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Once I was a teacher

IL LIBRO DI GENNAIO

Isabel Allende

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GITA D'INVERNO

Post n°1652 pubblicato il 25 Gennaio 2020 da atapo
 
Tag: viaggi

A  PISA

 


 

-A Pisa c'è la mostra sui Futuristi, ormai finisce. Ti interessa o no? Se non ti interessa mi organizzo e vado da sola.-
-Certo che mi interessa.- risponde il marito.
Ma se diversi anni fa alla mostra di Balla a Milano dovetti andarci da sola perché a lui “quei matti facevano proprio schifo”? Mah! Ha cambiato idea?
Oppure… ultimamente mi accompagna a vedere le mostre d'arte che mi interessano senza fare storie, vuoi vedere che… forse ha più voglia di fare qualcosa insieme, potrei anche pensare malignamente a una forma di controllo, di gelosia.
Meglio non pensare e organizzare.
Una gita del genere, come le precedenti con lui, naturalmente deve seguire i suoi modi e i suoi tempi. Tipo: io devo informarmi di tutto, orari, luoghi, indirizzi precisi, parcheggi, biglietti, devo indagare sui ristoranti buoni e comodi in loco (vietato proporre pranzi veloci a panini o pizzette), alla fine scodellargli tutto pronto, lui si mette al volante, imposta il navigatore e si parte.
Ah, si parte sempre in tarda mattinata, dopo risveglio, abluzioni e colazione con tutti i comodi, perché la gita sarà solo (o quasi) per vedere la mostra, senza approfittare per esplorare la città che non è la nostra o per scoprire qualcosa d'altro, tranne i percorsi per arrivare e valutare poi scegliere tra i ristoranti. Quando c'è lui di mezzo è così. Soprattutto ora d'inverno, viene buio presto, girare una città al buio non è di molta soddisfazione.
Anche a Pisa il copione è stato questo. Era anche una giornata grigia, le foto non venivano molto bene. Ho comunque apprezzato la sequenza dei palazzi sui lungarni, certe stradine tra alte case torri e porticati medievali, la piccola piazza delle Vettovaglie che mi è piaciuta per la sua tranquillità e i negozi sotto i portici. In questa piazza abbiamo scelto di pranzare, dopo aver trovato chiuso un ristorante suggerito da Tripadvisor e aver lasciato perdere un altro locale indicato da un amico, ma che faceva solo panini, pizze e torta di ceci. Invece ci siamo fermati ad una “Griglieria delle vettovaglie”, un posticino con appena una decina di tavoli dove abbiamo mangiato deliziosamente: tagliatelle al cinghiale, zuppa, trippa, ceci e la tipica torta coi bischeri, di cui avevo sentito parlare ma non avevo mai assaggiato: squisita! Pasta frolla, cioccolato, uvetta, scorze d'arancia…
Ho scoperto dopo, a casa, che questo ristorante ha aperto da una settimana: gli auguro una grande fortuna, se continua a preparare piatti così accurati e squisiti!
La mostra è nel Palazzo Blu che… è davvero blu, un colore insolito fra tutti i giallognoli, grigi e marroncini degli altri, molti a strisce delle tonalità tipiche delle pietre locali: così blu è un po' folle, come folli sono stati questi futuristi. A me piacciono per la loro carica dirompente e la fantasia nell'arte, pur non condividendo le loro posizioni estreme di esaltazioni politiche.
Anche Pisa mi è piaciuta; c'ero stata solo un'altra volta, tanti anni fa. Pensare che è così vicina, un'oretta di treno, poi si passeggia bene per i quartieri centrali, gli angoli, i palazzi e le chiese sono molto gradevoli, anche senza arrivare fino alla strafamosa piazza dei Miracoli dove orde di turisti si affollano da tutto il mondo per la torre pendente. Mi piacerebbe tornarci più spesso, nei giorni di feste cittadine o semplicemente di mercato, vedere i suoi musei, entrare nelle sue chiese, anche senza aspettare altre mostre importanti, quelle che si susseguono nel Palazzo Blu. E tornarci anche da sola, per girellare coi miei ritmi, senza fretta e quasi senza meta.

 
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LA RIPRESA

Post n°1651 pubblicato il 18 Gennaio 2020 da atapo
 

A  REGIME

 


 

Pian piano, dopo le feste, stiamo rientrando nella normalità del solito tran tran.
Pian piano ed è bene così. Dopo l'Epifania tornano gli impegni che per quindici giorni erano sospesi in quel tempo dove cerchi di convincerti che ti riposerai, che farai finalmente ciò che ti pare, che sarai ricompensato in qualche modo della fatica dei mesi precedenti cominciati ad ottobre… poi ti ritrovi alla fine con un po' di delusione e sempre qualche promessa non mantenuta e qualche sospirata felicità non raggiunta.
Ora ho ripreso la piscina, gli incontri per il teatro, il corso di inglese. Ma quest'ultimo non dovevo lasciarlo?
Invece lo continuerò: la parte da imparare a memoria per il nuovo spettacolo non è lunga né troppo difficile, l'occasione di un corso di inglese in orario abbastanza decente e a un prezzo abbordabile quando mi ricapiterà mai? Così, quattro giorni avanti la prima lezione del 2020 ho preso la grande decisione, che mi ha subito portato… una punizione: l'insegnante aveva dato varie pagine di esercizi per le vacanze, che io naturalmente non avevo fatto, convinta di smettere. Poi quando ho cambiato idea mi sono trovata come gli scolari che durante le vacanze rimandano sempre i compiti e se li ritrovano tutti l'ultima sera. Ecco, è andata proprio così e gli ultimi tre giorni  li ho passati praticamente sui libri di inglese, a rompermi il capo, tra che lo capisco poco e che non lo riguardavo da tanto… una faticata!
Ma per fortuna gli impegni sono iniziati soft, qualcosa mancava, qualcosa era rinviato, ho avuto tempo per non affaticarmi troppo da subito, solo con lunedì prossimo sarà tutto a regime, la settimana avrà il suo ritmo di prima delle vacanze e l'agenda tutti i miei appuntamenti.
Il giorno più terribile resta il martedì: al mattino c'è la ginnastica in piscina, il nuovo turno appena iniziato va fino a metà marzo, torno per le 11,30, devo fare la doccia, poi il pranzo, per le 14 dobbiamo essere in auto e andare a Prato a ritirare entro le 14,30 i due nipoti piccoli alla scuola steineriana. Tutto di fretta e io odio scapicollarmi fuori col boccone in gola, sono in ansia per il traffico, che è sempre un punto interrogativo, e per il marito che finora tutte le volte è riuscito a sbagliare strada nonostante il navigatore e siamo arrivati all'ultimo soffio, quando già le maestre stavano per chiudere e ci avrebbero portato i nipoti “abbandonati” nella sede principale. Bisognerebbe partire prima, mangiando “al volo”, ma mio marito è sempre quello dell'ultimo momento e anche stavolta non si smentisce.
Arrivati alla scuola, ci vuole qualche minuto per sistemare in auto i due bimbi, tra cappotti, berretti e guanti dispersi dappertutto e l'installazione corretta nei seggiolini con le cinture di sicurezza che o si aggrovigliano, o si bloccano, o non arrivano a chiudersi. E nel bagagliaio vanno i due enormi cestoni da picnic dove hanno i contenitori del pranzo, perché alla steineriana i cestini tradizionali non bastano, dato che il pranzo devono portarselo da casa. Si parte, c'è una mezz'ora circa per arrivare al loro paese, all'inizio sono chiacchiere e canzoni, poi Cesare crolla addormentato, anche Diletta a volte ciondola la testa, è stanca, ma non si addormenta: al mattino si svegliano molto presto.
Il navigatore ci fa fare ogni volta un percorso diverso, non ho capito il perché, a questo punto diventa quasi una gita tra le località della pianura fiorentina; l'ultima volta è stato molto bello, perché anziché girovagare tra periferie industriali, ci ha messo lungo strade di campagna, strette e a curve, ma che attraversavano campi e boschi, costeggiando fattorie e grandi ville adibite ad alberghi o location per eventi. Lungo i canali c'erano in sosta gruppi di aironi e garzette e li indicavo a Diletta.
A un tratto ecco un airone molto vicino alla strada: era bianco, maestoso. Abbiamo rallentato, volevamo osservarlo meglio, ma lui è volato via. Poco dopo un altro, anch'esso vicino. Questo era più coraggioso, perché ci siamo addirittura fermati e lui è rimasto a farsi ammirare. Poi ha chinato il collo per catturare qualcosa tra la fanghiglia dell'acquitrino, l'ha rialzato e si vedeva benissimo che deglutiva. Così più volte, senza provare timore per la nostra presenza. Eravamo tutti in silenzio e incantati da quello spettacolo della natura, Diletta non aveva mai visto qualcosa del genere e stava a bocca aperta.

