per sollevare un poco l'impegno della mamma, che aveva voluto fino ad allora lasciarmi studiare il più tranquilla possibile, se di tranquillità si poteva parlare in casa mia.
L'uomo scese sulla Luna, io stavo per scendere precipitosamente dal mondo sereno dell'infanzia e dell'adolescenza, per me sarebbe cambiato tutto e non in meglio.
Non avevo nemmeno la televisione, imparai la notizia e la cronaca dai giornali radio del giorno dopo, non stavo certo sveglia di notte per quello.
Oggi, per la mia vita personale, non è un bel ricordo.

 
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VIAGGI VIRTUALI

Post n°1619 pubblicato il 13 Luglio 2019 da atapo
 
Tag: viaggi

DOVE  VADO  IN  VACANZA ?

 

E.Hopper

Pesanti sono queste giornate, anche se il caldo è un po' calato, ma ormai il fisico non ne può più e non riesce a godere di quella manciata di gradi in meno. Solo di sera ci si accorge del venticello che adesso, a volte, arriva.
Questa settimana è stato tutto un viaggiare per ambulatori medici: è stato necessario fare esami per quella nevralgia che da mesi mi sta tormentando, tra alti e bassi. Per fortuna finora ho avuto gli appuntamenti in pochi giorni e in luoghi non troppo distanti, ma non è finita: lunedì dovrò recarmi in un ospedale ai limiti della provincia, un viaggetto, altrimenti dovevo aspettare fino a febbraio prossimo...
Naturalmente quest'anno non si parla affatto di partire per viaggi estivi: i viaggi ora hanno sempre per destinazione la casa in montagna. E non sarebbe un male, l'abbiamo comperata per questo. È che ci si va solo per lavorare, per renderla abitabile.

Mio marito va più di me, come al solito decide all'ultimo, la sera prima o la mattina stessa se salirà oppure no, dipende da tante variabili: è stanco? Ha altri impegni qui in città? Deve cercare dei materiali? Ha i materiali necessari per ciò che vuole fare?
Insomma, non si programma niente, non è semplice neanche fare la spesa, riempire o no il frigo perchè non si sa quando e quanti mangiano a casa. Io, tolte le giornate degli impegni medici o coi nipoti, l'ho accompagnato e lassù mi stanco moltissimo, perchè i lavori di manovalanza non sono per le mie (scarse) forze. Però almeno fa più fresco.
Vorrei che si sistemasse e si mettesse in funzione al più presto almeno la cucina, così potremmo prepararci là qualcosa per pranzo, non essere costretti ad andare sempre in trattoria, dove si mangia bene, è vero, ma è così difficile resistere a quelle buone cosine che, a lungo andare, diventano troppo impegnative e caloriche.
Insomma, mi sa che per un pezzo andrà avanti così.
Allora mi accontento di... viaggi virtuali.
Vado in Tunisia.
C'è una giovane signora italiana, sposata con un tunisino, che vive a metà tra Italia e Tunisia, ama questo suo paese d'adozione e attraverso la sua pagina facebook lo fa conoscere e spera di farlo amare anche ai suoi lettori. Ecco, io la seguo con interesse e affetto, quel paese di cui ho un caro ricordo ora è come se lo stessi esplorando di nuovo insieme a lei, non solo dal punto di vista turistico, ma da abitante, che ne vive le speranze e le contraddizioni, Potrei anche partire davvero e fare uno dei tour che anche lei ha fatto, con imprese locali, col turismo sostenibile... beh, non è possibile in questo momento, ma è un sogno che non voglio abbandonare...
Vado negli Stati Uniti.

Elasti, che scrive sul settimanale D di Repubblica, che parla tutte le mattine a Cater Pillar A.M. (ora no, è in ferie, appunto in America) su facebook sta raccontando con video quotidiani le sue giornate nella cittadina della provincia americana di A. in Massachussett, dove passa le estati da diversi anni. Per me lì è un luogo sconosciuto e, in realtà, non sento nemmeno troppo il desiderio di andarci, però mi incuriosisce e mi diverte vedere come si vive, come vive laggiù una famiglia italiana: le case di legno enormi monofamiliari immerse nel verde, alberi ombrosi e giganteschi, lo scoiattolo che sfreccia davanti, i mercati, le feste estive, tutto insomma, e lo scoprire non tanto le differenze, quanto ciò che ci accomuna, a cominciare dalle strade con le crepe e le buche...
Ecco, in questa estate non troppo entusiasmante facebook è diventato il mio tour operator...

