Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

DOVE ANDRO' (FORSE)

IL VIAGGIO DI MAGGIO


CANADA

 

SCRIVO ANCHE QUI...

ASCOLTA...

 

RECHERCHE DU TEMPS PERDU 1

 

RECHERCHE DU TEMPS PERDU 2

RECHERCHE DU TEMPS PERDU 3

RECHERCHE DU TEMPS PERDU 4

RECHERCHE DU TEMPS PERDU 5

RECHERCHE DU TEMPS PERDU 6

GATTI DI FAMIGLIA

 



BETO


 
CHILLY

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 75
 

Ultimi commenti

Ultime visite al Blog

atapoartemisia_gentla.cozzadanielepastrychefmassimocoppaenzaimperatofedele.belcastroCherryslbacla0allegri.frexiettoNonnoRenzo0Stratocoversvita.perez
 

Area personale

 

Archivio messaggi

 
 << Maggio 2021 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31            
 
 

Tag

 

Cerca in questo Blog

  Trova
 
 

Contatta l'autore

Nickname: atapo
Se copi, violi le regole della Community Sesso: F
Età: 70
Prov: FI
 

 

« PERFEZIONEFIGLIO »

NEVE

Post n°799 pubblicato il 09 Febbraio 2012 da atapo
 

LA  NEVE  DEL  '29

 

Oggi è stata quasi una bella giornata: un freddo normale, un po' di sole...Le previsioni dicono però che domani ricomincerà...
Qualche giorno fa, mentre ascoltavo alla radio le ricorrenti notizie sul maltempo, le interviste, le solite disquisizioni, distrattamente perchè ormai le parole spesso si ripetono, all'improvviso sono rimasta colpita da una frase: "...è come la nevicata del 1929..."
Ho sobbalzato perchè nella memoria e nel cuore mi è tornata la frase che tante volte avevo sentito dire dalla mia mamma, quando nevicava a Bologna e ci lamentavamo del freddo e dei disagi: "Cosa vuoi che sia! Non sarà mai come la nevicata del 1929!" e man mano, negli anni ed in seguito alle domande che io le facevo, o alla sua voglia di raccontare, venivano fuori particolari e fatti che ruotavano attorno a quella nevicata del '29, come tasselli di un mosaico ... forse troppo difficile da completare, fatto anche di pietre taglienti, di pietre scolorite o mancanti...che non si ritroveranno più. Perchè la storia non l'ha mai raccontata per intero, ogni tanto un pezzetto rispondendo alle mie domande, oppure, verso la fine della sua vita, in brevi racconti spontanei, come volesse liberarsi da ricordi troppo duri da sopportare...

 

