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OGGI

Post n°1605 pubblicato il 25 Aprile 2019 da atapo
 

25  APRILE

 

 

Mi è dispiaciuto oggi non essere riuscita a partecipare alla ZAP (Zona Altamente Partigiana), come chiamano al centro sociale della mia zona quelle ore di ogni 25 aprile passate insieme tra discorsi, letture, canti, merende e partecipazione di tutti, per ricordare il passato e riflettere sui problemi attuali.
Volevo farci un salto almeno all'ultimo momento, perchè prima ci è capitata l'opportunità di andare a vedere una cucina usata: questo è ora il nostro interesse e necessità urgente, tra tutti i mobili che ci hanno lasciato nella casa in montagna quelli della cucina erano molto rovinati e li abbiamo dovuti buttare. Non ci vorremmo spendere sopra parecchio, ma bisogna trovarli per poterci andare a vivere al momento giusto! E ci sono misure ben precise a cui attenersi e c'è la solita pignoleria del marito...
Insomma, oggi è andata così, ma la nostra spedizione è andata a vuoto, poi al ritorno si è messo a piovere così ho rinunciato alla ZAP, dato che l'umidità degli ultimi temporali mi fa venire spesso male alle orecchie (un male nuovo!)
Allora il 25 aprile l'ho celebrato guardando i servizi in TV e su internet: mi è parso che ci sia stata una partecipazione enorme e viva, forse è la consapevolezza del momento critico che stiamo attraversando, i valori su cui si è fondata la repubblica e la società italiana non sono più così evidenti, stiamo rischiando... e Dio non voglia, ci vuole la vigilanza e l'impegno di tutti!
Gli anni scorsi non avevo notato che ci fossero i papaveri come fiore a dare significato a questa giornata: quest'anno li ho visti dappertutto sui manifesti, mi sembra una scelta azzeccata, parlano della terra che rifiorisce, ma anche del sangue, sono fiori semplici ma resistenti...
Mi fanno pensare a De Andrè, alla sua ineguagliabile canzone: "La guerra di Piero", che mi fa venire i brividi ogni volta che la sento: è ancora così attuale purtroppo.

 
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IL PERSONAGGIO

Post n°1604 pubblicato il 20 Aprile 2019 da atapo
 
Tag: teatro

NON  SOLO  TEATRO

 


Niccolò dell'Arca, Compianto sul Cristo morto

 

Ci sono personaggi che si abbandonano con difficoltà, dopo che si è finito di interpretarli, perché forse ti assomigliano anche se non te ne rendi conto pienamente, oppure perché sono talmente densi di significati che continuano a suscitare emozioni forti ogni volta che li ricordi. Mi era capitato già una volta diversi anni fa, con quella Cora che per certi versi era diventata un alter ego, oppure un'amica con cui avevo poi convissuto a lungo facendola anche diventare la protagonista di alcune mie piccole storie…
Mi è capitato di nuovo ora, in questo Mistero Buffo che è stato molto bello, siamo riusciti ad ottenere un buon successo e ad averne una grande soddisfazione.
Ognuno degli attori doveva interpretare più di un personaggio nelle varie scene e già questo non è semplice, sia per imparare e caratterizzare le parti, sia per i cambi veloci d'abito. Io non ero da meno: ho fatto la madre della sposa nelle “Nozze di Cana”, una donna presente alla “Resurrezione di Lazzaro”, l'ostessa della locanda in cui si svolge l'Ultima Cena nella scena “Il Matto e la Morte”; questi erano personaggi facili e anche piuttosto divertenti.
Poi nella scena finale sono stata Maria che incontra suo figlio morente, non sulla croce, ma in una cava di marmo e schiacciato da una pietra, la variazione che la regista ha fatto rispetto al testo originario, per attualizzare il Cristo nella tragedia delle morti bianche sul lavoro. Praticamente io sono stata la protagonista della scena intera, dialogando con Gesù, i cavatori, l'angelo Gabriele .
Ecco, questo personaggio è stato difficilissimo da rendere, il dolore e la rabbia li ho costruiti con molto studio e fatica, cercando una strada mia che non doveva essere imitare  la stupenda interpretazione di Franca Rame. Ogni volta che provavo a casa, da sola, arrivavo alla fine stremata e così mi accadeva anche durante le prove collettive. Però pian piano le emozioni crescevano, mi si chiariva come porgerle al pubblico… e si consolidavano anche dentro di me.
Pare che sia riuscita a renderle nello spettacolo, c'è chi si è commosso, chi si è complimentato, chi ha detto che abbiamo passato un messaggio forte per chi è cristiano .
Io ho assorbito profondamente il grande dolore di Maria, mi è rimasto dentro e ancora, ripensandoci, ne risento l'eco; adesso è Pasqua, la rievocazione di questi giorni della morte di Gesù quest'anno è stata permeata dei sentimenti provati durante la mia interpretazione, l'ho sentita in modo diverso, più forte e vivo rispetto agli anni passati. Recitare il personaggio di Maria è stato un ripensamento e un rinnovamento spirituale per me che sono credente, più di tante preghiere.
Il teatro mi ha dato anche questo e gliene sono riconoscente.
E con questa scoperta lascio a chi passa di qua i miei auguri

BUONA PASQUA!

 
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L'ULTIMA VOLTA A PARIGI

Post n°1603 pubblicato il 16 Aprile 2019 da atapo
 

NON LA VEDRO' PIU' COSI'

Era il 21 settembre 2013. A Parigi, bellissime giornate di inizio autunno. Io e mio marito quel giorno l'avevamo dedicato tutto al museo di antropologia, usciti da lì stanchi dopo aver tanto camminato, nel poco tempo che ci restava prima di cena decidemmo di passare da Notre Dame.
L'avevamo già visitata abbondantemente nei nostri viaggi precedenti, a me era rimasta nel cuore la piccola statua di pietra della Madonna col Bambino, la… padrona di casa, che si trova poco dopo l'entrata sulla destra, davanti a un pilastro: è così delicata quella scultura, così dolce, volevo rivederla.
Così entrammo, solo per un attimo, dicevamo, perché eravamo molto stanchi, stavolta scattai qualche foto alla Madonnina.

 

Ma poi l'immensità e la bellezza della costruzione gotica furono così attraenti che ancora una volta proseguimmo, trascinati da quell'atmosfera suggestiva che ci inondava di storia, di arte, di fede, ci faceva ammirare tutto silenziosamente, sentendo attorno a noi la piccolezza dell'uomo e insieme la sua grandezza per aver saputo costruire una simile meraviglia.
Rifacemmo il giro della cattedrale ed io scattai diverse foto, ai giochi di luci e ombre, alle armonie che mi colpivano tra archi e colonne.

 

Poi uscimmo. Sulla piazza c'erano delle gradinate allestite per gli 850 anni dalla costruzione, erano in programma spettacoli serali, ma a quell'ora si poteva godere seduti comodamente la bellezza di tutta la facciata: alle prime ombre della sera fu illuminata da luci delicatissime che le davano una morbidezza quasi da sogno, contro il cielo non più celeste e non ancora nero-notte, ma di una tonalità di azzurro intenso che faceva pensare a certe pitture di angeli nel paradiso.



