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VIAGGI VIRTUALI

Post n°1619 pubblicato il 13 Luglio 2019 da atapo
 
Tag: viaggi

DOVE  VADO  IN  VACANZA ?

 

E.Hopper

Pesanti sono queste giornate, anche se il caldo è un po' calato, ma ormai il fisico non ne può più e non riesce a godere di quella manciata di gradi in meno. Solo di sera ci si accorge del venticello che adesso, a volte, arriva.
Questa settimana è stato tutto un viaggiare per ambulatori medici: è stato necessario fare esami per quella nevralgia che da mesi mi sta tormentando, tra alti e bassi. Per fortuna finora ho avuto gli appuntamenti in pochi giorni e in luoghi non troppo distanti, ma non è finita: lunedì dovrò recarmi in un ospedale ai limiti della provincia, un viaggetto, altrimenti dovevo aspettare fino a febbraio prossimo...
Naturalmente quest'anno non si parla affatto di partire per viaggi estivi: i viaggi ora hanno sempre per destinazione la casa in montagna. E non sarebbe un male, l'abbiamo comperata per questo. È che ci si va solo per lavorare, per renderla abitabile.

Mio marito va più di me, come al solito decide all'ultimo, la sera prima o la mattina stessa se salirà oppure no, dipende da tante variabili: è stanco? Ha altri impegni qui in città? Deve cercare dei materiali? Ha i materiali necessari per ciò che vuole fare?
Insomma, non si programma niente, non è semplice neanche fare la spesa, riempire o no il frigo perchè non si sa quando e quanti mangiano a casa. Io, tolte le giornate degli impegni medici o coi nipoti, l'ho accompagnato e lassù mi stanco moltissimo, perchè i lavori di manovalanza non sono per le mie (scarse) forze. Però almeno fa più fresco.
Vorrei che si sistemasse e si mettesse in funzione al più presto almeno la cucina, così potremmo prepararci là qualcosa per pranzo, non essere costretti ad andare sempre in trattoria, dove si mangia bene, è vero, ma è così difficile resistere a quelle buone cosine che, a lungo andare, diventano troppo impegnative e caloriche.
Insomma, mi sa che per un pezzo andrà avanti così.
Allora mi accontento di... viaggi virtuali.
Vado in Tunisia.
C'è una giovane signora italiana, sposata con un tunisino, che vive a metà tra Italia e Tunisia, ama questo suo paese d'adozione e attraverso la sua pagina facebook lo fa conoscere e spera di farlo amare anche ai suoi lettori. Ecco, io la seguo con interesse e affetto, quel paese di cui ho un caro ricordo ora è come se lo stessi esplorando di nuovo insieme a lei, non solo dal punto di vista turistico, ma da abitante, che ne vive le speranze e le contraddizioni, Potrei anche partire davvero e fare uno dei tour che anche lei ha fatto, con imprese locali, col turismo sostenibile... beh, non è possibile in questo momento, ma è un sogno che non voglio abbandonare...
Vado negli Stati Uniti.

Elasti, che scrive sul settimanale D di Repubblica, che parla tutte le mattine a Cater Pillar A.M. (ora no, è in ferie, appunto in America) su facebook sta raccontando con video quotidiani le sue giornate nella cittadina della provincia americana di A. in Massachussett, dove passa le estati da diversi anni. Per me lì è un luogo sconosciuto e, in realtà, non sento nemmeno troppo il desiderio di andarci, però mi incuriosisce e mi diverte vedere come si vive, come vive laggiù una famiglia italiana: le case di legno enormi monofamiliari immerse nel verde, alberi ombrosi e giganteschi, lo scoiattolo che sfreccia davanti, i mercati, le feste estive, tutto insomma, e lo scoprire non tanto le differenze, quanto ciò che ci accomuna, a cominciare dalle strade con le crepe e le buche...
Ecco, in questa estate non troppo entusiasmante facebook è diventato il mio tour operator...

 
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PIU' LONTANI

Post n°1618 pubblicato il 05 Luglio 2019 da atapo
 

SE NE SONO ANDATI

 

castello di Usseau

 

E' tutto finito. Hanno traslocato.
Mia figlia, il marito e i quattro nipotini hanno definitivamente lasciato l'appartamentino a dieci minuti a piedi da casa mia e si sono spostati in una casa finalmente più grande in un paese  distante circa 20 chilometri.
Era assolutamente necessario fare questo passo, lo spazio precedente era diventato piccolo e invivibile, ormai da un anno cercavano qualcosa di più adeguato. Io avrei preferito che non si allontanassero di molto, noi nonni non facciamo tanto, ma averli a dieci minuti consentiva di intervenire in fretta nelle emergenze, di avere scambi comodi e frequenti, ormai il nipote più grande Martino veniva a casa nostra da solo, anzi, spesso telefonava: -Ci siete? Posso venire un po' da voi?- per vedersi un film o fare compiti e ricerche in pace, in uno spazio senza i fratellini vocianti attorno. Un'abitudine che non continuerà, ora ci vuole mezz'ora di corriera e la corriera passa ogni ora…
Nonostante che nel mio quartiere si trovino facilmente terratetti con giardino, abbastanza grandi e non troppo costosi, mia figlia invece ha sempre voluto spostarsi fuori Firenze, per cercare aria migliore, più tranquillità e per… allontanarsi dai suoceri. Ora dovrà darsi da fare anche per riorganizzare una rete di babysitter adeguata agli orari di lavoro e di scuola, perchè non tutte quelle che venivano da loro qui a Firenze sono disposte a spostarsi così tanto: speriamo in bene!
Nei mesi e nelle settimane passate, quando si facevano gli scatoloni e si organizzava il trasloco, io cercavo di non pensarci, di fare come se il problema non esistesse. Se ci pensavo, mi venivano in mente altri conoscenti “nonni” che hanno i nipotini lontani, alcuni addirittura all'estero e mi dicevo:- Faremo come loro, li andremo a trovare ogni tanto.-

Però questa idea mi rattristava subito, come mi rattrista quando penso all'altro nipotino, figlio di mio figlio, anche lui abitante in un paese a trenta chilometri da Firenze e che vediamo così poco. Perchè si sa, la vita è frenetica, combinare questi incontri non è sempre facile. E' invece così bella la confidenza che si crea col vedersi spesso, col tenere quel filo che rende partecipi della loro crescita, delle loro conquiste, delle esperienze importanti o buffe di cui si è subito informati…
Insomma, in questo momento mi sento un po' disorientata, la nuova lontananza mi è difficile da accettare.
Ieri mattina sono andata alla loro casa nuova a fare la babysitter per consentire alla mamma alcuni giri urgenti negli uffici comunali per pratiche di residenza. Ancora mi perdo sui loro tre piani, terrazze, cortile, un sacco di stanze, scatoloni aperti e disseminati dappertutto, come è logico che sia dopo una settimana dal trasloco: lo spazio ora non manca, è una casa storica del paese, ristrutturata e riammodernata, per questo è anche un po' strana come disposizione degli ambienti… ed è anche meno facile averli tutti e quattro sotto controllo!
In una delle terrazze, in un angolo, una coppia di piccioni ha fatto il nido e stanno covando due uova: una sorpresa che elettrizza i bambini, sono sempre a guardare dalle persiane cosa succede nel nido, sarebbe bello che vedessero nascere e crescere i pulcini, ma con la confusione che fanno chissà se andrà a buon fine questa esperienza! 
Tornata la loro mamma e arrivato anche il nonno, siamo andati tutti al mercato del paese, abbiamo comperato pollo, patatine e frutta e abbiamo pranzato tutti insieme.
Poi noi nonni siamo rientrati a Firenze, io sentivo la malinconia per averli lasciati e… mi mancavano già! Dovrò farci l'abitudine, ma sarà dura.