A malincuore dopo diversi minuti abbiamo ripreso la strada: a casa ci aspettava Martino già rientrato da scuola e poco dopo bisognava riprendere anche Damiano, poi restare con loro fino all'arrivo di un genitore, come tutti i martedì.
Il nonno ed io ci suddividiamo tra un'occhiata e, se richiesto, un aiuto ai compiti di prima media che Martino fa spesso un po' troppo in fretta, il misurare i tempi consentiti per vedere i cartoni animati (ogni bimbo ne può scegliere due episodi, anche ai nonni piacciono e ci stiamo facendo una cultura), il servizio merende, con annessi lavaggi di mani e sistemazione apparecchi odontoiatrici. Poi giochi di società, letture di fiabe…
Siamo stanchi, ma quando arrivano i genitori non ci decidiamo ad andare via, né loro ci lasciano partire facilmente, spesso salta fuori qualcosa di improrogabile o irresistibile all'ultimo momento. Quando, dopo una buona mezz'ora di viaggio solitamente molto trafficato vista l'ora serale, infine arriviamo a casa nostra, chi ha più l'energia per preparare la cena?
E' il nostro martedì di follia.

 
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FINE DEI BACI

Post n°1650 pubblicato il 11 Gennaio 2020 da atapo
 
Tag: memoria

 

E ORA LIBRI

 



Qui accanto, dove per due anni ho messo un'opera d'arte raffigurante un “bacio” famoso, i baci sono finiti. Di opere d'arte adeguate ce ne sarebbero state tante altre, ma forse l'argomento cominciava ad annoiare, cioè io avevo voglia di cambiare!

Due anni di baci hanno portato a qualcosa, come prima l'anno dei fiori portò un giardino, l'anno della Francia ad una nuova attività in francese, l'anno dei gatti un nuovo micio nel parentado, l'anno delle donne l'unica nipotina femmina?

Sì, devo confessarlo, è arrivato qualcosa di inaspettato riguardo i sentimenti, qualcosa di ritrovato… ma sono faccende private.

In ogni caso, basta baci. E cercavo come sostituirli.

Tempo fa su facebook partecipai ad uno dei soliti giochini proposti da amici, quelli a cui solitamente non partecipo mai, sono perditempo e basta. Però quello mi stuzzicò: “pubblica, uno al giorno, dieci titoli di libri che nella tua vita ti sono rimasti molto impressi nel cuore o nella mente, o che sono stati significativi per te, senza spiegarne le motivazioni ”.

Io, accanita lettrice, cominciai, senza volerlo, a rifletterci sopra: libri importanti nella mia vita? Importanti in che senso? Decisi di seguire liberamente il mio istinto, avrei pubblicato i primi dieci titoli che mi sarebbero venuti in mente, tra quelli letti negli anni. Così feci e quei titoli li ho tenuti segnati. Mi chiedevo perché proprio quelli mi ricordavo per primi e non altri, non sempre riuscivo a trovarne i motivi, però senz'altro quando pensavo a quelli mi emozionavo ancora.

Allora ho deciso che questa lista mi offrirà i libri da presentarvi nel calendario di quest'anno, uno al mese.

Ma i libri sono dieci e me ne serverebbero dodici… Niente paura, credo che nei prossimi mesi altri due titoli mi verranno in mente!

Come potete vedere, ho iniziato con un romanzo di Isabel Allende, il famosissimo “La casa degli spiriti”. Lo lessi molti anni fa e ricordo che, contrariamente alle mie abitudini, vidi prima il film, che mi affascinò. La lettura poi ancora di più, per la scrittura così ricca, l'addentrarsi nella storia del Cile mescolata a situazioni quasi fiabesche, l'alternarsi di pagine dolcissime a pagine drammatiche. Fu per me il primo libro di questa scrittrice, a cui ne sono seguiti altri, che hanno continuato ad incantarmi.

 
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FERRARA

Post n°1649 pubblicato il 04 Gennaio 2020 da atapo
 

FAMIGLIA  e  ARTE

 


 

Brevi viaggi di un giorno o due, così cerco di soddisfare il desiderio e bisogno di distrazione, relax, cambiamento d'aria.
Dopo Livorno, Ferrara.
Da alcuni anni non ci andavo, ultimamente era mio fratello con famiglia che all'inizio di gennaio scendeva a Firenze da noi, le ragioni affettive si univano a necessità pratiche e burocratiche. Quest'anno è stato l'inverso: siamo saliti, io e il marito, a Ferrara. Una spinta in più è venuta dalla mostra al palazzo dei Diamanti di Giuseppe De Nittis, pittore della Belle Epoque, che mi sarebbe piaciuto vedere.
Il patto col marito era il solito: poichè lui non vuole saperne di fare risvegli antelucani per partire presto e tornare a sera tardi, complice anche il rischio nebbia e ghiaccio, la gita a Ferrara andava spalmata su due giorni. Col camper inagibile nei mesi invernali e per non gravare sui parenti, cosa di meglio di un bed and breakfast? Se ne trovano a prezzi molto contenuti. Naturalmente di questo aspetto me ne sono occupata io e ne ho scelto uno non lontano dall'abitazione di mio fratello, dove ci siamo trovati bene e abbiamo dormito quasi meglio che a casa nostra, il materasso era migliore di quello che abbiamo attualmente e che dobbiamo cambiare, però mio marito non ne trova uno che lo soddisfi. Avremmo potuto chiederne la marca al gestore, ma ce ne siamo dimenticati!
Con calma ho assaporato e goduto il piacere dell'incontro familiare, le conversazioni sulle ultime novità, gli aggiornamenti sulle situazioni, la rievocazione dei ricordi, la buona cucina sia al ristorante sia in famiglia, il doveroso scambio di ricette dei piatti migliori.
Abbiamo fatto la spesa grossa settimanale insieme, ci hanno portato in un ipermercato che sembra una metropoli, molto conveniente, e abbiamo fatto anche noi un po' di provviste locali.
Alla mostra però ci siamo andati da soli, io e il marito. Mio fratello e sua moglie non hanno forti questi interessi. Al palazzo dei Diamanti organizzano spesso mostre molto interessanti, in passato ci ero andata anche da sola, passando poi a salutare i parenti e anche la mia mamma, quando era ancora in vita. Anche ora sono passata da lei: sulla sua tomba cresce un profumatissimo cespuglio di rosmarino che mio fratello mantiene potato, ma da alcuni rami spezzati abbiamo intuito che i visitatori del cimitero ne approfittano per i loro... arrosti. Niente di male, credo che la mamma ne sia contenta, lei cercava di essere disponibile e di aiutare, continua anche adesso in questo modo.

Mi piace ammirare le opere dei pittori della Belle Epoque, mi ricordano i miei nonni e bisnonni, certe loro fotografie ormai color seppia che conservo e ogni tanto riguardo, ripensando alle vicende di parentela che mi venivano narrate quando ero piccola. Stavolta, con De Nittis, una piacevole sorpresa: ai quadri erano affiancate varie fotografie dell'epoca, che ritraevano più o meno i soggetti e gli ambienti rappresentati dal pittore. Così ancora di più me li sono sentita vicini alla storia dei miei antenati.
Ferrara è stata gentile nei nostri confronti, ci ha risparmiato quei nebbioni terribili che spesso la caratterizzano nelle giornate invernali di alta pressione, quando altrove c'è il sole. Il sole lì si è fatto vedere entrambi i giorni, anche se un po' sbiadito nell'aria pungente, ma per fortuna ci ho azzeccato col maglione, cappello e piumino che avevo scelto per il viaggio e sono stata proprio bene, non mi sono venuti mali da umidità in nessuna parte del corpo.


il sole sul Palazzo dei Diamanti

 

Invece il nebbione da stamattina avvolge Firenze, è diventata una città strana dove tutto sfuma e sparisce. Per fortuna posso ammirare dalla finestra senza uscire, gli acquisti ferraresi e gli avanzi precedenti mi permettono di restare chiusa in casa al caldo per qualche giorno.

nebbia a Firenze

 
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TWENTY TWENTY

Post n°1648 pubblicato il 01 Gennaio 2020 da atapo
 

CHE SARA'

 


 

Primo giorno dell'anno, tra lenticchie (cucinate da me) e struffoli (comperati): le cose piccole e tonde portano soldi, si dice… in ogni caso piacciono, si mangiano volentieri in casa mia.

Mi riposo e penso poco; non ho voglia di fare bilanci del vecchio e progetti-sogni del nuovo.

