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CASALINGHITUDINI ANTICHE 5


 CUCINA(proposta del venerdì - 1a settimana)
Annibale Carracci, Il mangiatore di fagioli Oggi torno al passato... e colgo l'occasione per raccontare qualcosa che già da tempo avevo in mente di mettere qui. Andando indietro con la memoria fino ad una Atapo molto piccola, ritrovo a casa mia sempre una specie di “menù fisso”. A pranzo, per ogni giorno della settimana c'era una sequenza di primi patti che non cambiavano mai: Lunedì: pasta al pomodoro, nelle varianti pomodoro semplice, pomodoro-sedano-carota-cipolla, ragù (raro); anche il formato di pasta era quasi sempre i gobbini rigati (che chiamavamo maccheroni) o più raramente le farfalle (che a Bologna chiamano strichetti). Martedì: quella che nel nostro lessico familiare veniva chiamata “pappa puntine”, gliel'avevo dato io questo nome, era un passato di verdure ( dove insieme alle onnipresenti patate e carote confluivano le verdure di stagione, per cui il gusto era un po' differente nei diversi periodi dell'anno) in cui veniva cotta una pastina piccola, tipo palline allungate con le estremità a punta. Io adoravo questa minestra, che quasi si scioglieva in bocca con la sua pastina, forse proprio quest'ultima che mi era così simpatica mi rendeva gradita la minestra di verdura che difficilmente i bambini mangiano senza fare storie. Mercoledì: era il giorno del riso, non risotto (piatto che scoprii molto avanti e fuori da casa mia), ma riso in brodo, di solito brodo rosso con una specie di ragù diluito, oppure brodo con verdure, soprattutto spinaci che mi inquietavano per il colore verde scuro per cui non aveva con me lo stesso successo della “pappa-puntine”. Il riso che io preferivo, al burro e parmigiano, quasi risotto perchè meno brodoso, era riservato ai pasti serali, a pranzo mai. Giovedì: era il giorno che preferivo, c'erano le tagliatelle, fatte in casa dalla mamma! Condite con un ricco ragù alla bolognese (il colesterolo manco si sapeva cosa fosse) erano sempre da leccarsi i baffi. Dico solo che quelle tagliatelle hanno sedotto tutti coloro che le hanno assaggiate e nella mia storia di vita sono rimaste un delizioso ricordo e rimpianto per me, per mio marito, per i miei figli, per quella cugina che visse con i miei e di cui qui ho raccontato... Venerdì, giorno di magro, quindi... minestra di fagioli, che in realtà tanto magra non era. Però non conteneva carne e questo bastava. La famosa minestra di fagioli di casa mia che a me piaceva, ma che dopo il matrimonio ho sacrificato per il minestrone di fagioli alla veneta donatomi dalla suocera, l'unico minestrone che mio marito degnasse di considerare degno di apprezzamento: vuoi mettere la ricetta della SUA mamma contro quella della suocera? Sabato: spaghetti al pomodoro con le vongole o col tonno, quest'ultimo non delle scatolette, ma comperato sfuso dal negoziante, levato da un grande vaso, sgocciolato dall'olio e consegnato avvolto in molti strati di carta grossa per tentare di arginarne l'untuosità che minacciava di spargersi sugli altri acquisti nella borsa della spesa. Domenica: era un altro giorno di tagliatelle, stavolta quelle fini sempre fatte in casa dalla mamma, che venivano cotte e mangiate nel brodo di carne. Ma questo mi darà occasione di riparlarne in una delle successive “proposte”... Dopo questi primi piatti, i secondi variavano, dipendevano dalla stagione, ma soprattutto da ciò che era più conveniente in quel momento al mercato. Perchè i soldi in casa scarseggiavano... occorreva cavarsela con una frittata, un po' di stracchino, una fetta di mortadella o due polpette al sugo. Le fettine di manzo non onoravano quasi mai la nostra tavola. Le varianti a questa sequenza di primi piatti erano rarissime e quando accadeva destavano stupore e domande, e la mamma quasi si giustificava... Solo per le feste importanti comparivano i tortellini in brodo, i tortelloni (prerogativa del mio compleanno), qualche volta le lasagne... sempre rigorosamente con la pasta fatta in casa dalla mamma! Arrivata a quell'età in cui si comincia a contestare, mi venne da ribellarmi a questa monotonia e ne chiesi il perchè alla mamma: lei rispose che era una cosa che piaceva al papà, erano i primi che lui preferiva... Mi pareva una motivazione stupida: possibile che non si potesse sperimentare qualcosa d'altro, che dovesse restare tutto sempre uguale? La mamma si stringeva nelle spalle, chiudeva il discorso... Dopo la morte di papà scomparve anche questa rigida abitudine e la mamma cominciò a provare altre ricette, magari gliene suggerivo anch'io... ma il cambiamento non mi dava la soddisfazione che avevo creduto...