Una visione di pace, di serenità, che non ho più dimenticato…
...e mi è tornata in mente di colpo ieri sera, davanti ad un'altra luce, stavolta crudele, le fiamme alte dell'incendio che divoravano la cattedrale di Notre Dame: che angoscia ho provato!
Sono andata a ricercare le foto scattate quel giorno, le ho riguardate tutte, a lungo, ero commossa: non rivedrò più quell'antica bellezza...

 
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CI SIAMO

Post n°1602 pubblicato il 13 Aprile 2019 da atapo
 
Tag: teatro

SUL  GIORNALE

 

WOW! La nostra compagnia teatrale "Gli Spostati" è finita pure sul giornale!!!

E' un giornale locale, ma è sufficiente per emozionarci, e l'articolo è ampio, con nomi e cognomi, note sullo spettacolo, anche qualche foto dei nostri spettacoli precedenti...

Siamo tutti strafelici di questo, cominciamo a fare carriera...

... ma ci fa sentire ancora più forte la responsabilità e l'emozione per il debutto di stasera!

E allora... M+++a, M+++a, M+++a!

 
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LUTTO

Post n°1601 pubblicato il 09 Aprile 2019 da atapo
 

TRISTEZZA


Certosa monumentale di Bologna

 

Un mio caro amico ha avuto un lutto, ha perso la sua mamma. Alla nostra età, un genitore vivente è di certo molto, ma molto anziano e quando viene quel momento... beh, è nell'ordine naturale delle cose. Ma questo non attenua il dolore.
La storia, per lui, è andata in modo molto somigliante a come andò per me, ormai dieci anni fa: l'indebolirsi lentamente, il ricovero all'ospedale come a illudersi ancora che possa riprendersi, poi resta solo l'attesa di quando tutto finirà...
Ma lui, al contrario di me, è riuscito a starle vicino fino all'ultimo: abitavano, madre e figlio, nella stessa città, i medici lo avevano preavvisato che ormai non c'era nulla da fare, solo aspettare quello spegnersi lento.
Allora in questi giorni la mia vicinanza mentale e sentimentale a questa attesa, poi a questa fine, mi ha fatto ripensare a quando morì la mia mamma, al rimpianto, che mi resta per sempre, di non essere riuscita a stare con lei di più, più vicino alla fine, ma di averla lasciata dopo quell'ultima visita all'ospedale con la speranza che sarei risalita a Ferrara due giorni dopo e l'avrei trovata migliorata con l'aiuto delle cure, come era già accaduto altre volte. Certo, mi era sembrata particolarmente strana quell'ultima volta, ma nessun medico aveva parlato a me o a mio fratello di quanto in realtà ci fosse poco da sperare e da aspettarsi miglioramenti... perchè se l'avessi saputo non sarei certo ritornata a Firenze quel giorno, per ricevere la terribile telefonata proprio la mattina successiva.
Negli anni mi sono detta che lei avrebbe capito, che era sempre stata lei a dirmi: - Vai, torna a casa ora, che hai il treno da prendere e tante cose da fare.-

Si era sempre voluta mostrare indipendente, non voleva legare a sè od obbligare gli altri a sacrificarsi per i suoi problemi. E' morta di notte, sola: questo per me è ancora oggi una enorme tristezza , come un rimorso.

E quando muore l'ultimo genitore ci si sente trasformati, si è veramente soli, è come camminare su un sentiero sull'orlo di un precipizio e rendersi conto che d'ora in poi non ci sarà nessuno più esperto a dirti come fare per non caderci dentro: ora siamo diventati noi i "patriarchi": nessuno ci tenderà più la mano rassicurante che abbiamo sempre sentito dalla nostra infanzia, è nostra ora questa eredità di responsabilità, dovremo essere noi a tendere la mano a chi è più giovane.

 
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ARRIVA TUTTO INSIEME

Post n°1600 pubblicato il 05 Aprile 2019 da atapo
 

SEMPRE  IN  COPPIA

 


 

Le cose che ti affollano le giornate, che ti riempiono la mente, ti obbligano ad essere  in tensione e ti mantengono l'adrenalina a livelli sostenuti… perché capitano sempre almeno in coppia, non una alla volta… così da logorarti il doppio?
Come in questa settimana e temo, ahimè, anche nella prossima…
Dunque sono iniziati i lavori alla casa in montagna, mio marito sale tutti i giorni, almeno ora che si stanno avviando, anche lui lassù dà una mano togliendo l'intonaco da alcune pareti e, naturalmente, dando le indicazioni necessarie per i muratori.
Questo, lo confesso, non è per me del tutto negativo, sto godendo di parecchie ore di solitudine, posso gestirmi tempi e spazi casalinghi come mi pare, mi ricordo che una simile libertà la ebbi solo nei tre mesi in cui io ero già andata in pensione e lui ancora no: esco, non esco, mangio quello che mi pare, occupo stanze per spostamenti e riordini… non mi fa male questa piccola “vacanza” a casa mia! Anche se possono sempre arrivare le sue telefonate per chiedere il mio parere su questioni “architettoniche” da decidere… e non è semplice far mente locale e dare pareri o scegliere per telefono e lui si inalbera facilmente se io non capisco o chiedo troppi chiarimenti.
Poi lui ritorna, a volte anche parecchio tardi, è stanco, doccia e cena, ma io finora alla cena non ci sono mai stata perché…
… il 13 e il 14 aprile avremo il nuovo spettacolo e dalla settimana scorsa abbiamo fatto prove tutte le sere, dalle 20,30 alle 23. Una bella fatica!
E' uno spettacolo molto importante, siamo in cartellone, questo ci fa diventare un pochino più “famosi”, ma ci carica anche di maggiori responsabilità verso il pubblico, che non sarà più formato dai soliti amici e parenti tutti ben disposti verso di noi!
Non ne avevo ancora parlato, perché doveva restare il più possibile segreto, richiesta fatta alla regista nientemeno che da Iacopo Fo, il figlio di Dario Fo! Fu lui, conoscendo i nostri lavori precedenti, ad accordarsi con lei per tentare una versione di “Mistero Buffo” che non fosse a monologo, come recitava il suo grande padre, ma diventasse uno spettacolo con le parti suddivise in un gruppo di attori.

Impresa non facile, ma secondo me la nostra regista è riuscita a montare uno spettacolo emozionante, mantenendo le suggestioni e l'impatto del testo originario di cui comunque non ha ripreso tutto, ma ha privilegiato ciò che poteva essere più attuale …
La nostra compagnia ha avuto qualche cambiamento: sono entrati alcuni nuovi attori, soprattutto uomini,  ed è stato un bene averli trovati, perché di solito nelle compagnie amatoriali le donne sono sempre molte di più. Io in autunno avevo messo anche su Facebook un annuncio per attori dilettanti e uno di loro è arrivato proprio in questo modo!
Ogni giorno devo ritagliarmi del tempo per ripassare, “fare memoria”, come si dice dietro le quinte.
Ora che siamo alla fine, che ormai quasi tutto è deciso, che sappiamo le parti abbastanza bene, ora cominciamo a divertirci quando recitiamo, così sopportiamo meglio le scenate della regista che sente enormemente il peso della responsabilità di quel titolo e di quella paternità da premio Nobel…
Il timore per il debutto resta sempre forte anche fra noi, forse il nostro divertimento e il sentirci ormai tutti amici accomunati dallo stesso destino è anche un modo per esorcizzare la paura!