 
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PIU' LONTANI

Post n°1618 pubblicato il 05 Luglio 2019 da atapo
 

SE NE SONO ANDATI

 

castello di Usseau

 

E' tutto finito. Hanno traslocato.
Mia figlia, il marito e i quattro nipotini hanno definitivamente lasciato l'appartamentino a dieci minuti a piedi da casa mia e si sono spostati in una casa finalmente più grande in un paese  distante circa 20 chilometri.
Era assolutamente necessario fare questo passo, lo spazio precedente era diventato piccolo e invivibile, ormai da un anno cercavano qualcosa di più adeguato. Io avrei preferito che non si allontanassero di molto, noi nonni non facciamo tanto, ma averli a dieci minuti consentiva di intervenire in fretta nelle emergenze, di avere scambi comodi e frequenti, ormai il nipote più grande Martino veniva a casa nostra da solo, anzi, spesso telefonava: -Ci siete? Posso venire un po' da voi?- per vedersi un film o fare compiti e ricerche in pace, in uno spazio senza i fratellini vocianti attorno. Un'abitudine che non continuerà, ora ci vuole mezz'ora di corriera e la corriera passa ogni ora…
Nonostante che nel mio quartiere si trovino facilmente terratetti con giardino, abbastanza grandi e non troppo costosi, mia figlia invece ha sempre voluto spostarsi fuori Firenze, per cercare aria migliore, più tranquillità e per… allontanarsi dai suoceri. Ora dovrà darsi da fare anche per riorganizzare una rete di babysitter adeguata agli orari di lavoro e di scuola, perchè non tutte quelle che venivano da loro qui a Firenze sono disposte a spostarsi così tanto: speriamo in bene!
Nei mesi e nelle settimane passate, quando si facevano gli scatoloni e si organizzava il trasloco, io cercavo di non pensarci, di fare come se il problema non esistesse. Se ci pensavo, mi venivano in mente altri conoscenti “nonni” che hanno i nipotini lontani, alcuni addirittura all'estero e mi dicevo:- Faremo come loro, li andremo a trovare ogni tanto.-

Però questa idea mi rattristava subito, come mi rattrista quando penso all'altro nipotino, figlio di mio figlio, anche lui abitante in un paese a trenta chilometri da Firenze e che vediamo così poco. Perchè si sa, la vita è frenetica, combinare questi incontri non è sempre facile. E' invece così bella la confidenza che si crea col vedersi spesso, col tenere quel filo che rende partecipi della loro crescita, delle loro conquiste, delle esperienze importanti o buffe di cui si è subito informati…
Insomma, in questo momento mi sento un po' disorientata, la nuova lontananza mi è difficile da accettare.
Ieri mattina sono andata alla loro casa nuova a fare la babysitter per consentire alla mamma alcuni giri urgenti negli uffici comunali per pratiche di residenza. Ancora mi perdo sui loro tre piani, terrazze, cortile, un sacco di stanze, scatoloni aperti e disseminati dappertutto, come è logico che sia dopo una settimana dal trasloco: lo spazio ora non manca, è una casa storica del paese, ristrutturata e riammodernata, per questo è anche un po' strana come disposizione degli ambienti… ed è anche meno facile averli tutti e quattro sotto controllo!
In una delle terrazze, in un angolo, una coppia di piccioni ha fatto il nido e stanno covando due uova: una sorpresa che elettrizza i bambini, sono sempre a guardare dalle persiane cosa succede nel nido, sarebbe bello che vedessero nascere e crescere i pulcini, ma con la confusione che fanno chissà se andrà a buon fine questa esperienza! 
Tornata la loro mamma e arrivato anche il nonno, siamo andati tutti al mercato del paese, abbiamo comperato pollo, patatine e frutta e abbiamo pranzato tutti insieme.
Poi noi nonni siamo rientrati a Firenze, io sentivo la malinconia per averli lasciati e… mi mancavano già! Dovrò farci l'abitudine, ma sarà dura.

