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CE L'ABBIAMO FATTA

Post n°1803 pubblicato il 22 Gennaio 2022 da atapo
 

IN CLASSE CON NERETTA

 


 

Non pensavo che sarei stata così emozionata mentre la bidella mi accompagnava lungo i corridoi di quella scuola primaria a me sconosciuta: aule chiuse, aule aperte, qualche classe di turno-covid per la ricreazione a giocare in corridoio, i giubbottini sugli attaccapanni, disegni e festoni attaccati alle pareti. Da quanti anni non entravo in una scuola! Esattamente sette, da quando nacque la mia nipotina Diletta e io decisi che, poiché il numero dei nipoti diventava impegnativo, era tempo di lasciare anche i corsi di teatro in francese che tenevo ai bimbi della scuola in cui, prima, avevo insegnato per venticinque anni.

Quella mattina ero attesa proprio dalla classe di Diletta. L’anno scorso avevo donato al suo maestro una copia del mio libro Neretta: mia figlia me ne aveva parlato come un insegnante molto attivo, aperto, moderno, speravo potesse interessargli la storia ed eventualmente suggerirgli qualche spunto per attività didattiche.

Di più! Se ne è letteralmente innamorato, mi ha contattato a settembre per dirmi che nell’estate aveva programmato, partendo dal personaggio della matita Neretta, addirittura un percorso tra varie materie, da occupare tutto l’anno scolastico! Naturalmente mi invitava a un incontro per conoscere gli alunni, poi, se ne avevo piacere, anche ad altri lungo lo sviluppo del progetto. Che bello! Mi ero subito entusiasmata e incuriosita: cosa avrebbe inventato? Mi sentivo tornata nel ruolo di “collega”, lasciato tanti anni fa. E ogni bambino avrebbe acquistato una copia del libro, io potevo averlo per loro con un forte sconto.

Appena arrivati i libri sarei andata nella loro classe, a consegnarli personalmente e a fare una prima conoscenza.

Ma il Covid ha messo i bastoni tra le ruote: la stampa è andata a rilento, ci sono problemi nelle aziende, scarseggiano certe materie prime, in questo caso la carta, per cui i libri erano in forte ritardo; una volta stampati ecco che Diletta (con i familiari) ha preso il Covid, eravamo d’accordo col maestro che l’incontro si sarebbe fatto appena lei fosse tornata a scuola, ma è rimasta assente quasi un mese, fino alle vacanze di Natale.

Così sono arrivati gennaio e il rientro, era il momento giusto, il prima possibile, per scongiurare altri imprevisti, abbiamo fissato rapidamente il giorno ed eccomi, alle 11 di un mercoledì, entrare in quell’aula dove mi aspettavano con emozione pari alla mia, a sentirmi di nuovo “maestra”, anche se per quei bambini ero “la scrittrice” e per una di loro ero prima di tutto “la nonna”. Mia figlia mi aveva detto che Diletta era emozionatissima per questo suo privilegio: la nonna a scuola con lei! E chiedeva perché non restavo con loro tutto il giorno.

Tutti erano seduti nei banchi monoposto su diverse file, tutti mascherati, col quaderno aperto su cui avevano scritto le domande da pormi. Dopo il saluto, la mia prima mossa è stata di fare un giro tra i banchi, lodando i quaderni, tutti così ordinati. Non avevo pensato prima a questo modo di sciogliere il ghiaccio, mi è venuto spontaneo lì per lì, anche per alleggerire una certa commozione improvvisa, quasi mi salivano le lacrime agli occhi, guardando tutti questi bimbetti sconosciuti che mi fissavano con curiosità, emozionati quanto me. Quella passeggiatina tra loro mi ha fatto bene, mi ha rinfrancato, poi il maestro mi ha fatto accomodare in cattedra ed eccomi… tornata maestra! Per un attimo si sono affacciati alla mente ricordi lontanissimi, quando con un certe mie classi ospitammo diverse volte lo scrittore Albino Bernardini, con cui avemmo corrispondenza per anni… Adesso ero io la scrittrice: Albino è già morto, chissà se mi osservava ridacchiando mentre ero nel suo ruolo?

Però avevo da prima preparato una sorpresa: dalla mia borsa ho tirato fuori… proprio Neretta, una bella matita nera che ho fatto agire come fosse un burattino, in dialogo con me, col maestro, con loro, fino a farle decidere che… sarebbe rimasta sempre lì con loro, perché aveva trovato un posto gradevole nel barattolo portamatite sulla cattedra. I burattini entusiasmano sempre, sono una carta vincente coi piccoli!

Mi hanno posto le domande preparate, così ho avuto modo di parlare di me, del lavoro di scrittura, dei tempi in cui le cose erano diverse da ora e di tanto altro. Loro mi hanno suonato con le percussioni e cantato una canzone su Neretta, composta dal maestro, ho ammirato diversi cartelloni che avevano colorato, con immagini del libro e qualche frase… così ora hanno grandi aspettative di leggere tutta la storia intera!

Infine è venuto il momento di consegnare i libri: a uno a uno venivano alla cattedra, mentre prendevano la copia io chiedevo il nome e scambiavo qualche parola, a tutti brillavano gli occhi, contenti di avere finalmente in mano quelle pagine che subito, tornati al loro posto, sfogliavano con curiosità e commenti.

Ci siamo lasciati col proposito di rivederci, Covid permettendo: ora partiranno i laboratori, il primo sarà la creazione di segnalibri, alla fine dell’anno il maestro vorrebbe arrivare a preparare uno spettacolo…

Sarò felicissima di seguire il loro lavoro, anche a distanza: è proprio quello che mi auguravo, altre classi a prendere spunto dalla storia e a organizzare tante belle attività!

Mi piacerebbe che fossero tante le classi a diventare amiche di Neretta...

 
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RIPRESA

Post n°1802 pubblicato il 15 Gennaio 2022 da atapo
 
Tag: teatro

RITORNANO!

 


 

Faticosamente riprendono le mie attività teatrali, in saloni enormi difficilmente riscaldabili, aprendo spesso le finestre, tutti supermascherati con supermascherine. Ma la voglia è grande, soprattutto il piacere di ritrovarsi tra persone amiche che condividono la stessa passione.

Il gruppo Ragazzi over 65” aveva difficoltà a ricostruirsi: più di un anno e mezzo senza sede, chiusa per covid dal quartiere, alcuni di noi si erano demoralizzati, forse preda di quella tristezza e depressione che ha colpito più o meno tutti e può diventare difficile da combattere, soprattutto per noi anziani.

Così quando il quartiere ci ha riaperto lo spazio qualcuno ha detto che non sarebbe più venuto:

Non ho memoria… non me la sento più… ho una grande stanchezza” , queste le motivazioni portate.

Ma così si correva il rischio di essere troppo pochi, la giovane regista aveva chiesto almeno una decina di persone per ripartire, il numero minimo per lavorare bene. Allora qualche volonteroso del quartiere ha preparato e diffuso volantini per arruolare nuovi attori, non importa che fossero “over 65”…

Qualcuno è arrivato, fino alla decina e il corso ha avuto inizio. L’unica differenza è che anziché il lunedì, come gli anni passati, ora ci incontriamo il venerdì dalle 15 alle 16,30: essendo partiti così tardi la regista aveva già impegnati tutti gli altri pomeriggi.

Naturalmente con diversi “pivelli” nelle prime lezioni abbiamo fatto esclusivamente giochi teatrali di avviamento, molto semplici, più che altro per divertirci, in modo da affascinare e non demoralizzare i nuovi, alcuni un po’ titubanti, che avevano detto: -Io provo, poi vedremo...- si dovevano sedurre per non farli scappare via.

Confesso che un po’ mi sono annoiata, dopo 15 anni che recito, compresa una scuola triennale impegnativa, però in fondo valeva la pena di passare un’ora e mezza con altre persone, in un certo senso tornare bambina e lasciarmi andare a… giocare e a fare finta, così dopo ogni lezione ero soddisfatta lo stesso.

Nell’incontro prima di Natale, a sorpresa, alcuni di quelli che non avevano voluto riprendere sono venuti a salutarci. La regista li ha invitati a restare in compagnia con noi per tutto il tempo, così il gruppo si era ricostituito, e i nuovi in aggiunta.

Nella prima lezione di gennaio ognuno di noi "vecchi" aveva una piccola speranza, ma non osavamo dircela…

La speranza si è avverata: siamo stati tutti felicissimi quando chi era passato a salutarci prima di Natale si è ripresentato, e stavolta ha detto che avrebbe continuato: avevano ritrovato l’entusiasmo e la voglia di stare insieme! E la decina di iscritti è ampiamente superata!

Forse per questo la lezione è stata particolarmente bella e allegra, circolava un’energia forte tra di noi, le scenette nei giochi di improvvisazione sono state particolarmente frizzanti! L’insegnante ha detto che fra poco si partirà per progettare qualcosa di più sostanzioso… chissà se riprenderemo l’argomento che avevamo in mente prima della pandemia?

 

 
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FINALMENTE

Post n°1801 pubblicato il 11 Gennaio 2022 da atapo
 

LIBERI TUTTI !

 

scuola steineriana

Giusto al termine delle vacanze natalizie tutta la famiglia di mia figlia si è liberata dal covid, finalmente! Del resto, farne uscire sei persone non è da poco. Ben più di un mese è durata la storia e nell'ultimo periodo c'è stata la caccia ai luoghi e ai tempi per fare i tamponi di controllo, poi le attese per ricevere i certificati vari: l'ultimo green pass, quello della Diletta che ha continuato a lungo ad essere "debolmente positiva", è arrivato appena in tempo per consentirle di rientrare a scuola oggi, insieme agli altri fratelli.