 
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CASANOVELA ?

Post n°1599 pubblicato il 31 Marzo 2019 da atapo
 
Tag: cronaca

SI  RICOMINCIA


Giorgio Morandi

 

Ci siamo: domani i muratori cominciano a restaurare la casa in montagna.

Nei giorni scorsi mio marito è salito diverse volte a esaminare, a controllare ciò che potrebbe fare lui (per risparmiare!) , a preparare per l'arrivo dei muratori sgomberando ciò che poteva dare noia ai lavori.

In questi giri ha scoperto anche che in quel paese c'è un supermercato con ottimi prodotti a chilometro zero e a prezzi competitivi: prima di tornare a Firenze vi faceva la spesa!

Dovrebbe essere buttato all'aria solo il pianterreno e una sistemazione del tetto, speriamo, in questi casi le sorprese e gli imprevisti sono all'ordine del giorno.

Sono emozionata, lo confesso. Dopo essermi detta che mai più ci saremmo impelagati in opere di ristrutturazione, dopo la terribile esperienza della nostra attuale casa di abitazione, ecco che ci sono ricascata! Per lo meno adesso non siamo costretti a vivere in camper nell'attesa del termine dei lavori, un tetto sulla testa ce l'abbiamo, gli operai sono lassù a diversi chilometri da qui, la polvere, il rumore e tutto il resto non ci farà del male... Speriamo non faccia più male del preventivato anche al nostro conto in banca!

Mio marito salirà spesso a controllare (e a fare la spesa!), io... molto meno: vorrei andare quando è già tutto sistemato, ma penso che ogni tanto un'occhiatina gliela getterò.

Le mattonelle sono già state scelte, il mio azzurrino prediletto finirà in un bagno, per la stanza-ingresso ho accontentato il marito, sarà un beige chiaro e leggermente brillante: avevo messo la clausola che fosse un colore molto chiaro, per dare luminosità. E ci stiamo gettando alla ricerca di mobili per la cucina, rigorosamente di seconda mano: dobbiamo risparmiare il più possibile.

Tutto ciò che mi auguro, è che non diventi una CASANOVELA come l'esperienza precedente e che al primo caldo estivo riusciamo già a rifugiarci lassù!

 
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IN MONTAGNA

Post n°1598 pubblicato il 27 Marzo 2019 da atapo
 

VERRANNO I GIORNI...


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Domenica era una bellissima giornata. Poi, diceva la meteo, il tempo sarebbe cambiato.

-Che ne dite ragazzi, si va a vedere la casa in montagna?-

Mia figlia e tutta la sua tribù non avevano impegni (caso raro!) così siamo partiti nel primissimo pomeriggio.

Gli adulti, figlia e genero, un po' sconcertati per lo stato ancora di abbandono di tutto l'insieme, ma i muratori dovrebbero cominciare tra pochi giorni.

I bambini su e giù per le scale, giocavano a nascondino dentro i grandi armadi antichi e vuoti, chiedevano: - Noi dove dormiremo? All'ultimo piano andremo a giocare?- E la loro fantasia si metteva in moto.

Fuori, nel prato in discesa verso il fiume, si sono scatenati, da bambini di città finalmente liberi. Erano come inebriati, percorrevano tutto in ogni verso, esploravano tutto, correvano...

- Attenzione, non mi pestate le primule!- gridavo: ci sono tante primule gialle ed anche color violaceo, mai viste così selvatiche di quel colore. Gli alberi sono ancora spogli, ma hanno lo stesso un certo fascino.

Presagisco e immagino come potrà essere l'estate, lassù, con loro... Spero che tutto si avveri!

 
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IL DONO

Post n°1597 pubblicato il 22 Marzo 2019 da atapo
 

QUESTA  PRIMAVERA

 

 

 

Oggi ho trovato la primavera, o forse la primavera ha trovato me.

Ho scelto di camminare, a lungo. Ho visto l'erba nuova brillante, le margherite affollare i prati di bianco e di giallo, i cespugli dalle foglie piccole e lucide, più chiare o più rosse delle vecchie foglie che hanno superato l'inverno, qualche lanugine morbida sui rami di molti alberi, il cielo, azzurro potente, striato da soffi leggeri di nuvole bianche; il fiume non pare più inquinato perchè ha preso il colore del cielo e in più scintilla d'argento.

Su tutto questo il vento, appena un po' più che gentile: ora accarezza, ora scuote, ora sussurra.

Non è una sorpresa, non è nuova questa primavera: mi entra dentro, rimescola i ricordi. Perchè ho già visto quell'erba, quei fiori, quel cielo… ma quando? Ormai troppe volte.

Tanti momenti di vita che hanno accompagnato le mie primavere passate si sono affollati in me, brandelli di ciò che ho provato riemergono anche in questa primavera: io torno quella che ero nei giorni lontani, non qui, o in altri giorni ancora più lontani, diversa da ora, ma mi risento come allora.

Quei tempi evocati dai colori e dagli incantesimi della primavera, che mi fa dono di tornare indietro per pochi attimi veri di felicità, di affetti, di amore, di speranze e illusioni, vivi come se giungessero ora per la prima volta.

Vorrei fermare tutto, trattenere per sempre, ma sfioro solo ciò che passò, quell'emozione forte che ho risentito in me già mi sfugge e non c'è modo di tenerla, il vento la cancella, restano solo ricordi dai contorni sbiaditi, intrisi di malinconia.

 
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L' ULTIMO

Post n°1596 pubblicato il 17 Marzo 2019 da atapo
 
Tag: cronaca

IL  PARTIGIANO


Silvano Sarti, "Pillo"


Il circolo Arci dove quasi tutti i mesi partecipo al mercatino dell'usato è frequentato da parecchi anziani, partecipano alle attività oppure semplicemente passano qualche ora in compagnia.
Fra questi c'è un vecchio partigiano. Non lo conosco di persona, ma spesso l'ho sentito parlare con altri e raccontare talvolta di quei tempi lontani e terribili in cui lui ha vissuto le sue esperienze nella Resistenza.
Qualche settimana fa a Firenze è morto uno degli ultimi partigiani superstiti, la notizia è apparsa sui giornali, il funerale è stato solenne e partecipato, anche dalle autorità, era  molto conosciuto per l'attività che da molti anni svolgeva nelle scuole come testimone e partecipe agli avvenimenti di guerra. Vidi sul giornale la foto, mi sembrò che assomigliasse a quello che incontravo al circolo e ne fui dispiaciuta: non lo avrei più rivisto, simpatica e importante presenza a cui ormai ero affettuosamente abituata.
Ieri sono tornata a fare il mercato di marzo e a metà mattinata… sorpresa! Eccolo il mio amico partigiano, ancora un po' più curvo, stavolta appoggiato al bastone (non l'aveva mai usato prima), ma… vivo! Quello morto era un altro.
Ne sono stata tanto contenta, allora almeno uno ancora di partigiani è sulla breccia, può trasmettere ancora di persona i suoi valori e la sua testimonianza!
Ieri lo sentivo al bar chiacchierare con i suoi amici, girellava tra i banchi del mercato come fa sempre, a un tratto alcuni ragazzini facevano confusione e lui li ha redarguiti con una voce autorevole, ferma e squillante, questi hanno abbassato gli occhi e si sono subito calmati.
Poi si è fermato davanti al mio banco; io ero così contenta di rivederlo, ormai ci incontriamo così da diversi mesi, allora gli ho fatto un piccolo sorriso di saluto. Lui l'ha ricambiato, mi ha detto sospirando un poco: - Sono 95, fra poco 96…-
Gli ho risposto allegramente: - Complimenti, poi ci saranno 97, poi 98 e via così!-
Lui ha continuato scuotendo la testa, ma con tono vivace: - Adesso mio figlio vuole che porti il bastone, dice che è più sicuro. -
L'ho seguito con lo sguardo mentre si allontanava, con un piccolo nodo alla gola di commozione, mi sono sorpresa ad augurargli mentalmente “LUNGA VITA”, se lo merita.
L'appuntamento è al prossimo mercato  

