Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

IL LIBRO DI AGOSTO

Jean-Pierre Milovanoff

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E quel segno non si dimentica... è il modo di sentirle...
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Mi spiace molto ... le persone a volte lasciano un segno....
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Più si va avanti con l'età e più se ne perdono....
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Grazie, spero sia stato buono per te.
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AL TEMPO DEL VIRUS 15

Post n°1678 pubblicato il 05 Maggio 2020 da atapo
 

LE TORTE MAGICHE

 


I nipotini nati in primavera hanno tutti compiuto gli anni e festeggiato i compleanni “blindati”, credo che li ricorderanno per un pezzo.

Diletta fu la prima, il 12 marzo, ancora ci si illudeva che sarebbe stata questione di pochi giorni, le facemmo gli auguri con una videochiamata su wathsapp, avevo preparato il pacchetto con il regalo sicura che presto saremmo andati a casa sua per consegnarlo. Invece è ancora qui da noi.

Poi Riccardo, il 15 aprile, in pieno disastro. Quel giorno stava dal papà, mio figlio. Mi faceva pena, senza amici, solo con un genitore… mi venne un’idea: gli avrei disegnato una bella torta colorata, con le dieci candeline, da “offrirgli” durante il collegamento skype per fargli gli auguri. Mio marito, il tecnologico, perfezionò la mia idea: le fiammelle accese sulle candeline allineate furono disegnate su un altro foglio tenuto dietro al primo, e avremmo fatto... una magia!

Abbiamo chiesto a Riccardo di soffiare sulle candeline dallo schermo, come se fosse stata una torta vera, i bambini amano le finzioni… ma stavolta, per magia, al soffio le candeline si erano spente davvero, perché abbiamo fatto scivolare in basso il foglio con le fiammelle che si sono nascoste dietro al resto del disegno. E Riccardo è rimasto a bocca aperta dalla sorpresa e si è divertito molto.

Oggi è stato il terzo compleanno, stavolta toccava ai nove anni di Damiano e abbiamo pensato di preparare anche per lui una torta magica. Stavolta nella schermata insieme a lui c’erano gli altri fratelli e tutti sono rimasti stupiti quando Damiano, soffiando sullo schermo, ha fatto scomparire le fiammelle dalle candeline sulla torta. Una bella sorpresa anche per loro!

Pensavo che fosse finita qui, i prossimi compleanni dei nipoti saranno in dicembre, si spera che per allora la faccenda sa risolta!

Invece nel pomeriggio mi è arrivato un messaggio da mia figlia: “ Anche Diletta vuole la torta che fa la magia con le candeline: perché a me no? Ha chiesto.”

Le abbiamo spiegato che quando compì gli anni speravamo tutti di incontrarci dopo qualche giorno, non pensavamo di dover usare la magia per annullare le distanze… Io comunque, ancora prima che arrivasse questo messaggio avevo già pensato di disegnare una torta magica anche per lei, naturalmente la sua in tutte le tonalità del rosa e del fuxia, così anche lei avrebbe avuto il ricordo di questo compleanno prigioniero.

Domani mi metterò al lavoro; probabilmente la settimana prossima riusciremo ad andare a trovare tutti e i festeggiati riceveranno le loro torte magiche, oltre a un regalo, naturalmente (per merito di Amazon!).

E… fra qualche giorno sarà il mio, di compleanni: avrei voglia anch’io di una torta che fa la magia...

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 14

Post n°1677 pubblicato il 03 Maggio 2020 da atapo
 

 

FOTO DI CLASSE

 


 

Affinchè io potessi seguire il corso di inglese mio marito ha installato skipe sul suo computer e per due lezioni tutto è andato bene, io cominciavo ad abituarmi e mi dicevo: -Però, non è molto diverso dall’essere in presenza, tanto anche dal vivo non ci capivo molto.-

Allora lui ha deciso di mettere skipe anche nel mio computer, così non gli “occupavo” più il suo; ha comperato on line la webcam e appena arrivata l’ha montata, ha fatto le procedure, le prove…

-Ecco, ora sei a posto anche dal tuo!-

Io mi sentivo a mio agio, potevo sistemare libro, quaderno, matita, gomma come più mi era comodo senza bisogno di spostare tutte le cose sue.

Ma, aperto il collegamento… sorpresa! Io vedevo e sentivo la teacher e i colleghi, ma non vedevo sullo schermo il libro su cui lavorava (per fortuna era quello di testo, quindi ce l’avevo reale davanti), loro mi vedevano, ma non mi sentivano!!! Nulla da fare, nonostante gli smanettamenti di mio marito per il primo quarto d’ora, così mi sono arresa e la lezione l’ho seguita solo ascoltando, facendo SI’ o NO con la testa e l’insegnante mi faceva le domande e mi chiedeva di rispondere scrivendo in chat: una fatica!

Era urgente risolvere il problema, quindi il marito ci ha lavorato attorno nei giorni successivi e per fare il collaudo mica si poteva aspettare la lezione prossima, allora ci siamo collegati con mio figlio, tanto per chiacchierare un po’ insieme. Pare che ora sia a posto tutto.

Riccardo era dalla mamma, abbiamo parlato tra noi adulti. Ci ha spiegato, tra l’altro, come funziona la scuola a distanza per Riccardo: i bambini sono divisi in gruppi, ogni gruppo ha alcuni collegamenti a giorni e orari fissi con le maestre per fare lezioni… come le mie lezioni di inglese. Dice che non si trovano male, che riescono a raggiungere tutti i bambini e nessuno resta isolato. E per gli altri giorni lasciano indicazioni di compiti, come quando in marzo ero a casa loro.

In mancanza di meglio… ma non è certo la scuola come deve essere, coi rapporti, la socializzazione, il movimento, l’interagire dal vivo, la partecipazione mentale e fisica reale... purtroppo bisogna accontentarsi così, per adesso.

Mio figlio ha raccontato che, collaborando con tutti gli altri genitori, è riuscito a fare la foto di classe. Una bella impresa: ognuno ha mandato la foto del figlio/a, seduto a un tavolo con un quaderno davanti, che guardava un po’ verso l’alto, poi con l’aiuto dei bambini hanno ricostruito le posizioni di ognuno nei banchi in aula, sistemando in questo modo le immagini sul foglio; compito non semplice, perché qualcuno non se lo ricordava: - In che fila eri? Chi avevi a destra, a sinistra?-

Insomma, è stata un’attività di orientamento, un compito anche quello!

Mi ha fatto vedere il risultato finale: è un po’ come se un drone fosse passato in aula e avesse scattato una foto mentre tutti i bimbi lo guardavano in alto. Un risultato davvero molto carino!

Io, a vedere i visetti sorridenti di mio nipote e dei suoi compagni, mi sono commossa: poveri bimbi, come è difficile per loro questo periodo! Di quanta vita sono stati privati, che esperienza innaturale per la loro età e i loro bisogni sono costretti a vivere! Eppure si adattano, si rassegnano, ricostruiscono un loro mondo con ciò che hanno a disposizione, piccoli prigionieri senza colpa della realtà degli adulti, che troppo spesso non li tiene in considerazione e non li rispetta.

Quella stessa sera mi è arrivata su whatsapp una foto da mia figlia: i suoi bambini sul pavimento del loro grande terrazzo disegnavano lo schema del gioco della “campana”, stanno imparando i giochi di una volta, quelli che facevano i loro genitori, i loro nonni e anche più indietro. Anche stavolta mi sono commossa.

 

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 13

Post n°1676 pubblicato il 01 Maggio 2020 da atapo
 

 

QUANTO TEMPO

 


 

Non ho voglia di scrivere, questo non è un buon segno. Soprattutto non ho voglia di scrivere che tutto è sempre uguale, perchè non penso interessi a nessuno, nemmeno a me.

All'inizio il pensiero era: "quanto tempo ora avrò per organizzare, sistemare finalmente cose in sospeso, dedicarmi finalmente con calma a ciò che prima relegavo a briciole delle mie giornate".

Adesso scopro che in realtà non è tutta questa meraviglia. Forse anch'io pian piano ho rallentato i ritmi, preda di una subdola stanchezza che mi fa sentire spesso come confusa e indecisa e con altre sensazioni sfuggenti, un po' ansiose e un po' tristi, che non riesco bene a definire; in conclusione mi ritrovo alla sera a constatare che un'altra giornata è trascorsa e non ho combinato un granchè.

Ho più voglia di leggere, quello sì, oppure di guardare films, di ascoltare canzoni o altro e su internet ce n'è da levarsi la voglia... poi va a finire che qualcosa mi ricorda esperienze o momenti del passato e allora, anzichè distrarmi, mi prende la malinconia.

Sì, va tutto bene, perchè potrebbe anche andare male o peggio, bisogna accontentarsi e avere pazienza, ma la pazienza un po' si logora e i sentimenti positivi li ritrovo con sempre maggiori difficoltà. Così mi infastidiscono di più le routine concrete e giornaliere, mi irritano di più certi comportamenti e manie, che sopporto a stento, di chi vive con me; più si continua e più è difficile.