 
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STORIA DI TRECCE

Post n°1617 pubblicato il 28 Giugno 2019 da atapo
 
Tag: teatro

LE  TRECCIAIOLE

 

trecciaiole di Brozzi

 

Nei borghi della campagna fiorentina fin dai secoli passati si sviluppò l'arte della lavorazione della paglia: era un lavoro prevalentemente femminile, le donne, in fabbriche o a domicilio, intrecciavano i fili della paglia, coltivata appositamente, in trecce complesse e fantasiose, che poi servivano per la fabbricazione dei cappelli… i famosi cappelli di paglia di Firenze!
Nel maggio del 1896 queste donne, a causa del peggioramento dei salari e delle condizioni di lavoro, scesero in sciopero, guidate da una certa Barsene Conti, detta “la Baldissera” per il suo carattere forte e orgoglioso. Uno sciopero organizzato e portato avanti da donne, una cosa incredibile per quei tempi! Evento di storia locale, che non si trova sui libri della storia ufficiale, il fatto poi che si trattasse di donne l'ha messo per lungo tempo in secondo piano.

 

disegno de "L'illustrazione italiana" dedicato

allo sciopero delle trecciaiole

 

Io abito nel quartiere di Brozzi, proprio il luogo centrale di questo sciopero, la storia viene raccontata dagli anziani, uno storico discendente da questa donna ha raccolto documenti e ci ha fatto una pubblicazione, ma i giovani e chi è venuto ad abitare qui da poco non ne sanno nulla, la memoria storica rischia di disperdersi.
Ecco perché quest'anno noi del gruppo teatrale “I ragazzi over 65” abbiamo chiesto con insistenza alla nostra giovane regista di lavorare su questo tema e di costruirci uno spettacolo. Lei all'inizio non era molto convinta, ma quando ha cominciato a leggere la documentazione che abbiamo nella biblioteca di zona si è appassionata alla figura di Barsene e all'attività artigianale che permetteva a tante famiglie povere di guadagnare un minimo per la sopravvivenza. Ci abbiamo lavorato intensamente: scoprivamo nelle cronache del tempo e negli scritti di chi ci aveva già studiato sopra episodi curiosi appena accennati, sui quali abbiamo lavorato con la fantasia e abbiamo creato delle scenette di vita, immaginando le situazioni e i dialoghi… nell'italiano dell'epoca.
Insomma, è venuto fuori uno spettacolo interessante e originale: quello sciopero ne è il nucleo principale, ma vi si arriva attraverso la storia e le alterne fortune della lavorazione della paglia e dei cappelli tipici di Firenze.
Da pochi anni a Signa, un paese confinante, hanno allestito un “Museo della paglia” proprio su questo ed eravamo anche andati a visitarlo, ritrovando oggetti e immagini di ciò che stavamo scoprendo. L'entusiasmo di tutti nel gruppo è andato aumentando man mano che lo spettacolo prendeva forma… Avevamo deciso di debuttare entro giugno.
Le ultime settimane sono state difficilissime, a causa di questo caldo torrido che ci ha tormentato nelle prove fatte di pomeriggio, ci ha sostenuto solo la consapevolezza dell'importanza del lavoro che stavamo preparando.
E ieri sera finalmente in scena!
Avevamo fatto una discreta pubblicità, con locandine distribuite ai negozi della zona, infatti c'era il pienone, i più anziani forse per il ricordo di storie sentite, i più giovani per la curiosità di qualcosa che riguarda il quartiere.  C'erano anche “autorità”, alcuni consiglieri del quartiere, qualcuno del museo… Tutti attentissimi, risate e applausi nei punti giusti, noi così fieri per l'ottimo risultato delle nostre ricerche. Pensiamo che anche Barsene Conti, sepolta nel piccolo cimitero di zona, sia stata contenta e orgogliosa...
Era presente anche il suo discendente, studioso di storia locale, che è rimasto commosso, è venuto a complimentarsi alla fine sul palcoscenico, ha donato a ogni attore una copia del suo ultimo libro su questa donna: un'opera con splendide immagini dell'epoca! Questo omaggio è stato una graditissima sorpresa inaspettata!
Scesi dal palcoscenico, io ho avuto una seconda sorpresa che mi ha reso ancora più felice e onorata: questo signore è venuto da me a dirmi che mi aveva riconosciuto come una delle maestre con cui aveva lavorato, tanti anni fa! E' proprio vero: nei primi anni dopo il mio arrivo a Firenze e successivamente quando facevamo gli scambi con le classi francesi avevamo lavorato insieme per presentare ai bambini attività volte a far loro conoscere l'ambiente e la storia locali. Anch'io avevo imparato tanto, ero venuta da Bologna e non ne sapevo molto. Io non mi sarei azzardata a dirgli nulla, il fatto che lui per primo si sia avvicinato e abbia questi ricordi così vivi mi ha fatto un enorme piacere.
Abbiamo dimenticato tutta la fatica dei giorni precedenti, siamo felicissimi dell'ottimo risultato, abbiamo un sogno: replicare questo spettacolo nelle scuole della zona, o al museo della paglia, o in qualche comune limitrofo che a quei tempi fu coinvolto… A settembre vedremo, chissà...