 
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TEATRALE

Post n°1595 pubblicato il 10 Marzo 2019 da atapo
 

IL  MIO  8  MARZO

 


 

E' stato bello quest'anno il mio 8 marzo.
Il nostro gruppo teatrale "Gli Spostati" era stato inserito dal Comune nelle iniziative per la Giornata delle Donne, in una biblioteca fiorentina abbiamo presentato uno spettacolo di letture e canti: doppia soddisfazione, la partecipazione ad un'occasione importante e l'onore che il Comune ci abbia chiamato, dandoci la possibilità di offrire al pubblico un messaggio di riflessione!
Carino anche il look deciso dalla regista: in abiti scuri, che sulla scena danno sempre un  aspetto signorile, ma le donne della compagnia dovevano avere un tocco di giallo, per creare tanti punti luminosi, chi una collana, chi una rosa di stoffa, chi gli orecchini importanti. Io avevo un piccolo foulard annodato al collo, il giallo non lo indosso quasi mai, quel foulard è l'unico giallo che possiedo ed è la prima volta che lo uso, mi stava abbastanza bene.
Allora, a ricordo dell'impegno, ma anche del successo, di questo spettacolo, oltre che per l'importanza della giornata, seppure in ritardo ecco la poesia che mi è piaciuta di più:


BALLATA  DELLE  DONNE

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

Edoardo Sanguineti

 
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FIORITURE

Post n°1594 pubblicato il 06 Marzo 2019 da atapo
 

AL  TEMPO  GIUSTO

 

le mie violette 2019

 

Da circa una settimana sta esplodendo la fioritura delle mimose. Non nel mio giardino, perchè questa pianta non mi piace quando i suoi fiori appassiscono e si deteriorano rapidamente marcendo, non l'ho voluta mettere, però nei giardini attorno è tutto uno sfarfallio di piumini gialli.

Quest'anno sono fiorite al momento giusto, poco prima della festa della donna, per cui furono un tempo scelte a simbolo, come fiori stagionali. Invece ultimamente si vedevano fiori di mimose ai primi di febbraio e a quest'epoca ormai non se ne trovavano più.

Mi pare che quest'anno le piante stiano risvegliandosi per la primavera al momento "giusto", non in anticipo come gli anni scorsi. Mi confronto su questo con altri che hanno il giardino e sono d'accordo con me.

Allora questo riscaldamento globale? In effetti quest'inverno non è stato molto freddo, però certi anticipi di fioriture ora non ci sono stati. Meglio così... forse, perchè ormai non si può essere sicuri di niente.

L'anno scorso a febbraio avevo già le violette selvatiche nel mio giardino, quest'anno sono spuntate solo dall'inizio di marzo, ma con una bella sorpresa!

i pochi ciuffi, che erano lungo il muretto di cinta, silenziosamente hanno colonizzato un po' dappertutto ed ora i fiorellini viola scuro occhieggiano in molti altri punti, tra vecchie erbe ancora secche.

Fanno tenerezza, spero che mio marito non voglia estirparli, con la sua fissazione del "c'è troppa roba": per ora ci sono soltanto loro a terra, insieme a qualche gemma ingrossata sui rami del pero.

 
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SEMPRE DI CORSA

Post n°1593 pubblicato il 28 Febbraio 2019 da atapo
 

L' ULTIMO  GIORNO

Abel Grimmer, Il mese di febbraio

 

Ci siamo da capo. Troppi giorni sono passati dal mio ultimo scritto. Per carità, non è una tragedia, non vengo né pagata né punita, se scrivo o non scrivo qui.
E' però una specie di autovalutazione personale: se non scrivo, significa o che è successo qualcosa di MOLTO grave (non è questo il caso, per fortuna), oppure che non trovo il tempo perché sono troppo impegnata.
Finito il dentista, ora si intensificano gli incontri per il teatro. Allo spettacolo IMPORTANTE manca ancora più di un mese, ma si è aggiunto qualcosa d'altro. Stiamo diventando conosciuti, il Comune ci ha inserito nelle manifestazioni per l'8 marzo, che in realtà a Firenze è tutto il mese di marzo dedicato non solo alle donne, ma al rispetto per tutti.
Sarà solo una serie di letture, facili in teoria, ma con qualche canzone in tema e qui viene la complicazione di preparare il coro e, innanzitutto, di trovare altri momenti, oltre agli incontri di prassi, in cui tutti siamo disponibili e liberi da impegni di lavoro e di famiglia, compresi gli attacchi dell'influenza che spesso in questo periodo mette KO qualcuno degli attori.
Gli stonati, come me, che speravano di essere esonerati dalle canzoni, invece nel coro pare si mimetizzino abbastanza, quindi tutti dobbiamo darci da fare.

In casa ci sto pochissimo e, udite udite, per i pasti preparati in fretta sto facendo fuori tutti gli avanzi che avevo congelato in tempi più rilassati e questo in realtà non è un male!
La scrittura creativa autobiografica inoltre mi prende moltissimo: scrivo, ma poi rileggo, aggiusto, sistemo, accorcio… e non sono mai del tutto soddisfatta. Ci sono diverse osservazioni della profe che mi pungolano a lavorare sui miei testi, anche se non sono sempre d'accordo su ciò che mi fa notare, questo non toglie che continui a rifletterci sopra e, spesso, a sentirmi indecisa e poco sicura. Ma tanto, non sarò mai un nobel della letteratura…

Ieri, coi componenti di questo corso, siamo stati tutti insieme a pranzo a casa di una di noi. Ognuno portava qualcosa, la padrona di casa ci ha messo, oltre ad un'ottima minestra di ceci, un'apparecchiatura di lusso, perché, ha detto, voleva finalmente usare tutti i servizi più belli che aveva in casa e che non usava mai.
Da tantissimo tempo non partecipavo a riunioni di questo tipo e  mi sono accorta che la mia timidezza mi era molto ingombrante, come sempre nella mia vita: non sono a mio agio nei gruppi numerosi che conosco superficialmente, parlo poco nelle conversazioni generali, ho sempre l'idea che ciò che dico in realtà non interessi a nessuno, parlo coi vicini a due o a tre, ma di più riesco a stento. Ricordavo che di base sono sempre stata così, avevo un po' superato nell'ambito del lavoro, soprattutto dopo aver avuto incarichi di responsabilità, ma ora mi pare di essere regredita. Certo la scarsa vita sociale che faccio adesso in famiglia col marito orso e sempre pronto a criticare e a criticarmi non mi aiuta a sentirmi spigliata e a “lanciarmi”. Coi colleghi del teatro va un po' meglio, perché ormai la maggior parte di loro li conosco da anni.
Ieri mi sono resa conto di tutto questo e mi è venuta una grande rabbia, mi ha un po' guastato l'incontro che, per altri versi, era proprio piacevole.
Così finisco febbraio, un po' meditativa e un po' a ricordare anche momenti belli che ci sono comunque stati e che magari fisserò qui appena avrò più tempo; spero, come sempre, che il prossimo mese sia migliore...