Ci siamo lasciati alle spalle anche questo incubo, ora almeno per sei mesi hanno i documenti in regola. Poi... è un'incognita, come tutta la pandemia del resto.

Per festeggiare le guarigioni, e ciò che non si era potuto festeggiare insieme prima, venerdì sera ci siamo ritrovati tutti a cena da loro. C'erano anche mio figlio e Riccardo. Sembrava la sera di Natale, perchè erano ancora in vista albero, presepio e decorazioni e la tavola era apparecchiata per le feste grandi, tovaglia scintillante e stoviglie buone ereditate dai miei suoceri. E tutti i regali di Babbo Natale e Befana ancora in giro, da mostrare ai nonni. Che importa se dal calendario era tutto passato, noi dovevamo recuperare i tempi, la gioia, gli affetti.

E' stata naturalmente una bellissima serata. I bambini ci hanno raccontato esperienze delle loro scuole, ci hanno mostrato orgogliosi i quaderni, Martino ironizzava sulla sua terza media, come è normale tra gli adolescenti. Hanno voglia di farci sapere, di parlare, sono passati due anni e loro sono tutti così cambiati, a volte un po' estranei, c'è stato uno strappo che ogni tanto si fa sentire, non mi è sempre facile essere sulla loro lunghezza d'onda.

Con mia figlia, mentre i bambini giocavano e noi finivamo di cucinare, ho parlato soprattutto di come Damiano sia rifiorito da quando va alla scuola steineriana, si è più aperto, rinvigorito, è più entusiasta di partecipare alle esperienze: ora si tratta di iscriverlo alla scuola media, continuerà lì quasi di sicuro.

Cesare, che frequenta la materna alla steineriana, dovrebbe essere iscritto in prima, ma dove? Passare alla scuola pubblica? E' nato in dicembre, non è particolarmente maturo, alla steineriana potrebbe fare l'anno del re e cominciare la primaria l'anno successivo. Certo è una spesa molto alta, tenerne due lì, però è veramente un'istituzione scolastica che fa "vivere" le esperienze educative, non ha voti, ma progetti coinvolgenti: anche a me piace tanto, è come avevo cercato di lavorare io nella scuola pubblica, finchè mi è stato concesso. Se fossi un po' più giovane e in forze vorrei entrare anch'io a fare qualcosa, anche solo a dare una mano per i laboratori. Vedremo come decideranno per queste iscrizioni, entro la fine di gennaio.

Insomma, quella serata ha riscattato tutti i dispiaceri dell'essere stati lontani per così tanto tempo, se ci ripenso la sento come una "cena natalizia" e che importa se gennaio era già iniziato da sette giorni!

 
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DOVE VORREI TORNARE

Post n°1800 pubblicato il 06 Gennaio 2022 da atapo
 
Tag: viaggi

DJERBA

 

 

Negli ultimi giorni del 2021, quando ero di umore un po’ tetro, mi chiedevo se e come avrei continuato anche nell’anno nuovo il calendario mensile nel box qui a fianco: ero decisamente a corto di idee, dopo tanti anni e tanti argomenti!

C’era anche la buffa coincidenza scoperta fin dall’inizio: l’argomento che sceglievo faceva una piccola magia e nell’anno in questione propiziava qualcosa di positivo che aveva a che fare con esso. Casualità? Coincidenza? Tutto può essere, l’importante è crederci…

Così all’inizio del 2021 avevo scelto i VIAGGI, in luoghi nuovi, di cui a lungo ho sognato, dove probabilmente non andrò mai. E vista la pandemia galoppante era quasi una sfida! Invece… anche stavolta la piccola magia si è realizzata e il viaggio c’è stato: non molto lontano, ma in un territorio in Italia a me sconosciuto, proprio uno di quelli che avevo messo nei box, il Cilento.

Viaggio totalmente inaspettato, giunto a sorpresa anche in seguito all’estate tanto rivoluzionata nei suoi progetti.

Ma la pandemia continua, gli esiti sono incerti… i viaggi ancora di più. Così ero un po’ avvilita, passavo in rassegna argomenti nuovi senza convincermi, anzi pensavo di smettere proprio con questa storia del calendario.

Poi Facebook mi ha proposto un ricordo lontano, un Capodanno e inizio di gennaio passato sull’isola di Djerba, in Tunisia: l’ultima volta che sono stata laggiù.

Ho rivisto nel ricordo la sua bellezza, le spiagge bianche, i palmeti con le coltivazioni di ortaggi all’ombra delle palme, il laboratorio del vasaio, le piccole città bianche e azzurre, i suk con i mercanti, le passeggiate nella boscaglia quasi deserto, il tiro con l’arco all’hotel, il mercato con gli animali vivi e le donne berbere con cui mi intendevo a gesti, l’aria tiepida di notte… Infine le grandi feste allo scoccare della mezzanotte, le musiche e le danze arabe…

Che nostalgia, come ero stata bene laggiù! Come mi piacerebbe tornarci!

E allora, all’improvviso, ho deciso: continuerò coi viaggi, ma la prospettiva sarà diversa. Non ho certo girato il mondo, ma sono sicurissima che troverò dodici luoghi in cui sono già stata, dove vorrei tanto tornare, ripenserò ai loro ricordi belli e ve li presenterò.

Vedremo cosa accadrà!

 
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2022

Post n°1799 pubblicato il 01 Gennaio 2022 da atapo
 

INIZIO

 


 

Negli ultimi giorni ero inquieta: mi frullavano in mente, come in tutti i fine d’anno, i fatti passati nei dodici mesi, lo spontaneo tentativo di giudicarli per fare il solito consuntivo… poi una parte di me ne fuggiva, scacciava il pensiero, voleva evitare questo genere di riflessioni. Così non ne venivo a capo, finché non ho visualizzato un’immagine mentale. Mi capita a volte nelle situazioni ingarbugliate, di cominciare a venirne a capo attraverso un’immagine che le rappresenti, e su questa riesco a capirmi meglio.

Stavolta ho visto l’anno in scadenza come una strada in salita, tra i monti, che ho percorso: a passi lenti e circospetti, perché la strada era sassosa, con quei sassetti piccoli, appuntiti e spesso malfermi, che slittano, stancano il piede, rischiano di far prendere una storta alla caviglia (come mi succede facilmente!), la fatica di percorrerla impedisce di godere del panorama bello che sta intorno. Il 2021 è stato così, ho avuto momenti positivi, certo, ma è restata più evidente nella memoria la difficoltà di continuare la salita, pardon, il percorso della vita trascorsa tra gli alti e bassi, le incertezze, le inquietudini.

Chissà se con il nuovo anno si comincerà a tirare il fiato, ad andare dolcemente in discesa, mi concludevo a pensare, ma mi dava fastidio soffermarmi su quest’ultima idea, perché la fatica e l'incertezza della situazione che si trascina da tanto tempo vincevano su tutto.

Così avrei voluto considerare quegli ultimi giorni come giorni normali, di un mese qualsiasi “centrale”, un marzo, o un agosto, senza il carico mentale della fine d’anno; oppure avrei voluto andare a dormire e svegliarmi magicamente tra una decina di giorni, per non coinvolgermi nel rito tutto convenzionale del passaggio dell’anno. O, meglio ancora, svegliarmi miracolosamente a pandemia finita, in una riconquistata libertà.

Poi sono cominciati ad arrivare gli auguri, durante il 31, e pian piano qualcosa si è sciolto: tutti con speranza, incitamenti a resistere, dopo le enunciazioni di difficoltà e malinconie tanto simili a ciò che stavo provando io, così mi sono sentita avvolta dall’affetto e dalla forza che anche altri stavano cercando. Infine due lettere di amici, una più bella dell’altra, sono state come un ultimo abbraccio, nell’augurio di riuscire a rivederci presto, cosa non scontata di questi tempi.

Così mi sono sentita più leggera, pronta ad affrontare il passaggio dell’anno: ce la faremo, ce la farò, ci sarà a un certo punto qualcosa di positivo da vivere, poi da ricordare, è normale lo scoraggiamento, ma ci si può risollevare, anche in maniera ora imprevedibile e impensata.

E dunque anche in questo momento storico così difficile, ambiguo, che rimanga l’impegno insieme alla speranza e ancora una volta

BUON ANNO!

 

 
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DOVE ANDRO' (FORSE)

Post n°1798 pubblicato il 30 Dicembre 2021 da atapo
 
Tag: viaggi

PORTOGALLO

 

 

 

Per illustrare il mese di dicembre era difficile scegliere la meta di un prossimo viaggio desiderato, immaginato, rimandato: avevo ancora diversi luoghi nel mio elenco e la decisione era ardua.

Così ho messo l'ultimo arrivato!

Confesso che del Portogallo non so quasi nulla, solo qualche debole reminiscenza storica, il nome di un ballo, il fado (O è un genere di musica? Ho qualche dubbio), una "rivoluzione dei garofani" mito dei miei tempi giovanili, una lingua di cui non mi sono mai interessata.

Allora perchè questo stato ha avuto l'onore di concludere la carrellata delle immagini di questo 2021?