Faccio anche più fatica a telefonare, periodicamente, a qualcuno, così per passarmi il tempo; anzi, sono scivolata nella fase "ma devo sempre essere io a chiamare? Se non chiama, vuol dire che in fondo non gli importo poi tanto"; forse è un po' egoistico, senz'altro è segno che sono un po' depressa. Ma devo essere sincera, talvolta ho anche ricevuto telefonate, graditissime...

Ogni tanto ci sono sequenze di notti in cui sogno molto e ricordo: sempre sogni di viaggi, e piacevoli, non da sola ma con altri, amici, nipoti, anche persone che non vedo da anni. Mi sembra logico in questo momento, anzi, sono contenta di queste "evasioni" notturne, quando non arrivano al risveglio ne sono dispiaciuta e la giornata non comincia col piede giusto. C'è chi soffre d'insonnia in questo periodo, io tutto il contrario, dormo di notte e anche al pomeriggio, "evado" così. Il contrario di mio marito, che è sempre agitato e passa molte ore notturne alla TV a vedere gare di tennis e di biliardo... poi di giorno ciondola più di me.

Ho maggior tempo per cucinare, ho ripreso a fare pizze, crostate, sperimento certi secondi e condimenti per la pasta che mi fanno passare il tempo e mi riescono anche bene, ma poi si mangiano! Purtroppo sono un attentato alla linea, che così faticosamente cerco di tenere sotto controllo con l'aiuto della dietologa, così nemmeno l'arte culinaria riesce a darmi molta soddisfazione.

E il preparare manicaretti entra in conflitto con la spesa che il marito fa solo una volta alla settimana, dove non si sa cosa trova o cosa mancherà, se gli metto in lista cose che gli "puzzano" di non strettamente necessarie apre subito le annose questioni del "Tu compri sempre troppo" e si finisce per litigare, così mi passano tutte le voglie. E se in lista mi dimentico qualcosa, per una settimana DEVO farne a meno, come le fragole: ieri non le ho scritte in lista, lui figurati se si è ricordato che a me piacciono moltissimo e che in questo periodo le compro sempre! Anche se, immagino, la Coop le avrà avute bene in evidenza!

Così quando è tornato con le borse piene e mi è venuta in mente questa dimenticanza, ecco un ennesimo attacco di depressione! Poi dicono che in questo periodo bisogna "coccolarsi" con qualcosa che faccia piacere...

Nei prossimi giorni entreremo nella FASE 2: anche su questo ho diverse perplessità, non vedo molta luce... ma è meglio che chiuda qui per ora, così magari avrò un'occasione per scrivere la prossima volta.

 

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 12

Post n°1675 pubblicato il 26 Aprile 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

 

25 aprile 2020

 


 

Come è stato ampiamente detto, quest’anno è stato diverso da tutti i precedenti.

Molti lo confrontano col primo “25aprile”, dicono che anche ora siamo in guerra, che dobbiamo essere saldi per resistere, per combattere questo infido virus, ma che forse ora ci stiamo avviando alla vittoria. Io non mi ritrovo molto in questi paragoni: noi ora soffriamo, stiamo reclusi, dobbiamo avere mille precauzioni, ma credo sia una pena molto inferiore rispetto a quella che sopportarono gli Italiani a quei tempi, cinque anni di guerra di cui gli ultimi un crescendo di pericoli, di stenti e di terrori.

Stavolta niente ZAP (Zona Altamente Partigiana) al centro sociale del mio quartiere, ma in quarantena in casa, solo l’immancabile soggiornare in giardino, percorrerlo parlando con le piante, e l’affacciarmi alla finestra per attaccare la bandiera italiana.

Comunque non c’era da annoiarsi, in televisione e sui canali vari di internet si poteva seguire un po’ di tutto, on line da qualche giorno, per celebrare la ricorrenza: musiche, canti, rievocazioni, discorsi, testimonianze, ricerche fotografiche e storiche, per saperne sempre di più.

Anch’io ho fatto così, mi dicevo: -Guardo questo e poi basta.- Ma era tutto così interessante che praticamente la giornata mi è passata in questo modo e neanche i giorni precedenti era stato molto diverso. Si scoprono sempre nuove vicende, la maggior parte tragiche, molte commoventi, in tante famiglie i ricordi e i documenti di quel tempo crudele sono rimasti celati per moltissimi anni e da poco sono riemersi, o dal fondo degli armadi, o dalle parole dei nostri vecchi che stanno per andarsene e che avevano tenuto nel cuore e nella memoria quella parte di vita: che non vadano disperse, che siano raccolte queste testimonianze, finché siamo in tempo!

In particolare quest’anno ho scoperto molto riguardo il ruolo importante delle donne, nella guerra e nella Resistenza; finora era stato in ombra, poco se ne parlava, finalmente è studiato e riconosciuto. Mi è tornato in mente che quando insegnavo a Bologna nel 1975 (si festeggiava il trentesimo anniversario), con la classe avevamo visitato i luoghi tristemente conosciuti in città e nei dintorni per avvenimenti della guerra e avevamo fatto ricerche su vari argomenti; una fu proprio sul ruolo delle donne, c’erano fotografie da capire e commentare, c’erano ancora le testimonianze di genitori e nonni. Il cartellone con i disegni e le storie, su quella tematica allora poco in rilievo, fu molto apprezzato dal Comune e restò esposto per lungo tempo nel Museo della Resistenza, che a Bologna era appena stato aperto.

Ieri sera su Mymovie ho visionato un film-documentario appena uscito, a cui si poteva accedere pagando un minimo contributo, intitolato FORGOTTEN FRONT, prodotto dalla Cineteca Storica di Bologna, in cui attraverso i documenti e i filmati vengono ricostruiti gli anni di guerra a Bologna fino alle settimane successive alla liberazione. Un tuffo al cuore ho avuto quando è passata la mappa del territorio appena a sud di Bologna, con un segno rosso della linea gotica che passava vicinissimo a Gorgognano, il paese della mia mamma  completamente spazzato via da bombe e cannonate. Durante la visione mi sono emozionata a tal punto che alla fine quasi mi sentivo male: ho rivissuto tutti i racconti che facevano i miei quando ero piccola, ho rivisto quegli sguardi preoccupati, spauriti, angosciati, quelle magrezze, quegli abiti lisi e miseri, ho risentito certe frasi che dicevano i miei genitori... ho immaginato quanto poi per il resto della vita si rimanga segnati da esperienze così drammatiche.

No, non credo che la situazione di questi giorni abbia raggiunto il livello disperato del 1944-45.

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 11

Post n°1674 pubblicato il 23 Aprile 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

SONO USCITA

 


 

Finalmente sono arrivate anche a casa mia le mascherine portate dal Comune, due giorni prima che il Comune stesso ne rendesse obbligatorio l’uso. Così sono uscita “mascherata” e sono andata a fare la spesa nel supermercato a cui posso arrivare a piedi, in un orario che speravo non fosse affollato: le 14.

Un quarto d’ora di fila prima di entrare però è stato necessario, in previsione mi ero portata un libro da leggere, ma non giova alle mie gambe stare piantata in piedi per tanto tempo. Volevo andare non solo per “uscire”, ma anche per cercare i prodotti che mi sarebbero serviti a fare una crostata alla ricotta per l’onomastico di mio marito, o, se non trovavo, per vedere di persona come poter fare altrimenti.

Perché mandare il marito per la spesa è solo un SI’ o un NO: le cose della lista o ci sono o non ci sono e allora si fa senza, non mi chiama per organizzare come sostituire, insomma, ogni tanto è bene che ci metta il naso anch’io.

La strada che devo percorrere è una meraviglia, tra palazzine e villette con giardini, zone alberate e verdi. Così ho goduto della meraviglia di tante fioriture primaverili, che non ricordavo nemmeno così vivaci: il mio giardino è molto verde, ma di fiori ce ne sono pochini. Inizia ora il momento più bello della primavera, più colorato e più profumato, diventa difficile restare a casa e rinunciare a tutto questo, speriamo che dal 4 maggio le restrizioni si allentino, cioè che questo mostro si attenui sufficientemente.

Poi… dovremo abituarci a regole nuove, le assorbiremo poco per volta, rassegnati, pensando e sperando che sia per il meglio.

In questi giorni di avvicinamento al 25 aprile leggo e guardo spesso testimonianze del periodo della guerra, storie tragiche, storie eroiche… quelli sono stati anni drammatici, penso alle ansie, alle paure, al terrore, alle scelte, ai bambini del tempo…

Era ben peggio di adesso, nemmeno da paragonare. Anche il confronto con quelle esperienze lontane mi aiuta a non deprimermi troppo, ad affrontare con un po’ di serenità questi giorni.

 
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IL LIBRO DI APRILE

Post n°1673 pubblicato il 20 Aprile 2020 da atapo
 
Tag: memoria

 

"GUERRA e PACE"

 


 

I giorni passano, tutti troppo uguali, la monotonia mi stava facendo dimenticare la doverosa presentazione del libro che ho messo qui accanto per il mese di aprile.

Ero ancora alla scuola elementare. La mia migliore amica apparteneva a una famiglia benestante e amante della cultura. Quando andavo a casa sua restavo incantata nel loro salotto davanti ad un mobile libreria dagli sportelli a vetri, strapieno di libri, molti con edizioni lussuose, rilegate in pelle. Che differenza dalla mia modestissima casa, senza salotto, senza libreria, i libri di famiglia stavano ammonticchiati in camera dei miei genitori, dentro un armadio; i libri che cominciavo ad avere miei personali non si sapeva mai dove tenerli, io stavo diventando una lettrice accanita.