Non è stato entusiasmante questo 2019, mediocre direi. Il teatro è andato bene, quello sì, ma a prezzo di impegno pesante, anche il mio lavoro di “scrittrice” (piccola, ma oso definirmi così) fa minimi passi, per il resto tanta fatica, poco relax, nessun viaggio, molto da conciliare, sopportare, far quadrare e ammorbidire.

Poi la sorpresa del periodo finale in famiglia… triste, decisamente, e con grossi punti interrogativi. Quando vengono toccati i figli è peggio dei guai che toccano noi, anche se hanno passato la quarantina vorremmo poterli aiutare e non vederli soffrire, come quando erano piccoli… Questo star male è un'angoscia per me, che somatizzo e che ultimamente ho avuto dolori fisici credo proprio per questo.

Ed è così che si apre il mio 2020, non ho voglia di pensare a come sarà. Ci sono già progetti e date fissati per il teatro, ci sono belle amicizie che spero continueranno, c'è ancora tanto lavoro da fare alla casa in montagna, finiremo prima del grande caldo?

E non c'è altro, per ora. Chiedo la salute in famiglia, quella sì, aiuta tanto ad avere energia per affrontare tutto il resto e alla nostra età non è così scontata, poi aspetto le sorprese di questo numero così tondo, così buffo, che mi vien voglia sempre di dirlo in inglese, quel TWENTY TWENTY che sembra il verso di uno strano animale.

Ed è anche bisestile, peggio di così! Ma mettiamolo insieme alle lenticchie e simili e non crediamoci, affrontiamo ogni giorno con leggerezza e curiosità, al meglio delle possibilità di resistenza.

L'abbiamo atteso, io e il marito, con una veloce cenetta in un nuovo ristorante in centro (una bella scoperta), poi a teatro, ma lo spettacolo è finito presto, infatti non costava molto, si sono risparmiati panettone e spumante e alle 23 tutti fuori, in tempo per qualche veglione. Per noi due nessun veglione, ma una lunga passeggiata in centro, non faceva molto freddo. A Firenze il Comune ha avuto una bellissima idea: in molte piazze c'erano spettacoli e concerti, musiche di tutti i generi, una grande allegria, c'era chi si fermava alla musica preferita, chi, come noi, girellava da una piazza all'altra. Affascinante passeggiare per la città notturna, ma con tanti negozi e locali aperti e illuminati per l'occasione, sotto gli addobbi luminosi di tutti i tipi. Mio marito, che va pochissimo in centro, pareva arrivato nel paese dei balocchi, ammirava tutto a bocca aperta: palazzi, scorci, nuovi negozi che non aveva mai visto, io ridevo dentro di me di questo suo incantamento.

Il 2020 a mezzanotte ci ha sorpreso in piazza Santa Maria Novella, ad ammirare un grande albero luminoso composto da un assemblaggio di numeri e cifre, improvvisamente dietro all'albero sono scoppiati tanti fuochi artificiali (ma non erano proibiti?) , sparati da un gruppetto che si era ritagliato abusivamente uno spazio vicino alla piazza. Da dove ero io, pareva uscissero dalla cima dell'albero, davvero bello!

E allora, AUGURI A TUTTI !


 

 
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LIVORNO

Post n°1647 pubblicato il 29 Dicembre 2019 da atapo
 

QUASI  CANARIE

 


 

Approfittando di queste belle giornate di sole e della “tregua” di normalità tra Natale e Capodanno, siamo andati a Livorno.
L'occasione è stata il vedere la mostra di Modigliani e dei pittori suoi contemporanei, allestita dalla città in cui è nato. Anche se non è molto distante da Firenze, conosco poco Livorno; ci sono stata anni fa in una gita dell'Università dell'età libera, in cui facemmo un giro in battello per i canali, molto suggestivo.
Poi, l'estate in cui eravamo al mare a Quercianella, ci facemmo un salto di sera quando c'era una settimana di feste ed eventi dopo il tramonto, “Effetto Venezia” la chiamano, ma la confusione dei turisti era davvero tanta e mio marito la sopporta molto meno di me, così rientrammo presto.
Stavolta di confusione non ce n'era proprio, in inverno di turisti ce ne sono pochi, molti locali e negozi sono chiusi per le ferie natalizie, era un giorno feriale come gli altri e ho pensato che quella era la vita normale, che mi piace per conoscere meglio una città.
Non è che l'abbia conosciuta a fondo, in verità: con le solite abitudini del marito non siamo partiti presto, siamo arrivati verso mezzogiorno e si doveva subito cercare un ristorante per il pranzo, a mangiare il caciucco, che a mio marito interessava più di Modigliani. L'abbiamo scelto un po' a caso tra i pochi aperti, e ne siamo rimasti soddisfatti, da tenerlo a mente e suggerirlo ad altri per una prossima gita. Prima e dopo pranzo abbiamo girellato un po' a casaccio per le strade del centro, tra i ponti e i canali del quartiere tipico chiamato “Venezia”, poi abbiamo fatto un salto al mercatino americano, pallido discendente di quello che fu il famoso mercato americano del dopoguerra.
C'era tanto sole, un po' di vento, ma non troppo freddo, tanto che stavo bene senza cappello e col giubbotto aperto. Un tempo meraviglioso, un'aria pulita che sapeva di mare, luoghi tranquilli che mi hanno fatto amare la città e… piante fiorite! Bouganvilles soprattutto e fiori gialli rampicanti! A fine dicembre! Ma lì è sempre così o è stato quest'anno eccezionale, per il caldo? Non lo so.
Guardando questi fiori ho risentito in me l'atmosfera delle Canarie, mi sembrava di essere là, come quando ci andavo in inverno e il tepore mi dava un senso di spaesamento nel non riconoscere più le stagioni come sono abituata: dicembre, gli addobbi, i presepi, le stelle di Natale, il sole e le bouganvilles… che mescolanza!
Livorno come una piccola Tenerife nostrana.

 


Così ci siamo goduti all'aperto alcune ore, decidendo ad entrare alla mostra di Modigliani quando il sole già si stava abbassando, tanto restava aperta fino a tarda sera.
Interessante, con l'emozione di soffermarsi davanti ad alcuni di quei capolavori che si vedono solo nelle immagini, con la curiosità di scoprire vite e intrecci del mondo artistico di inizio secolo…
Solo una cosa mi è dispiaciuta: quando eravamo in coda per i biglietti, mio marito è andato a leggere le avvertenze per i visitatori, poi mi ha riferito che non si potevano scattare foto. Così ho lasciato la macchina fotografica al guardaroba, nello zaino. Una volta entrati invece abbiamo scoperto che le foto si potevano fare, ma senza flash (che tanto io non uso quasi mai). L'avrei strozzato, ma cosa aveva letto? Mi sono limitata ad una occhiataccia, eravamo in pubblico… lui ha fatto finta di niente… Però è stato un vero peccato non poter avere il ricordo dei dipinti che mi colpivano di più.

 
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AFTER CHRISTMAS

Post n°1646 pubblicato il 26 Dicembre 2019 da atapo
 

 

MALINCONIA


decorazioni di casa mia

Ripenso e rifletto oggi, il giorno dopo, a come è stato il Natale, quest'anno.

Dolce e maliconico insieme... e diverso.

I tradizionali Bimbi-Natale hanno abbandonato la sera della vigilia. Ciò che era successo nei due anni precedenti, cioè che il raduno di famiglia della sera della vigilia fosse "funestato" dal fatto che la parrocchia, di cui mio marito è assiduo e collaborativo frequentatore, avesse varato l'abitudine di cominciare la veglia alle 21,30 ci aveva costretto ad una festa familiare anticipata nelle ore serali e un po' affrettata, con l'occhio all'orologio per correre in chiesa in tempo alle cerimonie a cui mio marito non vuole rinunciare, ecco, tutto questo si è evitato perchè mia figlia ha deciso che ci saremmo ritrovati non alla cena della vigilia, ma il giorno di Natale, a pranzo.

Si sono trasferiti nella nuova grande casa, andava "inaugurata" dal raduno di famiglia.

E così è stato. A noi nonni per il menù sono toccati i preparativi di due torte salate e la polenta (io) e il baccalà alla vicentina a mio marito, piatto che lui ama moltissimo, ma che è terrificante da preparare: stoccafisso in ammollo per più giorni (puzzo per tutta la casa), cottura lentissima per un giorno intero (ancora puzzo!), uso di enormi tegami e ingombro continuo di metà dei fornelli, crosta appiccicosa che si forma sul fondo delle pentole e che va poi ripulita con olio di gomito. Non per niente è una ricetta lasciataci da mia suocera, che viveva per soffrire: mio marito si applica a prepararla una o due volte all'anno, più spesso sarebbe da masochisti.

