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PROTESI

Post n°1987 pubblicato il 25 Febbraio 2026 da atapo
 

L’OPERAZIONE

Una quindicina di giorni fa una mia carissima amica ha affrontato l’operazione di protesi all’anca.

Io la feci il 14 giugno 2002, partendo da una situazione clinica disastrosa, ereditata già dalla displasia di nascita e l’esito non fu del tutto come sperato: accadde una delle complicazioni possibili, la lesione del nervo sciatico che mi portò insensibilità dal ginocchio al piede, dolori neurologici e precarietà nell’equilibrio. Solo a forza di estenuanti fisioterapie, durate diversi mesi, riuscii a camminare abbastanza normalmente, ma da allora nei percorsi lunghi o all’aperto devo sempre usare il bastone, o rischio di perdere l’equilibrio dopo pochi passi. Fortunatamente la protesi continua, dopo 24 anni, a fare il suo dovere, è questo l’aspetto che mi rincuora, perché rabbrividisco al pensiero e al timore di dover affrontare di nuovo un intervento simile.

Anche la mia amica, come capitò a me, nel giro di pochissimi anni era peggiorata tanto da dover programmare l’intervento, ma lei partiva da una normale situazione di artrosi da invecchiamento, penso che le difficoltà per il chirurgo fossero minori. Comunque, come sempre in questi casi, anche lei era combattuta tra speranza e paura e prima dell’intervento ci siamo sentite diverse volte. Mi chiedeva informazioni sulle procedure e io le raccontavo di quelle mie lontane giornate…

Cercavo di essere oggettiva, anzi di alleggerire un poco, in modo da aiutarla a conoscere e a prepararsi, ma non volevo passarle la delusione e l’angoscia che avevo provato quando alla fine dell’operazione si evidenziò il grosso danno, poi la rabbia e la paura di restare così invalidata, che mi avevano accompagnato successivamente per molti mesi, prima che le estenuanti fisioterapie mi portassero a miglioramenti accettabili.

Nel ricordo ho rivissuto tutta la mia difficile esperienza, mi sono tornati in mente particolari a cui non pensavo da anni, ci sono stata così male; avevo tanta ansia per la mia amica, pregavo che andasse tutto liscio e potesse iniziare facilmente quella nuova vita che, tutto sommato, io sento sia venuta dopo, anche se non così bene come avevo sperato. Insomma, non ero tranquilla in quei giorni di attesa, forse ho rivissuto un po’ troppo intensamente.

Poi, dopo il suo messaggio che era andato tutto bene e che l’avrebbero fatta alzare il giorno dopo, la tensione si è sciolta e mi sono resa conto di quanto fosse stata intensa fino a quel momento.

Ora mi dice che in casa cammina già con una sola stampella e non è passato neppure un mese, tutto procede regolarmente, potrà tornare presto alle sue attività e ai suoi viaggi. Sono molto felice per lei, senz’altro non porterà un ricordo così terribile di questa esperienza.

Non abita a Firenze, ho voglia di andare presto a farle visita, per vederla contenta.

 
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