Dalla mia amica c'era anche un reparto di opere per ragazzi, le adocchiai subito, fra queste una serie completa della collana "La Scala d'oro", pubblicata anteguerra. Ne avevo (e ce l'ho ancora) una serie anch'io, era di una zia che me l'aveva regalata quando era cresciuta troppo per leggerli, la mia era per i bambini di otto anni, quella della mia amica per qualche anno di più. Naturalmente i miei li avevo già letti tutti, divoravo libri in casa e alla biblioteca scolastica... mi azzardai a chiederne in prestito alla mamma della mia amica, che fu felice di accontentarmi.

Nella "Scala d'oro" erano caratteristici le riduzioni e adattamenti per ragazzi di romanzi famosi, fra questi presto mi incuriosì "Guerra e pace": ne avevo sentito già parlare, forse ero in quinta, quando si studiava Napoleone. Mi piacque moltissimo e si depositò nel mio cuore.

Diversi anni dopo, penso in seconda alla scuola superiore (perchè già conoscevo bene il francese), in una delle mie spedizioni in un famoso negozio di libri usati e d'occasione in centro a Bologna, dove investivo buona parte della mia esigua paghetta, trovai una copia di "Guerra e pace" in versione integrale, in due volumi, tascabili, ma sempre "ingombranti", con le numerose parti in francese lasciate nella lingua originale. Mi venne in mente la riduzione che avevo letto e mai dimenticato, insieme alla voglia di conoscere l'originale. Così lo comprai e quella lettura mi accompagnò per diverso tempo, con qualche difficoltà, ma compensata da grande soddisfazione, riuscivo a entrare nei personaggi, ad appassionarmi all'epopea e alla descrizione di quel mondo lontano. Ricordo che chi mi vedeva immersa nella lettura (conoscenti, amici coetanei) spesso si meravigliava, commentava con ironia o mi dava della matta... ma a me non importava: ero trascinata dall'emozione di quella lettura appassionante. Così questo libro, al di là del valore letterario, è rimasto per me il simbolo di un'impresa non facile, ma portata a termine con impegno ed entusiasmo.

Conservo ancora quei due volumetti, a volte mi viene voglia di rileggerlo, ora che è passata una vita: chissà che effetto mi farebbe...

Ma esistono tantissimi altri libri ancora sconosciuti e attraenti che mi aspettano nella mia libreria attuale, non credo che riprenderò più "Guerra e pace".

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 10

Post n°1672 pubblicato il 17 Aprile 2020 da atapo
 

 

LA BORSA

 


 

Sono stanca, non mi va neppure di scrivere. Vorrei appuntare i pensieri che all’improvviso mi vengono in mente, ma non ci riesco; meno che mai riesco ad organizzarli in qualcosa di compiuto e sensato.

L’unica uscita è per vuotare l’immondizia e prendere il giornale, l’edicola è accanto ai contenitori dell’immondizia. Per fare questo non occorre mettersi in ghingheri, la tuta da casa va più che bene, se fa fresco mi butto il piumino sulle spalle, quello ancora pesante tanto per pochi minuti non riesce a farmi caldo. Prendo distrattamente le chiavi appese al portachiavi, il borsellino che sta sul mobiletto ed esco.

L’altro giorno ho dovuto cercare qualcosa, non ricordo cosa, nella borsa.

Sta lì accanto al mobiletto, aperta, dall’inizio di marzo. Quando ho infilato le mani dentro, mi sono resa conto da quanto tempo non la uso… e ho sentito un’emozione, una tristezza… Già, non serve più da un pezzo e chissà quando servirà di nuovo.

La borsa, appendice di noi donne, accessorio indispensabile per la nostra vita di movimento e di relazione: dentro ci teniamo sempre un mondo, il nostro mondo…

Allora mi sono attardata, non per cercare ciò che ormai non era più così importante, ma per frugare, solo per risentire sotto le dita e accarezzare gli oggetti che ci sono dentro, tanti, piccoli, utili o, più spesso, superflui, ma personali copertine di Linus. E spesso l’oggetto mi suggeriva qualcosa… che è stato e che ora è proibito.

La tessera dell’autobus… chi ci va più? Li hanno anche diradati, bisognerebbe aspettare per chissà quanto.

Il raccoglitore con le tessere dei supermercati e delle librerie: fare la spesa, entrare a vedere le ultime novità pubblicate, leggiucchiarle, cercare le occasioni tra i libri usati e scoprire una “perla”.

La penna e il piccolissimo taccuino: ogni tanto quando sono in giro mi viene un’ispirazione, allora prendo appunti di brevi frasi, scritte malissimo perché in luoghi e posizioni improbabili. Qui in casa ora di ispirazioni me ne vengono poche...

Il fermaglio per i capelli: tra poco verrà il caldo, comincerebbe a servire… se uscissi.

Il pacchetto delle caramelle CorifynC al limone: prima di iniziare le prove di teatro ne prendo sempre una, a protezione della voce… ora fine delle prove, del teatro, niente cartellone, niente spettacoli!

Sul fondo della borsa il mini ombrello che avevo appena comperato, per le piogge primaverili improvvise: è ancora da aprire per la prima volta, forse arriverà così all’autunno?

La mappa di Firenze: sembra strano, ma dopo tanti anni la tengo ancora con me. Ci sono stradine e zone che conosco ancora poco, inoltre fa tanto aria di turista, sembra quasi di essere in viaggio o in vacanza.

E foglietti, scontrini, quelli che nei negozi alle casse butto in fretta nella borsa, poi ogni tanto faccio pulizia e li “sistemo”, capita che qualcuno lo tenga per ricordo… ce n’è uno, stropicciato e quasi illeggibile, traccia di un viaggio, di un pranzo che mi fu caro, ormai passato, sembra di un’altra vita…

come tutto ciò che resta nascosto nella borsa, che mi fa sospirare di malinconia quando lo sfioro appena.

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 9

Post n°1671 pubblicato il 12 Aprile 2020 da atapo
 

 

PASQUA COSI’

 


 

Pensandoci, in apparenza non è che per me questo giorno di Pasqua sia molto diverso da altri passati: quante volte siamo stati noi due soli, il marito ed io, perché il suo non volersi intruppare in viaggi e folle di vacanzieri, insieme agli inviti che i consuoceri avevano fatto per tempo ai figli… spesso ci hanno visti soli davanti al tradizionale pezzo di agnello. Ed io soffrivo per questa solitudine.

Stavolta però è diverso. C’è questa ansia dell’indefinito tempo che stiamo vivendo, delle estreme limitazioni di movimento che sono necessarie, ma dopo un mese per me cominciano ad essere soffocanti.

Appena in tempo abbiamo messo whatsapp e skype, oggi li abbiamo visti tutti i bimbi, abbiamo potuto fare loro gli auguri e chiacchierare un poco, bisogna essere allegri davanti a quello schermo, darsi appuntamenti, ascoltare le loro voci, le loro storie e… non commuoversi, rimando un groppo in gola e un accenno di lacrima a quando lo schermo si spegne.

Sui social c’è stato un grande scambiarsi di auguri, immagini carine, foto, video, parole ispirate: c’è da passarsi le ore a leggere e a rispondere, ma io, in questi giorni, non mi sento ispirata proprio per niente, anzi, mi sento parecchio triste e mogia.

Mi sono tuffata nell'ebbrezza di una novità e ho voluto cucinare a pranzo una nuova ricetta per il cosciotto di agnello: con le olive, quelle taggiasche, le uniche che mi piacciano. Per il resto, largo alla tradizione: a colazione i biscotti a forma di colomba, fatti da me, a pranzo la torta pasqualina con le verdura. Da questa era avanzato un po' di ricotta, sufficiente a farcire alcuni piccoli cannoli siciliani: a posto anche per il dolce!

Mi frullano in testa da ieri due Pasque del mio passato: in una ero piccola, era una domenica piovosissima, forse fu la mia prima delusione per l’attesa di un bel giorno di sole e invece… Aspettavo l’arrivo di una cugina grande che veniva a pranzo da noi, le mamma aveva preparato la crema fritta, era bravissima a farla, non le si squagliava mai, e il profumo si spandeva nella nostra umile cucina, compensando la tristezza della pioggia scrosciante.

L’altra è molto più recente, avevamo già il camper e, miracolo, eravamo andati in viaggio, in Provenza: il sabato sera ci eravamo fermati a Grasse, in basso, alla stazione, poi eravamo saliti alla chiesa per le cerimonie della veglia, nella parte alta della città, per una stradina pedonale a scalinate, in mezzo al bosco. Una chiesa medievale, incenso, canti, luci soffuse, un’atmosfera di grande raccoglimento, quasi fuori dal tempo, come un sogno. Poi il ritorno lungo la stessa via, era notte fonda, con le ombre e i fruscii, le luci dei paesini in lontananza. Chissà perché proprio quelle sono le Pasque di cui ho i ricordi più vivi?

In questi giorni le mie soste in giardino si sono allungate, ho bisogno di respirare aria esterna, di guardare il cielo… e di guardare a lungo i fiori che spuntano: quelli del pero ormai sono caduti, ma si stanno aprendo le spiree che sembrano nuvolette bianche, ho scoperto una piantina sconosciuta che sta facendo fiorellini gialli molto graziosi: semi arrivati col vento, come certe foglie e fiori gialli che sembrano fragole, ma non lo sono, mi sembrano le “fragole matte”, che non credo siano commestibili. Esco anche di sera, al buio: ci sono da vedere Venere e Sirio, lucentissimi perché non ci sono nuvole e l’inquinamento è calato, ci sono le ombre delle piante e i rumori della notte, c’è stata l’ombra di un grosso gatto dal pelo lungo che si è allontanato quando mi sono avvicinata troppo, ma al buio non l’avevo neppure visto. Sarà stato Andrea? Non si è visto tutto l’inverno, mi illudo che sia lui di nuovo in circolazione. La luna, che nel suo giro non sempre si fa vedere nella mia parte di cielo, mi ha onorato a lungo della sua presenza proprio la sera del plenilunio.

La schiena che a tratti mi fa male mi ricorda che avrei bisogno di andare in piscina, chissà quando… Credo che sarà una vita diversa, limitata anche quando la morsa si allenterà, che l’estate non sarà sinonimo di vacanze, che occorra tenere i nervi saldi e la pazienza intatta ancora per molto tempo, che devo pensare di essere, nonostante tutto, tra i più fortunati, anche se mi è tornata la nevralgia alla testa e se ne va a stento con gli antiinfiammatori… forse è solo lo stress.

Beh, che dire:

BUONA PASQUA BLINDATA, ma DI SPERANZA.

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 8

Post n°1670 pubblicato il 07 Aprile 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

 

UP and DOWN

 


 

E' passato un mese esatto. La festa per mio marito, l'ultimo incontro di tutta la famiglia insieme, una bella giornata.

Subito dopo siamo entrati in questo tunnel, sempre più ristretto, di cui ancora non si vede la fine. Chiusi in casa.

Ci si fa l'abitudine? No, per niente. Ho un bel da ripetermi che è per il bene di tutti, che siamo fortunati per lo spazio che abbiamo interno ed esterno, che c'è chi sta molto peggio, che il rischio è forte, soprattutto alla nostra età, che un po' di tempi vuoti, rallentati, possono fare solo bene e che forse permetteranno di riordinare la casa, le cose e le idee, che i modi di passare le giornate non ci mancano, e via così.

Ma visto che la faccenda si prolunga ogni tanto mi vengono momenti di sfiducia, non riesco sempre a... cavalcare l'onda, ogni tanto sprofondo.

Un conto è SCEGLIERE di chiudersi in casa per qualche (qualche?!) giorno, un conto è esserci costretta, soprattutto ora che è piena primavera, il sole tiepido comincia a scuotere il sangue e a spingere all'evasione, anche solo per una passeggiata luminosa, tornano pensieri di spiaggia e di mare.

La mia passeggiata quotidiana è dal giornalaio e a vuotare l'immondizia, credo di non arrivare ai cinquanta passi tra l'andata e il ritorno. Posso passeggiare in giardino, salutare i fiori nuovi del pero e chiedergli se per favore quest'anno si decide finalmente a fare qualche frutto, dire alle spiree che si impegnino a fiorire, che prendano esempio dal grande cespuglio dei vicini che è già una bellissima cascata bianca, chiedere agli iris se hanno passato bene l'inverno e se vorranno essere belli come gli anni passati, magari insegnino velocemente a produrre fiori anche agli ultimi piantati, che dovrebbero essere azzurri e starebbero bene insieme ai vecchi rosa.

Mio marito va a fare la spesa con la macchina, circa ogni settimana, alternando i due supermercati che abbiamo più vicini, per trovare i prodotti con meno difficoltà. Io gli preparo la lista ed è un lavoro di pignoleria e di immaginazione insieme, devo segnare man mano nei giorni ciò che manca, devo prevedere ciò che cucinerò nei giorni successivi, e anche piani B, visto che non tutto si trova, ora lui vuole che gli scriva la lista secondo la disposizione dei prodotti nelle corsie: ma io mica ricordo a memoria cosa c'è in ogni corsia, di due supermercati poi, e ogni tanto rivoluzionano tutto. E per certe cose devo scrivergli i dettagli, tipo lo yogurt: quale marca mangio, quale no, quale gusto mi piace, quale mi fa schifo, altrimenti non compra nulla. E continua a non telefonarmi se nel negozio non trova o ha problemi... così è una sorpresa cosa mi arriverà a casa... o cosa non arriverà. Sento la mancanza dell'appoggiarmi al carrello che scivola tra gli scaffali, il soffermarmi davanti alle novità o a qualcosa di sfizioso, che poi magari compro, per coccolarmi un po'. Coccolarsi? Non esiste questa parola nel suo vocabolario: solo ciò che serve alla sopravvivenza.

Gli ho chiesto: -Ma non ci sono già le colombe e le uova di Pasqua?-

- Certo.-

- Non ti è passato per la mente di prendere qualcosa?-

- Non l'avevi mica scritto.-

Così all'ultima spedizione gli ho scritto di prendere una colomba, per l'uovo fondente, dove lo prendiamo di solito, li hanno finiti, ora a fare la spesa non esce più, sarà Pasqua senza cioccolata (ma tanto lui non la mangia, sta bene lo stesso).

Ripenso alle passeggiate nel centro di Firenze, che ora vedo vuoto nei video su internet, alle belle mostre che sono state chiuse, ai nostri lavori su alla casa in montagna, che sono bloccati e che mettono in forse il finirli per l'estate, la seconda estate in cui avremo la casa senza poterla usare...

Sul web ora c'è di tutto e di più, potrei vedere film, telefilm, documentari, ascoltare musica, teatro, stordirmi di cultura, di comicità, di informazioni, imparare nuove ricette e metterle in pratica, ma questo mi farebbe sentire ancora di più lo sconquasso e il doversi arrangiare in qualche modo, in questo periodo che stiamo vivendo. Meglio che mi mantenga sulle mie attività solite, e mi autoconvinca che è un'occasione per svolgerle meglio, con meno fretta.

E mi commuovo spesso e facilmente: alle notizie tragiche, alle notizie positive, alla voce della nipotina che mi racconta di aver completato il disegno che avevamo cominciato insieme l'ultima volta a casa sua, più di un mese fa.

Ogni mattina volto un foglio dell'agenda... quasi sempre lo trovo vuoto ormai, oppure vedo un grosso NO scritto sui vecchi impegni. Che tristezza!

Allora durante la giornata ci scrivo appunti, conteggi, frasi, malacopie, tanto per coprire quel vuoto bianco, che mi rattrista. Ci scrivo anche i sogni, quando li ricordo. Sono sogni di viaggio, di valigie, di andate e ritorni, di bambini insieme a me in queste fantasie notturne; però spesso mi sveglio di notte, senza una ragione, e mi riaddormento con difficoltà, avrei voglia di uscire fuori nel giardino notturno, pare che lo stress faccia questi scherzi.

Per quanto tempo ancora? E dopo?

Sarà morta un'epoca, un modo di vivere, bisognerà inventare molto, forse reinventarsi...

Avremo nostalgie, rimpianti della nostra vita prima del virus?

Racconteremo allora ai nostri nipoti: - Ai miei tempi...-

E loro forse ci ascolteranno increduli, come se venissimo da un altro pianeta.

 

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 7

Post n°1669 pubblicato il 01 Aprile 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

 

INCUBO INGLESE

 


 

Ai miei tempi era più popolare il francese, e io lo studiai, alle scuole medie e all’istituto magistrale (qui solo due anni).

Il mio primo lavoro fu come insegnante di doposcuola in un istituto privato, scuole elementari e medie; lì studiavano inglese e per essere assunta garantii che lo avrei imparato anch’io, giusto quel poco che serviva per aiutare nei compiti i ragazzi. Il mio insegnante fu il fidanzato; finito l’anno scolastico, finito quel lavoro, stop anche all’inglese, restò soltanto il fidanzato. Dimenticai tutto.

Venticinque anni dopo il sindacato offriva corsi gratuiti ai maestri; io in quel periodo insegnavo il francese, mi iscrissi speranzosa di imparare qualcosa anche della nuova lingua. Dopo due mesi di frequenza dovetti fare un intervento chirurgico urgente, ci fu la convalescenza… addio! Troppe assenze, troppe lezioni perse, rinunciai. Ma avevo imparato poco.

Circa dieci anni dopo il ministero della pubblica istruzione mi accettò ai suoi corsi, così avrei potuto insegnare anche inglese, oltre che francese, nella scuola elementare. Stavolta raggiunsi il livello A1, imparavo facilmente, il prof era bravo… che fosse la volta buona? Ma durante le lezioni per il livello successivo mi ammalai spesso (ancora assenze!), poi dovetti andare in pensione, per motivi di salute: fine della possibilità di continuare il corso, con mio grande dispiacere.

Sembrava una maledizione: io NON DOVEVO imparare l’inglese.