 
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STORIA DI TRECCE

Post n°1617 pubblicato il 28 Giugno 2019 da atapo
 
Tag: teatro

LE  TRECCIAIOLE

 

trecciaiole di Brozzi

 

Nei borghi della campagna fiorentina fin dai secoli passati si sviluppò l'arte della lavorazione della paglia: era un lavoro prevalentemente femminile, le donne, in fabbriche o a domicilio, intrecciavano i fili della paglia, coltivata appositamente, in trecce complesse e fantasiose, che poi servivano per la fabbricazione dei cappelli… i famosi cappelli di paglia di Firenze!
Nel maggio del 1896 queste donne, a causa del peggioramento dei salari e delle condizioni di lavoro, scesero in sciopero, guidate da una certa Barsene Conti, detta “la Baldissera” per il suo carattere forte e orgoglioso. Uno sciopero organizzato e portato avanti da donne, una cosa incredibile per quei tempi! Evento di storia locale, che non si trova sui libri della storia ufficiale, il fatto poi che si trattasse di donne l'ha messo per lungo tempo in secondo piano.

 

disegno de "L'illustrazione italiana" dedicato

allo sciopero delle trecciaiole

 

Io abito nel quartiere di Brozzi, proprio il luogo centrale di questo sciopero, la storia viene raccontata dagli anziani, uno storico discendente da questa donna ha raccolto documenti e ci ha fatto una pubblicazione, ma i giovani e chi è venuto ad abitare qui da poco non ne sanno nulla, la memoria storica rischia di disperdersi.
Ecco perché quest'anno noi del gruppo teatrale “I ragazzi over 65” abbiamo chiesto con insistenza alla nostra giovane regista di lavorare su questo tema e di costruirci uno spettacolo. Lei all'inizio non era molto convinta, ma quando ha cominciato a leggere la documentazione che abbiamo nella biblioteca di zona si è appassionata alla figura di Barsene e all'attività artigianale che permetteva a tante famiglie povere di guadagnare un minimo per la sopravvivenza. Ci abbiamo lavorato intensamente: scoprivamo nelle cronache del tempo e negli scritti di chi ci aveva già studiato sopra episodi curiosi appena accennati, sui quali abbiamo lavorato con la fantasia e abbiamo creato delle scenette di vita, immaginando le situazioni e i dialoghi… nell'italiano dell'epoca.
Insomma, è venuto fuori uno spettacolo interessante e originale: quello sciopero ne è il nucleo principale, ma vi si arriva attraverso la storia e le alterne fortune della lavorazione della paglia e dei cappelli tipici di Firenze.
Da pochi anni a Signa, un paese confinante, hanno allestito un “Museo della paglia” proprio su questo ed eravamo anche andati a visitarlo, ritrovando oggetti e immagini di ciò che stavamo scoprendo. L'entusiasmo di tutti nel gruppo è andato aumentando man mano che lo spettacolo prendeva forma… Avevamo deciso di debuttare entro giugno.
Le ultime settimane sono state difficilissime, a causa di questo caldo torrido che ci ha tormentato nelle prove fatte di pomeriggio, ci ha sostenuto solo la consapevolezza dell'importanza del lavoro che stavamo preparando.
E ieri sera finalmente in scena!
Avevamo fatto una discreta pubblicità, con locandine distribuite ai negozi della zona, infatti c'era il pienone, i più anziani forse per il ricordo di storie sentite, i più giovani per la curiosità di qualcosa che riguarda il quartiere.  C'erano anche “autorità”, alcuni consiglieri del quartiere, qualcuno del museo… Tutti attentissimi, risate e applausi nei punti giusti, noi così fieri per l'ottimo risultato delle nostre ricerche. Pensiamo che anche Barsene Conti, sepolta nel piccolo cimitero di zona, sia stata contenta e orgogliosa...
Era presente anche il suo discendente, studioso di storia locale, che è rimasto commosso, è venuto a complimentarsi alla fine sul palcoscenico, ha donato a ogni attore una copia del suo ultimo libro su questa donna: un'opera con splendide immagini dell'epoca! Questo omaggio è stato una graditissima sorpresa inaspettata!
Scesi dal palcoscenico, io ho avuto una seconda sorpresa che mi ha reso ancora più felice e onorata: questo signore è venuto da me a dirmi che mi aveva riconosciuto come una delle maestre con cui aveva lavorato, tanti anni fa! E' proprio vero: nei primi anni dopo il mio arrivo a Firenze e successivamente quando facevamo gli scambi con le classi francesi avevamo lavorato insieme per presentare ai bambini attività volte a far loro conoscere l'ambiente e la storia locali. Anch'io avevo imparato tanto, ero venuta da Bologna e non ne sapevo molto. Io non mi sarei azzardata a dirgli nulla, il fatto che lui per primo si sia avvicinato e abbia questi ricordi così vivi mi ha fatto un enorme piacere.
Abbiamo dimenticato tutta la fatica dei giorni precedenti, siamo felicissimi dell'ottimo risultato, abbiamo un sogno: replicare questo spettacolo nelle scuole della zona, o al museo della paglia, o in qualche comune limitrofo che a quei tempi fu coinvolto… A settembre vedremo, chissà...


 
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CASANOVELA

Post n°1616 pubblicato il 26 Giugno 2019 da atapo
 

INABITABILE

 

la montagna pistoiese dalle parti della mia casetta

 

I muratori hanno finito i lavori pattuiti e se ne sono andati.
Noi abbiamo finito i soldi in banca per pagarli.
Anche per questo motivo i lavori che restano li deve fare mio marito, innanzitutto l'impianto elettrico, che è il suo campo. Ed è fondamentale per poterci abitare, nella casa in montagna che abbiamo comprato.
Appunto... per ora quindi la casa è INABITABILE.
E sfuma, evapora sotto il sole infernale di queste giornate la possibilità di poter andare a cercare refrigerio lassù: era il motivo per cui l'abbiamo comperata, è un sogno il poterla godere già in questa estate torrida.
In un certo senso mio marito se la gode già, perchè nelle giornate in cui va lassù a lavorare quando la sera torna non fa che dire: - Sentissi come si sta bene! Non è affatto troppo caldo! -
Così sale volentieri, ma purtroppo non può farlo tutti i giorni, perchè qui a Firenze ha varie incombenze e imprevisti, mia figlia ha bisogno della sua consulenza e del nostro aiuto in questi giorni in cui prepara il suo trasloco, il parroco gli ha chiesto la disponibilità per una faccenda di impianto elettrico nella chiesa e figurati se per la parrocchia LUI non trova tempo!
Anch'io sono chiamata in causa da mia figlia, ho avuto diverse visite mediche e ci sono le prove quasi tutti i giorni per lo spettacolo che (finalmente!) si farà domani sera e in montagna, per dargli una mano nei limiti del possibile, non sono riuscita ad accompagnarlo, mi sto subendo tutto il caldo della città.
Lunedì però sono andata con lui: ha proprio ragione, lassù è tutto un altro vivere! Anche se si avvicina ai trenta gradi nel primo pomeriggio, per il resto del giorno il clima è piacevolissimo.

E mi viene ancora più scoramento a vedere come siamo ancora indietro, questo impianto elettrico che vomita fili dappertutto impedisce che si possano montare i mobili della cucina (trovata usata) o almeno sistemare un letto in una camera. E se penso che sabato prossimo il marito e i cognati porteranno lassù altri mobili ereditati dai miei suoceri, in giacenza ormai da mesi nel garage di cognato3, e li accatasteranno alla meglio in maniera provvisoria negli spazi liberi, mi viene male.
Lunedì ho aiutato mio marito a spostare da un piano all'altro i pezzi di un armadio, pesantissimi, e da due giorni ho male a tutte le parti del corpo che ho usato per questo sforzo...
E ci sarebbe anche da tagliare l'erba altissima nel giardino, ma lassù dobbiamo ancora procurarci gli attrezzi adeguati; lunedì mi sono limitata solo ad estirpare con le mani (e i guanti) e le forbici una vitalba che nella primavera aveva completamente avviluppato un albero di agrifoglio. Una piccola consolazione sono state le ciliegie mature e buone che abbiamo potuto raccogliere dal nostro albero, solo quelle più basse però, perchè anche la scala adatta ci manca!
Questa situazione così indietro mi dispiace tanto, perchè avrei voluto che fossimo già in grado di ospitare qualche nipotino, per alleggerire ai genitori lo sconquasso del trasloco.
Dalla prossima settimana, salvo imprevisti, spero proprio di essere più libera e di salire più spesso... intanto per stare al fresco, poi... mi illudo di poter dare un po' di aiuto per sveltire la faccenda...
Per ora, sono un po' col morale a terra... o forse è il troppo caldo...