Così è andata. Nello spazio ampio della nuova casa c'era posto per tutti noi e per il numero esagerato di giocattoli arrivati dai Babbi Natale di nonni e zii, i bambini riuscivano anche a montare certi marchingegni tipo piste , robot e astronavi che esigevano lo sparpagliamento di innumerevoli pezzi. E in queste operazioni e manovre ognuno trovava il suo ruolo.

Posto per tutto e per tutti... ma qualcuno mancava: mia nuora, che nuora non lo è più. Mio figlio e Riccardo c'erano e il piccolo si è divertito molto coi cuginetti, ma in alcuni momenti l'ho sorpreso un attimo pensieroso, a fissare il nulla...

E' questa la mia forte maliconia di questa fine d'anno; mia nuora preparava sempre il dolce, è molto brava in questo, il dolce c'è stato lo stesso: il tiramisù di mia figlia, ma a me è corso il pensiero a chi ha cambiato i sentimenti e ha lasciato la vita di mio figlio.

Così siamo stati tutti insieme più a lungo, quasi tutto il pomeriggio, ed è stato calmo e rilassato: i giochi dei bambini, qualche partita con sfida ai nonni, le esibizioni di canti, poesie e lavoretti, le chiacchiere tra adulti, Martino che a undici anni entra nell'adolescenza e si divide tra la confusione con i più piccoli e il soffermarsi tra i grandi, con cui discute, ironizza, e suona la chitarra insieme allo zio.

A un tratto Riccardo mi ha chiesto sottovoce se io e il nonno volevamo andare a cena da loro: rapido consulto fra gli adulti, sì andiamo, anche se voleva dire rientrare poi da Montelupo molto tardi. Ho pensato che il bimbo volesse così cercare di riempire, con una cena improbabile perchè dopo il pranzo ci bastavano pochi bocconi di avanzi, la sua casa che ora è troppo vuota e la sua famiglia che ora è distrutta. Lui sembra tranquillo, ma ci sono indizi della sua inquietudine e rassegnazione. Mentre lui poi guardava un po' di cartoni col nonno, mio figlio mi ha aggiornato sulla sua solitudine e la loro sofferenza... ed è così difficile aiutarlo... aiutarli!

Infine, durante il ritorno a Firenze in una notte gelida ad avvolgere la mia tristezza, mi è venuto in mente di essermi dimenticata di fare la foto di rito ai Bimbi-Natale tutti insieme, come gli anni passati, con la quale poi preparavo il calendario del nuovo anno. A questo si rimedia, posso fare un montaggio con qualche foto tra le tante scattate, fosse così facile rimediare altro...

Però... ho sentito ancora di più questo un Natale diverso.

 
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STANCA

Post n°1645 pubblicato il 20 Dicembre 2019 da atapo
 

VACANZA



 

 

No, non sono partita per una bella vacanza magari in qualche posto di mare caldo e soleggiato.
Qui la parola VACANZA ha un altro senso: Finalmente c'è una tregua dalla sequenza di repliche delle “Trecciaiole” che in novembre e dicembre ci hanno portato al quartiere e nelle parrocchie della zona, per allietare e arricchire le feste e i mercatini natalizi.
Bello, bellissimo, un onore, ma che stanchezza! E quasi sempre di domenica pomeriggio, così da farmi perdere altre manifestazioni e mercati natalizi dei fine settimana in città. Saranno per l'anno prossimo… vuoi mettere, in confronto al successo e alla gloria!
Ma non è finita, pare ci abbiano richiesto in un altro posto a fine gennaio… meglio non pensarci, per ora.
Altro tempo se ne va per il corso d'inglese e gli esercizi: ora mi sono abituata, mi diverto anche, ma non ho cambiato opinione: dopo Natale basta, dovrò cominciare a studiare per il nuovo copione degli Spostati, l'inglese posso proseguirlo da sola quando sono libera, sul testo e on line coi collegamenti al libro, tanto è più o meno ciò che fa l'insegnante, non si spreca certo in innovazioni metodologiche. Mi mancherà il confronto con i compagni di corso, ma pazienza, non si può avere tutto, posso sempre tentare di parlare in inglese con mio marito o con Martino e Damiano.
Siamo ancora in fase di rodaggio con i martedì dedicati ad aiutare mia figlia coi bambini, soprattutto con i due piccoli “steineriani” che dobbiamo ritirare alla scuola di Prato alle 14,30: ancora non abbiamo individuato il percorso più rapido e funzionale, c'è traffico dappertutto ed arriviamo trafelati all'ultimo secondo. Poi siamo in ballo con loro due e gli altri fratelli tutto il resto del pomeriggio, fra giochi, cartoni animati, merende e compiti di Martino, che è già in prima media. Dai colloqui con i professori pare che si sia ambientato bene e finora ha risultati positivi, ma è sempre agitato e chiacchierone. Damiano ha iniziato la terza classe nella nuova scuola e, come si temeva, all'inizio il carattere chiuso lo ha un po' ostacolato, ma ora va meglio, le maestre hanno capito quante potenzialità ci sono in lui, che emergono pian piano vincendo sulla timidezza.
Abbiamo avuto anche Riccardo una giornata con noi: la separazione tra i genitori ci porta a dare una mano, se ci è possibile, quando sta col padre e ci sono problemi improvvisi non gestibili con la baby sitter.
Eccola, la mia VACANZA.
Ma c'è dell'altro: VACANZA anche in senso di vuoto, di mancanza, perché è così che mi sento. Affaticata, faccio tutto per dovere, provo anche piacere a volte, soprattutto coi bambini, ma spesso sento in fondo una malinconia, un'ansia di cui non riesco a definirne la ragione, come se mi mancasse qualcosa per sentirmi a mio agio, come se fossi in attesa di qualcosa che non so chiarire a me stessa e ciò mi fa un po' paura.
Forse sono solo stanca, molto stanca, forse dovrei parlare di più con qualcuno, o fare più spesso una gita, o andare più spesso al cinema o a teatro, o prendermi delle ore in cui girellare, o scrivere, mettere fantasie e angosce su un foglio, scrutarmi dentro. Invece è tutto un correre da un'incombenza a un'altra e  arrivo a momenti in cui mi sento senza forze, con solo voglia di andare a dormire.
E dire che soddisfazioni ne ho avute: due racconti che avevo mandato a due concorsi sono stati selezionati e inseriti in antologie, uno di questi concorsi ha già fatto la presentazione a Bologna, ci sono andata col marito. L'ho messo come dato di fatto: ci si va e basta, era l'occasione per passare una giornata diversa, lasciare alle spalle quel tran tran quotidiano, che mi è pesante, e cercare di sentirmi bene.
Così è stato: Bologna mi ha offerto una bellissima giornata di sole, una visita emozionante alla mostra di Chagall, delle chiacchiere serene con la nostra coppia di amici e infine, insieme alla premiazione, uno spettacolo simpatico e divertente.
Il giorno dopo è ricominciato il maltempo, a Bologna ha nevicato addirittura e a quel punto mi sono sentita fortunata ad avere scansato la neve! Queste piogge improvvise e torrenziali mi costringono a uscire solo per impegni inderogabili e sempre col timore di scivolare: l'organizzazione di uscite “di piacere” saltano, l'umidità mi fa venire un sacco di mali, alla testa, alle ossa... non mi aiutano a sentirmi ottimista.
E siamo già in ballo per preparare il Natale...

 
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LA NUOVA SCUOLA

Post n°1644 pubblicato il 04 Dicembre 2019 da atapo
 

 

LA STEINERIANA

 

pittura alla scuola steineriana (dal web)


Per motivi e scelte familiari che non sto ad esternare, da quando sono andati ad abitare nel paese fuori Firenze, non troppo lontano, ma quel tanto che basta ad aver cambiato anche provincia, i due figli minori di mia figlia non hanno ancora frequentato la scuola materna. Per la grande sarebbe stato l'ultimo anno, per il piccolo l'inizio, dopo gli anni al nido.

Ci siamo barcamenati fra baby sitter e nonni fino a dicembre, il 2 finalmente avrebbero iniziato la nuova scuola.

I genitori ne hanno scelto una particolare, di tipo parentale, una "steineriana". In varie città ci sono scuole di questo tipo, dalla materna alla secondaria di primo grado, sono ispirate alle idee filosofiche e pedagogiche di Rudolf Steiner: educazione libera, rispettosa dei tempi di crescita dei bambini, attenta a stimolazioni e motivazioni, allo sviluppo armonioso, all'interazione con la natura, alle abilità manuali oltre che intellettuali...