 
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IL REGALO

Post n°1592 pubblicato il 19 Febbraio 2019 da atapo
 
Tag: cronaca

QUASI  UN  GIOIELLO

 

Boldini

Oltre che partecipare ai mercatini dell'usato e svuotacantine, a me piace anche visitarli, curiosare qua e là alla scoperta di cose particolari, originali, che fanno intuire e fantasticare storie lontane nel tempo.
Alcune settimane fa in uno di questi mercatini ho trovato una vera chicca: un piccolo carnet da ballo, sapete, uno di quei libretti che un tempo durante i balli importanti le dame tenevano per segnarvi sopra i nomi dei cavalieri che si prenotavano un ballo dopo l'altro. E' scritto in francese, datato 11 febbraio 1922, serviva per un “gran ballo” a Parigi, nei saloni del Palais d'Orsay, organizzato dall'orfanotrofio degli impiegati della Banca e della Borsa.
Dunque un ballo di beneficenza… un ballo di lusso, di nobiltà...
Sulla copertina c'è una piccola foto di una donna ben vestita che abbraccia una bambina, sul retro un grazioso disegno di una coppia di ballerini. E' citato il direttore d'orchestra, un certo M. Deliance, specificando che viene dai balli della presidenza.
Poi l'elenco di tutte le danze previste (es: polka, fox-trot, valzer, mazurka…) col titolo del rispettivo brano musicale e accanto lo spazio in cui segnare il nome del cavaliere che si sarebbe prenotato per quel ballo.
Tutto ancora perfetto, solo leggermente ingiallito dal tempo, addirittura c'è una sottile matita legata alle pagine da un cordoncino rosato.
Un oggettino delizioso! MI ha fatto subito pensare alla Belle Epoque, alle donne di Boldini, volendo ancora più indietro nel tempo, al ballo del Gattopardo… Un mondo evocato da quelle poche pagine, tante vite, tante storie!
Mi piaceva, mi piaceva, un vero colpo di fulmine! Ho chiesto il prezzo: non eccessivo.
L'ho fatto vedere a mio marito, che è rimasto più o meno indifferente. Non suscitava in lui nessun pensiero romantico, diceva: -Ma che te ne fai?-
Nulla, non è un oggetto utile ora, è solo un oggetto … da contemplare, da far sognare...chissà chi era la proprietaria, chissà se tra i balli e i cavalieri è stata felice, se ha trovato l'amore...
L'amore! Dopo poco sarebbe stato San Valentino… mio marito ci tiene a questa festa…
Gli ho suggerito: - Se vuoi farmi un bel regalo per San Valentino, considera questo un regalo bellissimo per me…-
Ho toccato il tasto giusto, l'ha comperato.
E ora ce l'ho qui con me, lo sfoglio volentieri ogni tanto, quando ho voglia di sognare un poco, è come un gioiello...

 
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AVVISAGLIE

Post n°1591 pubblicato il 13 Febbraio 2019 da atapo
 
Tag: cronaca

CAMBIO DI STAGIONE

 


 

La merla degli ultimi tre giorni di gennaio ora non ha più freddo, ha cominciato timidamente a cantare e con lei i suoi parenti e compari amici uccelli.
Da qualche giorno il tempo è bello, il sole è brillante anche se abbastanza fresco, qualcosa si muove anche dentro l'anima…
Sul mio leccio dal fogliame fitto pigolano, gorgheggiano, fischiano, fanno versi di tutti i generi e modulazioni… Chi?
Non si vede nulla, solo fremiti tra le foglie, un po' più forti di quando il vento le accarezza. Poi, all'improvviso, tutto un frullo e ne partono due, tre, tanti, tutti insieme e così veloci che non riesco a distinguere di che razza sono: fine del concerto, che mi lascia una sensazione di benessere e un'attesa di primavera.
Fiori ancora non se ne vedono nel giardino, nemmeno le violette che in passato a quest'epoca già c'erano. Però le gemme del pero sono ingrossate…
E a terra girella, con fare indifferente, la coppia di grossi colombi che negli anni scorsi ci onorarono del loro soggiorno: che faranno quest'anno?
Vorrei che questo bel tempo durasse almeno una decina di giorni: il sole mi fa stare meglio, che il benessere si consolidi almeno un poco!

Poi, un po' di pioggia la posso anche concedere, siamo ancora nella “falsa primavera” e vorrei trovare un posto in cui essere felice...

 
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RACCONTO GOLOSO

Post n°1590 pubblicato il 09 Febbraio 2019 da atapo
 
Tag: memoria

E' il momento di un altro raccontino uscito dal corso di "scrittura creativa autobiografica", poichè a Carnevale si mangiano dolci fritti, ecco a voi...


FRITTO MISTO

 


sfrappole bolognesi

- E questa te la ricordi? Cosa ne facciamo?- chiese mio fratello.

Eravamo insieme nell'appartamento in cui aveva abitato nostra madre, in quei giorni difficili dopo la morte di una persona cara, quando devi svuotarne la casa. Aprire cassetti e armadi è come violare un'intimità che non ti appartiene, ma risveglia il passato fino ai ricordi più lontani, sepolti nella mente e mai avresti immaginato che potessero riaffiorare in modo così dolce e straziante nello stesso tempo.

Stavamo nella cucina, tra pentolame ammaccato di alluminio e vecchi servizi di piatti sbrecciati.

Mio fratello teneva in mano un sacco di carta spessa e marrone, quelli usati per il pane: non c'era pane dentro, ma un oggetto piatto e rotondo, dal sacco spuntava un manico sottile, di ferro nero e legno scuro…

La vecchia padella di ferro! Mentre la toglievamo dal suo involucro, non avrei saputo dire se quel lievissimo sentore di fritto esalasse effettivamente dall'oggetto, oppure provenisse dalla mia memoria e dai miei ricordi.

Quando ero piccola, in casa mia si friggeva spesso. Io ero una bambina malaticcia, le tonsille e le adenoidi mi tormentavano e mi facevano ammalare facilmente, tra i febbroni da cavallo e le convalescenze passavo lunghi periodi di inappetenza, ma anche quando stavo bene avevo gusti alimentari difficili.