 
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50 ANNI DOPO

Post n°1615 pubblicato il 19 Giugno 2019 da atapo
 
Tag: memoria

L' ESAME  DI  MATURITA'

 


 

Oggi sono iniziati gli esami di maturità… riformati, dicono.
Anche cinquanta anni fa dicevano la stessa cosa, soltanto era la prima riforma da tempi immemorabili, forse, se non erro, dalla riforma Gentile.
Era l'anno 1969 e toccava a me quella volta sostenere l'esame.
Anche allora, quante discussioni sui cambiamenti e sulle novità!
Arrivava alla fine un anno scolastico pesante: iniziato nell'ottobre del 1968, quando i venti del Maggio Francese soffiavano abbondantemente in Italia, era proseguito tra scioperi, occupazioni, assemblee infuocate e discussioni laceranti nelle classi tra chi aderiva a opposte fazioni. Io cercavo di non farmi troppo coinvolgere, mi interessava soprattutto arrivare alla fine di questa benedetta scuola superiore, l'Istituto Magistrale che mi avrebbe aperto il lavoro tanto sognato. Però stavo lì, in quel mondo e in quell'atmosfera spesso infuocata.
Si erano perse molte giornate di lezione, i programmi erano indietro e i professori disperati; così negli ultimi due mesi la scuola restò aperta anche nel pomeriggio per ore di lezione supplementari, richieste da noi studenti dell'ultimo anno, nelle materie che sarebbero state prova d'esame.
Questo infatti era il grosso cambiamento: prima si portava il programma di tutte le materie, ora c'erano due scritti, italiano e matematica per noi dell'Istituto Magistrale, e all'orale solo quattro materie (per noi italiano, filosofia-pedagogia, storia, scienze), ma solo su due saremmo stati interrogati: una scelta da noi, l'altra scelta dalla commissione il giorno stesso dell'esame. Indubbiamente la prova era diventata più semplice.
Io in quei mesi stavo passando un periodo parecchio difficile in famiglia: mio padre si era ammalato e non si capiva quale fosse il problema, venne ricoverato in ospedale, operato per ulcera perforata, ma ormai era troppo tardi per guarire…
L'ospedale si trovava dall'altra parte della città, la mamma stava fuori quasi tutto il giorno per assisterlo, io e mio fratello di dieci anni ci arrangiavamo a casa. Quelle ore di scuola aggiunte nel pomeriggio mi rendevano la vita ancora più complicata, avevo tempo per studiare solo la sera tardi, sempre col pensiero alla salute di papà.
Quando la scuola finì a metà giugno, c'era da aspettare fino al primo luglio per iniziare gli esami, per me era un vantaggio così potevo studiare a casa per più ore. All'orale avrei portato italiano, nei calcoli delle probabilità era facile che non mi avrebbero dato storia, troppo simile a italiano; restavano filosofia-pedagogia e scienze. Io pregavo ardentemente per la seconda in cui mi sentivo ben preparata, la prima la odiavo, la professoressa mezza pazza mi aveva ridotto così, se mi fosse capitata avrei fatto senz'altro una figura meschina all'interrogazione.
Ricordo bene quei giorni di preparazione forsennata, prima degli scritti e nell'intervallo tra scritti e orali, che io feci verso il venti del mese.
E dell'esame cosa ricordo? Molto poco, ho rimosso quei giorni che senz'altro saranno stati per me tesissimi. Ricordo di aver scelto il tema cosiddetto “di attualità”, sulla condizione giovanile del tempo: mi piacevano queste problematiche, ma senz'altro fu una scelta ardita e rischiosa, dato il momento storico, col senno di poi ho il sospetto che il voto finale non altissimo fosse dovuto a questo tema, visto che per il resto non ci furono intoppi.
L'orale come andò? In italiano mi sentivo abbastanza  a mio agio, poi mi diedero scienze, fortunatamente. Ma qualcosa avevo completamente dimenticato e mi è tornato in mente pochi anni fa, quando tra i miei diari del tempo ho trovato inserito un trafiletto di giornale: sì, le classi della mia commissione erano finite sul giornale…
Il presidente infatti volle aggiungere una … riforma personale: invece di esaminare le candidate una per una, faceva entrare al … patibolo alle 8,30 tutte insieme quelle del giorno e spesso si veniva invitate ad aggiungere, continuare, precisare ciò che stavano esponendo le compagne. Diventava qualcosa di simile ad una chiacchierata generale, secondo lui dovevamo sentirci tranquillizzate… mah!
Di certo uscivamo dopo tre-quattro ore lì tutte insieme ed eravamo a pezzi!
L'unico esperimento del genere a Bologna, così da finire sul giornale!
Le votazioni furono in sessantesimi, per me andò bene, ma non benissimo, speravo in qualcosa di più. Comunque quell'anno i professori erano ancora di manica stretta, il '68 in questo non aveva ancora fatto effetto, i 60/60 una meta quasi irraggiungibile.
Per me, indubbiamente, la preoccupazione per l'esame era inferiore in quei giorni all'angoscia per mio padre che stava morendo: fu questa seconda prova il mio vero esame di maturità.

 
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OVERDOSE

Post n°1614 pubblicato il 16 Giugno 2019 da atapo
 

 

SPOSSATA

 

Van Gogh, Spiaggia a Saintes-Maries

Parecchio latitante qui…

Ma ci siamo daccapo, è un periodo pazzesco, estenuante. Passare in pochi giorni da 17° a 37° non è uno scherzo, davvero la stagione intermedia è stata inesistente e vista la mia età non più verde basta già questo a mettermi k.o. fisicamente: se prima uscire di casa per piacere o per incombenze varie era complicato visto il freddo e gli acquazzoni, ora è altrettanto complicato, dato il caldo eccessivo e le parecchie ore centrali della giornata che sarebbe meglio evitare, quando si può.

Di solito entro metà giugno finivano, insieme alle scuole, anche altri impegni, teatrali o di piscina, e iniziava quel bel periodo di relax in cui mi cullavo e mi distendevo anche solo al pensiero e ai sogni per l' estate.

Invece ora non è così.

Lo spettacolo col gruppo “Ragazzi over 65” andrà in scena addirittura il 27 giugno! Si è trascinato fin là, causa impegni dell'uno o dell'altro o indisponibilità del teatro in certe date. Come sempre il periodo appena precedente è tutto dedicato alle prove, quasi ogni giorno, col caldo sono estenuanti e devo aggiungerci la “passeggiata” a piedi per arrivare al teatro, 20 minuti, che se in altre stagioni erano salutari e li macinavo con energia, ora ne avrei proprio fatto a meno!

Ci sono controlli medici già preventivati, per affrontare l'estate meglio possibile, e così se ne vanno altre mezze giornate. E dovrei farne altri perché ultimamente soffro di nevralgie e male alle orecchie, vorrei capirci qualcosa...

Mio marito ora va in montagna quasi tutti i giorni per accelerare i lavori che deve fare lui: una sera l'ho messo alle strette: - Ma allora ce la faremo a rendere abitabili alcune stanze almeno e a stare lassù al fresco, come era nostra intenzione? O dovremo aspettare l'estate prossima? -

E gli ho snocciolato tutto ciò che secondo me è indispensabile da fare al più presto, soprattutto per la sistemazione dei mobili. Allora si è dato una mossa ed entro un mese dovremmo esserci, anche perché la moglie di mio cognato, nel cui garage giacciono mobili provenienti dalla casetta venduta dei miei suoceri, ha dato un ultimatum: fra un mese, in un modo o nell'altro, il garage lo rivuole vuoto (è un anno e mezzo che sono lì!).Ma nel frattempo un mese di caldo me lo devo passare a Firenze...

