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Messaggi di Ottobre 2022

UN PONTE LUNGO

Post n°1848 pubblicato il 28 Ottobre 2022 da atapo
 
Tag: viaggi

AL NORD

 

Ponte di Bassano

Si riparte. Di solito non amo i viaggi quando viaggiano tutti e le previsioni dicono che nei prossimi giorni tantissima gente si sposterà, però stavolta ci proviamo. Il “ponte” di più giorni ci ha lasciati liberi di impegni e il bel tempo assicurato almeno fino al primo novembre mi hanno sedotto e andremo dove sono sempre andata malvolentieri: in Friuli.

Lì abitano due fratelli di mio marito: uno è il “cognataccio” che ha chiuso i rapporti con tutti dopo i tira e molla per l’eredità, quindi non lo cerchiamo di certo; resta l’altro, inoltre da circa un anno anche mio fratello, con la famiglia, è andato ad abitare in un paese del Friuli, quello dove è nata sua moglie e dove resta ancora il suocero, molto anziano. A Ferrara ormai non li legava più niente, lassù c’è aria migliore. Sono due anni che non ci incontriamo, ho molta voglia di incontrarli e di vedere come sono sistemati.

E stavolta saremo in albergo, non in camper: è da revisionare ancora, il riscaldamento non dà sicurezza, i sacchi a pelo sono stati portati al lavasecco. Stavolta ho vinto io per la sistemazione.

Dunque, perché vado malvolentieri in Friuli? Perchè lassù ho sempre trovato o troppo caldo, d’estate, o troppo freddo e umido nelle altre stagioni; quando andavamo con i figli piccoli per festeggiare insieme ai parenti Natale o Pasqua, tornavo sempre raffreddata, se non malata.

I paesaggi bellissimi, i paesi graziosi, la cucina ottima, ma il clima… un disastro! I prossimi giorni, che paiono asciutti dopo l’estate calda, spero mi siano favorevoli! Mi dispiace per i disastri climatici e la siccità, ma stavolta li sfrutto a mio vantaggio.

E poi, diciamo tutta la verità, gli incontri col fratello di mio marito li sopporto… a piccole dosi: ha i difetti della famiglia e invecchiando non migliora, dopo un po’ i suoi discorsi li sopporto a fatica. D’altro canto, a mio marito non sta molto simpatica la moglie di mio fratello, la sua originalità e la sua passione per le verdure, e anche lui, dopo un po’, è “affaticato”. Vuol dire che ognuno di noi avrà la sua croce, in questo viaggio!

Ne approfitteremo per passare da Bassano e fare una visita alla tomba di mia suocera: in dieci anni mio marito non c’è mai andato, rimanda rimanda, tanto dice che a lui le tombe e i morti non interessano. Ha accettato questa sosta, gliel’ho chiesto io, però alla tomba di suo padre non si fermerà, non ha superato i vecchi sentimenti...

 

 
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DONNE IN SCENA

Post n°1847 pubblicato il 26 Ottobre 2022 da atapo
 
Tag: teatro

INSHALLAH


 

Abituata dai tanti anni di teatro e forgiata dalla pignoleria dei registi che ho incontrato, per me preparare uno spettacolo vuol dire pensare a ogni minimo dettaglio, prevedere tutto il prevedibile, organizzare ogni momento e la sequenza dei discorsi e delle azioni, immaginando come affascinare il pubblico e tenerne desto l'interesse senza cadere nella noia, o peggio.

Tutto il contrario di ciò che è avvenuto per "Luci nell'ombra", di cui ho parlato la volta scorsa e che è andato in scena domenica 23.

Un unico incontro di prova dal vivo, e qualcuno era assente, in una stanza per niente teatrale offerta da una ARCI, il sopralluogo del giovedì precedente, ed eravamo solo in tre, all'auditorium soprattutto per accertarci che la tecnologia del sonoro e delle proiezioni funzionasse regolarmente e poi via!

Ci siamo trovati tutti insieme, lettrici e musicisti, domenica alle 14,30 (solo a quell'ora potevano aprirci l'auditorium), un po' di conversazione tra noi: - Le sedie così, entriamo così, tu ci presenti uno per uno...- gli accordi tra i musicisti e una piccola prova dei brani musicali concordati, nei restanti avrebbero improvvisato... e alle 16,30 è iniziato lo spettacolo.

Che non è andato affatto male, anzi.