Quando l’autunno scorso scoprii al quartiere la possibilità di un corso comodo come luogo e orario, a prezzo più che ragionevole, mi iscrissi pensando che fosse l'occasione giusta, finalmente, poi proseguii nel corso successivo a gennaio, doveva arrivare fino a giugno… non c’erano in previsione contrattempi o altri impegni. Raccontavo ai compagni di corso le vicissitudini dei tentativi precedenti, scherzandoci sopra: - Sempre problemi di salute sono capitati, chissà che succederà ora! Facciamo scongiuri...-

-Ma no, che vai a pensare! Cosa vuoi che succeda?- ridevano loro.

E’ VENUTO IL CORONAVIRUS!!!

Non a me, almeno per ora, ma questa pandemia ha chiuso il corso di inglese, come tutte le scuole. La maledizione ha colpito ancora.

Ora però i tempi sono cambiati, ci sono la tecnologia e i social, la teacher dopo una settimana di sbandamento ha fatto sapere che avrebbe continuato le lezioni via skipe. Peccato che io non avessi skipe, nemmeno wathsapp avevo, perché mio marito aveva sempre rifiutato di metterli, dicendo che più social si hanno più si è controllati in questo mondo odierno. Io non insistevo, erano motivo di discussioni eterne. Pensavo che avrei telefonato a qualche collega di corso, mi sarei fatta indicare le pagine delle lezioni, sarei andata avanti da sola, sperando che venissero riaperti i corsi abbastanza presto. Ma così non è, e il lavoro in solitaria è improbo.

Anche per le insistenze del marito della famiglia perfetta, mio compagno di corso, ora ha ceduto e nell’ultima settimana ha installato skipe, con microfono e cam, sul suo computer. E questo, unito alla sostituzione del mio pc con uno più veloce, ha comportato un gran lavoro, un sacco di tentativi a vuoto, una confusione di fili serpeggianti sui pavimenti, a rischio inciampo. Ma finalmente lunedì scorso ho potuto partecipare alla videolezione, dopo averne perse tre. Mica facile, si vede e si sente il giusto, capisco poco: forse era anche l’emozione e l’impaccio di trovarmi per la prima volta dentro queste “diavolerie”.

Vedremo se vincerò io o l’inglese che sembra sfuggirmi da una vita.

Almeno, con questo skipe, ieri sera abbiamo potuto parlare con mio figlio e Riccardo, dopo due settimane che non ci vedevamo: forse mio marito ha ceduto anche per poter rivedere i nipotini?

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 6

Post n°1668 pubblicato il 28 Marzo 2020 da atapo
 

 

SEMPRE QUI

 

la pizza, per ora, la guardiamo soltanto

 

Sono sempre qui. Niente di nuovo, niente di particolare.

Mio marito nella spedizione al supermercato ha trovato QUASI tutto: di lievito di birra nemmeno a parlarne; avevo scritto nell’elenco “pane 1 kg”, lui ne ha preso un pezzo senza guardarne il peso: era mezzo chilo scarso, così fra poco l’avremo già finito.

Avevo scritto “farina 0”, mi ha detto che non ce n’era più.

- Se c’era la 00 potevi prendere quella.-

- Ce n’erano molti pacchi, ma tu non me l’avevi scritto.-

Dico io: dare un colpo di telefono no? Ci sono mariti inesperti e dubbiosi che al supermercato stanno praticamente in linea diretta con la moglie!

Ho capito che sarà meglio dargli le indicazioni più generiche possibile, così vedrà come potersi arrangiare: credo che dovrà trovarsi proprio nella m… per consultarmi al telefono, lui si sente sempre così bravo e autosufficiente…

Per questa settimana credo che la pizza si rimanderà, una volta ritrovata la farina farò l’esperimento della pizza col lievito scaduto.

Ho deciso, in questi giorni, di dedicarmi intensivamente ad un solo lavoro: la correzione e sistemazione dei capitoli della mia autobiografia. Pensavo di riuscire a farlo pian piano, ma così si stava dilungando troppo nel tempo, è anche abbastanza difficile lavorare poco tempo ogni volta, riprendere a distanza di giorni, perdo il filo, rischio di non ricordarmi i dettagli delle parti già sistemate. Ora non ho altri impegni di uscire qua e là, posso stare su questo anche una mezza giornata ed è più produttivo: ho finito un primo giro di correzioni sulle malacopie che avevo stampato, scritte a mano con la matita perché le vedevo più in evidenza, ora devo cominciare a “passarle” sulle pagine al computer, ricontrollando tutto.

Per fare questo lascio a pochi momenti della giornata altro che mi interessa, tipo l’inglese, la lettura, la corrispondenza, anche lo scrivere qui. Ma dovevo decidermi, finalmente.

Rileggere quelle parti lontane della mia vita, come sempre, mi emoziona, ora ancora di più se le confronto col presente: tutto sommato la mia infanzia è stata fortunata, era un’epoca di ottimismo, la guerra era da poco passata e si andava sempre a migliorare, nonostante le situazioni economiche precarie della mia famiglia. Le mie memorie saranno un regalo ai nipotini, devo finirle presto perché non si può avere certezza del domani.

Loro adesso stanno chiusi in casa, gli mando piccoli video di storie e attività, da loro mi arrivano foto e piccoli “spettacoli” che mi commuovono; penso che in primavera tre di loro compiono gli anni e anch’io li compio: ho deciso che quando tutto sarà finito li festeggeremo tutti insieme, con una grande festa, magari qui nel giardino, sarà la FESTA DEI COMPLEANNI IN RITARDO.

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 5

Post n°1667 pubblicato il 25 Marzo 2020 da atapo
 

 

RITORNO AL PANE

 



Abbiamo deciso che a fare la spesa ci andrà mio marito, il meno possibile, circa una volta alla settimana: io non riuscirei a stare in piedi tanto tempo in fila, nè potrei comperare molto, non guidando l'auto. Però non è così semplice "calibrare" i consumi in modo da non finire troppo presto qualcosa di molto usato: un supermercato è vicino a casa, prima se mancava qualcosa era il motivo per una passeggiata, si provvedeva e si aggiungeva anche qualche occasione scoperta lì per lì. Ora bisogna programmare e si deve conciliare con la lista del regime alimentare che mi dà la nutrizionista, non molto esigente in tempi normali, ma ora diventa più complicato, e anche con i gusti e, diciamo pure, le "idee" di mio marito: questo insieme a quest'altro no, non la stessa cosa due giorni di seguito, perchè così poca carne, perchè così tanta verdura, cosa posso mangiare che ho ancora fame...

Ecco allora che è finito il pane ed è quasi finito anche ciò che gli assomiglia: pezzi di schiacciata e focaccia che erano stati congelati in tempi felici per le merende dei nipotini, confezioni di prodotti simili prese al supermercato per i languorini improvvisi.

Ma per la spesa era ancora presto, secondo la nostra tabella di marcia, non era il caso di mettersi in coda solo per questo.

Così dal fondo della cucina ho ripreso fuori la macchina del pane, che non usavo da anni: perchè non sempre il pane veniva bene, dipendeva dalla temperatura e umidità dell'ambiente e da chissà cos'altro, non l'ho mai capito. Andava a finire che il marito era insoddisfatto, quel pane non gli piaceva, troppo dolce, poco lievitato, troppo basso, troppo chiaro, troppo scuro... e dovevo terminarlo io come toast a colazione. Inoltre serve una farina apposta, un certo tipo di lievito... Insomma, visto che si poteva comperare pane fresco e buono a dieci minuti da casa, avevo smesso di usarla.

Ora però era l'ultima speranza: per caso prima della clausura avevo comperato un chilo di quella farina speciale, l'istinto me lo aveva suggerito, chissà, avevo pensato di poterci riprovare, ma senza impegno... al limite avrei avuto qualche toast. Di lievito giusto ce ne avevo ancora nel cassetto, scaduto, ma si dice che a volte funziona uguale ed era l'occasione per verificarlo.

Allora ieri pomeriggio ho rifatto il pane con la sua macchina, dopo tanto tempo, dosando tutto con la massima cura e un po' di apprensione. Per sicurezza, avevo messo in cantiere anche la polenta, casomai il pane fosse venuto una schifezza.

Invece si è fatto onore: lievitato, morbido, profumato. Abbiamo mangiato ugualmente la polenta a cena, ma oggi a pranzo il MIO pane era buonissimo, ce ne sarà anche per stasera. Il marito era soddisfatto (o forse ha fatto di necessità virtù?); domani sarà giorno di spesa... speriamo di trovare la farina, anzi le farine, perchè ci saranno altri esperimenti di panificazione, meccanici e manuali!

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 4

Post n°1666 pubblicato il 23 Marzo 2020 da atapo
 

 

CHE GIORNO E' OGGI?

 


 

Questi giorni tutti uguali, chiusi dentro casa, fanno confondere il tempo: che giorno è oggi? Ho deciso di tenere ben aperta sul tavolo l'agenda, così mi basta un'occhiata rapida e vedo la data. Le pagine sono vuote: nelle settimane scorse gli impegni erano stati sovrascritti da un NO man mano che venivano annullati, ora non ce ne sono proprio più di impegni.