Però questi viaggi in montagna non hanno orari, perché, come sua abitudine, il marito decide tutto all'impronta o cambia programma all'ultimo momento. Così mi pare di essere in un albergo: non si sa mai a che ora lui parte o ritorna, a che ora si mangia o si può andare a dormire.

Mia figlia e famiglia stanno per affrontare il loro trasloco, sono pieni di impegni, capita che abbiano necessità di “appoggiare” i bambini, o di stampare e inviare documenti, vengono da noi perché loro la stampante non ce l'hanno

Insomma, per ora è tutto molto faticoso, faccio una grande fatica ad alzarmi la mattina, ho dovuto rinunciare a incontrare delle amiche, c'è sempre qualcosa di più urgente da fare, se mi concedo qualche “distrazione” poi la pago per l'accumularsi di ciò che ho rinviato…

Chi ne fa le spese di tutto questo è la mia autobiografia: non ho il tempo e la concentrazione necessari per scrivere le storie della mia vita, è da un po' che l'elenco dei titoli ancora da trattare sta lì intatto, dal file del computer mi chiede mestamente: -E allora, i tuoi buoni propositi?-

Ma quando finirà?! Comincio a sognare il mare (quest'estate credo proprio che non lo vedremo).

 
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SE NE VANNO

Post n°1613 pubblicato il 06 Giugno 2019 da atapo
 

IL  VOLPE  ROSSO

 


 

Chi era il grande amico del Piccolo Principe? La volpe, ricordate?
Che combinazione, così è anche per il mio nipotino più piccolo, due anni e mezzo, che io, dentro di me, ho sempre chiamato “il Piccolo Principe”.
Ecco come è andata: circa un anno fa, fra i tanti giocattoli già usati dai fratelli e tirati fuori di nuovo dalla sua mamma per lui, erano ricomparse le due volpi peluches dell'Ikea, una grande, una piccola. A lui piacquero molto, “mamma” chiama quella grande, “figlio” quella piccola. Non è che le trattasse con molta cura, le trascinava prendendole per il collo, ma erano solo manifestazioni d'affetto…
Un giorno chiese di portarle con sé al nido. Mia figlia non volle, erano ormai giocattoli “di famiglia”, le sarebbe dispiaciuto che si fossero sciupate o, peggio, perdute. Mi raccontava questo fatto, chiedendomi se per caso, tra i peluches che usavo a scuola per le recite in francese coi bambini e che conservo per quando i nipotini vengono a casa mia, ci fosse stata anche una volpe da “sacrificare”: portarla al nido nelle mattinate un po' “grigie” e se capitava qualche… incidente, pazienza.
Le volpi mie sono troppo grandi per un bimbo di due anni e per “parcheggiarle” al nido, però in quei giorni alla Coop trovai proprio una volpe di dimensioni adatte e… figuriamoci se la nonna non la comprò subito!
Si aggiunse alle altre due; queste restano ad aspettare sul lettino di Cesare, mentre lui è al nido e porta con sé l'ultima arrivata, la deposita nel suo armadietto e la riprende all'uscita. Ora è questa la preferita, quella che porta in giro più spesso, anche se a volte non disdegna di essere accompagnato da tutte e tre, le tiene fra le braccia insieme e guai a dirgli di posarne una o due o di metterle in una borsa, devono stargli tutte vicino.
E come chiama la terza volpe? Dopo “mamma” e “figlio” questa è “IL VOLPE ROSSO” e pensare che sono tutte e tre rossicce  uguali, misteriosa è anche questa sua scelta del maschile, un po'… alla francese, dove “renard” è effettivamente una parola maschile.
Piccole vicende dei miei cuccioli, a cui partecipo anch'io quando sto con loro…
… ma ora penso con un po' di malinconia che a fine mese cambierà parecchio: loro traslocano, hanno finalmente trovato una casa più grande, più adatta a quattro bambini. Purtroppo se ne vanno da Firenze, in un paese a mezz'ora di corriera: niente da eccepire, senz'altro per loro la situazione migliorerà, ma la nonna e il nonno non saranno più alla distanza di dieci minuti di passeggiata...

 
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TRE GIORNI

Post n°1612 pubblicato il 03 Giugno 2019 da atapo
 
Tag: cronaca

 

INCREDIBILE

 

C.Pissarro, Sole di primavera

Tre giorni di sole.

Venerdì, quando al risveglio ho visto il cielo azzurro terso, alberi e piante immobili, non più scossi dai venti sgraziati dei giorni precedenti, quasi non credevo ai miei occhi.

E aria tiepida, finalmente.

Non ricordavo più tutto questo, dopo due mesi abbondanti di maltempo avevo perso anche la memoria di come potesse essere caldo il sole, della sua carezza sulla pelle, di come sarebbe questo il periodo più bello dell'anno, la primavera nel suo pieno splendore, una lieve vertigine che nasce dentro il corpo, stimolata dalla luce e dai profumi intensi, qui attorno casa mia è un pieno di siepi di gelsomino rigonfie di fiori.

Fuori, fuori il più possibile! Mi basta passeggiare nel mio giardino, si sono di colpo aperte le calle di un bianco morbido e abbagliante, c'è già qualche lampone rosato e nascosto, qualche ape e qualche calabrone. Gli iris sono tutti sfioriti, la loro stagione è finita, peccato, hanno goduto poco il sole quest'anno e io li ho goduti poco, sempre chiusa in casa.

Mi viene voglia di rimescolare il guardaroba, riporre finalmente i giacconi pesanti, ieri ho indossato la prima maglietta a maniche corte…

Il bel tempo è piaciuto anche al marito, che si è fatto trascinare a ben due sagre in questo fine settimana e a fare la spesa!

E le prime uscite di sera con passeggiata per rientrare a casa: deliziosi i profumi della natura al buio, quando restituisce il calore accumulato il giorno, mancano solo le lucciole, sarebbe già stagione, ma chissà se ne esistono ancora in questi angoli di periferia o bisognerebbe allontanarsi molto di più dalla città.

Finalmente ho fatto fare progetti per uscire, finora sempre condizionati dalle previsioni meteo.

Finalmente ho steso il bucato all'aperto, non dovrò più precipitarmi a raccoglierlo e a ristenderlo sotto il porticato o dentro casa, alle prime gocce di pioggia!

Ma… stamattina ecco di nuovo tutto grigio, umido e minaccioso: che tristezza, quasi un tradimento delle belle promesse. Pare che poi la foschia si solleverà nelle ore più calde, vedremo, per ora la delusione è forte.

 

 
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TEMPO DI SAGRE

Post n°1611 pubblicato il 31 Maggio 2019 da atapo
 
Tag: cronaca

GRECIA  BAGNATA

 


 