Ultimamente ne ho sentito parlare come di un paese in cui i pensionati italiani si trasferiscono volentieri, ci si trovano bene, non solo per questioni economiche, ma per lo stile di vita. No, non ci penso nemmeno a trasferirmi, non è un mio desiderio... però una lunga e bella vacanza in un luogo tranquillo, raggiungibile abbastanza facilmente dall'Italia, con spiagge incantevoli su cui passare ore a prendere il sole e ad ascoltare il rumore del mare, tanti luoghi sconosciuti ricchi di storia e di cultura da scoprire... oh, come mi piacerebbe in questo momento! Lo esplorerei volentieri anche col camper, sarebbe un viaggio-avventura in una terra a me quasi sconosciuta. E mi pare che anche come contagi covid non siano messi troppo male.

Ho bisogno insieme di novità e di riposo, in questo modo mi avvicino alla chiusura dell'anno, ma per ora mi fermo, approfondirò meglio la prossima volta.

Qualcuno conosce meglio il Portogallo? Mi può raccontare qualcosa di più?

 

 
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NATALE COVID 2

Post n°1797 pubblicato il 27 Dicembre 2021 da atapo
 

NATALE A META’


Albert Chevallier Tayler, L'albero di Natale

 

Stamattina ripensando ai due giorni precedenti, mi è venuta in mente questa idea buffa.

Tutto è nato guardando due foto scattate da me, una al pranzo di Natale di quest’anno, l’altra alla cena dei Bimbi Natale di qualche anno fa.

Naturalmente quest’anno la cena dei Bimbi Natale non c’è stata, così come l’anno scorso, per colpa del Covid; chissà quando potremo tornare a rifarla e chissà se la chiameremo con lo stesso nome, visto che i “bimbi” crescono e alcuni sono già avviati all’adolescenza.

Quella foto di qualche anno fa… la lunga tavola addobbata, la sfilata dei piatti e dei bicchieri belli, i piccoli segnaposti per TANTI posti…

E’ il momento che a me piace fotografare, un attimo prima che i commensali si siedano, tutto è ancora in ordine, pare quasi di sentire i profumi dei tortellini e degli arrosti… il tempo si ferma un attimo, poi partirà la festa.

Per il pranzo di Natale ieri l’altro eravamo da mio figlio Marco e ho fotografato la tavola pronta: era addobbata, tutto in ordine, sulle tonalità del rosso natalizio con un bel centrotavola di rami di pino e candele, i segnaposti con le palline luccicanti… cinque segnaposti, perché eravamo solo in cinque, la tavola finiva presto, non c’erano problemi per inquadrarla tutta. Eravamo io, mio marito, mio figlio, Riccardo e Maria, coetanea di mio figlio… la nuova compagna? Vedremo, speriamo… Mi piace questa ragazza, mi sembra molto affiatata con mio figlio e anche con Riccardo.

Ecco, i convitati e i posti a tavola erano circa la metà dei precedenti, la famiglia dimezzata, anche se nel pomeriggio abbiamo fatto un lungo e allegro collegamento video con gli altri in quarantena a casa loro. E’ stata ugualmente una bella giornata, tante ore insieme in serenità, a mangiare, a scartare regali, a giocare ai giochi di società.

Ma qualcos’altro quest’anno è rimasto a metà, nel mio Natale.

Mio marito ama moltissimo addobbare la casa e disporre dappertutto i più di trenta presepi collezionati nel corso degli anni (in passato ne avevo raccontato anche qui). E’ un’incombenza che gli lascio volentieri, mi limito a dargli qualche suggerimento, a sistemare qua e là, ma è suo il compito di prendere gli scatoloni dalla soffitta, svuotarli con grande sparpaglio di imballaggi, che poi deve nascondere nel sottoscala fino al 6 gennaio. Ma siccome ha l’abitudine di arrivare in molte occasioni all’ultimo momento, spesso le ultime sistemazioni sono terminate poco prima della messa di mezzanotte. Quest’anno addirittura…

Sia perché con l’avanzare degli anni si diventa più lenti, sia perché il maltempo e l’umidità recente lo facevano soffrire nelle articolazioni, sia perché ha (abbiamo) impiegato molte ore nelle spese e nella ricerca dei regali per la tribù di mia figlia, inoltre lui aveva i suoi soliti impegni di preparativi in parrocchia, insomma, mi sembrava che le operazioni “addobbi e presepi” stavolta procedessero troppo al rallentatore. Infatti fin quasi alla vigilia non c’era ancora nulla e il 24 avrebbe preteso di fare tutto, mentre io ero impegnata con cappone e biscotti. Nemmeno a pensarci di finire in tempo!

E si lamentava del perché e del percome fosse così indietro e che era già così stanco. Io gli ho dato l’ultimatum: -Quello che non riesci a sistemare entro stasera… rimarrà nelle scatole, si esporrà l’anno prossimo! Non mi va di continuare nei giorni prossimi, non è un obbligo, ciò che è fatto è fatto, qualche segno di festa c’è e ci basta!-

Così si è arreso. Ha calcolato che manca circa la metà dei presepi, non è neppure pronto l’alberino di Natale, quello bianco che volli io , che faceva tanti bei riflessi con le luci dai colori cangianti. Un po’ mi dispiace, ma è andata così, in fondo il Natale deve essere dentro di noi, più che fuori.

E, nonostante tutto, la serenità della bella giornata trascorsa il 25 vale i presepi e gli addobbi mancanti.

 

 
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NATALE COVID

Post n°1796 pubblicato il 23 Dicembre 2021 da atapo
 

BABBO NATALE

NON ENTRA IN CASA

 


 

E’ ormai passato un mese e a casa di mia figlia il Covid continua a farla da padrone. Per forza, due adulti e quattro bambini che se lo passano, prima di estirparlo ce ne vuole! Ora più nessuno ha febbre o malesseri vari, ma di negativo ce n’è uno solo, il primo che si ammalò, Damiano, che da pochi giorni è potuto ritornare a scuola.

Speravamo di farcela, prima di Natale, a uscire da questa storia, invece dovremo restare lontani: niente tradizionale raduno dei Bimbi Natale (ormai qualcuno in verità si sta avviando all’adolescenza…), molta tristezza, il secondo anno che la pandemia ci ha privati di questo incontro familiare.

MA I REGALI NON DEVONO MANCARE!

Quando ancora speravamo di farcela, c’erano stati i soliti scambi di informazioni: i desideri dei bambini, le indicazioni dai cataloghi, anche le foto mandate tramite Whatsapp per accertarsi che il dono trovato fosse proprio quello giusto. Poi, in casa nostra, una stanza piena degli acquisti (oltre ai bambini c’erano quelli per i grandi), tanto nessun nipotino viene in visita, non era necessario nasconderli…

Poi gli impacchettamenti, un po’ laboriosi stavolta: per Damiano abbiamo procurato (su sua richiesta) una supermega pista per le macchinine, aveva un prezzo stratosferico, ma l’abbiamo trovata di seconda mano, perfetta. E’ da montare, ha un numero incredibile di pezzi, alcuni grandi e dalle forme strane, abbiamo frugato in tutta la casa per trovare scatole adeguate e alla fine il regalo è stato distribuito in tre scatoloni e un fagotto informe avvolto in carta da pacchi per il pezzo di base, enorme: insomma, un confezionamento fantasioso, ma faticoso!

Prima di Natale non ci saremmo visti, come faceva Babbo Natale ad arrivare in tempo?

Allora stamattina abbiamo caricato in macchina tutti i pacchi, riempiti il bagagliaio e i sedili posteriori, e ci siamo recati nel paese dove abita mia figlia e la sua tribù; mi pareva di essere Babbo e Mamma Natale in incognito, o Nonni Natale…

Ancora una volta abbiamo fermato l’auto davanti alla loro porta posteriore, quella che dà sullo stanzone multifunzioni del piano terreno, dove scaricavamo le spese dai supermercati in occasioni precedenti, e abbiamo chiamato mia figlia che venisse ad aprire: ha barcollato al vedere tutto quel ben di Dio.

- E adesso dove li nascondo? - Un po’ in un armadio, un po’ in un altro, sperando che si ricordi dove li ha messi, tutti…

Finito il trasbordo, mentre ci scambiavamo le ultime notizie-novità, dall’altra porta dello stanzone, quella che dà sul resto della casa, si sono affacciati i due bimbi più piccoli, subito rimandati via dalla madre dicendo che faceva troppo freddo. Abbiamo potuto fargli sono un rapido saluto con la mano… che tristezza, così mi sono sentita un magone nel cuore per tutto il viaggio di ritorno...

Non mi consola pensare che dopodomani ci incontreremo per gli auguri in una videochiamata.

 

 
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VISTO IN TV

Post n°1795 pubblicato il 19 Dicembre 2021 da atapo
 

UN PROFESSORE


 

Non amo i serial televisivi, non amo prendere l'impegno di seguire per diverse settimane gli episodi che si susseguono, forse ciò accade anche perchè nelle mia vita è così difficile programmare, spesso accadono imprevisti, rischio di iniziare qualcosa che poi non posso vedere fino in fondo. Ora per i canali Rai si può recuperare successivamente su Rai Play, ma ancora non ci ho fatto l'abitudine, fatico a collocare i "ripescaggi" nelle mie giornate.

Diciamolo francamente, non amo le storie a puntate, soprattutto se si prolungano all'infinito, o se dopo qualche mese c'è la seconda serie, poi la terza e così via: difficilmente sono belle come la prima e io mi stanco. Preferisco un bel film.

Però "Il professore", con Alessandro Gassman, l'ho guardato, mi sono impegnata e organizzata per non perderne nemmeno una puntata.

