Nella mitologia greca, le Arpie (lett. "le rapitrici", dal verbo greco harpazein, "rapire") sono creature mostruose, con viso di donna e corpo d'uccello.Le arpie sono figlie di Taumante ed Elettra anche se per altri autori sono figlie di Poseidone e Gaia o di Echidna e Tifone che generarono anche Cerbero e l'Idra. Questi mostri appartengono alla generazione divina pre-olimpica .
Secondo la mitologia greca abitavano le isole Strofadi, in Grecia appunto. L'origine del loro mito deve forse ricondursi a una divinificazione del vento o alla personificazione della tempesta. In seguito, esse vennero a personificare le avversità che colpivano intere popolazioni: guerre, carestie, epidemie e cataclismi.Esse vengono considerate demoni della tempesta, che si cibano delle anime degli uomini, dopo averli rapiti. E quando non riescono a farlo, sporcano coi loro escrementi quanto non riescono a rubare. La leggenda nella quale hanno il ruolo più importante è quella del re Fineo (Argonautiche di Apollonio Rodio-libro III), al quale le Arpie, per ordine di Hera, rubavano tutto il cibo che egli poneva davanti a sé, e quello che non potevano carpire lo insozzavano con i loro escrementi; stavano per essere uccise dai figli di Borea, ma Iride lo vietò, ottenendo dalle Arpie, in cambio della vita, che da quel momento in poi lasciassero Fineo tranquillo; esse allora andarono a nascondersi in una caverna di Creta.
I loro nomi erano: Podarge, Aello, Ocipite, Tiella e Celeno anche se, nelle varie storie legate alle Arpie, alcuni autori riportano solo i nomi di Aello (Burrasca), Ocipite(Vola Svelta) e Celeno (Oscura), quest'ultima citata per la prima volta nell'Eneide da Virgilio: "(...)Strofadi grecamente nominateSon certe isole in mezzo al grande Jonio,Da la fera Celeno e da quell'altreRapaci e lorde sue compagne arpieFin d'allora abitate..."(Eneide,III,354-358)e Virgilio continua:"(...) Altro di questePiù sozzo mostro, altra più dira pesteDa le tartaree grotte unqua non venne.Sembran vergini a' volti, uccegli e cagneA l'altre membra; hanno di ventre un fedoProfluvio, ond'è la piuma intrisa ed irta,Le man d'artigli armate, il collo smunto,La faccia per la fame e per la rabbiaPallida sempre, e raggrinzita e magra... "( Eneide, III, 361-368).Le arpie sono citate nell'Odissea di Omero (libro XX): " ...ecco che le fanciulle le Arpie rapirono in aria,e in balia delle Erinni odiose le diedero." (Odissea, XX, 77-78)In una preghiera ad Artemide Penelope ne parla come di procelle e ricorda che rapirono le figlie di Pandareo per asservirle alle Erinni. Esiodo parla di due arpie, Aello e Ocipete, figlie di Taumante ed Elettra; di esse dice che avessero una magnifica capigliatura e che fossero potenti nel volo.
Dante Alighieri cita le arpie nel Canto XIII dell'Inferno: esse rompono i rami e mangiano le foglie degli alberi al cui interno si trovano le anime dei suicidi, che, in questo modo, provano dolore e hanno dei pertugi attraverso i quali lamentarsi:"Quivi le brutte Arpie lor nidi fanno,che cacciar de le Strofade i Troianicon tristo annunzio di futuro danno.Ali hanno late, e colli e visi umani,piè con artigli, e pennuto 'l gran ventre;fanno lamenti in su li alberi strani ".(Dante, Inferno, XIII, vv. 10-15)
Per l’Ariosto le Arpie erano addirittuara sette e impersonificavano i sette peccati capitali:"...Erano sette in una schera, e tutteVolto di donne avean pallide e smorte,Per lunga fame attenuate e asciutteOrribili a veder più che la morte:L'alaccie grandi avean deformi e brutte,le man rapaci, e l'ugne incurve e torte;Grande e fetido il ventre, e lunga codaCome di serpe che s'aggira e snoda..." (Orlando Furioso, XXXIII, 120).
Le Arpie sono citate anche nella "Regina delle Fate" di Spencer e nel "Paradiso Perduto" di Milton.
Secondo Voi ne esistono delle Arpie ai giorni nostri? Secondo me sì!!! ihihihihihhih