Maggio così piovoso ha fatto strage di sagre, manifestazioni e mercatini: sarebbe il mese più bello per organizzarne, non troppo caldo, le giornate si allungano e le serate sono tiepide, c'è un'aria languida di inizio vacanze.
Invece un disastro! Rovinate, rinviate se possibile, annullate per lo più. Con gravi danni, perchè in genere queste manifestazioni servono per nobili cause, il denaro raccolto è sempre molto utile: quest'anno si è raccolto certamente molto poco.
Per la prima volta in un paese confinante con Firenze la settimana scorsa erano state organizzate le "serate greche": sarebbe stato come fare un viaggio in quella terra affascinante, musica, folklore e, soprattutto, buon cibo tipico.
Una di quelle occasioni che riescono a smuovere anche il mio pigro marito, per assaggiare qualcosa di diverso. Così sabato scorso, visto che tutto sommato il tempo durante la giornata era stato grigio sì, ma non piovoso come al solito, all'ora di cena siamo saliti in auto per andare a "mangiare greco", seduti  ai tavolini della sagra, ascoltando le melodie greche suonate dal vivo, che mi avrebbero certamente suscitato lontani ricordi nostalgici.
Il cielo al tramonto era tutto una sarabanda di nuvole oro e fiamma, tranne in un angolo dove si scuriva minacciosamente. Noi eravamo ottimisti e speranzosi di passare una serata piacevole, finalmente!
Però, quando abbiamo parcheggiato al paesino, fuori dalle sue mura medievali, mi era parso che il tramonto fosse terminato un po' troppo in fretta, che il buio fosse già parecchio scuro. L'istinto mi ha ispirato di prendere con me anche l'ombrello, quello da borsetta, ma insomma meglio essere prudenti. Dopo qualche passo ho suggerito anche a mio marito di prenderlo e lui è tornato alla macchina un po' sbuffante, perchè tanto si sa che sono io quella sempre pessimista.
Nel centro della cittadina, la piazza era trasformata in una piccola Grecia: le bandiere, i tendoni delle cucine, il fumo che si alzava dagli arrosti e il profumo dei "giros", la musica ritmata che si sentiva già da qualche strada prima. Però... cominciava a cadere qualche goccia di pioggia: cosa vuoi che sia, io ho il cappello impermeabile e il piumino leggero che ha resistito alla pioggia bolognese... potevo evitare di aprire l'ombrello.
Ma in pochi minuti, il tempo di fare il giro dei vari stands per scegliere il menù, la pioggia è diventata scrosciante, battente, tutti si rifugiavano sotto il piccolo bordo dei tendoni, che però  gocciolava, quelli che già stavano mangiando seduti ai tavoli nel centro della piazza si sono precipitati anche loro nel minimo spazio sotto i tendoni affollandolo ancora di più. Velocissimi alcuni addetti hanno portato e aperto dei gazebo per proteggere i tavoli in mezzo, così delle persone ci sono tornate, ma ormai era tutto fradicio, tavoli e panche.
Chi, come noi, doveva ancora ordinare il cibo, o ha rinunciato ed è scappato a casa, oppure si è rassegnato a stare lì in fila, ombrello aperto e surplus di gocce di pioggia che sgrondavano dai bordi dei gazebo sopra le cucine.
Ma a quel punto tutti gli eroici che, come noi, volevano mangiare greco a ogni costo hanno approfittato della possibilità di "portare via" le portate, tra avvolgimenti di alluminio e buste biodegradabili. L'unico aspetto positivo: le file in attesa si erano considerevolmente accorciate, vista la fuga di molti.
E la pioggia continuava abbondantissima, la piazza, leggermente incavata verso il centro, andava riempiendosi d'acqua come un grande catino, ogni passo era uno sguazzare in un'immensa pozzanghera, alla ricerca di qualche antica pietra del selciato un po' più alta e sporgente delle altre.
Poi il ritorno alla macchina, ombrello aperto in bilico con i vari pacchetti, alla ricerca del lato delle strade con i tetti più sporgenti o sottovento, perchè naturalmente gli scrosci venivano anche di traverso, saltellando fra una pozzanghera e un torrente che scendeva alle caditoie ingolfate delle fogne.
A casa mi sono dovuta cambiare completamente, gli stivaletti hanno resistito all'acqua, ma il piumino e i jeans ci hanno messo tre giorni per asciugarsi.
In compenso i piatti greci (polipo, pita con souvlaki, formaggio fritto al miele) erano veramente deliziosi.
Però mangiati a casa nostra, senza l'orchestrina dal vivo con il sirtaki di sottofondo, avevano perso parecchio fascino.
Da oggi PARE che il tempo migliori. C'è da fidarsi?

 
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A TEATRO

Post n°1610 pubblicato il 23 Maggio 2019 da atapo
 
Tag: teatro

 

CORA  RITORNA

 


 

Dopo otto anni, il mio regista francese ha rimesso in scena, con un gruppo di corsisti che pagano profumatamente all'Istituto di Francese un corso di teatro, lo spettacolo “Surtout pas un ange”, riduzione e adattamento del romanzo “Tout sauf un ange” di J.P.Milovanoff.
Naturalmente mi ha invitato e figuriamoci se non andavo!
Solo il sapere che finalmente avrei rivisto quella storia mi aveva riempito di emozione: quante volte l'avevo detto al regista che era molto bella, la sua messa in scena toccava il cuore, avrebbe dovuto inviarla a qualche concorso… Ma lui è timido…
Così ieri sera sono stata spettatrice, stavolta, ma ho ritrovato l'atmosfera di otto anni fa. Ha fatto qualche riduzione e ha semplificato qualcosa, il gruppo di attori era meno numeroso di quanti eravamo noi, però il fascino è rimasto intatto, le parole e i gesti scorrevano e io ritornavo a quel tempo…
E ho ritrovato Cora, la protagonista, le sue scelte, i suoi sentimenti, il suo impegno, il suo dolore e la sua realizzazione finale.
Cora è stato un personaggio che all'inizio mi pareva estraneo, del tutto diverso da me, ma poi mi ha coinvolto totalmente e mi è rimasto nell'anima a lungo, anzi, forse non se ne è mai più andato, perché mi ha rimescolata a tal punto da farmi scoprire quanto, in realtà, mi assomigliasse.
Ieri sera è stato un bellissimo ritrovarmi, ricordare quell'anno, quella prova, quelle sensazioni, quella vita, incontrare di nuovo attraverso le parole la mia Cora.
Cora rimane mia amica, sorella, rimane una parte di me…

...Cora c'est moi!
(QUI lo spettacolo del 2011)

la scena finale del nostro spettacolo nel 2011

 
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BOLOGNA, TRA OGGI E L'ALTRO IERI

Post n°1609 pubblicato il 19 Maggio 2019 da atapo
 

TRA  IL VERDE  E  LA  PIOGGIA


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Avevo aderito a una simpatica manifestazione bolognese: la lettura di un brano del mio racconto “Progetto europeo”, quello del pranzo con Daniel Pennac in una trattoria fiorentina, quello inserito in una antologia di racconti sulla cucina. Proprio da questa organizzazione era nata la manifestazione: tanti scrittori (più o meno dilettanti), tante letture sull'arte culinaria.
In un'ambientazione particolare: sulla torre di una delle porte bolognesi, porta Saragozza. Pochi gli eletti per ogni turno di letture, visti gli spazi esigui, pochi gli invitati, qualche musicista, i presentatori.
Contemporaneamente a Bologna c'è stata la manifestazione Giardini Aperti, la possibilità di visitare giardini “segreti”, perché privati, nascosti dietro muri o cancellate di ville e palazzi, oppure all'interno di insospettabili strutture edilizie tipiche antiche del centro cittadino.
Ho unito le due possibilità e mi sono lanciata all'avventura di una giornata bolognese alla scoperta di tutto questo.
Ma quasi due mesi fa, quando tutto si  è concretizzato, chi poteva immaginare questa primavera disastrosa dal punto di vista meteorologico? Per fortuna a Bologna ci sono i portici, non avrei rinunciato per niente al mondo! Bastava attrezzarsi di giacca impermeabile, cappello, ombrello e stivaletti a prova di pozzanghera. E così ho fatto.
Che strana giornata, il cielo grigio e la pioggia a tratti, più o meno forte, hanno accompagnato la mia scoperta di alcuni suggestivi giardini, a partire dall'Orto Botanico, che quando abitavo là non avevo mai visitato: immenso, in alcuni tratti un vero bosco suggestivo di alberi altissimi e fitti, con radure, laghetti, ciuffi di piante fiorite e scompaginate dalle piogge. La suggestione dell'acqua mi faceva sentire in un grande nord, pensare a troll e folletti, in un silenzio innaturale per un centro cittadino, col traffico lontano, scomparivano dietro al verde anche i palazzi delle vie attorno.
Prima dell'appuntamento alla torre, dove la lettura si è dovuta fare all'interno, in una sala del museo, meno suggestiva dell'altezza del terrazzo, ma comunque austera e bella ugualmente, sono riuscita a visitare qualche altro giardino più piccolo, tra quelli vicini in zona, alcuni gioiellini di verde  e di fiori nascosti tra le case antiche.