Il mio imprinting di insegnante ha vinto... e qualcosa che parli di scuola è così raro che passi in televisione! Ci sono serie scolastiche per teen agers in giro tra i canali, ma la maggior parte sono demenziali americanate e non le prendo in considerazione. Questo parlava di scuola in Italia, di situazioni realistiche, così almeno veniva presentato, allora mi sono detta "Vediamo un po'. "

Sono arrivata fino all'ultima puntata. E allora? Non sono una critica cinematografica nè televisiva, ma qualche parola mi sento di dirla.

Innanzitutto l'ho guardato volentieri, fino in fondo, e questo è già tanto.

Però quella non è LA SCUOLA, quello non è un PROFESSORE: la scuola italiana non è così, lo sceneggiato è solo un bel romanzetto, molto sfumato di rosa.

Falso è che un professore di filosofia abbia una sola classe, di cui può diventare guida e dedicare ai ragazzi tanta cura e attenzioni, dentro e fuori scuola. Certo ci sono davvero insegnanti che hanno carisma, sono capaci di ascoltare gli studenti, li affiancano nella crescita, la loro materia diventa un mezzo per maturare e prendere consapevolezza, per certi alunni sono più importanti di genitori assenti o famiglie problematiche. Ma la situazione del telefilm è idilliaca e falsa: ogni professore nella realtà ha più classi da seguire, e registri da compilare, e programmazioni, e verifiche da preparare poi correggere, e verbali, e riunioni tra colleghi, e aggiornamenti... So che non resta tutto quel tempo per girellare e seguire le storie dei ragazzi fuori di scuola.

Se uno dal telefilm si fa un'idea della scuola italiana, la trovo pericolosamente inclinata verso gli stereotipi "lavorano mezza giornata, hanno tre mesi di ferie".

Gli intrallazzi amorosi del professore con le colleghe... mah! Mi sono sembrati un po' esagerati, non credo che nei collegi docenti si arrivi a quel punto. Ci sono insegnanti così? Io non ne ho mai conosciuti, magari qualcuno mi può smentire...

Il professore è un seduttore, dalla vita incasinata, questo è il filone avventuroso e romantico della narrazione, che però non ha niente a che fare col mondo della scuola: ma se non ci fosse stato chi si sarebbe interessato a seguire una storia di scuola, argomento così poco appetibile di solito?

Il professore di latino mi sembrava uno dei miei insegnanti dell'istituto magistrale: così str***o, e parlo degli anni appena precedenti al '68: ne esistono ancora? Credo che oggi uno che trattasse così gli alunni si beccherebbe presto una denuncia da qualche genitore.

Mi sono piaciuti molto di più i rapporti e le interazioni tra i ragazzi, vi ho ritrovato molto di quando avevo anch'io sedici anni e di quanto ho intuito tra i miei scolari, anche se erano più piccoli, o nei gruppi (rari) di giovani che ho incontrato: le crisi, le gelosie, i sogni, le incomprensioni, le tragedie del non capirsi tra coetanei e con gli adulti. Questo aspetto mi è parso più realistico.

Alla fine delle puntate ero un po' delusa: avrei voluto qualcosa di meno romanzato e più realistico, che facesse conoscere un po' di più la realtà della scuola di oggi. Ma forse è impossibile ottenere qualcosa del genere, siamo nell'epoca del sensazionale, dell'intrattenimento puro e semplice, la TV offre ciò che la gente desidera: emozioni a pelle, fiabe moderne...

Alla fine delle puntate ripensavo ad un'altra opera sulla scuola, molto lontana nel tempo, uscì a puntate in televisione nel 1973: era "Storia di un maestro" del regista Antonio De Seta, tratta dal libro di Albino Bernardini "Un anno a Pietralata". Anche lì si parlava di fare lezione in modi coinvolgenti, di bambini con problemi, di un insegnante che cercava il meglio per i suoi scolari. Non si parlava della vita privata dell'insegnante, ma ebbe lo stesso un grande successo, fece riflettere... Era un'altra epoca... Forse varrebbe la pena di ricercare quel film, di rivederlo, forse avrebbe ancora qualcosa da dire.


 

 
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BOLOGNA NON TRADISCE

Post n°1794 pubblicato il 12 Dicembre 2021 da atapo
 
Tag: viaggi

GIORNATA DA 10

 

villa Pallavicini, Bologna

Ieri sono stata a Bologna, col marito, in auto questa volta. Ancora un mio raccontino inserito in un’antologia di un concorso, ancora una presentazione con distribuzione dei diplomi, a Bologna ho avuto già diverse volte questo tipo di riconoscimento, se vede che in quelle terre le mie scritture piacciono… chissà, forse le mie origini creano un certo feeling?

Stavolta l’incontro era nel primo pomeriggio, in una villa nella campagna della zona a nord-ovest, dove non ero mai stata nei miei primi trenta anni bolognesi.

Questi eventi programmati da settimane nel periodo attuale di incertezze sanitarie e metereologiche sono sempre a rischio… ma ci siamo arrivati, col green pass obbligatorio per partecipare e il maltempo che proprio ieri si è allontanato dall’Appennino tra Bologna e Firenze.

Così tutto prometteva bene. Lungo l’autostrada il cielo era limpido e il paesaggio stupendo: nel tratto più in alto la neve dei giorni precedenti ha lasciato uno strato leggero sui boschi, sui prati e sulle case di montagna, non nascondeva i colori, ma pareva che tutto fosse ricoperto da una spolverata di zucchero a velo.

Ne abbiamo approfittato per ritrovarci, la mattina, con la coppia dei nostri amici storici, con i quali, prima del covid, facevamo incontri e gite: da quasi due anni non eravamo più riusciti a vederci! Ci mancavano le chiacchierate, le confidenze, gli scambi di libri e souvenirs dei viaggi (loro, soprattutto). Stavolta insieme abbiamo approfittato per visitare una mostra fotografica al MAST, un nuovo museo bolognese di cui io ignoravo l’esistenza. Confesso che le foto, sull’argomento lavoro e cibo, non le ho guardate con eccessiva attenzione, il mio entusiasmo andava principalmente allo stare bene insieme agli amici.

Poi il pranzo, il collaudo di un nuovo ristorante nella campagna bolognese: piatti tipici naturalmente, tortellini in brodo, tagliatelle al ragù, una sbornia di crescentine e tigelle coi classici salumi e squacquerone, infine una superba zuppa inglese. A Bologna non si scappa, DEVO assolutamente fare queste rimpatriate gastronomiche!

Dopo pranzo ci siamo salutati, loro avevano altri impegni, per noi era il tempo dell’incontro… letterario.

Erano le ore più calde, o meglio meno fredde, della giornata, il sole illuminava la campagna tra il verde dei prati e il bruno della terra scura e brulla, gli alberi hanno perso molte foglie, ma le rimanenti brillavano nel giallo tardo autunnale, filari neri in distanza segnavano confini, la limpidezza del cielo mostrava i primi monti bolognesi all’orizzonte. L’edificio neoclassico con un imponente colonnato davanti è perfetto, restaurato, dai colori caldi tipici della zona. Ora è destinato a diverse attività sociali, tramite la curia e il comune, è talmente grande che ospita anche appartamentini per persone in difficoltà abitative; è bello questo utilizzo per il bene della collettività. E l’aria era pulita, piacevole, i rumori delle strade lontanissimi perché la villa si trova in aperta campagna, solo uccelli, un vento leggero e vocio di un gruppo di ragazzi che giocavano a pallone, nel campo attiguo alla grande palestra costruita sul terreno della proprietà. E questo mi ha fatto ricordare…

Anche se non c’ero mai stata, perché io abitavo dalla parte opposta della città, conoscevo la villa da quando ero ragazzina: già allora ospitava un centro sportivo, vi era una società sportiva che raccoglieva i ragazzi dei quartieri vicini. Quando frequentavo l’Istituto Magistrale, alcuni miei amici abitavano da quelle parti e andavano ad allenarsi là, era un luogo di ritrovo per i giovani, ne parlavano anche a scuola: pomeriggi di corse e di partite, gare vinte o perse, incontri e conoscenze, amori nati o finiti. Così, dopo più di cinquanta anni, ho finalmente raggiunto quel luogo e ieri mi pareva di vedere certe antiche conoscenze, nello splendore dei 17 e 18 anni, che correvano in pantaloncini corti lungo il perimetro del campo di atletica o per le stradelle che attraversano i campi… e sorridevo con un po’ di emozione nel ricordo e nella nostalgia della giovinezza, al sole che tramontava in fretta nel cielo rosso, mentre le ombre degli alberi si allungavano nella sera… della giornata e della vita, come è ora per noi settantenni.

Questo è stato il valore aggiunto dell’evento in cui ognuno degli invitati, più o meno scrittori o aspiranti tali, in un bellissimo salone affrescato riceveva il diploma, presentava se stesso e in breve il racconto inserito nell’antologia: così viene proprio la curiosità di leggerli tutti!

Siamo usciti che era già buio, troppo tardi per recarci in centro a Bologna, vista la distanza, il traffico e le difficoltà di parcheggio: mi sarebbe piaciuto passeggiare nella città tra le luci natalizie, ma non mi illudevo che ce ne sarebbe stato il tempo.

Però mi ero informata su internet e avevo visto che in un paese non troppo lontano dalla villa ieri erano allestiti i mercatini natalizi, ecco una meta alternativa! Così abbiamo concluso ugualmente bene la giornata, anche lì abbiamo trovato le crescentine, cotte al momento e ce ne siamo portati a casa una riserva per la cena. Anche se si compra poco altro, questi mercatini sorprendono e rallegrano sempre, lasciano l’animo sereno.