Io confesso di non saperne molto, ma quello che ho scoperto mi è proprio piaciuto. Ricordo che con le ultime classi a cui ho insegnato avevo provato a organizzare il laboratorio di pittura secondo le indicazioni steineriane ed era stata una esperienza gratificante per i bambini.

Domenica scorsa la scuola che accoglierà i miei nipotini faceva l'open day, io e mio marito ne abbiamo approfittato per visitarla, insieme a figlia, genero e nipoti.

E sono rimasta incantata.

Si trova in una villetta ottocententesca, la aule sono nelle stanze normali, ma sufficienti perchè le classi hanno tra gli 8 e i 14 alunni, poi ci sono il giardino e dei laboratori, tra cui molto bello quello di falegnameria. Ho guardato con attenzione i lavori e i quaderni esposti, ho parlato a lungo con una insegnante, ho risentito discorsi di quella bella maniera di fare scuola che avevo messo in pratica, per quanto possibile, fin dai primi anni d'insegnamento, e che ho cercato di portare avanti il più possibile, anche quando, purtroppo, non trovavo insegnanti colleghi con le mie stesse idee. Mi sono ricordata le entusiasmanti esperienze lungo la mia carriera, i risultati positivi e la gioia dell'apprendere che vedevo negli alunni...

E sono molto, molto contenta che i miei nipotini abbiano ora l'opportunità di frequentare questo tipo di scuola; è la materna, sarebbe bellissimo se potessero continuare anche in seguito... ma è scuola parentale, le cifre di iscrizione sono molto alte naturalmente, devono coprire proprio tutto, già è un grosso sacrificio per la famiglia...

 
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SI CHIUDE IL SIPARIO

Post n°1643 pubblicato il 27 Novembre 2019 da atapo
 
Tag: teatro

LIBERA !



 

E' stata dura, durissima. La replica del nostro “Mistero buffo” io non la definirei replica, ma praticamente una… nuova versione riveduta e corretta di quello precedente.
Recitavamo in un altro teatro, nuovo per noi e col palcoscenico più piccolo del precedente, per cui è stato necessario rivedere le posizioni, anzi i movimenti della ballata iniziale sono stati quasi tutti cambiati, così… nuovi allenamenti!
Ma più complicata è stata la mancanza di ben TRE dei vecchi attori, due per motivi di lavoro, uno purtroppo per una seria malattia. E' venuto al loro posto un ragazzo nuovo, pieno di entusiasmo e buona volontà, ma non è stato facile inserirlo nei ruoli che gli sono stati affidati, in uno spettacolo così complesso. Per quanto possibile, molte battute degli assenti ce le siamo dovute suddividere tra noi “vecchi”, io per esempio, in una scena corale dove prima avevo due battute, poi me ne sono ritrovata sette e ricordarsele al momento giusto tra tutti gli altri non era semplice.
Così le prove non sono state soltanto ripetizioni, ma il collaudo di nuove impostazioni di sceneggiatura.
Questo nuovo ragazzo, alto, magro, dai lunghi capelli biondi, era, fra le sue parti, al posto del precedente angelo, quello che dialoga con me (Maria madre di Gesù) nell'ultima scena davanti a Gesù morto. Scena terribile e molto difficile, ogni volta che la provavo mi coinvolgeva talmente che ne uscivo stremata.
L'aiuto regista ha proposto movimenti nuovi per questo nuovo angelo e, dato l'aspetto così particolare dell'attore, tutto l'insieme è risultato molto più suggestivo ed emozionante. Ma quanto abbiamo dovuto provare per raggiungere il risultato! Anche oltre le prove ufficiali, ci siamo ritrovati pure noi soli a casa dell'aiuto regista. Però alla fine l'atmosfera che abbiamo creato in quella scena conclusiva è stata incredibile!
Il mio partner ha detto che quella parte dell'angelo gli sembrava sempre più bella ogni volta che la ripetevamo, io gli ho risposto che lo capivo benissimo e che poi, dopo lo spettacolo, gli sarebbe mancata, avrebbe fatto fatica a distaccarsene… Perchè capita proprio così, nei personaggi che ci coinvolgono a fondo.
Il lavoro intenso delle ultime prove ravvicinate è stato nei giorni di peggiore maltempo, quanta umidità ho preso in quelle uscite serali! Temevo per la voce, per la schiena… e mi sentivo una stanchezza e uno stress immensi, ogni giorno più devastanti…
Così il giovedì precedente allo spettacolo (fissato per sabato sera) eravamo liberi ed io sono andata con mio marito alla casa in montagna, avevo assoluto bisogno di staccare completamente per un po', non ho portato nemmeno con me il copione, solo un libro da leggere. Un bel rischio, perché lassù c'è soltanto una stufetta elettrica nella stanza in cui si lavora, per fortuna non ha piovuto, ma l'umidità era forte. Ho pulito ripiani e sportelli, volevo rendermi conto dello stato di questo impianto elettrico che il marito sta facendo, non mi pare si avvicini alla conclusione, in giro c'è un casino tale di materiali e altro da demoralizzarmi, ma mi ero imposta di non farci caso, doveva essere una giornata di riposo e non di arrabbiature. L'aria di montagna mi ha alleggerito lo stress da teatro.
Poi alla fine lo spettacolo è andato benissimo, nonostante l'ultima prova fosse ancora desolante e scombinata.
Finita l'ansia, tutti i dolori del mondo mi sono saltati fuori, accentuati dall'umidità assorbita e da alcune ore passate insieme ai nipotini, con i due più piccoli che mi stavano sulle ginocchia per ascoltare i libri che leggevo loro. Mi preoccupava soprattutto un dolore alla gamba destra, dove ho la protesi ormai da tanti anni che ad ogni dolorino temo siano avvisaglie che sta cedendo tutto.
Man mano che passano i giorni ora mi sento meglio, è stato solo l'affaticamento…

Mi sento libera e leggera, finalmente, pronta ad avviarmi al periodo natalizio con tutti i suoi impegni, anche se, lo confesso, avrei voglia di una bella vacanza in qualche luogo lontano o almeno nuovo da esplorare, che mi dia suggestioni interessanti… da quanto non succede? Da troppo ormai!
Certo, abbiamo ancora da fare due repliche delle trecciaiole fissate nelle prossime domeniche: allieteremo i mercatini natalizi di due parrocchie della zona. Ma cosa vuoi che siano le TRECCIAIOLE in confronto alle fatiche del MISTERO BUFFO?

 
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FATICA !

Post n°1642 pubblicato il 19 Novembre 2019 da atapo
 
Tag: cronaca

E  CI  RISIAMO

 


 

Novembre nel mio karma è spesso stato un mese difficile: la stagione che vira al freddo e all'umido non mi è favorevole, inoltre negli anni molti fatti difficili, impegnativi, dolorosi sono capitati proprio in questo mese: per questo lo attendo sempre con trepidazione e un po' di ansia.
E anche stavolta ci risiamo.
Queste repliche teatrali, pure se bellissime, mi stanno affaticando oltre misura, le uscite per prove e spettacoli sotto le piogge a diluvio sono un'impresa e ho sempre il forte timore che l'umidità mi faccia venire nevralgie e abbassamenti di voce, che sarebbero una tragedia in questo momento.
La prossima replica del MISTERO BUFFO “soffre” per la defezione di due attori e un'attrice, per cause diverse; è subentrato un ragazzo pieno di buona volontà che però deve inserirsi in questo lavoro complesso: per il resto noi “vecchi” abbiamo aggiunto alle nostre parti personaggi e battute, ci tocca aggiustare e imparare altro in più. Lo spazio teatrale della prossima replica ha misure differenti, quindi il balletto è stato tutto cambiato, vestiti compresi che devono essere in armonia di colori con le nuove posizioni: così mi ritrovo a ridosso dello spettacolo, che sarà sabato, a tagliarmi e cucirmi una gonna rossa lunga ed io non sono certo una sarta!
Il mio corso di inglese va a rilento: vorrei riuscire ad ascoltare i dialoghi, ad allenarmi, ad approfondire, insomma vorrei che fosse utile, invece il tempo mi fugge sempre in cose più urgenti; almeno mi diverto nelle due ore di lezione, adesso che comincio a capire il terribile accento americano dell'insegnante! Ma a Natale smetterò, è troppo faticoso inserirlo nelle mie giornate.
In famiglia ci sono problemi, mia figlia si è rotta un dito in un piede e fino a Natale è a casa dal lavoro, ma non può uscire per gli orari di reperibilità: per ora gestisce con le babysitter e i nostri impegni con i bambini restano invariati, ma forse qualche aiuto in più sarà necessario. Per finire, e non in bellezza, mio figlio si sta separando dalla moglie, e hanno il bambino da gestire… e questa è la situazione che mi fa soffrire di più.