 

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Era la zona dell'istituto Magistrale che ho frequentato da ragazza, nel grigio dell'aria sono emersi i ricordi della mia adolescenza e quella dolce malinconia che porta ad uno straniamento, fa riaffiorare sensazioni lontane tanto che a tratti non so più se sono la persona di ora o quella di tantissimi anni fa. Mi chiedo se la vita mi ha cambiato poi così tanto, se ciò che era allora è davvero finito, se forse ciò che provo adesso nasce da qualcosa di quell'epoca che è rimasto nell'aria e nella storia di quelle pietre che mi videro a quel tempo e che ora risento vivo.
La scuola c'è ancora, è liceo psico pedagogico con annesso liceo musicale “Lucio Dalla”, e già questo mi commuove, fa parte del mio animo bolognese.

Il portone era aperto, non ho potuto trattenermi dall'entrare: era uguale il corridoio con le bacheche sui muri ai lati, il piccolo cortile in fondo, da cui partivano le scale per i piani superiori. Ricordavo… sì, ricordavo tutto. Oltre questo cortile, si intravedeva quello più grande, palestra all'aperto, e quando stavo nell'aula a pianterreno quante volte ero tra quelle che si distraevano guardando fuori dalla finestra, se i nostri “ragazzi” facevano educazione fisica nel cortile…
Dove siete ora, compagne di classe, ragazzi? Era quasi l'ora dell'uscita, fuori ho rivisto come i leggeri fantasmi di qualcuno che saliva sul muretto sotto il portico per farsi riconoscere da noi ragazze che uscivamo sempre dopo i maschi, per prepararci con cura, perché qualcuno ci avrebbe sorriso, preso sottobraccio e accompagnato alla fermata dell'autobus… Dove siete tutti, ora? Siete felici?
E nel bar di fronte, dall'altra parte del portico, c'è ancora traccia di chi arrivava al mattino presto per un caffè, il controllo di una versione di latino, una supplica ad un professore? Perchè non eravamo solo noi ragazzi a frequentarlo, ma anche molti insegnanti, e lì si chiacchierava insieme, senza la rigidezza del timore del registro e dei voti.
Infine, poco distante, un grande giardino pubblico, non nell'elenco dei giardini da visitare, ma per me luogo denso di ricordi: vi andavo da piccola, con la zia Maria e mio cugino, lei ci accompagnava là a giocare in certi caldi pomeriggi estivi. Vi andavo negli anni dell'Istituto Magistrale, e non da sola: era uno dei nostri luoghi preferiti nella bella stagione, per quelle poche ore bellissime in cui riuscivamo ad incontrarci: qual era la “nostra” panchina? Forse l'ho riconosciuta…
Quegli enormi alberi, abeti, cedri, platani, che ci sono ora sono gli stessi centenari che ci vedevano allora… che sanno e che restano muti, mantengono per l'eternità i segreti di chi è passato e si è fermato sotto le loro chiome.
Data la pioggia il giardino era quasi deserto, facilmente affioravano i ricordi; dalla terrazza della torre, dove mi sono potuta affacciare in una breve interruzione di pioggia, dopo la lettura, ho abbracciato tutto questo giardino, insieme all'emozione che accompagnava il ricordo di un periodo così difficile nell'adolescenza, ma anche, indubbiamente, così felice.

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IRIS

Post n°1608 pubblicato il 10 Maggio 2019 da atapo
 

 

COMPLEANNO LASSU'

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A Firenze c'è un posto incantato, il Giardino dell'Iris.

Subito sotto il famosissimo piazzale Michelangelo, lungo il versante della collina, tra gli olivi ed altre piante, in questo periodo crescono migliaia di iris, di tutti i tipi, forme, colori, dimensioni, provenienti da ogni parte del mondo. E' l'esaltazione di questo fiore, rappresentato stilizzato nello stemma della città.

Il giardino è aperto solo un mese all'anno, durante la fioritura, i turisti che ne vengono a conoscenza si riportano a casa anche questo meraviglioso e colorato ricordo.

Il giorno del mio compleanno mi sono presa un giorno di libera uscita. Non è stato difficile, mio marito doveva andare alla casa in montagna, io ero sola e completamente libera.

Dopo la lezione di scrittura creativa e un piccolo pranzo in centro, ho preso l'autobus e sono salita lassù. Ci sono rimasta alcune ore, finché qualche leggera goccia di pioggia mi ha convinta a rientrare, purtroppo il tempo è pessimo in questi giorni, è già stato un regalo aver potuto passare tra i fiori poche ore senza aprire l'ombrello.

E' rigenerarsi lo spirito, è pensare a tante cose, ma le più belle, è sentirsi alleggeriti e pian piano riempirsi di serenità.

E dopo per tutta la sera, anche a casa, era come se i miei pensieri e io stessa fossimo ancora immersi e avvolti da quell'atmosfera di grazia colorata e di delicata bellezza.

Un bel regalo di compleanno, indimenticabile.

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IL PROGETTO

Post n°1607 pubblicato il 04 Maggio 2019 da atapo
 
Tag: cronaca

COMPITO PER LE VACANZE

 


Cesare Boldini, Studio di donna che scrive


Avevo proprio bisogno di riposarmi nella seconda parte del mese di aprile, che è volata tra festività e ponti. Non ho viaggiato, non ho fatto niente di speciale, siamo un po' presi dal seguire i lavori alla casa in montagna, le inevitabili decisioni al riguardo, il darsi da fare per trovare ciò che manca, innanzitutto qualche mobile per la cucina: quelli che avevano lasciato i precedenti proprietari erano parecchio malandati, abbiamo deciso di rinnovarli, ma cercando nell'usato, non vogliamo spendere un capitale per usarli poche settimane all'anno. Bisogna che sia già trovata e al suo posto per la fine dei lavori (si spera prima dell'inizio del caldo) altrimenti non sarà possibile abitare lassù al fresco.
Comunque non mi voglio ancora preoccupare per questo.

A fine marzo era terminato il corso di scrittura creativa. Tutti concordi (allievi e insegnanti) di prenderci aprile di vacanza, ci siamo dati appuntamento a maggio, perché molti di noi continueranno un'appendice di corso, non più collegati all'Università dell'Età Libera, ma privatamente: l'insegnante ci ha fatto un prezzo ragionevole, io ho aderito volentieri, per approfondire ed avere ancora per un po' una guida nella prosecuzione del lavoro.
Perchè sta prendendo forma il progetto sul quale all'inizio ero indecisa: scrivere la mia autobiografia. Non tutta la mia vita, ho scelto di fermarmi al momento in cui da Bologna mi sono trasferita a Firenze e sarà già tanto, preferisco rievocare la mia infanzia, la giovinezza, i miei vissuti bolognesi, un'epoca così lontana da oggi.
Non è stato facile né indolore immergermi in quegli anni lontani, rifletterci sopra, i ricordi non sono sempre piacevoli, ma sono io, venuta fuori da tutta quella vita che mi ha fatto diventare ciò che sono oggi.
In aprile ho continuato a scrivere, ho completato qualche altro racconto e lo consegnerò alla profe nella prima lezione, la metterò subito al lavoro per le correzioni. Non so se completerò tutto il mio libro in questo scampolo finale di corso, ma poi mi mancherà poco, alla fine penserò all'auto pubblicazione per lasciare un ricordo di me ai miei nipoti e agli amici più cari, spero che sarà una lettura gradevole.
Intanto la profe ci ha chiesto di riordinare, stampare dal computer, prevedere una copertina e rilegare semplicemente con la spirale l'insieme dei racconti già corretti, per consegnarli a lei, tipo una tesina di fine corso. L'ho già fatto e, credete, mi sono emozionata a vedermi tra le mani il fascicoletto con il mio nome, il titolo che ho scelto (“La prima vita”), una foto di me bambina, quella che mi è sempre piaciuta di più: avevo quattro o cinque anni, fu scattata in uno studio fotografico, io seduta di profilo volto la testa ridendo verso il fotografo, ho i capelli a boccoli e indosso il vestitino bello, di velluto. Era azzurro intenso, lo ricordo benissimo, ma la foto è in bianco e nero, naturalmente.

 
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IL PRIMO

Post n°1606 pubblicato il 27 Aprile 2019 da atapo
 

SENTINELLA

 


 

Ieri nel mio giardino si è aperto il primo iris della stagione.

