PENSIERI DI VITA...

I santini, oggetto di devozione...tra storia e tradizione.


I santini hanno alle spalle una tradizione lunghissima. Pressochè dimenticato oggi dalla devozione popolare, questo particolare genere di immagine sacra sta riscuotendo nuova attenzione come oggetto di collezionismo, nei negozi di antiquariato e sui cataloghi di mostre ed esposizioni.
Il santino svolge molte funzioni: da una parte infatti è come uno "strumento di propaganda", illustra la vita dei santi, racconta episodi del vangelo, narra dei miracoli o del martirio dei primi cristiani ecc.Dall'altro lato ha una funzione protettiva: il credente può tenere nel portafoglio, sul comodino, in un libro l'immagine del "suo" santo protettore, quello a cui chiedere aiuto o sostegno, quasi come una sua personale via per un contatto con Dio.Anche in tempi recenti non è difficile trovare santini che raffigurano santi di "ultima generazione" oggetto di particolare devozione, primo fra tutti Padre Pio, santificato nel 2002. 
 In realtà i santini più belli sono i santini "vecchi": quelli che il parroco dava ai fedeli della sua parrocchia, quelli che il vescovo donava ai bambini quando andava a far visita in un oratorio o in un ospedale, quelli che le nonne tenevano sul loro comodino fra le foto dei parenti defunti, quelli che servivano come segnalibro nel vangelo o nella bibbia, quelli che il prete regalava ai ragazzini come premio perché avevano fatto da chierichetto durante la messa.L’hobby di collezionare santini si chiama Filiconia, termine coniato nel 2006 da Attilio Gardini, unendo i termini greci Filos (amante) ed eicon (immagine) definisce la ricerca culturale e il collezionismo delle immaginette sacre. 
Prima del XVII sec. è merito dell’ordine dei Gesuiti se le immaginette sacre hanno un’estesa diffusione a partire da quella che era la capitale artistica e commerciale dell’impero spagnolo: Anversa, nelle Fiandre. Qui Jacques Callot riesce, attraverso un’evoluzione della tecnica dell’acquaforte, a dare particolari effetti di profondità alle sue opere e realizza, oltre ad un notevole numero di incisioni artistiche, una grande quantità di immagini religiose molto ricercate dai collezionisti. Gli incisori-editori francesi raggruppano i loro centri grafici nella rue Saint Jacques, nel Quartiere latino, nei pressi della Sorbona, dove permarranno per più di 200 anni, fenomeno non casuale, quasi a dimostrare il forte legame tra l’editoria e il mondo degli studi.
 L’inizio del XVII secolo vede Parigi superare la concorrente Anversa nella raffinata produzione delle incisioni artistiche e in particolar modo di quelle con soggetto spirituale.Col passare del tempo, le immaginette sacre cominciano lentamente ad essere usate per finalità non esclusivamente devozionali, per cui vengono utilizzate per commemorare una ricorrenza, per allietare un anniversario, per annunciare un evento, per augurare gioia e benedizioni. Per tutto il secolo successivo si procede ad abbellire artisticamente sempre di più i santini e si sviluppa, per molti decenni, anche la realizzazione di immagini chiamate "canivet" dal piccolo arnese, il canif, simile ad un temperino che si utilizza per intagliare la carta o la pergamena, creando veri e propri pizzi merlettati di grande effetto. 
A quell’epoca anche alcune comunità di frati e di monache, con lo scopo di far conoscere i propri fondatori e le principali feste liturgiche, divulgano l’utilizzo di immagini dalle dimensioni ridotte, per essere conservate nei portafogli e nei messali. È proprio nei monasteri che l’immaginetta, prodotta artigianalmente in esemplari unici, raggiunge risultati di impareggiabile bellezza, come avviene per i canivet.A parte la limitata produzione conventuale, è interessante notare come le altre officine di arte grafiche siano decisamente laiche nella stampa e nella distribuzione. Soltanto alla fine del 1700, la Chiesa si impegna ad appropriarsi del diritto di diffusione delle immaginette. L’autorizzazione da parte dell’autorità canonica che confermi la distribuzione di immaginette tarda a giungere e solo successivamente nel retro del santino apparirà l’approvazione dell’orazione stampata, tramite un esplicito consenso, che in latino è Imprimatur = "può essere stampato". Si chiude l’epoca del santino manufatto, verso la fine del settecento, per cui anche quello più artigianale cioè il canivet, è forzatamente rielaborato e modificato per mezzo di nuove tecniche di produzione.La pergamena, che ha origine dalla pelle d’agnello, viene sostituita dalla carta e dal cartoncino e le preziose miniature dipinte a mano lasciano il posto ad immaginette ritagliate da acqueforti o litografie, che vengono applicate sul rettangolo colorato. Agli inizi dell’Ottocento nascono iniziative grafiche in Europa, ad opera specialmente degli editori Rudl e Hoffmann di Praga, ma senza dubbio è la Francia a conservare la supremazia nella lavorazione di immaginette per tutto il diciannovesimo secolo. A partire dal 1840, lo svilupparsi delle conoscenze tecnico-scientifiche, sulla stampa e sulla traforazione a punzone, porta a indebolire la rilevanza della mano dell’artista e ad ottenere, in minor tempo, immaginette prodotte in serie che prendono il nome di canivet mécaniques (canivet meccanici), perché decorati da questi nuovi modelli di trine e merletti industriali, che continuano ad arricchire l’immagine centrale. Il pezzo viene poi concluso procedendo ad incollare al centro un’immagine ecclesiastica disegnata o stampata. 