Allora mi viene da riempire la pagina bianca, da scrivere qualsiasi cosa mi passi per la testa o sia una piccola novità: frasi, pensieri, numeri di telefono, citazioni, titoli di film, il numero quotidiano dei contagiati in Toscana, indirizzi web… Già, la rete: mi fa molta compagnia in questi giorni, è uno sguardo sul mondo di ciò che mi interessa, è leggere e rispondere alle persone che conosco, così da sentirmi vicina a loro. Mi sono presa l'impegno di telefonare a qualcuno quasi ogni giorno: due chiacchiere rompono l'isolamento, ci rassicurano a vicenda sullo stato di salute, spesso ci fanno fare una risata. Ho già finito un primo “giro”, ricomincerò, credo sia piacevole risentirsi dopo un po' di tempo. Fra chiamate e whatsapp ogni sera devo mettere in carica il cellulare, ma va bene così.

Su facebook ho deciso di pubblicare ogni giorno una piccola cosa bella: una poesia ritrovata, un fiore tra i tanti delle mie foto. Mi fanno sentire bene, spero lo sarà anche per i miei amici.

Credo nel valore e nella forza della bellezza, ora più che mai, quindi ho deciso anche che non resterò in pigiama ogni mattina, ma mi vestirò dignitosamente, indosserò un braccialetto e una collanina, metterò una goccia di profumo. Perchè ogni giorno è importante, bisogna partire col piede giusto.

Così cerco di combattere una tristezza che tenta di uscire dagli spiragli della mente, quando non è occupata da pensieri positivi. Perchè ci sono anche momenti non facili, per fortuna lo spazio in casa è grande e posso cercare un angolo accogliente.

Oggi ho notato che nei siti di cucina stanno comparendo ricette “senza”: senza lievito, senza latte, senza uova… mi fanno ricordare la cucina del tempo di guerra, quando trovare i prodotti era un'impresa. Può capitare anche adesso: dopo una lunga fila davanti al supermercato, ciò che ti serve è finito, speri di avere più fortuna la volta successiva.

Infatti, non siamo forse in guerra? Contro un nemico invisibile e subdolo.

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 3

Post n°1665 pubblicato il 20 Marzo 2020 da atapo
 

OASI

 

le colline intorno a Montelupo

 

Mio figlio da più di una settimana è a casa, col telelavoro. Nella sua azienda ha un ruolo abbastanza impegnativo, nonostante il rallentamento delle attività il suo compito è importante.
Ma di fianco a casa sua alcune settimane fa accadde un disastro: un grosso veicolo abbattè un palo elettrico e furono tranciati cavi indispensabili per la connessione veloce a internet. Se in tempi normali si poteva aspettare l'intervento di ripristino con relativa pazienza, ora che deve lavorare da casa la faccenda è insostenibile: si può collegare col telefono aziendale, ma è molto aleatorio, va, non va, si blocca all'improvviso… e lui è alla ricerca continua dei luoghi più improbabili della casa in cui “prende” e si trova il cellulare su un davanzale, in cima a un mobile, e così via. Naturalmente finora non si è visto nessuno per la riparazione. Questo consumerebbe la pazienza a un santo, a ciò si aggiunge la gestione dei turni di affidamento di Riccardo, in questo momento così tormentato. Finora hanno cercato di rispettarli, una volta mio figlio ha preso ferie, però non era pensabile che continuasse così, lavorando a singhiozzo anche per questo motivo.
Allora ci aveva proposto di trasferirci, io e il marito, a casa sua, nei giorni in cui aveva Riccardo, così noi ci occupavamo del bimbo, soprattutto per la gestione dei compiti, e gli davamo una mano nelle incombenze casalinghe.
In altri tempi la cosa sarebbe stata molto bella, finalmente avremmo potuto stare con quel nipotino che vediamo molto meno degli altri, che negli ultimi mesi non abbiamo quasi mai incontrato, data la situazione delicata della separazione dei genitori. Ma ora…
Consentiti soltanto gli spostamenti indispensabili, gli anziani sono i più a rischio… Che fare?
Proviamoci, ci siamo detti. Si sale in auto davanti casa nostra, si arriva a Montelupo, se ci ferma la polizia ci giustifichiamo con “necessità di accudire il nipote”, si scende davanti alla casa di mio figlio, poi da lì non ci si muove. Questa casa si trova in collina: finisce il paese, si attraversa una strada, al di là ci sono solo due villette col giardino, in una abitano loro. Dopo, soltanto campi e un bosco. Credo che non ci siano assolutamente rischi di contagi!
Così siamo partiti. Io avevo un'ansia che mi dava mal di stomaco, dai giorni precedenti e per tutto il viaggio… Poi, arrivati indenni e senza controlli, è tutto sparito.
E per il tempo in cui siamo rimasti a Montelupo mi è sembrato di stare in un'oasi. Guardavamo solo il telegiornale all'ora di pranzo e di cena, quello nazionale e quello regionale, per restare aggiornati ed era il momento in cui venivo assalita dall'angoscia; per il resto della giornata si poteva fingere che non stesse accadendo niente, che fosse solo una bella vacanza ed era bene fare così, per mantenere un po' di serenità.
Veramente mio figlio faticava a stare tranquillo, con tutti gli intoppi che di continuo gli sorgevano sul lavoro, la speranza di un giorno in cui si è fatto vedere un tecnico è poi svanita quando non c'è stato seguito successivamente.
Ma noi col nostro nipotino siamo stati felici. Seguirlo nei compiti e nelle lezioni che ogni mattina puntualmente le maestre gli mandano attraverso le mail al papà mi ha fatto ritornare giovane, a quando ancora facevo la maestra: c'erano il sistema metrico decimale, le letture con le domande di comprensione, la grammatica, le scienze con le parti del fiore e l'impollinazione (che poi abbiamo verificato sui fiori del giardino) e, in aggiunta per decisione familiare, un allenamento al giorno di due divisioni col divisore a due cifre. Insomma, molte ore passavano così. E' stato un bene che ci fossimo noi nonni, il papà così impelagato col lavoro non l'avrebbe potuto seguire e questi non erano solo compiti, ma vere lezioni in cui è necessario essere guidati: mi chiedo quante famiglie ne siano in grado, se è la maniera giusta per farli lavorare a casa ora, so che altri si pongono il problema, in questa obbligata scuola a distanza.
I compiti erano intervallati dal tempo all'aperto: un po' di calci al pallone nel giardino, una passeggiata dentro al bosco dietro casa (nessun umano in giro, solo tracce di cinghiali e istrici), a vedere i segni di questa bellissima primavera che sembra volersi fare beffa di noi umani angosciati… insomma, ho riportato un bel colorito che pare quasi un velo di abbronzatura! E la sera dopo cena sul divano a godersi un film di “Guerre stellari”, la passione di nonno, padre e figlio. Io un po' meno, però per stavolta sono stata con loro. Vita di famiglia allargata… giorni in cui abbiamo cercato una piccola aggiunta di tranquillità per tutti.
Poi è arrivato il momento in cui Riccardo se ne è andato, è passata la mamma a prenderlo per i giorni in cui “tocca a lei”, e noi siamo tornati a Firenze, con un po' di malinconia. Nessun controllo di polizia nemmeno al ritorno, stavolta più tranquilli: il rientro al domicilio è consentito.
Ma le prossime settimane cosa succederà? Con le ultime restrizioni, dolorosamente necessarie, non credo che ci sarà per noi una scusa valida ad un'altra evasione, che mio figlio si arrangi, che prenda ferie o permessi… Addirittura potrebbero essere negati anche questi spostamenti tra papà e mamma: lo dovrà tenere un solo genitore fino al termine dell'emergenza. Non ci vorrei pensare, ma ogni tanto mi frulla in mente… Che esperienze difficili per un bambino!
Piccola nota positiva: stasera mio figlio ha telefonato che è stata finalmente riparata la connessione veloce, almeno può restare in contatto e lavorare con più tranquillità.

 
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IL LIBRO DEL MESE

Post n°1664 pubblicato il 15 Marzo 2020 da atapo

"LA  STORIA"

 


 

Come avete visto qui a fianco, questo è il libro di marzo. La combinazione mi pare azzeccata al momento che stiamo vivendo.

Quando lo lessi, mi affascinò questo grande affresco di un momento storico, ma vissuto dalla parte della gente comune, del popolo che in fondo subisce, mentre entra a far parte della storia che poi si leggerà sui libri, ma nessuno dei personaggi avrà il suo nome riportato. Eppure ognuno di noi fa la storia.

Ora ci siamo tutti dentro a un grave momento di difficoltà, a ognuno è chiesto di fare responsabilmente la sua parte.

Chi racconterà e conserverà la memoria di questi giorni?