Qualche giorno più tardi rispetto all'anno scorso, ma quest'anno è così per tutto, il giardiniere ha detto che certi freddi tardivi hanno rallentato le fioriture. Io scrutavo tutti i giorni le lunghe foglie a forma di lancia, cercando quei rigonfiamenti che poi schizzeranno in alto aprendosi nei fiori. Questo è stato il primo, unico, altissimo; nasce dal rizoma che è all'inizio della striscia, a cui non accorciai le foglie a fine inverno, perchè doveva appunto segnalare soprattutto ai nipotini irruenti: "Attenzione, qui cominciano gli iris della nonna, non pestateli!".

Così ora mi fa l'effetto che sia il fiore a sorvegliare tutto e a dire ai suoi fratelli nel loro linguaggio: "Sbrigatevi, è ora, venite fuori!". Allora l'ho chiamato SENTINELLA e che continui a fare buona guardia e a sollecitare, dopo che ha superato indenne il forte temporale di stanotte!

Vedremo quanto ci metteranno, vedremo se sbocceranno solo quelli rosa, come l'anno scorso, o se si decideranno a spuntare anche quelli che comperai in Francia, di vari colori, ma sono ancora piccini, temo di dover aspettare ancora un anno.

Vedremo se si mostrerà anche qualche "infiltrato", perchè io nei mesi passati a volte ho preso un rizoma selvatico celeste o viola qua e là lungo certe strade e li ho infilati accanto agli altri miei...

Chi si ricorda più in che posizione! Potrebbero farmi delle sorprese...

 
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OGGI

Post n°1605 pubblicato il 25 Aprile 2019 da atapo
 

25  APRILE

 

 

Mi è dispiaciuto oggi non essere riuscita a partecipare alla ZAP (Zona Altamente Partigiana), come chiamano al centro sociale della mia zona quelle ore di ogni 25 aprile passate insieme tra discorsi, letture, canti, merende e partecipazione di tutti, per ricordare il passato e riflettere sui problemi attuali.
Volevo farci un salto almeno all'ultimo momento, perchè prima ci è capitata l'opportunità di andare a vedere una cucina usata: questo è ora il nostro interesse e necessità urgente, tra tutti i mobili che ci hanno lasciato nella casa in montagna quelli della cucina erano molto rovinati e li abbiamo dovuti buttare. Non ci vorremmo spendere sopra parecchio, ma bisogna trovarli per poterci andare a vivere al momento giusto! E ci sono misure ben precise a cui attenersi e c'è la solita pignoleria del marito...
Insomma, oggi è andata così, ma la nostra spedizione è andata a vuoto, poi al ritorno si è messo a piovere così ho rinunciato alla ZAP, dato che l'umidità degli ultimi temporali mi fa venire spesso male alle orecchie (un male nuovo!)
Allora il 25 aprile l'ho celebrato guardando i servizi in TV e su internet: mi è parso che ci sia stata una partecipazione enorme e viva, forse è la consapevolezza del momento critico che stiamo attraversando, i valori su cui si è fondata la repubblica e la società italiana non sono più così evidenti, stiamo rischiando... e Dio non voglia, ci vuole la vigilanza e l'impegno di tutti!
Gli anni scorsi non avevo notato che ci fossero i papaveri come fiore a dare significato a questa giornata: quest'anno li ho visti dappertutto sui manifesti, mi sembra una scelta azzeccata, parlano della terra che rifiorisce, ma anche del sangue, sono fiori semplici ma resistenti...
Mi fanno pensare a De Andrè, alla sua ineguagliabile canzone: "La guerra di Piero", che mi fa venire i brividi ogni volta che la sento: è ancora così attuale purtroppo.

 
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IL PERSONAGGIO

Post n°1604 pubblicato il 20 Aprile 2019 da atapo
 
Tag: teatro

NON  SOLO  TEATRO

 


Niccolò dell'Arca, Compianto sul Cristo morto

 

Ci sono personaggi che si abbandonano con difficoltà, dopo che si è finito di interpretarli, perché forse ti assomigliano anche se non te ne rendi conto pienamente, oppure perché sono talmente densi di significati che continuano a suscitare emozioni forti ogni volta che li ricordi. Mi era capitato già una volta diversi anni fa, con quella Cora che per certi versi era diventata un alter ego, oppure un'amica con cui avevo poi convissuto a lungo facendola anche diventare la protagonista di alcune mie piccole storie…
Mi è capitato di nuovo ora, in questo Mistero Buffo che è stato molto bello, siamo riusciti ad ottenere un buon successo e ad averne una grande soddisfazione.
Ognuno degli attori doveva interpretare più di un personaggio nelle varie scene e già questo non è semplice, sia per imparare e caratterizzare le parti, sia per i cambi veloci d'abito. Io non ero da meno: ho fatto la madre della sposa nelle “Nozze di Cana”, una donna presente alla “Resurrezione di Lazzaro”, l'ostessa della locanda in cui si svolge l'Ultima Cena nella scena “Il Matto e la Morte”; questi erano personaggi facili e anche piuttosto divertenti.
Poi nella scena finale sono stata Maria che incontra suo figlio morente, non sulla croce, ma in una cava di marmo e schiacciato da una pietra, la variazione che la regista ha fatto rispetto al testo originario, per attualizzare il Cristo nella tragedia delle morti bianche sul lavoro. Praticamente io sono stata la protagonista della scena intera, dialogando con Gesù, i cavatori, l'angelo Gabriele .
Ecco, questo personaggio è stato difficilissimo da rendere, il dolore e la rabbia li ho costruiti con molto studio e fatica, cercando una strada mia che non doveva essere imitare  la stupenda interpretazione di Franca Rame. Ogni volta che provavo a casa, da sola, arrivavo alla fine stremata e così mi accadeva anche durante le prove collettive. Però pian piano le emozioni crescevano, mi si chiariva come porgerle al pubblico… e si consolidavano anche dentro di me.
Pare che sia riuscita a renderle nello spettacolo, c'è chi si è commosso, chi si è complimentato, chi ha detto che abbiamo passato un messaggio forte per chi è cristiano .
Io ho assorbito profondamente il grande dolore di Maria, mi è rimasto dentro e ancora, ripensandoci, ne risento l'eco; adesso è Pasqua, la rievocazione di questi giorni della morte di Gesù quest'anno è stata permeata dei sentimenti provati durante la mia interpretazione, l'ho sentita in modo diverso, più forte e vivo rispetto agli anni passati. Recitare il personaggio di Maria è stato un ripensamento e un rinnovamento spirituale per me che sono credente, più di tante preghiere.
Il teatro mi ha dato anche questo e gliene sono riconoscente.
E con questa scoperta lascio a chi passa di qua i miei auguri

BUONA PASQUA!

 
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L'ULTIMA VOLTA A PARIGI

Post n°1603 pubblicato il 16 Aprile 2019 da atapo
 

NON LA VEDRO' PIU' COSI'

Era il 21 settembre 2013. A Parigi, bellissime giornate di inizio autunno. Io e mio marito quel giorno l'avevamo dedicato tutto al museo di antropologia, usciti da lì stanchi dopo aver tanto camminato, nel poco tempo che ci restava prima di cena decidemmo di passare da Notre Dame.
L'avevamo già visitata abbondantemente nei nostri viaggi precedenti, a me era rimasta nel cuore la piccola statua di pietra della Madonna col Bambino, la… padrona di casa, che si trova poco dopo l'entrata sulla destra, davanti a un pilastro: è così delicata quella scultura, così dolce, volevo rivederla.
Così entrammo, solo per un attimo, dicevamo, perché eravamo molto stanchi, stavolta scattai qualche foto alla Madonnina.

 

Ma poi l'immensità e la bellezza della costruzione gotica furono così attraenti che ancora una volta proseguimmo, trascinati da quell'atmosfera suggestiva che ci inondava di storia, di arte, di fede, ci faceva ammirare tutto silenziosamente, sentendo attorno a noi la piccolezza dell'uomo e insieme la sua grandezza per aver saputo costruire una simile meraviglia.
Rifacemmo il giro della cattedrale ed io scattai diverse foto, ai giochi di luci e ombre, alle armonie che mi colpivano tra archi e colonne.