Appennino bolognese

Sull' Appennino bolognese agli inizi del '900 c'era un piccolo paese abbarbicato su un cocuzzolo: le case, la chiesa, il cimitero, addirittura la scuola fino alla terza elementare. Una delle famiglie che vivevano lassù era composta da Augusto ed Amedea con i loro figli, lui era...non lo so esattamente, fattore credo, aiutava a gestire i campi e le stalle di qualcuno che attorno aveva possedimenti, qualcuno diceva che...fosse buono solo a fare figli, perchè la coppia ne aveva messi al mondo nove, più o meno uno all'anno, tranne nel periodo della grande guerra quando Augusto era partito per il fronte, riportandone, oltre all'incolumità, il suo pesante tabarro nero di soldato che era diventato la coperta per il letto in cui dormivano alcuni di quei figli. La mia mamma era la prima nata dopo il ritorno dalla guerra e le dicevano che era bella e sempre allegra perchè quando l'avevano fatta erano felici anche i suoi genitori...C'era una zia nubile che aiutava a tirar su tutta la brigata, le corse nei campi, i grandi letti in cui i bimbi si stringevano per farsi caldo d'inverno, le serate davanti al camino a raccontarsi fiabe e filastrocche in dialetto: "Din dan din don la campèna d'fra Simon, tot al dé la sonèva..., i viaggi in calesse col babbo a consegnare le merci, le rare visite in città a certi parenti ricchi e alla madrina del Battesimo, per far vedere come si cresceva e per riportare un bel regalo, una vita semplice e tranquilla, con le gioie e i dolori, come sempre: i bambini erano sempre all'aperto e un fratellino era morto annegato nello stagno...
Anche in quel paese sperduto arrivava la politica, l'inizio del fascismo, tutti dovevano prendere la tessera. Augusto si rifiutava, non perchè fosse un attivo antifascista, ma non accettava imposizioni e quelle nuove idee non lo convincevano...all'osteria le discussioni si facevano infuocate, forse correvano anche minacce. Nell'inverno del 1929 la neve continuava a cadere, faceva un freddo terribile, nel borgo ci si attrezzava per sopravvivere con la rassegnazione di chi è abituato ad ingegnarsi, Amedea aspettava il decimo figlio, ma era tranquilla, dopo averne fatti nove, in casa, senza problemi.
Una notte all'improvviso dalla strada qualcuno sparò contro la finestra della camera in cui la coppia dormiva insieme ai figli più piccoli, nessuno fu colpito, secondo la mia mamma era chiaro che si trattava di un'intimidazione per "convincere" Augusto ad iscriversi al partito. Grande spavento generale, nessun danno alle persone, pareva. Ma di lì a poco Amedea cominciò a star male, le morì il bambino che portava in grembo. Avrebbero voluto trasportarla con un carretto all'ospedale più vicino, nel paese più a valle, ma le strade erano impraticabili per la neve, lassù in quei giorni erano isolati. Quando finalmente riuscirono a partire, troppo tardi giunsero all'ospedale e la mia nonna morì così, lasciando in quel terribile inverno il marito solo con otto figlioli, la più grande aveva 18 anni, il più piccolo ne aveva 2.
Come se si fosse distrutto un nido felice, la primavera successiva tutti lasciarono il paese e scesero a Bologna, il babbo tenne con sè i figli più grandi, i più piccoli vennero affidati a vari parenti. Avrebbero potuto restare lassù? Non lo so. I rapporti, diciamo, economici mia mamma non me li ha mai spiegati chiaramente, forse non li aveva chiari nemmeno lei: quando partì di là aveva nove anni, lasciava definitivamente con grande dispiacere la scuola e nella città avrebbe presto cominciato a lavorare. La nonna Amedea restò sepolta nel paese lassù, forse la andavano a visitare ogni tanto, o forse no, perchè non c'erano auto, nè mezzi pubblici che ci arrivassero...
Venne di nuovo la guerra, il fronte passò per quelle terre d'Appennino e ne fece terra bruciata quando proprio lì si attestò la linea gotica: tra i parenti, chi visse per mesi nelle grotte, chi sparì nelle rappresaglie, chi fu ucciso mentre tentava di raggiungere la fontana...I cannonneggiamenti distrussero completamente quel paese sul cocuzzolo, nulla restò intatto, persino il cimitero fu buttato all'aria, tombe ed ossa disperse...Sulla quella cima negli anni crebbe un bosco che nascose tutto, la geografia, la storia, il passato, gli affetti...
La mia mamma soffriva quando mi raccontava questi ricordi, ogni tanto uno dei suoi fratelli più piccoli la veniva a prendere in auto ed insieme andavano su quel monte, passeggiavano in quel bosco, lei riportava a casa qualche fiore o un rametto verde...non voleva che la accompagnassimo...
Da ragazza cercai da sola sulle carte dove si trovava esattamente, perchè lo sentivo come appartenente alle mie radici e un giorno con il mio fidanzato ci andammo, senza dirglielo prima: fu per me un'emozione forte, quando ritornai a casa e glielo raccontai lei sembrò un po' fredda, come faceva spesso, perchè le emozioni si dovevano nascondere: "E allora? Non c'è niente da vedere..." Ma credo che ne fosse contenta.
Poi un suo fratello trovò, non so dove, una vecchissima foto di quel borgo, allora la mia mamma se la fece prestare e mi chiese se potevo copiarlo e farne un quadretto, visto che disegnavo bene. Lo tenne sempre appeso in camera, ora ce l'ho in camera mia...e forse, tra le foto che ho preso dalla sua casa svuotata, foto che ancora non ho sistemato, chissà che non ci sia anche l'originale...
Ma chi sale ora su quelle terre d'Appennino, chissà cosa troverà...chissà cosa sarà rimasto...se qualcosa è rimasto...  


disegno di un tempo felice

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 
Commenta il Post:
* Tuo nome
Utente Libero? Effettua il Login
* Tua e-mail
La tua mail non verrà pubblicata
Tuo sito
Es. http://www.tuosito.it
 
* Testo
 
Sono consentiti i tag html: <a href="">, <b>, <i>, <p>, <br>
Il testo del messaggio non può superare i 30000 caratteri.
Ricorda che puoi inviare i commenti ai messaggi anche via SMS.
Invia al numero 3202023203 scrivendo prima del messaggio:
#numero_messaggio#nome_moblog

*campo obbligatorio

Copia qui: