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HANNO DETTO, HANNO SCRITTO

Post n°49 pubblicato il 30 Ottobre 2007 da atapo
 

COME UNA GRAVIDANZA

“L'anno scolastico, se ci si pensabene, è come una gravidanza.

Prima che la scuola cominci èancora estate piena, tu hai le mestruazioni regolari e seitranquilla.

A settembre si avvicina la datadell'inizio delle lezioni e tu cominci ad agitarti: ti senti strana,tesa...

Il primo giorno di scuola ti succedecome quando una scopre di essere incinta. Specialmente se sei ancoraprecaria, senti che stai per fare un salto nel buio perchè nonconosci i colleghi e nemmeno le classi che ti verranno assegnate. Seipreoccupata e quello che sta per succederti ti sembra una cosa troppogrossa e troppo piena di responsabilità.

Però poi entri in classe e,appena li vedi, ti senti un rigirìo dentro, una sommossainterna che non è il torcibudella pre-diarrea dato dallasemplice preoccupazione: è qualcos'altro.

E' tipo l'emozione della primaecografia.

Loro ti tengono gli occhi addosso e tiscrutano. Sarai un personaggio di rilievo nella loro vita, siricorderanno di te per sempre. Lo sanno loro e lo sai tu. Cerchi dicapirne qualche caratteristica in più, di fotografarti intesta i loro volti, ti sembra di perdere qualcosa quando lacampanella suona e tu non hai fatto in tempo a memorizzare i loronomi, ma tanto c'è domani e tanti domani ancora, dopo.

Domani li rivedi e li senti giàun po' più tuoi, ti senti quasi un po' più loro,e inizi subito a riempire quelle teste come fai a casa con gliinvoltini di carpaccio o con la torta di mele. Metti dentro nozioni,raccomandazioni, consigli, trucchi e segreti. Insegni loro come si faa studiare, riveli loro che dopo la lettura del libro e la riletturadegli appunti dovranno schematizzare raccogliendo tutto il materialee comprimendolo in un'unica pagina di quadernone che possa poi esserefacilmente fotografata dalla mente e mai più dimenticata. Epoi devono ripetere, ripetere, ripetere a voce alta, perchè èillusorio credere di sapere ridire qualche cosa, se non la si èridetta mai.

Ci sono tantidomani,dopo quel primo, e il percorso che fai con loro, pur difficilee tortuoso, ti appassiona, ti innamora. Li leggi, li ascolti,liincoraggi, li metti in crisi, li fai piangere, li consoli.

Per nove mesi ècosì.

A volte ti danno lanausea, a volte ti pesano, non ne puoi più, ti duole laschiena e non ti reggono le gambe. Sei stanca e li vorrestiappoggiare da qualche parte per un po', fare una pausa in santa pace,prenderti del tempo. Ma scaricarli mai, liberartene mai. Hannobisogno di te e tu lo sai.

Loro ti siattaccano emotivamente e non si fanno alcun problema a dirtelo: te lodicono e te lo scrivono, profe LVTTTTB, e tu conservi ogni brandellodi foglio strappato che ti mettono tra le mani o ti nascondononell'astuccio.

Quando giugnoarriva, sei distrutta, sfiancata, esausta.

L'ultima campanellaè quella che ti conduce in sala parto.

La scuola èfinita. Li lasci andare. Li lasci vivere. E come eri entrata nellaloro vita, in punta di piedi, senza fare tanto chiasso, cosìte ne vai.

Non c'èrimpianto in tutto questo, non c'è rammarico e non c'ètristezza. Un filo di malinconia, forse, ma sei contenta uguale,perchè li sai in giro per il mondo mentre portano nella zuccaquelle tre cose che (anche) hai insegnato loro e riflettono, nellapropria, anche un po' della tua luce."

(da “La Profe” di AntonellaLandi)

A me questo capitolo è piaciuto molto... Voi che ne dite?

Nuovo tipo di blog-corso-di-aggiornamento!



 
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