Certo aveva una atmosfera tutta familiare, semplice, alcune lettrici non erano affatto perfette, c'è chi ha un po' improvvisato i discorsi, alcune parti, soprattutto le proiezioni, non si erano viste prima e incuriosivano anche noi "attori", oltre che il pubblico, per cui in quei momenti eravamo "pubblico" tutti quanti.

Alla fine chi è venuto pareva soddisfatto, le tematiche della resilienza femminile erano importanti e hanno preso tutti, la musica di flauto, sassofono e alcuni strumenti etnici, africani e australiani, era seducente e creava una bella atmosfera, la ragazza che ha danzato nel finale ha affascinato.

Diverse persone ci hanno fatto i complimenti, qualcuno mi ha detto che aveva gradito molto la mia lettura, un altro che lo avevo molto divertito. In effetti nei miei brani c'erano anche momenti lievi.

Le offerte libere per l'associazione di sostegno alle donne immigrate hanno riempito la cassettina messa all'ingresso... quindi tutto positivo.

E io sono rimasta contenta, dopo che ero stata perplessa e avevo temuto per questa organizzazione così... disinvolta, forse un po'... araba, un po'... inshallah!

 
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TEATRO, ATTRICI E REGISTE

Post n°1846 pubblicato il 16 Ottobre 2022 da atapo
 
Tag: teatro

AVVENTURA MULTICULTURALE

 

 

Quando ci fu l’iniziativa del mio quartiere “Il libro del vicino”, sia l’anno scorso sia quest’anno, nel corso delle presentazioni dei nostri libri conobbi una signora egiziana, venuta in Italia per studiare molti anni fa e ora impegnata in varie iniziative e associazioni per diffondere la conoscenza delle comunità straniere. Mi chiese se mi avrebbe fatto piacere partecipare a qualche iniziativa, culturale o letteraria, e io risposi di sì… è sempre troppa la curiosità verso il nuovo… poi mi caccio nei “guai”…

Ci vedemmo un giorno in un giardino pubblico, insieme ad altre “scrittrici” che avevano partecipato alla stessa iniziativa del quartiere, poi a lei venne l’idea di buttar giù uno spettacolo e partecipare all’evento fiorentino “L’Eredità delle Donne”. Insomma, incontrandoci qualche volta soltanto on line il progetto si è concretizzato, anche con la collaborazione di un’associazione culturale a cui appartengono alcune di queste signore. Il tutto si è pian piano arricchito: ci saranno letture tratte dai nostri libri, una canzone dal vivo, brani musicali suonati da un trio di fiati e percussioni, un’esibizione di danza come suggestione sulla libertà delle donne, siamo diventate registe di noi stesse.

L’argomento generale è la resilienza femminile: le altre scrittrici, una italiana e le altre straniere, hanno storie di donne emigrate, di situazioni familiari difficili che vengono da esperienze vissute o ascoltate, poi scritte nei loro libri… e io? Nella mia autobiografia “L’aria buona del giardino” ci sono passi in cui una bambina (io) si è dovuta “corazzare” e trovare una sua strada per superare momenti difficili o per sentirsi libera, eravamo alla metà del secolo scorso, quando la famiglia era molto impositiva e coercitiva. Ho scelto due brani: “L’angolino del castigo” e “Cosa farò da grande”.

Venerdì pomeriggio siamo riusciti per la prima volta a incontrarci di persona in un circolo di Firenze e a fare la prima prova: misurare i tempi delle letture, inserire le musiche di accompagnamento. Mi pare che stia venendo un lavoro interessante e sono piacevolmente sorpresa di come siamo riuscite a fare tanto senza esperienze né competenze specifiche precedenti. Ora ci rivedremo giovedì nell’auditorium dello spettacolo, per decidere gli spazi, i microfoni ecc, poi domenica prossima per l’ultima prova appena prima dello spettacolo.

Per me non è un impegno difficile, sono abituata al teatro e mi piace leggere, spero davvero che tutto sia bello e piacevole per il pubblico, che poi faccia riflettere e pensare e che alla fine lasci un segno…

Certo che aggiungo pure questo alle prove del “Camerino” e a quelle della regista giovane, che ci fa riportare nella rassegna L’Eredità delle Donne anche quest’anno il nostro “Alfabeto al femminile” (per fortuna me lo ricordo bene) e la prossima settimana sarà di fuoco…

 
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AL NORD

Post n°1845 pubblicato il 11 Ottobre 2022 da atapo
 
Tag: viaggi

PICCOLO VIAGGIO, PICCOLO PREMIO

 

Pavia, ponte coperto

Piccolo” non in senso negativo, o sminuente: è stata ugualmente una esperienza positiva, come lo è sempre uscire dal quotidiano tran-tran per qualcosa di nuovo. E’ durato il tempo di un fine settimana lungo, dal venerdì al lunedì, in questo sta principalmente il significato dell’aggettivo “piccolo”.