 
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CRONACHE DAL GIARDINO 2

Post n°1641 pubblicato il 14 Novembre 2019 da atapo
 

NOTIZIE DA ANDREA

Chi è Andrea? Lo avevo presentato QUI, ma riassumo in breve. E' un giovane gatto che cominciò a frequentare il mio giardino qualche mese fa. Chiaramente randagio, però io speravo in una possibile socializzazione, con tanta pazienza...

Ma i nostri rapporti finivano lì. Oltre ad osservarci reciprocamente in giardino, lui sempre mantenendo una distanza di sicurezza che però era leggermente diminuita col passare dei giorni, mi inteneriva quasi ogni sera, al buio, intravedere sulle pietre del vialetto la sua piccola sagoma: stava seduto, vigile, guardando intorno le ombre estive e ascoltando i fruscii notturni.

Alcune volte di notte sentivamo i versi rauchi e i miagolii tipici delle lotte fra gatti, una mattina abbiamo scoperto sul piccolo piazzale di cemento ciuffi di peli neri: c'era stata battaglia? Andrea, dalla pelliccia abbastanza chiara, aveva vinto? Stava difendendo quello che si era aggiudicato come suo territorio, cioè il mio giardino? Che si trovasse a proprio agio non c'era dubbio, perchè abbiamo trovato le tracce del suo farsi le unghie sul tronco della piccola quercia da sughero, ma non solo: anche i pali inclinati che sostengono le altalene sono sue pertiche di gioco e la gommapiuma che li avvolge è stata tutta scorticata. Per non parlare delle mezze lucertole lasciate qua e là e consumate poi in pasti successivi.

- Se lo prendo lo strozzo! - si arrabbiava mio marito.

Poi Andrea è sparito per molti giorni. Randagio com'è, poteva essere capitato di tutto e io mi stavo rassegnando.

Ad autunno avanzato è ricomparso. E come è cambiato! E' molto cresciuto, si è fatto imponente, un adulto ormai, il pelo è allungato e infittito, la criniera attorno alla testa è aumentata, solo a guardarlo dà una sensazione di morbidezza e la voglia di accarezzarlo e grattarlo in mezzo alle orecchie. Ma non sia mai! Selvaggio era e selvaggio resta!

Adesso gli piace dominare dall'alto: ci sono alcune tettoie e lui lì sopra passa molte ore della giornata: sonnecchia, dorme, si stiracchia, si pulisce, controlla tutto il giardino. E io controllo lui dalla finestra, se c'è o non c'è, e sono contenta quando lo vedo: vuol dire che è tutto ok.

Se esco in giardino lo saluto, gli dico qualcosa, lui mi segue con gli occhi e mi ascolta, poi ognuno torna alle sue occupazioni. I miei nipotini, quando arrivano, è la prima cosa che fanno: - Andiamo a vedere se c'è il gatto! -

Se non lo trovano al suo posto di vedetta si rassicurano quando gli dico: - Ah, era qui proprio poco fa, sarà andato a cacciare...-

Una volta i bimbi giocavano in giardino e facevano una bella confusione: pensavo che Andrea si infastidisse e se ne andasse, invece si è messo seduto e dalla sua postazione alta ha seguito con curiosità tutte le manovre dei piccoli, finchè non siamo rientrati.

Un pomeriggio stavo parlando nel portico con due persone in visita, quando abbiamo sentito i soliti versi da lotta fra gatti e all'improvviso dall'angolo della casa ci è schizzato tra le gambe un gattone nero che fuggiva a gran carriera. E subito dopo, tranquillo, soddisfatto, con la coda ritta e l'andatura del trionfo si è allontanato Andrea, senza degnarci di uno sguardo: aveva fatto il suo.

Ma il più bello è accaduto ieri pomeriggio, era già quasi buio. Io ero entrata nel casotto che c'è in giardino, chiudendone la porta e ci sono rimasta quasi un'ora per alcuni riordini. Quando sono uscita Andrea era seduto lì, a un metro dalla porta, incuriosito, chissà da quanto. Con fare noncurante, lentamente, si è allontanato giusto di quel poco da non farsi toccare, poi ancora mentre mi spostavo, infine si è fermato sotto il melograno come se fosse interessatissimo a qualcosa fra i rami, ma attento ai miei movimenti e ai rituali saluti e complimenti che gli rivolgevo, poi seguendomi con lo sguardo mentre entravo in casa...

E' quasi di famiglia, ormai.

 

 

 

 
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CRONACHE DAL GIARDINO 1

Post n°1640 pubblicato il 02 Novembre 2019 da atapo
 

L' INVASIONE  DELLE  MELAGRANE

 

 

Durante l'estate il mio giardino era un po' deludente dal punto di vista estetico: c'era molto verde e di sfumature diverse, ma nessun altro colore, tranne il viola pallido della lavanda. Non abbiamo avuto altre fioriture estive, l'impegno nella casa in montagna e il caldo eccessivo ce l'hanno fatto trascurare.
Invece l'autunno tiepido così protratto, senza piogge a sferzare le piante, ci ha regalato delle belle sorprese colorate: la yucca ha innalzato ben cinque fusti fioriti a grosse campane bianche, il rosmarino è fiorito di nuovo di azzurro, come di nuovo ha messo mazzetti di fiori rossi l'oleandro, in una seconda fioritura di quest'anno.
Purtroppo pochissime sono state le belle di notte. Nelle estati e autunni passati erano cresciuti spontaneamente grossi cespugli verso il fondo del giardino, i fiori erano gialli o rossi e con le innumerevoli combinazioni e sfumature che a sorpresa nascevano dall'unirsi dei due colori. A me piacevano tanto, anche se si aprivano solo nel pomeriggio e si richiudevano a metà mattinata, però mettevano una bella allegria. Alla fine dell'autunno scorso mio marito in uno dei suoi “improvvisi furori di attivismo” insieme all'erba tagliò tutte le piante.
- Tanto ogni anno ricrescono. - rispose alle mie rimostranze. Ma doveva averle tagliate in modo troppo radicale perché quest'anno non sono ricresciute come in passato, ma solo molto tardi ne è spuntata qualcuna molto piccola, che ha fatto pochissimi fiori, quasi tutti rossi e sono andati persi gli incroci e le sfumature. Peccato!
Invece il melograno è stato un trionfo: la grande fioritura primaverile, non decimata da piogge e venti, ha dato luogo a una super produzione di frutti, l'albero si è riempito, sembrava adornato di moltissimi lampioni prima gialli poi rossi, di ogni dimensione, alcuni giganteschi.
E abbiamo cominciato a mangiare melagrane… a regalarle ai conoscenti… sempre troppe ne scoprivamo a maturare tra le foglie!

Allora ho messo l'annuncio nei gruppi di facebook: “Scambio melagrane con...” e ho ricevuto un sacco di richieste, che ho dovuto gestire io perché mio marito continua ad andare in montagna: messaggi, telefonate, accordi, proposte di scambio con che cosa, appuntamenti a casa o al capolinea dell'autobus per venire incontro a metà strada con qualcuno. Giorni di commercio febbrile, anche perché le melagrane non sono eterne, bisognava piazzarle prima che passassero la maturazione… Come se non avessi avuto nient'altro da fare!
Ma almeno siamo riusciti a distribuirne la maggior parte, ora alcune le abbiamo già dovute buttare, altre le continuiamo a mangiare noi, oppure le sgrano e ne metto i semi in sacchetti monoporzione a congelare, ho letto che così si conservano bene e ci provo.
Gli scambi hanno fruttato alcuni detersivi, della pasta, degli ottimi biscotti, dei vasetti di ciliegie sotto spirito e di marmellate fatte in casa: l'economia del baratto ha funzionato, qualcuno addirittura si è prenotato già per l'anno prossimo!

Ora in giardino, passato il rosso delle melagrane, c'è lo spettacolo di un piccolo "foliage" giallo e rosso autunnale, offerto dal trio melograno-pero-acero.

 
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QUALE INGLESE?