Se fosse un tema per la scuola, potrei concludere dicendo: “è stata proprio una bella giornata!”

 
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AGGIORNAMENTI 2

Post n°1793 pubblicato il 10 Dicembre 2021 da atapo
 
Tag: cronaca

VENTICINQUE

 

P.Mondrian, Broadway Boogie Woodye

 

Sono rimasta senza il mio computer per venticinque giorni! E nella realtà di oggi, nella MIA realtà di oggi che gravita per molte faccende nel mondo virtuale, non è stata cosa da poco.

Avevo già detto che si era rotto, una brutta mattina non si accendeva neppure, era proprio il giorno della prima lezione del corso on-line all’università dell’Età Libera, sarebbe iniziata mezz’ora dopo: panico! Allestimento superveloce e provvisorio della postazione al computer del marito e via…

I tentativi del coniuge di scoprire il guasto per diversi giorni non hanno dato esito, poi controllando un pezzo alla volta è arrivato alla conclusione che alcuni si dovevano sostituire, ma bisognava ordinarli, aspettare che arrivassero, poi smontare, rimontare tutto, configurarlo, reinserire i dati…

E io intanto? Per navigare in internet potevo accedere al suo, ma tutti i miei file di documenti e immagini restavano inaccessibili nel mio che non si apriva nemmeno. Praticamente non potevo fare quasi niente, solo leggere la posta, rispondere alle mail se necessario, navigare in internet e su facebook, per fortuna giusto la sera prima del guaio avevo appena scaricato il nuovo copione, altrimenti non lo avrei avuto per gli incontri di teatro. Lì ho una cartella “provvisoria”, in cui raccogliere i documenti che facevo o scaricavo in quei giorni, ma il passato niente, azzerato

Allora il marito ha detto che avrebbe travasato i miei dati su un portatile, ma è stato un disastro: non riusciva, risultavano cartelle che poi dentro erano vuote, qualcosa “passava”, qualcosa no: io, oltre a demoralizzarmi per questa roulette di file, cosa ci sarà e cosa no, temevo anche che in questi spostamenti qualcosa andasse definitivamente perduto…

Poi c’è stata la fase del “vedo tutto, ma solo in lettura”: che soddisfazione, leggere ma non riuscire a cambiare una virgola! Ogni tentativo aveva problemi, intanto i giorni passavano.

Così ha abbandonato l’idea del portatile e ha travasato i miei dati sul suo computer, ma, forse perché era davvero complicato o forse perché è lui stesso un ufficio complicazioni affari semplici, il percorso per accedere ai dati era così arzigogolato che avevo ancora problemi ad accedervi, a volte non trovavo le icone giuste e mi perdevo nei meandri delle cinquantamila schede che mio marito tiene aperte in permanenza, così, dice, c’è a portata di mano quello che gli serve. Qualche volta la mia imbranataggine gliene ha pure chiusa qualcuna, senza farlo apposta.

Adesso con tutto questo marchingegno potevo fare tutto sul suo computer (naturalmente quando non serviva a lui), ma… me ne passava la voglia, visti i frequenti intoppi e cercavo di accedervi il meno possibile. Andava a finire che mi veniva un gran nervoso e negli ultimi giorni anche mal di stomaco quando non riuscivo a far funzionare il tutto, senza contare i tempi eterni per poter lavorare.

Ora finalmente è tutto a posto! Pian piano sto controllando, che non manchi niente, che riesca ad accedere a tutto… L’incubo pare finito.

E spero proprio che le sostituzioni l’abbiano reso come nuovo e che durino MOOOLTO a lungo!

 
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AGGIORNAMENTI 1

Post n°1792 pubblicato il 04 Dicembre 2021 da atapo
 

OSPITE NON GRADITO

 


 

Ciò che si temeva è successo: il Covid! Non da noi due, ma da mia figlia e ha "investito" tutta la famiglia, eccetto Martino, almeno finora, perchè non è ancora finita...

Ha iniziato Damiano, l'ha preso dai compagni di classe, con febbre e sintomi tipo influenza, ma il tampone ha svelato la sgradevole realtà; velocemente è passato ai fratellini e ai genitori e ha messo tutti in quarantena. I piccoli se la stanno cavando con qualche malessere e un po' di mal di pancia, per i genitori invece è più dura, soprattutto mia figlia la vedo parecchio malandata, nonostante lei cerchi di non darci peso, almeno quando parla con noi. Infatti ci telefoniamo e ci colleghiamo in videochiamate, per varie necessità e per i compleanni di Cesare e Martino, che cadono in questi giorni.

Temevo che sarebbe stato quasi inevitabile, visto che mia figlia non crede ai vaccini, coinvolgendo tutta la sua famiglia, ritiene che nelle persone sane le cure preventive per rafforzare il sistema immunitario siano sufficienti a escludere le conseguenze più gravi. Mah! Ne abbiamo parlato un sacco di volte, non cambia idea...

Io ora sono davvero preoccupata: ne ho sentite di tutti i colori sul decorso di questa subdola malattia. Per lo meno finora riescono a curarsi a casa, i loro medici li seguono telefonicamente.

Noi e i consuoceri siamo reclutati per fare la spesa e portargliela a casa. E che spesa! Si tratta di sfamare sei persone, di cui quattro giovanissimi che mangiano come lupi! Così ci arrivano liste lunghissime di cibarie da comperare, con marche e quantità, da rintracciare all'ipermercato Coop. Ma noi non siamo abituati a fare la spesa per sei persone, la caccia ai prodotti delle marche che ci vengono indicate diventa una caccia al tesoro tra gli scaffali e noi quell'ipermercato non lo conosciamo nemmeno tanto bene perchè ci andiamo raramente, è troppo grande per le necessità di noi due vecchietti. Aggiungi che, tra gli impegni e il maltempo, ci è toccato ieri affrontare l'impresa di venerdì pomeriggio alle 17, proprio l'orario in cui si riversano tutti coloro che escono dal lavoro e si organizzano per il fine settimana. Avevamo preso due carrelli, uno per i loro acquisti, che guidava mio marito e uno per i nostri (molti meno), di cui mi occupavo io. E' stato un viaggio faticoso tra le corsie, la folla e gli altri carrelli, rivolgendoci anche agli addetti per certi prodotti che proprio non riuscivamo a trovare... insomma, abbiamo finito alle 19,30 e io avevo un mal di piedi come se avessi fatto un'escursione in montagna. In bilico su tutto troneggiava l'enorme torta, ordinata telefonicamente, per il compleanno di Martino.

Poi una mezz'ora di auto per arrivare al paese in cui abita mia figlia e finalmente abbiamo depositato i sacchi di carta con i suoi acquisti davanti al loro portone, almeno non pioveva, come invece era accaduto alla spesa precedente! Quando ci hanno aperto, a debita distanza abbiamo consegnato con precauzione la torta, insieme ai regali per i due festeggiati di questi giorni.

Io e il marito eravamo esausti, per fortuna avevo avuto la buona idea di comperare mezzo pollo arrosto e un po' di carciofi fritti, così la cena era già pronta. Ero tanto stanca che mi sono sembrati buoni anche i carciofi: di solito è uno dei pochi cibi che proprio non sopporto.

Speriamo che se la cavino in tempi ragionevoli e, soprattutto, senza conseguenze.

 
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DOVE ANDRO' (FORSE)

Post n°1791 pubblicato il 29 Novembre 2021 da atapo
 
Tag: viaggi

ETIOPIA-ERITREA

 

 

Non solo quest’anno di sicuro non andrò in queste terre, ma credo che non sarà possibile viaggiare là ancora per molto tempo…

Guerre, guerre interminabili, susseguirsi di distruzioni, saccheggi, stragi. Pensare che nel passato sono state terre di grandi regni! Il colonialismo europeo ne ha iniziato e portato a termine la distruzione.

Non conosco molto di questa parte dell’Africa e ciò accresce il suo fascino. I colorati disegni e le pitture conservati al museo antropologico di Firenze, i grandi altipiani dove fa parecchio freddo e il contrasto con deserti fra i più inospitali della Terra, le zone del ritrovamento della nostra antenata Lucy, abitate da chi era simile a noi fin da quei tempi antichissimi; poi la storia più recente, l’epoca delle colonie italiane con l’illusione di un Impero da far sorgere sull’annientamento della storia autoctona, le ombre cupe dei misfatti e del razzismo di quei tempi, che solo da poco sono state divulgate. Penso anche agli edifici e alle architetture che gli Italiani hanno costruito e che restano ancora, alla nostra lingua che ancora gli anziani parlano, al nostro paese visto come una speranza dai giovani di laggiù che affrontano l’emigrazione.

Chi è riuscito a viaggiare in Eritrea e in Etiopia ne è rimasto molto colpito.

Ricordo che, appena diplomata maestra, c’era un corso di aggiornamento di quelli che facevano guadagnare pochi decimi di punteggio per le graduatorie, era l’unico gratuito che potevo permettermi in quegli anni di enormi problemi familiari ed economici: riguardava proprio queste ex colonie italiane e così mi interessai parecchio, al di là del minimo sforzo per apprendere quelle poche nozioni ancora in stile trionfaleggiante per le imprese e i tempi passati.

Pochi anni prima, un’estate al mare avevo conosciuto due fratelli che avevano il papà italiano e la mamma eritrea: la mamma era morta da tempo ed erano venuti in Italia col papà. Il maschio aveva qualche anno più di me ed era bellissimo, alto, magro, pelle ambrata, capelli scuri ricci e due stupendi occhi azzurri; spopolava tra le ragazzine della compagnia di spiaggia, lui ne era ben consapevole e… ne approfittava. La sorella aveva la mia età, anche lei era abbastanza scura, dai tipici lineamenti etiopi, carina, ma molto meno bella del fratello. Diventammo amiche, scoprii che abitavano a Bologna non molto lontano da casa mia, allora al ritorno dalla villeggiatura in quell’estate alcune volte andai a passare qualche pomeriggio da lei e chiacchieravamo tanto… Lei non era serena, non si trovava bene in Italia, diceva che suo fratello era sempre ben accolto in ogni gruppo, mentre lei, così poco appariscente, veniva spesso presa in giro per l’essere “nera”: ancora questi problemi non si affrontavano nella società, ognuno doveva gestirli e superarli con le sue forze… L’estate finì, ripresi la scuola e la persi di vista. Chissà come è proseguita la sua vita, se ha continuato ad esserle difficile vivere in Italia, se è riuscita ad essere felice…

 
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LEO

Post n°1790 pubblicato il 27 Novembre 2021 da atapo
 
Tag: cronaca

 

FINE DELLA STORIA TRISTE


 

Abbiamo continuato ad interessarci alla sorte di Leo, il gatto inquilino del mio giardino, di cui qui c’era la prima parte della storia.

Circa una volta alla settimana facevamo una telefonata all'ambulatorio:

“ verrà operato nei prossimi giorni...”, “è stato operato...”, “ appena sarà in condizioni adatte andrà al gattile...”.

Nessun padrone ha mai telefonato per riprenderlo.

Poi: - Nei giorni scorsi l’abbiamo portato al gattile, ora è là che dovete rivolgervi.-

- Ma in che condizioni è rimasto? Gli occhi…?-

- E’ rimasto cieco, nemmeno l’altro occhio si è potuto recuperare.-

Che dispiacere! Pensavo ad altri gatti ciechi di cui il gattile mette foto e notizie su facebook, so che i mici hanno altri sensi molto sviluppati, anche lui si sarebbe adattato, anche se quei bellissimi occhi verdi-gialli erano chiusi per sempre.

Ora dovevamo contattare la nuova “residenza”, mio marito si era quasi convinto per l’adozione a distanza: in casa con noi nemmeno a parlarne secondo lui, io mi ero rassegnata, anche perché, oggettivamente, se la nostra casa sarebbe stata adatta, non così il giardino col suo cancellone dalle sbarre larghe, attraverso le quali lui era entrato per cercare rifugio dopo l’incidente. Sarebbe uscito troppo facilmente trovandosi così subito sulla strada. Con l’adozione a distanza avrei potuto andare a fargli visita e se avesse poi trovato una famiglia per lui… ne sarei stata contenta.

Ma non è stato semplice saper qualcosa dal gattile: attraverso i numeri di telefono non si riusciva a raggiungere, per motivi che ho scoperto in seguito.

I giorni passavano, finché non ho incontrato un volontario che distribuisce i calendari prodotti dal gattile per autofinanziarsi: ci troviamo una volta all’anno, quando mi porta il calendario che gli ordino. Così in questa occasione gli ho raccontato la storia del gatto, gli ho chiesto se andava al gattile, se lo vedeva, se mi dava notizie, se potevano chiamarlo Leo, il nome che avevo pensato per lui… Abbiamo parlato a lungo, mi ha confermato che i gatti ciechi hanno molta sensibilità anche in altre parti del corpo, per cui si abituano e non se la cavano male, che i gatti belli vengono adottati facilmente anche se hanno handicap, che ora Leo di sicuro stava in infermeria, poi sarebbe andato nel recinto con Poldo, un altro bel micione cieco che spesso è fotografato nella pagina del gattile.

Alla sua prossima visita si sarebbe informato e mi avrebbe aggiornato. Ho dovuto aspettare pochi giorni, ma le novità purtroppo non erano quelle sperate.

Ecco la nostra corrispondenza:

“Purtroppo Leo è deceduto due giorni dopo che era arrivato in gattile. Era in infermeria e l’hanno trovato morto. Forse, ipotesi mia, una lesione interna dovuta all’urto.”

“ O forse non voleva vivere così… Che tristezza… Grazie per l’interessamento.”

“Forse, povero gattone”

Ho pianto, l’ho immaginato solo, confuso, disperato, senza punti di riferimento, senza carezze, si è lasciato andare…

Chissà se oltre il ponte dell’arcobaleno ora sa che io, in un certo senso, l’aspettavo.

Adesso quando guardo il giardino mi sembra così desolatamente vuoto e triste.

 
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MEDITAZIONI DI NOVEMBRE

Post n°1789 pubblicato il 21 Novembre 2021 da atapo
 

QUESTO NOVEMBRE

 



Novembre di solito non è per me un mese entusiasmante: l’umidità, le piogge, il buio che la sera cala velocemente, ancora peggio per il passaggio brusco dall’ora legale a quella solare, tutto ciò mi crea disagio. E’ abbastanza normale, pare che capiti a molti. Soprattutto, dicono, a chi come me è nato in primavera, sembra che il pieno autunno, cioè la stagione opposta, venga vissuta in modo fortemente negativo.

I miei “novembre” sono sempre stati pesanti: quando insegnavo era il periodo in cui si lavorava intensamente dopo i ripassi del primo periodo di scuola, prima che il clima natalizio creasse atmosfere diverse e più “elettriche” nei bambini. C’erano però anche le prime verifiche dell’anno e i primi colloqui coi genitori. Che stress! Tutte le problematiche delle famiglie più difficili ci si rovesciavano addosso, in aggiunta a quelle delle nostre famiglie di insegnanti.

Per me novembre ha spesso significato anche un mese “medico”: devo fare annualmente delle visite di vario genere e spesso sono in pieno svolgimento cure dentistiche, perché i controlli di fine estate non sono stati positivi e allora… via di trapano e affini, in modo da essere sistemati prima di Natale, caso mai si volesse (o potesse) fare un viaggetto invernale, così da non correre rischi.

Certi “novembre” passati inoltre mi hanno gettato in vicende molto tristi, che tornano in mente, le scaccio a fatica e con angoscia.

Ricordo che anni fa avevo scoperto la frase “avere il gufo sulla spalla” per indicare la depressione e mi erano sembrate parole azzeccate per indicare quella grande pesantezza, come un peso addosso, che non si riesce a togliere, che rende difficile ogni attività e ogni decisione. Sì, spesso in novembre era così che mi sentivo e non riuscivo a liberarmi.

Negli ultimi anni invece il “gufo” non lo sento più: non che le cose vadano molto meglio, anzi il covid ha portato preoccupazioni nuove, costrizioni e isolamenti faticosi, però sto affrontando tutto in modo diverso, vivo quasi giorno per giorno, riesco a soffermarmi, come rifugio, di più sui momenti positivi, li ricerco nella lettura di un libro, negli scambi anche scritti quindi virtuali con amici e amiche, nella contemplazione del mio giardino, nella creazione e sperimentazione di una ricetta, nella fantasia che inventa storie e talvolta le scrive. Insomma ricerco la leggerezza di qualcosa che mi dia una soddisfazione anche piccola e su questo mi concentro. Sarà la saggezza dell’età? Saranno i suggerimenti bonari e velati del mio amico psicologo? Non lo so, l’importante è che tutto funzioni e che superi questo mese e anche il seguito con lucidità e serenità, per quanto possibile.

Meditavo su tutto questo ultimamente; ne ho di tempo per la meditazione, perché… il mio computer si è rotto! Completamente e inesorabilmente, non si accende neppure!

Mio marito, esperto, stavolta non sa che pesci pigliare, ci sta studiando e provando, ma mica ci lavora a tempo pieno…

Così io ho inaccessibili tutti i miei file, le foto, i video, le storie, gli appunti degli scambi… Sono molto bloccata, posso usare il suo dove mi sono fatta una cartella provvisoria per questi “incidenti”, per salvare ciò che ora scrivo e certi allegati che ricevo, tipo materiali del teatro.

Però un solo computer da dividere in due vuol dire che è per me quando a lui non serve… e a lui serve molto spesso! Erano già da alcuni giorni che volevo aggiornare il blog, ma in questo modo come si fa?

Ho più tempo per fare altre cose, questo è vero, magari per sistemare un po’ il mio perenne disordine in casa, o per stirare una pila molto alta di biancheria, o per cucinare qualche piatto più elaborato.

E ho più tempo per le meditazioni esistenziali, come potete constatare...

 

 
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FOLIAGE

Post n°1788 pubblicato il 13 Novembre 2021 da atapo
 
Tag: cronaca

IL BOSCO IN FIAMME

 


 

Avevamo già sistemato tutto in montagna, alla fine di ottobre, pensando che la stagione delle giornate lassù fosse ormai finita, per il troppo freddo e perchè non ci va di scendere poi nel ritorno fra boschi e tornanti quando il buio arriva così presto: svuotate le provviste e il frigo, coperti letti e poltroncine con teli di plastica, riposti nei mobili gli attrezzi da lavoro, raccolte le ultime verdure nell’orto.

E arrivederci in primavera!

