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Messaggi di Ottobre 2020

FOLIAGE

Post n°1711 pubblicato il 24 Ottobre 2020 da atapo
 
Tag: viaggi

 

AMMIRARE

 


 

In questi ultimi due giorni io e il marito non avevamo alcun impegno e ne abbiamo approfittato per andare alla ricerca di alcuni pezzi d’arredamento che ci servono per la casa in montagna. Ma non nei negozi cittadini o nei grandi centri commerciali: siamo usciti verso alcuni luoghi della provincia dove ci sono posti che raccolgono e rivendono pezzi vintage, per scopi di beneficenza: Emmaus, Mani Tese e simili. Soprattutto a me piacciono gli oggetti che hanno una storia, che non conosco, certamente, ma che in un certo senso me la trasmettono nella fantasia diventandomi familiari.

E’ stata una vera gita, di quelle che facciamo così raramente. Su e giù per le colline, i panorami sono affascinanti e sta iniziando la coloritura autunnale delle foglie: ci cono soprattutto boschi di querce, robinie e castagni, con filari di viti nel Chianti, creano macchie di varie tonalità gialle, poi arancioni, qualcosa già di marrone, poi abbonda la vite americana con zone di rosso vivo. Insieme ci sono il verde brillante dei prati ben innaffiati dalle piogge recenti, il verde-grigio delle distese di ulivi, il verde cupo delle file o gruppi di cipressi, quelli tipici toscani. E spuntano le ville, le case coloniche bianche, grigie, gialle, qualcuna rosa, tipiche pure loro, quasi tutte con la larga colombaia sopra, come una torre.

Insomma, paesaggi incantevoli, fanno venire voglia di fermarsi a fotografare, ma il tempo era molto nuvoloso, non sarebbe venuto un granchè. E’ stato bellissimo anche solo ammirare, la natura così aiuta a stare meglio, rasserena, pare di respirare più profondamente anche solo guardando mentre la macchina va.

Una simile bellezza mi fa venire una lieve malinconia, è come un’ultima festa prima dei rigori dell’inverno e della brutta stagione. Queste sensazioni le ho sempre provate: così ora mi risentivo come nel passato, da adolescente, da bambina, quando dell’autunno volevo godere all’aperto fino all’ultima ora in cui avevo la possibilità, da farne riserva per superare l’inverno, non vorrei staccarmi da quei colori di luce sapendo che poi per mesi quella vivacità non ci sarà più.

C’è chi va in Canada a vedere il foliage, a me bastano pochi chilometri per ammirarlo ed esserne soddisfatta. Proprio belli questi giri, non abbiamo fatto buoni affari, ma ne è valsa la pena.

Soprattutto col timore che, per la pandemia, da un giorno all’altro siano proibite di nuovo anche uscite come questa, che non sono per lavoro né per la sopravvivenza. Ma anche l’anima e la mente devono sopravvivere!

 
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PRUDENZA

Post n°1710 pubblicato il 18 Ottobre 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

 

LOOKDOWN  PERSONALE

 


Le cose non vanno affatto bene, in generale dico, per la nostra Italia e per tutto il mondo a causa di questo Covid.

I numeri peggiorano, aumenta l’insicurezza.

Io, come tanti, avrei voglia di poter fare, organizzare, vivere ciò che mi fa stare bene e mi mantiene serena, ma è tutto un chiedermi: -Che percentuale di rischio c’è se faccio questo o quest’altro, se vado in un luogo o in un altro?-

Non mi sento per niente tranquilla: ciò che mi mette più in ansia è il prendere i mezzi pubblici. Cerco di evitare le ore di punta, ma non sempre è possibile, basta che un bus ritardi ed ecco nel successivo si sta troppo stretti. Infatti è questo un problema a livello nazionale, ma devo dire che qui a Firenze per la maggior parte della giornata la cosa è sopportabile, il peggio è comunque quando i ragazzi delle scuole entrano ed escono.

D’altra parte mica posso chiudermi in casa o andare in giro solo se mio marito ha la compiacenza di accompagnarmi in auto. Già molte volte rinuncio, oppure unisco più impegni e commissioni, quando esco ne sbrigo il più possibile e il più velocemente possibile. Ah, i bei tempi delle giratine per il gusto di vivere la città e godersi le vetrine!

Dato il mal di schiena, ho trovato il coraggio di ricominciare la ginnastica in acqua, ma in un’altra piscina. Quella del Comune dove andavo gli anni scorsi è chiusa da marzo e ne approfittano per fare lavori di ristrutturazione; mi hanno detto che riaprirà per settembre 2021.