Il premio era, se vogliamo, piccolo: un concorso a cui avevo mandato un breve (ecco, piccolo anche questo) racconto ed ero entrata nel gruppo dei finalisti, sabato da questi sarebbero usciti i tre vincitori, i restanti tutti a pari merito. Non ho vinto, stavolta, non si può raggiungere sempre il massimo, ma io e mio marito col camper eravamo partiti venerdì per partecipare alla cerimonia di premiazione coi vincitori proclamati a sorpresa; partiti da Firenze, cena e sosta notturna a Bologna, prosecuzione del viaggio sabato mattina fino alla meta, un piccolo paese di campagna in provincia di Pavia.

Nel pomeriggio la cerimonia, i finalisti non premiati hanno ricevuto ugualmente un omaggio: una serie di cartoline con immagini del paese a inizio ‘900 e due segnalibri magnetici, che ho molto apprezzato perché mi fanno proprio comodo. Dopo ci è stato offerto un ricco aperitivo, praticamente la cena.

Io non ero mai stata in quelle zone, così domenica e lunedì siamo andati alla Certosa di Pavia e a visitare Pavia. Abbiamo avuto cielo grigio e anche un po’ di pioggia, ma non ha rovinato il viaggio, anzi ha reso l’ambiente più suggestivo.

Ho osservato il paesaggio padano, i campi immensi, ora che tutto è stato raccolto, sembrano un deserto, in cui spuntano ogni tanto enormi cascine: alcune sono ancora attive, altre sono state trasformate in alberghi, residence, anche condomini, altre purtroppo stanno cadendo in rovina. Nei piccoli paesi, come quello in cui c’è stata la premiazione, lungo la strada principale si affacciano per lo più case basse, ci sono spesso grandi portoni dietro cui si intravedono ancora le aie e oltre le stalle trasformate in appartamenti. Mi tornava in mente il film “L’albero degli zoccoli”, quel mondo ormai scomparso.

Mi è piaciuto moltissimo, intorno a Pavia, l’enorme parco del Ticino, un bosco di pianura a tratti molto fitto, a tratti con radure e prati ad uso della gente; ma Pavia è tutta piena di alberi, lungo i viali e nelle piazze, ha un bel parco pubblico attorno al castello. E’ un aspetto apprezzabile della città, molto meno apprezzabile è il sudicio che abbiamo trovato in giro: rifiuti lasciati lungo le strade, in molti angoli sacchi neri stracolmi e a volte rotti per il troppo tempo di abbandono. Non capisco il perché di questa trascuratezza e inciviltà, che fa a pugni con la cura del verde. A parte questo, Pavia mi è sembrata gradevole, ha belle chiese romaniche, palazzi antichi ben tenuti e il quartiere Ticino dalle colorate casette dei pescatori di un tempo, affacciate sul fiume. E ha la vivacità dei giovani, dato che c’è l’università e di giovani in giro ce n’erano tanti, anche molte piccole famiglie coi bimbi nei passeggini.

Spettacolare è stata la Certosa di Pavia, costruita e abbellita durante vari secoli; un frate ci ha guidato nella visita, io ero colpita dall’opulenza e dalla grandezza dell’edificio, pensavo alla ricchezza smisurata di Gian Galeazzo Visconti che la fece costruire, all’interno dei suoi immensi possedimenti di campagna: il santuario e accanto la villa per sé e famiglia, dove passare le estati, nell’aria buona della campagna. Anche allora ricchi straricchi… e poveracci a lottare per la sopravvivenza e… per arricchire ancora di più i padroni!

Là è zona di risaie, ho voluto gustarmi un buon risotto, l’ho trovato a Pavia, in una piccola trattoria sul fiume, appartenente alla “Confraternita del risotto”: una garanzia! Infatti era squisito: ai funghi porcini, piselli e formaggio, tenterò di rifarlo a casa mia!

Bei giorni di viaggio tranquillo, di stacco dalla normalità, ritorno a Firenze rilassata, pronta a ributtarmi nel caos e nell’affollamento… con la speranza di vincere altri premi e di ripartire presto!


 

 
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