Poi il marito ha contattato l’azienda locale dei rifiuti per il ritiro di cose residue dalla ristrutturazione, alcuni pezzi a rischio amianto, e l’azienda ne voleva rapidamente le foto. C’erano due giorni previsti di sole, poi acqua e ancora acqua per una settimana: ci siamo precipitati in montagna a fare le foto e di già a prendere alcune misure…

E’ vero, in casa ora è freddo, non c’è il riscaldamento, ma ci copriamo bene e per qualche ora si resiste. E se fuori c’è il sole la montagna è magnifica!

Lo sapevo, lo immaginavo, ma ho toccato con mano la meraviglia del foliage. I monti attorno hanno tutte le sfumature dei colori caldi e anche dietro casa… ho passeggiato un po’ lungo la strada che costeggia il bosco dietro casa mia, mentre mio marito scattava le foto richieste.

Ci sono per la maggior parte alberi che perderanno le foglie: querce, robinie, pioppi e altri che non so, ogni tanto uno o pochi abeti, quelli che si sono spinti in basso alla quota degli 800 metri a cui siamo, le abetaie scure stanno sulle cime dei monti, come cappelli.

E’ tutto così splendidamente colorato! Come un incendio festoso. Tutti i colori rimescolati, pare il disordine di una natura agitata, gli ultimi spettacoli prima del sonno invernale… A terra c’è un tappeto soffice multicolore, le foglie sono un po’ diradate e ora si intravedono meglio certi sentieri, si potrebbe salire, penetrare nel bosco, con scarponcini adatti. Ma anche solo dalla strada è tutto così suggestivo. E un grande silenzio, solo a tratti il fruscio del vento, il canto del torrente in basso con le sue pozze luccicanti, qualche verso di uccelli nascosti, forse indispettiti dal mio passaggio.

Sì, mi piace tanto quel luogo, quella casa, quell’aria leggera e pulita, la possibilità di vivere il susseguirsi delle stagioni nella natura, mi manca ormai solo di conoscere lassù l’inverno, la neve che quando viene non fa sconti, dicono. Infatti i vecchi padroni ci hanno lasciato, fra le altre cose, una enorme pala per togliere la neve…

Ma senza il riscaldamento è impensabile andarci. Però… perché no, quando avremo terminato di rendere abitabili le stanze potremmo pensarci, so che a mio figlio piacerebbe molto stare lassù come base per sciare poi all’Abetone...

 
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GATTI

Post n°1787 pubblicato il 07 Novembre 2021 da atapo
 
Tag: cronaca

STORIA TRISTE

(che continua...)


Per due anni il gatto Andrea aveva abitato il mio giardino, da gatto libero e randagio; non del tutto, perchè la punta di un orecchio tagliata mi indicava la sua appartenenza a una colonia felina, certo dei dintorni, ma non ho mai scoperto quale nei miei giri per il quartiere, nè lui si è mai degnato di dirmelo. Aveva avuto anche l'onore di essere raccontato in questo blog, a quei tempi.

Poi era scomparso, ma al suo posto era subentrato un altro inquilino: un grosso gatto nero, da me chiamato Nerone, non del tutto sconosciuto, perchè la sua coda, spezzata e piegata ad angolo, mi svelava essere il micetto che giocava con la sua mamma nel mio giardino, anni prima, quando era piccolo. Se non ci fosse stata la caratteristica di quella coda, certo non l'avrei riconosciuto! Tornava nei luoghi della sua infanzia, ma era molto selvatico, schizzava via appena qualcuno usciva di casa, non aveva alcuna curiosità di osservare la nostra vita umana, come faceva Andrea dall'alto dei casottini porta attrezzi.

Questa primavera, a volte, insieme a Nerone, ma a debita distanza, c'era in giardino un altro gatto, mai visto prima.

Poi, una notte, si sentirono brontolamenti, soffi, miagolii acuti da lotta e, il mattino dopo, diversi ciuffi di pelo nero trovati sul vialetto indicarono, senza alcun dubbio, il perdente di quella nottata di guerra.

Infatti Nerone non si fece più vedere, il nuovo gatto stabilì il suo territorio nel giardino e cominciò la nostra reciproca conoscenza... a distanza. Non troppa stavolta, perchè, come Andrea, se uscivamo si spostava appena, quel poco che bastava ad avvisare "Non mi fido del tutto", però ci studiava, a volte saltava oltre la rete, dal vicino, poi stava lì accanto curioso, ma sentendosi protetto, altre volte dopo un po' di osservazione si allontanava e usciva dal cancello, ma dignitosamente, con andatura lenta e forse un po' scocciata di chi avrebbe voluto starsene in pace e invece doveva sopportare questa umana che gli rivolgeva anche la parola e lo salutava. Qualche sera, dietro alla portafinestra chiusa della cucina, l'ho visto che si era avvicinato al vetro e guardava all'interno.

Sembrava interessato a noi e alla nostra vita. Non aveva la punta dell'orecchio tagliata, quindi non apparteneva a una colonia felina, il suo aspetto era molto pulito e curato, avrà avuto un padrone da qualche parte, ma si sa come sono i gatti, amano prendersi la libertà del vagabondaggio. Il colore assomigliava a quello di Andrea, un grigio tendente al rosato, con leggere tigrature grigie più scure sui fianchi e sulla coda, il pelo semilungo gli formava una piccola criniera attorno al muso, gli occhi erano grandi e di colore giallo tendente al verde chiarissimo. Di corporatura snella, le zampe lunghe, quando girava tra l'erba mi pareva un mini leopardo nella savana. In estate erano comparsi dei topolini in fondo al giardino, dove c'è più selvatico e la compostiera, ma sono durati poco... ne abbiamo trovato anche qualche resto: il micio aveva fatto il suo dovere.

Insomma un gran bell'animale e naturalmente io mi sono affezionata: ultimamente avevamo l'appuntamento fisso ogni pomeriggio, spesso uscivo a raccogliere il bucato steso prima che il buio lo riempisse di umidità, gli parlavo un poco e lui mi ascoltava sgranando gli occhioni di quel bellissimo colore. Pensavo: "Non gli ho ancora scattato foto, penso al bucato e mi dimentico di prendere la macchina fotografica, devo proprio ricordamelo". Avevo voglia di dargli un nome, quale? Forse LEO, da leopardo, per quell'impressione di agilità e grazia che mi suggeriva.

Poi, la sera del 19 ottobre...

Tornavo dalle prove di teatro, era quasi mezzanotte. Sul cancello di casa mia ho notato un cartello: "Qui gatto ferito", sono entrata in casa e ho chiesto a mio marito: - Dov'è questo gatto?- Mi sembrava impossibile che lui, per niente amante dei gatti, ne avesse accolto uno.

Lui mi racconta. Verso le 21,30 ha suonato un uomo, gli ha detto che era stato appena investito un gatto da un'auto che si era allontanata. Aveva visto la scena e il gatto che poi era entrato dal cancello nel nostro giardino, pensava che noi fossimo i proprietari. Ma dov'era ora il gatto? Mio marito l'ha cercato nel giardino, senza esito. Poi alla luce fioca ha notato le tracce di sangue e l'ha scoperto sotto al portico, si era nascosto dentro uno scatolone semirovesciato e aperto di lato.

Aveva il muso sanguinante e un occhio quasi uscito dall'orbita.

Mio marito non sapeva che fare, ha cercato di telefonare a vari numeri trovati in rete, Protezione Animali, Soccorso Veterinario, nessuno rispondeva. Anche a una clinica privata veterinaria, che hanno subito precisato che se venivano a prenderlo avremmo dovuto pagare TUTTO, trasporto, visite, cure. Intanto arrivavo a casa io, abbiamo continuato a cercare e a fare telefonate, anche a una mia collega di teatro che ha la figlia veterinaria, ma quest'ultima era irraggiungibile... era già l'una di notte! Il micio si era tutto rintanato e raggomitolato, ma era vivo, respirava... abbiamo coperto lo scatolone con una stoffa, perchè la notte era fredda, avremmo ripreso le ricerche il mattino dopo.

Era il MIO gatto del giardino! Forse era entrato proprio da noi, dopo l'incidente, perchè la considerava casa sua, dovevamo prenderci cura di lui!

La mattina dopo, appurato che il micio era ancora vivo e si era anche girato nella scatola, abbiamo finalmente parlato col Servizio Tutela Colonie Feline e dopo mezz'ora arrivava il veterinario con una gabbia-trasportino: con poche manovre appropriate, senza quasi muovere il gatto, l'ha spostato nella piccola gabbia, ci ha detto che era maschio e sterilizzato, così abbiamo visto che anche l'altro occhio era insanguinato, così come la bocca, però il resto del corpo sembrava intatto, anzi, cercava pure di allungare le zampe.

La foto del gatto (dalla parte meno... rovinata), con descrizione e numero di telefono del Servizio Tutela ecc. è stata messa su Facebook, su una pagina del nostro quartiere, per la ricerca URGENTE del proprietario, io e molti altri l'abbiamo condivisa sui nostri profili e su altri gruppi. Sono stata contattata da alcune persone che avevano perso un gatto, ma nessuna era la giusta. Noi abbiamo fatto anche dei volantini, con la foto e il messaggio, li abbiamo attaccati sul nostro cancello e in altri punti del quartiere, incroci, negozi... nulla.

Una volta alla settimana telefoniamo al numero di riferimento e chiediamo notizie. Nessun padrone si è presentato, a volte certuni preferiscono non farsi vivi, avrebbero le cure da pagare, e li lasciano al loro destino...