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 2

Post n°1663 pubblicato il 14 Marzo 2020 da atapo
 

SEDENTARIETA'

 


 

Questa è la prima parola che mi viene in mente pensando a come trascorro le mie giornate, ora.
Molto tempo seduta davanti al computer; forse è lo stesso tempo di prima, chissà, ma adesso c'è quel senso di “non poter fare altro”, soprattutto di non poter uscire, andare in autobus, fare la spesa o una passeggiata, prendere l'auto e passare qualche ora con i nipoti. Fortunatamente per ora stiamo tutti bene: mi è arrivata una foto e un video della piccola festa in famiglia per il compleanno di Diletta, i fratellini a cantarle gli auguri e lei a spegnere le candeline. Mi sono commossa, chissà quando ci potremo rivedere!
Mi commuovo, a volte, anche quando vedo o leggo certe notizie, tipo le situazioni drammatiche negli ospedali lombardi, i bimbi nati in questi giorni e allontanati dalle mamme ammalate, le offerte di stanze e appartamenti ai nuovi infermieri che arrivano a Firenze appena assunti, le forme generose di volontariato che stanno sorgendo, i flashmob di canti in certi quartieri cittadini, i cartelloni e i lenzuoli colorati dai bimbi con la scritta “TUTTO ANDRA' BENE”. E' un segno di fragilità del mio spirito, man mano che si va avanti?
Mi ripeto che probabilmente tra una settimana si vedrà un miglioramento nei contagi, visti i tempi delle misure adottate, ma forse è solo per farmi coraggio, per non ascoltare certe tristezze che mi sento affiorare dentro e mi deprimono. Nemmeno un quadratino di cioccolata fondente ho voglia di mangiare, dicono che sia antidepressivo.
Ogni tanto, sottile, ho un po' di paura: perché noi siamo anziani, perché fra poco dovremo uscire a fare la spesa. Chi andrà? Io o il marito? Credo che andrò io, non compreremo molto e ce la farò col carrellino, io ritengo di avere difese immunitarie più forti, perché ogni inverno faccio una cura per rafforzarle, e sono più “vaccinata” dai contatti con molte persone; mio marito non esce quasi mai, incontra solo qualcuno della parrocchia.
C'è una grossa novità, da ieri sera: sul cellulare ho messo Wathsapp! Lo scambio di messaggi e telefonate con gli amici, nei giorni scorsi, mi aveva aiutato molto a mantenermi di buon umore. Però stanno sorgendo problemi, soprattutto col corso di inglese, in cui la professoressa vorrebbe continuare on line, con skype e quant'altro. Io non ho tutti questi marchingegni, temo che, come ogni altra volta che ho iniziato nella mia vita un corso di inglese, neppure stavolta riuscirò a terminarlo, pare una maledizione! Però almeno avere la possibilità di sapere i compiti o altre comunicazioni…

Finora stavo bene anche senza questo social, inoltre mio marito aveva sempre minacciato: “Vedrai che il cellulare ti si rallenta e non riesci più a fare nulla!” e io ero propensa a credergli, visto che in effetti le prestazioni del mio apparecchio lasciano abbastanza a desiderare.
Però ieri sera ho deciso di rischiare, vorrei restare in contatto con più persone, almeno in questo periodo, poi vedrò, mi sono detta. E così è andata, per ora il telefono continua a funzionare (e mi viene l'idea che fosse il solito disfattismo del marito), io devo “istruirmi” per poter usare al meglio questa ulteriore possibilità, ecco un altro impegno per farmi trascorrere le giornate.

 
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AL TEMPO DEL VIRUS 1

Post n°1662 pubblicato il 12 Marzo 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

 

QUALCOSA OGNI GIORNO

 


 

Il compleanno di Diletta oggi si è risolto con una telefonata di auguri. Lei ci ha raccontato che i due fratelli maggiori erano scesi dal tabaccaio a fianco di casa loro per comperare i palloncini con cui addobbare la casa. Due volte erano scesi, dice, perché alla prima avevano sbagliato misura e così ora ne hanno il doppio. Immagino la sala dove più spesso i bimbi stanno a giocare e a guardare la televisione, strapiena di palloncini… Il sacchetto col nostro regalo per Diletta per adesso deve aspettare e quando lo guardo mi viene un po' di malinconia, poi penso che si tratta solo di avere pazienza.

Penso anche che siamo in un evento storico, che sarebbe importante lasciarne traccia e con questa idea voglio cercare di scrivere qui più spesso, finché tutto non si risolverà. E' uno strano tempo questo, sospeso, avvolto nel silenzio della strada su cui si affaccia la mia casa, non passano quasi per nulla le auto, ancora meno i pedoni. Io vado a prendere il giornale, quasi di fronte, si entra nell'edicola-cartoleria uno alla volta, ma non c'è affatto coda, oggi c'ero solo io.

Poi in casa il resto della giornata, oggi nemmeno a passeggiare un po' nel mio giardino perché pioveva. Si insinua una certa tristezza, perché la reclusione è obbligata, per non correre rischi.

Ho cercato allora contatti sociali e ho telefonato a qualche amica: tutte nelle stesse condizioni, due chiacchiere insieme mi hanno fatto bene, credo che domani continuerò così e chiamerò qualcun altra.

Di altri conoscenti ho notizie da Facebook, c'è chi posta battute fulminanti, mettono un po' di allegria che alleggerisce un attimo. Ho ricevuto anche una lettera, una bella e lunga lettera e avrò l'impegno di rispondere, pian piano come al solito; anche questo compito di scrittura mi terrà compagnia. Bisogna non pensare troppo al negativo della situazione, distrarsi, inventare qualcosa che dia soddisfazione.

Mio marito passa dai telefilm al computer, oggi voleva sostituirmi il computer con un altro più potente (ha sempre un rigirìo di PC per casa, tra la parrocchia, l'amico della famiglia perfetta, a volte i figli ed io ne ho perso il conto), quindi gli avevo lasciato campo libero, ma dopo aver lavorato qualche ora ha gettato la spugna, perché questo “trasbordo” di dati non riesce e non funziona nulla, per cui ha rimesso in vita il vecchio ed eccomi qui.

Ah, per restare in tema, ha smesso di funzionare anche il telefono fisso, domani bisognerà interpellare un vero tecnico. Spero che la lista di ciò che si guasta non si allunghi…

Il frigorifero e il congelatore cominciano ad avere zone vuote di provviste: ho calcolato che arriveremo fino a lunedì prima di dover necessariamente uscire a fare la spesa, se finiremo prima il pane farò le piadine.

Ma probabilmente lunedì ci sarà una novità: traslocheremo a Montelupo, in modo da stare con Riccardo nei giorni in cui è affidato a mio figlio, torneremo a Firenze nei giorni in cui il bimbo starà con sua madre. Sarà come partire per la villeggiatura, una villeggiatura a singhiozzo: vista in questo modo l'impresa diventa quasi una nuova avventura...

 
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STOP

Post n°1661 pubblicato il 10 Marzo 2020 da atapo
 

 

L'ULTIMA FESTA

 



Sempre più reclusi... ma va bene così, se servirà a contenere la diffusione di questo maledetto virus e ad uscire da questo incubo.

Siamo riusciti per un pelo a fare la famosa festa per i 70 anni di mio marito: ci siamo ritrovati sabato a pranzo, a casa nostra. Tra giovedì e venerdì mi ero impegnata per gli acquisti di cibarie, anche un po' abbondanti in verità ed ero andata in centro a comperare il regalo per il compleanno di Diletta (dopodomani): una tazza da colazione con disegnato l'unicorno e un piccolo unicorno a statuetta in alto sul manico. Con mille precauzioni, ma tanto gli autobus erano semivuoti e così le strade cittadine, una tristezza enorme; "sentivo", come in altre circostanze, che dovevo fare quei giri e avevo intuito giusto perchè ora è tutto ancora più bloccato, Diletta sarebbe rimasta senza regalo e il frigo svuotato in fretta mi avrebbe obbligato a visite al supermercato ora, con le limitazioni aggiunte.

Ma questo regalo lo potrò dare alla bimba fra un bel po': dovevano venire domani, mentre la loro mamma andava all'appuntamento dal dentista, ma ho appena saputo che, non essendo urgente, è stato rinviato.

Tornando alla festa, è stata una bella giornata e un incontro piacevole, come sempre con i bambini, il nonno ha avuto la sua torta preferita, il millefoglie, e le sue candeline: il 7 e lo 0, su cui soffiare. I nipoti gli hanno cantato "Tanti auguri a te" in italiano, inglese, francese e cinese, più di così! Anche le foto che ho scattato, con tutti attorno al nonno e alla torta, sono venute decenti e saranno un bel ricordo.

Poi i bimbi sono andati a giocare insieme, mentre noi adulti ci attardavamo in conversazione; Riccardo sta volentieri con i cuginetti, va d'accordo soprattutto con Damiano, entrambi sono fantasiosi, io pensavo a come sarebbe bello che riuscissero a stare insieme più spesso. Dal giorno dopo Riccardo è andato dai nonni materni, in un paesino sulla montagna pistoiese, resterà lì finchè non c'è scuola; so che si trova bene, quei nonni hanno una camera per lui, c'è una fattoria, ci sono altri cugini, qui da noi sarebbe più sacrificato, soprattutto ora che mia figlia si è trasferita a Poggio a Caiano e che le trasferte e le riunioni familiari sono state proibite. Però ora per un pezzo non vedrò più nessuno di loro...

Da oggi sono dunque in casa. Non mi mancano certo i lavori da fare, ma provo questo spaesamento e questa ansia per la situazione generale che mi rende esitante: da dove comincio? Potrebbe essere la volta buona che arrivi a un riordino quasi generale delle mie cose ammucchiate... o potrei buttarmi sulla lettura e smaltire un bel po' di libri in attesa... o potrei stirare e rammendare fino allo sfinimento... o potrei telefonare alle amiche lontane... o potrei studiare seriamente l'inglese... per ora, lo confesso, non ho voglia di impegnarmi, mi sono solo molto riposata e ho organizzato poco. "Ci sono tanti giorni" mi dico, l'importante è continuare a stare in salute e che tutto finisca bene.