 
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CASANOVELA

Post n°1616 pubblicato il 26 Giugno 2019 da atapo
 

INABITABILE

 

la montagna pistoiese dalle parti della mia casetta

 

I muratori hanno finito i lavori pattuiti e se ne sono andati.
Noi abbiamo finito i soldi in banca per pagarli.
Anche per questo motivo i lavori che restano li deve fare mio marito, innanzitutto l'impianto elettrico, che è il suo campo. Ed è fondamentale per poterci abitare, nella casa in montagna che abbiamo comprato.
Appunto... per ora quindi la casa è INABITABILE.
E sfuma, evapora sotto il sole infernale di queste giornate la possibilità di poter andare a cercare refrigerio lassù: era il motivo per cui l'abbiamo comperata, è un sogno il poterla godere già in questa estate torrida.
In un certo senso mio marito se la gode già, perchè nelle giornate in cui va lassù a lavorare quando la sera torna non fa che dire: - Sentissi come si sta bene! Non è affatto troppo caldo! -
Così sale volentieri, ma purtroppo non può farlo tutti i giorni, perchè qui a Firenze ha varie incombenze e imprevisti, mia figlia ha bisogno della sua consulenza e del nostro aiuto in questi giorni in cui prepara il suo trasloco, il parroco gli ha chiesto la disponibilità per una faccenda di impianto elettrico nella chiesa e figurati se per la parrocchia LUI non trova tempo!
Anch'io sono chiamata in causa da mia figlia, ho avuto diverse visite mediche e ci sono le prove quasi tutti i giorni per lo spettacolo che (finalmente!) si farà domani sera e in montagna, per dargli una mano nei limiti del possibile, non sono riuscita ad accompagnarlo, mi sto subendo tutto il caldo della città.
Lunedì però sono andata con lui: ha proprio ragione, lassù è tutto un altro vivere! Anche se si avvicina ai trenta gradi nel primo pomeriggio, per il resto del giorno il clima è piacevolissimo.

E mi viene ancora più scoramento a vedere come siamo ancora indietro, questo impianto elettrico che vomita fili dappertutto impedisce che si possano montare i mobili della cucina (trovata usata) o almeno sistemare un letto in una camera. E se penso che sabato prossimo il marito e i cognati porteranno lassù altri mobili ereditati dai miei suoceri, in giacenza ormai da mesi nel garage di cognato3, e li accatasteranno alla meglio in maniera provvisoria negli spazi liberi, mi viene male.
Lunedì ho aiutato mio marito a spostare da un piano all'altro i pezzi di un armadio, pesantissimi, e da due giorni ho male a tutte le parti del corpo che ho usato per questo sforzo...
E ci sarebbe anche da tagliare l'erba altissima nel giardino, ma lassù dobbiamo ancora procurarci gli attrezzi adeguati; lunedì mi sono limitata solo ad estirpare con le mani (e i guanti) e le forbici una vitalba che nella primavera aveva completamente avviluppato un albero di agrifoglio. Una piccola consolazione sono state le ciliegie mature e buone che abbiamo potuto raccogliere dal nostro albero, solo quelle più basse però, perchè anche la scala adatta ci manca!
Questa situazione così indietro mi dispiace tanto, perchè avrei voluto che fossimo già in grado di ospitare qualche nipotino, per alleggerire ai genitori lo sconquasso del trasloco.
Dalla prossima settimana, salvo imprevisti, spero proprio di essere più libera e di salire più spesso... intanto per stare al fresco, poi... mi illudo di poter dare un po' di aiuto per sveltire la faccenda...
Per ora, sono un po' col morale a terra... o forse è il troppo caldo...