E il micio come sta? Purtroppo le lesioni sono varie e gravi: un occhio l'ha perso, l'altro ancora non si sa, ha fratture alla mandibola e al palato, deve essere nutrito meccanicamente, dice il dottore. E' stato operato, dovrà esserlo di nuovo, verrà curato, quando starà bene se il padrone non si farà vivo (e ormai le speranze sono quasi inesistenti) finirà al gattile di Firenze, dove, forse, potrà essere adottato.

Io ho molto a cuore questa vicenda, vorrei adottarlo, ma mio marito è assolutamente contrario ad avere gatti che... limiterebbero la sua libertà (discorso annoso, dai tempi in cui era con noi il gatto di mia figlia). Forse nemmeno casa nostra sarebbe adatta ora, il giardino non è chiuso, dal cancello a larghe sbarre potrebbe uscire (così come è entrato per cercare rifugio) e si troverebbe (cieco o quasi) di nuovo sulla strada...

Spero di convincere il marito a fare l'adozione a distanza, quando sarà in gattile... così potremo almeno andarlo a trovare.

Rimpiango di non avergli mai scattato una foto, in quei pomeriggi del bucato in cui mi fissava con i suoi bellissimi occhi giallo-verdi che adesso... chissà come saranno ridotti...

Da quella sera triste, ogni pomeriggio quando guardo il mio giardino, ora tutto festoso nei colori autunnali, penso al micio Leo, mi aspetto di vederlo da un momento all'altro sbucare tra le piante, ma tutto resta desolatamente vuoto e mi si stringe il cuore.

 
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DOVE ANDRO' (FORSE)

Post n°1786 pubblicato il 31 Ottobre 2021 da atapo
 
Tag: viaggi

MAROCCO


 

 

Il Marocco per me è sogno, mito, contenitore di persone e di avventure.

Sono i bambini che ho avuto nei miei corsi di francese, i “Piccoli Principi” che provenivano da quel paese, dove tornavano nelle vacanze estive, ma non tutti gli anni perché il viaggio è costoso, fieri delle loro origini e felici di parlarmi della loro terra; le loro giovani mamme velate e simpatiche, ma chiuse tra di loro e poco integrate con le altre mamme della classe. Alle feste della scuola preparavano couscous strepitosi…

E’ una fiaba, “La palma di Moss”, trovata in un vecchio libro, che ha la struttura molto simile a Cappuccetto Rosso: le mettemmo in scena a scuola, entrambe, in parallelo, e i bambini italiani e marocchini si sentirono ancora più uguali e vicini...

E’ la signora che al mercato settimanale da poco tempo tiene il camioncino dello street food, anche il suo cous cous è strepitoso, e non solo quello, ma cucina vari piatti tradizionali e li stiamo assaggiando tuttiSono così buoni che riescono a convincere anche mio marito a venire qualche volta al mercato, così alla fine del giro pranziamo da lei, all’aperto…

E’ Ahmed, l’amico di penna e di blog di tanti anni fa, professore marocchino con cui ci siamo scritti a lungo, era stato in Italia per progetti interculturali, mi mandava foto della sua cittadina sui monti dell’Atlante, con le case in inverno ricoperte di neve… Aveva cominciato a insegnarmi l’alfabeto arabo, poi è emigrato in Belgio, dai parenti, per una vita migliore, pian piano ci siamo dispersi…

E’ il viaggio che ha fatto la coppia di nostri amici bolognesi, qualche anno fa: viaggio autogestito, come spesso è loro abitudine. Sono i loro racconti che mi emozionarono… poi un po’ mi rattristarono: io e mio marito non avremmo mai affrontato un viaggio simile, ormai non è più nello stile della nostra famiglia.

Mi basterebbe anche più breve, meno avventuroso, giusto per gettare un’occhiata dal vero a questa terra che negli anni mi ha spesso sfiorato… e si è fatta desiderare.

 

 
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L'EREDITA' DELLE DONNE 2

Post n°1785 pubblicato il 25 Ottobre 2021 da atapo
 
Tag: teatro

RIEMERSA

 


 

E’ tutto finito ieri sera alle 22,30. E oggi è il primo giorno di una nuova era, in cui non dovrò trovare il tempo, e molto tempo, per ripassare le parti, portandomi dietro i fogli dappertutto e anche senza fogli ripensare nella mente la successione dei gesti e degli spostamenti.

Oggi ho potuto fare altro, qualcosa di ciò che avevo accantonato da settimane e che pian piano smaltirò (spero).

E’ stato un fine settimana faticosissimo, ma di grande soddisfazione: partecipare ad una rassegna a livello cittadino, “L’eredità delle donne”, in ben due spettacoli, mi fa sentire fiera della mia attività di attrice. Qui ne avevo già parlato, appena mi era giunta notizia di ciò che mi aspettava, in quel post troverete i link ai singoli spettacoli, se volete conoscerli meglio...

Il primo, “Piazza Mondo”, sulle madri di Plaza de Majo, è andato in scena sabato pomeriggio alle 17,30, con tanto pubblico, superiore alle nostre aspettative. Anche qualcuno di “importante”: il presidente del Quartiere e alcuni consiglieri, tutti interessati e fieri di aver potuto ospitare in un auditorium della zona un’opera inserita nella rassegna cittadina e dal contenuto così importante storicamente. Vorrebbero repliche, hanno detto che faranno il possibile per promuoverle, ma, si sa, gli ostacoli più grossi sono sempre economici…

E pensare che il via a tutto questo ho anch’io contribuito a darlo, presentandomi nella tabaccheria in cui lavora il presidente della commissione cultura e chiedendo umilmente se avevano uno spazio disponibile per uno spettacolo: se la risposta fosse stata positiva avremmo potuto fare la domanda per partecipare alla rassegna.

Abbiamo ricevuto molti complimenti dagli spettatori, erano tutti commossi, dicevano che eravamo stati molto convincenti e avevamo fatto provare delle emozioni forti: bene, era il nostro obiettivo!

Non è stato facile preparare questo spettacolo: alle difficoltà oggettive si aggiungeva anche il doversi amalgamare con alcuni attori del gruppo “Il Camerino Volante”, a cui adesso siamo uniti, persone che la regista non conosceva affatto e ciò ha creato qualche appesantimento alle prove e qualche incomprensione.

Però alla fine ce l’abbiamo fatta, spero sia di buon auspicio per il futuro insieme.

Ieri, domenica, invece sono stata impegnata tutto il giorno con la giovane regista che, dal video dell’8 marzo, ha trasformato per il palcoscenico “Alfabeto al femminile”, sulla vita delle donne e sui femminicidi. Eravamo persone di tutte le età, dai giovanissimi di scuola media superiore, a giovani adulti, a qualcuno più in là con gli anni, fino a me e Franca, ancora più anziana di me: insomma, noi due eravamo le nonne di tutti! Che confusione facevano i più giovani! Io che ero già stanca dal giorno prima ho un po’ “sofferto”, però erano così allegri e simpatici! E così emozionati! Loro stanno facendo i corsi di teatro con quella regista, partecipare a questo spettacolo era una esperienza importante e si impegnavano moltissimo.

Anche qui le prenotazioni erano molte, sono venute due repliche, alle 18,30 e alle 21 e per questo è stato ancora più impegnativo, soprattutto nella seconda, quando si è già un po’ stanchi e si rischia di cedere e di pasticciare. Invece tutto è filato liscio. Io, per sicurezza, avevo portato anche un secondo paio di scarpe, di riserva, nel caso che i miei piedi cominciassero a… protestare, ma non ne ho nemmeno avuto bisogno.

Pure per questo spettacolo ci sono richieste di rifarlo, di diffonderlo, per l’importanza delle tematiche… chissà.

In entrambi i giorni con gioia ho rivisto, tra gli spettatori, diverse persone che conoscevo, molti non li incontravo da anni: anche questo è un aspetto piacevole, si riannodano conoscenze, si ricordano pezzi della nostra storia passata… anche se con queste mascherine spesso si stenta a riconoscersi!

Ieri sera poi la grande sorpresa che mi ha commosso: mia figlia con Martino! Non li aspettavo proprio… Il grande abbraccio che ci siamo dati mi ha detto tanto, senza parole…

Ora mi sento IN FERIE, fino al 10 novembre non parlerò più di teatro, se potessi mi farei un viaggetto, ma non mi è consentito: le pagine dell’agenda si stanno già riempiendo, a cominciare da ciò che ultimamente avevo dovuto rimandare.

Pazienza, cercherò di godermi il meglio possibile queste piccole FERIE: la regista degli Spostati ha già un nuovo spettacolo in gestazione...

 

 
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L'EREDITA' DELLE DONNE

Post n°1784 pubblicato il 21 Ottobre 2021 da atapo
 
Tag: teatro

 

LA FOLLIA DEL TEATRO

 


 

 

Dopo due anni di sosta...

... due spettacoli finiscono nella rassegna fiorentina di Serena Dandini, l'Eredità delle donne.

Io sono coinvolta in entrambi, aiuto!

Uno sarà il 23 ottobre, l'altro il 24 ottobre!

Doppio studio, doppie prove... salti mortali quando le prove di entrambi sono nello stesso giorno, svuotamento di armadi alla ricerca degli abiti adatti (i registi sono esigenti, tutto si deve intonare...).

E' da fine settembre che la rumba continua, diventa sempre più vorticosa, ormai è conto alla rovescia...

Sopravviverò? Meglio non pensarci, avanzare un'ora dopo l'altra verso il doppio palcoscenico.

Ecco perchè da un pezzo non mi faccio più viva. Riemergerò lunedì (forse).

Però è bello poter riparlare di teatro, finalmente...

 

 
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