Mi inquieta leggermente un fatto: da alcuni giorni mio marito aveva ripreso a salire alla casa in montagna, per portare avanti i suoi lavori e finirli prima possibile. Ed io avevo assaporato di nuovo quelle ore di libertà e di padronanza assoluta della casa e del mio tempo. Ora, naturalmente, non può più farlo, non sono lavori urgenti e indifferibili, però questo vuol dire che finiranno quando?

Adesso il marito è in casa tutto il giorno, qui fianco a fianco... romantico? Mica troppo, la convivenza obbligata e continua non è mai salutare, ognuno dopo un po' riesce a dare il peggio di sè e non è sempre facile da sopportare...

 
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LA LOTTA SI FA DURA

Post n°1660 pubblicato il 05 Marzo 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

ANCHE  NOI

colline fiorentine

C'era da immaginarselo, era solo questione di tempo. Con le ultime direttive a livello nazionale anche a Firenze le scuole sono state chiuse.
Ieri sera ci siamo informati dai figli: per i primi giorni i nipoti sono coperti dalle baby sitter: quella che frequenta l'università ora è libera e non le pare vero di guadagnare qualcosa in più lavorando con i miei nipoti a tempo pieno. Molto meno soddisfatta è mia figlia che aspetta con impazienza le “misure” promesse dal governo per venire incontro alle famiglie.
Mio figlio progettava di “spedire” Riccardo in montagna dagli altri nonni, ma se la chiusura dovesse prolungarsi oltre il 15 sarebbe difficoltoso…  Insomma, tanti punti interrogativi, si vedrà.
Ieri sera alle prove con gli “Spostati” ci chiedevamo come si sarebbero comportati i teatri e noi di conseguenza…
La risposta è venuta durante la giornata di oggi: è stato uno stillicidio di mail e comunicazioni facebook in cui si comunicavano rinvii e chiusure da tutte le parti, teatri, conferenze, associazioni, feste e manifestazioni per la giornata della donna, lezioni varie. Per me vuol dire stop all'inglese, alla piscina, alle prove di entrambi i gruppi di teatro, ai mercatini dei vari enti. Sarà un periodo di stacco, di letture, di lavori casalinghi (chissà che riesca a fare un po' di ordine in casa e a smaltire la pila della stiratura…); mi resterà la passeggiata al supermercato di zona per fare la spesa.
Ieri e oggi sono andata in centro, con attenzione alla distanza di sicurezza in bus, ma non ho avuto problemi perché non sono per nulla affollati, in giro c'è pochissima gente. Quasi completamente spariti i turisti, le zone celebri di Firenze fanno paura così vuote, mai viste tanto deserte nemmeno nei periodi di “morta” invernali. Un disastro per il turismo e l'economia.
Domani è il compleanno di mio marito, giovedì prossimo quello di Diletta (6 anni). Mio marito ne compie 70 e da mesi insistevo per fare una festa radunando figli e nipoti in un bel ristorante. Lui brontolava che non voleva nulla, sarebbe stato un mettere l'accento sull'invecchiamento… Poi sono stati i figli a proporgli di festeggiare, allora ha ceduto, per non lasciar sfuggire un'occasione di stare tutti insieme. Così sono cominciati gli scambi telefonici per scegliere il giorno e il pasto compatibile con gli impegni di tutti, soprattutto con i turni di affidamento di Riccardo, e per decidere il ristorante “gluten free”: eravamo arrivati a concordare per un ristorante cinese a Empoli dove mio figlio e Riccardo si erano già trovati bene e la cucina cinese piace molto a tutti. Oggi invece abbiamo saputo che i ristoranti cinesi si stanno prendendo tutti un periodo di ferie e quello di Empoli non risponde al telefono.
A questo punto ci siamo stancati di cercare: la festa si farà a casa nostra, concorderemo e ci suddivideremo il menù, prepareremo la bistecca fiorentina alla brace nel giardino e se invece pioverà si farà sotto il portico. Ma ancora non abbiamo deciso se sarà sabato o domenica, se a pranzo o a cena… Domani sai quante altre telefonate!
Intanto per festeggiare un poco mio marito proprio il giorno giusto, cioè domani, gli ho comperato qualche “macaron” in una pasticceria in centro, pagandoli a peso d'oro, come sempre questi dolcetti francesi squisiti, destinati giusto alle grandi occasioni!
Il mio amico bolognese qualche giorno fa mi aveva scritto scherzosamente se stavo provvedendo a cercare una villa sui colli fiorentini in cui rifugiarmi con amici e amiche per scrivere racconti e leggerli insieme alla sera… reminiscenza boccaccesca, ma sarebbe carino…
Allora oggi, primo giorno di “ritiro duro” anche per Firenze, ho messo su Facebook questo annuncio:
“Cercasi abitazione sui colli fiorentini, in luogo ameno, per ritrovarsi in un gruppo di amici e amiche, a passare i giorni scrivendo e raccontandosi novelle... fino alla fine dell'emergenza. (Non è un'idea originale, ma può ancora funzionare...)”,
sotto una bella foto delle colline fiorentine punteggiate di ville e castelli.
Così, per sdrammatizzare un po'.

 
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COME STATE ?

Post n°1659 pubblicato il 29 Febbraio 2020 da atapo
 
Tag: cronaca

 

STIAMO TUTTI BENE

 


 

Il coronavirus è arrivato anche in Toscana e a Firenze. C'era da aspettarselo, chi va e chi viene da una città all'altra... I giorni sono scanditi dai notiziari che danno l'evolversi della situazione, noi, nella nostra famiglia di pensionati, continuiamo la vita normale, lavandoci le mani. Io che giro in autobus a volte mi chiedo chi potrò mai avere come vicino di viaggio, mi dico che se mi ammalassi sarebbe un'impresa risalire a tutti i miei contatti…

Quando in Emilia Romagna hanno chiuso le scuole, i teatri e il resto aspettavamo che da un momento all'altro anche qui avrebbero fatto lo stesso e ci chiedevamo un po' preoccupati se ci fosse stato impedito di arrivare nei paesi in cui abitano ora i nostri figli con i nipoti a cui facciamo da baby sitter, o peggio ancora, se fossimo rimasti bloccati da uno o dall'altro senza poter rientrare a casa nostra a Firenze.

Ma in Toscana si è scelta la linea morbida, le scuole funzionano, i teatri e i cinema sono aperti, è stata solo annullata qualche manifestazione e qualche raduno. Nei primi giorni alcuni ipermercati hanno subìto l'assalto che ha svuotato gli scaffali, a me lo hanno raccontato perché nei supermercati di quartiere dove vado io non ho visto buchi vistosi di prodotti, c'è più o meno tutto.

Così continuo la piscina, le lezioni al corso di inglese, le prove dei miei teatri. Anzi, ieri sera abbiamo ripetuto le TRECCIAIOLE in un circolo ARCI in provincia di Prato, nell'ambito di una cena e serata benefica per aiutare chi assiste i bambini con gravi malattie. E noi per una buona causa andiamo volentieri in trasferta! Se penso che è l'ottava volta che indossiamo il nostro costume e i nostri cappelli di paglia e facciamo conoscere questa storia di più di un secolo fa! Ogni volta adattandoci allo spazio offerto, che sia teatro, o sala, o ristorante, o chiesa. E' il bello di questo spettacolo: lo possiamo proporre dappertutto, aggiustando la semplice scenografia di tre panche, qualche sedia, una matassa di paglia e pochi altri oggetti. Chi l'avrebbe mai detto che avremmo avuto tanto successo! E forse non sarà l'ultima replica…

Fra poco inizieremo a lavorare ad un nuovo progetto, sarà sempre qualcosa di “storico”, abbiamo ben tre tematiche in mente, tra cui scegliere: la regista dice che sono tutte e tre molto interessanti, le faremo tutte, si tratta solo di decidere da quale cominciare.

Io e il marito abbiamo partecipato ad una bella iniziativa di amicizia: abitiamo in una zona che fa parte della China-town fiorentina, dove tutti sospettavano un sacco di ammalati (mentre finora non ce n'è nessuno), un'associazione di “Amicizia e collaborazione culturale tra Italia e Cina” ha organizzato una cena in un ristorante cinese. Abbiamo aderito in circa 150 persone ed è stata una bellissima serata, la cena era squisita, i partecipanti erano non solo italiani e cinesi, ma venivano da molte parti del mondo: nel nostro tavolo eravamo in dieci, Italiani, Cinesi, Americani e Spagnoli. E proprio un ragazzo cinese, all'inizio del pranzo, ha offerto di passare a tutti un flacone di Amuchina, per disinfettare le mani.

Io sono stata doppiamente contenta, perché in quella serata ho incontrato con piacere, dopo tanto tempo, diverse persone con cui avevo lavorato negli anni in cui mi impegnavo a scuola, come insegnante, nell'educazione interculturale ed è stato molto bello ritrovarci in questa occasione, per ribadire insieme, anche in una serata a tavola, le idee in cui ancora crediamo.

 

 
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