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SENZA TEATRO

Post n°1986 pubblicato il 02 Febbraio 2026 da atapo
 
Tag: cronaca

È ANDATA COSÌ

Sorelle Materassi

In un teatro in centro a Firenze c'era uno spettacolo in cui recitavano due attori del Camerino: si trattava di "Le sorelle Materassi", un testo famoso a Firenze, di cui ho letto il libro da giovane e avrei molto piacere di vederne la trasposizione teatrale. Le repliche erano venerdì e sabato sera, domenica pomeriggio. Ho chiesto al marito, come di prassi: 1) se gli interessava, 2) a quale replica preferiva andare.

Deciso per venerdì sera, mi sono affrettata a prenotare attraverso una delle attrici che conoscevo: posti fissati. In questi spettacoli bisogna affrettarsi a prenotare: i teatri non sono molto grandi e, come ho detto, la storia è molto apprezzata in città.

Il venerdì per me è un giorno un po' impegnativo, perchè dalle 15 alle 17 ho il gruppo teatrale degli over 65, poi dovevo tornare a casa e organizzare per la serata con la nuova uscita. Andare in centro in auto non è semplice, a volte ci sono deviazioni per lavori stradali, bisogna trovare il parcheggio, che è sempre il problema principale. Inoltre a volte mio marito in questi casi propone di cenare in qualche posto vicino al teatro... insomma, c'erano da vedere un po' gli orari e, di conseguenza, ciò che avrei potuto fare in casa nel poco tempo del pomeriggio che mi sarebbe rimasto.

Allora al mattino ho chiesto al marito come pensava di fare. Silenzio, nessuna risposta, come succede spesso. "Ci starà meditando", ho pensato io, ma poichè il silenzio continuava gliel'ho richiesto.

Nulla. Altra interpellazione, appena prima che uscissi per il mio impegno : "Si può sapere come intendi regolarti per il teatro di stasera? A che ora pensi sia meglio uscire?" Forse il tono della mia voce cominciava ad alterarsi...

Apriti cielo! Come si è arrabbiato!

Che divento insistente, che lo tormento, che non lo scocciassi più.

Allora mi sono arrabbiata anch'io, ho detto che non gliel'avrei più chiesto, ma che ero stufa di sapere le cose sempre all'ultimo minuto, e di partire sempre allo stesso modo, che ho il diritto di potermi organizzare con calma. Mi doveva dire lui cosa decideva. Pensavo: "Vediamo un po' cosa succede quando torno dal gruppo degli anziani."

Sono tornata alle 17,30. Nessuna novità, silenzio. Pensavo che saremmo dovuti uscire al più tardi alle 19,45 per l'inizio dello spettacolo alle 20,45; e la cena? Dovevo preparare qualcosa a casa? Forse avrebbe detto da un momento all'altro: "Dai, andiamo, che si mangia qualcosa in giro." E, come al solito, io non avrei avuto il tempo di sistemarmi un poco, truccarmi, cambiarmi d'abito.

Oltre al silenzio (reciproco), poco prima delle 19 avverte che va a fare la doccia. E le sue docce ono sempre eterne... sono per lui un lungoo momento di relax. Io mi illudo che magari stavolta si sbrigherà, vuole farsi bello, ce la facciamo ancora... e mi cambio d'abito, pronta per uscire, anche se i tempi diventano risicati.

Macchè! Esce dal bagno alle 20, fuori tempo massimo, anche precipitandosi al teatro senza cenare.

Mi chiede: "Che si mangia stasera?" Io sto leggendo senza il minimo accenno di preparativi per cenare.

"Quindi niente teatro." Dico io, gelida. Casca dalle nuvole: l'ha dimenticato.

"Perchè non mi hai chiamato? Dovevi chiamarmi in tempo."

"In tempo per cosa? Se non si era deciso nessun orario! Io sono stufa di doverti correr dietro per farti decidere, per esser trattata da scocciatrice. Ti avevo detto che non ti avrei più sollecitato."

Abbiamo continuato a litigare, gli ho ripetuto che ho bisogno di sapere gli orari per organizzare il mio tempo e le mie cose, che sono stufa di arrivare all'ultimo e di corsa, ecc ecc.

Alla fine lui ha detto: "Potremmo andare domani sera o domenica pomeriggio."

Ma in che mondo vive? All'ultimo tuffo... ho messaggiato la collega, scusandomi ecc, le ho chiesto se ci fossero rimasti posti per le altre repliche, naturalmente tutto sold out! Poi con le regole di sicurezza che hanno avuto una stretta rigorosa dopo Crans-Montana, figurarsi se aggiungono due sedie in più!

Così è andata, io ho una arrabbiatura che non smaltisco facilmente. Alla fine lui ha detto: "Mi dispiace molto, l'avrei visto volentieri."

Eh, anch'io! Se servisse per il futuro...

 

 
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