Nella nuova piscina mi trovo bene per quanto riguarda l’attività in acqua, lì lo spazio c'è abbondante, ma devo ancora impratichirmi di tutte le manovre di spogliatoi e docce: è tutto un disinfettare e lo spogliatoio mi sembra molto piccolo in rapporto a quante ci ritroviamo tutte insieme. Mah! Speriamo…

Speriamo proprio tanto, perché già alcuni conoscenti si sono ammalati, uno a Bologna è finito all’ospedale e ne è appena uscito, per fortuna. Tutte persone ragionevoli, che non fanno movide o imprudenze.

In entrambi i gruppi di teatro ci siamo ritrovati una volta, mascherati e a distanza: vorremmo riprendere a fare qualcosa, con modalità certamente diverse, le registe hanno qualche idea e inizieremo in novembre, se la situazione non degenera. Ma il solo esserci rivisti e scambiati racconti e impressioni ci ha fatto bene, ci invoglia a essere ottimisti e propositivi.

Dovevo iscrivermi ai corsi dell’Università dell’Età libera, ce ne sono davvero tanti che mi interesserebbero, ma riecco il problema dei bus: dati gli orari, per frequentarli dovrei proprio viaggiare nelle ore di punta, e allora?

Non volevo rinunciare completamente, è sempre un modo per sentirsi vivi, per allenare la mente, allora mi sono rassegnata e ho deciso per quest'anno di scegliere solo corsi che si terranno on-line. Non è il massimo per me, la presenza e gli scambi fisici sono importanti, anche se le tematiche (ne ho scelte storiche e artistiche) mi attirano, ma spero che sia una esperienza positiva e che… la tecnologia casalinga funzioni!

Dopo che l’hanno scorso ho fatto il grande passaggio con Skype per l’inglese, ora affronterò anche questo!

Il male minore: ho rinunciato a malincuore a un corso in francese, uno di teatro sociale, ma i timori per le uscite e i bus l’hanno vinta.

E per la fine del mese ho l’appuntamento per la vaccinazione antinfluenzale, così tanto raccomandata soprattutto per noi anziani; ma arriverò indenne fino a quel giorno?

 

 

 

 
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ARRIVEDERCI MONTAGNA

Post n°1709 pubblicato il 10 Ottobre 2020 da atapo
 
Tag: viaggi

 

L'ULTIMA VOLTA

 


 

Sono tornata alla casa in montagna con mio marito, per qualche giorno. Un po' di malavoglia stavolta: il tempo così peggiorato, il mal di schiena da umidità che si fa sentire, lassù il riscaldamento solo con stufette elettriche nelle stanze in cui si sta (da non accendere però tutte insieme, altrimenti la corrente salta)... tutto ciò non mi allettava proprio.

Però mio marito commentava, forse intenzionalmente: - Ora devo montare i mobili della camerina da bambini, ma da solo ci metterò un sacco di tempo...-

Sono i mobili arrivati da una nostra nipote che ora è cresciuta e ha rinnovato la sua stanza.

Naturalmente mi ero intenerita (o forse spaventata dal dilungarsi dei lavori) e gli ho chiesto: -Se vengo anch'io riesco a darti una mano, o è un lavoro troppo pesante per me?-

- Senz'altro se ci sei anche tu facciamo prima.-

Così ho sacrificato una lezione di piscina, appena ripresa, e via, alla spedizione in montagna.

Confesso che appena entrata nella casa non ho sentito come le altre volte la piccola soddisfazione per quegli ambienti nostri (pur se ancora a soqquadro) in quel luogo così tranquillo in mezzo al verde, ma il morale mi è sceso a minimi storici: FREDDO! E UMIDO!

Sfido, erano vari giorni che non andava nessuno! La tentazione di richiudere tutto e scappare era forte.

Il primo giorno ho avuto tanto freddo, non mi bastava indossare a strati le maglie che mi ero portata per precauzione, poi forse mi sono un po' abituata, probabilmente il tempo tornato bello ha aiutato, anche se oltre i 14 gradi fuori e i 18 scarsi all'interno (ma solo nelle stanze in cui si accendeva la stufetta) non si arrivava. Col riabituarmi ho rifatto pace con la casa, i suoi mobili da pulire, quelli da montare, gli attrezzi da lavoro del marito sparsi dappertutto.

Nell'orto ci sono ancora fagiolini bianchi, un mare di prezzemolo profumatissimo, le mele ahimè sono cadute nei giorni di maltempo, ma la maggior parte a terra sono già cibo per gli animaletti, avremmo dovuto essere lì e raccogliere appena cadute; però ci sono le zucche! Ne abbiamo presa una grossa, per noi due e mia figlia sarà più che sufficiente. Stanno crescendo i cavoli neri, ma ci vorrà ancora tempo.