 
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50 ANNI DOPO

Post n°1615 pubblicato il 19 Giugno 2019 da atapo
 
Tag: memoria

L' ESAME  DI  MATURITA'

 


 

Oggi sono iniziati gli esami di maturità… riformati, dicono.
Anche cinquanta anni fa dicevano la stessa cosa, soltanto era la prima riforma da tempi immemorabili, forse, se non erro, dalla riforma Gentile.
Era l'anno 1969 e toccava a me quella volta sostenere l'esame.
Anche allora, quante discussioni sui cambiamenti e sulle novità!
Arrivava alla fine un anno scolastico pesante: iniziato nell'ottobre del 1968, quando i venti del Maggio Francese soffiavano abbondantemente in Italia, era proseguito tra scioperi, occupazioni, assemblee infuocate e discussioni laceranti nelle classi tra chi aderiva a opposte fazioni. Io cercavo di non farmi troppo coinvolgere, mi interessava soprattutto arrivare alla fine di questa benedetta scuola superiore, l'Istituto Magistrale che mi avrebbe aperto il lavoro tanto sognato. Però stavo lì, in quel mondo e in quell'atmosfera spesso infuocata.
Si erano perse molte giornate di lezione, i programmi erano indietro e i professori disperati; così negli ultimi due mesi la scuola restò aperta anche nel pomeriggio per ore di lezione supplementari, richieste da noi studenti dell'ultimo anno, nelle materie che sarebbero state prova d'esame.
Questo infatti era il grosso cambiamento: prima si portava il programma di tutte le materie, ora c'erano due scritti, italiano e matematica per noi dell'Istituto Magistrale, e all'orale solo quattro materie (per noi italiano, filosofia-pedagogia, storia, scienze), ma solo su due saremmo stati interrogati: una scelta da noi, l'altra scelta dalla commissione il giorno stesso dell'esame. Indubbiamente la prova era diventata più semplice.
Io in quei mesi stavo passando un periodo parecchio difficile in famiglia: mio padre si era ammalato e non si capiva quale fosse il problema, venne ricoverato in ospedale, operato per ulcera perforata, ma ormai era troppo tardi per guarire…
L'ospedale si trovava dall'altra parte della città, la mamma stava fuori quasi tutto il giorno per assisterlo, io e mio fratello di dieci anni ci arrangiavamo a casa. Quelle ore di scuola aggiunte nel pomeriggio mi rendevano la vita ancora più complicata, avevo tempo per studiare solo la sera tardi, sempre col pensiero alla salute di papà.
Quando la scuola finì a metà giugno, c'era da aspettare fino al primo luglio per iniziare gli esami, per me era un vantaggio così potevo studiare a casa per più ore. All'orale avrei portato italiano, nei calcoli delle probabilità era facile che non mi avrebbero dato storia, troppo simile a italiano; restavano filosofia-pedagogia e scienze. Io pregavo ardentemente per la seconda in cui mi sentivo ben preparata, la prima la odiavo, la professoressa mezza pazza mi aveva ridotto così, se mi fosse capitata avrei fatto senz'altro una figura meschina all'interrogazione.
Ricordo bene quei giorni di preparazione forsennata, prima degli scritti e nell'intervallo tra scritti e orali, che io feci verso il venti del mese.
E dell'esame cosa ricordo? Molto poco, ho rimosso quei giorni che senz'altro saranno stati per me tesissimi. Ricordo di aver scelto il tema cosiddetto “di attualità”, sulla condizione giovanile del tempo: mi piacevano queste problematiche, ma senz'altro fu una scelta ardita e rischiosa, dato il momento storico, col senno di poi ho il sospetto che il voto finale non altissimo fosse dovuto a questo tema, visto che per il resto non ci furono intoppi.
L'orale come andò? In italiano mi sentivo abbastanza  a mio agio, poi mi diedero scienze, fortunatamente. Ma qualcosa avevo completamente dimenticato e mi è tornato in mente pochi anni fa, quando tra i miei diari del tempo ho trovato inserito un trafiletto di giornale: sì, le classi della mia commissione erano finite sul giornale…
Il presidente infatti volle aggiungere una … riforma personale: invece di esaminare le candidate una per una, faceva entrare al … patibolo alle 8,30 tutte insieme quelle del giorno e spesso si veniva invitate ad aggiungere, continuare, precisare ciò che stavano esponendo le compagne. Diventava qualcosa di simile ad una chiacchierata generale, secondo lui dovevamo sentirci tranquillizzate… mah!
Di certo uscivamo dopo tre-quattro ore lì tutte insieme ed eravamo a pezzi!
L'unico esperimento del genere a Bologna, così da finire sul giornale!
Le votazioni furono in sessantesimi, per me andò bene, ma non benissimo, speravo in qualcosa di più. Comunque quell'anno i professori erano ancora di manica stretta, il '68 in questo non aveva ancora fatto effetto, i 60/60 una meta quasi irraggiungibile.
Per me, indubbiamente, la preoccupazione per l'esame era inferiore in quei giorni all'angoscia per mio padre che stava morendo: fu questa seconda prova il mio vero esame di maturità.

 
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OVERDOSE

Post n°1614 pubblicato il 16 Giugno 2019 da atapo
 

 

SPOSSATA

 

Van Gogh, Spiaggia a Saintes-Maries

Parecchio latitante qui…

Ma ci siamo daccapo, è un periodo pazzesco, estenuante. Passare in pochi giorni da 17° a 37° non è uno scherzo, davvero la stagione intermedia è stata inesistente e vista la mia età non più verde basta già questo a mettermi k.o. fisicamente: se prima uscire di casa per piacere o per incombenze varie era complicato visto il freddo e gli acquazzoni, ora è altrettanto complicato, dato il caldo eccessivo e le parecchie ore centrali della giornata che sarebbe meglio evitare, quando si può.

Di solito entro metà giugno finivano, insieme alle scuole, anche altri impegni, teatrali o di piscina, e iniziava quel bel periodo di relax in cui mi cullavo e mi distendevo anche solo al pensiero e ai sogni per l' estate.

Invece ora non è così.

Lo spettacolo col gruppo “Ragazzi over 65” andrà in scena addirittura il 27 giugno! Si è trascinato fin là, causa impegni dell'uno o dell'altro o indisponibilità del teatro in certe date. Come sempre il periodo appena precedente è tutto dedicato alle prove, quasi ogni giorno, col caldo sono estenuanti e devo aggiungerci la “passeggiata” a piedi per arrivare al teatro, 20 minuti, che se in altre stagioni erano salutari e li macinavo con energia, ora ne avrei proprio fatto a meno!

Ci sono controlli medici già preventivati, per affrontare l'estate meglio possibile, e così se ne vanno altre mezze giornate. E dovrei farne altri perché ultimamente soffro di nevralgie e male alle orecchie, vorrei capirci qualcosa...

Mio marito ora va in montagna quasi tutti i giorni per accelerare i lavori che deve fare lui: una sera l'ho messo alle strette: - Ma allora ce la faremo a rendere abitabili alcune stanze almeno e a stare lassù al fresco, come era nostra intenzione? O dovremo aspettare l'estate prossima? -

E gli ho snocciolato tutto ciò che secondo me è indispensabile da fare al più presto, soprattutto per la sistemazione dei mobili. Allora si è dato una mossa ed entro un mese dovremmo esserci, anche perché la moglie di mio cognato, nel cui garage giacciono mobili provenienti dalla casetta venduta dei miei suoceri, ha dato un ultimatum: fra un mese, in un modo o nell'altro, il garage lo rivuole vuoto (è un anno e mezzo che sono lì!).Ma nel frattempo un mese di caldo me lo devo passare a Firenze...

Però questi viaggi in montagna non hanno orari, perché, come sua abitudine, il marito decide tutto all'impronta o cambia programma all'ultimo momento. Così mi pare di essere in un albergo: non si sa mai a che ora lui parte o ritorna, a che ora si mangia o si può andare a dormire.

Mia figlia e famiglia stanno per affrontare il loro trasloco, sono pieni di impegni, capita che abbiano necessità di “appoggiare” i bambini, o di stampare e inviare documenti, vengono da noi perché loro la stampante non ce l'hanno

Insomma, per ora è tutto molto faticoso, faccio una grande fatica ad alzarmi la mattina, ho dovuto rinunciare a incontrare delle amiche, c'è sempre qualcosa di più urgente da fare, se mi concedo qualche “distrazione” poi la pago per l'accumularsi di ciò che ho rinviato…

Chi ne fa le spese di tutto questo è la mia autobiografia: non ho il tempo e la concentrazione necessari per scrivere le storie della mia vita, è da un po' che l'elenco dei titoli ancora da trattare sta lì intatto, dal file del computer mi chiede mestamente: -E allora, i tuoi buoni propositi?-

Ma quando finirà?! Comincio a sognare il mare (quest'estate credo proprio che non lo vedremo).

 
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