I miei genitori erano di condizioni economiche umili, la mamma doveva gestire con molta oculatezza il denaro per gli acquisti e il fritto, se fatto bene, può valorizzare e rendere gustose anche le pietanze più misere: su questo aspetto della faccenda la mamma contava molto. E a me, come a tutti i bambini, il fritto piaceva, così risolveva il problema della mia inappetenza.

Friggeva di tutto: polpette, patate a pezzi, zucchine a bastoncino, carciofi, melanzane, cotolette di maiale o di pollo, manciate di pesciolini minuscoli che allora costavano una sciocchezza, io li chiamavo i “pesciolini birichini”. Solo per me, e non molto spesso perché non erano a buon mercato, erano riservate le sogliole fritte: quando mi arrivavano nel piatto era grande festa!

Lo strumento di questo rito della frittura era una padella di ferro non tanto grande, nerissima fin dai miei più lontani ricordi, per cui immagino avesse già una veneranda età al momento della mia nascita… Potrebbe essere stata addirittura un regalo di nozze per i miei genitori, quando si sposarono nel 1941.

Dentro la padella stava lo strutto rappreso: ad ogni frittura veniva sciolto, poi era fatta un'aggiunta di strutto nuovo per compensare quello evaporato e… via! Dopo la frittura si toglievano gli avanzi bruciacchiati, si lasciava raffreddare e solidificare dentro la padella, che veniva riposta in un sacco di carta da pane fino all'uso successivo.

A Bologna si friggeva nello strutto, il blocco biancastro e unto si scioglieva rapidamente nella padella sul fuoco, diventava un liquido trasparente, quando una minuscola goccia d'acqua gettata in esso sfrigolava scoppiettando era il momento di immergere i pezzi da cuocere, poi da controllare, rigirare, infine estrarre al momento giusto e mettere ad asciugare sulla carta assorbente. La mamma era abilissima, nulla si bruciava o si cuoceva troppo.

Per questo non era mai sgradevole l'odore dello strutto mentre fondeva, anzi era anticipatorio delle bontà che avremmo gustato di lì a poco. Quasi un profumo, si mescolava durante la cottura all'odore particolare di ogni alimento, creando fragranze originali e tipiche, e appena entrati in casa, talvolta anche dall'esterno, preannunciavano ciò che ci aspettava nel piatto.

E al momento di mangiare i sapori dei cibi li sentivo come esaltati e un po' trasformati da quello più stuzzicante della pastella o dell'impanatura fritte.

Per me il massimo della gioia e della golosità era quando la mamma preparava certe merende o certi dolci: le crescentine salate dal gusto soffice e morbido, o la crescenta tonda grande come tutta la padella, tipica di Bologna dove si dice alla luna piena una filastrocca in dialetto: “Guerda la louna cum l'è bèla. L'am pèr una carsanta...(Guarda la luna com'è bella, mi pare una crescenta).

Quando aspettavo il mio primo figlio avevo un'unica “voglia”: le crescentine fritte, ma quelle della mia mamma. Allora se passavo da lei ne impastava rapidissimamente, le friggeva, io me ne rimpinzavo all'istante e ne riportavo anche a casa mia. Non era certo un cibo dietetico per una gestante, ma le digerivo benissimo, né le analisi periodiche hanno mai svelato al mio ginecologo questo grave peccato di gola.

La crema fritta invece era riservata ad occasioni particolari, come la Pasqua, un compleanno, la festa religiosa degli Addobbi. Mai una volta i cubetti di crema le si sono sciolti o deformati senza dignità nel liquido bollente, come invece è capitato spesso a me quando da adulta ho provato a farli!

Nei dolciumi fritti lo zucchero a velo, sparso sopra dopo che l'unto in eccesso si è trasferito sulla carta assorbente, diffonde un aroma caratteristico dovuto allo zucchero stesso sciolto al tepore della pasta e questa fragranza ti spinge ad allungare la mano per assaggiare un pezzo ancor prima che sia completamente raffreddato.

Ma il capolavoro del connubio “mamma e padella del fritto” erano le sfrappole (o cenci, o qualsiasi nome abbiano in giro per l'Italia i nastri di pasta fritta e inzuccherata tipici del Carnevale): restavano friabili seppure morbide, chiarissime e delicatissime, non parevano nemmeno cotte e invece lo erano alla perfezione. La mamma intrecciava i nastri di pasta prima di buttarli nello strutto bollente dove si gonfiavano all'istante, l'intreccio diventava quasi un merletto e raramente si rompevano. Poi, messe in bocca, la pasta sottile, ma non troppo croccante, si scioglieva lasciando una dolcezza delicata che suggeriva di prenderne subito un'altra per avere la conferma che non si trattava di un sogno.

Una volta, avrò avuto otto o nove anni, nel mese di gennaio fui invitata insieme ad altri bambini al compleanno di un'amica, di famiglia benestante. Ognuno le avrebbe portato un regalo, ma alla mia mamma non andava di spendere soldi in quel modo, a causa delle nostre ristrettezze economiche. Allora decise di preparare un grande vassoio di sfrappole (era già periodo di Carnevale), cavandosela con un po' di farina, zucchero e due uova: il mio regalo sarebbe stato questo.

- Ma che razza di regalo è? Un regalo è un giocattolo o un libro, mica delle sfrappole!- obiettai io disgustata.

- Vedrai!- chiuse il discorso la mamma, tanto a quell'epoca i bambini non avevano il diritto di discutere né tanto meno di opporsi.

In pochi minuti il regalo era pronto.

Mi ricordo ancora l'enorme vassoio di sfrappole leggerissime e perfette: sembravano tante farfalle dorate e imbiancate dallo zucchero a velo e meravigliosamente profumate.

Fu avvolto con ogni cura nella carta più leggera che si trovò in casa e mi rivedo per strada verso la casa dell'amica tenendo quel pacco enorme fra le braccia come una reliquia preziosa. Mi lasciavo dietro una scia profumatissima e dolce, ma dentro di me ero molto arrabbiata: - Che figura farò con questa roba, non è nemmeno un regalo, mi prenderanno tutti in giro!-

Certo, feci una figura, ma non come pensavo: le sfrappole furono apprezzatissime da tutti, sparirono in un batter d'occhio, ormai mi portavano in trionfo. E la mamma dell'amica chiese alla mia la ricetta.

Forse era proprio lo strutto tanto… vissuto a dare quel sapore così ricco e straordinario ai fritti di casa mia? Nessuno a quel tempo si poneva problemi di colesterolo, gastriti, o tumori.

Quando mio marito, ancora fidanzato, venne a pranzo da me e vide quella padella inorridì e decretò:

- A casa nostra sarà tutto più sano, niente strutto, solo olio e del migliore!-

Ma i fritti della suocera li ha sempre apprezzati ugualmente!

Ora in casa nostra c'è la padella per friggere, in acciaio inox e lavabile in lavastoviglie. E olio al posto dello strutto, da buttare ogni volta. Però io ogni tanto, lo confesso, aggiungo nell'olio qualche cucchiaiata di strutto: è un piccolo rito legato al passato, la ricerca inconscia di un sapore antico d'infanzia.