A fianco delle incisioni e dei merlettati appaiono inediti prodotti colorati, frutto di una singolare tecnologia pittorica: le cromolitografie, cioè quelle immagini colorate (cromos in greco), ottenute (graphos) per mezzo di una particolare pietra levigata (lithos). La tecnica cromolitografica permette una produzione in serie, molto gradita ai fedeli, tanto che le immaginette riescono ad entrare in ogni casa. Questo sistema prevede un disegno, effettuato con un inchiostro grasso, su una pietra levigata, fissato con resina e bagnato da acqua miscelata con gomma arabica. A seguito della definitiva inchiostratura e della collocazione del foglio, si procede premendo con l’aiuto del torchio, per cui l’immagine si trasferisce specularmene sulla carta.Una grande quantità di materiale religioso viene realizzato da nuove aziende, tanto che nel 1862 vengono censite 120 ditte che confezionano e distribuiscono sul mercato articoli religiosi prodotti in serie: candele, medaglie, statue, crocefissi, rosari, scapolari, immaginette merlettate e naturalmente santini. La precedente rivoluzione francese e la conseguente bufera napoleonica avevano lasciato nel popolo una gran sete di spiritualità, che poteva esprimersi anche con queste gradevoli figure dall’aspetto delicato.Interessante notare come questi prodotti abbiano accomunato cattolici e protestanti. Infatti anche editori e litografi seguaci della Riforma producono una grossa mole di immaginette, dove invece di privilegiare figure di santi, vengono raffigurate scene evangeliche e dell’antico testamento, con armoniosi paesaggi e bambini innocenti, accompagnati da brani di salmi o frasi per elevare lo spirito. Generalmente le immaginette sono eseguite presso i numerosi stabilimenti di arte grafica che trovano sede sulla celebre rive gauche, non lontana dal Quartiere Latino e dalla Università della Sorbon, proprio lungo la via dedicata a san Sulpizio, (arcivescovo di Bourges del VII secolo) che conduce a una delle più belle chiese della capitale, appunto, la chiesa di Saint Sulpice. Proprio da questa ubicazione trae origine il termine sbrigativo attribuito a questa forma artistica che viene tuttora definita art sulpicien, intendendola come complesso di prodotti acquistabili in Rue St. Sulpice. Anche quando uomini di cultura cominceranno a criticare la commercializzazione di queste immagini, la popolarità di queste raffigurazioni a buon mercato continua, nonostante le critiche. Per tali motivi alcuni filiconici si rivolgono a San Sulpizio come proprio patrono.
 La tecnica cromolitografica trova una sorprendente applicazione con la venuta dell’Art Déco e del Liberty. Si comincia a produrre santini ridondanti di ghirlande e decori, di simboli e di ornamenti, di nastri e boccioli, di preghiere miniate a colori, di immagini "a inclusione" o a rilievo. Questi si ammirano volentieri e si rivelano ideali per trasmettere all’animo sentimenti di devozione e per comunicare con il mondo trascendente, ispiratori di buoni propositi e di santità. All’inizio del novecento, l’immaginetta conosce una successiva fase di caratteristica diffusione, perché sa esprimere bellezza, con la novità di linee morbide e flessuose accompagnate da tipici motivi a spirale. 
  I conflitti mondiali del Novecento congelarono la produzione artistica, portando al peggioramento della qualità dei santini. La scelta di carta scadente e di stampa sempre più economica portarono a prodotti di solo scopo commerciale, a basso prezzo e in vasta quantità. Le sbrigative applicazioni delle scoperte fotografiche, pur portando ad immagini retinate, di limitata risoluzione ottica, fecero diminuire, anzi tramontare definitivamente la cromolitografia. Nel secondo dopoguerra i santini sono monocromatici, di color seppia o castano o ardesia, specchio di un mondo che affronta la miseria lasciata dalla guerra.
 Gli anni '60 segnano una certa decadenza dell’immaginetta sacra nella diffusione e destinazione per le quali era stata creata, per cui divennero più rare le occasioni di utilizzo del santino. Certo è che dopo gli anni Settanta c’è stato un boom del collezionismo di immaginette sacre, raccolte ordinatamente in album di varie dimensioni. Al giorno d’oggi si riscontra un risveglio e un crescente interesse causato da nuovi elementi: per primo il fatto che moltissimi santini moderni riproducono, nella migliore delle tipologie, alcune icone bizantine, ritenute ricche di spiritualità ed infine un risveglio culturale che si affaccia alle arti religiose. 
 Purtroppo è impensabile un catalogo esauriente, perché non c’è riscontro accettabile di tutte le case produttrici italiane e straniere e dell’immensa produzione che non ha lasciato documentazione esauriente. Il filiconico si organizza con lente, pinzette, album e diverse pubblicazioni che indicano le sommarie categorie riscontrabili, in base a forma, ditta produttrice, anno di emissione, tecnica di stampa, materiale del supporto. 
 
   
    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate di questo argomento; più che altro se avete qualche Santo in particolare che Vi sta a cuore e se possedete qualche sua immagine!