Mi dispiace che sia così freddo, sarebbe bello stare là per qualche festa delle castagne nei dintorni, nelle prossime settimane: quest'anno troppo presto ha rotto la stagione, se penso all'anno scorso, che in ottobre andavo ancora con le camicie indiane e non portavo le calze!

Tra quarantena e maltempo, tutto ci mette ostacoli alla sistemazione della casa!

Anche mio marito ha ceduto: ha detto che fa troppo freddo per lavorare, si ferma tutto e si riaprirà il "cantiere" in primavera, così abbiamo riportato a Firenze tutto ciò che non era il caso che rimanesse lassù per i mesi invernali... e i cavoli neri non li assaggeremo!

Io però ho suggerito di andare a farci un salto, circa una volta al mese, ma solo come gita di un giorno, giusto per controllare che tutto sia a posto. In realtà, alla casa sono affezionata, mi fa piacere tornarci.

Molto è stato lasciato a mezzo: la camerina da bambini è lì ancora a pezzi, era più complicata del previsto, inoltre prima di "affrontarla" lui avrebbe voluto sistemare del tutto la seconda camera matrimoniale, ma si è arenato quando ha scoperto che ha sbagliato ad acquistare la rete a doghe, che è troppo grande e andrà su un altro letto. Così dovrà comprarne una giusta. Abbiamo solo potuto pulire e sistemare lo scheletro del letto, il comò (con la sua pesantissima lastra di marmo) e un piccolo armadio: a me piacciono molto, dovrebbero essere di inizio novecento, ce li hanno lasciati i proprietari precedenti, per me un importante valore aggiunto alla casa.

Si riprenderà in primavera, il più presto possibile, speriamo in una stagione calda e senza guai.

 
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ORA

Post n°1708 pubblicato il 05 Ottobre 2020 da atapo
 

 

SBANDAMENTO

 


Mi sento come sommersa e oppressa da… da tutto… e da niente di preciso. Forse è solo stanchezza.

Ottobre di solito è il mese dell’impostare, poi iniziare, le attività e le organizzazioni di vita che poi dureranno per lo meno fino a Natale.

Quest’anno è un caos, un unico, enorme dubbio.

Cosa si può fare e cosa no? Cosa ricomincia e in che modo?

E quanto potrà andare avanti? I numeri dei contagi che crescono ogni giorno mi mettono ansia e paura. Conta poco tentare di essere prudenti, ragionevoli, di riflettere sulle scelte e le decisioni, sui luoghi e le iniziative da frequentare, restare “mascherati” in ogni occasione in cui è obbligatorio, ma non solo, anche in altre occasioni dove si può immaginare un minimo di rischio. Ma basterà?

I bambini da riprendere da scuola una volta alla settimana, poi passare con loro il pomeriggio…

Gli autobus che non raggiungono gli affollamenti del passato, ma insomma in certe ore tanto vuoti non sono…

E l’umidità di questi temporali infami… se mi vengono nevralgie e raffreddori… quanto devo temere?

Domani dovrei ricominciare la piscina, la schiena comincia a gridare sofferenza: in un altro centro, la mia piscina non ha riaperto, novità anche qui: sarà tutto ben sanificato?

Non ricomincerò il corso di inglese: è troppo impegnativo, non ho voglia di cercare affannosamente di incastrare le mezze giornate per gli esercizi: ho voglia di ritagliarmi del tempo libero, rilassato, per leggere, per scrivere, per… quello che mi pare, ma che mi dia soddisfazione e mi alleggerisca. Potrà essere anche qualcosa di inglese, ma scelto da me il cosa e il quando.

Sarebbe bello ricominciare il teatro, ma è complicatissimo: ci sono regole ferree, gli spazi probabilmente non sono adeguati e se ne dovrebbero cercare altri, ma dove? Se non riaprono i teatri importanti, figuriamoci noi, povere piccole compagnie di dilettanti! Così grandi telefonate, conversazioni su whatsapp, ma non si riesce a concludere niente.

Dovrei salire in montagna con mio marito che, dice, ha finito l’impianto elettrico e ora bisogna montare i mobili in due stanze: se ci sono io faccio poco, ma una mano gliela dò, da solo ci mette molto di più. Però non ho voglia di andare lassù a lavorare, sai che umido ci sarà e sono previsti altri temporali…

In questo momento è come se avessi solo voglia di ribellarmi a tutto, non riesco a fare altro, vivo giorno per giorno.

 

 

 
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