Mio fratello mi porgeva la vecchia padella nera, stando ben attento a non ungersi con quell'avanzo di strutto rappreso.

- Allora che ne facciamo? La vuoi forse tenere per ricordo?- chiedeva ridacchiando.

I ricordi correvano, saltellavano dentro quell'oggetto come se stessero friggendo ancora… ma non avrei più potuto assaporarli nella realtà.

Quel giorno la padella finì in un sacco nero di rifiuti, insieme al battipanni, ma questa è un'altra storia di un'infanzia antica più di mezzo secolo.

 
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MEMORIA STORICA

Post n°1589 pubblicato il 03 Febbraio 2019 da atapo
 
Tag: memoria

 

COSA CANTAVAMO

 



La Biblioteca Nazionale di Firenze, dove, insieme a quella di Roma, viene conservata una copia di ogni testo scritto e stampato in Italia, ha allestito una interessante mostra sul '68 a Firenze e in Italia tutta, esponendo documenti dai suoi archivi e avuti in prestito da altri. Non solo il '68 politico e delle contestazioni, ma c'è una panoramica completa di quell'anno, dalla moda ai fatti di cronaca, agli oggetti, alle pubblicazioni serie e divulgative. Aggirarsi per quelle sale e soffermarmi davanti a quelle teche e a quegli oggetti, leggere, osservare… per me è stato un tuffo nel passato dei miei 17 anni: ricordo tanto di quel periodo e ancora di più mi è tornato in mente.

La mia gioventù! La mia contestazione! Breve, a dir la verità, i miei genitori riuscirono a “contenermi” non proprio con le buone, feci litigate furiose con loro… e non solo… Però l'aria che respiravo era quella, la mentalità andava cambiando, negli anni successivi entrò nella mia vita ciò che nasceva in quei giorni.

Oltre alla mostra, dove si possono seguire interessanti visite guidate, c'è una serie di conferenze su vari aspetti di quel tempo. Io, con tutti i miei impegni, sono riuscita a perderne molte, ma una non l'ho voluta perdere per tutto l'oro del mondo, questa:

 


 

E' stata una conferenza unita a un mini-concerto sui canti impegnati dell'epoca. Fra i cantanti c'era Chiara Riondino, cantautrice toscana impegnata, che è insegnante e un anno lavorò nella mia scuola: collaborò con me per uno spettacolo che stavo preparando con gli alunni, sulla storia attraverso le canzoni. Lei fu utilissima proprio perché cantava e suonava la chitarra, mi aiutò a far imparare velocemente le canzoni ai bambini, attraverso un piccolo trucco…

Ogni tanto la incontro, in spettacoli e manifestazioni, l'ascolto e la saluto sempre volentieri.

Bellissime le canzoni che hanno cantato: Bob Dylan, Joan Baez, Moustaki, De André, Gaber… e altre che furono famose: “Comandante Che Guevara...” Mi venivano i brividi a risentirle, dopo tanto tempo, tanta storia passata e tanti cambiamenti nel mondo.

La platea era numerosissima, la maggior parte “reduci”, se così ci possiamo definire noi coetanei che eravamo allora giovani, sognatori e, chi più e chi meno, rivoluzionari. L'emozione nella sala si sentiva forte, qualcuno seguiva canticchiando sottovoce, a volte tutti accompagnavamo a voce alta i ritornelli più conosciuti, qualcuno a tratti era rosso in viso dalla commozione. Tutti ripensavamo alla nostra giovinezza, ai nostri contributi a quell'epoca… cosa siamo diventati ora?

La canzone ha sempre forti poteri evocativi.

A casa poi ho ricercato quei canti, ora youtube lo permette con facilità, li ho riascoltati, mi sono commossa ancora.

Non dimenticherò facilmente questo pomeriggio.


 

 
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CIAO GENNAIO

Post n°1588 pubblicato il 31 Gennaio 2019 da atapo
 
Tag: cronaca

 

LA NEVE DELLA MERLA

 


 

Stavolta la merla a cui sono dedicati gli ultimi tre giorni di gennaio ha voluto lasciare la sua traccia e, dopo la pioggia dei giorni scorsi, oggi ha nevicato anche a Firenze!

I monti attorno erano già imbiancati da ieri l'altro e io mi sarei anche accontentata, invece stamattina, mentre in autobus andavo in piscina, perchè quando sono uscita c'era sì la nebbia, ma a tratti si intravedeva il sole ed io non volevo perdere la lezione di ginnastica in acqua... ecco, dall'autobus i primi grossi fiocchi sempre più fitti, così quando sono scesa alla fermata ho solo attraversato la strada e preso l'autobus in direzione opposta che mi ha riportato a casa. Non volevo correre rischi di scivolare, nel pomeriggio dovevo tornare dal dentista e con la neve i rischi di un'uscita al giorno sono più che sufficiente.

Così ho avuto il resto della mattinata a disposizione e... ho tirato un po' il fiato!

Sta continuando il ritmo forsennato di impegni previsti e imprevisti con cui ha esordito questo 2019 e io non so più come rigirarmi.

I gruppi di teatro (in quello "Over 65" abbiamo dovuto preparare a casa dei testi scritti ed altri se ne preannunciano), il corso di scrittura autobiografica che esige i compiti a casa e ci vogliono ore per scrivere, correggere, migliorare... La piscina: ho ripreso in gennaio se no la schiena si lamenta! I nipotini: oltre le ore concordate di babysitteraggio a casa loro, hanno voglia di venire a casa mia, tra i libri e i giochi dei nonni e dopo la scuola capita che mia figlia mi telefoni: -Ci siete? Possiamo fare un salto? I bimbi chiedono di venire da voi...-

Come si fa a dire di no? Ma quattro bambini per casa esigono attenzioni... e merende!

Da dicembre ci si è messo anche il dentista: è un lavoro lungo, ma indispensabile, una o due volte la settimana, fra andata e ritorno il pomeriggio se ne va.

Stamattina in fondo non è stato un male che la nevicata mi abbia convinto a restare a casa. Le ore sono comunque volate troppo in fretta, di tutto ciò che dolevo fare poco è stato smaltito, ma almeno sono rimasta tranquilla al calduccio e ho anche avuto più calma per pensare ... a come organizzare tutto il resto!

Mi dispiace che anche qui a scrivere e a leggere ultimamente io sia piuttosto latitante, ma spero abbiate capito la situazione. A dire il vero, non è che la mia vita in questo periodo sia particolarmente emozionante, da meritare scritture approfondite: è un tran tran affollato, ma abbastanza nella norma.

Credo non sia una cattiva idea di mettere qui, ogni tanto, qualche raccontino autobiografico di quelli che scrivo per il corso: almeno li sfrutto, in qualche modo, mi sembra che i precedenti siano stati graditi.

Dunque presto ne leggerete un altro...

 

 
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WHY NOT ?