 

Poi uscimmo. Sulla piazza c'erano delle gradinate allestite per gli 850 anni dalla costruzione, erano in programma spettacoli serali, ma a quell'ora si poteva godere seduti comodamente la bellezza di tutta la facciata: alle prime ombre della sera fu illuminata da luci delicatissime che le davano una morbidezza quasi da sogno, contro il cielo non più celeste e non ancora nero-notte, ma di una tonalità di azzurro intenso che faceva pensare a certe pitture di angeli nel paradiso.



Una visione di pace, di serenità, che non ho più dimenticato…
...e mi è tornata in mente di colpo ieri sera, davanti ad un'altra luce, stavolta crudele, le fiamme alte dell'incendio che divoravano la cattedrale di Notre Dame: che angoscia ho provato!
Sono andata a ricercare le foto scattate quel giorno, le ho riguardate tutte, a lungo, ero commossa: non rivedrò più quell'antica bellezza...

 
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CI SIAMO

Post n°1602 pubblicato il 13 Aprile 2019 da atapo
 
Tag: teatro

SUL  GIORNALE

 

WOW! La nostra compagnia teatrale "Gli Spostati" è finita pure sul giornale!!!

E' un giornale locale, ma è sufficiente per emozionarci, e l'articolo è ampio, con nomi e cognomi, note sullo spettacolo, anche qualche foto dei nostri spettacoli precedenti...

Siamo tutti strafelici di questo, cominciamo a fare carriera...

... ma ci fa sentire ancora più forte la responsabilità e l'emozione per il debutto di stasera!

E allora... M+++a, M+++a, M+++a!

 
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LUTTO

Post n°1601 pubblicato il 09 Aprile 2019 da atapo
 

TRISTEZZA


Certosa monumentale di Bologna

 

Un mio caro amico ha avuto un lutto, ha perso la sua mamma. Alla nostra età, un genitore vivente è di certo molto, ma molto anziano e quando viene quel momento... beh, è nell'ordine naturale delle cose. Ma questo non attenua il dolore.
La storia, per lui, è andata in modo molto somigliante a come andò per me, ormai dieci anni fa: l'indebolirsi lentamente, il ricovero all'ospedale come a illudersi ancora che possa riprendersi, poi resta solo l'attesa di quando tutto finirà...
Ma lui, al contrario di me, è riuscito a starle vicino fino all'ultimo: abitavano, madre e figlio, nella stessa città, i medici lo avevano preavvisato che ormai non c'era nulla da fare, solo aspettare quello spegnersi lento.
Allora in questi giorni la mia vicinanza mentale e sentimentale a questa attesa, poi a questa fine, mi ha fatto ripensare a quando morì la mia mamma, al rimpianto, che mi resta per sempre, di non essere riuscita a stare con lei di più, più vicino alla fine, ma di averla lasciata dopo quell'ultima visita all'ospedale con la speranza che sarei risalita a Ferrara due giorni dopo e l'avrei trovata migliorata con l'aiuto delle cure, come era già accaduto altre volte. Certo, mi era sembrata particolarmente strana quell'ultima volta, ma nessun medico aveva parlato a me o a mio fratello di quanto in realtà ci fosse poco da sperare e da aspettarsi miglioramenti... perchè se l'avessi saputo non sarei certo ritornata a Firenze quel giorno, per ricevere la terribile telefonata proprio la mattina successiva.
Negli anni mi sono detta che lei avrebbe capito, che era sempre stata lei a dirmi: - Vai, torna a casa ora, che hai il treno da prendere e tante cose da fare.-

Si era sempre voluta mostrare indipendente, non voleva legare a sè od obbligare gli altri a sacrificarsi per i suoi problemi. E' morta di notte, sola: questo per me è ancora oggi una enorme tristezza , come un rimorso.

E quando muore l'ultimo genitore ci si sente trasformati, si è veramente soli, è come camminare su un sentiero sull'orlo di un precipizio e rendersi conto che d'ora in poi non ci sarà nessuno più esperto a dirti come fare per non caderci dentro: ora siamo diventati noi i "patriarchi": nessuno ci tenderà più la mano rassicurante che abbiamo sempre sentito dalla nostra infanzia, è nostra ora questa eredità di responsabilità, dovremo essere noi a tendere la mano a chi è più giovane.

 
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ARRIVA TUTTO INSIEME

Post n°1600 pubblicato il 05 Aprile 2019 da atapo
 

SEMPRE  IN  COPPIA

 


 

Le cose che ti affollano le giornate, che ti riempiono la mente, ti obbligano ad essere  in tensione e ti mantengono l'adrenalina a livelli sostenuti… perché capitano sempre almeno in coppia, non una alla volta… così da logorarti il doppio?
Come in questa settimana e temo, ahimè, anche nella prossima…
Dunque sono iniziati i lavori alla casa in montagna, mio marito sale tutti i giorni, almeno ora che si stanno avviando, anche lui lassù dà una mano togliendo l'intonaco da alcune pareti e, naturalmente, dando le indicazioni necessarie per i muratori.
Questo, lo confesso, non è per me del tutto negativo, sto godendo di parecchie ore di solitudine, posso gestirmi tempi e spazi casalinghi come mi pare, mi ricordo che una simile libertà la ebbi solo nei tre mesi in cui io ero già andata in pensione e lui ancora no: esco, non esco, mangio quello che mi pare, occupo stanze per spostamenti e riordini… non mi fa male questa piccola “vacanza” a casa mia! Anche se possono sempre arrivare le sue telefonate per chiedere il mio parere su questioni “architettoniche” da decidere… e non è semplice far mente locale e dare pareri o scegliere per telefono e lui si inalbera facilmente se io non capisco o chiedo troppi chiarimenti.
Poi lui ritorna, a volte anche parecchio tardi, è stanco, doccia e cena, ma io finora alla cena non ci sono mai stata perché…
… il 13 e il 14 aprile avremo il nuovo spettacolo e dalla settimana scorsa abbiamo fatto prove tutte le sere, dalle 20,30 alle 23. Una bella fatica!
E' uno spettacolo molto importante, siamo in cartellone, questo ci fa diventare un pochino più “famosi”, ma ci carica anche di maggiori responsabilità verso il pubblico, che non sarà più formato dai soliti amici e parenti tutti ben disposti verso di noi!
Non ne avevo ancora parlato, perché doveva restare il più possibile segreto, richiesta fatta alla regista nientemeno che da Iacopo Fo, il figlio di Dario Fo! Fu lui, conoscendo i nostri lavori precedenti, ad accordarsi con lei per tentare una versione di “Mistero Buffo” che non fosse a monologo, come recitava il suo grande padre, ma diventasse uno spettacolo con le parti suddivise in un gruppo di attori.

Impresa non facile, ma secondo me la nostra regista è riuscita a montare uno spettacolo emozionante, mantenendo le suggestioni e l'impatto del testo originario di cui comunque non ha ripreso tutto, ma ha privilegiato ciò che poteva essere più attuale …
La nostra compagnia ha avuto qualche cambiamento: sono entrati alcuni nuovi attori, soprattutto uomini,  ed è stato un bene averli trovati, perché di solito nelle compagnie amatoriali le donne sono sempre molte di più. Io in autunno avevo messo anche su Facebook un annuncio per attori dilettanti e uno di loro è arrivato proprio in questo modo!
Ogni giorno devo ritagliarmi del tempo per ripassare, “fare memoria”, come si dice dietro le quinte.
Ora che siamo alla fine, che ormai quasi tutto è deciso, che sappiamo le parti abbastanza bene, ora cominciamo a divertirci quando recitiamo, così sopportiamo meglio le scenate della regista che sente enormemente il peso della responsabilità di quel titolo e di quella paternità da premio Nobel…
Il timore per il debutto resta sempre forte anche fra noi, forse il nostro divertimento e il sentirci ormai tutti amici accomunati dallo stesso destino è anche un modo per esorcizzare la paura!

 
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