Post n°1639 pubblicato il 26 Ottobre 2019 da atapo
 
Tag: cronaca

FACCIAMOCI  DEL  MALE…

 


 

Non sono sparita… ma anche ora nella mia vita c'è tutto un ammucchiarsi di fatti e di impegni che fanno volare letteralmente i giorni.
Mio marito, che va in montagna tutti i giorni in cui gli è possibile, in modo da fare il massimo dei lavori finché la stagione resta decente, mi lascia sì tante ore libere, ma anche tutte le incombenze della vita quotidiana e, se ci sono giri da fare, non mi può accompagnare (sempre più mi mangio le dita per non aver mai preso la patente!). Poi non si sa mai che orari faccia e saltano i programmi come ridere.
In questi giorni c'erano le iscrizioni ai corsi dell'Università dell'Età Libera. L'anno scorso ne feci due (scrittura creativa e teatro francese), con un bel fardello di impegno, ma anche con molta soddisfazione, ora avevo pensato di non farne nessuno, a meno che non fosse uscita qualche proposta davvero affascinante, in orari compatibili con tutto il resto e in luoghi raggiungibili facilmente. Così non è stato; bene, mi sarei dedicata con più tranquillità al teatro, al completamento dell'autobiografia, magari a scrivere altri racconti, alla lettura della marea di libri che ho in casa. In fondo ce n'era abbastanza…
Ma dato che io cerco sempre di farmi del male, il quartiere che organizza corsi trimestrali di lingue è stato una tentazione, in fondo fino a dicembre per il teatro non ho nulla di nuovo da studiare.
Questo inglese che ho lasciato al momento della pensione, nel 2007, quando dovetti uscire dal corso ministeriale per insegnanti, l'unico corso della mia vita in cui avessi imparato qualcosa che poi ho mantenuto negli anni successivi… ma che ormai sbiadisce inesorabilmente…
Ho telefonato: no, le lezioni finiscono alle 21,30, dopo io dovrei tornare in autobus (rarissimo) e percorrere un viale pieno di certe “signorine”… improponibile!
Però il diavolo ci ha messo lo zampino, o forse un angelo custode, visto che, chiacchierando con i nostri amici parrocchiali della “famiglia perfetta”, ho scoperto che il marito fa questo corso di inglese, quindi potrei rientrare in macchina con lui.
Così ho ceduto e mi sono iscritta. E ho frequentato la prima (per me, per gli altri era la terza) lezione.
Sgomento!
Nei primi dieci minuti non capivo assolutamente NIENTE! Non perché avessi dimenticato le semplici parole su cui si lavorava, ma perché l'insegnante ha un orrendo accento americano, è di madrelingua americana! Io invece parlo e capisco più “british”, sono spiazzata. Pazienza, mi impegnerò, mi dicevo.
Con il proseguire della lezione e guardando le pagine e gli esercizi del libro di testo ho fatto un'altra scoperta e una triste riflessione: sono uguali a quelli dei libri che usavo nei corsi che feci precedenti, nel lontano 1996, poi nel 2006, le stesse metodologie, gli stessi argomenti, gli esercizi quasi identici. Possibile che non sia passato nulla di sistemi più moderni e invitanti per imparare l'inglese? Poesie, canzoni, testi autentici, situazioni reali e quotidiane, giochi di ruolo… NULLA!
Insomma, per ora sono un po' delusa.
Perlomeno mi servirà a “rinfrescarmi”, ma poi mi verrà una gran voglia di fare un viaggio per misurarmi sul campo! Ed economicamente questo non è proprio il momento adatto.

 
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NON SOLO REPLICA

Post n°1638 pubblicato il 15 Ottobre 2019 da atapo
 
Tag: teatro

TURNE'

Le trecciaiole coi loro cappelli di paglia prendono il volo!

 


 

Il nostro spettacolo ormai si può dire che andrà in turné: ci è stato chiesto di replicarlo durante un evento in una biblioteca, poi in una sede di quartiere, nel periodo natalizio in un teatro parrocchiale, stanno partendo contatti per andare nel teatro del paese in cui c'è il museo della lavorazione della paglia... Poi chissà!

Insomma, noi "ragazzi over 65" stiamo facendo proprio un ottimo lavoro di divulgazione storica! Ci sarà da impegnarsi...

 
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REPLICHE

Post n°1637 pubblicato il 12 Ottobre 2019 da atapo
 
Tag: teatro

LE  TRECCIAIOLE  RADDOPPIANO

 


 

E' stata una bella notizia arrivata durante l'estate: Il nostro spettacolo sulla lavorazione della paglia e lo sciopero delle trecciaiole di fine '800 stava facendo strada!
Era stato inserito in un importante festival fiorentino di inizio ottobre, curata da Serena Dandini: "L'eredità delle donne", tre giorni di conferenze, mostre, spettacoli, eventi in molti luoghi della città; noi siamo andati in scena in un teatro cittadino abbastanza conosciuto nel pomeriggio di domenica 6 ottobre.
La cosa che più ci ha emozionato è stato vederci scritti sulle locandine della manifestazione e sul sito internet, con tanto di spiegazione e trama della storia, insieme alla presentazione della compagnia.
Un bel traguardo, per un gruppo di "vecchietti"!
E onore alla nostra giovane regista, che in questo modo si sta facendo conoscere e mette basi sempre più solide al lavoro che tanto la appassiona.
Così a settembre abbiamo ripreso le prove, cercando, se possibile, di migliorare ancora di più. Avevamo solo un piccolo timore: poichè in quei tre giorni erano tanti gli eventi in contemporanea, avremmo avuto spettatori? Ormai molti amici e parenti ci avevano visti in giugno, stavolta si trattava di attirare il pubblico "normale", quello che applaude solo se è convinto, non per compiacere e sostenere i conoscenti.
Invece è venuta una sessantina di persone... e tanti sono stati gli applausi, anche a scena aperta!
Per me, in più, una piccola soddisfazione personale e intima: una delle scene più applaudite è stata quella che avevo scritto io e che la regista aveva inserito intera, senza cambiare una virgola. Certo gli attori sono stati bravi, ma la sceneggiatura era efficace e filava via bene... anche un po' per merito mio che l'avevo costruita!
Ma non dovremo riporre copione e costumi: la nostra rappresentazione di avvenimenti della storia locale si sta facendo conoscere e da pochissimi giorni è arrivata la richiesta di un'altra replica,  in una sede di quartiere che sta allestendo una mostra.
Al prossimo incontro la regista, al settimo cielo, ci spiegherà i dettagli...
Pare che stiamo diventando famosi!


 
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READING A SAVONA

Post n°1636 pubblicato il 06 Ottobre 2019 da atapo
 

Casorati, Attesa

 

ATTESA

Lascia la porta socchiusa,
forse vorrà tornare
e una lama di luce
gli indicherà il cammino.

Se lo vedrai, lontano,
non corrergli incontro,
forse non è lui:
sorridi solo e tendi le mani.

Quando, nel silenzio,
sentirai vicini i suoi passi
taci e ascolta il suo cuore:
forse è lui il più stanco.

 
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MARE E POESIE

Post n°1635 pubblicato il 30 Settembre 2019 da atapo
 
Tag: viaggi

TRE  GIORNI

 