Post n°1587 pubblicato il 26 Gennaio 2019 da atapo
 

NO  ENGLISH

 

 

Nell'istituto comprensivo frequentato dai miei nipoti (lo stesso in cui insegnavo io) dopo le vacanze di Natale sono finalmente arrivate le proposte dei corsi extracurriculari.
Si tratta di attività proposte dopo l'uscita alle 16,30 per i bambini della scuola primaria e dell'infanzia, un incontro alla settimana che dura un'ora e mezza, si può trattare di canto, attività motorie o artistiche, lingue straniere, dipende dalle disponibilità e competenze degli insegnanti. Qualcuno forse ricorda che per diversi anni dopo che andai in pensione anch'io vi avevo partecipato, col mio teatro in francese… I genitori pagano una quota che in pratica è il compenso per l'insegnante, in modo che la scuola non impegni gli scarsi fondi ministeriali.
Questo è pesante per i bambini dopo otto ore di scuola? Dipende da come si organizza: è chiaro che a quell'ora si devono proporre attività leggere e attraverso il gioco, non dev'essere una prosecuzione dello stile scolastico…
Purtroppo partono sempre tardi, ora a fine gennaio, e durano poco più di due mesi perché verso la conclusione dell'anno scolastico tutti sono già stanchi.

Non so perché non inizino prima, a novembre, ci sarebbero tempi più distesi, all'interno dei gruppi ci si conoscerebbe meglio e, secondo me, le attività sarebbero più produttive e raggiungerebbero risultati più incisivi e interessanti. Difficoltà organizzative? O forse è il non ritenere queste proposte, molto auspicate dai genitori, abbastanza importanti e formative da meritare un impegno temporale adeguato? Mah, non voglio indagare …

I miei nipoti più grandi quest'anno si sono iscritti così: Martino (in quinta) all'approccio alla lingua cinese, Damiano (in seconda) al canto corale. Entrambi avevano scelto anche inglese, che doveva essere diviso in due gruppi, uno per le seconde e terze classi, l'altro per le quarte e quinte.
Però abbiamo appena saputo che nei due gruppi di inglese non si è raggiunto il numero di iscritti necessario per attivare il corso (cioè per pagare l'insegnante), quindi NIENTE INGLESE.
Io ho pensato: possibile che in questo caso non si potessero unire i due gruppi, farne uno solo con tutti i bambini dalla seconda alla quinta? Quando tenevo il corso di francese erano tutti insieme, dalla prima alla quinta: ci sono canti, giochi, storie, scenette e altro che si possono benissimo proporre a bambini di età diverse insieme, anzi, era sempre una situazione stimolante, si creavano rapporti nuovi rispetto a quelli di classe, aiuti reciproci, disegni o testi preparati a piccoli gruppi… E abbiamo raggiunto risultati interessanti e soddisfacenti, nelle mie lezioni di scolastico c'era il meno possibile, ciò che facevamo era vivere insieme delle situazioni attraverso una lingua diversa.
Mi viene il dubbio maligno che chi avrebbe insegnato inglese non fosse affatto in quest'ottica, che volesse proporre attività più strutturate, più scolastiche… forse schede, esercizi da qualche libro… e allora per forza sarebbe difficile gestire bambini di età diverse… ma dopo le 16,30, sai che noia e che stanchezza!
In conclusione, niente inglese quest'anno, purtroppo.

 
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LA STRADA PICCOLA

Post n°1586 pubblicato il 18 Gennaio 2019 da atapo
 

 

NONNA NATA”

 


 

Il più piccolo dei miei nipotini, Cesare, tocca a me se io e mio marito siamo i babysitter di turno per andare a riprendere i quattro all'uscita dalle scuole.

Quando all'asilo nido io entro nella stanza dove i cuccioli di due anni aspettano di essere “prelevati” giocando o ascoltando l'educatrice che legge qualche libretto, appena mi vede si illumina tutto e scatta a venirmi incontro, c'è un bel saluto affettuoso, poi mi guida al suo armadietto da cui preleva tutto l'abbigliamento invernale per uscire.

Ritorniamo a casa a piedi, lentamente, dieci minuti di strada e il rito è sempre il medesimo: pestacchia le foglie cadute e si diverte al loro rumore, guardiamo se ci sono le nuvole, se passa il treno, poi comincia a cercare se c'è qualche cane a passeggio col padrone, se c'è in giro qualche gatto randagio che frequenta una piccola gattaia organizzata nell'angolo del giardino pubblico. E come è scrupoloso nel cercarli! Controlla sotto le siepi, dietro alle auto, dove ci sono le mangiatoie con le crocchette, esamina dal marciapiede tutto il prato. E' facile che se ne vedano e allora li ammira tutto soddisfatto, ma non si avvicina troppo. E' un po' timoroso, non ha avuto, come i suoi fratellini, la bella convivenza col gatto Beto, che morì pochi mesi dopo la sua nascita, non si azzarda ad accarezzare i gatti che incontra. Però gli piacciono, li studia a distanza, poi quando li salutiamo e riprendiamo il cammino ripete tutto soddisfatto: “Gatto… miao miao...”

Prima di arrivare a casa ci sono alcuni alberi con tante piccole bacche rosse sui rami e cadute per terra. Io gli avevo detto: -Quelle sono la pappa degli uccellini.- E un giorno è rimasto a bocca aperta, senza fiato per la meraviglia quando sui rami ha davvero visto gli uccellini che svolazzavano e beccavano le bacche!

La nostra passeggiata del ritorno è tutta una scoperta, poi entriamo in casa e ci godiamo ancora alcuni minuti da soli, in cui mi fa vedere qualche giocattolo, prima che arrivi la sorellina dalla scuola materna e, dopo una mezz'ora, i due fratelli più grandi dalla scuola elementare. E a quel punto c'è una bella confusione ed io, insieme a mio marito, dobbiamo dare ascolto a tutti.

Cesare si è affezionato moltissimo a me: dice mia figlia che quando sa che verranno a casa mia è sempre molto contento, che all'asilo se lo va a prendere qualche babysitter o a volte anche la mamma mette il muso. Una volta si era arrabbiato coi genitori per non so quale motivo, allora è andato alla porta di casa e tentava di aprirla dicendo: - Io vado dalla nonna Renata.- ed è rimasto a lungo a dare pugni alla porta prima di arrendersi, dopo la promessa che sarebbe venuto da me il giorno dopo.

Stamattina mi è stato detto che al momento dell'uscita per l'asilo ha chiesto se si poteva andare dalla nonna Renata, prendendo con sé anche la volpe di peluche che gli ho regalato, e si è rassegnato solo quando mia figlia è riuscito a convincerlo che non poteva perché i nonni dormivano ancora.

Chissà come mai questo affetto… io non faccio niente di particolarmente seduttivo nei suoi confronti, forse dentro di me sento molto forte la tenerezza per questo cucciolo giunto così inaspettato e… travolto dalla confusione che gli fanno attorno i tre fratelli maggiori! A volte penso che sia stato l'imprinting di quei primi mesi in cui quasi ogni giorno lui e la sua mamma venivano a casa nostra per il pranzo, in fondo con noi lui ha vissuto a lungo, molto più degli altri fratelli, che sono sì affezionati a noi nonni fin da quando erano piccoli, ma nessuno in modo così evidente.

Devo stare attenta a non viziarlo, ma anche a non deluderlo.

Intanto, da poco tempo ha iniziato a chiamarmi col mio nome: sono “Nonna Nata”.

 
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