Celle Ligure

Mi piace scrivere, soprattutto in prosa. Questo blog che vive dal 2007 lo può testimoniare, aggiungiamoci certi racconti, lunghi o corti in 400 caratteri del gruppo facebook, l'autobiografia che sta nascendo dal corso di scrittura creativa.
Da giovane ho scritto poesie, alcune ne ho aggiunte nel corso degli anni, ma la poesia non è il mio forte né mi interessa particolarmente. Però, quando sul web ho trovato alcuni mesi fa un concorso di poesia, gliene ho mandate tre, senza illusioni, ma attratta dal luogo in cui, eventualmente, ci sarebbe stata la premiazione: Savona, sul mare, dove non sono mai stata, non troppo distante da Firenze.
La sorpresa è stata grande quando ho ricevuto la mail in cui il mio nome compariva, non tra i vincitori più importanti è ovvio, ma tra i SELEZIONATI, insieme all'invito di partecipare alla premiazione!
Perchè no? Era l'occasione di conoscere una nuova città, un piccolo e sospirato incontro col mare, visto che questa estate al mare non sono mai stata.
Però ho avvisato il marito che volevo fare tutto con comodo, con tempi distesi, approfittare dell'occasione per prenderci qualche giorno di relax, tre giorni di mare. Così atapo-tour.operator ha trovato un piccolo hotel a Celle Ligure, paesino poco prima di Savona, venerdì siamo partiti e ieri, domenica, siamo rientrati.
Vacanza breve, ma perfetta, dopo la prima serata in cui mio marito aveva un gran mal di denti e io già temevo che sarebbe stata un'agonia… Invece il farmacista gli ha dato un rimedio efficace che ha risolto il problema.
Venerdì e domenica li abbiamo dedicati a Celle, un borgo grazioso, un bel lungomare da passeggiata, ristoranti di pesce ottimi, panifici profumati dalle focacce di tanti tipi, un interessante mercato di fiori, piante, prodotti tipici e artigianato… e tanto mare, con la sua luminosità e i suoi colori che già a vederli, nel moto delle onde, mi distendono l'anima.
Sabato abbiamo visitato Savona, fino all'appuntamento per la premiazione che era alle 18.
Savona non è una grande città, è piuttosto gradevole, si passeggia bene nel centro storico e sotto i portici ottocenteschi. Lì mi pareva di essere a Nizza, come Celle mi suggeriva l'atmosfera dei paesini sulla Costa Azzurra e provenzali, inoltre c'erano tanti turisti francesi. Del resto il confine non è lontano, una volta era tutto Regno Sabaudo. Queste sensazioni mi facevano venire in mente parole francesi da mettere nei miei discorsi… il mio subcosciente avrebbe voglia di varcare presto il confine per un nuovo viaggio “di là”!
La premiazione è stata simpatica: venivamo chiamati a ricevere il nostro diploma, c'era un intervallo musicale, ma un po' troppo d'avanguardia per i miei gusti. I poeti giungevano da tutta Italia ed erano di tutte le età, anche ragazzi molto giovani (il concorso aveva una sezione apposita), molti gli uomini. Sono rimasta sorpresa quando uno della giuria ha detto che i partecipanti erano stati più di 700: confesso che in quel momento mi sono sentita proprio BRAVA, ad essere entrata tra gli eletti “selezionati”!
Ma il momento che aspettavo con più interesse è arrivato alla fine, quando era previsto un “reading” (ormai dire in inglese è la norma…): gli autori che volevano potevano presentare al pubblico, leggendola, una delle loro poesie inviate al concorso. Così ci si dilettava un po'. Naturalmente sono andata anch'io, mi piace leggere al microfono, un po' di esibizionismo lo confesso, ripagato da un po' di applausi, spero non solo di circostanza. Ed era anche questa opportunità che mi aveva sollecitato a partecipare alla premiazione, un piccolo motivo di divertimento teatrale.
Il sole quasi estivo ha accompagnato questi tre giorni e mi ha regalato anche un velo di abbronzatura, sono ritornata a Firenze stanca fisicamente del viaggio, ma con lo spirito estremamente rilassato.
E' durato poco, nelle ore successive alcune telefonate ci riportavano verso problemi familiari a cui avevamo cercato di non pensare durante il fine settimana, siamo ritornati alla realtà, ma l'aver approfittato di quella opportunità di viaggio e l'essere stati bene al mare ci aiuterà.
“Une minute de paix c'est bon à prendre” (Giraudoux, La guerre de Troie n'aura pas lieu)

 
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UNA GIORNATA PER DUE VITE

Post n°1634 pubblicato il 26 Settembre 2019 da atapo
 
Tag: cronaca

54  ANNI

 

autunno a Bologna, il giardino della Montagnola

 

Cinquantaquattro anni fa uscivano dalla scuola media inferiore una trentina di ragazzine, la sezione D della scuola media Carlo Pepoli, a Bologna.
Si sparpagliarono tra i vari istituti superiori della città, poi si dispersero lungo le strade della vita e dei continenti.
Da qualche anno Facebook aiuta qualcuna a ritrovarsi. Una foto  di classe pubblicata da una di loro, i commenti, i rimandi, i “ti ricordi”, i “sai nulla di ...” ed ora ci scambiamo notizie e commenti sulla nostra vita di quasi vecchiette.
E, ogni tanto, con qualcuna si riesce anche a vedersi.
Mi era già capitato due anni fa: M.A. aveva la suocera a Firenze e, da Torino dove abita ora, capitava che scendesse a trovarla. In uno di questi viaggi ci siamo incontrate in un bar del centro: una pasta e un thé, da signore bene, una lunga chiacchierata, l'accordo che al prossimo viaggio a Firenze avremmo colto l'occasione per andare insieme a una mostra o a un museo.
Poi la suocera è morta, sarà più difficile per M.A. tornare a Firenze.
Ieri l'altro l'incontro più imprevedibile: G. ed io ci siamo riviste a Bologna! Il bello è che G. ora vive in Australia, torna in Italia ogni tre o quattro anni, ma nel suo viaggio di quest'anno avevamo proprio voglia di ritrovarci, nella città della nostra giovinezza.
Che bella giornata, avevamo due vite da raccontarci, la sua soprattutto è stata parecchio avventurosa e intrigante, lei ha già scritto l'autobiografia fino a quando ha cambiato continente, dopo di che i suoi anni sono stati più tranquilli. Io ho letto la sua pubblicazione, avevo ritrovato ricordi che un po' appartenevano anche a me… ne abbiamo avuto di che parlare!

Fatti, personaggi, luoghi delle nostre infanzie, adolescenze, giovinezze… tutto passato al setaccio: ricordi lieti, duri, persone conosciute e persone che purtroppo non ci sono più. Poi il passato prossimo e il presente, su cui fare considerazioni, la sua Australia che mi incuriosiva tanto…
A pranzo siamo andate in una osteria caratteristica che lei frequentava da giovane (per me allora erano locali proibiti!), c'erano alcuni suoi vecchi amici di quei tempi, ora quasi settantenni allegri e simpatici.
Bologna ha accolto noi due reduci con una splendida giornata calda di sole, in mezzo a due giornate piovose, siamo state all'aperto tra giardini e piazze, sotto l'oro degli alberi che lì al nord hanno già molte foglie ingiallite.

Sono felice di questo incontro dopo cinquantaquattro anni, ci siamo date appuntamento a Firenze, al suo prossimo viaggio: cercherà di farlo in primavera, così andremo a vedere il giardino dell'iris.

 
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MUSICA D'AUTUNNO UN PO' STONATA

Post n°1633 pubblicato il 22 Settembre 2019 da atapo
 

 

CONTINUAZIONE

 


 

Domenica piovosa di inizio autunno, sono in casa, sola, lui è in montagna a lavorare, lassù ormai in cucina l'impianto elettrico si avvia al completamento.

Come mi è accaduto spesso nei giorni scorsi, penso a cosa ricorderò di questa estate: poco, un luglio di visite mediche, il fresco e il lavoro delle mie scappate da mattina a sera alla casa in montagna, i molti (per le mie abitudini) libri letti. Non c'è stato stacco, è come se giugno si agganciasse direttamente a ora fine settembre.

Se ci fosse stato un viaggio estivo, anche breve, lo spaesamento e le nuove esperienze riempiono occhi e cervello, creano un PRIMA e un DOPO quando al ritorno mi scopro cambiata, anche di poco, anche solo un piccolo rinnovamento che dà l'energia per affrontare il nuovo anno, quello personale che inizia a settembre.

Tutto questo ora non lo sento affatto. Neppure il 16, qui era il primo giorno di scuola, ho provato emozioni come altri anni, l'ho sentito un giorno normale, appena una punta di curiosità per i nipoti che ora abitano in un altro paese, hanno cambiato le scuole e quel giorno dovevano affrontare un nuovo inizio.

Non sento quella carica che mi spinge a fare progetti, a immaginare i prossimi mesi, per ora mi lascio trascinare dagli eventi giorno dopo giorno, sono ancora stanca, un'estate così non mi ha rigenerata.

Sono già ripresi gli incontri al gruppo teatrale "I ragazzi over 65", ci hanno chiesto una replica a inizio ottobre (poi ne parlerò) e forse perchè era l'ultimo impegno terminato a fine giugno, mi sembra che non sia terminato mai, che prosegua e basta. La settimana prossima ricomincio anche con "Gli Spostati", mi è arrivata voce che tra gli attori ci saranno abbandoni e arrivi, anche qui c'è una replica già fissata e sarà tosta.

E continuo a leggere: mi dedico adesso a libri di autobiografie (Susanna Tamaro, Oriana Fallaci, André Agassi), rifletto come sono impostate e intanto vado avanti a scrivere la mia, anzi l'ho quasi finita.

L'insegnante del corso di scrittura creativa ha mandato la proposta di un altro corso con lei (ottobre-dicembre), ma non lo farò perché voglio concentrarmi sul mio lavoro e terminarlo prima possibile, devo inserirlo fra gli impegni "obbligatori" che stanno riprendendo e non ho tempo per altro, finché non vedrò il mio libro stampato e la strada è ancora lunga.

Però un viaggetto comincia a mancarmi, mi manca un'aria diversa, un panorama diverso, qualche incontro con chi non vedo da tanto o con chi non conosco e mi lascia una piccola traccia di sè in qualche parola o qualche piccola azione.

In certi momenti tutto mi sta stretto, guardo il cielo e vorrei volare via. Ma ormai ha ripreso a piovere e questo non facilità le cose.

 
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